martedì 5 aprile 2022

IL LUPO, L'AGNELLO E I SODALI DEL LUPO


Carlo Biancheri


Superior stabat lupus…
Perché mi sporchi l’acqua che sto bevendo?
Come posso fare quello di cui ti sei lamentato, o lupo? L’acqua scorre da te alle mie sorsate!
Sei mesi fa hai parlato male di me.
Ma veramente… non ero ancora nato…
Per Ercole! Tuo padre -disse il lupo- ha parlato male di me!
E così, afferratolo lo uccide (Fedro).

     L’Ucraina vuole entrare nella Nato ed è una minaccia per la Russia. È pieno di nazisti e quindi noi ‘democratici’ dobbiamo denazificare l’Ucraina. Sicuramente gli Ucraini farebbero leggi per il matrimonio omosessuale, sono dei drogati che pervertono l’umanità e noi dobbiamo salvarla anche facendo stragi, donne, bambini e anziani inclusi, o distruggendo città intere perché bisogna difenderci. L’ordine mondiale non va bene, quindi occorre una guerra per stabilire nuovi equilibri. La legge dell’amore, si sa, comporta lo spargimento di sangue necessario…
     Questo il quadro tragico e vediamo le reazioni che sono la cartina di tornasole dello spessore umano di chi ci circonda e che indica la povertà intellettuale e morale diffusa in questo paese.
     C’è chi da subito ha compreso che c’era un aggressore ed un aggredito, un lupo ed un agnello e, invece, abbiamo passato quasi un mese, fino alle stragi acclarate, a discutere delle buone ragioni dell’aggressore che non veniva neppure nominato (v. papa): certo non doveva farlo, però sono stati provocati, poveretti! Siamo tutti colpevoli, tuona il papa Francesco! Perché poi…? Solo dei comunisti inveterati, afflitti da una malattia infantile, che Marx chiamava ‘estremismo’, sostengono, come fece Paietta del Pci, dopo l’invasione sovietica di Praga, che ‘la Verità è rivoluzionaria (…)’, anche se contraddice i fatti, e che Putin ha le sue ragioni (…), mentre l’occupazione dell’Ucraina dal Donbass fino alla Crimea è giustificata per motivi di sicurezza della Rus. Una bugia ripetuta mille volte diventa una verità, scrivevano i nazisti, e il metodo è lo stesso, adottato dai nostri sodali di Putin fascisti e comunisti che si incontrano in questa fattispecie. Senza saperlo divulgano un’idea hegeliana in base alla quale la Verità è dialettica e Nietzsche poi dirà che è ‘interpretazione’ e cioè tutto è ermeneutica, sta a voi ‘dare’ senso alle cose e ai fatti; in una parola è il soggetto che crea il reale: bel lascito dell’idealismo!
     Bisogna subito avviare colloqui di pace e non inviare armi agli Ucraini. Come no! Gli Ucraini sono il nostro scudo umano e si debbono opporre ai carri armati a mani nude sventolando bandiera bianca ma…, ahimé, sembra non servire, giacché le foto dimostrano che sono stati ammazzati lo stesso. Certo le trattative si possono fare se si accettano tutte le pretese del mascalzone Putin e della sua banda, come con Hitler dopo l’invasione dei Sudeti. Si dà il caso, tuttavia, che una simile soluzione sarebbe in violazione della Carta delle Nazioni Unite che non è una bagatella, in quanto scritta da fior di intellettuali e contestata ora dai paesi emergenti islamici e Russia e Cina che teorizzano che la democrazia deve essere ‘guidata’ (v. soppressa). Tuttavia l’autodeterminazione degli Stati, il divieto d’invasione, come il rifiuto della pretesa che ci siano Stati ‘serventi’ di altri ha carattere universale e non legato alla Storia. Così come la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, in cui il filosofo cristiano Maritain ebbe tanta parte: si può forse contestare che ‘Tutti gli uomini nascono liberi ed uguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza’ (art. 1)?
     Si tratta forse di un’affermazione che possa essere rivista dalla Storia? E chi la contraddice non è forse colpevole?
     Credo che queste semplici considerazioni siano troppo complesse per i nostri politici amici del lupo, i pacifisti che vogliono mettere fiori nei cannoni, o gli utopisti che pensano che la fine della Storia sia qui e ora e quindi pensano, come Hegel, che ‘tutto sia razionale o razionalizzabile’, non capendo che la Storia invece è quella del contenimento del male e cioè dell’uso della prudenza, come insegna Aristotele, che non vuol dire inerzia ma scelta dei mezzi appropriati per raggiungere il fine, il bene comune.
     Tra i partiti politici italiani abbiamo subito notato i silenzi degli amici del lupo. Quel tale del non-matrimonio con la ‘donzelletta’ che ha ricevuto, a suo tempo, in regalo il lettone da usare, immaginiamo, per qualche cena elegante… ci ha messo un mese per fiatare, mentre quello della maglietta con la faccia di Putin cambia discorso e dice che lui vuole la pace: accipicchia! Anche noi la vogliamo, ma dica come, no? Eh…deve essere l’Unione Europea a costringere alle trattative, quella Unione Europea attaccata da loro per decenni, in sintonia con l’amico sovietico, e che tutti sanno che, essendo un’unione di Stati, non è affatto facile raggiungere posizioni comuni, specie se al suo interno ci sono Stati membri - voluti dalla ragazza dell’Est, la Merkel - che si distinguono per essere la quinta colonna del lupo, come l’Ungheria di Orbàn ed altri. Vanno cambiati subito i Trattati e modificato il principio di unanimità delle decisioni, richiesto in tante materie.
     L’invasione dell’Ucraina ha posto fine al periodo di pace durato in Europa più di settant’anni, salvo qualche eccezione come in Bosnia. Inoltre, ormai sappiamo che lo scudo americano che ci ha consentito di vivere tranquilli sta venendo meno e non possiamo più vivere a sbafo: occorre esser pronti a difendersi.
     Per questo la polemica del 2% sulle spese militari è stata avviata dai soliti sciagurati che hanno già dato prova di un governo pessimo del paese con scelte improvvide che stiamo pagando ancora adesso. Ci riferiamo alla solita setta di Scientology che si è buttata strumentalmente subito dietro al papa, inorridito per l’aumento delle spese militari – anche noi crediamo che le armi possano generare guerre ma non ci si difende a mani nude e la pace va costruita con la prudenza non semplicemente invocata - e quindi mette i bastoni tra le ruote anche all’invio di armi, incurante del fatto che gli Ucraini muoiono ora, ogni giorno. Puro populismo, buono per elettori vittime perché privi di cultura.
     Del resto la cultura in questo paese è diffusa dai ‘media’ dove abbiamo conduttori ignoranti che si vantano di non essere laureati – e si vede!- e che interrompono gli interventi per fare sintesi cretine o di parte, oppure Barbie attempate con labbra siliconate che ascoltano attonite dei mestatori bugiardi, ospiti fissi, o pseudofilosofi, politici falliti, che proferiscono normalmente sciocchezze, o ancora esagitati che conducono il dibattito nell’assunto che tutto è dialettica per cui bisognerebbe anche sentire le buone ragioni del lupo – come se le avesse!- per formarsi un’opinione. Ignorano tutti che per dialogare occorrono dei presupposti comuni nel condurre il discorso e regole che vanno rispettate, altrimenti è la cacofonia.
     All in all, dicono gli inglesi, il buon samaritano della Parabola evangelica – speriamo che sia così perché l’attuale generale dei Gesuiti, approvato dal papa, dubita delle parole di Cristo nei Vangeli ‘perché non c’era mica il registratore’…- quando ha visto il ferito se lo è caricato e non si è chiesto se fosse per caso un pericoloso zelota da lasciar crepare lì, sulla strada.
     Forse il consumismo, l’edonismo e un soggettivismo sfrenato ci hanno fatto smarrire il senso di ciò che è ‘umano’ ma la guerra ci costringerà a cambiare in fretta, comunque vada.











lunedì 28 febbraio 2022

"CHI UCCIDE IL TIRANNO E' LODATO E MERITA UN PREMIO" (Super Sent. Ib II dist. 44 art. 2 ad 5)

Carlo Biancheri

Chi ha scritto questo?
Che Guevara?
Veramente è san Tommaso d’Aquino altrimenti detto Doctor communis e la cui Summa theologica fu messa sull’altare al Concilio di Trento, quel Concilio a cui per oltre un anno hanno partecipato anche i Luterani ma nessuno lo ricorda…
Lo si trova nel Commentario alle sentenze di Pier Lombardo, testo fondamentale nel Medio Evo e poi nella Summa e nel De regimine principum.
Lo citiamo perché viviamo in un tempo di analfabetismo di ritorno, dominati in questo paese dagli pseudodibattiti politico-culturali nei talk shows televisivi o sui media, degni del Circo Barnum tra Barbie attempate, ballerine, pseudoeconomisti, intellettuali da salotto non propriamente socratici ma sicurissimi di spargere il Verbo alle folle adoranti, scrittorelli e giornalisti tuttologi, spesso ignoranti o aggressivi che scambiano la loro sensibilità momentanea per certezza assoluta. Il principio è quello di presentare tutte le opinioni, trascurando il fatto che, come per il dialogo vero, se mancano i fondamenti comuni, come si fa a mettere insieme il diavolo e l’acqua santa, Hitler e Tommaso Moro?
È citato qui Tommaso, che aveva avuto il coraggio e la forza intellettuale di conciliare Aristotele, appena riscoperto, col messaggio cristiano - un po’ come fecero gli Arabi con Averroè e Avicenna - non a caso.
Anche l’attuale papa lo cita nelle sue Encicliche ma per dovere d’ufficio, associato al suo opposto e cioè l’arrogante nobile francese antropologo e gesuita Teilhard de Chardin, secondo il quale l’evoluzione (che resta una teoria…) e la Storia della Salvezza vanno, in ultima analisi e con qualche distinguo marginale, a coincidere, interpretando così Cristo alpha ed omega, col risultato di ingenerare una confusione non da poco nel mondo cattolico, un mondo che sembra aver smarrito la direzione nell’ansia di rincorrere la modernità la quale non è necessariamente un progresso con buona pace di Hegel: lo stiamo constatando in questi giorni drammatici.
Tommaso spiega nel De regimine principum perché si giustifica il tirannicida:
‘Il tiranno infatti, poiché, disprezzato il bene comune, ricerca il proprio, necessariamente graverà sui sudditi in modi diversi, a seconda delle diverse passioni cui è soggetto’
‘State lontani dall’uomo che ha il potere di uccidere (Eccl IX,18) poiché uccide non per la giustizia ma per esercitare il potere secondo la corrotta inclinazione della volontà.
E non solo grava sui sudditi nelle cose corporali ma ostacola anche il loro bene spirituale perché chi aspira più a primeggiare che a essere utile impedisce ogni progresso dei sudditi, sospettando che qualsiasi loro preminenza sia di ostacolo al suo ingiusto dominio. Ecco perché i tiranni sospettano più dei buoni che non dei cattivi e la virtù altrui fa sempre loro paura
’.
Ancora:
‘Quando l’uomo governa senza seguire la ragione ma secondo le proprie passioni sregolate non differisce in nulla dalle belve’ (cap. III).
‘Il bene della Comunità è più grande e più divino del bene di uno solo: ed è per questo che talvolta si ammette il male di un individuo ad es. si uccide il brigante per dare pace alla comunità’
Evidentemente nel XIII secolo le rotelle mentali funzionavano assai più delle nostre ma noi non trattiamo della legittimità del tirannicidio per invogliare ad uccidere Putin che è un brigante ma per
riflettere sulle vergognose reazioni di alcuni, politici, commentatori e intellettuali, in questi giorni dinanzi all’aggressione dell’Ucraina.
Abbiamo visto coloro che hanno capito subito che bisognava schierarsi dalla parte dell’aggredito e non credere che avesse ragione il lupo che accusava l’agnello che beveva alla sorgente sotto di lui di sporcargli l’acqua (!).Abbiamo invece ascoltato coloro che, pur rifiutando l’aggressione, ‘comprendevano’ le ragioni sottostanti all’invasione, come D’Alema e i criptomarxisti eterni, e, infine, abbiamo sentito gli irenisti e cioè quelli che sostenevano che bisognava far la pace e che avevano torto tutti e due i contendenti, l’aggredito e l’aggressore. La suora iperattiva, cosiddetta economista e messa in quanto donna cioè animale raro (…) a capo di qualcosa in Vaticano, sosteneva che l’unica via fosse la pace. Già ma don Milani, al passaggio della linea gotica nella seconda guerra mondiale, aveva ben capito e sostenuto che non fosse violenza sparare per difendere la propria casa, come quando i tedeschi in ritirata provocavano eccidi. Il principio secondo lui era quello di controllare il ‘mezzo’ e cioè la proporzionalità dell’uso delle armi per difendere gli inermi, concetto tomista.
Così nell’Enciclica Fratelli tutti (§ 256 a 262) il rifiuto della guerra giusta è sbrigativo come redatto dalla pletora di teologi à la page dell’attuale papa. Si omette infatti di distinguere la guerra di aggressione da quella difensiva e, ovviamente, con il controllo dei mezzi adoperati per difendersi. Basta la lezione che stiamo tragicamente vedendo per convincerli?
Non credo, l’orgoglio per le proprie idee che li caratterizza li rende ciechi.
Quanto ai politici nostrani a parte Letta, meno effimero questa volta, abbiamo sentito il signore formatosi al bar Sport di Milano Rogoredo sostenere che ‘bisogna costringere i due soggetti, uno che ha ragione e uno che ha invaso senza che se ne avvertisse il bisogno (!) a sedersi ad uno stesso tavolo’ e come no? Come dire che Hitler si dovesse sedere al tavolo con i polacchi occupati… Il lupo e l’agnello allo stesso tavolo. Questo succederà nell’Escaton, Salvini! Lo stesso Salvini, tra l’altro, non vuole mandare armi italiane in Ucraina e con la profonda cultura che ci imbandisce ad ogni occasione ha dichiarato: - non in mio nome...-, avendolo orecchiato dalle manifestazioni americane.
Quanto alla famiglia Adams – il gigante e la bassa di statura- ci riferiamo alla conservatrice attigua a Forza Nuova e sostenitrice del folle Putin in passato…. possiamo esser certi del sicuro atlantismo, solo che dai dibattiti in Parlamento i Fratelli d’Italia (dormiente…) hanno un atteggiamento con l’Unione Europea come se fossero dei creditori dinanzi ad un debitore inadempiente: l’UE per loro deve esser un Bancomat, le pretese sono sacre e loro (gli europei) debbono adempiere; diritti senza doveri.
Abbiamo sin qui vissuto per decenni giocando, votando per l’ultimo comico in disarmo che per cinque anni ha danneggiato il paese, e ora che la vita si fa dura non abbiamo i mezzi interiori per affrontarla.
Putin pensava che fossimo dei debosciati edonisti come alla caduta dell’Impero romano ma il coraggio e la forza degli Ucraini ci stanno facendo pensare.




lunedì 31 gennaio 2022

BANDIERA GIALLONERA, INDICE DI CONTAGIO A BORDO

 Carlo Biancheri


Dopo la settimana trascorsa, sulla nave Italia dovremmo issare la bandiera a scacchi giallo/nera e non quella gialla, come comunemente si crede, per indicare che c’è un contagio a bordo e i contagiosi sono i cinquantenni che guidano quel che resta dei partiti, non già associazioni di persone unite da una comune visione politica ma agglomerati di galoppini o di clienti al servizio del capo di turno.
I contagiosi si appoggiano ai giornalisti imperanti su tutti i media i quali, pur vantandosi di non essere laureati (Floris, Mentana, ad esempio…), si credono dei maîtres à penser e non hanno torto perché questo corrisponde perfettamente alla cultura attuale, caratterizzata da analfabetismo di ritorno.
Aristotele reputava che non si dovessero leggere troppi libri – e qui sta la differenza tra il colto e l’erudito…- per il semplice fatto che bisogna assimilare un concetto per ragionare in modo appropriato (altrimenti si diventa un compilatore) e reputava, altresì, che un piccolo errore all’inizio, nelle premesse, ne ingenera uno grande alla fine: parvus error in principio, magnus in termino. Lo spirito del tempo, tributario del massone Hegel, ci fa credere che la Storia giustifichi tutto perché è il farsi dell’Essere ed è un’emerita sciocchezza – guai a dirlo- basta rivolgere l’attenzione ai periodi bui del Novecento cui non sono seguite fasi di maggior progresso, come vorrebbe la teoria hegeliana tuttora corrente.
Il Parlamento è stato gestito con lo stile della trasmissione televisiva ‘Scherzi a parte’ con rose di candidati ‘eccellenti’ ma non potabili, con il giovanotto iperattivo di estrazione bar Sport di Milano Rogoredo che cambiava idea a tambur battente, salvo proporre la seconda carica dello Stato, la signora Betty, quella che sbraitava a suo tempo sulle scale del tribunale di Milano che Ruby Rubacuori fosse la nipotina di Mubarak e, perciò, ora ribattezzata ‘zia di Mubarak’. Avvocato matrimonialista, famosa per orecchini ogni giorno diversi e mascherine in tinta col vestito, cattolica ma, a leggere i giornali, con frequenti imprecazioni non consone ad una credente. L’esito infausto l’ha amareggiata ma auspicava una seconda verifica negatale, sembra, dall’anzianissimo candidato al Colle Berlusconi, suo capopartito e ricoverato in ospedale. Dopo la Betty, un’altra rosa, di concerto col Vis-Conte ormai dimezzato, come scriverebbe l’autore de I nostri antenati, con dentro una donna ambasciatore ora a capo dei servizi segreti: purché sia donna e… Benvenuta Italia… è il grido, allo scopo evidente di far fuori il candidato Draghi, odiato dal Vis-Conte dimezzato, ormai più adatto al ruolo di don Chisciotte su Ronzinante.
Ora persino noi, poveretti, capiamo che un avvocato matrimonialista e una diplomatica che sostiene di non avere preferenze politiche e cioè tutto fa brodo… non sono il profilo adatto per fare il Capo dello Stato che dovrebbe conoscere tutti i meccanismi costituzionali complessi, oltre ad avere una consolidata esperienza politica. Né soccorre l’Avv.ssa Severino, piazzata benissimo in tutti i Clubs (…) che contano e che presiede, infatti, l’università Luiss.
Se Atene piange, Sparta non ride. Infatti l’effimero Letta, il quale ha letto Mounier e si è radicalizzato, sostiene lui, si esprime con frasi come : la nitidezza del nostro sguardo, il nostro atteggiamento ci consentirà di convincere tutti, l’anima sana di un partito, oppure, con lo spirito di ottenere i risultati tutti insieme… e poi, il vissuto, il progetto e l’immancabile ‘percorso’ –un caveat: il cammino è la meta?-, insomma un linguaggio predicatorio che si addice ad un pulpito o… ad uno Stato etico… La grande strategia politica è stata quella di attendere il cadavere del nemico passare lungo il fiume: non serve aver letto Mounier per arrivarci.
Il solo politico dei cinquantenni che si sappia muovere è Renzi anche se noi non condividiamo le sue idee.
Così è stato rieletto Mattarella, in salute, ma ottantenne, e la prima considerazione da fare è: che futuro può avere un paese dove la classe politica non trova altri che un ottuagenario per la massima carica dello Stato?
Ecco il punto: non c’è alcuna coesione sociale e la distanza tra i politici di professione e noi votanti è siderale. Non bisogna stupirsi se in una recente elezione a Roma ha votato l’11% degli aventi diritto…
Tutti si riempiono la bocca di bene comune ma ignorano, anche perché la Chiesa attuale brancola nell’oblio, che si tratta di un concetto sofisticato cristiano; basti guardare il quadro del buon governo a Siena o leggere Tommaso d’Aquino per cominciare a comprendere.
La tradizione marxista non parla di ‘bene comune’ perché si riferisce solo all’interesse generale che è quello della classe oppressa: non si trova il concetto di persona ma solo la dialettica tra l’individuale ed il collettivo e la scelta va fatta di volta in volta in una mediazione tra i due interessi, sempre privilegiando l’interesse collettivo anche se si conculcano beni indisponibili della persona: per tutti valga la lezione del periodo stalinista.
Molti hanno brindato per la caduta delle ideologie, confondendo ideologia come sistema di valori che anima una politica con l’ideologismo che ne è una degenerazione.
Non se ne esce se non si riparte da qui e cioè dai valori e quei valori consistono anche nel sostenere che se uno si vuole servitore dello Stato non può nel contempo avanzare la sua ambizione per una carica, altrimenti fa come il re di Francia Luigi XIV, l’inventore dell’assolutismo, che sosteneva: L’Etat c’est moi, lo Stato sono io.
Ma questo è un lungo cammino che suppone attenzione per l’umano, lentezza, sacrificio e soprattutto consapevolezza che apparire non significa affatto essere.



sabato 25 dicembre 2021

LA POLITICA DELLA TATTICA A SCAPITO DELLA STRATEGIA


Carlo Biancheri

Il lamentevole quadro delle posizioni che assumono le principali forze politiche presenti in Parlamento, sia nell’imminenza dell’elezione del Capo dello Stato che nel disegno complessivo delle azioni da intraprendere per affrontare i mali italici, pongono la questione se questa classe politica non sia affatto la selezione dei migliori ma corrisponda perfettamente al decadimento dei molti nel paese che rivendicano diritti senza porsi i problemi dei doveri della vita comune.
«La DC è un partito di centro che guarda verso sinistra»: si tratta della famosa definizione di De Gasperi, criticata da don Sturzo, ma ripresa da Moro, prima del compromesso storico. C’era un centro nella vita politica italiana che poi ha perso la sua ispirazione cristiana, essendo permeabile ad ingressi di personaggi di puro potere, spesso affiliati alle logge e non a quelle deviate, come si affrettano a precisare sui media ad ogni piè sospinto. Il centro corrispondeva ad un modo di sentire comune della maggioranza degli elettori che avevano ben capito che i regimi ad economia centralizzata portavano dritti a dittature che riducevano la popolazione a soldatini e ad un livello di vita di sopravvivenza. Tanti frequentatori di salotti, intellettuali di letture mirate, di sinistra, hanno disegnato per anni scenari di giustizia sociale che ignoravano completamente le malefatte del socialismo storico e non c’è bisogno di aver letto quel che è uscito sui gulag per sapere quali macerie umane abbiano provocato coloro che volevano restaurare l’Eden in terra, teorizzato da Marx; basta aver vissuto in uno dei paesi dell’Europa dell’Est. Occorre assicurare la libertà del mercato che, tuttavia, come diceva Keynes, deve esser controllato per non diventare giungla (v. Thatcher e Blair).
Il Pd, ancor prima del ritorno dalla Gallia dell’effimero Letta, aveva cannibalizzato i suoi centristi, tornando all’insegnamento impartito a suo tempo dalla scuola delle Frattocchie del Pc con discepoli come D’Alema o il guru Bettini e giù per li rami. Secondo questa scuola di pensiero l’obiettivo principale della vita politica è la conquista del potere, separando mezzi e fini. Una volta conquistato il potere si deciderà che farne per realizzare la giustizia sociale, incentrata, sia chiaro, sul concetto di giustizia commutativa: a ciascuno lo stesso, indipendentemente dal merito; in Marx non esiste la giustizia distributiva e cioè quella che prevede che ad ognuno venga dato ciò che gli spetta in base ai bisogni e al merito, si preferisce l’ugualitarismo.
In questo contesto si capisce la scelta di proporre ‘campi larghi’ dove però il manovratore è chi condivide questa impostazione che poi discende da quel Lenin che sosteneva che la vita politica è come la corsa su un tram: ad ogni fermata la gente sale e scende ma noi (comunisti) saremo gli ultimi a scendere perché l’obiettivo è la gestione del potere e cioè l’opposto di una visione liberale o se si vuole di libera iniziativa di mercato.
Tornando da Parigi l’effimero Letta ha dichiarato di essersi radicalizzato avendo letto Mounier, un personalista cristiano che nessuno cita più perché si è finalmente compresa l’inconsistenza dell’esistenzialismo e cioè il primato dell’esistenza a scapito dell’essenza delle cose: c’è un ritorno al realismo, ad Aristotele, per fortuna. Non ha letto il Maritain de L’umanesimo integrale (troppo difficile?) che forse avrebbe delineato un quadro più complesso, in quanto realista e, ohibò (…), tomista, come Chenu peraltro…, estensore della famosissima costituzione conciliare Gaudium et Spes.
È adesso il teorico del campo largo, delle agorà, cioè dibattiti guidati…, e, soprattutto, dell’alternanza destra/sinistra e cioè Letta-Conte, Salvini-Meloni: una magnifica prospettiva…
Per noi questa impalcatura è profondamente errata perché la politica consiste nel formulare proposte (non solo proteste) e la prima scelta da fare è quella di decidere se togliere ad alcuni per dare ad altri o invece cercare di far crescere la torta con investimenti e produttività il che comporta scuola e formazione, ricerca, amministrazione pubblica efficiente e non potentati senza controlli che si trasformano in centri di potere, come le società pubbliche dove la proprietà del capitale passa alla gestione di gruppi di affiliati, talora tecnici, legati a politici: da decenni non si sono visti i successori di un Mattei, per intenderci.
Non si possono creare gruppi o, se preferite, unione di partiti che dovrebbero rappresentare classi sociali omogenee semplicemente per ragioni tattiche. Se il Pd si allea con un gruppo di incapaci che si ispira a Scientology (v. Casaleggio), quando mai potrà riuscire a formulare delle proposte serie? L’unità si fonda sui programmi e il M5S propone solo pasticci.
Ora che è chiaro a tutti che il ‘nonno’ vuole andare al Quirinale anche perché con un altro Presidente della Repubblica sarebbe durissima tenere insieme una maggioranza come l’attuale, in grado di portare avanti i progetti epocali del Pnrr: il grosso dei soldi non è arrivato e con Bruxelles sarà dura con la nostra amministrazione tenere i tempi, gli stati di avanzamento lavori; la pubblica amministrazione non è ancora in grado di pagare a tempo i fornitori!
Senza il ‘nonno’ c’è il panico e nessun Presidente del Consiglio sarebbe in grado di dire di fronte alle sciocchezze di certi ministri: adesso basta. E poi c’è il quadro internazionale, giacché siamo in un regime di liberalizzazione dei movimenti di capitali e quindi gli investimenti sono volatili, non solo con le delocalizzazioni ma anche con la propensione ad investire da parte estera, giacché i campioni nazionali sono per lo più privi di visione e di propensione al rischio: socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti.
In Italia l’evasione fiscale da sempre è uno scandalo eppure i nostri tenori della sinistra fanno proposte di redistribuzione, partendo dall’assunto che la dichiarazione dei redditi corrisponda alla ricchezza reale del paese; ora mi dovreste dire se è mai possibile che i ricchi in Italia siano solo l’1% che dichiarano oltre centomila Euro! E i Suv che vediamo, le barche, le ville appartengono tutte a quei ricconi attivissimi a comprare che dichiarano oltre centomila Euro? Questo è il mendacio e la mistificazione: si deve redistribuire sapendo esattamente dove si va a colpire, non rendendo responsabili magari gli onesti di mali di un sistema che non funziona.
Ecco perché i personaggi alla Letta nel Pd sono utili… ad alcuni e sono responsabili perché incapaci di formulare proposte che non siano solo quelle della difesa ad oltranza di diritti civili con ddl fatti con i piedi.

LETTERE

 Caro Biancheri,


la spero bene in questi tempi difficili, anche se vedo che da tempo non scrive più nulla sul blog e devo dire che in verità le sue riflessioni e considerazioni mi mancano! Ora vorrei confrontarmi con lei su una
questione: il papa Francesco, anche nella Messa di Natale (chissà perché anticipata?) ha pregato per tanti infelici e sofferenti, ma non ha detto una parola per chi, come me, ha perso persone care per il covid, non ha detto una preghiera perché il Signore ci liberi da questo male, come mai se ne dicono nelle Preghiere dei fedeli alla domenica nelle varie chiese. Neppure una parola sul covid, neppure un accenno, nemmeno
nominato. Eppure è un problema, una ragione di ansia, di soffrenza, di preoccupazione che al momento ci travaglia tutti in tutto il mondo. Lei ha qualche idea riguardo a questo silenzio?

Auguri di felicità in questo Natale.

Renato Santoro



Grazie per le sue parole e anche a lei un augurio di Buon Natale con buona pace dell'ideologia massonica della Commissione europea che suggeriva di dire buone feste... Buone feste di che? Perché  il tempo passa? E c'è  un nuovo anno? Noi abbiamo una speranza diversa e cioè che il dolore cessi e che il velo cada... Ricorda? Il lupo e l'agnello si abbracceranno,pace e giustizia regneranno... e  poi beati coloro che piangono perché  saranno consolati .. .non qui nell'Eskaton...
Per comprendere questo papa bisogna conoscere i gesuiti, molti dei quali col loro volontarismo prometeico rischiano l'eresia pelagiana: ci si salva con il solo sforzo umano e la grazia di Dio è una superfetazione. Il papa cita la leggenda del grande Inquisitore ma non dice che Dostoevskij scrive, non a caso, che il cardinale, che rinfaccia a Cristo di essere tornato, è un gesuita e gli dice: ci pensiamo noi a questa gente che ci ubbidirà... Se la prende col clericalismo ma lui forse non è clericale col suo autoritarismo e l' autoreferenzialità?
Predica il secondo comandamento e cioè  l'amore del prossimo ma dimenticando spesso il primo e cioè  l'amore di Dio; il secondo comandamento da solo non si regge e, infatti, tutti i modernisti predicano l'amore con l'odio per gli avversari, esattamente come gli immanentisti che promettono l'utopia, cioè  l'Eden in terra.
Ciò  detto, non dobbiamo diventare donatisti o catari o bogomili (che è la stessa cosa...): nessuno è perfetto perché  siamo umani anche se il popolo di cui io faccio parte e che non conta nulla nella Chiesa vorrebbe  pastori come san Benedetto che parla della vita di Dio e cioè  al cuore e non delle cose da fare  trasformando  la religione in etica: i gesuiti il Vangelo di Giovanni non lo citano quasi mai, papa incluso.
San Filippo Neri, il secondo apostolo di Roma, diceva ai suoi di non predicare con lo stile 'parisino', cioè  gesuitico, e metteva al centro della vita spirituale degli oratoriani l'umiltà (non la volontà...) come Francesco piccolino sposava Madonna povertà.
Ma di grandi santi ce n'è  uno per secolo, se va bene, e, quindi, ci basti ricordacene e frequentarli con quello che ci hanno lasciato.

Carlo Biancheri