venerdì 1 novembre 2013

L'EUROPA E I POPULISMI Carlo Biancheri

Sembra già avviata la campagna per le elezioni europee col dibattito su Europa e populismi di cui, da ultimo, l’intervista del Presidente del Consiglio. Abbiamo assistito in questi anni a varie fasi della costruzione europea. Una prima fase, che potremmo definire dei ‘pionieri’, con un numero limitato di Stati e con scelte all’unanimità: questa era caratterizzata da una sincera volontà di integrazione ed aveva favorito lo sviluppo delle economie degli Stati membri e una comprensione e solidarietà reciproca. Gli Stati Uniti non vedevano di buon occhio un’ Europa troppo forte e imposero l’accettazione del Regno Unito e suoi satelliti, come i paesi nordici, all’interno della Comunità Europea. Un ruolo maggiore fu giocato dalla massoneria internazionale nel favorire questo sviluppo. Ci si rende conto oggi, quando lo stesso Governo inglese ipotizza l’uscita dall’UE, quale errore sia stato l’aver incluso, in pratica, l’intera EFTA, tranne la Norvegia, nella Comunità europea. Dall’ingresso degli inglesi, abilissimi ad accaparrarsi posti chiavi nella Commissione Europea, è prevalso l’interesse nazionale e il Regno Unito ha operato per trasformare l’Europa in un’area di libero scambio e non in una struttura sovranazionale, sempre mirando a far salvi gli interessi propri e quelli statunitensi, anche se contrari a quelli dell’Europa stessa. Altra linea dominante nella politica inglese era quella di indebolire l’asse franco-tedesco che costituiva il motore della costruzione europea (va detto che i sussidi esagerati all’agricoltura francese sono stati da sempre un vulnus alla credibilità della spinta propulsiva..., come la linea gollista sulla difesa…). Non vi era testo della legislazione della Comunità Europea che non fosse bloccato dagli inglesi, quando era in gioco il loro tornaconto (o quello americano): nei gruppi di lavoro del Consiglio i rappresentanti del Regno Unito sostenevano apertamente le posizioni degli Stati Uniti, anche se paese terzo alla Comunità. Se poi soccombevano, trasponevano le direttive con interpretazioni nazionali che le svuotavano di contenuto, in attesa delle lente verifiche della Commissione... Per ovviare ad uno stallo che si era determinato nella costruzione europea, la Thatcher fu messa in minoranza da Craxi nel 1985 col famoso Libro bianco sul mercato interno, mentre col successivo Atto unico europeo si introdusse la votazione a maggioranza. Negli anni successivi con Delors (e Padoa Schioppa…) si delineò la moneta unica. A quel tempo, l’Italia era, in termini di industria manifatturiera, la prima a livello europeo, ma l’inflazione era elevata, il debito pubblico anche e vi erano frequenti svalutazioni per mantenere la competitività: ogni Governo a fine anno doveva fare manovre che incidevano pesantemente sul paese. Un fatto che nessuno ricorda e che invece è fondamentale consiste nella limitazione dei movimenti di capitale che erano soggetti ad autorizzazione per il trasferimento all’estero: non esisteva ancora la libera circolazione che oggi viviamo e che costituisce una delle libertà fondamentali dei Trattati europei. Quando la circolazione divenne operativa, anche a seguito del dibattito teorico avviato in sede OCSE coi codici di liberalizzazione dei movimenti di capitale e delle transazioni invisibili correnti, risultò chiaro che l’Italietta, col debito pubblico che aveva e che doveva esser periodicamente rifinanziato…, non avrebbe retto al flusso di capitali in uscita dal paese. Così si fece di tutto per entrare nella moneta unica anche se si accettò un cambio effettivo (non nominale) della moneta molto sfavorevole per il paese: l’inserimento nell’Euro avrebbe reso meno vulnerabile l’Italia dagli attacchi della speculazione internazionale (si ricordano ancora i piani di Soros sull’attacco alla lira…). L’idea era così riassumibile: iniziamo con la moneta e il resto seguirà. Si trattava di un azzardo, forse sostenibile in assenza di crisi economiche … e se si fossero monitorati seriamente (e non con la burocrazia di una Commissione spesso inefficiente) i paesi aderenti. Nel contempo si fece di tutto per liberalizzare il mercato (v. direttive sui servizi, e-commerce, servizi d’investimento e mercati, le direttive banche, specie la II banche ed assicurazioni ecc.), secondo le teorie in voga all’epoca, in vista del completamento del mercato interno, mediante mutuo riconoscimento e controllo del Pese di origine del prestatore di servizi, anche nell’offerta transfrontaliera di servizi. A questo processo di liberalizzazione non corrispondeva una vera armonizzazione delle normative nazionali, peraltro postulata dal Libro bianco, e soprattutto della vigilanza. Si favoriva, invece, sotto spinta inglese, l’auto-regolamentazione: la conseguenza era un arbitraggio regolamentare (regulatory arbitrage) che falsava la concorrenza tra gli Stati membri, il c.d. Level playing field, consentendo l’operatività di Stati membri parassiti, come il Lussemburgo, come l’Irlanda, come l’Estonia, ma anche il Regno Unito e l’Olanda.... Le Autorità di controllo europeo, istituite successivamente nel settore dei servizi finanziari (l’idea fu di Padoa Schioppa), sono ancora agli esordi... Questo contesto forse aiuta a capire che senso avrebbe ipotizzare l’uscita dalla moneta unica come propongono certi bizzarri economisti … o gente con cultura da angiporto che ripete come un beta simili teorie senza padroneggiarle. Il dominio tedesco, favorito dall’assenza dell’Italia, che nel lungo periodo di ‘papi’ ha svolto un ruolo minore nell’UE e ha mandato a Bruxelles anche giornalisti della cronaca di Roma … a fare i vice-presidenti della Commissione, ha dato luogo ad una Commissione di servi e poi il terzetto Berlusconi, Sarkozy, Aznar, alleati dell’ex alcolizzato Bush Jr., è stato micidiale... E’ rimasta la massaia tedesca a dettare la linea, buona per lei e sciagurata per l’Europa del Sud. I giornalisti italiani (pochissimi sono specializzati) non aiutano a capire: Curzio Maltese su ‘Venerdì’ di Repubblica scrive oggi che l’Italia si salva e gli Italiani vanno in fallimento col governo Letta che è eterodiretto (dalla troika …). A lui e a tutti gli altri chiediamo: dobbiamo tornare alla situazione ante Euro, in un quadro di internazionalizzazione e liberalizzazione dei capitali spinta come quello attuale? Col debito che abbiamo? Denominato in Euro? E se facciamo un consolidamento del debito, crediamo davvero che poi avremo la fila di investitori pronti a darci i soldi? Non sarebbe meglio incominciare a metter mano alle tantissime cose che in questo blog abbiamo più volte enunciato e che non sono mai state fatte da lustri? Bisogna avere più rispetto per le parole che debbono corrispondere alle cose e che non sono flatus vocis

19 commenti:

  1. Emanuele Ronchi2 novembre 2013 16:10

    Penso che lei conosca bene le questioni legate all’euro, per cui avrà anche ragione a dire che tornare indietro non si può; anche l’altro giorno in TV un esperto, a questo proposito, diceva che è come quando si è fatta una frittata che non si può più tornare alle uova! Però c’è da considerare il grande impoverimento che abbiamo subito in questa ultima dozzina d’anni. Se una persona guadagnava tre milioni di lire, la sua famiglia, anche monoreddito, poteva avere un tenore di vita discreto, mentre oggi con 1.500 euro non si vive proprio bene , anche se è già uno stipendio buono, in quanto la stragrande maggioranza vanno dagli 800 ai 1.200, con la conseguenza che le famiglie monoreddito non esistono più, con gravi ricadute di vario tipo per il costante impegno delle donne fuori casa. Moltissimi poi si arrangiarono con lavoretti più o meno in nero, per cui l’apparenza sociale è ancora buona, grazie anche alle pensioni, per cui oggi, a differenza di prima, è la fascia degli ultra sessantenni che aiuta quella sotto i 50, situazione che a poco a poco andrà in esaurimento. Questo impoverimento, secondo lei, che rapporti ha con l’introduzione dell’euro?


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    1. Carlo Biancheri2 novembre 2013 16:14

      Vorrei fare tre considerazioni.
      In un regime di libera circolazione di capitali essere in un’area come quella dell’Euro è una garanzia di stabilità per la moneta e non è poca cosa.
      Che sarebbe successo nella tempesta della de-regulation finanziaria che ha visto fallire grandissimi intermediari statunitensi, l’intero sistema bancario inglese, importanti gruppi olandesi ecc.,ecc. se l’Italia fosse stata fuori? Con la liretta quanto avremmo dovuto svalutare? E chi ci avrebbe fatto credito sui mercati internazionali e, soprattutto, a quali tassi d’interesse? I tre milioni al mese non sarebbero stati equivalenti ai milioni di Lei rumeni?
      Ci sono paesi che non sono in area Euro e che non crescono come la Repubblica ceca, la Romania e la Bulgaria, mentre la Slovacchia è nell’Euro e cresce in modo significativo. Che vuol dire?
      Forse che lo Stato è più ordinato ed efficiente e non butta soldi dalla finestra, la gente non scambia costantemente intelligenza con furbizia…
      Bisogna capire che la ricreazione è finita e invece di rivolgersi ai comici ‘improbabili’, come si suol dire, occorre cambiare mentalità e ricominciare dal quotidiano combattendo politici spesso incapaci, imprenditori disonesti, la criminalità organizzata contigua ad un’Amministrazione incompetente e corrompibile. Lavorare stanca … ci ricorda Pavese, ma…

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  2. Alberto Tindari3 novembre 2013 15:44

    Siamo in mano ad una classe politica incapace e inadeguata oppure corrotta e disonesta? Forse entrambe le cose. Ma cosa si può fare? Tutte quelle che sono apparse sirene seducenti per millantata onestà, si sono rivelati disastrosi fallimenti, negli ultimi 30 anni, dalla Lega, a Italia dei Valori al M5S, uno peggio dell’altro! E allora? Forse bisognerebbe abolire la politica rappresentativa, che si sta sempre più rivelando un fallimento e dare il paese in mano a dei funzionari e dirigenti che arrivino ai posti di comando solo a seguito di severi e rigorosi concorsi, in cui si valutino conoscenze, competenze e abilità e che siano sottoposti a continue verifiche e controlli. Ma chi controlla i controllori? Il male è nel profondo dell’uomo, quindi della società, di conseguenza inevitabile...

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    1. Carlo Biancheri3 novembre 2013 15:45

      Veramente noi non abbiamo mai stimato Di Pietro ,la Lega dei..., o gli adepti del comico genovese che abita nel villone sulle alture di Genova (però impartisce lezioni di etica in difesa di chi non ha niente...). Crediamo che il cambiamento in politica supponga contestualmente un diverso approccio antropologico: se io metto al top dei miei valori i soldi, il potere, il piacere e tutto il resto è irrilevante, come potrò esprimere dei politici diversi da me? Chiaro il messaggio?

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  3. Giorgio Ansaldi3 novembre 2013 17:17

    Ho notato strani incroci di coincidenze sui quotidiani di oggi. Infatti “Il Giornale” e “L’Unità” raccontano di un incontro segreto tra Casaleggio e un deputato di estrema destra francese. Un deputato del Fn è venuto in Piemonte per un incontro riservato con Casaleggio. La Le Pen stima molto Grillo e per le Europee 2014 sta lavorando ad un fronte comune”. La lotta comune contro l’Euro e l’Europa, le accuse alle banche e all’austerity imposta da Bruxelles, la contrarietà alle ipotesi di allargare la cittadinanza ai migranti, sono tutti punti in comune tra M5S e FN, pronti, secondo “Il Giornale”, ad allearsi per le prossime elezioni europee a primavera 2014. Lo stesso Grillo, pochi giorni fa, aveva avvertito i suoi: “Dobbiamo guardare all’elettorato di destra, se andiamo a sinistra siamo rovinati”. Così, dopo l’apertura al dialogo con CasaPound in campagna elettorale, dopo i complimenti al fascismo espressi dalla Lombardi, il comico sarebbe pronto a convergere con il movimento francese per una lotta comune contro l’Euro. Nel frattempo, nel consueto editoriale domenicale, Eugenio Scalfari su “Repubblica”, attacca più pesantemente del solito il M5S: “Se vince Grillo l’Italia va a rotoli. Grillo ha anche in mente una sua politica economica. Non è mai andato a scuola di economia e conosce per sentito dire le scuole di Cambridge, di Vienna e del Mit degli Usa; ma sa interpretare e semplificare quello che molta gente pensa: ridurre le tasse, combattere evasione e corruzione, infischiarsene del debito pubblico, spendere per creare posti di lavoro senza preoccuparsi delle coperture, rispondere a pernacchie alle direttive europee e mandare per aria l’euro. Chi se ne frega dell’euro. Meglio una moneta nazionale stampata in Italia in quantità capaci a fare star meglio la gente, i giovani, gli anziani, tutti. L’Europa non reggerà il colpo. Anche la sua architettura attuale crollerà e i movimenti che l’hanno distrutta la ricostruiranno a modo loro. E poiché il movimento principale sarà il 5 Stelle, che guiderà il Paese con il debito più alto di tutti gli altri, sarà dunque il 5 Stelle a guidare la ricostruzione. Questo pensa Grillo, lo dice e lo diffonde. Ormai è un Verbo, naturalmente incarnato. Ma non è il solo poiché anche a destra c’è qualcuno che dice cose analoghe. Finora erano due populismi di segno contrario, adesso sono due nazionalismi entrambi di estrema destra, entrambi demagogici, entrambi irresponsabili ed entrambi visti con favore da alcuni milioni di elettori”. Ci manca solo un’alleanza con Alba Dorata, poi... siamo fritti!

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  4. Rino Tartaglino5 novembre 2013 13:39

    Il fatto è che noi abbiamo rinunciato alla nostra sovranità monetaria per metterci nelle mani degli speculatori che con le loro attività finanziarie possono portarci alla rovina quando vogliono. Dopo il crollo del comunismo abbiamo il trionfo del liberismo dove tutti possono fare quello che vogliono senza regole. Ovviamente solo chi ha grandi disponibilità finanziarie può fare quello che vuole, gli altri non possono che subire. Da una crisi vera determinata dalla globalizzazione dove i sistemi economici dei Paesi sviluppati per diverse condizioni interne hanno subito processi di deindustrializzazione e delocalizzazioni aziendali che hanno portato alla disoccupazione e ad un impoverimento, si arriva a mettere in opera un’ autentica truffa ai danni della popolazione mondiale ed in particolare a quella europea. Il gioco è semplice e si articola in varie fasi. I Paesi più indebitati che non hanno conservato la sovranità monetaria non possono stampare moneta, cioè autofinanziarsi, ma devono sottostare alle direttive degli organismi internazionali (Fmi, Banca Mondiale). Se uno Stato ha tanti debiti viene giudicato dalle Società di rating che danno il voto sull'affidabilità. Più il debito di uno Stato è alto, più la sua classificazione è negativa; quindi, si alza lo spread, il confronto con altri titoli di riferimento che per noi sono i titoli tedeschi e bisogna pagare più interessi. La soluzione è una sola ridurre il debito e portare il bilancio dello Stato in pareggio per migliorare la classifica e pagare meno interessi sui prossimi prestiti. Per fare questo, ci viene imposto dall'Europa di aumentare le tasse, ridurre le prestazioni sociali, vendere beni pubblici (immobili e aziende). Le imposte sul reddito sono molto elevate, allora si aumentano le imposte indirette ed i contributi. Ma quello che preoccupa di più sono le imposte patrimoniali il cui effetto a lungo andare porta alla distruzione delle proprietà. Per inciso, il 30 ottobre si è celebrata la giornata del risparmio, ironia della sorte, risparmiare è sempre più difficile; anzi il risparmio del passato serve a pagare le imposte sempre più pesanti del presente. Quindi si finisce in un circolo vizioso tra debiti, aumento delle tasse e consolidamento dello stato di crisi. Questo è quanto ci viene imposto dagli organismi finanziari internazionali e messo in pratica dalla Germania che non vuole modificare il modello di austerità. Conclusione, con tutti questi vincoli di bilancio che ci vengono imposti noi non usciremo dalla crisi. Distruggeremo il sistema produttivo, aumenterà la disoccupazione, venderemo i nostri beni agli stranieri ed avremo un impoverimento generalizzato. Se la Germania continuerà su questa strada dell'austerità, se non vogliamo suicidarci, dovremo abbandonare l'euro. Il problema nostro è che nessuno ha il coraggio di denunciare che lo spread, il voto delle società di rating sono solo un inganno messo in opera per demolire l'economia europea ed arricchire solo in parte la grande speculazione, perché buona parte della ricchezza si perderà nel deprezzamento dei beni gravati dalla tassazione. L'artificioso meccanismo finanziario creato ci sottopone al ricatto continuo ed al rischio di fallimento dello Stato; cosa non possibile se si conserva la propria sovranità monetaria.

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    1. Carlo Biancheri5 novembre 2013 13:42

      La sovranità monetaria è illusoria in un regime di liberalizzazione di movimenti di capitali e di spostamenti erratici di masse monetarie anche dovute alla sofistificazione dei mercati finanziari. La sua analisi mi sembra corretta su alcuni punti, ma il Fondo monetario esiste, le agenzie di rating, del tutto inattendibili... pure, e pesano sul mercato, né si può aumentare allegramente il debito scaricandolo sulle future generazioni... Non siamo né il Giappone (che lo ha fatto...) né gli Stati Uniti che hanno la valuta di rifermento mondiale. Non credo alle cospirazioni, ma all'opportunismo ed all'esistenza dei profittatori e noi siamo bravissimi ad offrir loro opportunità, giacché conviviamo con un sistema scassato e contiguo all'illegalità. Le riforme, quelle giuste, le dobbiamo fare e la cosa pubblica la dobbiamo rispettare perché tocca tutti noi. Ma, come come farlo, se la maggioranza degli italiani è complice di questa situazione e non vuol cambiare?

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  5. Giacomo Casarino6 novembre 2013 13:17

    Sapete che ieri 7 mila persone hanno manifestato contro la Banca Centrale Europea a Francoforte?.....I MASS MEDIA ITALIANI TUTTI ZITTI: bisogna fare informazione alternativa. Diffondete!


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    1. Carlo Biancheri6 novembre 2013 13:18

      Scusi, ma sono sette mila sconsiderati. La Banca Centrale Europea non è la causa di tutti i mali. Il manicheismo corrente porta a considerare le banche un male. Giacché non si può tornare al baratto, né al comunismo, mai realizzato, peraltro…, tranne che nei villaggi indiani gestiti dai Gesuiti nel ‘600, le banche sono uno strumento neutro: dipende da come si usano e mi sembra che la BCE abbia fatto una politica espansiva per contrastare la crisi con gli interventi sulla liquidità e sul mercato dei titoli di Stato…

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  6. A seguito di quanto pubblicato su “Il Fatto Quotidiano” dobbiamo dire che, dopo il clamoroso e reiterato insabbiamento dei mille e mille casi di pedofilia, adesso è emersa chiaramente anche la dimostrata omertà nello sterminio argentino da parte delle gerarchie cattoliche. Forse è il caso che qualcuno cominci a valutare seriamente l’opportunità di sottoporre la Chiesa cattolica ad un’indagine internazionale per manifesta violazione dei diritti umani e per l'innegabile connivenza con i tanti assassini della storia, da Franco a Mussolini, da Hitler a Videla. La Corte Penale Internazionale dell’Aja ha giurisdizione sui crimini commessi negli stati aderenti e l'Argentina lo è. Ma anche occultare la verità sui crimini è un crimine. Anche non denunciare gli assassini lo è. Anche non muovere un dito per fermarli, lo è: tutto questo è stato fatto dalla Chiesa Cattolica, preoccupata solo di come mettere a tacere le famiglie, non della gravità del fatto che si sopprimessero migliaia di persone.

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    1. Carlo Biancheri10 novembre 2013 16:16

      Sì! quando si sarà fatto lo stesso per la massoneria, i liberisti selvaggi, i servizi segreti che continuano a manipolare le informazioni e ci tengono sotto tutela.

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  7. La vera debolezza del sistema politico italiano sta nella forte conflittualità all’interno stesso dei diversi schieramenti politici, che ha portato nel corso degli ultimi decenni a scissioni, separazioni, riaccorpamenti, nascita di nuovi gruppi, ecc. ecc. Ora i due maggiori partiti, PD e Pdl, sono entrambi in sofferenza per gravi questioni interne, il che rende quanto mai instabile la situazione italiana agli occhi del mondo. E’ inutile: si è cercato di fare dei grossi partiti, mettendo insieme componenti troppo diverse, ma è chiaro che queste unioni fittizie e quasi esclusivamente elettorali, non possono reggere.

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    1. Carlo Biancheri10 novembre 2013 16:18

      Sono d'accordo, ma questo dipende dal fatto che nel sentire comune si ritiene che l'ideologia-visione del mondo sia inutile, mentre valgono gli slogans del populismo, come il reddito di cittadinanza per un paese che ha un debito pubblico pari al 130 per cento del PIL. Con quali risorse lo si concede? Quelle di Robin Hood dei fumetti? Se poi notate, quando parlano i politici, oppongono continuamente concreto e irreale. La realtak per loro è concreta: bravi!Giovinezza, vecchiaia sono termini astratti:sono sinonimo di irreale per voi?

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  8. Ma se vendiamo le spiagge, allora vuol dire che siamo proprio all’ultima spiaggia. E per cosa le vendiamo? per far fronte alle spese correnti! e poi cosa ci vendiamo? L’acqua del mare?

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    1. Carlo Biancheri13 novembre 2013 07:53

      I governanti o gli aspiranti... non hanno gli attributi, come usa dire il Letta che ha introdotto in italiano le frasi idiomatiche (di cui non avevamo sin qui contezza...)! Perché?Perché han paura a toccare equilibri consolidati, perché non obbligano le forze dell'ordine a combattere la criminalità organizzata efficacemente, percheé non toccano il regionalismo che si è rivelato un fiasco costosissimo, fonte di illegalità, senza sviluppo né protezione seria del territorio, perché non sanno legiferare. In una parola, i politici dovrebbero essere l'eccellenza e invece spesso sono anche peggio dei rappresentati. Oggi una poveretta grillina in Parlamento ha dato prova di una pochezza mentale da spaventare: ha commemorato l'assassino insieme alle vittime di Nassirya! Si può dire qualsiasi cosa impunemente e poi smentire e nessuno reagisce. Non si può creare una dimensione sociale se non si esce dal proprio egoismo e prepotenza, eretti a sistema, anche nella vita quotidiana... L'abbiamo detto mille volte e da anni che non c'è speranza, né ci può essere se non c'è rinuncia, sacrificio, fatica e amore per la vita, per l'umano, altro che showmen...

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  9. Io penso che questa separazione tra Berlusconi e Alfano sia tutta una sceneggiata su cui siano tutti d’accordo, nel senso che così, se Berlusconi viene fatto decadere da senatore, lui toglie la fiducia al governo e salva la faccia, il governo però non cade, perché Alfano e gli altri lo tengono su e così non si devono fare le elezioni anticipate che Berlusconi teme di perdere.
    Cosa ne dice lei Biancheri?

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    1. Carlo Biancheri16 novembre 2013 21:03

      Non so. Non mi appassiona la tattica. Mi interessa la strategia per aiutare il paese. Mi sembra che ciò che emerge è che le nuove generazioni dei politici esprimono più che altro stati d'animo e non formulano proposte organiche. Prendiamo, per esempio, il problema dell'Euro, perché di problema si tratta, in assenza di una politica economica comune e di una fiscalità armonizzata. Tralasciamo il comico sciagurato che non fa altro che diseducare la gente e dice fior di sciocchezze. Ci fosse uno che delineasse uno scenario adeguato a seguito dell'uscita dall'Euro... Il debito in essere chi lo ripaga? Si cancella? Si riscadenza? E se ci si deve rifinanziare sul mercato internazionale per le rate successive ad un eventuale riscadenzamento, chi lo sottoscriverà? A quali tassi? Questi dovrebbero essere i temi del dibattito politico ed invece di parlare di fiscalità, di malavita organizzata, di pubblica amministrazione fatiscente, centro di collocamento per dequalificati con protettori, di giustizia in coma, di sindacati centri di potere, tutti temi che suppongono proposte basate sulla riflessione e non sugli input della rete, si parla del destino di Berlusconi ecc., ecc. Temo che la pagheremo: stiamo vivendo una sorta di anarchia: non c'è legittimazione. Chi ci governa ha tutti i difetti del paese.

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  10. Anch’io penso che quello tra Berlusconi e Alfano sia un gioco delle parti, nel senso che, se Berlusconi viene fatto decadere per tre anni, magari Alfano riesce anche a tenere in piedi un sempre traballante governo che non fa niente per tutto il tempo, fino a quando si rifanno le elezioni e Berlusconi può di nuovo presentarsi. Sarà tattica, caro Biancheri, ma la tattica in tutte le guerre (e anche questa lo è) è importante, non risolverà (purtroppo!) i problemi che lei dice, ma fa vincere. Lei pensa che Renzi sia in grado di risolvere i problemi che lei mette sul tappeto?

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    1. Carlo Biancheri17 novembre 2013 13:23

      No, non lo penso. La tattica è spesso una vittoria di Pirro. Penso che la pace sia tranquillitas ordinis cioè l'ordine tendente a giustizia in quel determinato frangente storico, hic et nunc. Ma cos'è giusto? Più volte abbiamo citato il criterio di giustizia commutativa: a tutti lo stesso... per sopravvivere, e poi la giustizia distributiva ad ognuno secondo le esigenze del caso concreto e... secondo il merito. Combinando questi due criteri dovrebbe fondarsi il buon governo, ma per i civili... non per i barbari.

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