sabato 17 giugno 2017

M5S E SALVINI, UN'ALLEANZA NATURALE

Carlo Biancheri

Che si siano incontrati o no, poco ci importa ma che ci sia una convergenza è sotto gli occhi di tutti.
Forse qualche imbarazzo in più e qualche scrupolo, tenuto celato, naturalmente, in ossequio alla dottrina leninista che reputa che ciò che conta è la conquista del potere con tutti i mezzi, per gli intellettuali alla Micromega, come Asor Rosa che li ha votati, o per i dialoganti alla Zagrebelski o per i fuoriusciti dal Pd che hanno così ben interloquito con la setta ad inizio legislatura…, o per i divulgatori di sciocchezze come il fatterello quotidiano.
No, la cittadinanza a chi è nato e vive qui non la vogliono dare: ci vuole il sangue… Ma quella Lega che chiamava Roma ladrona e terrun i provenienti da una certa latitudine adesso ha spostato i confini in quanto accoglie tutti gli italiani? Ah, no chiede l’autonomia in vista dell’indipendenza con l’azzimato Zaia che non vuole sanzioni per chi non fà i vaccini… - oltre a non conoscere i Promessi sposi, malgrado le dichiarazioni in contrario, ignora che il Ministro della Sanità francese sta rendendo obbligatori  ben undici vaccini…- e col batterista Maroni: autonomia sì ma la difesa, l’ordine pubblico, le scuole, le opere pubbliche, le strade e i trasporti quelli li paga lo Stato cioè noi: come si dice? La botte piena e la moglie ubriaca.
La setta/ movimento  ci ha ormai stancati con le dichiarazioni di questi ragazzotti che fanno danni tremendi per imperizia - come  Torino e Roma insegnano - e  si  rifugiano in affermazioni apodittiche in un italiano spesso approssimativo, poi smentiscono o dichiarano che anche loro hanno il diritto di sbagliare… ma… chi paga i danni dell’apprendistato?
Erano alleati di Farage (Ukip) nel Parlamento europeo, il fascista inglese della Brexit che ha buttato il Regno Unito in una situazione  veramente difficile e la condizione della May , dopo le elezioni, lo indica chiaramente:sterlina a picco dopo un anno dal referendum, aumento del 2,3% dei prezzi sui prodotti non alimentari,salari in diminuzione… Hanno festeggiato l’arrivo di Trump che una persona sensata, fin dalla campagna elettorale, poteva ben comprendere dove avrebbe condotto l’America ed il mondo… Sono sostenitori di Putin, cioè Kgb -  non lo conoscono perché giovanottelli - eppure con sfrontatezza e sicurezza impartiscono lezioni senza  comprendere o addirittura conoscere i problemi.
Salvini ha tra i suoi adepti un tizio corpulento che in Parlamento, sedendosi con violenza e, in spregio alle regole, sui banchi del governo, ha mandato in infermeria la Fedeli. Questo soggetto ha sentenziato baldanzoso in televisione, dopo il fatto, che stava conducendo una battaglia che diventa anche ‘fisica, quando si vogliono difendere le proprie idee’, come fà l’Isis, appunto… La democrazia si difende con le mani per questa gente? Cosa hanno in mente, le purghe? I fascisti avevano organizzato il delitto Matteotti… La proposta politica consiste nell’alleanza con Trump, Putin e l’uscita dall’Euro: se la sterlina che era fuori si è svalutata, noi quanto svaluteremo con la liretta? Il 30%? Da mangiare poi ce ne porta lui? E caccia libera ai migranti…
Gli italiani non reagiscono, perché sono storditi. La giusta riforma della Chiesa, innescata da papa Francesco, è portata avanti in modo pasticciato e confuso;  non si capisce più quali siano i punti fermi: il generale dei gesuiti  ci spiega che non c’era il registratore al tempo di Cristo per esser certi di quel che abbia detto e che il diavolo è una figura simbolica e anche il male molte volte… Ci riferiamo alla Chiesa perché ha sempre  esercitato un compito di supplenza, almeno tra il 1950 e l’avvento del papa polacco e il Ruini,quello che ha distrutto quel che c’era di valido nel mondo cattolico a vantaggio dei movimenti, in questo povero paese. Se la Chiesa non insegna più molto ad una società che è concentrata soltanto sull’edonismo ed è ripiegata su sé stessa, la società come si rialzerà? Il problema dei migranti non è quello di accogliere tutti, impossibile per noi, e neppure, come dice la setta, di iniziare i rimpatri –come,con la polizia? dove? In paesi dove non esiste l’anagrafe? Con gente senza documenti? E quanto ci costerà l’accordo con lo Stato di origine ‘presunto’ che accetti di riprenderseli?- E poi per i rifugiati… Dovremo  denunciare le Convenzioni internazionali cui abbiamo liberamente aderito? Un bel problema…

Se manca un umanesimo integrale…, c’è solo la reazione e questo accomuna Salvini e la setta: l’alleanza è naturale.

venerdì 16 giugno 2017

IN QUALI MANI METTIAMO GENOVA?


Rosa Elisa Giangoia



Il fatto che 88.781 genovesi abbiano votato per Marco Bucci al primo turno delle elezioni comunali lascia piuttosto stupiti per il fatto che il suddetto candidato, pochi giorni prima, aveva dichiarato in un’intervista a “Panorama” che Genova può diventare il più bel sobborgo di Milano, indicando così una linea di decadimento della nostra città che, privata della sua antica connotazione di Superba, verrebbe ridotta ad un sobborgo, entrando in competizione con altri comuni satelliti di Milano, come, ad esempio, Abbiategrasso, entrambi a 45 minuti dal centro del capoluogo lombardo, con la costruzione del Terzo valico nel giro di pochi anni. Evidentemente questi genovesi hanno poco amore per la loro città, per la sua identità storica e culturale e privilegiano il fatto che ad Abbiategrasso ci siano gelaterie che producono gelati di oltre 60 gusti, mentre a Genova, tradizionalisti e poco fantasiosi, si rimane legati alla panera e al paciugo!  Ma, scherzi a parte, prospettare una tale evoluzione per Genova vuol dire privilegiare per il futuro i collegamenti ferroviari veloci con Milano, con molte conseguenze per l’assetto cittadino, in primo luogo la rivitalizzazione delle zone abitative vicine alle stazioni ferroviarie e l’abbandono delle altre ad un loro non meglio precisato destino…
Domenica 25 Marco Bucci dovrà vedersela al ballottaggio con il candidato della sinistra Gianni Crivello che ha realizzato circa 12.000 voti in meno. La competizione per il Comune di Genova è dura e indubbiamente la sinistra, a guida PD, deve fare un intenso sforzo di convincimento e di propaganda per sperare di poter continuare a governare il Comune di Genova. Al momento non ci pare lo stia facendo. Indubbiamente i cinque anni in Comune di Marco Doria non aiutano, in quanto riverberano sulla sinistra un’immagine di immobilismo e di assenteismo dai problemi cittadini, aureolati solo dal mito della sua onestà. Siamo però convinti che serva poco agitare nei confronti di Bucci lo spauracchio della peggiore destra o il becerume trumpiano di troppi consiglieri e affini, appoggiandosi su foto di Bucci stretto tra Salvini e Meloni, accusando tutti loro e il governatore regionale Toti di xenofobia neofascista.
Ci sembra che il discorso da fare ai genovesi dovrebbe essere molto diverso, alternativo anche alle generiche promesse di una città più pulita e ordinata, di un ipotetico sviluppo che dovrebbe portare nuovi posti di lavoro in città. Occorre prendere atto con consapevolezza e sincerità dei problemi che l’amministrazione Doria ha lasciato insoluti e/o inaffrontati e proporre documentate ipotesi di soluzione, suffragate da precise ipotesi  e possibilità di spesa. Alle promesse elettorali non ci crede più nessuno, come non serve la demonizzazione dell’avversario. Per vincere servono delle idee, gli spauracchi non bastano Ai genovesi bisogna dire qualcosa di chiaro e risolutivo su AMT, sui rapporti AMIU IREN, sulla gestione dell’immigrazione e sulla sicurezza; occorre concludere opere che si  trascinano da troppo tempo, come la copertura del Bisagno o lo scolmatore del Fereggiano e dar inizio ad altre.
Ma occorre anche mettere Marco Bucci difronte a precise e responsabili scelte. Lui si è sempre dichiarato cattolico e recentemente ha presenziato alla Messa di papa Francesco. E allora, come concilia questa sua scelta con le dichiarazioni del suo patronus politico Matteo Salvini che ha affermato che “per i migranti serve una pulizia via per via, quartiere per quartiere e con le maniere forti, se serve, perché ci sono interi pezzi d’Italia fuori controllo”. Le posizioni del papa sono completamente diverse e Bucci deve dire da che parte sta.

martedì 13 giugno 2017

AVVENIRE, AMORIS LAETITIA E LA SOLITA ASTUZIA GESUITICA


Carlo Biancheri


La premessa è che: ‘Non chi dice Signore, Signore entrerà nel Regno dei cieli ma colui che fà la volontà del Padre mio che è nei cieli…’ (Mt 7,21); ne deriva che l’esser cristiani non è una professione, è prima di tutto una prassi, ‘giacché le prostitute vi precederanno nel Regno…’(Mt.21). Si vedrà alla fine della vita chi lo è stato veramente, inclusi papi, vescovi e presbiteri.
Perciò è con molto sospetto che leggiamo ‘Avvenire’ (venerdì 9 giugno 2017), di proprietà della Conferenza episcopale italiana, che si pone come voce semi-ufficiale dei cattolici italiani, pur non avendone titolo, né  retroterra culturale e teologico adeguati, allorché sostiene con il suo ineffabile direttore, quello, per chi non se ne ricorda, che trovava consonanza tra il programma politico di Scientology/grillino e quello cattolico…, la sussistenza della pari dignità di fronte a Dio di ogni orientamento sessuale in Amoris laetitia, l’enciclica del papa Francesco.
Anzi, il Tarquinio, che probabilmente pensa che la Verità si fondi sul ‘consenso’ allorché cita le molte missive ricevute dai lettori a sostegno di questa tesi…, pubblica la lettera di chi, secondo lui, sarebbe invece  sostenitore dello status quo – noi leggiamo  semplicemente che non ha trovato in alcun documento  pontificio un’affermazione del genere e che una cosa è il comportamento e un’altra l’accoglienza della persona…- ed una di un gesuita, Piva, a sostegno della pari dignità.
Crediamo che occorra soffermarsi un poco su quanto, emblematicamente, scrive il gesuita Piva per formulare qualche riflessione.
Il dibattito nasce da un articolo di Luciano Moia che scrive tra l’altro: ‘Meno rilevanza al normativo, più evidenza all’umano in un atteggiamento di carità e di misericordia, secondo quella legge della gradualità che non intende cancellare i principi ma indicarli – senza trasformarli in pesi insopportabili per la vita delle persone -come punti di arrivo in un cammino di fede’. In ‘politichese’ vorrebbe dire che non si può esser casti subito… Secondo il gesuita ‘questa è una delle chiavi per intendere Amoris Laetitia: una nuova prospettiva della norma, che non cambia, in un atteggiamento più pastorale e attento all’umano; così essa diventa più efficace per la vita delle persone e delle famiglie…’.
Prima considerazione: siete certi che la gente di Lgbt concordi che ‘la norma non cambia’? O non vuole che piuttosto sia riconosciuto come moralmente lecito il proprio comportamento sessuale? E allora a cosa si riduce il cambiamento, al fatto che il prete in Chiesa non si metta ad imprecare se vede entrare un transessuale? Perché, se lo avesse fatto prima di Amoris laetitia, era lecito? Non incontrava il Cristo i pubblicani e le prostitute? E non ci sono ordini religiosi  nella Chiesa, da molto tempo, che uniscono ex-prostitute ed altre donne senza distinguerle? Se mai nella storia della Chiesa si fossero cacciati tutti i peccatori, le Chiese sarebbero state sempre vuote, a cominciare dai preti. Ma il gesuita sottilizza, secondo la tradizione suareziana e la casistica: ‘si personalizzano i cammini perché ciascuno nella condizione esistenziale concretamente data o ormai definita possa praticare quella vita-in-Dio a lui possibile. In questo senso leggo anche l’affermazione della pari dignità di fronte a Dio di ogni orientamento sessuale. Lo sappiamo: in senso ‘oggettivo’ questa affermazione non corrisponde letteralmente all’attuale magistero; ma in senso ‘soggettivo’ l’orientamento, come condizione data e definita, qualsiasi esso sia, rimane l’unico qui-ed-ora a partire dal quale la persona può rivolgersi a Dio e attuare il bene a lei possibile…’.
A nostro debol parere, gli apologeti, nell’ansia di difendere una posizione, semplificano e talora falsificano. Quel che lascia sconcertati è la totale  carenza di ‘esperienza umana’.
Innanzitutto tra gli orientamenti sessuali esiste anche la pedofilia che è una pulsione incoercibile, dicono gli psicologi…, ma potremmo ampliare la gamma dei comportamenti istintuali e citare anche la zoofilia. Qual è la dirimente che porta ad escludere un comportamento a favore di un altro? E il famoso terreno da cui ci si rivolge a Dio perché vale in alcuni casi ed in altri no? E qui vien fuori il personalismo cui si rifà il Piva che sarebbe anche alla base della Gaudium et Spes. Veramente la Costituzione conciliare è stata scritta, in gran parte, dal p.Chenu, o.p., che proprio un seguace di Mounier non era. È tutta tomista ma certo di un tomismo che prende sul serio l’umano e non come fanno i gesuiti da un lato con l’evoluzionista Teilhard, più che altro uno che identifica evoluzione umana ed azione di Dio, dall’altro con i Maréchal, Rahner, i von Balthasar che leggono l’umano in chiave soggettivistica, ‘idealistica’ dice Wittgenstein nel Tractatus. ‘Gradualità’ sembra esser la parola magica per portare poi sulle posizioni prefissate: in altri termini, la conquista del ‘mondo’ con i mezzi del mondo, una vecchia storia…
Nel discorrere di questi argomenti non si prende in considerazione che il male consiste in una violenza, in un’ingiustizia verso un altro o sé stessi e qui è l’origine dell’oggettività contro il soggettivismo. Senza scomodare un’antropologia teologica corretta, è opinione diffusa  tra gli psicologi che il comportamento istintuale maschile e femminile sono cose ben distinte. Si può bene avere un’omeostasi in certi comportamenti ma i ruoli si riproducono artificialmente in ciò che ciascuno cerca nell’altro, protezione o possesso, e c’è da chiedersi se nella gran parte dei casi non ci sia un’ingiustizia, un furto di possibilità, di un’alternativa per uno dei due partners. Uomo e donna li creò… e la vita si trasmette così; i figli hanno bisogno di entrambi i ruoli; possono, certo, sopravvivere a tragedie ed essere anche senza genitori, tuttavia, rimarranno marcati per sempre. C’è una smania a voler trovare soluzioni a tutto per suscitare consenso, peccato, però, che per un cieco nato od uno zoppo non ci siano risposte…


martedì 6 giugno 2017

MADAMIN NON E' CAPACE?


Rosa Elisa Giangoia


Per la prima volta nella storia di questo nostro povero paese si è verificato quello che si poteva temere in occasione di grandi assembramenti di persone, non sufficientemente organizzati e controllati:  ci sono stati 1.500 feriti in una piazza di Torino dove 60 mila persone assistevano ad una manifestazione sportiva sui maxischermi. Ci sarebbe da chiedersi se chi ha deciso di assegnare piazza S. Carlo, il salotto buono di Torino, ad un evento del genere dove alle famiglie si  mescolano tifosi provenienti da mezza Italia, tutti rigorosamente in divisa, non propriamente famosi per il tratto rispettoso dell’altro, sapesse quel che faceva. I circenses, si sa, sono la religione del tempo, così Madamin anche lei ha abbandonato la piazza della sua città al popolo e si è affrettata ad andare nel Galles a vedere una finale sportiva conclusasi assai male per la città che governa, anche se poi è dovuta rientrare precipitosamente per le notizie che provenivano da Torino. Non serviva a nulla far credere che fosse un complotto il numero dei feriti, come sosteneva uno degli ineffabili della setta, mentre occorreva prendere coscienza che fosse l’esito di un’impreparazione, di un’incapacità gestionale, di un’immaturità amministrativa della sindaca a cui si aggiungeva la colpevolezza di chi l’aveva votata: la realtà è stato un disastro, divulgato in  tutto il mondo, che ha riverberato ovunque un’immagine negativa del nostro paese.
Madamin, nelle prime dichiarazioni tra una frase d’appoggio e l’altra –‘ovviamente’, ’sicuramente’, c’è stato un attimo di panico… Act of God !- ha scaricato tutto su Nizza et similia, poi  sulla controllata del Comune al 100% che aveva organizzato l’evento; si è persino vantata di aver adottato le stesse misure di sicurezza  della precedente amministrazione  di due anni prima. Ma in realtà la situazione era un’altra: le misure di sicurezza due anni fa erano ben diverse, lo schermo non era posizionato in modo da bloccare le vie di fuga e, soprattutto, non c’erano stati gli eventi di terrorismo che impongono ormai, in simili circostanze, ben altra circospezione, soprattutto i vigili urbani erano pochi, non si era pensato al posteggio sotterraneo, né ai venditori abusivi di bevande in contenitori di vetro… e a molte altre cose, in primis, garantire adeguate vie di fuga.
Quanto è accaduto porta ad una riflessione più generale su una forza politica che arriva al governo di una città come Torino senza la minima preparazione, competenza ed assennatezza per farlo.
I giornali ci parlano quotidianamente con serietà del giovanottello fuoricorso che dovrebbe diventare il presidente del Consiglio nel governo del paese (!), se (malauguratamente!) vincesse la setta. Ci hanno riempito la testa insieme a quei personaggi… che gestiscono i talk shows televisivi  di lodi per questa sindaca che era la più popolare d’Italia, mentre non faceva altro che ordinaria amministrazione o meglio una pessima ordinaria amministrazione, senza nessuna capacità di far fronte a situazioni nuove, complesse e impegnative da gestire..
Da quanto è purtroppo accaduto emerge il vuoto di questi giovani che voglionogovernare con l’improvvisazione, l’immaturità e l’incompetenza: in prima fila, in una gioiosa macchina da guerra, nelle manifestazioni no TAV o Gay pride, ma incapaci di comprendere che una piazza come quella non doveva esser data per  manifestazioni sportive che rasentano spesso il vandalismo e la rissa, che una massa enorme di persone non può essere lasciata in balia di se stessa, specie nell’attuale situazione in cui dominano insicurezza e paura per il ripetersi di attentati. Se almeno avessero letto le pagine del Manzoni sulla folla…
Tutto questo deve rappresentare un monito per tutti quelli che voteranno alle prossime elezioni, in primo luogo a quelle amministrative di domenica prossima. Se hanno a cuore il futuro di questo paese per sé e per i propri figli, riflettano sulle persone a cui dare il voto, considerino attentamente la loro integrità, sincerità, maturità e soprattutto la loro competenza riguardo agli incarichi di cui vogliono farsi carico. Ci vogliono persone che abbiano progetti precisi, solidi e validi per lo sviluppo delle nostre città e del nostro paese, non che si limitino a gestire l’ordinario quotidiano e che siano poi impreparati e incapaci di fronte a eventi eccezionali e a emergenze.


domenica 4 giugno 2017

IL GENERALE DEI GESUITI E IL DIAVOLO


Carlo Biancheri

Domanda:… ’il male è un processo di psicologia umana o proviene da un’entità superiore’?
Risposta: ‘Abbiamo creato figure simboliche, come il diavolo, per esprimere il male. Anche i condizionamenti sociali rappresentano questa figura, dal momento che ci sono persone che agiscono come fanno perché si trovano in un contesto in cui è molto difficile fare altrimenti’  (Intervista concessa a El Mundo pubblicata il 31/5/2017).
‘Io credo che il diavolo non esista e, quindi, se è stato l’uomo ad inventarlo, questi lo ha creato a sua immagine e somiglianza’… E’ sempre il generale dei gesuiti p. Sosa  Abascal che parla? Corrisponde a quanto ha appena detto sopra…, invece, è Ivan Karamazov, quello dei tre fratelli che ha come assoluto, prima di Nietzsche, il proprio ‘io’ e come corollario ‘tutto è permesso’… e che non teme il confronto col diavolo stesso che gli compare.
Già, ma il primo è un prete, e non da poco, che reputa che abbiamo creato una figura simbolica… Tra l’altro, Satana è un angelo, secondo la dottrina della Chiesa, ne consegue che anche gli angeli sono creature simboliche… Perciò l’Annunciazione – spiace per quella meraviglia dipinta dal Beato Angelico e per Della  Robbia sul tema- va soppressa: l'ha semplicemente pensata Maria… Gli angeli del sepolcro vuoto, anche quelli sono allucinazioni… E quelli dopo l’Ascensione che mandano gli Apostoli nella Galilea delle genti? Beh… fà parte del folclore, altrimenti Raffaello come faceva a dipingere un quadro così bello? Tocca ripensare tutto? Scusate, ma al tempo di Gesù non c’era mica il registratore!
Chi è questo personaggio incolto, teologicamente parlando, che sembra ignorare che le fonti, dopo tutto, siano due: la Scrittura e la Tradizione (…)?
E’ figlio di un banchiere, ex-ministro del Venezuela. In Sud America con quel censo  ti chiamano Senor fin dalla prima infanzia e poi ti si rivolgono con Usted che sarebbe  per noi ‘Vossignoria’… Usted, Senor General, no nos entiende… si canta nella canzone degli Intillimani e sono i contadini a farlo… C’è una distanza stellare tra questi discendenti di Hidalgos e la gente, specie se india, che li vede come Santiago a cavallo che li scaccia con la spada: il Santiago Matamoros della Spagna diventa nelle Chiese coloniali dell’America latina Santiago Mataindios… Porta i baffi: a chi deve piacere? E quando parla lo fà con distacco, come quando dice che la sociologia è ormai una scienza da cent’anni e quindi può sostituire, nell'elaborare la teologia, il ruolo sin qui svolto dalla filosofia che ha come fondamento la ricerca del ‘che cos’è delle cose’, le cause… Credevamo che la sociologia fosse, come l’antropologia, una scienza descrittiva che non si ponesse proprio il problema  della ricerca delle cause, arrestandosi al livello comportamentale: nelle isole Fiji vige la poliandria, il sistema funziona e quindi va benissimo così. In altri paesi vige la poligamia: nessuno si lamenta? E va bene. Veramente Maometto qualche problema nell’autorizzare la poligamia se lo poneva (…), perché nel sostenere che un uomo può  avere fino a cinque mogli, aggiunge subito dopo ’a  condizione che sia giusto con ciascuna di esse’… e poi ‘ma nessun uomo è giusto’…
Dove ha studiato costui? Forse a Macondo o in un clima analogo? Il problema della ‘qualità’della scelta al di là di ciò che è descrittivo se lo è mai posto? Avrà anche studiato alla Gregoriana dove ormai si insegnano Heidegger e Lévinas per diventar preti e cioè che l’Essere è indefinibile e tutto è affettivo. Ma non si va dritti al fideismo per questa via? E  come faccio a dire che Dio è buono se non posso definire cosa sia buono e, come direbbe perfino Dostoevskji, io stesso non ho esperienza di ciò che è buono?
O forse, come sostenevano i modernisti, è  la Storia, hegelianamente intesa, il criterio di tutto per cui la liberazione degli oppressi coincide con l’evangelizzazione?
San Filippo Neri nell’organizzare il metodo dell’Oratorio grande con i due sermoni si raccomandava che non venisse usato il ‘modo parisino’ o ‘sorbonista’ – S. Ignazio voleva che le scuole della Compagnia si stabilissero nel ‘modo parisiense’ quanto agli ordinamenti ed alla didattica – ‘senza che ci si mettesse profundo et meditato diuturno studio et risolutione di libri et di diversi authori et scholastici…’ a favore della semplicità e dell’autenticità. Sebbene il Cistellini (San Filippo Neri, L’oratorio e la congregazione oratoriana, vol.I, pag. 88) si affretti  a precisare che ciò non deve esser inteso come polemica verso i gesuiti, che venivano appunto detti 'maestri parisini’, menziona solo il p. Lainez come esempio di spiritualità che contraddice l’approccio ‘parisino’. Si tratta infatti, con questo metodo, di trasformare il ‘sistema’ in logica dove la volontà/volontarismo, ma anche la preoccupazione del risultato, non hanno un ruolo minore e se ci si preoccupa del risultato si diventa necessariamente dei propagandisti, degli apologeti perché c’è un conflitto di interessi  e non si prende sul serio l’umano: la filosofia, scrive Aristotele, inizia con lo stupore delle cose… Preferiamo  una descrizione del comportamento umano come fattualità?
Il papa a Fatima, nel riconoscere i propri peccati, ha menzionato quello di non sapersi scegliere i collaboratori… Veda un po’ se in questo caso… e non dimentichi che, al tempo dei bombardamenti americani in Vietnam, in Europa, si gridava nelle manifestazioni: chi tace acconsente.

lunedì 22 maggio 2017

IL COMICO PREGIUDICATO E SAN FRANCESCO

Carlo Biancheri


Genova è una città poco conosciuta in Italia.  Divisa dalla pianura celtica dagli Appennini, ha rotto l’isolamento, nel ventennio fascista, quando venne costruita la camionale che consentiva di collegare il porto di Genova a Serravalle e quindi alla pianura padana. Chi viveva in quelle zone di pianura  fino agli anni ’60, sebbene distante una cinquantina di chilometri dalla città, apparteneva ad  un altro universo e la canzone Genova per noi…  rende molto bene l’idea. Pochi sanno  che la gente di campagna non andava al mare e anche i contadini delle Cinque Terre, che lo avevano davanti agli occhi con quella luce che solo i quadri di Rubaldo Merello hanno espresso così bene, stavano sulle ‘fasce’ a coltivare, mentre i pescatori vivevano nel borgo ed il mare era il loro elemento.
La storia di Genova è quella di una città, repubblica oligarchica, che  è stata tale per settecento anni. Dopo il bombardamento  del 1684  da parte delle navi francesi, per punire la città  alleata degli Spagnoli e che resistette all’invasione di ben quattromila fanti, il Doge Francesco Maria Lercari Imperiale si recò a Versailles  come riparazione per i presunti torti inflitti dalla Repubblica ai Francesi. I cortigiani del Re Sole gli chiesero che cosa lo avesse colpito di più della Reggia, considerata l’edificio più importante del tempo : “Mi chi” rispose, intendendo ’il fatto di trovarmi qui in queste condizioni’.
Estote omnes marchiones’ aveva detto l’astuto politico Carlo V, entrando in città, ai nobili/mercanti che volevano primeggiare tra loro e che avevano costituito delle sorte di grandi aziende di cui facevano parte famiglia e ‘clienti’ che vivevano tutti nella stessa zona, accanto al palazzo… A Istanbul avevano costruito la Torre dei Galati, per difendere i loro beni, lavorando continuativamente uomini, donne e bambini (…) per ventiquattro ore al giorno. Furono facilmente giansenisti i genovesi, cioè i calvinisti cattolici, e Genova, non a caso, è la città più simile a Ginevra , perché i simboli sono quasi gli stessi:  i palazzi segno di rispettabilità, la ricchezza come valore e riuscita nella vita, l’austerità; se si ostentava era per ricavarne prestigio: la vita sembra essere un duro compito per i genovesi.  La buona fama è sempre stata molto importante, tanto che l’espressione ‘essere col culo per terra, che qualificava i falliti, significava aver  ‘tradito’ la fiducia dei creditori. I falliti nel commercio, infatti, venivano sbattuti per terra per tre volte in piazza Banchi, nel cuore della città antica, fratturandosi il bacino, nella maggior parte dei casi. Sulle navi genovesi c’era il diritto al ‘mugugno’, cioè a lamentarsi di tutto e ancor oggi, se chiedete ad un vero genovese come va, facilmente vi dirà che ci sono diverse cose che non vanno… Govi è stato un maestro al riguardo. Gente a parte, odiati da Dante e poco popolari nel paese,  come dimostra lo scarso sostegno del governo centrale negli ultimi cinquant’anni.
Non ritroviamo quasi niente di tutto ciò nel pregiudicato Grillo; riteniamo che non abbia dimestichezza con questi argomenti, tranne per uno:  la continua lamentela che diventa una cantilena orientale come le terre dove i genovesi avevano le loro piazzeforti, Smirne, ad esempio.
Apprendiamo, dunque, che gli esponenti della setta, non a caso costituita il 4 di Ottobre… -ma veramente san Francesco è morto il 3 Ottobre …, il 4 Ottobre si celebra la festa…- si considerano i moderni francescani!
Uhm…  vediamo un po’.
Innanzitutto sapranno delle nozze tra Francesco piccolino e Madonna povertà, ma…  il comico Grillo dove abita? Non sa che Francesco  voleva vivere solo in capanne e che tornando da un viaggio alla Porziuncola lo trattennero a fatica perché buttava via le tegole dal convento dei frati che il Comune di Assisi, in sua assenza, aveva fatto costruire?
La villa con vista mozzafiato sulle alture di Genova la diamo alla fondazione Raoul Foullereau per l’opera lebbrosi che Francesco abbracciava?
Gli occhiali griffati che il comico in disarmo sfoggia in ogni occasione, quelli occorre abbandonarli subito, giacché Francesco piccolino portava una tonaca, il vestito dei contadini del tempo, e le ‘braghe’, rattoppate e ci teneva…: se il comico Grillo è interessato, può andare a vederle al santuario de La Verna, il luogo delle stimmate, dove sono conservate…
Contrariamente a quel che si crede, Francesco non era pauperista. Aveva dato tutto perché voleva identificarsi col Signore poverello e Dante esprime ciò molto bene con i seguaci che corrono scalzi dietro a Francesco e alla sua Sposa; “la Sua voluntade sia la vostra pace”, si legge a La Verna. Come lui  i suoi seguaci, in primis, Bernardo, l’uomo più ricco di Assisi, che distribuì tutti i suoi beni ai poveri molto rapidamente. Era bello Bernardo e infatti durante la questua a lui, che suscitava la simpatia della gente, davano pani interi, mentre a Francesco piccolino pezzetti avanzati di cui era felicissimo, perché ciò significava essere con gli ultimi. Un giorno arriva uno vestito di ricche vesti e i frati corrono ad annunciarlo a Francesco stupiti…, ma lui risponde che va benissimo, perché potrà aiutare gli altri… Per la verità noi vediamo il comico in disarmo trascorrere il suo tempo in resorts di lusso a Malindi, in Sardegna tra uno yacht e l’altro, mentre il giovanottello fuoricorso, aspirante premier, viene fotografato a Montecarlo… Uhm… nessuna assonanza, ci pare…
Francesco piccolino amava la vita, il creato, dono di Dio, e a Greccio inventa il presepio umano per ricordare la nascita del Signore ‘poverello’. Il comico in disarmo sentenzia che non ci sono risposte semplici su vita e morte: che vuol dire? Che qualche iniezioncina, ogni tanto, per accelerare il trapasso non guasta? Proprio come san Francesco?
Se di moderni francescani si tratta, saranno tutti casti quelli della setta. Francesco piccolino su questo era fermissimo, perché a chi deviava diceva di lasciar subito la veste e di tornare nel mondo… Condivide Grillo?
E finiamo con l’inno alle virtù di Francesco:
Dov’è carità e sapienza,
ivi non è timore né ignoranza.
Dov’è pazienza e umiltà,
ivi non è ira né turbamento.
Dov’è povertà con letizia,
ivi non è cupidigia né avarizia.                                                               
Dov’è quiete e meditazione,
ivi non è né preoccupazione né dissipazione.
Dov’è il timore del Signore a custodire la casa,
ivi il nemico non può trovare la via d’entrata.
Dov’è misericordia e discrezione,
ivi non è superfluità né durezza.
Proprio lo spirito dei cinquestelle…


venerdì 19 maggio 2017

IMPUDENZA ED INAFFIDABILITA' DEL M5S

Carlo Biancheri

Ci scuseranno i nostri venticinque lettori  che non sono certo i destinatari dell’invettiva, giacché non pensiamo che chi legge il blog sostenga poi il gruppo 5S – sarebbe pura schizofrenia- ma lo sdegno e l’amor di verità non ci trattengono di fronte alla malafede o all’impreparazione delle tante persone in questo paese che pretendono di guidare i destini altrui.
I due ‘fuoricorso’ pentastellati che balbettano l’italiano e che hanno la testa piena di concetti confusi e contraddittori hanno iniziato la campagna elettorale per conquistare il governo e,secondo i famosi sondaggisti (sulla cui attendibilità…), sono in lizza grazie ad una pletora di sostenitori sciagurati,forse stanchi per l’inazione di uno Stato che non ha mai veramente funzionato dall’Unità del paese e che attualmente funziona pure peggio,se mai fosse possibile.
A Bruxelles si sostiene con ragione che i popoli latini (nella penisola iberica non lo sono veramente…) sono ingovernabili in quanto fondamentalmente anarchici e, per dirla col Guicciardini, specialmente gli italiani che ‘pensano solo al particulare’.Non c’è bisogno di scomodare Machiavelli per sapere che nel Bel Paese verità e menzogna sono senza soluzione di continuità.
A giudicare dalle quattro sciocchezze messe insieme nel programma del Grillo & c., si direbbe che si tratta della prova provata della dabbenaggine di chi li voterà.
Il motociclista, che ammira ad un tempo Mussolini e Che Guevara, sostiene che, per finanziarlo, bastano venti miliardi o giù di lì: ’si sono trovati per le banche  e non si trovano per il reddito di cittadinanza’? Si vede bene che il giovanotto ignora che il salvataggio di alcune banche ha comportato un esborso una tantum, mentre per finanziare quello che vuole lui i miliardi lo Stato li dovrebbe sborsare ogni anno… e c’è differenza,  no? Ancora non ha capito che il salvataggio delle banche serve per evitare un rischio sistemico, in quanto l’85% del finanziamento alle imprese e famiglie in Italia viene dal sistema creditizio, diversamente dagli altri paesi, e che la difesa di una banca, anche se gestita da disonesti e mal controllata (ma i controllori non si possono sostituire ai managers perché sarebbero loro i responsabili del buon esito delle singole operazioni!), è nell’interesse generale,dei depositanti e degli investitori.
Qual è l’oggetto della spesa di 20 miliardi? Ma il reddito di cittadinanza che solo noi non abbiamo in Europa… Già ma la cassa integrazione in caso di crisi aziendale chi ce l’ha? I membri della setta sono lesti nell’insultare gli altri circa le fonti di finanziamento illusorie contenute nelle varie leggi di stabilità o nel famoso decreto milleproproghe(…) e che cosa propongono loro? Abolizione delle auto blu; evidentemente non hanno mai lavorato, perché ignorano che nella Pubblica Amministrazione un certo numero di macchine a disposizione è necessario per assicurarne l’efficienza, altrimenti, per la partecipazione a riunioni frequentissime fuori sede, i dirigenti ed i funzionari o vanno con l’autobus o con i taxi e alla fine il risparmio è residuale se non si determina una maggior spesa…, considerati i tempi del trasporto che sono a detrimento del lavoro d’ufficio, per chi lavora! Poi l’abolizione dei vitalizi…, poi il taglio delle pensioni d’oro, già soggette al contribuito di solidarietà: non avendo studiato legge in modo adeguato, ignorano che una norma del genere contrasterebbe con il dettato costituzionale  e  con l’elementare principio morale: pacta sunt servanda, senza il quale le proposte politiche sono puro arbitrio, anzi dittatura. Poi il taglio alla spesa pubblica. Dove? Come? Non se ne parla per caso da trent’anni? Indichino anche dove tagliare e poi vediamo le reazioni… Inoltre, l’abolizione del CNEL, quello sì un ente inutile, voluto dai sindacati e dal Pc, a suo tempo, ma con quale risibile risparmio? Ecc., ecc. Invece di preoccuparsi della produttività, della mancanza di investimenti d’impresa, della carenza di fondi nella ricerca, della inefficienza di tanta parte del settore pubblico, della mancanza di controlli prima che i buoi scappino dalla stalla, delle opere pubbliche  realizzate in modo fraudolento (quando le fanno)…,del vincolo del debito pubblico, si favoleggia, come si faceva nel ‘600 a Milano, quando c’era la carestia e la colpa era dei fornai che facevano incetta di grano per alzare i prezzi.... Cui prodest? Giova ai giornalisti saccenti, ai nostalgici della sinistra dura e pura che, con Lenin, giocano al tanto peggio tanto meglio,ai fuoriusciti della bocciofila che volevano dialogare con loro, agli intellettuali  - sedicenti tali…- che reputano che la verità sia dialettica e che in democrazia occorre sentire tutti… anche gli anti-sistema? E perché non gli esponenti dell’Isis? Noi non abbiamo alcun interesse a conoscere l’opinione di chi si professi nazista o stalinista e neppure degli adepti della dottrina di Scientology. L’errore è incomprensibile,scriveva Aristotele…
La soggettività della logica creativa, che propugnano, ha come riferimento di prima grandezza la sindaca di Roma che si rallegra che il Pd che ha sporcato Roma negli ultimi dieci anni, ora la pulisca… Alemanno non c’è stato? La poverina, quando si è candidata, non conosceva la situazione? E perché promettere allora che avrebbe cambiato le cose e dar sempre la colpa agli altri, mentre i romani subiscono ogni giorno la sua totale incapacità di dirigere? Il verde pubblico è abbandonato come non è mai stato, la spazzatura viaggia verso l’estero con costi elevatissimi, le strade sono ormai pericolose per le buche, l’illuminazione è vergognosa ed antiestetica, l’amministrazione comunale funziona molto peggio del solito,il debito del comune è una minaccia incombente e questa che vuol fare? La teleferica  ‘sostenuta dal 70% della popolazione’… -sembra che  siano stati contattati 1.200 residenti…-.
Qual è il male sottile che ha tolto lucidità e speranza a tanti, specie ai giovani? Non  ci riferiamo solo alla mancanza di lavoro,che non è poca cosa…, ma al saper giudicare, scegliere e comprendere che la vita non è un tempo illimitato, un bengodi dove tutto si aggiusta. ‘A nostro debol parere’ occorre imparare a  praticare la giustizia,rispettare l’altro  e combattere la violenza.

lunedì 8 maggio 2017

BUONISMO CLERICALE

Rosa Elisa Giangoia

Anche se il papa si tiene fuori per quanto riguarda la politica italiana, lasciando, come abbiamo visto recentemente, alla CEI e al suo giornale le aperture nei confronti del M5S, ha voluto dire qualcosa sull’acceso dibattito tra i candidati alla presidenza della repubblica in Francia e, per non essere accusato d'ingerenza nelle questioni politiche  del paese, cosa che, come prevede la Gaudium et Spes, dovrebbe essere lasciata ai laici, ha premesso, parlando ai giovani, che avrebbe fatto una considerazione «non da Papa ma come una persona che ha sentito cosa è successo in un dialogo televisivo pre-elettorale»: strana questa situazione di uscire dall’essere papa per riservarsi una possibilità da “semplice” uomo… E poi si è chiesto: «dove era il dialogo lì? - riferendosi allo scontro in tv fra Marine Le Pen ed Emmanuel Macron in vista delle presidenziali francesi -. Si buttavano pietre, non si lasciava finire l'altro, parole forti. Ma se ad un livello così alto si arriva a non sapere dialogare, la sfida al dialogo diventa grande. È più facile insultare, distruggere. No, no, ascoltare con mitezza e rispetto».
A parte la conoscenza ‘indiretta’, a prima vista sembra un’osservazione analoga a quella di  Fra’ Cristoforo a pranzo da don Rodrigo nei Promessi  Sposi,  allorché sostiene : «il mio debol parere sarebbe che non vi fossero né sfide, né portatori, né bastonate» cui il conte Attilio risponde: «si vede che non conosce il mondo…».
In realtà il Manzoni, con la risposta di fra’ Cristoforo, vuol uscire dalla logica della violenza per risolvere le controversie in modo pacifico, ragionevole, ma si tratta di un auspicio!
Invece il papa sembra ipotizzare che sia normale che due nemici si parlino tranquillamente e si ascoltino. La Le Pen, nel dibattito televisivo con 16 milioni di spettatori, ha iniziato il discorso insultando l’avversario e poi gli ha persino detto che avvilisce il corpo di una donna, sua moglie, ipotizzando una presunta relazione omosessuale… a cui Macron avrebbe potuto rispondere con la stessa logica che la Le Pen ha rapporti incestuosi, cioè accuse senza prove… Secondo il papa, Macron non avrebbe dovuto rispondere per le rime per ristabilire la giustizia, smascherando la calunnia e la malafede dell’avversaria? Invece la linea sembra essere: hanno torto tutti e due.
Si mette tra parentesi tutto, ormai, mentre il male è in noi, ad ogni istante e non lo si vince come pensavano Rousseau o Kant, con la sola ragione. Il papa fa il peana della famiglia, ma ci sono moltissime famiglie dove regna la violenza, dove non c’è rispetto per l’altro. L’amore della madre per i figli è diffuso, ma non è scontato: molte madri vedono nel figlio un ostacolo, se non oggetto di sfruttamento. E allora? Vuol dire che la famiglia è un traguardo come tutto nella vita, non un punto di partenza scontato: Bergoglio è stato amato da sua madre? Buon per lui, ma non è così per tutti e non se ne può fare una regola naturale… Lo scacco, la croce, la trascendenza è anche qui.
La riflessione  torna sulla legittima difesa – da non confondere con la libertà di sparare alla Salvini…- di fronte alla violenza: deve esser proporzionata, deve rispondere ad un’offesa e deve mirare a ristabilire, a reintegrare la giustizia, come insegna Aristotele nell’Etica dedicata al figlio Nicomaco.
Alzare gli occhi al cielo non vuol dire facile irenismo: “volemoce bene”, per intendersi… Quel che si perde con questo approccio è la dimensione del mistero. Chi ha peccato? Lui i suoi genitori? Chiedono gli apostoli a Cristo? Né lui né i suoi genitori, ma perché si manifesti la gloria di Dio. Mistero fitto, altro che spiegazioni buoniste!
Oggi, certo, lo scontro tra le nazioni può salire al massimo livello distruttivo, perché l’uomo si è dotato di armi di distruzione di massa, quelle armi che hanno mantenuto la forte tensione degli anni della “guerra fredda” senza scontri armati, per la consapevolezza, da parte di entrambi i contendenti, USA e URRS, che da uno scontro nucleare nessuno sarebbe uscito vincitore. Bisogna quindi auspicare che questa consapevolezza ritorni a guidare le decisioni di chi ha in mano armi potentissime: le scoperte della scienza e della tecniche sono in sé neutre, è la coscienza degli uomini che può e deve decidere se utilizzarle per il bene o per il male, per cui il discorso ritorna alla centralità della coscienza umana e alla sua corretta formazione  secondo una consapevolezza etica per il bene dell’umanità tutta. La “madre” di tutto è la coscienza che deve saper decidere sulla “madre” di tutte le bombe e in ogni altra situazione.



giovedì 4 maggio 2017

PER FORTUNA CHE C'E' MACRON


Carlo Biancheri

Abbiamo sentito il dibattito in diretta e senza traduttori/traditori tra Macron e la Le Pen e possiamo subito dire che la differenza tra un economista e una populista consiste in questo: uno sa di cosa parla e l’altra no.
Vale per la Francia ma vale i per i nostri Grillo, Di Maio, Di Battista, Raggi, Appendino, Salvini, Meloni ecc., ma anche per quelli di Articolo1 per i quali la Repubblica fondata sul lavoro significa che io ho diritto al lavoro anche se non c’è.
La Le Pen, con una faccia tosta come pochi, non ha programma se non quello di chiudere le frontiere, le moschee, arrestare tutti i terroristi, organizzare la produzione in modo autarchico, mandare tutti in pensione a 60 anni dopo 40 anni di contributi senza diminuire le pensioni, organizzare la produzione non in grandi gruppi, ma in piccole e medie imprese, boicottare il mondialismo, chiudere  le industrie che delocalizzano ecc., ma, quando deve spiegare come finanzierà tutto ciò, risponde: rifiutandosi di pagare  i contributi in eccedenza versati dalla Francia alla UE.
E’ bastata una battuta a Macron per sbugiardare un castello di idiozie che giornalisti ignoranti e opportunisti, in Francia come da noi, si sono ben guardati, nel tempo, di  criticare: in Francia l’80% dei medicinali è importato, se tutto dovesse esser prodotto all’interno del Paese, quanto tempo ci vorrebbe per realizzare la produzione autarchica? E quanto costerebbe ai francesi? Evidentemente la Le Pen non è una camminatrice, perché ignora del tutto che la frontiera solo tra Italia e Francia  non è governabile a meno di schierare panzer e di fare recinzioni col filo spinato – per quanti chilometri? e in montagna?- e… anche in questo caso…
Come la May, pensa che la Francia autarchica potrebbe continuare a godere di tutti i vantaggi senza che i partners commerciali applichino contromisure: la botte piena e la moglie ubriaca…
Il metodo usato è quello dell’attacco personale, esattamente quello adottato nelle Assemblee naziste nel periodo di conquista del potere, delle frasi ad effetto, anche se basate su dati di fatto falsi,  delle semplificazioni che celano la complessità del reale, insomma  un vero e proprio inganno nei confronti di quelli cui si rivolge e che spesso non hanno gli strumenti culturali per comprenderne la cialtroneria. L’analisi dei costi/benefici è del tutto esclusa per cui, come sentiamo spesso da noi, si fanno delle asserzioni senza dire mai come realizzare quel che si propone e, quando lo si fà, gli argomenti sono risibili.
La crisi economica epocale, generata da soggetti incompetenti e disonesti  che hanno spinto per una liberalizzazione senza regole adeguate e controlli, ed il cambio tecnologico sono tali da incidere in modo crudele sulla società e questo richiede molta solidarietà ma non giustifica in nessun modo l’irrazionalità, l’intemperanza ed il manicheismo per cui il mondo si divide in due: i buoni ed i cattivi; non rilevano le proposte e gli argomenti perché quelli dell’avversario debbono esser cattivi per definizione.
A questo siamo, in Francia, in Europa, in Italia. Ci vogliono nocchieri come Macron che conoscano in che direzione deve andare  la nave, senza sfracellarsi sulle secche di una società complessa dove l’internazionalizzazione è irreversibile anche se va governata molto meglio che in passato, ma si deve anche prendere atto da adulti della legge dell’economia che è quella della domanda e dell’offerta. Altro che: duce conduci! Dove ci ha condotto quello sciagurato?
L’accecamento persiste, specie da noi, dove si continua ad ipotizzare seriamente un possibile governo 5S: per contrasto  la Francia  è in grado di svolgere un dibattito politico di oltre due ore infinitamente più sensato dei nostri dove i conduttori incompetenti interrompono ad ogni pié sospinto con osservazioni incongrue o domande stupide. Forse abbiamo toccato il fondo ed incomincia qualche resipiscenza, ma il cammino è lungo: En marche, appunto.

domenica 23 aprile 2017

PD / M5S UNITI? NON CI PARE...

La campagna contro il M5S ce la dobbiamo fare noi da soli, con gente dalle idee chiare e coraggiosa come voi, perché ormai è chiaro che c’è il rischio che si vada a un’alleanza tra 5S e PD contro Berlusconi, Salvini e Meloni. Un’anticipazione è l’accordo alla Camera tra dem e grillini sul biotestamento e anche Marco Travaglio sul Fatto quotidiano, il quotidiano più filogrillino che ci sia, dice chiaramente che fra tutte le soluzioni difficili è la meno impossibile e anche la più auspicabile. Il PD poi sembra sempre più morbido con i grillini, per cui, se non vogliamo finire nelle loro mani, dobbiamo darci da fare da soli, facendo emergere tutti i loro errori e difetti possibili, perché ai politici del PD interessa solo rimanere al potere, per cui machiavellici come sono, per il loro fine, userebbero qualunque mezzo, anche l’alleanza con Grillo.


Raffaele Caviglia


Carlo Biancheri


Si tratterebbe di un’alleanza contro natura.
E noi siamo così antiquati che crediamo che esista ancora una natura per cui gli alberi, salvo eccezioni, crescono all’insù, un grave  normalmente cade all’ingiù, il gatto solitamente caccia il topo, il predatore azzanna la sua preda, i figli nascono senza artifizi dall’unione di maschio e femmina… e via discorrendo. Per Kant no, la natura è una tavolozza e ad essa si oppone la cultura che la forgia…, salvo generare Frankestein…
Purtroppo non mancano le analisi di persone prive di equilibrio che leggiamo sui media, incolte o in mala fede, o  quelle di molti politici.
Il M5S, come acclarato, non sa governare e rischia di trovarsi, perlomeno a Roma, nella posizione di Cola di Rienzo al suo ritorno da Avignone: si sa che fine fece… Necessita, quindi, di qualcuno che sappia di che si stia parlando sui problemi in essere... La preparazione di un  Travaglio, della Gabanelli e, dispiace dirlo, anche di un Giannini è disperante se in buona fede. Volete un esempio? In materia finanziaria continuano ad accusare i controllori del mercato finanziario che, per quanto attiene all’informazione da dare agli investitori, se avessero lasciato pubblicare sul prospetto informativo (il foglietto dei medicinali per intenderci…) gli ‘scenari probabilistici’, patrocinati dal Minenna che fece una breve apparizione sul carro grillino al Comune di Roma come assessore, i vari scandali come MPS e le banche venete non sarebbero successi. Noi normalmente non ci avventuriamo a dar giudizi in materia medica o di fisica, perché non siamo competenti, invece questi ed altri, in primis i cantori pentastellati, sostengono che l’Unione europea non vietava la pubblicazione, si limitava semplicemente a non prescriverla. A questi scienziati ci limiteremo a ricordare che:
1. Il prospetto è disciplinato da un regolamento comunitario ed è direttamente applicabile in ciascuno Stato, quindi, ai sensi del Trattato, gli Stati membri non possono esercitare le opzioni che sono talora consentite nelle direttive nel trasporre la normativa comunitaria in normativa interna, pena la condanna da parte della Corte di Giustizia che annullerebbe la legge nazionale, o il regolamento amministrativo, che introducesse tali aggiunte.
2. Il contenuto del prospetto è stabilito dalle norme di secondo livello approvate dalla c.d. procedura Lamfalussy e cioè dall’ESMA che raccoglie tutte le Autorità di controllo dell’UE, più quelle dello spazio economico europeo (EEA). Gli Stati membri non possono prevedere informazioni aggiuntive anche perché il documento circola all’interno dello spazio economico europeo senza bisogno di ulteriore autorizzazione nel paese ospitante, ma con mera notifica tra Autorità; se si aggiungessero informazioni che le altre Autorità non condividono non potrebbe più operare il passaporto europeo, che è la pietra miliare del sistema, insieme all’armonizzazione ed al c.d. controllo del paese di origine.
3. Lo scenario probabilistico è contestabile, perché se non si verifica, l’informazione potrebbe esser soggetta a contenzioso da parte degli investitori nei confronti di chi esercita il controllo e le Autorità pubbliche, salvo che nei regimi socialisti, non possono garantire il buon fine dell’investimento del capitale di rischio… Ciò è tanto più vero che negli Stati Uniti è consentita la pubblicazione di tali scenari solo nell’ipotesi in cui i collocatori (da noi banche e Sim) si assumano la responsabilità in caso di Civil Action, in modo da rifondere i danni agli investitori; con l’esito che nessun emittente di titoli pubblica gli scenari perché i collocatori non si assumono questo rischio…
Così va la Storia fatta di fake news, come si dice adesso…; il dramma è che la gente non sa o non vuol saper nulla, crede al Di Battista di turno che da ultimo ha acquisito il grande e laborioso merito di divenire padre, come apprendiamo dai giornali.



giovedì 20 aprile 2017

DI PROFESSIONE CATTOLICI

Rosa Elisa Giangoia

La Chiesa Cattolica italiana, nel ristretto provincialismo del suo orizzonte, per l’ennesima volta sta prendendo lo slancio per salire sul carro del presunto vincitore, per cui, dopo la risibile liaison in mano ad Irene Pivetti, l’acquiescenza  nei confronti di Berlusconi, omaggiato dal cardinal Bertone e salutato all’aeroporto da papa Benedetto, e l’apprezzamento per il cattolicesimo scoutistico di Renzi, ora, terminato l’impegno per le celebrazioni pasquali, sono iniziate le grandi manovre di avvicinamento al movimento di Beppe Grillo, di cui veramente, proprio nei riti della Settimana Santa c’erano state le prime avvisaglie con la cordiale accoglienza da parte di papa Francesco alla sindaca di Roma Virginia Raggi - ma non era inconcludente ? - a cui, secondo i quotidiani, avrebbe fatto seguito un faccia a faccia improvvisato su temi top secret e la presenza in prima fila di Luigi di Maio (con la fidanzata…; va detto che ormai è desueto sposarsi) alla Messa di Pasqua in piazza San Pietro.  Ma l’apertura vera e propria della marcia di avvicinamento è avvenuta ieri con gli interventi mirati di Marco Tarquinio che sull’”Avvenire”, di cui è direttore, ha intervistato Beppe Grillo e sul “Corriere della Sera” ha risposto ad un’intervista per chiarire le sue idee sul M5S.
Su “Avvenire” Beppe Grillo dà un’immagine del Movimento che non corrisponde alla realtà dei fatti, soprattutto alla luce di recenti vicende. Parlare di “onestà e competenza al servizio dei cittadini” è dire qualcosa smentito da molti fatti in situazioni locali in cui il M5S è al potere o ha cercato di acquisirlo anche con mezzi illegali, bastino i casi di Roma e Palermo; dire che il M5S ”sarà l’espressione di elezioni libere” è un’affermazione totalmente smentita dalle recenti vicende di Genova, interne al movimento.  Tutto il resto è fumoso e inconsistente. A proposito dei temi etici, il Movimento è per l’”autodeterminazione, intesa come la possibilità data ai cittadini di essere cittadini’, il che è è un flatus vocis privo di contenuto, come parlare di “reddito di dignità”, espressione usata ora da Grillo invece di “reddito di cittadinanza” per adombrare in prospettiva una più equa distribuzione del reddito sempre con la critica allo Stato attuale che paga “vitalizi ai politici e bonus super-milionari ai manager”, ma forse anche per recuperare l’idea che al reddito sia collegato il lavorare, come nell’attuale forma del “reddito d’inclusione”, per essere esente dall’accusa di quel populismo, fatto di panem et circenses, tipico del Basso Impero e delle dittature… Un correggere progressivamente la rotta da parte di Beppe Grillo per rendersi più facilmente accettabile in vista del confronto elettorale, poi si vedrà…, sembra pensare!
Particolarmente debole e confusa appare la proposta del Movimento per quanto riguarda la politica estera, con decisioni affidate agli iscritti in estemporanee consultazioni on line che fanno prevalere un antieuropeismo, ben rimarcato da Grillo anche nella sua intervista, nella prospettiva di un paese che dal suo isolamento suppone di potere modificare l’assetto della politica internazionale. Posizione molto illusoria, ma anche molto pericolosa per l’idea di uscire dall’euro, le cui disastrose conseguenze sono già state più volte evidenziate in questo blog. E qui nasce l’interrogativo: sono così sprovveduti che non se ne rendono conto? O cavalcano una posizione di cui conoscono le negative conseguenze solo perché populisticamente capace di raccogliere consensi, senza preoccuparsi di quali danni potrebbe portare al paese? Sprovvedutezza o cinico gioco al massacro?
Ma ora veniamo all’intervista a Marco Tarquinio sul “Corriere”, rilevante perché molto probabilmente dà voce a idee non solo sue,  ma ispirate da qualche vertice. L’intervista inizia un po’ sottotono, sul tema del lavoro domenicale, in evidenza in questi giorni per le proteste in alcuni centri commerciali, come quello di Serravalle Scrivia, non certo uno dei problemi nodali della situazione italiana, per cui il ritrovarsi in consonanza con il M5S non mi pare di determinante rilievo.  Sembra piuttosto un escamotage per arrivare ad un elogio di Luigi Di Maio e a un’annessione del M5S nell’area cattolica. Ma che bisogno c’è di dare una patente di cattolicità al M5S? E poi che autorità ha Tarquinio per parlare a nome dei cattolici e affermare che “nei tre quarti dei casi abbiamo la stessa sensibilità”? Per additarlo come partito da votare ai cattolici? Ma ciascun cattolico, adulto e non tale per “intruppamento” dovrebbe essere capace di scegliere chi votare, senza indicazioni “dall’alto”. E poi non si capisce cosa ci sia di cristiano nello scegliere se sia meglio mantenere l’Euro oppure no… Non vorremmo che Grillo diventasse il nuovo “uomo della Provvidenza”. Ne abbiamo già avuto abbastanza, da quello in auge nell’infausto ventennio, quando solo la FUCI a Camaldoli fece sì che non ci si dovesse vergognare di essere cattolici, fino a tempi a noi più vicini, ugualmente infausti... Le parole di Tarquinio danno l’impressione che in certi gruppi cattolici l'essere credenti sia una sorta di appartenenza ad un modo di essere familistico-borghese dove tutto si trasforma in melassa e opportunismo in un generico buonismo, in semplicioneria, mentre alla gerarchia è attribuito uno status che sembra essere quello di tuttologi. A questo proposito è opportuno richiamarsi al Concilio, in quanto nella  Gaudium et Spes (76) si dice che nessuno rivendichi l'autorità  della Chiesa a difesa delle proprie idee e nel contempo si riconosce l'autonomia dei laici cristianamente ispirati nel fare le loro scelte con l’obiettivo del bene comune. Additare il M5S è  tanto più biasimevole perché  il dialogo avviene con persone che amministrano molto male le realtà locali (basti pensare a Roma, completamente bloccata da troppo tempo), si avvalgono di  procedure democraticistiche che si sostanziano in like, con un Movimento affine per comportamenti alla Chiesa di Scientology con gli alieni e l'instaurazione del pianeta Gaia dove tutte le religioni avranno il loro ruolo.
Ci rallegriamo che “Famiglia Cristiana” abbia sostenuto il contrario  di  quel che ha detto il Tarquinio. Anche  la Conferenza episcopale sembra aver reagito  freddamente. Lo stesso direttore ha dichiarato che si trattava di opinioni personali  –alla buon’ora! Aveva  detto noi… Noi chi? -. Da tutto ciò  ricaviamo che ormai esser cattolici non vuol più dire per i media vivere una fede ed aderire a quel che i cattolici chiamano il  depositum fidei ed essere in comunione  con la Chiesa. Basta che uno si dichiari tale, anche se professa idee razziste o è divorziato, come la Le Pen e altri anche in Italia. 
Quanto al Tarquinio, mandato callidamente in avanscoperta o avventuratosi per stoltezza ed ignoranza, sappia che questa linea non è conforme a quanto sancito dal Concilio che prendeva sul serio l’umano, nel quadro di un nuovo umanesimo che ripudia integrismo  – cioè deduzione dai dogmi delle scelte politiche- e giochetti, sostanzialmente amorali, oltreché infantili.

 

domenica 16 aprile 2017

VEGLIA PASQUALE



Auguriamoci tutti vicendevolmente che lo Spirito della Pace soffi a spazzare i venti di guerra che animano gli animi dei folli che hanno in mano le armi più pericolose.
Dario Longhi

Vi auguro di proseguire a lungo in serenità e felicità su questa strada di verità che avete intrapreso.
Tommaso Volpe

Grazie per il lavoro di discernimento che sapete fare e auguri di ogni bene in occasione della Pasqua.
Marcello Benzi

Con i più fervidi auguri per una Santa Pasqua serena e felice.
Oscar Rivanera

Carlo Biancheri

Santa Maria in Vallicella a Roma è una chiesa strepitosa non solo perché ci sono Rubens, Guido Reni, Pietro da Cortona, il Barocci, la copia della deposizione di Caravaggio, l’intervento del Maderno e l’attiguo oratorio opera del Borromini con la facciata ondulata, curva verso l’esterno, ma perché marca un uomo, degli uomini e donne, un tempo. Il contesto storico era quello del sacco di Roma, nel 1527, quando Carlo V aveva dato mano libera ai lanzichenecchi- da qui l’espressione: mamma, li lanzichenecchi!- contadini tedeschi luterani, venuti nella città eterna a regolare i conti con l’Anticristo, cioè Satana, il papa, ma anche a far soldi: ebbero trenta giorni di impunità per compiere qualsiasi misfatto e per dar fuoco ad una cospicua parte dell’abitato, dopo averlo depredato di quanto potesse esser trasportato: era la loro paga. Lo sgomento fu tale che persino Clemente VII, un altro Medici…, dedito alla caccia, si fece crescere la barba in segno di penitenza. Ma Pippo bono, come era chiamato dal popolo, rimaneva senza strepito nelle sue Indie, cioè Roma, con una pastorale nuova, gioiosa, accogliente e consapevole: umana. Per questo alternava la musica alla predicazione, quel suo parlare autentico, che lasciava sbalorditi persino i giovinastri che si prefiggevano di dileggiarlo in Chiesa. La Riforma cattolica era iniziata fin dal tempo di Savonarola e soltanto la prepotenza della storiografia protestante e tedesca ci ha obbligati a ragionare in termini di Riforma e Contro-Riforma, anche nell’arte: mera propaganda.
Sotto Paolo IV Carafa, ma anche sotto San Pio V, Pippo stava attento a come muoversi: la linea era durissima dinanzi alla mondanità della Chiesa – i preti vestivano come gli altri, erano soprattutto interessati a far carriera, la castità era poco rispettata e le celebrazioni liturgiche erano rare - e, nel centro della cristianità, non era ammesso sgarrare. Filippo era un irregolare, non voleva accettare un inquadramento in un ordine di quelli esistenti, né si fece mai gesuita, malgrado avesse redatto una domanda; voleva libertà per i suoi seguaci, dei sacerdoti che vivevano insieme fraternamente, senza voti, ma con uno spirito comune, quello di annunciare la speranza, la Buona Novella. Non aveva pensato al sacerdozio e fu ordinato, su consiglio del suo confessore Rosa, anche per esser tutelato: si comunicava giornalmente e questo, al tempo, era considerato un esibizionismo, in quanto i cristiani accedevano  all’eucarestia a Pasqua e a Natale…  C’era la riforma francescana dei cappuccini il cui fondatore andò a morire vicino a Ginevra… dove era Calvino…, i Teatini, i Barnabiti, i Camilliani, movimenti riformatori che nascevano da una tradizione laicale e non ecclesiastica.
Era fiorentino Pippo, amava il bello; per questo l’oratorio si avvalse di compositori come Animuccia, il maestro di Palestrina e nella storia della musica si tratta di una pietra miliare, specie per lo sviluppo della polifonia. Gli oratoriani hanno conservato il senso liturgico e l’amore per la musica e nella notte di Pasqua la liturgia è accompagnata a  Palestrina, al gregoriano e a Handel, nella tradizione di san Filippo. Papa Giovanni fece benissimo, nell’indire il Concilio, a voler un aggiornamento della Chiesa, nell’annuncio del messaggio evangelico e anche nella liturgia: la messa in latino non era una vera partecipazione anche per i pochi che lo capivano, con il sacerdote che era quasi un  mediatore separato dal popolo, ma l’espressione liturgica nuova dopo cinquant’anni è ancora di là da venire. Per ciò che attiene alla musica, a parte la misa criolla, alcune messe africane o la messa gitana, andalusa, non c’è nulla, e in Chiesa ormai si canta: Gesù,Gesù riposati anche tu…: da deficienti… Del resto Maritain lo aveva profeticamente scritto ne  Le paysan de la Garonne: il tempo a venire sarebbe stato caratterizzato dai montoni di Panurgo che si buttano dietro al capo-montone nel burrone, i progressisti, e i ruminanti della Santa Alleanza, quelli, cioè, che si oppongono a qualsiasi novità continuando, come ‘la gallina in su la via’ del Leopardi ne La quiete dopo la tempesta a ripetere il suo verso.
La liturgia della Pasqua inizia, nelle letture, con il Genesi, la creazione, la separazione delle acque dalla terra, la luce, il tempo, le specie viventi, l’uomo, maschio e femmina li creò… e Dio vide che tutto ciò era buono… o il profeta Baruc con le stelle che hanno brillato nei loro posti di guardia ed hanno gioito… (Bar. 15,34)… Dove siamo finiti con l’idolatria del soggetto? Stiamo discutendo se un bambino cresciuto da due padri o da due madri sia la stessa cosa di un bambino che vive in una famiglia felice, si intende…, con mamma e papà…, oppure se sia lecito o meno scrivere libri di storie di pedofili raccapriccianti, di cui non vogliamo neppure parlare, che sono al limite della necrofilia e al cui confronto Justine del matto Sade è un libro da educande… Libertà/licenza dell’arte… è il grande dibattito di gente che non sa come ammazzare il tempo e finge di affrontare i problemi.
Quando è cominciato questo delirio dell’io,del soggetto totalizzante? Clamorosamente  con Cartesio. Il Discours sur la méthode doveva esser il prologo a Trattati scientifici mai scritti, mentre si è finiti a discettare sui problemi del ‘ponte’ con la realtà esterna al soggetto, sulla ghiandola pineale dove ha sede l’anima (!) per poi, avanti  con Kant,  sostenere che il noumeno è inconoscibile e che l’atto morale è quello in cui la volontà dà a sé stessa la sua legge e, cioè, è scevra da ogni condizionamento, libera dalle circostanze – ciò che importa per Kant non è che cosa voglia una persona e cioè che voglia ciò che è giusto,come lo voglia e quando lo voglia…- e,perciò, vuota nel contenuto, ’formale’: come se un bambino volesse una volizione! Perché hai rubato la marmellata? Secondo voi, risponderà perché mi piaceva oppure perché così ha scelto la mia volizione, come direbbe Kant?  Wittgenstein e gli analisti di Cambridge hanno giustamente ridicolizzato tutto ciò.
Non penserete mica che questo virus non sia entrato nel mondo cristiano anzi cattolico…: c’è entrato alla grande. All’Università del Laterano insegna una professoressa, che si rifà allo sciagurato Bontadini,protetto da padre Gemelli, il persecutore di padre Pio, che inizia la lezione di filosofia dicendo: io sono certa di esistere perché penso; beccate stà sassata, si direbbe a Roma, e poi ne parliamo… Alla Gregoriana si insegna Heidegger, il logos e lo smarrimento dell’Essere da parte dell’occidente… il che porta a dire che se l’uomo è il pastore dell’Essere e tocca (…) l’Essere con il bastone… nella nebbia…, non lo può mai definire e tutto è apofatico. Ma la vita non è questo e la musica di Palestrina  rimanda alla vita stessa, quella della creazione, quella vita che Filippo Neri amava e tutelava  e che trasmetteva ai condannati a morte che si avviavano a Roma per via del pellegrino a Campo de’ fiori dove avvenivano le esecuzioni: questa  è soprattutto la Pasqua.
Il resto è elucubrazione soggettiva e anche perversione.


mercoledì 12 aprile 2017

IMPORTIAMO DALLA ROMANIA IL 40% DEI CRIMINALI...


Carlo Biancheri

Il giovanottello Di Maio che manifesta una conoscenza approfondita (…) della lingua italiana, pur avendo  portato a termine studi giuridici, dispone di statistiche certe allorché sostiene che abbiamo importato in Italia il 40% dei criminali romeni: condannati con sentenze passate in giudicato? Per quali reati? Contro la Pubblica Amministrazione  o per rapina a mano armata?
Bisogna ricordare che quest’ uomo doveva recarsi negli Stati Uniti, a detta dei giornali, per prendere contatto con la nuova amministrazione americana in vista di una possibile vittoria della setta che l’avrebbe portata al governo della repubblica delle banane. Con la stessa impudenza con cui si scusava dei suoi piccoli errori nella scelta delle persone, poi finite in carcere, a Roma o degli errori compiuti in buona fede - certamente ignora Kant che pone appunto la buona fede come criterio assoluto per qualificare un’azione  morale ma, come ha dimostrato egregiamente il professor Pouivet (Après Wittgenstein, Saint Thomas, Vrin 2014), si tratta di un’emerita sciocchezza, in quanto non esiste il principio categorico morale libero da condizionamenti, essendo il giudizio morale essenzialmente pratico: le circostanze non lo determinano ma contribuiscono alla formazione del giudizio – si lancia in affermazioni che sfiorano il razzismo, perché ammiccano al luogo comune: i rumeni delinquono. Anche gli italiani negli Stati Uniti (quanti suoi conterranei?)  venivano considerati tutti mafiosi e ‘spaghetti e mandolino’ sono tuttora uno stereotipo molto in voga nel globo. Chi gli spiegherà che ragionare per luoghi comuni è da insipienti?
Inconsistenti nelle proposte, ma sfacciati nell’ingiuriare gli altri; la sua frase equivale a dire che i delinquenti in Italia provengono per il 40% dalla terra  della camorra e cioè la sua. C’è da chiedersi se sia mai possibile che gente di tal fatta pretenda di governare gli altri!
Del resto nel suo raggruppamento ce ne sono diversi che si comportano nello stesso modo. Anche Fico, dégagé, sostiene con espressione ingenua che la questione di Genova è un problema locale (…): stiamo parlando di rispetto delle regole, di democraticità, di rifiuto della prevaricazione e lui dichiara bel bello che è un problema irrilevante che va affrontato localmente… Lo è stato ed infatti il giudice ha dato ragione alla ricorrente e torto al guru/garante, cioè al custode della Verità della setta, il giudice supremo, come nei romanzi planetari e come nella democrazia del pianeta Gaia.
Cosa ricavarne da tutto ciò?
Che è ora di finirla che i vari Asor Rosa,  Rodotà, L7 (Gruber, Mentana &c.), Il Fatto quotidiano e la miriade di giornalisti benevolenti, da ultimo il Corrierone, accreditino questi soggetti. Bisogna certo ringraziare l’intelligenza politica di Bersani e soci della bocciofila per aver dato tanto spazio a questi, specie all’inizio della legislatura, nell’assunto di matrice leninista che non ci siano nemici a sinistra. Quale sinistra, per giunta…? Alleati di Farage nel Parlamento europeo… una sorta di fascista…
 

mercoledì 5 aprile 2017

G.R. CASALEGGIO SAREBBE FIERO DI VOI...


Carlo Biancheri

Con questa sorta di benedizione laica, impartita dal pregiudicato genovese, già comico, i consiglieri di Roma del M5S possono stare sicuri di essere sulla retta via…
Ci pare di vivere un tempo non solo difficile, ma di impazzimento generale, dove il linguaggio dei giovani e meno giovani politici manifesta idee – si parva licet - che non esitiamo a qualificare pericolose.
I succitati consiglieri che hanno sin qui dato prova di saper così ben governare una città in dissesto, -ormai è passato un anno in cui ne abbiamo viste di tutte: nominati e cacciati, assessori dimessi, dirigenti arrestati, gratificati economicamente senza fondamento né qualifiche, il sindaco indagato ma inamovibile, fino al terzo grado di giudizio (?) e ovviamente… le regole del movimento cambiate in corso d’opera, gli eletti che continuano imperterriti a ritenere responsabili dei disastri chi li ha preceduti…-  ora hanno deciso di trasferire i ‘principi’ del motore Rousseau nel governo della capitale che vive a fatica il quotidiano: un tipico diversivo, un centone di democrazia diretta che può trovare d’accordo giusto gente come Mentana che ha dichiarato che i seguaci della setta non vanno demonizzati e lui, come noto, la sa lunga...
Innanzitutto il governo di un Comune, come Roma, non può esser espletato sulla base di clic, di mi piace/non piace che vanno a finire in un filtro per nulla trasparente.  Inoltre, è sbagliato il metodo, in quanto non si possono ridurre in pillole problemi complessi. Rinviamo sul punto quanto scritto da Bobbio sulla democrazia  diretta e le società complesse e ricordato oggi da Sabino Cassese sulla stampa. Per esempio, se io chiedessi ai romani se vogliono una città con aria meno inquinata, cosa penserete mai che risponderebbero? No,vogliamo asfissiare come adesso dove le centraline di controllo, se non piove o tira vento, sforano  i limiti delle polveri sottili  già alti! Ma se non si spiega nel contempo che cosa comporti nella vita quotidiana in termini di costi e sacrifici il raggiungimento dell’obiettivo dell’aria meno inquinata, che significato ha porre il quesito referendario se non per fini di propaganda strumentale? Se si danno spiegazioni, a questo punto ci si dividerà, perché alcuni non saranno disposti a sottoporsi a rinunce e la politica dovrebbe esser precisamente questo:una scelta. Non crediamo che la discussione  possa correttamente svolgersi  per via telematica perché qualcuno dovrà pur fare la sintesi…
Il sindaco, invece di dar conto dei vari procedimenti giudiziari in cui è coinvolta – non può parlare, ha detto, perché la materia è coperta da riservatezza, in quanto oggetto di indagini da parte dell’autorità giudiziaria…Uhm… un’altra delle sue… se fà ‘dichiarazioni di scienza’ dove sta la violazione del segreto?- ma si giustifica col noto brocardo ‘mal de todos remedio de tontos’ e cioè Buzzi sta parlando e gli avversari sono peggiori di lei: logica perfetta! Ci sarebbe  da chiedersi come abbia potuto, con questo metodo logico, conseguire la laurea e successivamente  superare l’esame da procuratore legale (all’epoca si chiamava così?)…
In generale, gli esponenti del movimento  dichiarano che intendono cambiare l’Italia. In che senso? Chi ha dato loro il mandato? Siamo in uno Stato che detta principi etici? Non sono forse rappresentanti portatori di un programma (miserrimo nel caso della setta…) che i rappresentati scelgono? Quindi i conti vanno fatti prima del voto, perché i votanti debbono sapere  a cosa vanno incontro e non dopo. Poco ci importa che abbiano l’appoggio del Grillo (da ultimo, la benedizione del defunto Casaleggio).A mo’ d’esempio ci ricordiamo quel ‘non lasceremo nessuno indietro’ del sindaco Raggi quando crollò a Roma la palazzina a Ponte Milvio… La demolizione l’ha pagata il Comune?
Anche Renzi vuol cambiare l’Italia e cade nello stesso errore che era quello di Robespierre e di Lenin e di tutti i rivoluzionari o i dittatori che vogliono modellare gli altri secondo la loro visione del mondo, la loro Weltanschauung: io sono vegano? Tutti debbono rinunciare alla carne… Sono animalista? Gli animali contano più degli umani e così via…
La democrazia non è questo, è dibattito, confronto di proposte da parte di chi le sa fare e le capisce… E’ insensato proporre il reddito di cittadinanza se non si dice nel contempo che fine fà la cassa integrazione e dove si prendono le risorse per finanziarlo: non sono i grillini a sostenere scorrettamente che il debito pubblico non fà che salire? Come pensano di governare oltre a proporre il referendum sull’Euro  che,come ha spiegato Draghi non è possibile? Bisognerebbe uscire dall’Unione… e ciò ci porterebbe rapidamente al livello balcanico… Ah il programma di governo, sì… diremo come i greci nell’Areopago a san Paolo: ‘su questo ti sentiremo un'altra volta’…
Del resto non sono i soli ad imbrogliare le carte. Il fuoriuscito Rossi, governatore della Toscana, dichiara, insieme all’intellettuale Speranza, che siccome la Repubblica italiana è fondata sul lavoro, come recita la Costituzione, ci deve esser un diritto al lavoro per tutti. Già…, come? Forse, in quanto conterraneo di Collodi, crede anche lui, come Pinocchio, che esistano alberi che producono monete d’oro, invece di frutti?





domenica 2 aprile 2017

SIT PRO RATIONE VOLUNTAS!


Carlo Biancheri


‘…il capriccio tiene luogo della ragione’ così Tommaso da Celano, beato, nella Vita seconda di Francesco piccolino (cap. CXXXI).
A chi si riferisce il figlio del conte di Celano, gran feudatario, che sotto una  montagna priva di boschi dell’Abbruzzo aveva il suo impressionante castello, squadrato, che dominava e domina tutt’oggi la piana,come dal castello dell’Innominato, ’dando un’occhiata in giro, scorreva… i pendii, il fondo, le strade praticate là dentro…’ (I promessi sposi, cap. XX)? A Giovenale, alla VI Satira perché il figlio di questo gran signore era colto ed aveva lasciato ogni cosa per seguire Francesco. Tommaso non poteva dimenticarsi da dove veniva, così, salendo a La Verna con Francesco che, già malato, cavalcava una mula, mentre lui era a piedi, pensava tra sé, sfinito per il caldo e la fatica: lui stà sopra ed io a piedi, ma mica i nostri genitori giocavano insieme a palletta da bambini… E Francesco, che conosceva, per grazia, i pensieri, salta giù subito dalla mula e gli dice: sali tu… ma Tommaso si inginocchia. Eppure ancora oggi il castello fà pensare alla grandezza dell’uomo che senza strepito può liberamente lasciare ogni cosa attratto da uno che  essendo colto anch’egli – il primo poeta italiano si studiava in altri tempi nei manuali…- invitava  ad immedesimarsi nel ‘Signore poverello’, rinunciando a tutto e mendicando…
E già, Giovenale, che oggi sarebbe processato per omofobia, viene preso come riferimento per  sostenere che bisogna guardare più ai fatti che alle parole e ’Se i superiori parlassero anche la lingua degli uomini e degli angeli ma non accompagnano le parole con esempi di carità, a me giovano poco, a sé  stessi niente. In realtà quando chi corregge non è temuto in nessun modo e il capriccio tiene luogo della ragione, bastano forse i sigilli della salvezza? (cioè l’autorità…)’ (Vita seconda, cap. CXXXI, Fonti francescane, Editio minor).
Da tante altezze passiamo alla prosa quotidiana ed alla setta che   vuole conquistare il  quaranta per cento dei votanti…
Capiamo la stanchezza di tanti elettori di fronte ad una politica che per decenni è stata autoreferenziale, sostenuta da una grancassa indecorosa dei media che si appoggiano su una cultura che più che la verità cerca l’interesse ed il conformismo. L’abbiamo già scritto: ci vorrebbe un Molière…
Ma la conclusione di buttarsi in mano a gente incompetente e che mente  e  si difende solo a parole e non con l’agire; lo provi il fatto che il moralista comico in disarmo vive nel villone…, è un segno di decadenza grande: l’uomo non spera più e non ama la vita.
Facciamo un esempio: il Di Battista ed il suo compare sono stati denunciati per diffamazione per aver rovesciato il tavolo a male parole nella misteriosa selezione del candidato sindaco a Genova. Persino i sodali della sinistra perfetta si sono turbati: allora non si possono più votare… Ebbene, il giovanotto deputato, che ammira Mussolini e Che Guevara (perché non Kim Il Sung o Hitler e Stalin?), ci dichiara che lui di denunce ne ha avute a iosa ma non gli fanno un baffo… Invece di rispondere sul merito, ne fà una questione di metodo, avendo evidentemente mangiato pane e volpe…, come si suol dire… E ministro di cosa diventerà costui?
Chi vota questa gente è come se affidasse la custodia del gregge al lupo!