martedì 7 aprile 2015

SUL MASSACRO DI GARISSA

   

Rosa Elisa Giangoia

   Di fronte ai sempre più frequenti e gravi attentati di mano musulmana che colpiscono l’Occidente e soprattutto i cristiani nei paesi musulmani (ma anche i musulmani stessi di diversa tradizione), dove al massimo è garantita la libertà di culto, pur sempre con varie limitazioni, le prese di posizione nel mondo occidentale e in particolare in quello cattolico sono variegate e richiedono di essere attentamente considerate.
   Da un lato, ci sono i cattolici tradizionalisti che propongono un impraticabile ritorno allo spirito bellicoso delle crociate, mentre la maggioranza dell’opinione pubblica europea è nella posizione di difendere genericamente la libertà di opinione e di espressione, cioè quei diritti umani di matrice illuministica, che, come direbbe Marx  sono libertà ‘formali’, cioè rimangono senza prassi, in quanto al sistema capitalistico servono come facciata, senza alcun impegno per la loro piena realizzazione, in quanto occorrerebbe che venissero date a tutti uguali possibilità per attuarli.
   Più difficile prendere posizione per i 150 ragazzi kenyoti massacrati a Garissa con la precisa motivazione del loro essere cristiani, in quanto emerge il timore dell’integralismo, come ha ben dimostrato l’atteggiamento del premier Renzi, che ha vegliato e marciato per i 12 di Charlie Hebdo, colpiti in quanto rappresentanti l’ideale illuministico di libertà d’opinione e di espressione, ma che ha dedicato solo uno striminzito tweet ai 150 studenti uccisi in Kenya, a cui il mondo non ha riservato marce di solidarietà, né manifestazioni simboliche di massa, proprio per il minore coinvolgimento riguardo alla difesa della libertà di culto, su cui possono pesare anche riserve per opportunismo politico o credo laicista/massonico.
   A levare una voce ferma ed equilibrata è stato ancora una volta papa Francesco  che, salutando il lunedì dell’Angelo i pellegrini in piazza San Pietro e in particolare la delegazione del Movimento Shalom, arrivata all’ultima tappa della staffetta solidale per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle persecuzioni dei cristiani nel mondo, ha detto che «deve continuare da parte di tutti il cammino spirituale di preghiera intensa, di partecipazione concreta e di aiuto tangibile in difesa e protezione dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, perseguitati, esiliati, uccisi, decapitati per il solo fatto di essere cristiani. Loro sono i nostri martiri di oggi, e sono tanti, possiamo dire che sono più numerosi che nei primi secoli». Inoltre ha «auspicato che la Comunità Internazionale non assista muta e inerte di fronte a tale inaccettabile crimine, che costituisce una preoccupante deriva dei diritti umani più elementari. Auspico veramente che la Comunità Internazionale non volga lo sguardo dall’altra parte».
   Questa vibrante protesta del Papa va certo oltre i singoli recenti gravi episodi di violenza e punta il dito contro il sempre più diffuso modo di vivere inerte, indifferente soprattutto al rispetto della persona la cui libertà di culto fa parte dei diritti fondamentali proclamati dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Perché siamo arrivati a questo punto? Non eravamo tutti convinti con lo sviluppo scientifico e con le certezze assolute di matrice hegeliana… che nella Storia ci fosse un progresso costante se non lineare? Nemmeno nazismo, fascismo e comunismo sono bastati a mettere in crisi questa credenza. Ma oggi… con queste uccisioni efferate, con la distruzione di monumenti della nostra storia, la nostra memoria, rimaste indenni per oltre tremila anni  e distrutte ora da folli che hanno mano libera da parte di potenze distratte, forse qualcosa cambierà….
Certo l’Arabia Saudita, certo la Turchia di Erdogan, certo alcuni Emirati, certo gli Sciti, nuovi alleati dell’Occidente… sono tutti responsabili, ma chi tira le fila? Nessuno…?
Quel che succede adesso è in buona parte il risultato di errori epocali di una politica americana ottusa, iniziata con Reagan e continuata da tutti i Presidenti che si sono succeduti fino all’intellettuale Obama che guarda il mondo da lontano. Chi conosca gli Stati Uniti sa benissimo che il mondo è  percepito da là quasi fosse un altro pianeta, Europa inclusa;  assume rilevanza solo quando siano in gioco interessi statunitensi, siano essi commerciali o militari. Si è voluto, in modo illuministico, esportare il modello occidentale, anzi quello americano, in contesti del tutto alieni; del resto il modello americano non funziona neppure negli Stati Uniti: forse non c’è razzismo negli Stati Uniti? Non parliamo dei neri ma un italiano non viene comunemente associato a mafia ,pizza e mandolino nel pensare comune?
Senza il rispetto per le persone, l’inclusione, l’ascolto culturale si continueranno a fare disastri e prevarrà solo il più forte, ma… sarà la corsa dell’asino che si ferma dopo cento metri…




1 commento:

  1. Edoardo Martini7 aprile 2015 18:24

    Dobbiamo purtroppo constatare che il Papa è stato lasciato in solitudine a denunciare le stragi dei cristiani. Tutto questo per la paura che la difesa dei cristiani possa accendere altre micce nel già duro scontro, possa scatenare una controreazione, significhi anche legittimare quella sempre più ampia destra che già ora in Occidente per propri interessi politici soffia sul fuoco del razzismo e dello scontro di civiltà.

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