domenica 23 aprile 2017

PD / M5S UNITI? NON CI PARE...

La campagna contro il M5S ce la dobbiamo fare noi da soli, con gente dalle idee chiare e coraggiosa come voi, perché ormai è chiaro che c’è il rischio che si vada a un’alleanza tra 5S e PD contro Berlusconi, Salvini e Meloni. Un’anticipazione è l’accordo alla Camera tra dem e grillini sul biotestamento e anche Marco Travaglio sul Fatto quotidiano, il quotidiano più filogrillino che ci sia, dice chiaramente che fra tutte le soluzioni difficili è la meno impossibile e anche la più auspicabile. Il PD poi sembra sempre più morbido con i grillini, per cui, se non vogliamo finire nelle loro mani, dobbiamo darci da fare da soli, facendo emergere tutti i loro errori e difetti possibili, perché ai politici del PD interessa solo rimanere al potere, per cui machiavellici come sono, per il loro fine, userebbero qualunque mezzo, anche l’alleanza con Grillo.


Raffaele Caviglia


Carlo Biancheri


Si tratterebbe di un’alleanza contro natura.
E noi siamo così antiquati che crediamo che esista ancora una natura per cui gli alberi, salvo eccezioni, crescono all’insù, un grave  normalmente cade all’ingiù, il gatto solitamente caccia il topo, il predatore azzanna la sua preda, i figli nascono senza artifizi dall’unione di maschio e femmina… e via discorrendo. Per Kant no, la natura è una tavolozza e ad essa si oppone la cultura che la forgia…, salvo generare Frankestein…
Purtroppo non mancano le analisi di persone prive di equilibrio che leggiamo sui media, incolte o in mala fede, o  quelle di molti politici.
Il M5S, come acclarato, non sa governare e rischia di trovarsi, perlomeno a Roma, nella posizione di Cola di Rienzo al suo ritorno da Avignone: si sa che fine fece… Necessita, quindi, di qualcuno che sappia di che si stia parlando sui problemi in essere... La preparazione di un  Travaglio, della Gabanelli e, dispiace dirlo, anche di un Giannini è disperante se in buona fede. Volete un esempio? In materia finanziaria continuano ad accusare i controllori del mercato finanziario che, per quanto attiene all’informazione da dare agli investitori, se avessero lasciato pubblicare sul prospetto informativo (il foglietto dei medicinali per intenderci…) gli ‘scenari probabilistici’, patrocinati dal Minenna che fece una breve apparizione sul carro grillino al Comune di Roma come assessore, i vari scandali come MPS e le banche venete non sarebbero successi. Noi normalmente non ci avventuriamo a dar giudizi in materia medica o di fisica, perché non siamo competenti, invece questi ed altri, in primis i cantori pentastellati, sostengono che l’Unione europea non vietava la pubblicazione, si limitava semplicemente a non prescriverla. A questi scienziati ci limiteremo a ricordare che:
1. Il prospetto è disciplinato da un regolamento comunitario ed è direttamente applicabile in ciascuno Stato, quindi, ai sensi del Trattato, gli Stati membri non possono esercitare le opzioni che sono talora consentite nelle direttive nel trasporre la normativa comunitaria in normativa interna, pena la condanna da parte della Corte di Giustizia che annullerebbe la legge nazionale, o il regolamento amministrativo, che introducesse tali aggiunte.
2. Il contenuto del prospetto è stabilito dalle norme di secondo livello approvate dalla c.d. procedura Lamfalussy e cioè dall’ESMA che raccoglie tutte le Autorità di controllo dell’UE, più quelle dello spazio economico europeo (EEA). Gli Stati membri non possono prevedere informazioni aggiuntive anche perché il documento circola all’interno dello spazio economico europeo senza bisogno di ulteriore autorizzazione nel paese ospitante, ma con mera notifica tra Autorità; se si aggiungessero informazioni che le altre Autorità non condividono non potrebbe più operare il passaporto europeo, che è la pietra miliare del sistema, insieme all’armonizzazione ed al c.d. controllo del paese di origine.
3. Lo scenario probabilistico è contestabile, perché se non si verifica, l’informazione potrebbe esser soggetta a contenzioso da parte degli investitori nei confronti di chi esercita il controllo e le Autorità pubbliche, salvo che nei regimi socialisti, non possono garantire il buon fine dell’investimento del capitale di rischio… Ciò è tanto più vero che negli Stati Uniti è consentita la pubblicazione di tali scenari solo nell’ipotesi in cui i collocatori (da noi banche e Sim) si assumano la responsabilità in caso di Civil Action, in modo da rifondere i danni agli investitori; con l’esito che nessun emittente di titoli pubblica gli scenari perché i collocatori non si assumono questo rischio…
Così va la Storia fatta di fake news, come si dice adesso…; il dramma è che la gente non sa o non vuol saper nulla, crede al Di Battista di turno che da ultimo ha acquisito il grande e laborioso merito di divenire padre, come apprendiamo dai giornali.



giovedì 20 aprile 2017

DI PROFESSIONE CATTOLICI

Rosa Elisa Giangoia

La Chiesa Cattolica italiana, nel ristretto provincialismo del suo orizzonte, per l’ennesima volta sta prendendo lo slancio per salire sul carro del presunto vincitore, per cui, dopo la risibile liaison in mano ad Irene Pivetti, l’acquiescenza  nei confronti di Berlusconi, omaggiato dal cardinal Bertone e salutato all’aeroporto da papa Benedetto, e l’apprezzamento per il cattolicesimo scoutistico di Renzi, ora, terminato l’impegno per le celebrazioni pasquali, sono iniziate le grandi manovre di avvicinamento al movimento di Beppe Grillo, di cui veramente, proprio nei riti della Settimana Santa c’erano state le prime avvisaglie con la cordiale accoglienza da parte di papa Francesco alla sindaca di Roma Virginia Raggi - ma non era inconcludente ? - a cui, secondo i quotidiani, avrebbe fatto seguito un faccia a faccia improvvisato su temi top secret e la presenza in prima fila di Luigi di Maio (con la fidanzata…; va detto che ormai è desueto sposarsi) alla Messa di Pasqua in piazza San Pietro.  Ma l’apertura vera e propria della marcia di avvicinamento è avvenuta ieri con gli interventi mirati di Marco Tarquinio che sull’”Avvenire”, di cui è direttore, ha intervistato Beppe Grillo e sul “Corriere della Sera” ha risposto ad un’intervista per chiarire le sue idee sul M5S.
Su “Avvenire” Beppe Grillo dà un’immagine del Movimento che non corrisponde alla realtà dei fatti, soprattutto alla luce di recenti vicende. Parlare di “onestà e competenza al servizio dei cittadini” è dire qualcosa smentito da molti fatti in situazioni locali in cui il M5S è al potere o ha cercato di acquisirlo anche con mezzi illegali, bastino i casi di Roma e Palermo; dire che il M5S ”sarà l’espressione di elezioni libere” è un’affermazione totalmente smentita dalle recenti vicende di Genova, interne al movimento.  Tutto il resto è fumoso e inconsistente. A proposito dei temi etici, il Movimento è per l’”autodeterminazione, intesa come la possibilità data ai cittadini di essere cittadini’, il che è è un flatus vocis privo di contenuto, come parlare di “reddito di dignità”, espressione usata ora da Grillo invece di “reddito di cittadinanza” per adombrare in prospettiva una più equa distribuzione del reddito sempre con la critica allo Stato attuale che paga “vitalizi ai politici e bonus super-milionari ai manager”, ma forse anche per recuperare l’idea che al reddito sia collegato il lavorare, come nell’attuale forma del “reddito d’inclusione”, per essere esente dall’accusa di quel populismo, fatto di panem et circenses, tipico del Basso Impero e delle dittature… Un correggere progressivamente la rotta da parte di Beppe Grillo per rendersi più facilmente accettabile in vista del confronto elettorale, poi si vedrà…, sembra pensare!
Particolarmente debole e confusa appare la proposta del Movimento per quanto riguarda la politica estera, con decisioni affidate agli iscritti in estemporanee consultazioni on line che fanno prevalere un antieuropeismo, ben rimarcato da Grillo anche nella sua intervista, nella prospettiva di un paese che dal suo isolamento suppone di potere modificare l’assetto della politica internazionale. Posizione molto illusoria, ma anche molto pericolosa per l’idea di uscire dall’euro, le cui disastrose conseguenze sono già state più volte evidenziate in questo blog. E qui nasce l’interrogativo: sono così sprovveduti che non se ne rendono conto? O cavalcano una posizione di cui conoscono le negative conseguenze solo perché populisticamente capace di raccogliere consensi, senza preoccuparsi di quali danni potrebbe portare al paese? Sprovvedutezza o cinico gioco al massacro?
Ma ora veniamo all’intervista a Marco Tarquinio sul “Corriere”, rilevante perché molto probabilmente dà voce a idee non solo sue,  ma ispirate da qualche vertice. L’intervista inizia un po’ sottotono, sul tema del lavoro domenicale, in evidenza in questi giorni per le proteste in alcuni centri commerciali, come quello di Serravalle Scrivia, non certo uno dei problemi nodali della situazione italiana, per cui il ritrovarsi in consonanza con il M5S non mi pare di determinante rilievo.  Sembra piuttosto un escamotage per arrivare ad un elogio di Luigi Di Maio e a un’annessione del M5S nell’area cattolica. Ma che bisogno c’è di dare una patente di cattolicità al M5S? E poi che autorità ha Tarquinio per parlare a nome dei cattolici e affermare che “nei tre quarti dei casi abbiamo la stessa sensibilità”? Per additarlo come partito da votare ai cattolici? Ma ciascun cattolico, adulto e non tale per “intruppamento” dovrebbe essere capace di scegliere chi votare, senza indicazioni “dall’alto”. E poi non si capisce cosa ci sia di cristiano nello scegliere se sia meglio mantenere l’Euro oppure no… Non vorremmo che Grillo diventasse il nuovo “uomo della Provvidenza”. Ne abbiamo già avuto abbastanza, da quello in auge nell’infausto ventennio, quando solo la FUCI a Camaldoli fece sì che non ci si dovesse vergognare di essere cattolici, fino a tempi a noi più vicini, ugualmente infausti... Le parole di Tarquinio danno l’impressione che in certi gruppi cattolici l'essere credenti sia una sorta di appartenenza ad un modo di essere familistico-borghese dove tutto si trasforma in melassa e opportunismo in un generico buonismo, in semplicioneria, mentre alla gerarchia è attribuito uno status che sembra essere quello di tuttologi. A questo proposito è opportuno richiamarsi al Concilio, in quanto nella  Gaudium et Spes (76) si dice che nessuno rivendichi l'autorità  della Chiesa a difesa delle proprie idee e nel contempo si riconosce l'autonomia dei laici cristianamente ispirati nel fare le loro scelte con l’obiettivo del bene comune. Additare il M5S è  tanto più biasimevole perché  il dialogo avviene con persone che amministrano molto male le realtà locali (basti pensare a Roma, completamente bloccata da troppo tempo), si avvalgono di  procedure democraticistiche che si sostanziano in like, con un Movimento affine per comportamenti alla Chiesa di Scientology con gli alieni e l'instaurazione del pianeta Gaia dove tutte le religioni avranno il loro ruolo.
Ci rallegriamo che “Famiglia Cristiana” abbia sostenuto il contrario  di  quel che ha detto il Tarquinio. Anche  la Conferenza episcopale sembra aver reagito  freddamente. Lo stesso direttore ha dichiarato che si trattava di opinioni personali  –alla buon’ora! Aveva  detto noi… Noi chi? -. Da tutto ciò  ricaviamo che ormai esser cattolici non vuol più dire per i media vivere una fede ed aderire a quel che i cattolici chiamano il  depositum fidei ed essere in comunione  con la Chiesa. Basta che uno si dichiari tale, anche se professa idee razziste o è divorziato, come la Le Pen e altri anche in Italia. 
Quanto al Tarquinio, mandato callidamente in avanscoperta o avventuratosi per stoltezza ed ignoranza, sappia che questa linea non è conforme a quanto sancito dal Concilio che prendeva sul serio l’umano, nel quadro di un nuovo umanesimo che ripudia integrismo  – cioè deduzione dai dogmi delle scelte politiche- e giochetti, sostanzialmente amorali, oltreché infantili.

 

domenica 16 aprile 2017

VEGLIA PASQUALE



Auguriamoci tutti vicendevolmente che lo Spirito della Pace soffi a spazzare i venti di guerra che animano gli animi dei folli che hanno in mano le armi più pericolose.
Dario Longhi

Vi auguro di proseguire a lungo in serenità e felicità su questa strada di verità che avete intrapreso.
Tommaso Volpe

Grazie per il lavoro di discernimento che sapete fare e auguri di ogni bene in occasione della Pasqua.
Marcello Benzi

Con i più fervidi auguri per una Santa Pasqua serena e felice.
Oscar Rivanera

Carlo Biancheri

Santa Maria in Vallicella a Roma è una chiesa strepitosa non solo perché ci sono Rubens, Guido Reni, Pietro da Cortona, il Barocci, la copia della deposizione di Caravaggio, l’intervento del Maderno e l’attiguo oratorio opera del Borromini con la facciata ondulata, curva verso l’esterno, ma perché marca un uomo, degli uomini e donne, un tempo. Il contesto storico era quello del sacco di Roma, nel 1527, quando Carlo V aveva dato mano libera ai lanzichenecchi- da qui l’espressione: mamma, li lanzichenecchi!- contadini tedeschi luterani, venuti nella città eterna a regolare i conti con l’Anticristo, cioè Satana, il papa, ma anche a far soldi: ebbero trenta giorni di impunità per compiere qualsiasi misfatto e per dar fuoco ad una cospicua parte dell’abitato, dopo averlo depredato di quanto potesse esser trasportato: era la loro paga. Lo sgomento fu tale che persino Clemente VII, un altro Medici…, dedito alla caccia, si fece crescere la barba in segno di penitenza. Ma Pippo bono, come era chiamato dal popolo, rimaneva senza strepito nelle sue Indie, cioè Roma, con una pastorale nuova, gioiosa, accogliente e consapevole: umana. Per questo alternava la musica alla predicazione, quel suo parlare autentico, che lasciava sbalorditi persino i giovinastri che si prefiggevano di dileggiarlo in Chiesa. La Riforma cattolica era iniziata fin dal tempo di Savonarola e soltanto la prepotenza della storiografia protestante e tedesca ci ha obbligati a ragionare in termini di Riforma e Contro-Riforma, anche nell’arte: mera propaganda.
Sotto Paolo IV Carafa, ma anche sotto San Pio V, Pippo stava attento a come muoversi: la linea era durissima dinanzi alla mondanità della Chiesa – i preti vestivano come gli altri, erano soprattutto interessati a far carriera, la castità era poco rispettata e le celebrazioni liturgiche erano rare - e, nel centro della cristianità, non era ammesso sgarrare. Filippo era un irregolare, non voleva accettare un inquadramento in un ordine di quelli esistenti, né si fece mai gesuita, malgrado avesse redatto una domanda; voleva libertà per i suoi seguaci, dei sacerdoti che vivevano insieme fraternamente, senza voti, ma con uno spirito comune, quello di annunciare la speranza, la Buona Novella. Non aveva pensato al sacerdozio e fu ordinato, su consiglio del suo confessore Rosa, anche per esser tutelato: si comunicava giornalmente e questo, al tempo, era considerato un esibizionismo, in quanto i cristiani accedevano  all’eucarestia a Pasqua e a Natale…  C’era la riforma francescana dei cappuccini il cui fondatore andò a morire vicino a Ginevra… dove era Calvino…, i Teatini, i Barnabiti, i Camilliani, movimenti riformatori che nascevano da una tradizione laicale e non ecclesiastica.
Era fiorentino Pippo, amava il bello; per questo l’oratorio si avvalse di compositori come Animuccia, il maestro di Palestrina e nella storia della musica si tratta di una pietra miliare, specie per lo sviluppo della polifonia. Gli oratoriani hanno conservato il senso liturgico e l’amore per la musica e nella notte di Pasqua la liturgia è accompagnata a  Palestrina, al gregoriano e a Handel, nella tradizione di san Filippo. Papa Giovanni fece benissimo, nell’indire il Concilio, a voler un aggiornamento della Chiesa, nell’annuncio del messaggio evangelico e anche nella liturgia: la messa in latino non era una vera partecipazione anche per i pochi che lo capivano, con il sacerdote che era quasi un  mediatore separato dal popolo, ma l’espressione liturgica nuova dopo cinquant’anni è ancora di là da venire. Per ciò che attiene alla musica, a parte la misa criolla, alcune messe africane o la messa gitana, andalusa, non c’è nulla, e in Chiesa ormai si canta: Gesù,Gesù riposati anche tu…: da deficienti… Del resto Maritain lo aveva profeticamente scritto ne  Le paysan de la Garonne: il tempo a venire sarebbe stato caratterizzato dai montoni di Panurgo che si buttano dietro al capo-montone nel burrone, i progressisti, e i ruminanti della Santa Alleanza, quelli, cioè, che si oppongono a qualsiasi novità continuando, come ‘la gallina in su la via’ del Leopardi ne La quiete dopo la tempesta a ripetere il suo verso.
La liturgia della Pasqua inizia, nelle letture, con il Genesi, la creazione, la separazione delle acque dalla terra, la luce, il tempo, le specie viventi, l’uomo, maschio e femmina li creò… e Dio vide che tutto ciò era buono… o il profeta Baruc con le stelle che hanno brillato nei loro posti di guardia ed hanno gioito… (Bar. 15,34)… Dove siamo finiti con l’idolatria del soggetto? Stiamo discutendo se un bambino cresciuto da due padri o da due madri sia la stessa cosa di un bambino che vive in una famiglia felice, si intende…, con mamma e papà…, oppure se sia lecito o meno scrivere libri di storie di pedofili raccapriccianti, di cui non vogliamo neppure parlare, che sono al limite della necrofilia e al cui confronto Justine del matto Sade è un libro da educande… Libertà/licenza dell’arte… è il grande dibattito di gente che non sa come ammazzare il tempo e finge di affrontare i problemi.
Quando è cominciato questo delirio dell’io,del soggetto totalizzante? Clamorosamente  con Cartesio. Il Discours sur la méthode doveva esser il prologo a Trattati scientifici mai scritti, mentre si è finiti a discettare sui problemi del ‘ponte’ con la realtà esterna al soggetto, sulla ghiandola pineale dove ha sede l’anima (!) per poi, avanti  con Kant,  sostenere che il noumeno è inconoscibile e che l’atto morale è quello in cui la volontà dà a sé stessa la sua legge e, cioè, è scevra da ogni condizionamento, libera dalle circostanze – ciò che importa per Kant non è che cosa voglia una persona e cioè che voglia ciò che è giusto,come lo voglia e quando lo voglia…- e,perciò, vuota nel contenuto, ’formale’: come se un bambino volesse una volizione! Perché hai rubato la marmellata? Secondo voi, risponderà perché mi piaceva oppure perché così ha scelto la mia volizione, come direbbe Kant?  Wittgenstein e gli analisti di Cambridge hanno giustamente ridicolizzato tutto ciò.
Non penserete mica che questo virus non sia entrato nel mondo cristiano anzi cattolico…: c’è entrato alla grande. All’Università del Laterano insegna una professoressa, che si rifà allo sciagurato Bontadini,protetto da padre Gemelli, il persecutore di padre Pio, che inizia la lezione di filosofia dicendo: io sono certa di esistere perché penso; beccate stà sassata, si direbbe a Roma, e poi ne parliamo… Alla Gregoriana si insegna Heidegger, il logos e lo smarrimento dell’Essere da parte dell’occidente… il che porta a dire che se l’uomo è il pastore dell’Essere e tocca (…) l’Essere con il bastone… nella nebbia…, non lo può mai definire e tutto è apofatico. Ma la vita non è questo e la musica di Palestrina  rimanda alla vita stessa, quella della creazione, quella vita che Filippo Neri amava e tutelava  e che trasmetteva ai condannati a morte che si avviavano a Roma per via del pellegrino a Campo de’ fiori dove avvenivano le esecuzioni: questa  è soprattutto la Pasqua.
Il resto è elucubrazione soggettiva e anche perversione.


mercoledì 12 aprile 2017

IMPORTIAMO DALLA ROMANIA IL 40% DEI CRIMINALI...


Carlo Biancheri

Il giovanottello Di Maio che manifesta una conoscenza approfondita (…) della lingua italiana, pur avendo  portato a termine studi giuridici, dispone di statistiche certe allorché sostiene che abbiamo importato in Italia il 40% dei criminali romeni: condannati con sentenze passate in giudicato? Per quali reati? Contro la Pubblica Amministrazione  o per rapina a mano armata?
Bisogna ricordare che quest’ uomo doveva recarsi negli Stati Uniti, a detta dei giornali, per prendere contatto con la nuova amministrazione americana in vista di una possibile vittoria della setta che l’avrebbe portata al governo della repubblica delle banane. Con la stessa impudenza con cui si scusava dei suoi piccoli errori nella scelta delle persone, poi finite in carcere, a Roma o degli errori compiuti in buona fede - certamente ignora Kant che pone appunto la buona fede come criterio assoluto per qualificare un’azione  morale ma, come ha dimostrato egregiamente il professor Pouivet (Après Wittgenstein, Saint Thomas, Vrin 2014), si tratta di un’emerita sciocchezza, in quanto non esiste il principio categorico morale libero da condizionamenti, essendo il giudizio morale essenzialmente pratico: le circostanze non lo determinano ma contribuiscono alla formazione del giudizio – si lancia in affermazioni che sfiorano il razzismo, perché ammiccano al luogo comune: i rumeni delinquono. Anche gli italiani negli Stati Uniti (quanti suoi conterranei?)  venivano considerati tutti mafiosi e ‘spaghetti e mandolino’ sono tuttora uno stereotipo molto in voga nel globo. Chi gli spiegherà che ragionare per luoghi comuni è da insipienti?
Inconsistenti nelle proposte, ma sfacciati nell’ingiuriare gli altri; la sua frase equivale a dire che i delinquenti in Italia provengono per il 40% dalla terra  della camorra e cioè la sua. C’è da chiedersi se sia mai possibile che gente di tal fatta pretenda di governare gli altri!
Del resto nel suo raggruppamento ce ne sono diversi che si comportano nello stesso modo. Anche Fico, dégagé, sostiene con espressione ingenua che la questione di Genova è un problema locale (…): stiamo parlando di rispetto delle regole, di democraticità, di rifiuto della prevaricazione e lui dichiara bel bello che è un problema irrilevante che va affrontato localmente… Lo è stato ed infatti il giudice ha dato ragione alla ricorrente e torto al guru/garante, cioè al custode della Verità della setta, il giudice supremo, come nei romanzi planetari e come nella democrazia del pianeta Gaia.
Cosa ricavarne da tutto ciò?
Che è ora di finirla che i vari Asor Rosa,  Rodotà, L7 (Gruber, Mentana &c.), Il Fatto quotidiano e la miriade di giornalisti benevolenti, da ultimo il Corrierone, accreditino questi soggetti. Bisogna certo ringraziare l’intelligenza politica di Bersani e soci della bocciofila per aver dato tanto spazio a questi, specie all’inizio della legislatura, nell’assunto di matrice leninista che non ci siano nemici a sinistra. Quale sinistra, per giunta…? Alleati di Farage nel Parlamento europeo… una sorta di fascista…
 

mercoledì 5 aprile 2017

G.R. CASALEGGIO SAREBBE FIERO DI VOI...


Carlo Biancheri

Con questa sorta di benedizione laica, impartita dal pregiudicato genovese, già comico, i consiglieri di Roma del M5S possono stare sicuri di essere sulla retta via…
Ci pare di vivere un tempo non solo difficile, ma di impazzimento generale, dove il linguaggio dei giovani e meno giovani politici manifesta idee – si parva licet - che non esitiamo a qualificare pericolose.
I succitati consiglieri che hanno sin qui dato prova di saper così ben governare una città in dissesto, -ormai è passato un anno in cui ne abbiamo viste di tutte: nominati e cacciati, assessori dimessi, dirigenti arrestati, gratificati economicamente senza fondamento né qualifiche, il sindaco indagato ma inamovibile, fino al terzo grado di giudizio (?) e ovviamente… le regole del movimento cambiate in corso d’opera, gli eletti che continuano imperterriti a ritenere responsabili dei disastri chi li ha preceduti…-  ora hanno deciso di trasferire i ‘principi’ del motore Rousseau nel governo della capitale che vive a fatica il quotidiano: un tipico diversivo, un centone di democrazia diretta che può trovare d’accordo giusto gente come Mentana che ha dichiarato che i seguaci della setta non vanno demonizzati e lui, come noto, la sa lunga...
Innanzitutto il governo di un Comune, come Roma, non può esser espletato sulla base di clic, di mi piace/non piace che vanno a finire in un filtro per nulla trasparente.  Inoltre, è sbagliato il metodo, in quanto non si possono ridurre in pillole problemi complessi. Rinviamo sul punto quanto scritto da Bobbio sulla democrazia  diretta e le società complesse e ricordato oggi da Sabino Cassese sulla stampa. Per esempio, se io chiedessi ai romani se vogliono una città con aria meno inquinata, cosa penserete mai che risponderebbero? No,vogliamo asfissiare come adesso dove le centraline di controllo, se non piove o tira vento, sforano  i limiti delle polveri sottili  già alti! Ma se non si spiega nel contempo che cosa comporti nella vita quotidiana in termini di costi e sacrifici il raggiungimento dell’obiettivo dell’aria meno inquinata, che significato ha porre il quesito referendario se non per fini di propaganda strumentale? Se si danno spiegazioni, a questo punto ci si dividerà, perché alcuni non saranno disposti a sottoporsi a rinunce e la politica dovrebbe esser precisamente questo:una scelta. Non crediamo che la discussione  possa correttamente svolgersi  per via telematica perché qualcuno dovrà pur fare la sintesi…
Il sindaco, invece di dar conto dei vari procedimenti giudiziari in cui è coinvolta – non può parlare, ha detto, perché la materia è coperta da riservatezza, in quanto oggetto di indagini da parte dell’autorità giudiziaria…Uhm… un’altra delle sue… se fà ‘dichiarazioni di scienza’ dove sta la violazione del segreto?- ma si giustifica col noto brocardo ‘mal de todos remedio de tontos’ e cioè Buzzi sta parlando e gli avversari sono peggiori di lei: logica perfetta! Ci sarebbe  da chiedersi come abbia potuto, con questo metodo logico, conseguire la laurea e successivamente  superare l’esame da procuratore legale (all’epoca si chiamava così?)…
In generale, gli esponenti del movimento  dichiarano che intendono cambiare l’Italia. In che senso? Chi ha dato loro il mandato? Siamo in uno Stato che detta principi etici? Non sono forse rappresentanti portatori di un programma (miserrimo nel caso della setta…) che i rappresentati scelgono? Quindi i conti vanno fatti prima del voto, perché i votanti debbono sapere  a cosa vanno incontro e non dopo. Poco ci importa che abbiano l’appoggio del Grillo (da ultimo, la benedizione del defunto Casaleggio).A mo’ d’esempio ci ricordiamo quel ‘non lasceremo nessuno indietro’ del sindaco Raggi quando crollò a Roma la palazzina a Ponte Milvio… La demolizione l’ha pagata il Comune?
Anche Renzi vuol cambiare l’Italia e cade nello stesso errore che era quello di Robespierre e di Lenin e di tutti i rivoluzionari o i dittatori che vogliono modellare gli altri secondo la loro visione del mondo, la loro Weltanschauung: io sono vegano? Tutti debbono rinunciare alla carne… Sono animalista? Gli animali contano più degli umani e così via…
La democrazia non è questo, è dibattito, confronto di proposte da parte di chi le sa fare e le capisce… E’ insensato proporre il reddito di cittadinanza se non si dice nel contempo che fine fà la cassa integrazione e dove si prendono le risorse per finanziarlo: non sono i grillini a sostenere scorrettamente che il debito pubblico non fà che salire? Come pensano di governare oltre a proporre il referendum sull’Euro  che,come ha spiegato Draghi non è possibile? Bisognerebbe uscire dall’Unione… e ciò ci porterebbe rapidamente al livello balcanico… Ah il programma di governo, sì… diremo come i greci nell’Areopago a san Paolo: ‘su questo ti sentiremo un'altra volta’…
Del resto non sono i soli ad imbrogliare le carte. Il fuoriuscito Rossi, governatore della Toscana, dichiara, insieme all’intellettuale Speranza, che siccome la Repubblica italiana è fondata sul lavoro, come recita la Costituzione, ci deve esser un diritto al lavoro per tutti. Già…, come? Forse, in quanto conterraneo di Collodi, crede anche lui, come Pinocchio, che esistano alberi che producono monete d’oro, invece di frutti?





domenica 2 aprile 2017

SIT PRO RATIONE VOLUNTAS!


Carlo Biancheri


‘…il capriccio tiene luogo della ragione’ così Tommaso da Celano, beato, nella Vita seconda di Francesco piccolino (cap. CXXXI).
A chi si riferisce il figlio del conte di Celano, gran feudatario, che sotto una  montagna priva di boschi dell’Abbruzzo aveva il suo impressionante castello, squadrato, che dominava e domina tutt’oggi la piana,come dal castello dell’Innominato, ’dando un’occhiata in giro, scorreva… i pendii, il fondo, le strade praticate là dentro…’ (I promessi sposi, cap. XX)? A Giovenale, alla VI Satira perché il figlio di questo gran signore era colto ed aveva lasciato ogni cosa per seguire Francesco. Tommaso non poteva dimenticarsi da dove veniva, così, salendo a La Verna con Francesco che, già malato, cavalcava una mula, mentre lui era a piedi, pensava tra sé, sfinito per il caldo e la fatica: lui stà sopra ed io a piedi, ma mica i nostri genitori giocavano insieme a palletta da bambini… E Francesco, che conosceva, per grazia, i pensieri, salta giù subito dalla mula e gli dice: sali tu… ma Tommaso si inginocchia. Eppure ancora oggi il castello fà pensare alla grandezza dell’uomo che senza strepito può liberamente lasciare ogni cosa attratto da uno che  essendo colto anch’egli – il primo poeta italiano si studiava in altri tempi nei manuali…- invitava  ad immedesimarsi nel ‘Signore poverello’, rinunciando a tutto e mendicando…
E già, Giovenale, che oggi sarebbe processato per omofobia, viene preso come riferimento per  sostenere che bisogna guardare più ai fatti che alle parole e ’Se i superiori parlassero anche la lingua degli uomini e degli angeli ma non accompagnano le parole con esempi di carità, a me giovano poco, a sé  stessi niente. In realtà quando chi corregge non è temuto in nessun modo e il capriccio tiene luogo della ragione, bastano forse i sigilli della salvezza? (cioè l’autorità…)’ (Vita seconda, cap. CXXXI, Fonti francescane, Editio minor).
Da tante altezze passiamo alla prosa quotidiana ed alla setta che   vuole conquistare il  quaranta per cento dei votanti…
Capiamo la stanchezza di tanti elettori di fronte ad una politica che per decenni è stata autoreferenziale, sostenuta da una grancassa indecorosa dei media che si appoggiano su una cultura che più che la verità cerca l’interesse ed il conformismo. L’abbiamo già scritto: ci vorrebbe un Molière…
Ma la conclusione di buttarsi in mano a gente incompetente e che mente  e  si difende solo a parole e non con l’agire; lo provi il fatto che il moralista comico in disarmo vive nel villone…, è un segno di decadenza grande: l’uomo non spera più e non ama la vita.
Facciamo un esempio: il Di Battista ed il suo compare sono stati denunciati per diffamazione per aver rovesciato il tavolo a male parole nella misteriosa selezione del candidato sindaco a Genova. Persino i sodali della sinistra perfetta si sono turbati: allora non si possono più votare… Ebbene, il giovanotto deputato, che ammira Mussolini e Che Guevara (perché non Kim Il Sung o Hitler e Stalin?), ci dichiara che lui di denunce ne ha avute a iosa ma non gli fanno un baffo… Invece di rispondere sul merito, ne fà una questione di metodo, avendo evidentemente mangiato pane e volpe…, come si suol dire… E ministro di cosa diventerà costui?
Chi vota questa gente è come se affidasse la custodia del gregge al lupo!

mercoledì 29 marzo 2017

NO AL MERCATO INTERNO SE VERRANNO IMPOSTE CONDIZIONI INACCETTABILI DALLA UE


Carlo Biancheri

Questa l’ennesima roboante dichiarazione della decisa Sig.ra May alle folle che la Storia dirà quale impatto abbia avuto sul corso degli eventi.
Giustamente il Rappresentante permanente del Regno Unito presso l’Unione Europea si è dimesso ed è stato sostituito dall’attuale Ambasciatore, nell’assunto che il Governo inglese sia composto da dilettanti in materia comunitaria e che il negoziato di uscita dall’Unione non potesse esser avviato sulle basi inizialmente previste da Londra.
Ascoltiamo adesso in Italia - e non solo nel nostro paese - una serie di analisi, anche di professoroni, oltreché di politici,  da cui emerge la profonda incomprensione dei meccanismi comunitari.
Spesso accade in politica che non ci sia soluzione di continuità tra verità e menzogna e noi  ne sappiamo qualcosa…, tuttavia si ha l’impressione, nella estrema confusione del dibattito pubblico sulla Brexit, che, insieme alla malafade, ci siano anche molta incompetenza ed approssimazione.
Cominciamo dagli inglesi. Per mesi hanno sostenuto che  se ne andavano perché l’Unione è burocratica e che cambiava la loro vita quotidiana, ma che le loro imprese dovevano poter liberamente circolare in Europa, specie quelle finanziarie, come se nulla fosse.
Se mai avessero capito come funziona il meccanismo europeo saprebbero benissimo che, a parte l’indivisibilità delle libertà del Trattato – libera circolazione di persone, di merci e servizi e di capitali – il presupposto del cd passaporto europeo ed il controllo del paese di origine si fondano sulla fiducia tra Stati membri,  il che presuppone una legislazione sottostante  armonizzata,  cioè non ci possono essere leggi inglesi difformi da quelle  comunitarie e, nel contempo, beneficiare dei vantaggi della libera circolazione; si creerebbe, in tal caso, una disparità di trattamento tra Stati,  a vantaggio di alcuni e a scapito di altri. Inoltre, in caso di conflitto, ci vuole un giudice che, nella UE, è la Corte di Giustizia (esiste un organismo analogo nello Spazio economico europeo che include Liechtenstein, Norvegia ed Islanda), ma Londra non vuole più riconoscere il potere della Corte di Giustizia: questo potrà avvenire solo quando la Brexit avrà effettivamente luogo, per ora non c’è, si è avviata, ma ci vorranno almeno due anni perché sia sancita. I mercati finanziari anticipano gli eventi sulla base delle aspettative ed infatti oggi la sterlina ha aperto con un bel tonfo; si è ripresa in prosieguo, ma bisognerà comprendere il perché si è ripresa nei confronti dell’Euro… e lo si vedrà nei prossimi giorni. Oltre alla Corte di Giustizia ci sono le cosiddette Authorities che raggruppano le Autorità di controllo di settore, specie   in quello finanziario, come ESMA, EBA, EIOPA, e che armonizzano le pratiche  di vigilanza: la legislazione comune non basta, occorre anche il controllo di come viene applicata in modo conforme in un vero mercato interno.
Si comprende  quanto il sogno europeo sia ambizioso e, malgrado i difetti, ben costruito per far sì che si crei un vero mercato interno di centinaia di milioni di cittadini senza le barriere ed i controlli dei singoli Stati. Gli inglesi furono tra i principali artefici dell’allargamento ai paesi dell’Est, nel tentativo di annacquare il più possibile i vincoli comunitari e fare dell’Unione un libero mercato. Gli Stati Uniti fecero da sponda anche per favorire lo sfaldamento del blocco sovietico e così questi paesi entrarono  troppo in fretta; nella maggior parte di loro non si era ancora passati dal regime di Stato a quello di mercato, nel senso che le banche erano ancora pubbliche e la borsa muoveva i primi passi con sistemi arcaici: ricordo che alla Borsa di Varsavia (che  si insediò nel palazzo dove aveva sede il Partito comunista…) il presidente della Borsa polacca ci raccontava che se lui non leggeva il listino alla chiusura delle negoziazioni di borsa gli investitori non credevano  che i prezzi delle azioni affissi fossero quelli veri… Questa persona con i suoi funzionari avrebbe dovuto controllare, successivamente, le privatizzazioni, banche incluse…, mediante le offerte pubbliche di vendita e la relativa informazione al pubblico…, mentre già si discuteva di legislazione europea sofisticata  sui prodotti derivati, mercati che non esistevano nei paesi dell’Est e quindi inapplicabile. L’equivoco è consistito nel lasciar creder loro che dall’adesione avrebbero avuto solo soldi e vantaggi e non oneri; a ciò si aggiunga una mentalità  autocratica di stampo sovietico, diffusa tra la gente, interessata principalmente a sopravvivere, a qualsiasi costo.
Il negoziato sulla Brexit sarà ben complesso e si svolgerà  tra Consiglio Europeo, Commissione e Parlamento da un lato e Governo inglese dall’altro: in televisione un deputato di una certa Lega…, in polemica con Pittella, sosteneva che gli inglesi della Corte Europea di Giustizia se ne infischiano; ignora il tale che in caso di conflitto si applica il diritto internazionale comune con le sue sanzioni e cioè la retaliation che agli inglesi non conviene proprio, non foss’altro che per ragioni geografiche, e così si spiega il voto contrario dei Lords sull’impostazione del Governo inglese al negoziato del tipo hard-Brexit e alla fine  il riconoscimento del diritto del Parlamento inglese ad essere informato sulle varie fasi e sugli esiti del negoziato stesso, cosa che  la Sig.ra May avrebbe volentieri evitato.
Le conseguenze della Brexit non ci sono ancora, perché semplicemente la Brexit non c’è stata; i mercati finanziari anticipano qualcosa, ma questo qualcosa dovrebbe far riflettere gli irresponsabili, che predicano un ritorno alla divisione, che in un paese come il nostro vorrebbe dire il ritorno alla povertà.


domenica 19 marzo 2017

UNO VALE UNO MA... COME LUI NON C'E' NESSUNO


Carlo Biancheri

Non intendiamo attardarci su quel che abbiamo ripetuto da anni e cioè che la setta non è democratica per definizione (‘fidatevi di me…’) e che la sua organizzazione interna contrasta con i principi costituzionali sull’organizzazione stessa dei partiti politici o movimenti che dir si voglia, pur in assenza di una legge  in attesa di approvazione dal Parlamento. Il fatto è presto detto. Quando i bambini giocavano a nascondino o ai quattro cantoni e non con Internet, succedeva, non di rado, che il perdente dicesse: basta, non gioco più oppure che volesse modificare a posteriori le regole del gioco per vincere lui. Ecco, di questo si è trattato a Genova nella selezione del candidato sindaco nel M5S: se non si riesce a vincere con una consultazione locale la si rifà nazionale… tanto i votanti che ne sanno? Mica leggono i giornali… La sola differenza è che i protagonisti in ‘commedia’ sono (o dovrebbero essere…) degli adulti…
Leggiamo, invece, su la Repubblica del 18 marzo 2017 l’intervento del direttore di MicroMega, Paolo Flores d’Arcais, intitolato: Ma così il movimento non è più votabile! Poffarbacco, è caduto dal pero! E con lui tutta la pletora delle quinte colonne di sedicenti intellettuali sinistri ben pasciuti, per non parlare del foglietto quotidiano… L’atteggiamento di questi signori che si pongono come intelligentzia, ripetendo formulette di soggetti paludati, da strapaese, che reputano la loro visione del reale come la conclusione del sapere, un clima che ricorda  la dittatura di Croce in cultura quando nessuno aveva il coraggio di smarcarsi e dire come nella novella di Pirandello: “il treno ha fischiato…” Ciò ha fatto sì che  non si andasse oltre, in filosofia, all’idealismo, marxismo incluso…, alla fenomenologia e a Heidegger, al positivismo, al kantismo e a un po’ di popperismo, rimanendo il paese attardato rispetto ai centri di cultura europei.
Quanto ci voleva a capire che protesta e proposta sono cose diverse? O forse si ventilava la famosa palingenesi degli oppressi che, una volta mandata a gambe all’aria la ‘struttura di potere’ attuale, avrebbero poi ricostruito l’Eden dove pace e giustizia regneranno, il lupo e l’agnello si abbracceranno… e vissero tutti felici e contenti.
Noi poveretti a sentire parlare nell’italiano ‘creativo’ il giovane Di Maio o il Dibba, l’eminente Tominelli, scienziato costituzionale, la Lombardi, sempre aggraziata, la capretta sacrificale a Roma (‘stiamo lavorando’…), Madamìn a Torino che farà mangiare tutti vegano nella sua città (quantomeno i bambini a scuola…), avevamo già capito come sarebbe andata a finire.
Avremmo voluto parlare di cosa ci succederà  quando la BCE smetterà di comprare titoli per sessanta miliardi di Euro al mese (non milioni come dicono le giornaliste televisive più esperte di cucito che di economia) e che conseguenze ci saranno per un paese come il nostro che, per evitare la rivoluzione,  ha alimentato un debito pubblico mostruoso. C’è una interessante intervista sull’ultimo numero de l’Espresso a Valery Giscard d’Estaing, novantunenne, già presidente francese, che, pur sottacendo i suoi errori…, dice con una chiarezza fulminante come sia andata veramente in Europa. Dalla sua analisi emerge  che i politici che sono venuti dopo erano dei principianti in confronto di quelli della sua generazione. In pratica, sostiene quel che anche noi, poveretti, abbiamo scritto in questo blog e cioè che lo scopo dell’ingresso del Regno Unito nella UE, per pressione americana (e massonica…, aggiungiamo noi), era quello di trasformare la CEE in un mercato di libero scambio e non certo in un’unione. L’allargamento a ventotto è stato molto mal gestito, anche da Prodi, che fà la figura del facilone, per non aver previsto alcunché nell’assunto che ‘siamo tutti fratelli’… Un giro nei paesi ex comunisti non se l’erano neppure fatto e quindi hanno lasciato credere loro che sarebbe arrivata  la ‘panacea’ con l’adesione alla UE. La Merkel, con la durezza di una donna cresciuta all’Est nella DDR, non ha compreso che distruggeva il giocattolo se metteva gente come Santer, Barroso o Juncker, esponenti di paesi insignificanti o piccoli, alla guida della Commissione: certo nessuno l’ha disturbata, ma ora che se la deve vedere da sola con Trump e poi con Pechino e, fra poco, con Delhi o financo col sultano, comincia a capire che l’Europa serve a qualcosa…
Chi conosce i meccanismi europei sa benissimo che non si ottengono risultati se non c’è buona volontà e solidarietà da parte degli Stati membri e questo è possibile solo se i paesi fondatori sviluppano una vera convergenza che comporta anche un cambiamento di atteggiamenti umani e di cultura, di soggetti che ragionano ‘europeo’ (Erasmus vuol dire poco…). Giscard traccia l’ambito di una vera armonizzazione che fatalmente può avvenire inizialmente solo tra pochi – ma noi ce la faremo? Secondo me, i nostri politici non ne hanno la minima idea, perché non capiscono ancora adesso cosa significhi attuare la normativa comunitaria e rispettarla… - che poi si estende agli altri per osmosi. Ci vuole una visione, a cominciare dal Ministro dell’Economia che è certo un rispettabile economista e funzionario di organismi internazionali, ma che non sembra marcare una linea di sviluppo per il Paese: il cambiamento che viviamo è epocale, ma questo non è un motivo per rinunciare a trovare sbocchi di mercato e di migliore produttività, riqualificando le persone. Ci vuole molta lucidità nel conoscere e consapevolezza che l’inazione vuol dire lasciar spazio al malaffare che sguazza nel nostro paese proprio per l’irresponsabilità dei politici.



mercoledì 8 marzo 2017

IL PREGIUDICATO CHE VUOLE TRASFORMARE L'ITALIA COME L'EQUADOR E LA SINISTRA COMPLICE

Carlo Biancheri



Se tutto va bene – cioè, se vinciamo…-  l’Italia sarà trasformata come l’Equador, sic Grillo.
A Genova vi è una grande comunità di immigrati provenienti da quel paese che svolgono principalmente compiti di badanti, colf e addetti alle pulizie dei condomini. Di quando in quando vengono fuori eventi connessi alle bande di giovani latinos, risse e ferimenti, specie nei locali notturni, ma non episodi di attacchi col machete come accaduto nel milanese.
In pratica, costituiscono la forza d’urto del lavoro domestico e di assistenza in una citta di anziani, in un settore abbandonato dagli italiani che preferiscono  il sussidio di disoccupazione.
L’ex comico pregiudicato Grillo, è, come noto, uomo di cultura, non foss’altro per aver frequentato vari teatri in occasione dei suoi spettacolini, ma non risulta che abbia un rapporto speciale con la classe politica e la presidenza equadoriana:  ci riferiamo al Correa che lascia passare un turno, facendo eleggere un suo uomo, ma che ha già dichiarato che nel caso vincesse l’opposizione ritornerà al potere nel 2021… L’Equador che costituisce l’esempio per il nostro paese e a  cui si ispira il pregiudicato - forse conosce la situazione, in quanto ne avrà sentito parlare da qualche collaboratore domestico nel suo villone con vista mozzafiato sulle alture di Genova? -  è uno Stato poverissimo, con corruzione diffusa, come nel regime chavista del vicino Venezuela. Nelle periferie di Quito e di Guayaquìl il contenzioso si risolve con le armi da fuoco e per uno straniero o un possidente non è propriamente raccomandabile prendere il taxi dal centro di una di queste città per andare in periferia, se vuole arrivare sano e salvo  nel luogo prescelto.
Considerato il tasso di analfabetismo e la diffusione delle popolazioni indigene, il ruolo dello Stato è onnipresente con la burocrazia: la corruzione pure.
Forse non saprete che tre deputati della setta stanno incontrando in Sud America gli italiani per farsi conoscere in vista della vittoria alle elezioni politiche italiane. Dopo l’Argentina sono andati a Caracas in segno di apprezzamento per il regime chavista che ha ridotto il paese a livello di sussistenza. Di fronte alle proteste dei residenti italiani, come apprendiamo da notizie di stampa, che lamentavano di vivere in un regime fascista, i tre hanno risposto che anche in Italia si sta male, perché c’è la disoccupazione giovanile, quindi Chavez… del resto il generale dei gesuiti non era uno dei consiglieri?
La pochezza e lo squallore delle pseudo-posizioni politiche dei giovanotti e delle signorine M5S che continuano, secondo i sondaggi, ad esser sostenuti dal 30% di sciagurati votanti che sfogano la loro rabbia col ‘tanto peggio, tanto meglio’…, mediante una protesta  incapace di farsi proposta, sono sostenuti da una squadra di professionisti della sinistra politica, ben pasciuti, che li trattano con i guanti: preferibili a Renzi, secondo il gruppo capitanato dall’esperto di bocciofila dell’Appennino emiliano…
Abbiamo già detto della figlia di Berlinguer che non sa niente, come appare dai suoi interventi, salvo continuare a sostenere la ‘santità’ di una posizione politica  per nulla sganciata dal marxismo-leninismo che, a suo tempo, ebbe il solo merito di non  dare una spallata ad un regime fatiscente come quello della DC; continua ad intervistare il Di Battista, ferito di guerra…, che non si può neppure ascoltare perché non fà che accusare, ma è del tutto incapace di svolgere un’analisi seria, di governo, cioè adulta.
Gli intellettuali di professione alla Rodotà hanno a lungo tirato la volata a questa gente come anche i giornaletti del tipo Il fatto quotidiano, stile ciclostile da Pc d’altri tempi, infischiandosene  che la vita quotidiana continui… e che qualcuno dovrà pur provvedere alla collettività.
L’esempio di Roma è la prova provata che i dilettanti allo sbaraglio, tipo ‘Corrida’,non sono in grado di gestire la cosa pubblica anche con l’ausilio di tecnici con cui entrano in conflitto e neppure quando sono teleguidati dai guru.
Il conte Gentiloni è un momento di calma in un periodo di esagitati, ma ci vuole una visione senza retorica sull’Europa dove la competizione è fortissima e alcuni sono più uguali degli altri.
E’ significativo che sia il volgare Trump che  Trudeau, furbo e prestante ma inconsistente (del resto il Canada è molto esteso, ma gli abitanti sono pochi ed il PIL è inferiore a quello italiano; i giornali non ve lo diranno…), scelgano il loro ambasciatore a Berlino per trattare con l’Europa a Bruxelles: in altri tempi questo sarebbe stato del tutto inaccettabile.
L’amato Manzoni nella biblioteca di don Ferrante ricorda che la Storia senza la Politica è una guida che cammina, cammina, senza che nessuno impari la strada e per conseguenze butta via i suoi passi...

domenica 26 febbraio 2017

LA CHIESA NON PUÒ ADOTTARE LO STILE DELLA COMPAGNIA DI GESÙ: È MOLTO DI PIÙ…

Mi sembra che prima i papi parlassero ogni tanto e si diceva che quello che dicevano era verità assoluta perché ispirata dallo Spirito Santo, mi sembra che questo si dicesse che parlavano ex cathedra. Adesso il papa parla in continuazione, ma quando è ex cathedra? cioè quando dice opinioni e quando dice verità inconfutabili? e poi adesso praticamente di papi ne abbiamo tre, il papa emerito Benedetto, che per fortuna al momento tace, il papa bianco, cioè ,e ora anche il papa nero Arturo Sosa che dice la sua alla grande. Ma se il papa Francesco è un gesuita, vale di più quello che dice lui o quello che dice Sosa che è il suo superiore in quanto gesuita?

Valentino Del Bene



E così il papa ha sdoganato il secondo matrimonio dei divorziati, ha accettato con misericordia gli omosessuali, ha invitato a non considerare più pubblici peccatori (come i diceva una volta) i conviventi (aboliamo concubini!), specie se giovani (perché c’è sempre la speranza che prima o poi si sposino), ma allora cos’è oggi peccato? Il furto e l’omicidio? o forse non fare la raccolta differenziata dell’immondizia perché si fa violenza al creato tutto? Noi che abbiamo sempre cercato di seguire la morale cattolica, tante volte con difficoltà, sacrifici e rinunce personali, siamo un po’ disorientati...
Giuseppe Grana


RISPONDE CARLO BIANCHERI


Già nel nome, compagnia, c’è qualcosa di militaresco, di metallico,di freddo e di … volontaristico.
La scelta da subito, per cristianizzare il mondo, è stata quella efficientista di evangelizzare le classi dirigenti, non i poveracci, con l’insegnamento… S. Ignazio, inoltre, raccomandava ai suoi di non avere contatti con le donne tranne… quelle ‘altolocate’. Nessuna accoglienza umana, ma obbedienza ‘perinde ac cadaver’ ed introspezione, controllo psicologico… da qui la casistica – in certi casi bisogna dire anche utile  nell’elaborazione di  principi, come quello del ‘doppio effetto’, ma per lo più una costruzione razionalistica che ricorda le pseudo-simmetrie architettoniche francesi post-cartesiane e che in materia di sesto comandamento si trasformava in  un sofisticato manuale erotico con l’attribuzione delle pene per ogni singolo peccato, descritto minuziosamente – se facessimo un esempio, sarebbe pornografia pura…- . Si privilegia il risultato e si è agnostici sul metodo per raggiungerlo, come in Marx. In letteratura troviamo una miriade di conferme a quanto sopra. Non è casuale che il Grande Inquisitore di Dostoievskij sia un cardinale gesuita nella calura della Spagna, che incontra il Cristo nella sua seconda venuta: ’Perché sei tornato’? Ci pensiamo noi a questa gente che vuol essere guidata…, l’apparato, non la Chiesa intesa come discepoli ardenti che attendono il Maestro…
Da noi, basti citare i gesuiti di Sciascia… o quel brav’uomo del padre Pirrone ne Il gattopardo che sapeva benissimo dove fermarsi nel rimproverare don Fabrizio…: tutti al rosario la sera, anche i donnaioli…
Quando la compagnia fu sciolta, sembra che moltissimi padri confluissero nelle Logge in Europa… Conoscevano la dialettica ed il gioco razionalistico cui erano stati addestrati. Poi nell’Ottocento la gran tenzone contro i massoni e lo Stato unitario – estremamente interessante il discorso alla Camera dei deputati di Gramsci nel 1925 che difendeva la massoneria (!) contro il fascismo che introduceva le leggi anti-massoniche (di facciata…) in cui si parla, appunto, del ruolo e della politica dei gesuiti avverso ai massoni …- ma… durò poco perché i dialoghi con i massoni del p. Caprile sono arcinoti ed i massoni, per noi, sono deisti, gnostici che leggono il Vangelo di Giovanni come un testo gnostico;  della vita futura e della Trascendenza poco gliene cale… di guidare gli altri, questo si.
La smania di convertire tutti e di trovare buoni compromessi, all’occorrenza, sembra essere la dominante nella compagnia. C’era un tempo che ad ogni morte importante spuntava fuori all’ultimo momento un qualche padre gesuita che aveva raccolto la confessione in punto di morte di un non credente… Il fondatore del Cineforum, il famoso p. Arpa, che conosceva  e si reputava buon amico di Fellini (…), quando uscì Il Vangelo secondo Matteo di Pasolini, si affrettò ad affermare in un dibattito: ’io voglio te’, quasi riconoscendogli  una fede cristiana (implicita,come avrebbe detto  il gesuita p. Rahner?) esemplare. Ma quel film non aveva nulla di trascendente, perché il bell’attore spagnolo nel ruolo di Cristo, che piaceva tanto a Pasolini, era un giustiziere, uno preoccupato di fustigare  i vizi degli uomini, non certo uno che sapesse dire: ’Venite a me voi che siete stanchi ed affaticati ed Io vi consolerò’ o ‘Io sono dolce ed umile di cuore’… Pasolini, in realtà, non era proprio quello che speravano il p.Arpa e don Giovanni Rossi tanto che dopo Il Vangelo fece  Teorema (un angelo che libera tutti con i rapporti sessuali…), Il Decamerone… e, cupio dissolvi, Salò e le 120 giornate di Sodoma… Forse il suo Dio  era il ventre?
C’è un continuo adeguarsi per ottenere il risultato. L’esatto contrario di quel che si trova nei contemplativi e, in particolare, di quelli che mettono al centro l’umiltà. E’ vero che S. Ignazio dice fai come se tutto dipendesse da te e nulla dipendesse da te… ma, sei sempre tu che scegli, come direbbe Schopenhauer…
I giovani che convivono non se lo pongono proprio il problema  di essere accolti perché, in maggioranza, in Chiesa non ci vanno; poi non credo proprio che si tratti di una grande novità l’accoglienza: non c’è un solo peccato che non sarà perdonato? Né vedo le frotte di coppie risposate che anelano ai sacramenti: tutta questa storia dell’Amoris laetitia è stata forse un suggerimento dei tedeschi (i principali sponsor) le cui chiese sono ormai sale da concerti e balletti… Abbiamo scoperto che questi signori che danno lezioni al mondo sono pure imbroglioni, sia sotto sotto Hitler che, da ultimo,… con la Volkswagen! Veramente bastava leggere Hegel per capirlo… o  riflettere su quanto ha scritto Kant a proposito dei neri: hanno un quoziente intellettuale inferiore a quello dei bianchi…
Il papa è assistito dallo Spirito Santo quando parla ex cathedra, come dice lei, casi rarissimi, ma anche nel magistero ordinario gli si deve  ossequio.
Il problema è che la Chiesa come comunità è sbrindellata e ancora una volta il clero se ne è appropriato mentre nella Lumen gentium del Concilio  Vaticano II leggiamo che  la Chiesa è un popolo… mentre i laici che consultano le gerarchie non sono più i Maritain  e i Gilson, uditori del Concilio Vaticano II, ma dei laici generalmente  clericali…
San Francesco, come risulta da Le fonti francescane, imponeva ai suoi di sdraiarsi a terra quando incontravano un prete perché erano i ministri che rendevano il ’Signore poverello’ presente in mezzo a noi ma ciò non gli impediva di rifiutare il cibo  in casa del cardinale a Roma, o di prendersela con la verbosità dei preti o di minacciare il canonico Gedeone di Rieti, ’uomo sensuale e mondano’, che se non si fosse convertito gli sarebbe successo di peggio  della malattia che lo aflliggeva – infatti morì poco dopo per il crollo della casa a seguito di un terremoto, mentre tutti gli altri si salvarono -.
Forse ci vorrebbe un messa a punto del Concilio per riflettere sulla fede nel nostro tempo, visto che il Vaticano II non è stato attuato o è stato travisato.Tuttavia, noi crediamo che una risposta vera di fede passi attraverso ciascuno di noi: dite quello che credete veramente, diceva San Francesco ai suoi.

giovedì 23 febbraio 2017

CORSI E RICORSI DI POST-VERITA'

Rosa Elisa Giangoia


Nella sua diffusione ad gentes il Cristianesimo delle origini, rivolgendosi ad un mondo che aveva elaborato un ampio patrimonio culturale, si è confrontato con esso in modo molto accorto, da un lato accogliendo quanto poteva essere funzionale ad un’accettazione del messaggio evangelico, in primis la metafisica, ma anche ponendosi come la risposta sicura e convincente alla diffusa aspettativa di vita eterna con certa ricompensa, aspirazione  molto sentita dalla mentalità del tempo, a cui né i culti misterici, né le varie soteriologie di derivazione filosofica sapevano dare soddisfazione.
C’erano, però, nella visione culturale del tempo altre concezioni, condivise e radicate, che contrastavano con il messaggio evangelico e tra queste di particolare rilievo erano le diseguaglianze tra gli uomini con l’inferiorità della donna e l’accettazione della schiavitù, oltre alla mentalità bellicista. Il nucleo del superamento della condizione di schiavitù nella nuova visione di fraternità tra tutti gli uomini è nella Lettera a Filemone (16) di San Paolo, in cui chiede all’amico di accogliere nuovamente Onesimo, non più come schiavo ma come fratello nel Signore.
Sostenendo l’idea dell’uguaglianza di tutti gli uomini, in quanto tutti figli di Dio, il Cristianesimo ha portato da culturalmente elitaria a visione di massa la critica nei confronti della schiavitù per cui quello che era un orientamento filosofico dello stoicismo romano, ben rappresentato da Seneca (ad Luc., V, 47), è diventato un principio condiviso e rivendicato che con la sua attuazione, pur non risolvendo le disparità socio-economiche, ha elevato in dignità gli uomini tutti, come ha conferito un livello di parità alla donna, seppure con residue limitazioni, attestate nelle lettere di San Paolo (1 Cor 11, 7-8; 14, 34-35; Col 3, 18; I Tim 2,12; Tit 2,5; Ef 5,22).
Per quanto riguarda il superiore valore della pace, la questione è stata resa più complicata per la svolta costantiniana  con la divisione del lavoro tra clero e laicato, che trova terreno fertile con il diffondersi progressivo del cristianesimo nell’area germanica e per la successiva contrapposizione con l’Islam occupante la Terra Santa. Infatti nei primi tre secoli dell’Impero al militarismo dominante nella mentalità Romana si contrappone il rifiuto della violenza in generale, specie della violenza istituzionalizzata, che si manifesta attraverso le guerre, da parte dei cristiani che arrivano in diversi casi anche a subire il martirio per la loro obiezione di coscienza al servizio militare e in molti altri si fanno obiettori di fronte a singoli ordini ritenuti ingiusti.
Attraverso un cammino di riflessione in ambito patristico,  che trovò piena teorizzazione nella Demonstratio evangelica di Eusebio, si venne poi affermando la divisione tra preti e monaci, esentati da ogni obbligo militare, e laici, chiamati agli affari e anche, se necessario, alla guerra, attività progressivamente valorizzata dalle classi elevate germaniche anche per ragioni dinastiche. E la non violenza venne recuperata solo dopo molti secoli come valore…
In parallelo va sottolineato il fatto che il Cristianesimo abbia opposto fin dalle origini un deciso rifiuto di quella violenza che impedisce la libera espressione di un proprio convincimento, in quanto la libertà di coscienza non è un privilegio di pochi intellettuali, ma un diritto fondamentale di ogni persona, anche di quelle socialmente e culturalmente più sprovvedute.
Queste sono le linee guida che sono prevalse e  che ancora oggi devono servire d’orientamento nei processi d’inculturazione del Cristianesimo in nuove aree territoriali.
Il Cristianesimo ha una scala di valori che non possono essere messi da parte, per cui il suo inculturarsi non può essere indiscriminato: i discrimina vanno individuati soprattutto per esercitare, quando sia necessario, quell’azione di ribaltamento nei loro confronti, come appunto è avvenuto in certi casi (schiavitù, donne) nei confronti del mondo greco-romano. Di conseguenza, se facciamo nostro il fondamento che tutti gli uomini sono liberi, che tutti sono uguali, che vale di più la vita che la non vita (principi basilari anche nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo) come possiamo inculturare il Cristianesimo in quelle aree dell’India dove persiste la mentalità che non sia reato uccidere gli appartenenti alla casta degli intoccabili senza operare un ribaltamento di valori? O dove permanga l’idea dell’inferiorità della donna e quindi del diritto di qualunque sopruso, abuso e violenza nei suoi confronti? O in Cina dove Confucio insegna che la morale va rispettata principalmente all’interno della famiglia …, in una visione di scarsa soteriologia trascendente? Per non parlare di concezioni molto radicate nella visione della famiglia così lontane dal modello cristiano, come la poligamia nel mondo musulmano o la poliandria in Oceania… E peggio ancora la necessità di sopprimere chi professa una diversa fede, presente in una certa interpretazione dell’Islam, nei confronti della quale anche noi giustifichiamo la guerra…, come è stato per secoli con la colonizzazione.
L’elemento base della differenziazione è la visione del mondo inclusiva di una corretta antropologia. Per capire meglio questo concetto possiamo rivedere quanto diceva Jacques Maritain  in Il contadino della Garonna (ma il concetto era già in Umanesimo integrale e ne I gradi del sapere ), secondo cui, per una corretta teologia occorre una filosofia adeguata, riprendendo il concetto medievale di philosophia ancilla theologiae. La filosofia, infatti, secondo il filosofo francese, è come il missile che mette in orbita la navicella spaziale. Se la filosofia non è corretta, la teologia – navicella - non va in orbita… Finché si è usata una filosofia funzionale, cioè l’aristotelismo, tutto è andato bene, quando invece ci si è serviti di altre filosofie per elaborare una teologia cristiana, le cose sono andate diversamente… Sintomatica al riguardo è l’intervista rilasciata dal venezuelano generale dei gesuiti, padre Arturo Sosa di recente su L’Espresso. Secondo lui anche le parole di Cristo nel Vangelo a riguardo del libello del ripudio vanno reinterpretate in quanto recepite da uomini… Ma con quale canone ‘ermeneutico’? Forse l’inopportuna idea ottocentesca di matrice tedesca del progresso della Storia? Come interpreteremo, allora, San Paolo che sostiene che  l’impudicizia è idolatria, perché è totalizzare il corpo come valore, il piacere come sufficiente a sé stesso (I Cor 6, 12-20; I Ts 4, 3-7; Gal 5, 19-21; Col 3, 5-6; Ef 5, 3-5), con precisa associazione all’avarizia: perché mai? Perché l’avaro trattiene le cose per la sua sicurezza, per il suo egoismo, e l’impudicizia significa trasformare l’altro in cosa per il proprio piacere. Anche Aristotele nell’Etica Nicomachea dice la stessa cosa che verrà ripresa da San Tommaso nella Summa, I, Secundae. Basta leggere Sade o Edmund White o Proust per trovare conferma del fatto che l’impudicizia è idolatria,in quanto totalizzante. Non assume consistenza proprio con questi argomenti capziosi il relativismo?














sabato 18 febbraio 2017

PANE AL PANE

Secondo me questa ventilata scissione del PD è una sceneggiata che fanno tutti d’accordo tra di loro nel partito, per far finire il paese in mano al M5S, perché non sanno più come fare per risolvere i problemi dell’Italia, così se ne lavano le mani e se l’Europa metterà delle regole dure se la vedranno i 5S, mentre loro si godranno le prebende in parlamento senza più problemi... e noi poveretti ne porteremo tutte le conseguenze.

Federico Sorrento


Risponde Carlo Biancheri


Lo abbiamo già scritto: lo scenario è desolante in questo paese e chi guida sembra del tutto inadeguato al ruolo che svolge e non ci riferiamo  ai dilettanti/fai da te  in politica della setta, ma all’intero arco costituzionale, perché non si percepisce la capacità tecnica né il senso di responsabilità di fronte ai problemi rilevanti che l’Italia deve affrontare subito.
Nel PD, che non è mai stato un vero partito, perché le due anime non si sono mai fuse – se uno resta convinto che la lotta di classe sia la chiave della Storia e che la democrazia sia semplicemente una fase tattica in vista della conquista del potere, come può accordarsi con chi mette al centro il primato della ‘persona’, il rispetto per la sua dignità, la realizzazione della giustizia non solo commutativa (a tutti lo stesso) ma anche distributiva (a ciascuno secondo il merito e le esigenze specifiche:  sul punto rinviamo ad Aristotele nella più volte citata Etica a Nicomaco, Aristotele che Marx stimava…, ma quelli della sinistra PD non sono al corrente di queste cose…)- ; da una parte abbiamo una vaga ispirazione ad un laburismo blairista che ha fatto sufficienti danni con guerre improvvide ed una liberalizzazione non governata, non guidata nelle sedi internazionali, come gli accordi OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio) od OCSE (Organizzazione per lo Sviluppo Economico), in quanto disegnata a beneficio delle grandi imprese multinazionali; dall’altra abbiamo gente come il nobile Governatore della Toscana Rossi, uno dei capi della rivolta, che legge la Costituzione italiana così: la Repubblica è fondata sul lavoro, ergo tutti hanno diritto ad avere un lavoro ed una giusta retribuzione che consenta una vita dignitosa. Si, ma… se non c’è lavoro? E la legge del mercato, la domanda e l’offerta? Le imprese lavoreranno in perdita o si nazionalizzeranno i mezzi di produzione? Le imprese pubbliche hanno dato sin qui buona prova in tutto il mondo? Non sono per caso passate dalle mani di pochi privati a quelle di pochi appartenenti alla Nomenklatura (o da noi a certe combriccole… come in  IRI, ENI, nelle partecipate degli enti locali e compagnia cantante…)? E perché in Cina cambiano? Per caso per timore dell’insurrezione per fame nelle campagne? Vogliamo fare un’analisi della situazione attuale in un paio di paesi Est-europei come Polonia e Bulgaria per capire come è andata? Siamo pronti.
Perché tutto deve ridursi a sceneggiata, a grida in questo paese e non c’è mai una riflessione meditata? Certo stiamo faticosamente uscendo da una crisi epocale, causata dalla finanza de-regolamentata dei paesi anglosassoni che per decenni si sono opposti ad ogni forma di regolamentazione e controllo, Stati Uniti inclusi – per gli ingenui…- in quanto anche loro hanno le Self Regulatory Organizations come il Nasd che non fanno quasi mai l’enforcement, cioè applicano sanzioni…, crisi poi trasformatasi in  economica e ora l’impatto delle nuove tecnologie che diminuiscono i posti di lavoro, le migrazioni bibliche e le guerre, il terrorismo.
Invece di lanciare accuse sul piano personale, specie quando non si sono sufficientemente elaborate le problematiche, non sarebbe meglio scontrarsi sulle soluzioni da dare ad alcuni problemi del tipo di quelli sopraenunciati? Invece sui grandi temi, tutti allineati e coperti: la NATO non si discute… ma Trump la mette in discussione e dice: difendetevi da voi… L’ Europa è una realtà irreversibile, si ma come starci dentro?Senza italiani in posti chiave nella Commissione ed in Consiglio? O meglio quei pochi che ci sono si mimetizzano e non favoriscono l’Italia come fanno invece tutti gli altri con i loro paesi? Problemi antichi, direte… ma sempre irrisolti.
Dopo diversi lustri di una società permissiva, edonista, fatta di immagini e di narcisismo perché mai occorre sacrificarsi?
La giunta Raggi a Roma è paradigmatica: si fanno pasticci? Si dà la colpa agli altri, come insegnavano i nazisti al momento della conquista del potere. Del resto una bugia ripetuta mille volte diventa una verità, o no?
Vorremmo le proposte da discutere, le persone vengono dopo. E’ chiedere troppo?

venerdì 10 febbraio 2017

UN SANO MENEFREGHISMO


Carlo Biancheri


Ci ha fatto uno strano effetto sentire dal papa Francesco l’elogio del  “sano menefreghismo” degli italiani per sopportare il male della corruzione che imperverserebbe in Vaticano.
L’osservazione sull'atteggiamento italico è un “centone” tipico degli stranieri che non conoscono bene lo Stivale e pensano che sia omogeneo, interamente classificabile con la pizza ed il mandolino ed il “tira a campà…”. Nelle terre gianseniste (i cattolici calvinisti per intenderci…) del Nord Italia, come Liguria e Piemonte, prima dello spostamento di intere popolazioni dal Sud, usare un’espressione come menefreghismo era una stranezza, giacché la vita era considerata un compito duro che comporta di rimboccarsi le maniche ad ogni istante… Non è neppure un’espressione molto in uso nelle Venezie (non parliamo del Friuli…) e neppure in Lombardia, men che meno nella Bergamasca, e financo in Emilia.
Lo sapevano bene i massoni/carbonari che hanno unificato l’Italia quando facevano dire al loro re caricatura: abbiamo fatto l’Italia, adesso bisogna fare gli italiani. E già gli italiani che non sono i romani – e anche qui …tempo fa si diceva che Roma è la seconda città siciliana dopo Palermo- e questo gli stranieri non lo capiscono proprio: senza alcuna valutazione di merito, sarebbe come sostenere che un parigino ed un marsigliese sono la stessa cosa.
Mussolini usava il “me ne frego”, ma stava a significare la sua mascolinità,  la sua virilità,” così ben descritta da Gadda che ne ha analizzato il linguaggio priapeo.
Non è una gran trovata considerare il “sano menefreghismo” come segno di saggezza, di distacco, tanto più che se il papa è al corrente che c’è corruzione in Vaticano, essendo un sovrano assoluto, perché non vi pone mano? Deve licenziare tutti? Perché no? Vada a vivere a  Guidonia ed i credenti capiranno, del resto Celestino V…
Temiamo che questo linguaggio lasco ed approssimativo tradisca in realtà un certo provincialismo sudamericano che  porta a considerare, per esempio, tra gli intellettuali cattolici la teologia tedesca come “superiore”; negli anni in cui furoreggiava la teologia della liberazione ricordo intellettuali famosissimi parlare con molto rispetto di quel che si elaborava in centro Europa, quasi che nel Nuovo mondo non si disponesse dell’acribia necessaria ad affrontare certi temi ... Noi leggiamo i testi e gli autori e decidiamo con la nostra testa, senza alcun timore reverenziale e senza troppo nasconderci dietro l’argomento di “autorità” medievale. La teologia della scuola di Tubinga ha messo Hegel al posto di Aristotele, ma, finalmente, col relativismo ed il soggettivismo imperante che porta al nulla, abbiamo capito che l’idealismo tedesco ha fatto il suo tempo. I cattolici di professione no. E già, perché, se non lo sapevate, ci sono certi laici, magari sociologi o laureati in legge che insegnano liturgia negli Atenei pontifici che si avventurano in campi teologici ad un livello tra il divulgativo ed il giornalistico, propalando le ultime idee correnti come verità. Se noi leggiamo i Padri o testi come la Regola di San Benedetto, non troviamo mai qualcuno che scriva per difendere le proprie opinioni: si affrontano i problemi con umiltà, con argomenti non per prevalere sulle idee altrui, come fanno certi storici della religione/giornalisti che affrontano problemi teologici quasi si trattasse di propaganda. Un esempio: l’adulterio è intrinsece malum? Non diciamo sciocchezze e la soggettività dove va a finire? Ma… lo dice Aristotele che cristiano non era… nell’Etica a Nicomaco, suo figlio, tanti secoli prima di Cristo… Su quali argomenti? Perché fermarsi alla prima osteria e all’impeto passionale e non approfondire? Si capisce che i gesuiti siano una Compagnia guerresca, ma allora si comprende anche perché il secondo Apostolo di Roma, San Filippo Neri, non ci sia mai voluto entrare.



lunedì 6 febbraio 2017

IN 600 CONTRO LA SCUOLA


Rosa Elisa Giangoia

La lettera che hanno scritto i 600 docenti universitari sulla inadeguatezza della conoscenza della lingua italiana da parte degli studenti universitari è la denuncia  della grave incapacità del nostro sistema scolastico di fornire a tutti competenze adeguate ad un uso attivo e passivo della lingua madre, requisito base per accedere a tutte le altre conoscenze e competenze, sia di ambito umanistico che tecnico-scientifico, per cui la scuola dovrebbe farsi carico di portare tutti ad un adeguato livello.
Testo interessante, ma poco efficace, per il fatto che constata un fallimento, ma non ne affronta le cause e non propone nessuna strategia che possa risolvere o almeno migliorare la situazione.
Se basso  è il livello di quanti accedono all'Università, è facilmente immaginabile quale sia quello di chi ha completato l’obbligo scolastico a 16 anni o anche di tutti gli altri che, magari, pur avendo studiato fino alla maturità, non hanno voglia o opportunità di proseguire, anche se oggi l’Università continua spesso a ricoprire il ruolo di “parcheggio” per i giovani, data la grande difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro per la fascia 18-25 anni.
La denunciata scarsa conoscenza della lingua italiana ha origini e cause lontane e complesse, cause nei confronti delle quali la scuola deve prendere consapevolezza del  proprio fallimento.
Per analizzare il problema occorre tracciare un minimo di retrospettiva storica.
Fino agli anni Settanta del secolo scorso accedevano agli studi medio superiori davvero solo “i capaci e i meritevoli”, raramente sostenuti da quegli aiuti che la Costituzione prevedeva, quasi sempre grazie ai sacrifici dei genitori che si impegnavano per dare maggiori opportunità ai figli. Si trattava, però, di ragazzi motivati nello studio, con buone capacità e determinazione, sostenuti anche dall'idea che quegli anni di impegno nello studio avrebbero poi consentito loro occasioni di lavoro adeguate nella vita. 

In questi casi la difficoltà dell’apprendimento della lingua italiana era per lo più dovuta alla persistenza dell’uso del dialetto nell'ambito familiare e sociale, quindi con diversificazioni regionali, ma abbastanza facilmente individuabili e superabili.
In seguito, grazie anche alle migliorate condizioni socio-economiche del nostro paese, la frequenza agli istituti medi superiori è diventata progressivamente sempre più ampia, con diversificazione sociologica degli studenti, caduta dell’uso dei dialetti, forte aiuto della radio e della tv per il progressiva diffuso  miglioramento dell’uso della lingua. Ma, nello stesso tempo la scuola ha iniziato la sua rapida discesa, con gli snodi determinanti della semplificazione dell’esame di maturità e dell’abolizione degli esami di riparazione, che hanno portato all'accettazione di lacune disciplinari, non essendo possibile per ragioni economiche compensarle con adeguati corsi di recupero. Questo ha creato un ulteriore abbassamento del livello con promozioni  per voto di consiglio (per i non addetti ai lavori vuol dire far diventare sufficiente un’insufficienza anche grave in sede di scrutinio) quando la scuola non era in grado di provvedere didatticamente.
Nel frattempo i vari Ministri della Pubblica Istruzione di sinistra e di destra che si sono susseguiti nei decenni hanno dato i loro negativi contributi con scelte inopportune che sono iniziate con la liberalizzazione degli accesi universitari dettata dalla demagogia pseudomarxista  di uno poco  equilibrato come  Donat Cattin  (lui stesso non laureato) e sono proseguite  con le sperimentazioni mai verificate, con i corsi di aggiornamento per insegnanti “fai da te”, con il cambiare i nomi degli istituti tecnico-professionali, facendoli diventare tutti licei (da quello della Panificazione a quello della Moda!), dando eccessiva enfasi alle famose tre “i” (impresa, informatica, inglese) e nello teso tempo, rendendo le classi più affollate, demotivando i docenti con l’eccessivo precariato, eliminando la continuità didattica.
Tutto questo ha trasformato la scuola in un sempre più lungo e affollato parcheggio per giovani, sempre più diversificati  anche per l’accesso degli immigrati di lingue e culture molto differenti, giovani che non sempre accedono alla scuola con seria motivazione e determinazione, ma piuttosto per l’obbligo fino a 16 anni (sulla cui organizzazione e offerta ci sarebbe molto da dire!), e poi per mancanza di alternative, sovente sfiduciati per la consapevolezza che, usciti dalla scuola, non avranno una condizione lavorativa adeguata.
Di fronte a tutto questo ci sarebbe voluta una seria politica di rielaborazione della didattica funzionale alla realtà, mentre tutto è affidato alla buona volontà e alle capacità d’iniziativa degli insegnanti (i meno pagati d’Europa!). Sarebbe stato importante ricordarsi della Lettera a una professoressa e della Scuola di Barbiana di don Lorenzo Milani, per capire che non è un buon criterio quello di abbassare la qualità  nell'assunto che non tutti possono accedere... Infatti la Scuola di Barbiana è stata un esempio dell’importanza di  legare l'istruzione alla vita (quella degli emarginati), ma nel contempo dell’attenzione a mantenere la qualità  dell' insegnamento. Riprodurla su larga scala, sarebbe stato molto, molto costoso…
Gli ultimi interventi nella scuola hanno visto diminuzioni di ore di insegnamento di Italiano e di Latino nei licei classici e scientifici, quindi provvedimenti non certo utili ad un miglioramento delle conoscenze della lingua italiana da parte dei ragazzi, anche se per chi esce da questi due tipi di scuola la tenuta è ancora buona. Il problema si pone per tutti quei ragazzi diplomati in licei tali solo di nome, nonché negli istituti tecnico-professionali, tutti con possibilità di accedere a qualunque facoltà universitaria. Ragazzi con scarsissimo retroterra di cultura familiare, non abituati alla lettura e all’ascolto della radio, spettatori di tv spazzatura, ghettizzati  in ambienti periferici autoreferenziali, privi di contatti con altre agenzie educative (tramontati ormai gli oratori e le scuole di partito!), frequentatori dei social, con l’unico contatto culturale rappresentato dalla scuola, incapace di fronteggiare bisogni educativi di massa e di far corrispondere le valutazioni ai livelli reali di apprendimento.
Come risolvere la situazione? La risposta sembrerebbe ovvia: eliminando il lassismo dilagante nella scuola italiana, ponendo delle barriere per cui chi non ha acquisito conoscenze e competenze sufficienti non va avanti fino a quando non ha adeguatamente colmato le sue lacune, per raggiungere il quale obiettivo la scuola dovrebbe metter in atto strategie efficaci, naturalmente con impiego di risorse.
Purtroppo l’andazzo sembra opposto: le prime iniziative del neo-ministro Valeria Fedeli vanno in tutt'altra direzione. Innanzitutto dal 2018 si abolirà la terza prova dell’esame di maturità, che almeno obbligava gli studenti a studiare alcune materie, tra cui l’Inglese, sempre presente, poi si verrà ammessi all'esame di maturità anche con insufficienze in alcune discipline, purché la media (a cui concorrono anche Educazione Fisica e Condotta) sia sufficiente. Non sarà raro, lo prevediamo con cognizione di causa, che studenti con l’insufficienza in tutte le materie vengano ammessi avendo 10 in Educazione Fisica e Condotta!
Viene da chiedersi perché tutto questo. Non ricorriamo all'antica presunzione del sovrano che pensava che fosse meglio l’ignoranza del popolo così lui sarebbe apparso colto, pensiamo che la ministra Fedeli, priva di un diploma di maturità quinquennale, tema che l’esame lo facciano sostenere a lei!

A questo punto la salvezza potrebbe venire solo dai docenti universitari che dovrebbero stabilire rigorosi esami di verifica delle conoscenze e delle competenze per l’accesso a tutte le facoltà. Abbiamo seri dubbi che questo accada: il Ministro della Pubblica Istruzione è anche Ministro dell’Università e della Ricerca Scientifica…