domenica 5 luglio 2015

I GRECI DI IERI E DI OGGI

Rosa Elisa Giangoia
 
 
Mi pare che di fronte alla problematica situazione della Grecia, aggravata dal risultato che si va profilando per il referendum, si enfatizzi eccessivamente il suo legame con il passato classico ed il suo essere stata la culla della democrazia.
Forse sarebbe opportuno riprendere in mano l'ormai famoso Democrazia. Cosa è di Giovanni Sartori (Rizzoli, 1993 poi BUR) per comprendere che la democrazia degli antichi è qualcosa di diverso rispetto a quella dei moderni, per cui potremmo definire la prima diretta e la seconda rappresentativa.
La polis dell'antica Grecia non era tanto una "città-stato", come si ostinano a dire i manuali scolastici, ma piuttosto una città senza stato che viveva come comunità, con una costante partecipazione decisionale collettiva. Infatti non c'erano politici di professione, ma le cariche erano, di norma, assegnate per sorteggio e con una rotazione molto rapida, per cui governati e governanti si scambiavano continuamente le parti. Questa città senza stato doveva rimanere tale, nei suoi limiti urbani. Infatti Atene arrivò ad un massimo di 30-35 mila cittadini, su un totale probabilmente di non oltre 300 mila abitanti. Proprio per questa sua natura Atene rapidamente crebbe, ma altrettanto velocemente declinò, perché non aveva nel suo stesso ordinamento la possibilità di ingrandirsi. Tutto avvenne in un tempo abbastanza breve: meno di due secoli, dalla riforma di Clistene (508 a.C.) alla controriforma imposta dai Macedoni nel 322 a.C.
Bisogna anche considerare che essere cittadino della polis comportava un coinvolgimento e una dedizione totale: richiedeva di dare la propria vita in guerra e il proprio tempo in pace. Non si dovevano tralasciare gli affari pubblici per occuparsi dei propri, l'impegno era assiduo, costante, in un susseguirsi quasi giornaliero di assemblee, di referendum e di altre convocazioni, con il costante rischio di ostracismo e di persecuzioni, come tanti personaggi famosi della storia ci dimostrano.
E poi nei duemila anni che sono intercorsi c'è stato il cristianesimo, il Rinascimento, il giusnaturalismo, la Riforma e la Controriforma, la riflessione filosofica e morale di tanti pensatori, l'Illuminismo con la tripartizione dei poteri di Montesquieu e poi la riscoperta del mondo classico soprattutto tramite Plutarco.
Anche la Grecia ha fatto il suo corso in totale autonomia dal suo passato classico. Divenne provincia romana con Augusto (Acaia), fece parte dell'Impero bizantino, subì nel IV secolo le invasioni barbariche dei Goti, degli Unni e degli Slavi, dopo le crociate finì prima in mano dei Sebi e poi degli Ottomani, fino agli aneliti indipendentisti dell'Ottocento che la portarono all'indipendenza nazionale poco prima della Grande Guerra, in cui risultò vittoriosa a fianco dell'Intesa. Nel Novecento ha avuto i colonnelli, una dittatura militare terminata poco più di quarant'anni fa. Un rimescolarsi di etnie ed un susseguirsi di vicende che l'hanno sempre più allontanata dal suo passato classico, per cui oggi è imprudente fare generalizzazioni in base ad affrettate scorciatoie storiche e culturali.
Dobbiamo piuttosto ricordarci che la vera culla della democrazia moderna, cioè di quella parlamentare, è l'Inghilterra.

mercoledì 1 luglio 2015

SE TANTO MI DA' TANTO ...

 Carlo Biancheri
 
  Ieri sera la Meloni a Ballarò ha sostenuto, con il contegno e la dolcezza abituali, che i greci sono 23.000.000 ... Poffarbacco! Circa la popolazione della Romania. Ho pensato tra me e me: non è possibile che le donne greche abbiano figliato tutte assieme come coniglie e che la popolazione sia raddoppiata in una notte! Mi aspettavo che il giornalista Giannini, già vice-direttore di "Repubblica" (...), facesse una precisazione ma era pensieroso e troppo intento ad impedire che altri interlocutori, più esperti e sensati, potessero esprimersi. Solo per i giornalisti, per Roberto Napoletano in particolare, l'atteggiamento era reverenziale, trattandosi di casta superiore, anche quando dicono e scrivono fandonie. In particolare, tal Costamagna propalava informazioni false, gridando e sbuffando, in merito alla proposta europea che secondo lei tagliava le pensioni greche già misere, invece il testo europeo non conteneva alcun taglio ma allungava l'età pensionabile come avviene in tutti gli Stati, tenuto conto dell'invecchiamento della popolazione. Ma il Giannini imperturbabile sul punto; dopo aver giustamente interpellato un funzionario di un intermediario mobiliare, Arca, che ha spiegato col grafico dello spread sui nostri titoli pubblici rispetto al Bund che la crisi greca non ha alcuna incidenza, allo stato, per il paese, invece di far tesoro dell'informazione ha lasciato dire il contrario alla suddetta Costamagna, essendo evidentemente lei esperta da lustri del mercato mobiliare. Abete, che è nel settore da circa quarant'anni, doveva tacere perché parlava "Il fatto quotidiano", cioè: così parlò Zarathustra!
   Tornando al pensiero meloniano, la signora con orecchini del tipo Bantù, ci ha spiegato, giacché conosce così bene l'area, raddoppiando il numero di abitanti, che il problema è geo-politico e che lei sa che tra ortodossi (è al corrente che le chiese sono autocefale?) la Russia e financo la Cina ... (nulla sull'India ...) sono lì pronte, magari con 240 miliardi di Euro (?!), a prendersi la Grecia, quella dei 23.000.000, però ... e poi, come il formaggio sulla pasta asciutta, l'uscita dall'Euro, come, del resto, hanno sostenuto alcuni imprecisati illuminati (alumbrados in castigliano ..., come quelli del Seicento che vagavano come don Chisciotte, nell'altopiano della Castiglia ... e non nella Mancha) economisti.
   Le code ai bancomat dei greci poveri che vediamo in questi giorni poco insegnano a chi già sa ...
   Quale è la morale? La Rai è un servizio pubblico, pagato con i nostri soldi ed esiste anche una Commissione parlamentare (!) di controllo ... eppure non c'è nessuno che valuti il livello bassissimo del dibattito che, invece di informare, confonde la gente con slogans di parte con contenuto miserrimo.

lunedì 29 giugno 2015

IL CASO GRECO

Carlo Biancheri
   Il disastro cui assistiamo richiede qualche riflessione.
   Suggeriamo di tralasciare i dibattiti demenziali gestiti da conduttori incompetenti in tv: c'è da preoccuparsi dell'avvenire di questo paese ... Sii un po' meno furbo e un po' più intelligente, diceva Scalfari a Renzi ma questo vale ancor più per tanti altri politici ...
   Bisogna pur riconoscere che la gestione dell'Europa è stata affidata ad una confraternita ... di gente tecnica, più che altro esperta di procedure comunitarie e non degli argomenti trattati dalla legislazione, anche se non priva di intelligenza. La linea è sempre stata quella di non dispiacere ai più forti (Germania / Francia e, per i servizi finanziari, il Regno Unito). In ogni direttiva si è sempre cercato il compromesso, situato, il più delle volte, a livello di pasticcio, generando una legislazione farraginosa e sovente inapplicabile. I Commissari davano la linea politica (ad esempio, Bolkestein, Monti, McCreevy, liberisti nel mercato interno) mentre i funzionari preparavano i testi, servendosi di veline che giungevano da industria e da certi uffici studi, quanto mai sospetti. Se la presidenza di turno al Consiglio era in grado, tecnicamente, poteva influire un po' sul testo ed orientarlo, con potere di iniziativa col Consiglio e Parlamento ... Ma anche qui i Ministri, specie da noi, volevano la medaglia per l'approvazione delle direttive, accettando compromessi al ribasso ... La presidenza della Commissione, duce l'asse tedesco-francese, con influenza dominante della mediatrice sistematica Merkel, è stata affidata, con l'eccezione di Prodi, a sottoposti (non è il caso di Junker ...) provenienti da piccoli stati: Lussemburgo (due volte), Portogallo, cioè a individui controllabili (gli studi sotto Honecker a qualcosa sono serviti ...) mentre il Consiglio era affidato prima ad un belga, poi ad un polacco ... neofita e sodale dei tedeschi ... incapace di capire che come presidente del Consiglio europeo deve mostrarsi neutrale ...
   Sempre Frau Merkel ha messo come capo dell' Eurogruppo un giovanotto olandese, esperto di agricoltura (!), erede di quella tradizione ugonotta che proclama un dover essere ancorato ad un concetto di giustizia spietato.... Questa gente avrebbe dovuto trovare un terreno comune con un governo avventurista, stile i nostri nuovi politici ..., ma espressione di una protesta dovuta all'esito di una politica economica disastrosa, elaborata da burocrati saccenti e, udite, udite ..., incompetenti del FMI. Invece, la discussione a Bruxelles è stata centrata sulle regolette, sul sacro precedente, sulle invidie degli altri senza tener gran conto della situazione reale e senza capire che la Grecia disperata potrebbe pure rompere il fronte europeo, appoggiandosi a chiunque e creando non pochi problemi a tutti, in primis a noi che siamo al di là del mare. Ancora una volta Renzi non capisce e twitta insulsaggini che mettono sale sulla piaga. Ci vuole un respiro ampio ed una visione e la comprensione delle condizioni reali di larghi strati della popolazione, sapendo anche fare eccezione alla regola, se occorre. Ma l'etica protestante, con buona pace del pur amatissimo Manzoni, è la prova provata che centrare tutto sul giudizio soggettivo è profondamente errato ed impedisce di avvicinarsi al reale, non riducibile ai nostri giudizi ... Oggi sui mercati c'è stata una botta secca, vedremo domani ... Non credo che la soluzione del pasticcio sia più Europa finché la gente di tanti paesi e culture diverse non si amalgama ma più giustizia, più rispetto dei sottoposti (noi siamo dei Jolly che si ascoltano quando occorre ...).
E' mancata l'Italia: è evidente.

sabato 27 giugno 2015

Risposta a Gabriele Ferrandini

Questa osservazione mi offre l'occasione di fare qualche precisazione.
Conoscendo bene il mondo finanziario e in particolare i servizi d'investimento siamo stati tra i primi, in questo blog, che è ormai aperto da cinque anni (...), a denunciare la mancanza di regole e la scarsa vigilanza insieme ad una internazionalizzazione degli investimenti che si limitava, per i controlli, una volta armonizzata in parte la legislazione, a fornire agli americani le informazioni di cui avevano bisogno per controllare il mercato.
Il papa (o chi lo consiglia...) staranno bene attenti a non cadere nel manicheismo. Paolo VI che era un raffinato non condannò mai il profitto ma condannò il profitto come 'motore essenziale' nella Populorum progressio. La finanza in sé è neutra, è un'impresa che vende un servizio e vive sul margine. Senza la finanza si torna ad un'economia del baratto che non c'era neppure nel tardo medioevo, con le prime banche, quando cioè si prestava con strumenti finanziari niente affatto ingenui (eppure sentiamo gli asini in tv ripetere: si torna al medioevo!). Il problema è quello di valutare le conseguenze di un'operazione: se cioè si crea una posizione dominante o si orienta un flusso di denaro per la speculazione pura a scapito... (difficile da dimostrare, ahimè) dell'economia reale. Senza profitto non c'è più impresa ma il profitto deve essere distribuito, finalizzato all'interesse complessivo, dove entrano gli svantaggiati. Così nelle imprese industriali dovrò sempre valutare l'impatto di un investimento: si pensi al nucleare ...
Questa è dottrina comune della Chiesa dalla Rerum novarum in poi ...
Per chiudere citerò San Tommaso che pochi ahimè conoscono bene e se ne vedono le conseguenze ...
Bene, Tommaso, il quale, oltre che professore famoso a Parigi, era anche per parte di madre parente di Federico II, venne invitato alla tavola di San Luigi, re. Siamo al tempo dei catari nel sud della Francia, i perfetti, eredi dei Bogomili bulgari, puri manichei. Tommaso ascoltava senza parlare (lo chiamavano il bue muto ...), in fondo alla tavola, in quanto frate mendicante, un antagonista del tempo. Ad un certo punto il re, riferendosi ai catari, dice: certo, la povertà è importante ma bisogna anche indossare un bel vestito per piacere alla moglie ... Si sente, allora, un tremendo pugno sul tavolo e la voce del bue muto che dice: "ottimo argomento contro i manichei". Tutti credevano che lo avrebbero buttato giù da una finestra, come si faceva a quel tempo, avendo interrotto il re. Invece San Luigi che oltre ad essere santo era intelligente gli mandò a sedere accanto due cortigiani perché si facessero spiegare i motivi di quanto aveva detto.

Carlo Biancheri

venerdì 26 giugno 2015

Risposta a Matteo Allegri

Sì, lei ha ragione. Il fatto è che le scelte politiche importanti si giocano su questi fronti e non nei talk shows dove giornalisti incompetenti, fabbricanti ... di notizie, confondono i dibattiti e dove personaggi sciagurati che gridano fanno opinione. In pillole: viviamo, come noto, in un quadro di sovranità limitata. L'Europa che non esiste nelle aspirazioni delle persone perché si è pensato di concentrare tutto sull'economia e non nella cultura, la sovrastruttura ... stratificata nei secoli, che pure ha una sua autonomia 'relativa' in quanto incide anche sull'organizzazione della società, ha un gran peso nella circolazione dei capitali, nella vendita di servizi e di beni transfrontaliera nonché nella circolazione delle persone, nell'economia, insomma, che è poi la vita quotidiana della gente (la Yourcenar attribuisce ad Adriano l'interesse dell'economia per questo motivo...). Questa Europa gestita in gran parte, da un club di gentelemen..., diciamo così..., che tiene ben conto del peso di ciascun paese (noi, con la nostra impreparazione e le arlecchinate di politici formati non so dove..., questo peso lo abbiamo sostanzialmente diminuito...) è prona ai desiderata degli americani su certi 0fronti in quanto essi assicurano (assicuravano?) la sicurezza. Fino al 2008 le grandi imprese del mondo per approvvigionarsi di capitali dovevano andare a finanziarsi sul mercato americano, il mercato più liquido, e a questo punto gli americani imponevano di rifare i bilanci secondo i loro criteri. Per semplificare, la Fiat faceva due bilanci: uno secondo le norme italiane ed uno secondo quelle americane, per cui, oltre al costo, poteva risultare in utile da una parte dell'Atlantico e in perdita dall'altra ... creando confusione negli investitori. Così l'Europa decise, con regolamento, di adottare i principi contabili internazionali scritti sotto dettatura americana, auspicando una convergenza planetaria.
L'Italia, poi, che ha avuto un frate che secoli addietro ha inventato la partita doppia e che è tuttora studiato, Luca Pacioli, ha avuto la bella pensata di applicare questi principi non solo al bilancio consolidato, quello del gruppo, come fa la maggioranza, ma anche a quello annuale delle società, sul quale si pagano le imposte... Ora se questi principi si basano su un sistema di Common Law o su prassi che non si attagliano ad un determinato paese (pensate un po' alla differenza di comportamento di un tedesco e di un italiano: l'amministrazione pubblica borbonica e poi quella italica ... partiva dal presupposto che il cittadino che presentava un'istanza non fosse in regola e quindi lui doveva dimostrare di esserlo...; altro che autocertificazione...) non funzionano e forniscono un' informazione non aderente alla realtà, talvolta generando dei rischi come si è visto con la volatilità degli strumenti finanziari, detenuti dalle imprese durante la crisi; la valutazione giornaliera in molti casi aveva un effetto cd pro-ciclico sul mercato, cioè amplificava le perdite ...
Spero di aver spiegato un po' il mio pensiero ma ammetto che la materia è difficile da divulgare ...

Carlo Biancheri