venerdì 20 ottobre 2017

VISCO / RENZI

Cosa ne pensi dell’affaire Renzi-Visco?
Bruno Esposito

Grazie per la domanda.
La difesa di Visco da parte della maggior parte dei giornali dell’establishment e di personalità così diverse, da Prodi a Napolitano, a Dini e a Monti  e di buona parte del Pd, la dice lunga sulla solidarietà della “fraternità”, diciamo così…, e sulla sensibilità per certi centri di potere intoccabili. La Banca d’Italia deve esser autonoma, secondo i principi internazionali adottati dal FMI, non solo perché fà parte di una rete di banche centrali che esercitano anche la funzione di controllo sul sistema bancario e lo regolamentano e, peraltro, siedono nel Consiglio della BCE, ma perché se dipende dal potere politico non può esercitare le proprie funzioni in modo indipendente. Ciò non significa che qualsiasi sprovveduto possa farne il presidente (già governatore). Visco, proveniente dall’ufficio studi, poi per lungo tempo distaccato all’OCSE, non è certo un esperto di vigilanza o di regolamentazione  e si è dimostrato un governatore senza bussola; soprattutto non ha messo mano alla supponenza, all’autoreferenzialità degli uffici che spesso fanno valutazioni profondamente errate, è parso timido con i forti ed imprudente con i “ladri di polli”. Far parte di un club non deve esser la garanzia di impunità quando si è inadeguati; purtroppo in questo paese è andata così fin dall’unità d’Italia, con qualche breve parentesi come quella di De Gasperi, dove nessuno paga. Pensate un po’ alla valanga di soldi pubblici buttati per coprire le perdite dell’IRI, ogni anno, per decenni… con i boiardi di Stato che ci sono tuttora ed infatti si manifestano in caso di attacco. Visco va sostituito eccome, perché la vigilanza è stata  carente, intempestiva e squilibrata, in certi casi, nella valutazione dei  crediti in sofferenza, imponendo requisiti patrimoniali che hanno determinato il commissariamento; sul piano internazionale, è caduto dal pero quando a Bruxelles hanno approvato una direttiva sul bail-in che penalizza solo gli italiani nel coinvolgimento dei depositanti. Soprattutto in Italia, infatti, si lasciano somme rilevanti in conto corrente senza investirle… Forse i depositanti, prima di aprire un conto corrente, dovrebbero mettersi a valutare la rischiosità della banca come si fà quando si acquista un’azione che è capitale di rischio? Questo è un errore concettuale gravissimo, sufficiente per dargli il ben servito per non essersi opposto efficacemente alla direttiva. Ciò detto, Renzi sbaglia anche quando ha ragione, perché è irritante nei modi come superbone, il personaggio dei fumetti che forse ha letto  troppo in gioventù a Rignano.

Carlo Biancheri


mercoledì 18 ottobre 2017

SMARRIMENTO GENERALE

Carlo Biancheri


Viviamo in un tempo strano che sembra essere di smarrimento più che di cambiamento.
L’economia nel mondo va avanti con lo sviluppo dell’innovazione tecnologica, concentrata in poche mani e sotto il controllo di chi dispone di capitali importanti, mentre la ricchezza è sempre meno distribuita.
Il capitale finanziario persegue, secondo le consuete logiche, la massimizzazione del profitto ed i grandi intermediari, cinicamente immemori della crisi del 2008 da loro stessi provocata, chiedono nuovamente minori regole di mercato e trovano la sponda negli USA  di un presidente, chiaramente squilibrato, che non dimostra il minimo interesse per il bene generale, il bene comune  si diceva in altri tempi e, per giunta, quello dell’umanità stessa, dato il ruolo e la potenza americani.
La dimensione religiosa sembra avverare la profezia di Feuerbach e cioè che verrà il tempo in cui la fede in un Dio razionalistico verrà considerata superstizione…, il tempo in cui ad illuminare e riscaldare l’umanità non sarà la candela dell’ingenua fede, né la luce crepuscolare della fede razionale ma la pura luce della natura e della ragione (da L’essenza della religione). Sebbene gli avvenimenti successivi smentiscano la fede dogmatica nella ragione dell’uomo dell’Ottocento, ampiamente addormentata al tempo di Hitler, Mussolini, Lenin e Stalin e  di tutti i dittatori asiatici e latinoamericani e di molti capi africani che abbiamo conosciuti nel “secolo breve”, tuttavia si assiste ad una rincorsa da parte delle religioni, in particolare di alcune confessioni cristiane, ad un adeguarsi ai desideri del “mondo”, caratterizzato nelle società occidentali e non solo quelle… da narcisismo, edonismo sfrenato, dal rifiuto del sacrificio, dalla corruzione, dall’assenza di un progetto: in una parola, la vita vissuta come un istante e non come durata.
Sembra che tutti siano discepoli di Cartesio e di Kant perché incentrano le tematiche, i discorsi su questioni di “metodo” - i percorsi…- e non di contenuti e, quindi, in ossequio a Kant, le analisi sono “vuote”, formali: un bambino non dovrà più dire “ho fatto una marachella perché volevo la marmellata che mi piaceva, ma bensì… perché ho voluto la mia volizione”… Un metodo disumano … e stupido.
Questo bel metodo, insieme ad uno sconquasso sociale causato dal progresso tecnologico, comparabile al passaggio dai cavalli alla ferrovia e poi alla meccanizzazione, sembra  aver generato tante solitudini e lo smarrimento di molti senza neppure la saggezza degli epicurei che cercavano solo il piacere possibile… Rimane soltanto una cosa: l’attesa messianica di una palingenesi e la sciocca fiducia nel progresso nella Storia che, secondo Hegel, porterà senz’altro ad un traguardo ulteriore per l’umanità, superato l’ostacolo/l’opposizione…
Nuovo diventa allora sinonimo di positivo e così in politica il rifiuto dell’esistente ci porta nel mondo di chi gestisce la cosa pubblica ad una pletora di  giovani, chiaramente acerbi, cioè non preparati né umanamente e neppure professionalmente ma… non importa. Si fanno forzature come in Catalogna con una minoranza combattiva che si impone agli altri con lo stile dei soviet… E va bene… viva l’indipendenza, è un altro giorno, anche se il risveglio sarà amarissimo perché significherà una vita piena di problemi per ora inesistenti: l’atteggiamento ricorda  quello onirico della libera Repubblica di Fiume… Oppure in Austria, dove il trentunenne di bell’aspetto del partito popolare, che si alleerà probabilmente con i nazisti, non sa dire altro che bisogna fermare l’immigrazione: non conosce, l’incauto, Ammiano Marcellino che sul finire dell’impero romano vedeva il fiume di gente che traversava il Danubio sulle zattere e  le legioni romane sopraffatte che  osservavano inerti. Poi i nazionalisti, ex-comunisti dei paesi dell’Est Europa, che, con perfetta doppiezza, prendono i soldi dalla UE e chiudono i confini.
E da noi che succede? Che il M5S è accerchiato, a detta del candidato Presidente già aspirante ingegnere, poi aspirante avvocato e poi niente, Di Maio, perché la Appendino ha problemi giudiziari per falso ideologico – è indagata insieme a tutti i loro sindaci più rilevanti-… dopo aver avuto la responsabilità della mala organizzazione dell’evento a Torino che ha causato un morto ed oltre 1.500 feriti… ma ha un avvenire politico, a detta dell’autorevole giornalista Concita De Gregorio che l’ha intervistata… Caspita! All’evidenza, malgrado l’assistenza dell’ex seminarista, Torino non va bene e questa non sa che fare per combattere la crisi ma fà scena, quella sì: meglio apparire che essere? Grillo bestemmia sul blog? Il direttore di “Avvenire” che vedeva tante convergenze con i grillini suggerirà anche lui, come fece il Mons. Fisichella con Berlusconi a suo tempo in analoga fattispecie, che bisogna “contestualizzare”? Questi soggetti non sono in grado di formulare contenuti politici credibili e quando lo fanno sono risibili, malgrado i suggerimenti che all’evidenza non comprendono perché in tutti i loro interventi tecnici ci sono svarioni che denunciano ignoranza ed impreparazione. E poi la legge elettorale è una truffa perché li danneggia: non si discute del merito o si compara con quelle di Francia, Germania e Spagna che non prevedono le preferenze…, no ci danneggia quindi… è scandalosa, come dire se li avvantaggiasse andrebbe bene. Vorremmo sapere chi, sano di mente, può votare per chi ragiona così.
E Berlusconi? Ritorna come la mummia di Tutankamon e per far piacere ai trogloditi che lo votano ci racconta che gli africani sono grandi “scopatori” ma che lui ha insegnato ai libici l’uso dei bidet, perché esistono anche i preliminari erotici! A questo siamo e questo esprime il paese nella vita politica!
Perché san Tommaso scriveva che chi non sa governare sé stesso non può governare neppure gli altri? Perché, come spiega Aristotele nell’Etica Nicomachea, chi non sa governare sé stesso o è intemperante, cioè fa prevalere la parte animale dell’anima su quella razionale, o è imprudente, cioè si lascia trascinare dalle passioni. Tirate voi la conclusione.


giovedì 12 ottobre 2017

L'INFORMAZIONE PUBBLICA E' FAZIOSA?


Carlo Biancheri

Abbiamo assistito ad una intervista di Rainews24 ad Achille Occhetto  ed a Paolo Cirino Pomicino. L’intervista era inframezzata da collegamenti con la “piazza” di Montecitorio, dove impazzavano i giovanotti della setta, e con quella di Barcellona (deserta).
A dire il vero i due personaggi, anziani della politica, si sono espressi con una chiarezza, lucidità e profondità che non è moneta corrente nel dibattito politico attuale: la legge elettorale in discussione in Parlamento non va bene ma è un male minore rispetto al nulla che porterebbe all’ingovernabilità assoluta; la situazione attuale non è assolutamente fascista perché altrimenti gli sprovveduti non potrebbero proferire le dappocaggini che proclamano alle ‘folle’ dei loro adepti; la manifestazione in atto a Montecitorio, per il Pc sarebbe stata considerata un fallimento dato l’esiguo numero dei partecipanti, mentre una cattiva informazione fa sì che si continui a trasmettere per ore la diretta come se si trattasse di un evento rilevante. Così Occhetto. A questo punto il conduttore, che cercava di buttarla in burla, essendo stato in qualche modo oggetto delle critiche, si collega con la nota giornalista Agostini -sulla quale ci siamo intrattenuti in altro post- sempre lì in piazza Montecitorio a “cantare le gesta del pelide” arruffa-popolo di turno della setta e ad annunciare l’imminente arrivo – un vero suspense- del personaggio di grande spessore: il pregiudicato Grillo (con il piede in spalla?). Per tutta risposta alla critica di Occhetto la giornalista, con dolce sorriso, si avventura a dire: ’E già, perché il Pd le piazze le riempie’…, tanto che il conduttore si affretta a proferir qualcosa per assicurare che la tale era neutrale, naturalmente… Sia detto per inciso, chi conosce Roma sa benissimo che la porzione di piazza Montecitorio dove sono ammesse le manifestazioni è ben piccola: conterrà mille persone; si tratta di “piazza”o di cortile di caseggiato? Forse anche noi con famigliari ed amici riusciremmo col passaparola a riempirla… ed è tutto dire.
La questione suggerisce due considerazioni: l’informazione è pilotata e fà credere che un piccolo evento sia invece rilevante; non c’è alcun controllo nel servizio pubblico, né sanzione per informazioni scorrette, così come del resto nella maggior parte dei casi nel nostro paese. Già l’amato Manzoni ci ammoniva che “i colpi cascano sempre all’ingiù”, cioè che volano gli stracci che servono da capri espiatori, ma per gli altri…
Pomicino si domandava, giustamente, il perché di questa crisi profonda delle istituzioni. Sosteneva che i partiti erano pessimi ma che nella storia non vi è nulla di meglio – con buona pace delle teorie fantastiche del click- in quanto centro di mediazione di interessi e, soprattutto, di formazione politica. Nel nostro paese ci sono margherite, alberi, forza qui o forza là, stelle, articoli, ma non c’è una visione del mondo, un orizzonte verso cui operare e, aggiungiamo noi, si gioca sempre di rimessa perché non si sa formulare una proposta complessa e sensata. La classe dirigente d’antan ha avuto grandi responsabilità e difetti ma non è comparabile con quel che ci passa oggi il mercato…


giovedì 5 ottobre 2017

ABUSO DEL NOME DI DEMOCRAZIA

Rosa Elisa Giangoia
   Quello che sta succedendo in Catalogna evidenzia quei rischi insiti nel concetto stesso di democrazia nei cui confronti, fin dalle origini della sua teorizzazione e della pratica nella polis greca, menti accorte e sagge, come quelle di Platone e Aristotele, misero in guardia, privilegiando le capacità di analisi e di decisione di pochi di fronte alla prevaricazione di quanti potessero facilmente farsi trascinatori sfruttando l’incompetenza, l’irrazionalità e l’emotività.
   In Catalogna tutto questo sta avvenendo. Infatti ci troviamo di fronte ad una minoranza del 40% dei votanti che, avendo ottenuto un’adesione del 90% alla separazione dalla Spagna, vuole imporre la propria volontà, facendola passare per una decisione democratica, mentre si tratta dello stravolgimento stesso del concetto di democrazia, in quanto la soggettività di una decisione viene imposta come maggioritaria. Nello stesso tempo si infrange unilateralmente un patto di coesione sociale e politica che si era stretto di comune accordo quando si era unitariamente sottoscritta la costituzione spagnola.
   Un’accettabile decisione di separazione di una regione da uno Stato nazionale potrebbe avvenire solo nel caso in cui in quello Stato si promuovesse un referundum tra tutti i cittadini dello Stato stesso con un alto quorum di partecipanti per la sua validità e in tale votazione i favorevoli alla separazione fossero maggioranza.  E questo dovrebbe essere buon metodo di determinazione per tutti, anche qui da noi in Italia per evitare fughe velleitarie nella prospettiva del prossimo referendum del lombardo-veneto.
   La riflessione deve essere profonda, in quanto si stanno iniziando a mettere in discussione il patto sociale e la coesione nazionale a cui si legano i diritti dell’uomo e la solidarietà. Il pericolo è quello dell’affermarsi di una mentalità che privilegia i diritti e accantona i doveri verso il resto della comunità, incentrandosi in modo marcatamente esclusivo sul singolo e sulla sua sfera soggettiva nell’intreccio di imporre ciascuno le proprie convinzioni in una situazione di prepotenza ammantata di democrazia.

mercoledì 4 ottobre 2017

OLTRE MISURA

Carlo Biancheri


Nel quadro della ben nota lottizzazione del servizio pubblico RAI, il cui canone ci viene addebitato unitamente alla bolletta elettrica, per evitare evasioni, c’è una rete che spicca per avere dei collaboratori “creativi” ed è RAInews 24.
Ci sono giornaliste, sempre perfettamente pettinate che sfoggiano moda e monili, che proferiscono con aria dolce castronerie madornali e fanno sostanzialmente disinformazione, probabilmente senza saperlo, a giudicare dal livello culturale che emerge dal loro eloquio.
Da Barcellona siamo bombardati quotidianamente dall’inviata, una tale che sprizza entusiasmo per il governo indipendentista catalano che raccoglie il consenso del 40% dei residenti, se non andiamo errati… Dopo averci descritto l’eroica resistenza del popolo alla guardia civil, il fiume di folla, compiaciuta, all’evidenza, per la ventilata nascita di una nuova nazioncella (che cosa gliene venga non è ben chiaro, perlomeno a chi scrive…)  annuncia trionfante che il ‘parlamento’ catalano proclamerà l’indipendenza e che la UE – la poveretta ignora che ci sono la Commissione e poi il Consiglio ed il Parlamento e ancora Autorità come la BCE, non irrilevanti nella fattispecie…, ciascuno con i propri poteri- ha già acconsentito a favorire il dialogo (!) tra le parti  anche se  nel rispetto della legge –problema minore, aggiungiamo noi.
Ma cosa ha capito questa? E’ di oggi la dichiarazione del vice presidente della Commissione Timmermans che lo stato di diritto – leggi quello spagnolo…- va rispettato. A chi si riferisce la giornalista, al nuovo stato di diritto, quello del costituendo Stato Catalogna? Detto Stato però, come ha chiarito Juncker, sempre che trovi qualche altro Stato che lo riconosca –sappia la signora che senza il riconoscimento di almeno un altro Stato, nel diritto internazionale uno Stato non esiste, v. il caso della Transnistria, riconosciuta solo dalla Russia- dovrà fare domanda di adesione alla UE come paese terzo e l’adesione è approvata all’unanimità degli Stati membri… E allora? Inoltre, occorre aggiungere  che la Commissione,a norma del Trattato, in mancanza del consenso di Consiglio e Parlamento europei, può fare ben poco…
Mi spiace deludere le smanie della  poverina, ma per il momento c’è la Spagna e basta e per l’indipendenza… probabilmente ci vorranno tempo e quattrini…
Un’altra giornalista della rete è specializzata in questioni parlamentari e non perde occasione per dare la parola al M5S con fare materno, pur essendo stata contestata dalla loro “bassa forza”,diciamo così… Oggi abbiamo appreso da una deputata ‘intellettuale’ di quel gruppo che  con la nota del governo al Def non ci sarà nessun investimento, ma il documento servirà solo a non far scattare le clausole di salvaguardia-  imposte dalla UE, leggi per evitare l’ aumento dell’IVA- e volute dal Governo Renzi!! Questa è una menzogna che la parlamentare con sfacciataggine ed improntitudine  ha propalato in tv certa che gli spettatori, composti dal parco buoi…, non avrebbero capito. Per sua scienza sappiano la grillina e la gentile intervistatrice (…) che le clausole di salvaguardia sono antiche e rimontano  al 2011 ai tempi del governo del Cavaliere che ha così ben operato e del famigerato governo Monti, se non andiamo errati, e  si trascinano nel tempo perché la UE si fida poco – giustamente - degli impegni assunti dall’Italia: è sufficiente assistere a  certe trasmissioni televisive per esser diffidenti!
La morale qual è?

Che il servizio pubblico, forzosamente finanziato da noi, non ha controlli e che un giornalista può dire qualsiasi sciocchezza che gli passi per la testa o fornire informazioni parziali e fuorvianti,orientando l’opinione pubblica. Esiste pure una Commissione parlamentare di controllo presieduta dal Fico, notoriamente  dégagé… evidentemente del tutto inefficace.

domenica 1 ottobre 2017

LA COMICA FINALE



Carlo Biancheri

Ci tocca tornare sui ragazzotti e ‘segnorine’ che vogliono bruciare le tappe e fare i governatori del paese come nei videogiochi o più semplicemente come nel film, che probabilmente non hanno visto, Il grande dittatore di Chaplin.
L’occasione  sono le ultime esternazioni della giovine avvocata Raggi che esulta per il  fatto che venga archiviata l’accusa contro di lei per abuso di ufficio, a fronte di un comportamento qualificato comunque come ‘illegittimo’ dalla Procura di Roma, mentre si compiace di esser  rinviata a giudizio, soltanto (…), per falso in atto pubblico che comporta una pena di reclusione superiore  di due anni rispetto a quella per abuso d’ufficio…: se la logica ha un senso…
Si duole la Raggi della mancanza di indipendenza, a suo dire, dell’Oreb, l’organo di revisione contabile del Comune di Roma, e con lei l’assessore paracadutato da Livorno con qualche rinvio a giudizio sulle spalle e che ha risolto brillantemente il problema dei trasporti locali, facendo pagare il conto ai livornesi. L’indipendenza i membri dell’Oreb la hanno persa in fretta perché la Raggi, allora all’opposizione, li lodava per contrastare il sindaco Marino: delle due l’una , o ci è o ci fà, come si dice a Roma.
Incolpa il governo ora che non può più incolpare i predecessori perché il tempo trascorso comincia ad essere troppo per il degrado di Roma: vuole incontrare i ministri da un anno, dichiara, perché risolvano tutti i suoi problemi: le buche nelle strade, la sporcizia dovunque, le case popolari, le periferie degradate, la viabilità, gli stupri dove occorrono leggi speciali, a suo dire…, la manutenzione del verde, i cimiteri, i municipi che non funzionano, la decadenza della vita culturale e via discorrendo… Se il governo non la incontra ne scapiteranno i romani, aggiunge in tono minaccioso. Ma… non aveva sostenuto che con lei cambiava il vento? Che c’era una palingenesi?
È questo il vento?
A livello nazionale l’incoronato Di Maio svela il suo vero volto e minaccia i sindacati: se non si autoriformano ci penseremo noi quando saremo al governo, dando il tutto per cotto e mangiato… L’approccio  è autoritario come quello del Ventennio di cui portiamo ancora le ferite. Non sapendo niente di niente gioca sull’immagine, sulle dichiarazioni, ingannando gli analfabeti o i faziosi che lo votano. Ricorda la donna sindaco di Barcellona che, a fronte di un Referendum che è fuori dal quadro costituzionale della Spagna, perché pretende di costituire una nuova nazione, denuncia un’aggressione da parte del governo spagnolo. Aoh! Svegliati! Qual è il patto sociale della Spagna? Se vuoi distruggere la Costituzione spagnola devi anche sentire cosa ne pensano quelli con cui hai convissuto oppure soffri un’occupazione straniera? È sempre la solita storia: tutti i vantaggi senza pagare dazio.
I misfatti dei 5S richiedono però una riflessione sui motivi per cui siamo giunti a questo segno.
La premessa è che i partiti si sono distaccati da un pezzo dai territori e dalla gente e hanno subito gli avvenimenti senza formulare proposte adeguate se non un’Europa politica che non può nascere dall’alto ma dai comportamenti convergenti:ancora una volta l’approccio illuministico è sbagliato; questo ha avvantaggiato le compagnie di giro, per dirla in gergo teatrale, specie quella del pregiudicato, comico in disarmo.
Si è cominciato con l’idea fasulla che, giacché siamo tutti uguali, uno vale uno…, basti un click per decidere se stare o meno nell’Euro, se cambiare la Costituzione, se uccidere tutti i corrotti… Naturalmente un click ‘gestito’, per così dire… e questa idea è maturata nella mente del guru, già del gruppo Olivetti, poi dedito agli studi sui pianeti di cui si occupa la setta di Scientology. Mai che sia passato per la mente che certe scelte hanno una complessità paragonabile alla cura della leucemia sulla quale noi, personalmente, non oseremmo proferire verbo, e che non sono suscettibili di click; la mala genesi della Brexit dovrebbe insegnare qualcosa…, evidentemente non a loro.
Dietro a lui si è inserito il comico che voleva passare alla Storia, stanco dei suoi siparietti dove andavano ormai in pochi, e felice di esser riconosciuto ‘garante’ (di che?), padre nobile...
Poi i sinistri duri e puri entusiasti degli innovatori che avrebbero distrutto il sistema –leggi: la vita quotidiana di ciascuno di noi- non paghi della lezione della Storia sulle dittature del proletariato che non hanno realizzato alcuna società felice ma gulag. Loro, per la verità, paiono ben pasciuti e per nulla afflitti da problemi siffatti, anche considerato che esiste una distanza siderale tra le parole e le cose…
Poi il ciclostile di partito come il “Fatto quotidiano” e  i giornalisti/e entusiasti della novità che non hanno cessato di intervistare ragazzini che non avevano nulla da dire, salvo gli insulti, ma che costituivano comunque il nuovo come se la Storia consistesse nella novità purchessia: anche Mussolini era nuovo…
Le leggi, il quadro istituzionale non sono significativi per loro: è di oggi l’intimazione del consigliere pentastellato di liberare subito Andrea, uno degli anarchici fermati  in relazione ai disordini di Torino per il G7 sul lavoro.
La democrazia per funzionare suppone molta prudenza e maturità e non può esser affidata a chi sia privo di equilibrio.
Lo abbiamo ricordato: Marx sosteneva,  a proposito di Napoleone III, che ogni tragedia finisce in farsa; non vorremmo che, da noi, la farsa attuale finisse in tragedia per  cittadini ignavi o intemperanti.





domenica 24 settembre 2017

UN PAESE A MAGGIORANZA DI BEOTI?


Carlo Biancheri


Chiediamo venia ai nostri venticinque lettori - per dirla con l’amato Manzoni – per l’intemerata che ci accingiamo a scrivere che non è certo rivolta a loro: i destinatari non ci leggono, intenti come sono a cercar paglia e fieno come i quadrupedi che ragliano e di cui molti sono affini, a giudicare dai comportamenti.
La Beozia è stata terra illustre al tempo della grandezza di Tebe ma poi i beoti, vivendo in campagna e dedicandosi ai lavori agricoli, erano considerati dagli Ateniesi, ricchi e colti, ottusi e stolti, anche a causa della loro avidità alimentare; da qui ogni cosa insulsa o sciocca  veniva detta beota. Tra i classici Luciano, in Giove tragedo (32) scrive: “ciò che hai detto è proprio rozzo e davvero beota”; Orazio, Epistole (2,1,24): ”l’avresti detto uno nato nell’aria pesante della Beozia”; Plutarco, Sul mangiar carne(995 c): ”i Beoti sono reputati dagli Attici bruti, stupidi e grassi, e questo per la grande voracità, perché a loro interessa più esercitare il corpo che curare l’anima”.
Se i sondaggi fossero veri, i seguaci del pregiudicato, comico in disarmo, sarebbero una massa di beoti o di intemperanti, come direbbe Aristotele, cioè imprudenti che ci trascinerebbero tutti in una situazione molto peggiore dell’attuale.
Il comico crede di esser spiritoso  a raccontarci che il Di Maio “incoronato” andrà ad incontrare l’Imperatore del Giappone o grandi capi di Stato: vede il mondo come una comica e quindi anche un aspirante ingegnere, poi divenuto in fretta aspirante avvocato e poi nulla…  che vada ad intrattenersi, di certo con un inglese perfetto comparato al suo italiano (!), con gente che di mestiere gestisce la cosa pubblica e gli equilibri internazionali: per dire cosa? Siamo nati dal nulla e siamo arrivati ad essere il primo partito… Siamo sempre in guardia e non viviamo serenamente fino a che non si applicano le soluzioni semplici che ci sono… e infatti a Roma abbiamo cambiato verso (!!) – nessuno ha mai spiegato al trentenne che non basta l’enunciato? Occorre anche la dimostrazione dell’assunto!- la Carta costituzionale va applicata non modificata (sì, incluso quel pasticcio di leggi concorrenti con le autonomie locali che richiedono una giurisprudenza costante della Corte costituzionale…; chi non ha studiato ignora che la Carta è frutto di compromessi, talora mal fatti, specie, nella seconda parte e anche il fondamento della Repubblica  sul lavoro, che vuol dire? Il diritto al lavoro? Come si fà? Forse viviamo con Alice nel paese delle meraviglie o in uno Stato ad economia centralizzata  da cui tutti cercano di uscire, tranne che a Cuba e in Corea del Nord e dove altro?). E poi come i Catari, i perfetti, che giudicano tutti gli altri: nelle istituzioni prima si dà l’esempio e poi si fanno le leggi, prima si agisce con disciplina e onore… Veramente questo si applica ai pubblici funzionari e non ai parlamentari, tanto per chiarezza di idee… ma lui come lo applica? Ricordiamo le smemoratezze e la trasparenza, pari a zero, in certi fatterelli. Lo scriviamo in latino sperando che comprenda: Medice, cura te ipsum
Eppure i sostenitori che noi associamo ai beoti mostrano una fede incrollabile in questa parodia di democrazia diretta anzi etero-diretta, giacché le decisioni sono assunte da uno e come lui non c’è nessuno, come dice la canzone… Del resto anche intellettualoni li hanno sostenuti a spada tratta: li ho votati perché erano anti-sistema! Caspita! Non è per caso una teoria ottocentesca del massone Hegel che la Storia proceda per fasi, descritte a tavolino…? Malgrado tutte le smentite storiche, ancora credono che si possa separare la pars destruens dalla pars construens? Non si sono accorti che i mezzi adoperati per instaurare il cambiamento pre-giudicano il fine?
Ma la plebe dei beoti ha anche le sue ragioni perché non si può dire che il sistema in cui viviamo sia equo, trasparente e giusto.
I partiti tendono ad essere auto-referenziali, molti dirigenti della Pubblica Amministrazione, le grandi aziende ed i capitani di industria sono nella gran parte membri di uno stesso Club o collegati: è così in tutto il mondo ma da noi c’è la più stupida ed ottusa di queste associazioni, incapace com’è di riconoscere nella maggior parte dei casi, il valore di chi non ne fà parte: cosa nostra… Come sempre nei gruppi ristretti, vanno avanti cretini e soldatini, cioè yes men, che fanno danni perché privi di iniziativa e di capacità: molto del blocco nel nostro paese è dovuto anche a questo fatto, unitamente al familismo.
I liberatori da questa situazione avversa non saranno certo i seguaci del comico in disarmo.
Sulla sindaca di Roma basti dire che il trasporto pubblico è a rischio di paralisi, il degrado della città ed il peggioramento costante è dichiarato da tutti e, se c’è un problema a lei imputabile, come la pubblica illuminazione e la guardiania per evitare, ad esempio, aggressioni, questa, al solito, svia ed invoca leggi speciali. Per lei la guida di Roma è un giocone: sinceramente credo di esser più preparato di lei ma non avrei mai avuto il coraggio di voler gestire una città di oltre tre milioni di abitanti, ridotta in queste condizioni…: non ne sarei stato in grado.
Quella di Torino, secondo una Cassandra giornalista, di scarsa cultura, che impazza in RAI, ha un avvenire politico. Come no? Dice niente un morto e oltre millecinquecento feriti per l’inerzia e l’incapacità del Comune, di cui è responsabile, in occasione di un pubblico evento? Se avesse responsabilità maggiori cosa dovremmo attenderci?
E poi Livorno dove il sindaco non è in nessun modo responsabile di quanto avvenuto: anzi è bene che il vescovo la pianti di criticare, pensi piuttosto alla cura delle anime; lo dice lui che se ne intende!
Quello di Bagheria… col cognato… e giù per li rami.
Ma per fortuna che c’è il Salvini: se pensano di fermarci sequestrando il frutto del nostro lavoro (i contributi pubblici ai partiti!) non ci riusciranno. Andassero – prego: vadano…- a sequestrare i soldi dei mafiosi. In questo prato (Pontida) c’è solo gente per bene... Allora diciamo al giovane, formatosi sui quiz televisivi, che il sequestro era perfettamente legittimo e che anzi la Lega aveva dirottato i soldi pubblici nei conti delle Leghe regionali… (per quale ragione?). Lo sa che esiste un’unica entità, il partito? Se chi aveva investito in diamanti i soldi pubblici o in investimenti in Tanzania era il tesoriere, unitamente al segretario pro-tempore cioè il Bossi, chi è venuto dopo non può dire come fà il Salvini: io che c’entro? Non sappiamo se i partiti abbiano personalità giuridica ma della stessa entità si tratta allorché c’è un danno ad essa imputabile, come nella fattispecie…
Questa gente ragiona in modo strano, come l’azzimato Zaia che  aveva deciso la proroga in Veneto, repubblica autonoma col proprio gonfalone (!), dell’obbligo di vaccinazione e che vuole maggiore autonomia, fermo restando che la difesa, le strade, la polizia, la magistratura, i porti, le infrastrutture, quelle le paga l’Italia…: botte piena e moglie ubriaca.
Perché non dà indietro i soldi di quello sconcio della pedemontana deserta voluta dalla Lega? Su quello si tace? E poi il referendum su l’Euro, che propongono anche i seguaci del comico? Non paghi di quel bel successo della Brexit  - dove gli inglesi dopo la svalutazione del 13% della sterlina e,  in predicato dell’abbassamento del rating del paese, perché, a detta del loro ministro dell’Economia, le prospettive non sono rosee, specie se non si resta all’interno del mercato interno europeo, in una soluzione del tipo Svizzera (complicatissima e parziale…), non vorrebbero più uscire ma non lo dicono e allora si inventano la lunga transizione… -  i suddetti vogliono ora che anche noi ci avventuriamo in territori dove la svalutazione sarebbe del 30% della moneta:  i soldi per ripagare il debito in scadenza li vanno a cercare loro…? Ah ma il governo ci andranno tecnici di prima grandezza: per ora abbiamo visto solo le terze file…
La conclusione è che i beoti italici sono assolutamente in linea con quel che ci racconta il Sacchetti nella novella CCXVI  tanti secoli fa: ”il maestro Alberto della Magna, giungendo ad un oste sul Po, gli fa un pesce di legno, con lo quale pigliare quanti pesci volea”…


venerdì 1 settembre 2017

UN PAPA ATTIVISTA?


Carlo Biancheri e Rosa Elisa Giangoia

Anche chi come noi, dopo il giovanile entusiasmo per il Concilio Vaticano II e la lunga attesa di una sua piena attuazione, ancora non avvenuta, ha salutato con speranza e soddisfazione l’elezione di questo papa che prometteva l’attenzione agli ultimi e la riforma della Chiesa, assolutamente necessaria, a distanza di quattro anni deve constatare che ci troviamo di fronte ad una situazione del tutto diversa rispetto alle attese, con molti aspetti che suscitano perplessità.
Abbiamo dovuto rilevare alcune nomine improvvide del papa stesso che hanno gettato cattiva luce sulla Chiesa, come quella di mons. Lucio Ángel Vallejo Balda e di Francesca Chaouqui al COSEA, finiti poi nelle mani della giustizia, di mons. Battista Ricca, per nulla esperto di economia, da direttore di Casa Santa Marta e della Casa del Clero a prelato dello IOR, carica da cui ha dovuto ben presto dimettersi essendo state divulgate notizie su suoi comportamenti omosessuali alla nunziatura di Montevideo, del cardinale Pell, nominato prefetto della Segreteria per l’Economia e costretto a sospendersi per correre in Australia a difendersi dalle accuse di pedofilia, del Presidente dell’Accademia della vita che invita sostenitori dell’aborto per il contenimento delle nascite a simposi scientifici. Si deve poi aggiungere la nomina di Arturo Sosa a generale dei gesuiti che avrà senz’altro avuto il placet del pontefice e di confratelli, amici suoi, come il nuovo responsabile  della Congregazione della dottrina della Fede.
A queste si aggiungono riforme non portate avanti, divisione e confusione nella Chiesa, gestione autocratica e per nulla collegiale, nomine di cardinali provenienti da regioni dove i cattolici sono un’infima minoranza, assegnazioni di vescovi nelle maggiori città italiane esperti più che altro di emarginazione ma senza l’esperienza,la cultura e la gravitas per mantenere unite grandi realtà: a Roma si aspetta ancora che il neo-vicario Angelo De Donatis batta un colpo, giacché la città lo ignora…
A lasciare perplessi è anche l’insistenza della predicazione di papa Francesco, improntata prevalentemente al conseguimento di  una giustizia sociale, più proclamata che spiegata, in cui riecheggiano temi di matrice marxista o ambientalista. Fà proprio il grido dei poveri, il diritto al cibo, quello alla conoscenza e ad essere informati dei procedimenti decisionali pubblici. A cui si aggiunge l’esaltazione del Tribunale internazionale per i crimini contro l’umanità.
Da questi e da altri elementi sembra delinearsi chiaramente il fatto che questo pontefice stia indirizzando l’operato della Chiesa Cattolica in un’attività volta ad un cambiamento della società dove la dimensione religiosa funge da sostegno. A conferma si possono citare i viaggi in Myanmar  (dove i buddisti non si convertono affatto…), in India (dove la minoranza cristiana è irrilevante e confinata nel Kerala), in Salvador con il preciso scopo della  canonizzazione di Romero, in Colombia dove avrebbe un ruolo importante come  mediatore politico.
Per i peccati come la corruzione e la mafia sembra non  esserci misericordia, bensì scomunica; anche Marx considerava il peccato individuale dei cristiani puro ‘moralismo’, in quanto prodotto dell’organizzazione sociale capitalistica che provoca l’alienazione, mentre per lui la vera colpa era l’opporsi alla liberazione del proletariato.
A differenza di quanto teorizzavano i marxisti e come hanno dimostrato i paesi in cui si è cercato di realizzare questa pseudo-ideologia ottocentesca, la Chiesa dovrebbe avere consapevolezza che non ci saranno soluzioni definitive, liberazioni messianiche, in questo tempo storico. Il Vangelo infatti dice: “i poveri li avete sempre con voi” (Mc  14,7; Gv 12,8). Questo ci dovrebbe far capire la nostra umana inadeguatezza a risolvere tutti i problemi del mondo, semmai bisogna trovare proposte che contengano e limitino il male, come insegna la dottrina sociale della Chiesa, e anche fornire conforto nelle sofferenze non solo materiali.
Si rileva una scarsa criticità nei confronti delle dittature di sinistra, specie in Sud America, mentre l’enfasi sui  cristiani perseguitati e martiri in molte regioni del mondo – insieme a tutti gli altri…- dovrebbe esser  maggiore.
È difficile capire il suo pensiero anche sui motivi per cui abbia assunto il nome di Francesco senza esser mai stato ad Assisi prima e non conoscendo le Fonti francescane che non cita mai: si ha l’impressione che Francesco sia stato inteso come un santo ‘schierato’, mentre in realtà non era affatto un pauperista. Il matrimonio con Madonna povertà faceva parte del cammino di “cristificazione”, cioè del cammino per divenire un altro Cristo, ‘il Signore poverello’, reso manifesto con  il dono delle stimmate a La Verna. Dante lo aveva capito molto chiaramente descrivendo i discepoli ‘scalzatisi’ che correvano dietro al santo… in fretta verso la Salvezza…(Par. XI 73-87).
Papa Francesco reputa che tutte le ideologie abbiano fatto il proprio tempo ma la Chiesa non può esser neutra di fronte a chi sostenga, ad esempio, che la persona umana possa esser conculcata in vista del benessere economico generale… o che la vita umana non vada protetta… Vuole anche lui sostituire la sociologia alla filosofia nel pensiero teologico, come il suo confratello Sosa? Lo sa che si tratta di scienza umana descrittiva, comportamentale che non spiega la ‘qualità’ e che non dà giudizi di valore? Nella sua predicazione emerge poco l’altra vita, la dimensione della Trascendenza e del mistero, scompare in una gioiosa macchina da guerra che dovrebbe favorire con ogni mezzo il progresso  e la giustizia sociale, in attesa dei quali non ci si deve lamentare, come recita il cartello sulla sua porta a Santa Marta.
Anche l’enciclica Laudato si’ suscita interrogativi. Infatti, se i richiami del Papa alla sobrietà (194-195) non vanno interpretati come una presa di posizione radicale contro la crescita ed il produttivismo, ma vadano visti piuttosto determinati da un’ottica di analisi terzomondista, sembra emergere una visione quasi ‘feticista’ del creato, in quanto l’enfasi sul passo del   Genesi  che lo affida interamente alla responsabilità dell’uomo - per cui è l’uomo stesso che deve individuare i criteri corretti per trasformarlo – è contenuta.
Nello stesso tempo sembra affermarsi  un generico irenismo nei confronti  delle altre confessioni cristiane, cioè un falso ecumenismo. In particolare tutta la “santificazione” di Lutero è un equivoco, in quanto la quasi totalità dei sacramenti viene meno nella Riforma, a favore di una assolutizzazione dell’interpretazione personale della Bibbia. Anche l’affermazione che ci si salva per sola fede contraddice  l’altra, secondo cui la fede senza le opere è morta. Quanto poi al pecca fortiter sed crede fortius è semplicemente un’idiozia, perché “chi bolle nel peccato” –espressione dei Padri - non riesce neppure a dire “Cristo Signore” –sempre secondo i Padri…- :occorre una metanoia, come esemplifica la parabola del figliol prodigo. E il Vangelo dice: “Dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore» (Lc 12,34 e Mt 6,21), ad indicare che ciò che il cuore desidera è ciò che si cerca…
L’elezione di questo papa è forse la conseguenza di un modo di sentire del tempo che tenta di umanizzare il mistero per renderlo credibile: basti pensare al fatto che il generale dei gesuiti dichiara che il diavolo è un mito, che non c’era il registratore per le parole di Cristo e che quanto a giudicare cosa sia male…beh! è difficile dire – anche la violenza ad un inerme?-.
Nella Compagnia di Gesù troppe volte nella sua storia si è insinuata la tentazione di conquistare il mondo con i mezzi del mondo con tecniche astute, come chiaramente indica quell’ abstrahere non est mendacium, tanto che nella Leggenda del Grande Inquisitore ne I fratelli Karamazov, Dostoievskj, ora tanto citato dai nuovi  gesuiti, scrive che il cardinale che chiede a Cristo: «Perché sei tornato?» è gesuita, e non a caso.
I primi oratoriani, su impulso di san Filippo Neri, il santo della gioia lo definiva il massone Goethe, nelle Costituzioni imponevano che nelle quotidiane conferenze dell’Oratorio non si parlasse «magistralmente et al modo parisino (S. Ignazio voleva che lo stile dell’insegnamento e della predicazione fosse improntato a quello delle Università parigine, per questo i gesuiti venivano chiamati i ‘maestri parisini’), vodo di ogni grassezza».
Factis amplius quam verbis ostendat , secondo san Benedetto, è ciò che  deve caratterizzare l’abate (Regola, caput II); tutto si inquadra, come insegna Rudolf Otto, nel fatto che «il sacro è l’orizzonte in cui allo spirito umano si costituisce l’esperienza del male radicale, non i mala mundi ma il malum mundi», la premessa per quel salto nella fede di cui parla Kierkegaard.

Il papa di recente ha detto che bisogna tornare a pregare… quasi opponendo  all’agire quotidiano, ma per un cristiano senza la preghiera la fede cos’è?

giovedì 24 agosto 2017

LA MANTIDE RELIGIOSA

Carlo Biancheri


Benvenuto Lemmetti! Così la Raggi, tornata dalle vacanze in Corsica, saluta il quarto assessore al bilancio al Comune di Roma in un anno…
Non si era mai visto. Mentre Roma è in uno stato deplorevole: rami spezzati degli alberi nelle zone centrali, verde sporco ed abbandonato, raccolta dei rifiuti non smaltita, disastro nel trasporto pubblico, quartieri al buio, scelte insipienti e dittatoriali come il rifiuto delle Olimpiadi e la costruzione dello stadio, incapacità di gestire ogni minima emergenza, la setta, perché di questo si tratta, butta giù come birilli le sue stesse creature, come fà la mantide religiosa che si mangia i maschi con cui si accoppia. Un caso psicologico.
Nell’Italia giornalistica invece di informare si fà solitamente propaganda e questo movimento ha goduto del sostegno di una parte importante di gente con la coscienza ‘labile’ diciamo così…, tra cui molti intellettuali di professione –chi ama la cultura sa che si tratta di una contraddizione in termini perché chi si ritiene tale è un trombone – ma riferendoci ad incompetenti, animati da giustizialismo, che l’amato Manzoni nei tumulti di Milano avrebbe descritto come quelli che gridavano ’ammazza, ammazza’ tra la folla, in primis, il vecchio malvissuto con la ‘canizie vituperosa’, o dei Saint Just della bassa bresciana, divenuti, a furor di Parlamento…, rinomati costituzionalisti… malgrado l’appoggio di giornalisti ed intellettuali non ne azzeccano una.
Il fatto è che il barone di Munchausen faceva ridere ma questi  incidono con la loro supponenza ed impreparazione sulla nostra vita quotidiana.
La Chiesa nei periodi di crisi svolgeva un ruolo di supplenza ma i cattolici di professione nostrana, cioè quelli che ne ricavano una contropartita dal proclamarsi tali e che, da lungo tempo, ci sembra che abbiano smarrito il senso di quel che significhi esser credenti e cristiani, li hanno pure corteggiati e hanno ritenuto che, tutto sommato, le divergenze non sono poi tante, per quanto attiene alla Weltanshauung: frutto di crassa ignoranza. Nella Chiesa cattolica attuale non solo ci sono  quelli che la vorrebbero trasformare in Chiesa riformata, cioè libera interpretazione delle Scritture come insegna ‘san’ Lutero (…), ma anche gli immanentisti -non sappiamo se c’è un’altra vita… per cui comportiamoci bene in questa- o i neo-modernisti –il diavolo è un mito, la sociologia (Bauman?) deve sostituire il ruolo svolto dalla filosofia nella  teologia, cioè tutto è descrittivo e comportamentale – per cui certi vescovi che vogliono imitare  il papa, formatosi con i teologi della liberazione si lanciano in proclami politici: da ultimo, la burocrazia è uno sconcio!
Nel clero italiano sembra che molti  non conoscano né il pensiero cattolico, essendosi formati su teologi di matrice idealista o esperienziale, né tantomeno i problemi della vita civile.
Lo sconcio, questo sì, del terremoto in Italia centrale dove il 90% delle macerie giace come un anno fa, è dovuto più che altro ad un pasticcio di leggi;quelle nazionali sono concorrenti con quelle regionali che sono fatte da incapaci e creano un affastellamento ingestibile. Il regionalismo che è in Costituzione, panacea dei marxisti, a suo tempo, fautori della democrazia diretta e di molti intellettuali cattolici, è  stato realizzato con i piedi e così ora avremo anche il referendum lombardo-veneto (!) dove i cittadini vorranno più soldi per i loro territori, omettendo di considerare che la difesa, le strade, i porti, la sicurezza, la giustizia, le ferrovie non le pagano soltanto loro! Quest’ultimo aspetto lo avete letto sui giornali…?
Tante piccole repubbliche,  dirette da gente solitamente priva di un mestiere che approfitta della sua posizione non per servire il bene comune ma per far fortuna o per narcisismo. Se si studia seriamente la Storia è sempre stato così da noi e del resto Aristotele nell’Etica Nicomachea non dice forse  che quando un bene è di tutti nessuno se ne occupa?
Servire: non basta proclamarlo come fà la setta che ignora che la prassi sia un – non ‘il’…- criterio di verità –li riconoscerete dai frutti…- bisogna provare a farlo. Thomas Mann in Tonio Kroeger scrive che si paga una vita ad esser poeti e per ‘servire’ è lo stesso.






sabato 5 agosto 2017

LE PAROLE E LE COSE


                                                                                                               Carlo Biancheri

“Il principio dell’azione è il proponimento, mentre per il proponimento lo sono il desiderare e il ragionamento mirante ad uno scopo…; perciò il proponimento non può esistere senza intelletto e razionalità, né senza disposizione etica: per questo nell’azione non può esistere la buona condotta ed il suo contrario senza la razionalità ed il costume. La razionalità muove in quanto ha uno scopo… cioè è pratica. È  il principio dell’attività creatrice: chiunque crea, crea per qualche scopo e ciò che egli fa non è il fine in sé, bensì solo in relazione ad altro o a causa di altro.
Nell’ambito dell’agire invece la cosa è diversa: infatti la buona condotta è il fine e a ciò tende il desiderare.
Quindi il proponimento può dirsi o intelletto appetitivo o appetito razionale e questo principio è l’uomo…”. Così Aristotele nell’Etica dedicata a suo figlio Nicomaco, cap. VI, 2.
Noi viviamo in una temperie culturale in cui si sono smarrite queste verità elementari e non storicizzabili  grazie, anche,  a duecento anni di influenza massonica in cultura che ha imposto come dogma il pensiero critico del loro affiliato Kant, tributario di Cartesio, che mal conosceva Aristotele e che ha separato il soggetto dalle cose e dalla natura che diviene nel suo argomentare una tavolozza per il soggetto stesso. La sua gnoseologia piena di dogmi, veri atti di fede, e di a-priori condiziona il nostro quotidiano sopprimendo ogni oggettività e portando all’anomia cui assistiamo: Chemins qui ne mènent nulle part… Sentieri interrotti, appunto… per dirla con Heidegger che da lui discende. La filosofia che è ‘lo stupore per le cose’, sempre per Aristotele, non è il discorso da bar che il cosiddetto  ‘pensiero debole’ del Vattimo di turno vorrebbe farci credere, non senza successo transeunte, ma la conoscenza del reale e dell’uomo: altro che le scienze comportamentali che sono descrittive e fondate sul positivismo!
In cultura è come nelle classi sociali: le idee si diffondono dapprima nell’aristocrazia intellettuale, poi si divulgano ed infine arrivano agli utenti privi di strumenti critici. Così tante crisi dell’uomo contemporaneo che sia religioso o che sia ateo hanno la loro radice qui. Inconsapevolmente, anche in politica  non si è immuni da questi principi che sono alla base del nostro ragionare: parvus error in principio magnus in termino.
Se notate non c’è quasi mai la necessità di giustificare con argomenti un’affermazione che si giustifica da sé: molti dei politici che vediamo nella comunicazione contemporanea che è ridotta in pillole e gestita da  conduttori, normalmente all’oscuro del tema di cui si discute,  si limitano ad affermare o a dare giudizi di valore: buono/cattivo, ladri/onesti ecc. senza dimostrazione di quanto si afferma.
Bisogna esser proprio dei disperati a continuare a sostenere un movimento come quello del comico in disarmo e del padrone del motore di ricerca bucato, il cui padre si dedicava  a quel certo pianeta, modello di politica, di cui ha tanto scritto il fondatore di Scientology, quello della setta e degli alieni per intenderci.
Roma è allo sfascio e il Casaleggio nelle sue periodiche visite ci assicura che la sindaca Raggi è perfettamente autonoma e che ha il sostegno del movimento cioè il suo: un’affermazione senza dimostrazione del merito… La giovanetta che ha sostituito ben quattordici persone nelle posizioni apicali al Comune di Roma in un solo anno ora ha scelto, come assessore, una signora che non crede ai vaccini e che sostiene le cure naturali per il cancro:  quando verrà affidata la Sanità al Dr. Frankestein nel Comune di Roma?
Possibile che ci sia gente che creda ancora al  refrain della Raggi ‘stiamo lavorando’? Temiamo che se non piove, a settembre, Roma sarà senz’acqua e già si vedono le autobotti in certe parti della città… e lei cosa fa, va in vacanza?Possibile che in altri comuni votino questi soggetti che nella loro linea politica dividono in modo manicheo le persone in ladri ed onesti, salvo  scoprire che anche tra loro c’è chi ha dei comportamenti oscuri: che dire di un  presidente di commissione che dà istruzioni/consigli… al direttore generale di una controllata del Comune su chi promuovere o raccomanda un’azienda per la bigliettazione, in quanto innovativa? Non importa:ciò che conta è apparire non essere. E’ post-verità…
La democrazia diretta non è democrazia, è dittatura della maggioranza. Se la maggioranza decidesse di sopprimere sei milioni di ebrei o i clandestini presenti in Italia sarebbe giusto? Il quadro costituzionale per loro, nonostante i loro improbabili esperti, scienziati/finanzieri, si tira a seconda delle convenienze e neppure lo capiscono perché  sono assolutamente impreparati .
Ma… se tutto questo è vero, dove stanno i nostri interlocutori?





sabato 29 luglio 2017

AGGRESSIVI INCOMPETENTI E INDIFFERENTI A VERITA' E MENZOGNA


Carlo Biancheri

Chi ci legge avrà capito a chi ci riferiamo.
Il movimento/setta che ubbidisce ad un pregiudicato e al proprietario di un motore di ricerca non eletti si caratterizza con la capacità dei suoi adepti di sputare sentenze e di accusare perennemente gli altri, specie quando sono in discussione tematiche che, all’evidenza, non conoscono e che affrontano privi di ogni equilibrio e con un’arroganza che rasenta il ridicolo.
Abbiamo appreso oggi che la sindaca Raggi ha svolto, a detta di uno dei loro, una mediazione preziosa per il problema dell’acqua a Roma.
Quale mediazione? L’ACEA non è una società controllata dal Comune di Roma? E di chi è il compito di occuparsi dei servizi essenziali come l’acqua anche in un’emergenza come quella che stiamo attraversando? La giovin signora che, evidentemente, si nutre di pane e volpe, non ha mancato di scaricare su tutti gli altri la responsabilità di una proposta, quella del razionamento, che avrebbe reso Roma lo zimbello del mondo: un sistema che perde il 40% dell’acqua in rete e lei, dopo un anno di governo, che ha fatto per invertire la tendenza, con ACEA che produce e distribuisce utili…? La mediazione? Ma cosa deve mediare questa? Le Olimpiadi ha deciso di non farle senza chiedere il parere dei romani anche se potevano portare risorse finanziarie molto importanti alla città; Parigi  è stata felicissima del ritiro e si prepara a conquistarle: dice nulla?
Per la raccolta dei rifiuti, Roma è costantemente sull’orlo della crisi di nervi con l’inoltro della spazzatura in Germania e costi esorbitanti per gli utenti.
Sempre pronta a farsi riprendere dalle telecamere come nel periodico incendio della pineta di Castelfusano o in occasione del crollo della palazzina a Ponte Milvio: appare, si lamenta e non propone alcunché.
A Ponte Milvio, del resto, è bene che non torni perché i residenti non paiono ben disposti; infatti, dopo che aveva promesso di ‘non lasciar nessuno indietro’, ha emesso un’ordinanza come se vi fosse stato un abuso edilizio, intimando ai proprietari di abbattere a loro spese la palazzina stessa, cosa che è stata fatta… Un grande aiuto, senz’altro…
L’azienda dei trasporti ATAC, partecipata dal Comune al 100%, non riesce più a pagare gli stipendi e si fà rubare biglietti per centinaia di migliaia di Euro: undicimila dipendenti ma solo seimila autisti e conduttori … e gli altri ? Il Direttore generale,  scelto da loro qualche mese fa, si è dimesso – e non è il primo a farlo…-denunciando una situazione di interferenze e di opacità da parte degli stessi aspiranti ‘sanculotti’… Andiamo bene: lo slogan non era il bene comune?
Come  attori dilettanti sono sulla buona strada ma affidare a questi anche la guida di un condominio fà rabbrividire.
Chi li ha votati? Gli arrabbiati, gli incolti, la sinistra caviar e parolaia e gli esclusi, ma ora la situazione si fà seria perché se si continua così, altro che mancanza d’acqua ad agosto ed alberi che cascano sulla gente e sulle macchine, non si assicura neppure l’ordinaria amministrazione e non parliamo della viabilità e dei controlli inesistenti.
Roma non è mai stata in un simile stato di degrado: stiamo lavorando è la risposta… ma non si vede!
Potremmo continuare con lo stadio, il piano trasporti inesistente: constatiamo astuzia, velleitarismo ed incapacità.
Del resto a Torino non ci sono stati 1.500 feriti ed un morto in un pomeriggio per una partita nel salotto della città? Cos’è il fato avverso? Act of God?
Il nostro è un grido accorato ma  le persone sono ormai assuefatte ed abituate a vivere l’istante, indifferenti cioè senza speranza.




lunedì 17 luglio 2017

KERIGMA E STORIA

   
Rosa Elisa Giangoia

   Occorre tener sempre presente che il centro dell'annuncio cristiano del Vangelo è il kerigma  che consiste nella proclamazione della morte e risurrezione di Gesù Cristo fatta sotto l'azione dello Spirito Santo, da chi ne è stato testimone. Messaggio che viene quindi consegnato e affidato di generazione in generazione per essere custodito e trasmesso fino alla fine dei tempi.
   Per questo si può dire che il kerigma è la cerniera tra la vicenda di Gesù e quella della sua comunità che si perpetua nella storia fino a noi che ne siamo custodi nell’oggi.
   In questo modo il kerigma è entrato nella storia, ne è stato fermento e lievito, ma anche oggetto di appropriazione e strumento di potere, lungo i secoli in cui la storia ha dimostrato di essere ambivalente, fra salvezza e perdizione, tra bene e male.
   Il kerigma ha comunque fortemente influito nella storia stessa, contrapponendo alla visione di un umanesimo  antropocentrico un umanesimo teocentrico che riconosce Dio come centro dell’uomo, il che implica il concetto dell’uomo peccatore e redento, per cui fà propri i concetti di grazia e di libertà. Questo implica che dovere di ogni uomo sia volere un mondo migliore, pur nella consapevolezza che questa aspirazione, per quanto possa essere perseguita con ogni mezzo e ogni energia, non potrà che trovare nel migliore dei casi una realizzazione parziale, relativa, incompleta e contestata. Quindi, come dice Jacques Maritain in Umanesimo integrale il dovere del cristiano «non è di fare di questo mondo stesso il regno di Dio, bensì di fare di questo mondo secondo l'ideale storico richiesto dalle diverse età, il luogo di una vita terrena pienamente umana, cioè piena certamente di debolezze ma anche piena d'amore, le cui strutture sociali abbiano come misura la giustizia, la dignità della persona umana, l'amore fraterno e che pertanto prepara l'avvento del regno di Dio in modo filiale, non servile, cioè mediante il bene che fruttifica in bene, non mediante il male che serve al bene come mediante violenza» (cap. IV). Per questo, secondo il filosofo francese, la missione temporale del cristiano è di "transpenetrare" il mondo affinché «la rifrazione della grazia del mondo della grazia sia sempre più effettiva e l'uomo possa viverci meglio la sua vita temporale».
       Tutto questo sta ad indicare che, anche se il messaggio evangelico è oltre le ideologie, non significa che sia indifferente alle ideologie stesse, anzi, proprio partendo dal nucleo kerigmatico le ideologie vanno valutate e, in caso di contrarietà, combattute, come hanno fatto i primi cristiani nei confronti di mentalità e comportamenti del mondo pagano greco e romano (dall’esposizione dei neonati, ai giochi nel circo con vittime umane, all’adorazione dell’imperatore come dio, ecc.), come più vigorosamente si sarebbe dovuto fare nei confronti del Nazismo e come si dovrebbe continuare a fare oggi con chiarezza di pensiero e di parole nei confronti di posizioni contrarie al kerigma e alla sua continuità di vita nella storia, invece di privilegiare comportamenti caratterizzati da pragmatismo ed attivismo, in cui tutto si relativizza, la fede diviene fideismo, nell’incapacità di realizzare un vero umanesimo integrale. Ferma deve essere la consapevolezza che non tutto è compatibile con il messaggio cristiano, altrimenti la pace diviene irenismo, se non si rispetta la giustizia. Dirsi cristiani, cercare e creare aggregazioni su una semplice dichiarazione di appartenenza non serve; l’importante è condividere valori da cui far discendere scelte, azioni e comportamenti in spirito di fedeltà al kerigma, pur nella consapevolezza che nella realtà della storia possono essere condivisi anche da chi non si professa cristiano con cui si possono fare tratti di strada per il conseguimento di obiettivi specifici, come può essere oggi, ad esempio, la salvezza dei migranti, per quanto umanamente possibile.
      


giovedì 13 luglio 2017

UNA POLITICA DADAISTA

Carlo Biancheri


Che significa ‘dada’? Nulla, è un flatus vocis
Che dire di uno che dichiara che non verseremo più un soldo all’UE per la missione Triton perché li useremo per i rimpatri…? Dada
Per rifiutarsi di versare soldi bisogna uscire dalla missione in questione e l’Italia è l’approdo dei flussi migratori africani che durerà molto tempo in ogni circostanza… Dove li fà i rimpatri il giovanottello che nel paese dei gonzi vuol diventare Presidente del Consiglio? Ci sono già gli accordi con gli Stati africani che non hanno neppure l’anagrafe? Quanto costano? Come identifica i soggetti che arrivano spesso senza documenti? Come può sostenere che si tratti di cittadini di un certo Stato? Se ne arrivano duecentomila in un anno quanti ne rimpatria? Oppure pensa di fare un blocco navale, cioè sparare sui canotti? O violare le acque territoriali libiche accolti dai cannoni dei residui gruppi jadisti o da quelli del generale Haftar sostenuto dall’Egitto e dalla Russia? Dada
In compenso alla Camera le  comari del suo partito-setta urlano contro il governo che dà soldi ai banchieri – non si trattava di banche popolari…? -…, ma urlano anche perché non vengono risarciti i risparmiatori defraudati (e, in svariati casi, opportunisti…): delle due l’una o la botte piena o la moglie ubriaca… Ma già, si sa, credono all’esistenza delle sirene ed alle scie chimiche ed alla perniciosità dei vaccini… quindi non importa. Dada.
E che dire della promessa in campagna elettorale a Roma della famosa sindaca Raggi che sta così ben operando in una città abbandonata a sé stessa del miliardo di Euro risparmiabile soltanto con la mera valorizzazione del patrimonio immobiliare del Comune di Roma, cioè aumentando gli affitti, riorganizzando l’amministrazione, rivedendo le concessioni, razionalizzando non si capisce cosa…? ’Stiamo lavorando’… ma è passato un anno… Dada. Ed il progetto dello stadio della Roma che è già in Procura per pasticci ed irregolarità, grazie ai Radicali italiani? Dada.
Contrordine, camicie verdi, non si esce più dall’Euro, non si separa più lo stivale, stiamo insieme ai terroni… ma, come? La maestra Le Pen che confondeva l’Ecu con l’Euro e che costituiva un faro per questo paese dove questi sciagurati pensano di (s)governare non sosteneva il contrario? È complicato: Dada.
E che dire di chi favoleggia  da Rignano di aumentare il deficit pubblico al 2,9% per cinque anni per favorire la ripresa col debito pubblico che abbiamo, senza spiegare come si finanzia questo ulteriore deficit…? Aumentando il debito stesso? Il secondo maggior debito dell’area Euro dopo la Grecia , un paese fallito? Oppure si convincono i tedeschi a finanziarlo con gli Euro-bond? Dada.
La politica secondo S. Tommaso d’Aquino è al vertice della virtù  ma i politici italici, che non conoscono neppure l’italiano, ignorano  che virtù   equivale  a medietà – in medio stat virtus – così la definisce Aristotele nell’Etica Nicomachea. Per S. Tommaso suppone vera realizzazione del bene comune, secondo i criteri di due tipi di giustizia: commutativa (a tutti lo stesso) e distributiva (a ciascuno secondo la necessità ed il merito…).
In un tempo di vita esibita una politica Dada corrisponde ad un popolo di votanti dadaisti. Attenti al brusco risveglio, però…



domenica 2 luglio 2017

IL SALVATAGGIO DELLE BANCHE VENETE E LE SCIOCCHEZZE ITALICHE

Carlo Biancheri


Abbiamo ancora nelle orecchie le farneticazioni del Salvini e suoi adepti relative al regalo ai banchieri: quali? Non si trattava di banche  popolari fino all’altro giorno e cioè quelle dell’azione capitaria? Cosa ha in mente il giovanotto  formatosi sui quiz televisivi e probabilmente al bar Sport?Di che parla? E dopo la gestione formidabile del Zonin -avversario di Zaia per caso? Non ci risulta affatto…- che  i soldi li dava senza garanzie alle famose piccole e medie imprese, alle fabbrichette fai da te che, puta caso, diventavano insolventi? Oltre alle distrazioni, cioè i furti, beninteso… O di quella di Veneto banca? Lo stesso scenario, in un contesto economico che è dinamico ma sfiora spesso, nei comportamenti, il confine della legalità… Non menzioniamo neppure le sentenze  dei giovanotti del M5S perché si tratta di tempo sprecato.
Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza, se possibile, innanzitutto sul salvataggio.
Mucchetti, già giornalista… e ora presidente della decima Commissione permanente del Senato (Industria,Commercio,Turismo), sostiene sostanzialmente due cose: all’intervento costoso per i contribuenti esisteva l’alternativa  del fondo interbancario, alimentato dalle banche, per un ammontare di circa 1,3 miliardi di Euro; inoltre, se non si voleva percorrere questa strada, bisognava andare in contenzioso con la Commissione europea: tenuto conto dei tempi comunitari per aprire la procedura d’infrazione,nel frattempo, forse, si sarebbero potute appianare le cose.
Si tratta di due sciocchezze e vediamo perché. Il presidente di Banca Intesa Gros Pietro  ha fatto presente che l’intervento di cui parla il Mucchetti non poteva esser ipotizzato a causa della fragilità di molte banche italiane che sarebbero entrate in crisi, creando un effetto domino, se fossero state chiamate a ricapitalizzare il fondo, naturalmente per un importo ben maggiore di quello ipotizzato dal Mucchetti.
Inoltre, l’apertura di un contenzioso con la UE avrebbe messo in crisi sui mercati  l’intero sistema finanziario italiano con conseguenze sul rating del paese e maggiori oneri per il servizio del cospicuo debito pubblico. Non si comprende se il Presidente della Commissione del Senato abbia dimestichezza col contesto internazionale dei mercati finanziari dove il paese gode di pessima fama, cioè quella di gente che normalmente dice una cosa e ne fà un’altra, salvo rare eccezioni…
Zingales, professore, invece su Il sole 24 ore del 25 giugno c.a. è dell’avviso che si creerà un buco con la liquidazione coatta amministrativa delle banche perché in zona (Veneto) invece di tre linee di credito i clienti ne troveranno solo una e di gran lunga inferiore… E già…, il professore è evidentemente un partigiano delle 700 banche italiane che fanno ridere tutti ogni volta che si attraversino le Alpi, specie se comparate col numero di banche francesi o tedesche! Ci perderanno i dipendenti che hanno visto scappare i clienti ed i depositanti negli ultimi mesi e che nel consolidamento saranno ‘efficientati’, sostiene il professore…Veramente lo sanno anche i somari che il personale bancario è in esubero non foss’altro che per il progresso tecnologico… Forse il professore le banche non le frequenta e non sa che le filiali ormai non hanno più molti clienti in attesa: si fà a casa, con Internet… Questo dice nulla? Lo Stato italiano non aveva avuto la forza di ritardare la regola dell’entrata in vigore della normativa comunitaria, aggiunge il professore…Temiamo che   Bruxelles non la conosca, se ignora che le decisioni del Consiglio europeo si assumono con le maggioranze ponderate e che ci vogliono alleanze ed altri Stati membri che condividano la richiesta…: nella fattispecie non c’erano… I risparmiatori truffati avrebbero comunque ricevuto un rimborso, secondo il professore… E come? Dopo la causa civile sempreché ci sia capienza…? O forse chi fà un investimento in capitale di rischio deve esser comunque garantito? E che investimento è? L’Italia forse è il paese del Bengodi? Due banche sono morte, aggiunge il professore, uccise non solo dalla cattiva gestione precedente ma anche dall’incertezza sul futuro…sono state immolate sull’altare dell’unione bancaria e dell’Europa ma sono morte invano… Veramente abbiamo appreso dal portavoce della Commissione Europea che le banche sono state dichiarate non sistemiche, a livello europeo, e, pertanto, la liquidazione deve esser lasciata alle Autorità nazionali secondo le procedure del bail-in – su quella direttiva bisognava opporsi, diciamo noi, perché scritta con i piedi…-. Meglio era la liquidazione del vecchio Banco Ambrosiano, conclude il professore che evidentemente dimentica che l’intero sistema bancario italiano faceva il donatore di sangue ‘di professione’ ogni volta che una banca andava male, sotto la ‘moral suasion’ della Banca d’Italia! Quando all’estero si diceva che le banche italiane non fallivano c’erano delle risatine…
Chi è responsabile in tutto ciò? La vigilanza di Banca d’Italia, cartacea (anche se telematica…) e lenta non è stata né efficace né tempestiva e la Consob non è stata di certo ‘proactive’ nel controllare il comportamento dei dipendenti che agivano in violazione delle norme di correttezza ed in pieno conflitto di interessi. Ci sono state vittime ma anche molte connivenze di chi si voleva arricchire a tutti i costi. Dice nulla se un titolo frutta tre punti percentuali in più di un’obbligazione dello Stato?Non sarà più rischioso?

sabato 17 giugno 2017

M5S E SALVINI, UN'ALLEANZA NATURALE

Carlo Biancheri

Che si siano incontrati o no, poco ci importa ma che ci sia una convergenza è sotto gli occhi di tutti.
Forse qualche imbarazzo in più e qualche scrupolo, tenuto celato, naturalmente, in ossequio alla dottrina leninista che reputa che ciò che conta è la conquista del potere con tutti i mezzi, per gli intellettuali alla Micromega, come Asor Rosa che li ha votati, o per i dialoganti alla Zagrebelski o per i fuoriusciti dal Pd che hanno così ben interloquito con la setta ad inizio legislatura…, o per i divulgatori di sciocchezze come il fatterello quotidiano.
No, la cittadinanza a chi è nato e vive qui non la vogliono dare: ci vuole il sangue… Ma quella Lega che chiamava Roma ladrona e terrun i provenienti da una certa latitudine adesso ha spostato i confini in quanto accoglie tutti gli italiani? Ah, no chiede l’autonomia in vista dell’indipendenza con l’azzimato Zaia che non vuole sanzioni per chi non fà i vaccini… - oltre a non conoscere i Promessi sposi, malgrado le dichiarazioni in contrario, ignora che il Ministro della Sanità francese sta rendendo obbligatori  ben undici vaccini…- e col batterista Maroni: autonomia sì ma la difesa, l’ordine pubblico, le scuole, le opere pubbliche, le strade e i trasporti quelli li paga lo Stato cioè noi: come si dice? La botte piena e la moglie ubriaca.
La setta/ movimento  ci ha ormai stancati con le dichiarazioni di questi ragazzotti che fanno danni tremendi per imperizia - come  Torino e Roma insegnano - e  si  rifugiano in affermazioni apodittiche in un italiano spesso approssimativo, poi smentiscono o dichiarano che anche loro hanno il diritto di sbagliare… ma… chi paga i danni dell’apprendistato?
Erano alleati di Farage (Ukip) nel Parlamento europeo, il fascista inglese della Brexit che ha buttato il Regno Unito in una situazione  veramente difficile e la condizione della May , dopo le elezioni, lo indica chiaramente:sterlina a picco dopo un anno dal referendum, aumento del 2,3% dei prezzi sui prodotti non alimentari,salari in diminuzione… Hanno festeggiato l’arrivo di Trump che una persona sensata, fin dalla campagna elettorale, poteva ben comprendere dove avrebbe condotto l’America ed il mondo… Sono sostenitori di Putin, cioè Kgb -  non lo conoscono perché giovanottelli - eppure con sfrontatezza e sicurezza impartiscono lezioni senza  comprendere o addirittura conoscere i problemi.
Salvini ha tra i suoi adepti un tizio corpulento che in Parlamento, sedendosi con violenza e, in spregio alle regole, sui banchi del governo, ha mandato in infermeria la Fedeli. Questo soggetto ha sentenziato baldanzoso in televisione, dopo il fatto, che stava conducendo una battaglia che diventa anche ‘fisica, quando si vogliono difendere le proprie idee’, come fà l’Isis, appunto… La democrazia si difende con le mani per questa gente? Cosa hanno in mente, le purghe? I fascisti avevano organizzato il delitto Matteotti… La proposta politica consiste nell’alleanza con Trump, Putin e l’uscita dall’Euro: se la sterlina che era fuori si è svalutata, noi quanto svaluteremo con la liretta? Il 30%? Da mangiare poi ce ne porta lui? E caccia libera ai migranti…
Gli italiani non reagiscono, perché sono storditi. La giusta riforma della Chiesa, innescata da papa Francesco, è portata avanti in modo pasticciato e confuso;  non si capisce più quali siano i punti fermi: il generale dei gesuiti  ci spiega che non c’era il registratore al tempo di Cristo per esser certi di quel che abbia detto e che il diavolo è una figura simbolica e anche il male molte volte… Ci riferiamo alla Chiesa perché ha sempre  esercitato un compito di supplenza, almeno tra il 1950 e l’avvento del papa polacco e il Ruini,quello che ha distrutto quel che c’era di valido nel mondo cattolico a vantaggio dei movimenti, in questo povero paese. Se la Chiesa non insegna più molto ad una società che è concentrata soltanto sull’edonismo ed è ripiegata su sé stessa, la società come si rialzerà? Il problema dei migranti non è quello di accogliere tutti, impossibile per noi, e neppure, come dice la setta, di iniziare i rimpatri –come,con la polizia? dove? In paesi dove non esiste l’anagrafe? Con gente senza documenti? E quanto ci costerà l’accordo con lo Stato di origine ‘presunto’ che accetti di riprenderseli?- E poi per i rifugiati… Dovremo  denunciare le Convenzioni internazionali cui abbiamo liberamente aderito? Un bel problema…

Se manca un umanesimo integrale…, c’è solo la reazione e questo accomuna Salvini e la setta: l’alleanza è naturale.

venerdì 16 giugno 2017

IN QUALI MANI METTIAMO GENOVA?


Rosa Elisa Giangoia



Il fatto che 88.781 genovesi abbiano votato per Marco Bucci al primo turno delle elezioni comunali lascia piuttosto stupiti per il fatto che il suddetto candidato, pochi giorni prima, aveva dichiarato in un’intervista a “Panorama” che Genova può diventare il più bel sobborgo di Milano, indicando così una linea di decadimento della nostra città che, privata della sua antica connotazione di Superba, verrebbe ridotta ad un sobborgo, entrando in competizione con altri comuni satelliti di Milano, come, ad esempio, Abbiategrasso, entrambi a 45 minuti dal centro del capoluogo lombardo, con la costruzione del Terzo valico nel giro di pochi anni. Evidentemente questi genovesi hanno poco amore per la loro città, per la sua identità storica e culturale e privilegiano il fatto che ad Abbiategrasso ci siano gelaterie che producono gelati di oltre 60 gusti, mentre a Genova, tradizionalisti e poco fantasiosi, si rimane legati alla panera e al paciugo!  Ma, scherzi a parte, prospettare una tale evoluzione per Genova vuol dire privilegiare per il futuro i collegamenti ferroviari veloci con Milano, con molte conseguenze per l’assetto cittadino, in primo luogo la rivitalizzazione delle zone abitative vicine alle stazioni ferroviarie e l’abbandono delle altre ad un loro non meglio precisato destino…
Domenica 25 Marco Bucci dovrà vedersela al ballottaggio con il candidato della sinistra Gianni Crivello che ha realizzato circa 12.000 voti in meno. La competizione per il Comune di Genova è dura e indubbiamente la sinistra, a guida PD, deve fare un intenso sforzo di convincimento e di propaganda per sperare di poter continuare a governare il Comune di Genova. Al momento non ci pare lo stia facendo. Indubbiamente i cinque anni in Comune di Marco Doria non aiutano, in quanto riverberano sulla sinistra un’immagine di immobilismo e di assenteismo dai problemi cittadini, aureolati solo dal mito della sua onestà. Siamo però convinti che serva poco agitare nei confronti di Bucci lo spauracchio della peggiore destra o il becerume trumpiano di troppi consiglieri e affini, appoggiandosi su foto di Bucci stretto tra Salvini e Meloni, accusando tutti loro e il governatore regionale Toti di xenofobia neofascista.
Ci sembra che il discorso da fare ai genovesi dovrebbe essere molto diverso, alternativo anche alle generiche promesse di una città più pulita e ordinata, di un ipotetico sviluppo che dovrebbe portare nuovi posti di lavoro in città. Occorre prendere atto con consapevolezza e sincerità dei problemi che l’amministrazione Doria ha lasciato insoluti e/o inaffrontati e proporre documentate ipotesi di soluzione, suffragate da precise ipotesi  e possibilità di spesa. Alle promesse elettorali non ci crede più nessuno, come non serve la demonizzazione dell’avversario. Per vincere servono delle idee, gli spauracchi non bastano Ai genovesi bisogna dire qualcosa di chiaro e risolutivo su AMT, sui rapporti AMIU IREN, sulla gestione dell’immigrazione e sulla sicurezza; occorre concludere opere che si  trascinano da troppo tempo, come la copertura del Bisagno o lo scolmatore del Fereggiano e dar inizio ad altre.
Ma occorre anche mettere Marco Bucci difronte a precise e responsabili scelte. Lui si è sempre dichiarato cattolico e recentemente ha presenziato alla Messa di papa Francesco. E allora, come concilia questa sua scelta con le dichiarazioni del suo patronus politico Matteo Salvini che ha affermato che “per i migranti serve una pulizia via per via, quartiere per quartiere e con le maniere forti, se serve, perché ci sono interi pezzi d’Italia fuori controllo”. Le posizioni del papa sono completamente diverse e Bucci deve dire da che parte sta.

martedì 13 giugno 2017

AVVENIRE, AMORIS LAETITIA E LA SOLITA ASTUZIA GESUITICA


Carlo Biancheri


La premessa è che: ‘Non chi dice Signore, Signore entrerà nel Regno dei cieli ma colui che fà la volontà del Padre mio che è nei cieli…’ (Mt 7,21); ne deriva che l’esser cristiani non è una professione, è prima di tutto una prassi, ‘giacché le prostitute vi precederanno nel Regno…’(Mt.21). Si vedrà alla fine della vita chi lo è stato veramente, inclusi papi, vescovi e presbiteri.
Perciò è con molto sospetto che leggiamo ‘Avvenire’ (venerdì 9 giugno 2017), di proprietà della Conferenza episcopale italiana, che si pone come voce semi-ufficiale dei cattolici italiani, pur non avendone titolo, né  retroterra culturale e teologico adeguati, allorché sostiene con il suo ineffabile direttore, quello, per chi non se ne ricorda, che trovava consonanza tra il programma politico di Scientology/grillino e quello cattolico…, la sussistenza della pari dignità di fronte a Dio di ogni orientamento sessuale in Amoris laetitia, l’enciclica del papa Francesco.
Anzi, il Tarquinio, che probabilmente pensa che la Verità si fondi sul ‘consenso’ allorché cita le molte missive ricevute dai lettori a sostegno di questa tesi…, pubblica la lettera di chi, secondo lui, sarebbe invece  sostenitore dello status quo – noi leggiamo  semplicemente che non ha trovato in alcun documento  pontificio un’affermazione del genere e che una cosa è il comportamento e un’altra l’accoglienza della persona…- ed una di un gesuita, Piva, a sostegno della pari dignità.
Crediamo che occorra soffermarsi un poco su quanto, emblematicamente, scrive il gesuita Piva per formulare qualche riflessione.
Il dibattito nasce da un articolo di Luciano Moia che scrive tra l’altro: ‘Meno rilevanza al normativo, più evidenza all’umano in un atteggiamento di carità e di misericordia, secondo quella legge della gradualità che non intende cancellare i principi ma indicarli – senza trasformarli in pesi insopportabili per la vita delle persone -come punti di arrivo in un cammino di fede’. In ‘politichese’ vorrebbe dire che non si può esser casti subito… Secondo il gesuita ‘questa è una delle chiavi per intendere Amoris Laetitia: una nuova prospettiva della norma, che non cambia, in un atteggiamento più pastorale e attento all’umano; così essa diventa più efficace per la vita delle persone e delle famiglie…’.
Prima considerazione: siete certi che la gente di Lgbt concordi che ‘la norma non cambia’? O non vuole che piuttosto sia riconosciuto come moralmente lecito il proprio comportamento sessuale? E allora a cosa si riduce il cambiamento, al fatto che il prete in Chiesa non si metta ad imprecare se vede entrare un transessuale? Perché, se lo avesse fatto prima di Amoris laetitia, era lecito? Non incontrava il Cristo i pubblicani e le prostitute? E non ci sono ordini religiosi  nella Chiesa, da molto tempo, che uniscono ex-prostitute ed altre donne senza distinguerle? Se mai nella storia della Chiesa si fossero cacciati tutti i peccatori, le Chiese sarebbero state sempre vuote, a cominciare dai preti. Ma il gesuita sottilizza, secondo la tradizione suareziana e la casistica: ‘si personalizzano i cammini perché ciascuno nella condizione esistenziale concretamente data o ormai definita possa praticare quella vita-in-Dio a lui possibile. In questo senso leggo anche l’affermazione della pari dignità di fronte a Dio di ogni orientamento sessuale. Lo sappiamo: in senso ‘oggettivo’ questa affermazione non corrisponde letteralmente all’attuale magistero; ma in senso ‘soggettivo’ l’orientamento, come condizione data e definita, qualsiasi esso sia, rimane l’unico qui-ed-ora a partire dal quale la persona può rivolgersi a Dio e attuare il bene a lei possibile…’.
A nostro debol parere, gli apologeti, nell’ansia di difendere una posizione, semplificano e talora falsificano. Quel che lascia sconcertati è la totale  carenza di ‘esperienza umana’.
Innanzitutto tra gli orientamenti sessuali esiste anche la pedofilia che è una pulsione incoercibile, dicono gli psicologi…, ma potremmo ampliare la gamma dei comportamenti istintuali e citare anche la zoofilia. Qual è la dirimente che porta ad escludere un comportamento a favore di un altro? E il famoso terreno da cui ci si rivolge a Dio perché vale in alcuni casi ed in altri no? E qui vien fuori il personalismo cui si rifà il Piva che sarebbe anche alla base della Gaudium et Spes. Veramente la Costituzione conciliare è stata scritta, in gran parte, dal p.Chenu, o.p., che proprio un seguace di Mounier non era. È tutta tomista ma certo di un tomismo che prende sul serio l’umano e non come fanno i gesuiti da un lato con l’evoluzionista Teilhard, più che altro uno che identifica evoluzione umana ed azione di Dio, dall’altro con i Maréchal, Rahner, i von Balthasar che leggono l’umano in chiave soggettivistica, ‘idealistica’ dice Wittgenstein nel Tractatus. ‘Gradualità’ sembra esser la parola magica per portare poi sulle posizioni prefissate: in altri termini, la conquista del ‘mondo’ con i mezzi del mondo, una vecchia storia…
Nel discorrere di questi argomenti non si prende in considerazione che il male consiste in una violenza, in un’ingiustizia verso un altro o sé stessi e qui è l’origine dell’oggettività contro il soggettivismo. Senza scomodare un’antropologia teologica corretta, è opinione diffusa  tra gli psicologi che il comportamento istintuale maschile e femminile sono cose ben distinte. Si può bene avere un’omeostasi in certi comportamenti ma i ruoli si riproducono artificialmente in ciò che ciascuno cerca nell’altro, protezione o possesso, e c’è da chiedersi se nella gran parte dei casi non ci sia un’ingiustizia, un furto di possibilità, di un’alternativa per uno dei due partners. Uomo e donna li creò… e la vita si trasmette così; i figli hanno bisogno di entrambi i ruoli; possono, certo, sopravvivere a tragedie ed essere anche senza genitori, tuttavia, rimarranno marcati per sempre. C’è una smania a voler trovare soluzioni a tutto per suscitare consenso, peccato, però, che per un cieco nato od uno zoppo non ci siano risposte…