domenica 12 aprile 2020

AUGURI

Ringraziamo per gli auguri che ricambiamo con viva cordialità e formuliamo per tutti i nostri lettori nella speranza di una ripresa fiduciosa nel futuro

Auguri di una Santa Pasqua di resurrezione e speranza.
Matteo Casagrande

Speriamo che questa Pasqua ci riporti ad avere ancora fiducia e speranza nella vita.
Mario Piacenza

Vi auguro una Pasqua serena e felice.
Ignazio Furlan

Spero che la Pasqua vi trovi in tranquillità e vi auguro di proseguire bene, ringraziandovi per tutto il lavoro che fate per aiutare a comprendere meglio la realtà.
Luciano Spada

Che la Pasqua porti serenità, fiducia e speranza a tutti.
Luca Cardinale

Un pensiero d'augurio nella Fede della Resurrezione.
Eugenio Landi


Barnaba da Modena, Madonna della Misericordia (1375)
venerata contro le epidemie

domenica 5 aprile 2020

PAPA FRANCESCO

Caro Biancheri, voglio condividere con lei queste mie impressioni e riflessioni. Questo papa mi sconcerta, appare d'improvviso in tv al tg ed esordisce con "cari amici buona sera", come un qualunque intrattenitore televisivo, e allo stesso modo conclude con "buona cena a presto". E poi anche le cose che ha detto le poteva dire un politico qualunque, anzi le dicono tutti. Ha parlato delle difficoltò di stare tutti chiusi in casa, delle difficoltà delle persone anziane, di quelle negli ospedali, dei senza fissa dimora, dei carcerati, dei poveri, ecc. ecc. Tutti problemi della società che deve risolvere il potere civile, la politica. Solo un breve cenno alla Settimana Santa, alla Pasqua. Ma il papa non deve risolvere i problemi della società, deve aiutare le persone a salvarsi l'anima per andare in Paradiso. Cosa ne dice?

Emanuele Porta



Risposta


Oggi è la domenica delle Palme, la liturgia del ‘servo sofferente’, l’inizio della settimana ‘grande’.
L’omelia del papa è stata ineccepibile: amare Dio e amare il prossimo, perché il senso della vita è l’amore. Amore non nel senso equivoco dei maîtres à penser del pensiero contemporaneo che si rifanno a Nietzsche il quale incoraggia a vivere l’istante come se si potesse gioire del presente senza un futuro, senza un’attesa: anche l’istante d’amore, al di là della fisicità, si consuma senza la speranza di un futuro. È una tentazione diabolica teorizzare di ‘vivere per la morte’, teoria insegnata in tante Università ecclesiastiche, sulle orme di un certo filosofo che non merita neppure di esser nominato: si tratta, a nostro debole parere, di stoicismo ribattezzato oppure di orgoglio antropocentrico: L’homme revolté di Camus forse spiega qualcosa.
Eppure il papa parla poco della vita di Dio, quella del Vangelo di Giovanni, del Prologo, l’altra vita che dà senso alla presente… e del fatto che, come suggerisce Kierkegaard, non c’è una spiegazione per tutte le cose che avvengono in questo mondo. C’è lo ‘scacco’ che descrive non i singoli mali del mondo – la pandemia, un rovescio di fortuna, la miseria- ma il malum mundi, il limite che l’uomo incontra e che impedisce una felicità ‘piena’ in questo ‘tempo’terreno, quello che nella Salve Regina si chiama ‘valle di lacrime’.
Al di là della sua persona vediamo il contesto.
Viene dalla ‘fine del mondo’, l’Argentina, è gesuita, ha conosciuto la miseria del Sud America delle barriadas, dei pueblos jovenes, la Chiesa dopo Medellìn e la teologia della liberazione.
Inutile leggere Borges, bisogna vedere l’Argentina, las pampas, un oceano di pianura senza confine, spazi sterminati come le vie di Buenos Aires, una città in movimento perenne, ma senza una direzione. Si avverte la necessità di un contatto umano per non perdersi in una natura così vasta. L’Argentina alla creazione dello Stato aveva una maggioranza di immigrati provenienti dall’Italia e, tuttavia, la lingua ufficiale divenne lo spagnolo, semplicemente perché gli italiani delle diverse parti d’Italia non parlavano italiano, ma il dialetto, e non si capivano tra di loro. Già alla seconda generazione l’Italia è qualcosa di ‘sentito dire’, un ricordo tramandato e l’attuale papa non ha assolutamente alcunché di italiano. Ha scelto il nome di Francesco piccolino senza neppur esser stato ad Assisi dove si respira ancora il ‘tratto’ francescano e senza conoscere le Fonti francescane  (Tommaso da Celano, Bonaventura, i tre compagni, ecc.,ecc.) e quindi senza poter comprendere bene che il matrimonio con Madonna Povertà non è affatto ‘pauperismo’ manicheo (‘Francesco, viene uno con le belle vesti…’,’Bene, lasciatelo venire, potrà far del bene…’), ma identificazione con i ‘piccoli’, con gli ‘ultimi’ – quel che avrete fatto al più piccolo dei miei fratelli lo avrete fatto a me…- nel processo di  Cristificazione che culmina col cherubino alato e cioè con le stimmate a La Verna. I francescani in Sud America, storicamente sono stati altra cosa. Basti pensare alle carrozze lussuose dei provinciali nel Vice Reinado de Lima: guardiani dei conquistadores sebbene prossimi al popolo. Anche l’ecologia ante litteram di Francesco, per quanto tante voci francescane si affannino a sostenere il contrario, significa, per chi scrive, vedere semplicemente nel creato un ‘riflesso’ di Dio creatore: tutto il creato canta la gloria di Dio… Dopo tutto, la chiave di Francesco è: la vostra pace sia nella Sua voluntade.
Un papa gesuita che ha studiato un po’ in Germania e i tedeschi hanno creato tragedie ogni trent’anni nella Storia degli ultimi centoquarant’anni…
Quei tedeschi  che quando si allontanano dall’umanità e dalla grandezza di un Bach finiscono in Wagner – orchestrazione  perfetta, musica confusa ebbe a dire Verdi- o in Hegel che si immagina che esista la Storia con una sua razionalità, quasi fosse un’entità metafisica, una sorta di affabulazione, un grande affresco dove la realtà è per così dire immaginata: esse est percipi  sosteneva un altro della partita. I tedeschi, incuranti del ‘parvus error in principio,magnus in termino’, nella facoltà teologica di Tubinga hanno pensato bene di sostituire al realismo tomista, Hegel, appunto, con tutto cioè che ne consegue: panentesimo? Altro che Storia umana e Storia della salvezza (v. H.I. Marrou): è un tutt’uno per cui progresso umano e spirituale si identificano.
Di questo si sono serviti i teologi della liberazione (ma anche Teilhard de Chardin) che un grande pensatore e teologo italiano Mons. Natale Bussi di Alba, nominato da Fenoglio in punto di morte tutore della figlia, e compagno di scuola di Pavese, stimatissimo da don Alberione, ora proclamato santo, paragonava a dei salumai dinanzi alla Divina  Commedia: il salumaio ha dinanzi a sé aperta la Divina Commedia, arriva un avventore e chiede un etto di salame e il salumaio, dopo aver tagliato il salame,  strappa una pagina della Divina Commedia per incartarlo...
I gesuiti poi, troppo spesso, usano i mezzi mondani nell’intento di convertire il mondo. Sul punto abbiamo già trattato in altro post con Pascal e le Lettres provinciales. Tutto si incentra su obbedienza e volontà e del resto il fondatore era un militare e di ‘Compagnia’ si tratta… Il contrario di quel che si legge nel profeta Osea: la porterò (la prostituta e cioè tutti noi) nel deserto e parlerò al suo cuore.
Questo papa si esprime in modo demitizzante e questo è anche sensato, perché dopo la dichiarazione di infallibilità papale i cattolici hanno spesso scambiato il papa con Cristo stesso, mentre è solo il successore di Pietro il quale, abbiamo letto oggi, tradisce tre volte e scappa quando Gesù viene arrestato nell’orto degli ulivi né risulta che fosse ai piedi della croce. È anche apostrofato come ipocrita da Paolo come si legge negli Atti e quindi anche lui è stato debole. Del resto, se non fosse così, cosa dovremmo dire di papi come Bonifacio VIII, Alessandro VI, Leone X, figlio di Lorenzo il Magnifico, Clemente VII, Paolo III, ecc.? Ora c’è la moda di santificare i papi – Dante e Giotto li mettevano all’inferno- ma, come insegna san Tommaso, il Doctor comunis, nella Summa, non si tratta di dogma; bisogna crederlo perché la Chiesa lo crede.
Santa Caterina da Siena, analfabeta, Dottore della Chiesa, chiamava un papa della cattività avignonese (!) ‘dolce Cristo in terra’ nelle bellissime lettere, ma definiva anche la Chiesa ‘giardino puzzolente’. Ecco il paradosso è tutto qui: natura e grazia. Ma Teresa di Lisieux fa l’esempio dei ditali – la nostra natura-: ce ne sono di grandi e piccoli, l’importante è che siano pieni d’acqua (la grazia).
Lo stesso direi per l’attuale papa.
 
 Carlo Biancheri

lunedì 23 marzo 2020

SCEGLIERE TRA LA PESTE E IL COLERA? TRA IL VIRUS E LA FAME...

Carlo Biancheri


Nel 2002, quando Chirac e Le Pen si sfidarono per le elezioni presidenziali in Francia, l’atteggiamento della sinistra fu quello secondo cui non si potesse scegliere tra la peste ed il colera. Vinse Chirac, per fortuna…
I nostri valenti politici, normalmente non conoscono il francese, né si interessano a quel che non generi consenso immediato e, quindi, non conoscono il detto ‘choisir entre la peste et le choléra’..
È un peccato, perché si sta discutendo proprio di questo con il blocco di tutte le industrie, un blocco che non avveniva neppure in guerra quando l’Italia era bombardata. Certamente la vita di chi lavora non deve esser messa a rischio ma qui già emerge un mendacio perché nessuno si preoccupa del rischio per medici, infermieri, per poliziotti, vigili e per gli addetti alla vendita ed al trasporto nei supermercati, nelle farmacie, per chi lavora nel trasporto pubblico, per chi fà la guardia penitenziaria (ma anche per chi è recluso…) ed altri. Si tratta di vittime designate?
Il vergognoso dibattito tra i governatori regionali, specie di Lombardia e Calabria, ma anche Friuli-Venezia Giulia ed il Vis-Conte dimezzato con il suo governo centrale, diciamo così…, ruota attorno a questo dilemma.
La costante è quella di rubare la scena per dichiarazioni roboanti: ‘se il governo non fà qualcosa, ci pensiamo noi’ dichiara stentoreo il Fontana, salvo attendere l’intervento del governo, a scanso di responsabilità…, mentre la Santelli che sorrideva divertita quando Berlusconi in comizio garantiva per lei ‘in quanto non gliela aveva mai data…’ chiude la Calabria dove sembra che i posti in terapia intensiva siano dell’ordine di poche decine. Per tutta risposta il Vis-Conte, col suo addetto stampa con l’aria mefistofelica, risponde annunciando in piena notte un decreto che avrebbe bloccato tutte le attività non essenziali, senza precisare quali fossero. Gli industriali del Nord hanno spiegato al governo che bloccare la produzione in certi casi può significare chiudere e non riaprire, tenuto conto che le quote di mercato sono il frutto di lotte dure, preparate nel tempo, e, se uno esce, non è facile rientrare quando esiste un concorrente, un’alternativa.
Ma in un mondo di dilettanti si può continuare a gridare come fanno il Salvini o il governatore del Friuli Fedriga, in modo fintamente pacato, che bisogna sospendere le tasse, che la salute viene prima di tutto, che bisogna fare un intervento molto più pesante e chiudere ogni attività: soldi a tutti, ‘pane a buon mercato’, già…ma chi paga? Chi ci presta i soldi, visto che siamo molto indebitati?
I mentecatti, inclusi taluni ministri che stanno al governo, che per anni hanno predicato l’uscita dall’Euro o quelli come il Salvini che, poche settimane fa, ha ribadito l’Italexit, mica si scusano. Anzi, ci sono i due famosi (…) economisti leghisti i quali, come d’uso all’asilo, si sono arrogati il merito di aver costretto la Banca Centrale Europea a cambiare strategia ed aprire la borsa! La mosca cocchiera di La Fontaine gli fà un baffo…
Ci voleva questa piaga biblica per far comprendere agli stolti che nell’economia globale far da soli è da incoscienti o velleitari e che non si sfida, se non simbolicamente, il carro armato con la fionda; chi lo fà lavora contro il paese, cioè contro tutti noi.
Quest’emergenza grave è stata gestita in modo amatoriale, anche se pochissimi sarebbero stati in grado di non sbagliare, ma quel che sicuramente è emerso è che la regionalizzazione all’italiana con la duplicazione di interventi del governo centrale è un’idiozia; il Pd ne porta la responsabilità per aver ceduto agli scalmanati della Lega che voleva la secessione del Nord o tornare con l’Austria nel Lombardo–Veneto.



giovedì 12 marzo 2020

E BRAVA CHRISTINE LAGARDE!


Carlo Biancheri

L’avvocatessa francese Christine Lagarde, nominata a capo della BCE per meriti governativi in Francia e anche per sostegno della massoneria internazionale, ha iniziato la presidenza alla BCE con un’uscita catastrofica per i mercati finanziari.
L’arroganza transalpina, che l’ha voluta, faute de mieux…, prima al Fondo monetario internazionale, come Direttore Generale di nomina europea, e adesso Presidente della BCE, ci ha già presentato il conto e, particolarmente, all’anello debole della catena, cioè a noi.
La sua presidenza, neppure raffrontabile con quella di Draghi che, diversamente da lei, si intende di macroeconomia e di mercati, si inscrive nella linea di un altro campione, quel Trichet che alla BCE aveva tenuto il tasso di cambio Euro/Dollaro a valori spropositati, danneggiando per anni l’economia reale europea. Anche lui era stato Direttore generale del Tesoro francese, un ruolo tra il politico e l’amministrativo oltreché mondano in tutte le loggette del tout Paris, nella persuasione che presiedere una Banca centrale – fu in effetti Governatore della Banque de France - sia una sorta di compito di compliance, come la chiamano gli anglosassoni e la Lagarde, nella sua carriera, ha fatto principalmente questo, oltreché policy/politica spicciola inclusa.
Si tratta, invece, di ben altro.
Già al Fondo Monetario Internazionale, mentre Strauss Kahn, cacciato in quanto sex addict, ricorderete la storia della cameriera di colore in albergo, era molto capace, la Lagarde è riuscita a fare una serie di castronerie colossali come Direttore generale del Fondo, specie nella crisi greca, di cui si è dovuta persino scusare. È pignola la ragazza e legge tutte le carte, ma non capisce le cifre e, soprattutto, è molto attenta a non rompere il patto di ferro con i tedeschi della Bundesbank che, evidentemente, finita l’era Draghi, l’hanno spinta alla prudenza in un momento eccezionale, comparabile ad una guerra, e che la supponente avvocatessa non ha capito. Per la verità non sa che fare, perché non ha la preparazione necessaria e, sebbene consigliata, è più attenta alla politica che ai dati economici; i risultati oggi sono sotto gli occhi di tutti: neppure nel 2008 dopo il crollo di Wall Street per  il fallimento di Lehman le borse avevano perso tanto in un solo giorno.
Che lezione ricavarne? Gli equilibri politici che hanno portato alla sua elezione sono una buffonata e l’Europa non può continuare nelle sue scelte fondate sull’appartenenza ai Clubs (…), perché, come insegna la massona Marguerite Yourcenar, nella prefazione alle Memorie di Adriano, l’economia è la vita della gente comune e, quindi, qualcosa di troppo serio per affidarla a dei dilettanti.
In questo Blog non abbiamo fatto che scrivere per anni che lo slogan ‘uno vale uno’ fosse un’idiozia, ma anche le scelte che prescindono dal valore e dalla capacità delle persone sono un danno gravissimo. Normalmente i tedeschi non hanno una vocazione transnazionale, perché, da provinciali etnocentrici, vogliono semplicemente esportare il loro modello o servirsi degli altri; a riprova pensate ai tedeschi del Volga o ai Sassoni della Transilvania che per secoli hanno mantenuto in modo separato la loro lingua e le loro tradizioni. Per questo, nelle sedi multinazionali non sono quasi mai proactive, caso mai seguono le proposte altrui, anche con mediazioni apprezzabili. Già la Commissione Von der Leyen è sotto tono e non sembra pronta ai grandi confronti planetari – con Trump e la Cina- e neppure a quelli interni all’Unione o alle conseguenze della Brexit, affidate ad un testardo savoiardo che non ha certo una visione, come dimostrato da Commissario al mercato interno la cui linea è stata: quieta non movere.
Noi, con un governo di mezze calzette, non riusciamo a dare un contributo significativo. Ci limitiamo a   chiedere flessibilità per aumentare il debito – chi lo pagherà?- o proporre gli Eurobonds che i nordici egoisti non vogliono. Ma la casa incomincia a bruciare per un fattore esogeno e se non si capisce che da un lato i mercati non si possono imbrigliare, ma dall’altro regole e controlli sono fondamentali, perché, secondo l’insegnamento di Keynes, ‘un mercato senza regole è una giungla’, le conseguenze possono diventare molto gravi.
La gente riconosce facilmente la bravura di un medico, di un chirurgo capace, ma, come già faceva rilevare Platone, citando la necessità di scegliere lo stratega per fare la guerra o l’architetto per l’urbanistica, nella cosa comune, nel governo della polis tutti vogliono metter bocca o si sentono deputati a poter assumere decisioni con gli esiti che possiamo constatare.




venerdì 6 marzo 2020

E ADESSO L'EUROPA CI DEVE TOGLIERE DAI GUAI


Carlo Biancheri

Indovinate chi lo dice?
Ma il famoso venditore di frottole che ha ammaliato il 30% dei votanti, irresponsabili incapaci di formulare un pensiero complesso.
Abbiamo ascoltato la conferenza stampa dell’opposizione Salvini, Meloni, Taiani sulle proposte, si fa per dire…, da loro formulate in un frangente difficile per il paese.
La premessa è che  il tizio del bar Sport di Milano Rogoredo assicura che, se l’Europa non fa quel che vuole lui, è meglio andarsene come gli inglesi - nel contempo la sua alleata Meloni afferma che la crisi è troppo grave per affrontarla da soli (…) - però l’Europa ci deve aiutare! Ignoriamo dove stia la logica nella mente di un tale che si richiama spesso alla buona educazione (…) e che giudica ‘disgustoso’, tenuto conto dei parametri dei suoi gusti (…), che la Turchia sospenda i voli con l’Italia dopo tutti i soldi che ha ricevuti dal nostro paese in questi anni… e che non ha tempo da perdere con l’Europa (…) e  invidia il comportamento della polizia greca che spara sui migranti e arpiona i canotti, lamentandosi che la polizia italiana non abbia potuto fare altrettanto: l’Europa dovrebbe incitarci a farlo, così  come ha sostenuto i greci, sembra affermare. Si dà il caso che in Grecia, al confine con la Turchia, ci sono stati dei morti e ciò non era mai avvenuto in un frangente del genere.
In compenso la piccola Meloni, giudicata un genio da giornaliste italiane sempre in tv o da giornali anglosassoni le cui valutazioni sull’Italia nel tempo si sono sempre rivelate sciocchezze, si perde nei dettagli e cioè nelle due tonnellate di materiale sanitario da noi inviato ai cinesi, alla concorrenza sleale dei partner europei che bloccano o ostacolano la circolazione delle nostre merci, a suo dire. Taiani che, come ex –Presidente del Parlamento europeo dovrebbe intendersene un po’ di più, propone il solito piano Marshall in Europa, con interventi mirabolanti della BCE e della BEI, con emissione di titoli dedicati appunto al rilancio dell’economia: ma c’è la maggioranza degli Stati membri per farlo?Particolare non trascurabile.
Quali riflessioni formulare da tutto ciò?
Innanzitutto emerge la malafede di chi proferisce le proposte, perché i politici in questione, per quanto del tutto inadeguati al ruolo che vorrebbero ricoprire, sanno benissimo come funziona l’Europa. Non si tratta di  una Unione vera, come uno Stato federale; del resto, chi conosce gli Stati Uniti sa  che anche lì ci sono grandi differenze da Stato a Stato e che il bilancio federale è rilevante, ma residuale, rispetto a quello dei singoli Stati, alcuni dei quali fanno del vero e proprio dumping fiscale nei confronti di altri Stati, come, per esempio, il Delaware in materia di tassazione societaria. L’Europa è una costruzione in fieri tra popoli diversi, con storie dissimili tra loro e che si sono combattuti per secoli con dominazioni. C’è poca stima reciproca tra Stati in Europa, ma, a tratti, c’è buona volontà e consapevolezza che l’alternativa all’Europa sarebbe molto peggiore.
Cosa propone la destra che si vuole maggioranza in un paese in decadenza, ripiegato su sé stesso? Fare la voce grossa, come se pagasse. La diplomazia, quella vera, e cioè di Firenze, Venezia e Genova nel Medio Evo e nel Rinascimento, quando in Italia c’erano i maggiori banchieri d’Europa - e non a caso a Londra nel cuore della City c’è Lombard Street - non opera con arroganza, tesse la tela delle alleanze, è internazionale, non provinciale e non autarchica, sa vivere insieme nelle diversità. Occorre ottenere solidarietà con il blocco dei peones che saranno inefficienti, come noi del resto, ma tutti insieme possono opporsi all’arroganza dei nordici, le cui proposte sovente non sono le migliori. Anzi, va detto che i tedeschi, specie sotto la sciagurata guida di una ragazza della Germania dell’Est, cresciuta nel cinismo di un regime stalinista e con un padre collaboratore della Stasi, non formulano quasi mai delle  proposte: si preoccupano, principalmente, di difendere l’esistente. I francesi si sono spostati da tempo dal Club Med (Francia, Italia, Benelux e poi Portogallo, Spagna, Grecia, Cipro, Malta) col risultato di rendere più fragile l’Unione, in difficoltà anche per un allargamento affrettato, voluto dai tedeschi per indebolire il nucleo di paesi omogenei nelle loro istanze.
L’Europa attuale è un’Europa guidata dal Consiglio europeo, dove siedono i governi che votano con maggioranze ponderate ed ogni Stato ha i suoi voti calcolati in base alla dimensione degli Stati membri (Pil, abitanti, ecc.) ed in parte dal Parlamento europeo. La Commissione è la guardiana dei Trattati ed ha il potere di ‘proporre’ direttive e regolamenti, mentre esercita un intervento diretto in alcuni settori come, ad esempio, la concorrenza.
In un contesto come l’attuale occorrono provvedimenti anticiclici che possano contenere la recessione economica, ma non quelli dettati dall’irresponsabilità della Lega e soci, così come avvenuto con l’idiozia della quota 100, volti semplicemente ad accrescere il debito che va ripagato. Va detto che con loro c’è il solito Di Maio che, non avendo mai lavorato, pensa, come Pinocchio, che i soldi vengano dall’albero che produrrà monete d’oro – per inciso ha preteso rispetto per gli italiani nell’ultimo Consiglio europeo ma,apparentemente,senza effetto… L’aumento in questi giorni dello spread dovrebbe far capire che a punirci non sarebbe l’Europa, ma il mercato a cui chiediamo soldi e che non è solidale  perché opera solo sul principio del tornaconto.
La soluzione non è il debito, ma soprattutto l’efficienza del paese e la serietà e la responsabilità di tutti. Sembra che la ricreazione sia finita da un pezzo; forse questo spavento potrà convincere anche i furbi e gli opportunisti che, se si continua così, si tagliano la corda a cui sono/siamo appesi.