martedì 28 giugno 2016

DEMOCRAZIA IERI E OGGI


Rosa Elisa Giangoia

La democrazia è considerata la forma di organizzazione del vivere civile assolutamente migliore nelle società attualmente più evolute, anche là dove persiste la monarchia, mantenuta in un ruolo almeno  apparentemente decorativo, tanto che della regina Elisabetta sappiamo molto sulle sue preferenze in fatto di abbigliamento, cani e cavalli, ma nulla di ufficiale sulla Brexit. 
Dobbiamo, però, ricordarci che nella sua accezione originale il termine “democrazia”, dal greco démos (popolo) e krátos  (forza), aveva in sé una certa qual connotazione negativa. Nell'antica Grecia, infatti, la parola nacque come espressione dispregiativa utilizzata dagli avversari del sistema di governo di Pericle, in quanto krátos, più che il concetto di governo (designato da archía) rappresentava quello di "forza materiale" e, quindi, "democrazia" aveva un significato che si avvicinava a "dittatura del popolo" o "della maggioranza", come Tucidide fa dire a Pericle: «Si chiama democrazia, poiché nell’amministrare si qualifica non rispetto ai pochi, ma alla maggioranza». I sostenitori del regime ateniese utilizzavano altri termini per indicare la condizione di parità  necessaria al buon funzionamento di un sistema politico: isonomía (ovvero eguaglianza delle leggi per tutti i cittadini).
Dobbiamo anche considerare che la democrazia greca costituì un fenomeno isolato nel tempo e nello spazio con numerose successive modifiche fino a raggiungere la sua configurazione migliore nell’età di Pericle. Fenomeno, quindi, storicamente breve e limitato ad alcune  pόleis, ma di notevole influsso sulla configurazione delle democrazie moderne, nonostante le radicali differenze.
Anche se l'Atene classica è considerata il primo esempio di democrazia, non deve essere sottovalutato il fatto che solo i cittadini ateniesi sopra i 18 anni, di sesso maschile e che avevano completato l'addestramento militare, godevano del diritto di voto. Questo escludeva la gran parte della popolazione: minori, donne, anche quelle discendenti da cittadini ateniesi, schiavi, compresi coloro che avessero ricevuto la libertà, ed infine i residenti stranieri, oltre ai cittadini i cui diritti erano posti in sospensione (per mancato pagamento di un debito nei confronti della città) i quali potevano anche non essere reintegrati, con effetti permanenti pure sui discendenti.
Il diritto di cittadinanza, inoltre, seguiva il modello dello ius sanguinis, ovvero bisognava essere nati da un genitore in possesso della stessa cittadinanza; in seguito, nel 450 a.C., una riforma di Pericle e Cimone stabilì che occorresse discendere sia in linea paterna che materna da altrettanti cittadini ateniesi.
Di conseguenza, sebbene le stime della popolazione di Atene varino a seconda delle fonti, è assai probabile che nel corso del V secolo a.C., al tempo di Pericle, l'Attica avesse una popolazione di 250.000 - 300.000 persone: di queste, solo 100.000 avrebbero avuto la cittadinanza e solo 30.000 avrebbero posseduto, oltre alla cittadinanza, il requisito del sesso maschile e dell'età adulta. Quindi nella tanto decantata democrazia ateniese a votare, per alzata di mano o gettando una pietra bianca o nera in un recipiente, era una percentuale intorno al 10% o forse anche meno dato che tanti erano impegnati nella Guerra del Peloponneso con le sue continue e numerose perdite!
L’elezione apparve in alcuni momenti non sufficiente per debellare il temuto rischio dell’oligarchia, per cui si ricorse al sorteggio. Naturalmente, l'assegnazione di incarichi di responsabilità a persone non competenti era un rischio di cui si resero conto gli Ateniesi che, infatti, introdussero salvaguardie: un esame iniziale e finale dell'operato, un sistema di incarichi collegiali o di consiglio o un supporto di assistenza al fine di garantire un controllo reciproco tra i singoli funzionari ed, infine, la verifica da parte dell'assemblea.
Tutto questo ci fa capire come di fatto l’attuazione della democrazia sia sempre stata difficile.
Oggi si sta delineando il rischio di mitizzarla con il voler ritornare al modello archetipico dell’ agorà dove gli Ateniesi discutevano le leggi e decidevano le posizioni politiche da prendere, tentando progressivamente di esautorare ed escludere quella democrazia rappresentativa che ha visto un dominio indiscusso negli ultimi due secoli. Gli espedienti attuali sono i referendum, l’iniziativa popolare e la petizione popolare. Questo dimostra il crescente desiderio di realizzare una democrazia diretta nella nostra civiltà di massa (arrivando all’ingenua sacralizzazione del voto proclamata da Di Maio), cosa per nulla rispondente al decantato modello dell’Atene di Pericle, in quanto i grandi numeri di oggi si oppongono a quella che abbiamo visto essere sta una democrazia che potremmo definire “selettiva”.
La democrazia di massa finisce per sfuggire di mano. L’abbiamo visto nel recente voto inglese sulla Brexit: molti non sono riusciti ad avere una chiara consapevolezza sulla questione in discussione, non sono stati in grado di comprenderne tutti gli aspetti, di prevedere le conseguenze, le quali, a posteriori, risultano preoccupanti, tanto che gli stessi promotori del referendum, preoccupati, tentano di minimizzare… Ma dovevano pensarci prima, stabilendo una “super-maggioranza” o due consultazioni popolari distanziate o un’approvazione parlamentare ampia dopo quella popolare.
E poi oggi non possiamo dimenticare la forza di manipolazione delle masse esercitata dai media, capaci di persuadere, di confondere, di far apparire forte il discorso debole…
La democrazia è una cosa seria da non lasciare in mano ad un partito che assume sempre più la forma di una setta senza democrazia al suo interno, con un controllo così rigido che fa sentire il singolo in inferiorità rispetto al gruppo, o alle valutazioni e alle proposte di giornalisti d’accatto.
E poi chi lo dice che l’opinione della maggioranza sia la migliore?
Che questa consapevolezza ci sia lo dimostra il fatto che il terzo potere, quello giudiziario, non sia in mano a persone elette dal popolo, ma sia affidato a funzionari selezionati con il metodo degli esami e dei concorsi, sconosciuto alla classicità ed entrato a poco a poco in Europa sul modello dei funzionari del mondo cinese, i mandarini, anche se lo si è voluto temperare con l’aggiunta dei giudici popolari…
L’esercizio della democrazia è difficile, la storia lo insegna e lo dimostra, occorre stare attenti: talvolta anche i dittatori sono stati eletti, non sempre hanno preso il potere con le armi e talvolta hanno pure mantenuto la forma e l’apparato della democrazia. Bisogna anche rendersi conto che il tanto decantato “uno vale uno” è la contraddizione della democrazia, perché vuol dire che chi occupa una carica è un fantoccio eterodiretto da un’autorità occulta non eletta.

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