lunedì 30 giugno 2014

TRUFFERIA DI PAROLE Carlo Biancheri

Nei primi mesi del 1630 (non nella seconda metà del Seicento come diceva l’azzimato governatore leghista del Veneto, sedicente esperto de I Promessi Sposi) apprendiamo dall’amato Manzoni, a proposito della peste a Milano, che veniva negata per scansare problemi, non senza episodi diffusi di corruzione dei becchini e dei loro superiori (!) per evitare di finire al lazzeretto e di aver bruciate vesti e suppellettili, «I medici opposti alla opinion del contagio, non volendo ora confessare ciò che avevano deriso, e dovendo pur dare un nome generico alla nuova malattia, divenuta troppo comune e troppo palese per andarne senza, trovarono quello di febbri maligne, di febbri pestilenti: miserabile transazione, anzi trufferia di parole, e che pur faceva un gran danno; perché figurando di riconoscere la verità, riusciva ancora a non lasciar credere ciò che più importava di credere, di vedere, che il male s’attaccava per mezzo del contatto.» Poche righe magistrali: cosa concluderne? Che nel patrimonio genetico italico alberga un misto di furbizia e di furfanteria? O non è forse la natura umana ad esser non tanto come si dice nell’Arcadia culturale contemporanea ambigua, “trufferia di parole”, ma soggetta al proprio tornaconto immediato, alla soddisfazione esclusiva dei propri bisogni nell’universo del proprio io: e chi se ne importa degli altri?… Ha ragione il papa, una volta di più, siamo ad un cambio di epoca non in un’epoca di cambiamento e tutto traballa. La gente pare stanca di correr dietro alle luminarie di Renzi, alla Boschi, al medico onnisciente in quanto spazia da temi di diritto amministrativo, costituzionale, a quelli economici, ai Trattati dell’Unione, e tralasciamo gli altri perché espressivi di nulla o meglio rileviamo la diffusione della violenza, pubblica e privata come quella dei fascisti picchiatori; leggiamo dalle cronache di violenze su quelli che costituiscono una minaccia per loro e financo omicidi in occasione di eventi sportivi. Si nota così che i maitres à penser si interroghino finalmente sulle cause di un simile decadimento: leggiamo riferimenti a Montaigne, a Nietzsche e financo a …Veltroni (!) oppure auspici, dopo gli ultimi scandali, ad una moralità, ad un diverso costume civile. Come spiegare che il colto Nord del paese si sia fatto guidare da uno che andava a prendere l’acqua sul Monviso e che faceva adunate celtiche con gente con elmi con le corna, si chiedeva Deaglio? Si è fatto di peggio, crediamo, trasformando le assemblee regionali in luoghi dove i consiglieri erano Renzo la trota, la Sig.ra Minetti della cui partecipazione alle cene eleganti sappiamo ogni dettaglio, o la ex hostess entrata in politica con IDV che avrebbe messo in conto rimborsi le creme di bellezza e quanti, quanti altri casi analoghi…… Certo Razzi e Scilipoti…, ma può un Parlamento votare a maggioranza che in coscienza il Presidente del Consiglio era convinto che Ruby Rubacuori fosse la nipote dell’ex Presidente della Repubblica Araba d’Egitto, Mubarak? Tutti assolti per quel voto che avvilisce tutti noi? Come per i medici dell’amato Manzoni, l’Arcadia culturale si guarda bene dal dire che anche in cultura si va per classi sociali: le idee si diffondono nell’aristocrazia culturale e poi lentamente scendono fino a quello che i poeti chiamano «volgo profano, e i capocomici, rispettabile pubblico»’(sic Manzoni, I Promessi Sposi cap. XXXI) dopo più di due secoli e mezzo dal risveglio dal sonno metafisico, cui è seguita una visione trionfante e progressiva della Storia, quella Storia che invera, dopo fiumi d’inchiostro sul soggetto che crea, dà valore al reale, peraltro inconoscibile; dopo un progresso tecnologico senza uguali in un arco di tempo così ristretto, di comunicazione globale, virtuale, l’idolatria del soggetto è arrivata al volgo. Reputiamo la personalità di Kant non immune da turbe paranoiche, come le recenti biografie segnalano; certamente il suo pensiero è servito da manifesto per secoli ai suoi fratelli di loggia per combattere ogni oscurantismo in vista di una libertà totale che a ben vedere non porta da nessuna parte. Sì, reputiamo che i fondamenti, i presupposti siano sbagliati e anche nel linguaggio comune sono diffusi errori: ad esempio, astratto è divenuto sinonimo di irreale; si dice: ci vogliono fatti concreti. Bene, d’ora in poi sarà opportuno non parlar più di giovinezza o di vecchiaia anzi sarà meglio esprimersi a gesti. Come si può pretendere che ci si adegui ad una norma morale se manca il presupposto? Oppure se il presupposto è pragmatico, rilevato sociologicamente? Attenzione, in passato la gente credeva alle streghe e le bruciava, anche nel Nuovo mondo… E in Asia adesso non si sopprimono le bambine perché sono reputate inferiori (zone rurali dell’India)? Questo sta a significare che il dato sociologico non può esser la norma come la volontà della maggioranza se viola i diritti della persona umana (v. Dichiarazione universale sui diritti dell’uomo). Manca un’antropologia e se nel secolo passato si è abusato dell’ideologia perché nel suo nome sono state perpetrate barbarie, non se ne deve concludere, come fanno gli esistenzialisti, che si possa prescindere da una visione del mondo, da una Weltanschauung che fondi/riconosca una morale, piuttosto di cercarla dentro di sé, come diceva il Kant. Come ampiamente previsto, l’apprendista segretario fiorentino ha appreso, alla stregua di donna Prassede, che le cose non sono tanto semplici e chiare («La si ingegni la faccia da sé, giacché la cosa le par tanto chiara»); abbiamo la sensazione che a Bruxelles abbia ottenuto certo molto, ma molto di più di quel che avesse ottenuto l’ex cavaliere pregiudicato nel ventennio, e, tuttavia, ancora poco perché la frasetta sulla flessibilità va interpretata di volta in volta e allora contano le maggioranze. Lo hanno capito gli italici che non tutto dipende da noi? L’Italia ha un certo numero di voti e poi il resto è frutto di alleanze e di contatti, di capacità di far convergere le posizioni, di conoscenza di lingue, culture, mentalità e perciò non aiuta l’Italia l’apprendistato della Mogherini, se mai la faranno Alto rappresentante della Politica internazionale in Europa, in un posto che può esser di qualche importanza se uno ci sa fare non se sta seduto come un pesce lesso. Certo l’apprendista viene dopo una classe politica che la Storia ha già giudicato: degli inetti e molti furbi; per questo abbiamo esitato a criticare l’attor giovine da subito. D’altronde, i giovanotti e le signorine dell’opposizione, stile setta, hanno un concetto di loro stessi degno di miglior causa. Conoscono poco o nulla. Volete un esempio? Nel dibattito sulla legge elettorale con Renzi, la loro conoscenza storica non andava oltre il caso Mastella del Governo Prodi. Non si è mai menzionato che per quarant’anni l’Italia aveva un governo all’anno perché un partitino o una corrente DC di due o tre deputati faceva regolarmente cadere il Governo. E poi le analogie con gli altri sistemi: da brivido! Ripetiamo che ci rifiutiamo di considerare le regioni, che si sono rivelate centro di corruzione e che pretendono di fare anche la politica estera (!), analoghe ai Lander tedeschi. Se l’aspirante Segretario ha coraggio dovrebbe veramente modificare la Pubblica Amministrazione (non solo svecchiarla come vuole la Madia, anche perché l’anagrafe non aggiunge nulla alla qualità) e non solo i Ministeri, ma anche le Amministrazioni locali, organizzare uno Stato/Enti locali basato sui controlli non sulle gestioni, foriere di corruzione: è finita l’epoca dello Stato pasticciere (ricordate Motta?). Si tratta di un programma molto ambizioso e ci vuole buona volontà , un cambiamento di mentalità mentre si vede in giro stanchezza. La Chiesa potrebbe svegliare le coscienze, ma siamo sicuri che il clero in maggioranza segua quel che dice questo grande papa? Neppure lo capiscono, temo… Volete un esempio? Il Cardinale di Milano si dovrebbe rifiutare di stringere la mano al governatore lombardo perché la Lombardia ospita il 7% dei richiedenti asilo che arrivano via mare e il Patriarca di Venezia lo stesso con quello veneto che ne ospita il 3%; la Sicilia da sola ne ospita il 33%. La mancata accoglienza, con buona pace del segretario leghista alleato in Europa del Fronte nazionale francese cioè erede di Vichy, quelli che stavano coi nazisti, non è cristiana.

4 commenti:

  1. Stefano Righetti3 luglio 2014 08:43

    Certo che Renzi a Strasburgo ha voluto fare sfoggio di una gran cultura letteraria e umanistica!

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    1. Carlo Biancheri3 luglio 2014 08:48

      Ho seguito l'intervento e il dibattito.La forma è nuova rispetto alla piattezza dei predecessori, ma non si dovrebbe iniziare una presidenza senza dire nulla sui programmi. Se i parlamentari non avevano letto il documento depositato non erano in grado di intervenire nel merito. E infatti il tedesco presidente del gruppo dei popolari ha ripetuto il solito mantra sulla necessità di pagare il debito che denota anche una ristrettezza mentale e zero fantasia: il problema non è più quello, occorre decidere in fretta come intervenire... Lo slogan di Renzi volto a sottolineare che la crescita e i conti in ordine sono due facce della stessa medaglia è efficace. Resta il fatto che bisogna sapere di che si parla e i nostri della Lega o il grillino si sono distinti per commenti del tutto privi di significato in quel contesto, perché per lo più querimonie e in un caso conditi da insulti (il ben noto Borghezio: ma i poveri Celti erano cosi'?). La politica non è l'arte che elenca i desiderata ma indica obiettivi e i mezzi con cui raggiungerli. Ci sono due categorie di parlamentari europei (forse di piu'): i provocatori ignoranti che parlano per il 'rispettabile pubblico' (ricorda il Manzoni) e quelli che seriamente cercano di mantenere in piedi una struttura in fieri, piena di ammaccature ma in mancanza della quale bisognerebbe inventarne una simile per vivere in pace.

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  2. Alfredo Vitali4 luglio 2014 14:23

    Lei, caro Biancheri, ha scritto una cosa molto giusta e molto
    importante, quando dice "La politica non è l'arte che elenca i
    desiderata ma indica obiettivi e i mezzi con cui raggiungerli."
    Purtroppo vent'anni di governo berlusconiano avevano illuso i cittadini
    che i buoni propositi conformi ai loro desideri fossero tutto in
    politica e il risveglio, purtroppo, è stato amaro. Adesso l'importante
    sarebbe proprio che tutti avessero in mente questa corretta definizione
    della politica e che su questa base giudicassero chi si presenta alle
    elezioni.
    Che Renzi non abbia esposto il programma è stato ampiamente evidenziato
    anche dai telegiornali che, come ha scitto lei, hanno sottolineato che
    gli europarlamentari hanno dovuto andare a leggere il testo che è
    stato diffuso parecchie ore dopo. Perché, secondo lei?

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    1. Carlo Biancheri4 luglio 2014 14:25

      Perché si è scelta la linea della politica ad effetto, fatta di dichiarazioni roboanti. La sanzione è arrivata subito con l'intervento sciocco ed arrogante del tedesco... anche perché non si era sentita una proposta ben costruita...
      Intendiamoci, se negli ultimi dieci anni, il nostro comportamento fosse stato diverso, frutto di riflessioni su “le sudate carte”, consequenziale e coerente e non folcloristico, avrebbe tolto spazio al pregiudizio, ma vivevamo nel paese di bengodi, delle ragazze che dovevano accasarsi col milionario, dei cardinali che avevano commercio con pitonesse e gente di malissimo affare, politicanti più che interessati al Vangelo.
      Non c'erano anche vescovi che dialogavano con i leghisti? Le sembra possibile che il Salvini che non mette cravatte per far vedere che è uno 'alla mano' si imbarchi in una discussione con i vescovi sui crocifissi a Padova? E ci comunichi pure che lui vuole una Chiesa diversa... Il giovine, all'evidenza, non ha dimestichezza con la materia perché contraddice in ogni sua dichiarazione quel che i cattolici chiamano il 'depositum fidei' ed il magistero ordinario del papa, eppure vuol metter bocca. "Le monde à l'envers", dicono i francesi.

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