mercoledì 7 settembre 2016

MILLE SCUSE

Rosa Elisa Giangoia


Ma come l'ha fatta semplice Andrea Cecconi nell'intervista di ieri! E' uno dei tanti giovanotti che sull'onda crescente del M5S si è ritrovato in parlamento (ex capogruppo alla Camera!) senza sapere cosa fosse e cosa si dovesse fare! Per lui, che evidentemente non conosce "Il cortigiano" del Castiglione, che insegna a chi vuol destreggiarsi nel mondo del potere politico che la forma diventa sostanza, per rimediare al "pasticciaccio brutto" del Campidoglio basta che Virginia Raggi chieda scusa. Tutto molto semplice, rapido, indolore, efficace, risolutivo... Lo dice lui! Due parole: "Mi scuso". Ma di cosa si deve scusare la Raggi? Si scusa per aver dimostrato di non esser capace a formare una giunta? Si scusa per aver dimostrato di essere dipendente dallo Studio Sammarco? Si scusa per aver mentito sulla Muraro? Ma qui le distinzioni e le sottigliezze tra mentire, tacere e occultare si sprecano e se vogliono implementare la casistica possono rifarsi a Bill Clinton e all'affare Levinsky, cosi' mettiamo un po' di frange alla discussione e perdiamo tempo... In realtà dietro il semplice scusarsi per quella che cercano di far passare come una bugia, anzi una piccola omissione, c'è  ben altro... Dovrebbe scusarsi di aver dimostrato una totale impreparazione e incapacità a gestire la macchina complessa del Comune di Roma e tornare a occuparsi delle più semplici questioni della gestione dell'acqua e degli acquisti equo-solidali che hanno costituito il piedistallo su cui si è innalzata alla politica, ma oltre le quali sembra incapace di andare. Commettere uno sbaglio e 
dimostrare incapacità sono due cose diverse, di un singolo sbaglio ci si può anche scusare, cercando di porvi rimedio, per l'incapacità non basta.
Ma poi con chi si deve scusare Virginia Raggi? Questa è tutta un'altra questione: con gli elettori (quei Romani e Italiani indicati con enfasi da Cecconi) o con il M5S? Il Movimento, il cui motore di ricerca si chiama Rousseau (!), non risponde al popolo, perché si identifica con la nuova società e per questo la Raggi riferisce  al direttorio  e poi al minidirettorio  e poi al Capo supremo... La rete con la pretesa  della rappresentanza diretta fà saltare la rappresentanza così  come la conosciamo. Da qui  il senso  delle scuse, non agli elettori, che sul blog invocano a gran voce le sue dimissioni, perché gli esponenti pentastellati non rispondono agli elettori, ma al Movimento. Non a caso un giornale cripticamente radicale come "Il fatto quotidiano" sintonizza con loro perché ciò  che conta, 
leninisticamente, è gestire il potere. Ma stiamo attenti anche alla cortina fumogena di confusione che questo giornale cerca di creare oggi all'insegna del "mal comune mezzo gaudio", dato che anche Sala è indagato a Milano. Come abbiamo scritto altre volte, il senso autentico e profondo di questa espressione è rivelato dal suo risvolto spagnolo "mal de todos remedio de tontos".

15 commenti:

  1. Valentino Ricci7 settembre 2016 11:57

    Anche Renzi non va morbido, nell'intervista di ieri a Porta a porta non ha attaccato la Raggi, l'ha quasi scusata con questo mantra che tutti possono sbagliare. Di solito in politica bastava sbagliare qualche parola, per esser fatto fuori, ora mi pare ci sia molta cautela, forse Renzi spera in qualche appoggio... ci sarà qualche accordo sotto banco...

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  2. Alfredo Bandini7 settembre 2016 17:41

    Ma uno come Di Maio che dice di non aver capito la mail che gli era stata mandata a proposito della Muraro pensa di poter fare il presidente del consiglio dei ministri? E questo, sia che non l'abbia capita davvero, sia che non sappia trovare scusa migliore per smarcarsi dai guai in cui lui e gli altri si sono cacciati.

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  3. Renato Dellepiane7 settembre 2016 17:56

    Verità sacrosanta. Concordo in toto.

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  4. Giovanni Fabiani8 settembre 2016 08:01

    E ora il valzer delle scuse aumenta, diventa un gioco, un vezzo, le fa anche Luigi Di Maio. Ma non si rendono conto che le scuse non servono a nulla? Sono una versione laica del pentimento cristiano, che passa dal riconoscimento della colpa all'espiazione, mentre le scuse restano al massimo una questione di buona creanza, ma in politica non servono a nulla, perché sono sempre solo parole dove ci vogliono fatti.
    Giovanni Fabiani

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    1. Carlo Biancheri8 settembre 2016 08:12

      Lei ha perfettamente ragione. Faceva impressione sentire esprimersi le truppe cammellate o i fideisti a Nettuno. Negavano l'evidenza un po' come ne
      "I promessi sposi" faceva il notaio che era andato ad arrestare Renzo con gli sbirri: circondato dalla folla mentre Renzo scappa si guarda intorno e
      dice: Che è stato? Hanno creato tutto loro e ora accusano gli altri di persecuzione... Così il M5s si è affidato agli uomini e donne vicini a Previti... Soprattutto è emerso che interpretano le loro leggi quando li riguardano : altro che "sine glossa"... come affermava, mentendo, il Di Maio. Siccome non conoscono, insieme all'uso del congiuntivo, la storia, non sanno che tra i metodi delle prime assemblee naziste c'erano gli interventi conformi, gli attacchi alla persona degli avversari e..., in caso di mala parata, il rovesciare il tavolo, cioè buttarla nel caos. Così come ha fatto il Grillo stasera urlando cose sconnesse. Il problema è che i giornalisti che brillano anche loro per cultura commentano con soddisfazione il fatto chesi siano scusati... Ma in un'azienda se uno fà un guaio grosso bastano le scuse ed è tutto ok?

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  5. Gennaro Esposito8 settembre 2016 08:16

    E ora Grillo e i suoi usano la vecchia tecnica secondo cui la miglior difesa è l'attacco e cosi si inventano che è tutta una montatura dei giornali...
    Ma credono che siamo tutti scemi...

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  6. Mario Trebbiano9 settembre 2016 13:13

    Vi faccio tutti i miei complimenti per la vostra abilità nell'argomentare contro i 5Stelle e vi chiedo di continuare a dire tutte le loro magagne perché se quelli continuano a farsi passare per vittime di non si sa chi, finisce che la gente ci crede e che alle prossime elezioni ce li troviamo al governo e allora si che andiamo a finire male...

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    1. Carlo Biancheri9 settembre 2016 13:22

      Grazie.
      Lei ha ragione, ma già ora per i media la gente chiede alla Raggi - secondo la stampa il Grillo l'avrebbe apostrofata come pazza... - di continuare! A far cosa?
      Temiamo molto che in un contesto di crisi su tutti i fronti - anche nel contesto religioso vige la libera interpretazione e il fai da te...- si sia in quel tempo che Aristotele descrive così: in un mondo in cui tutti sono pazzi i savi vengono giudicati pazzi dagli altri...
      Questi della setta, manipolatori di deboli, hanno il vantaggio di avere come controparte una classe politica di gente improvvisata, quando non corrotta, incapace di fare un discorso serio, di ridare la speranza.
      Gli operatori economici si sono abituati a vivere in un universo bizantino, dove le leggi vengono aggirate e ci si mette d'accordo con i poteri dell'amministrazione, normalmente gestiti o da incapaci o da disonesti, (in barba al declamato regionalismo che non ha mai funzionato nell'intero paese!). Questo genera corruzione, anche perché la pletora di leggi, regolamenti, circolari rende la vita impossibile. Va detto che non solo la riforma costituzionale ma la maggior parte delle leggi è scritta con i piedi. Nessuno controlla e nessuno risponde del suo operato: questo è il problema. Allora si reagisce col moralismo, si guardano gli stipendi, ignorando che se la macchina funzionasse vanno benissimo gli stipendi elevati, ma... non funziona.
      Gravi responsabilità oltre ai diffusori di notizie ce l'ha la cosiddetta cultura che, come ai tempi di Molière, è conformista ed attentissima a dire ciò che è politicamente corretto, trasgressione inclusa, tanto si riassorbe. Una cultura che ripete come un mantra idee elaborate nel '700 e nell''800, molte delle quali sono del tutto contestabili e che centrano nel soggetto il valore assoluto. Chiaramente non si vive così e si vede il balbettio delle risposte quando sorgono problemi gravissimi come quelli che abbiamo affrontato in questi ultimi anni.
      Risalta ora tutta la debolezza del sistema americano, di successo nell'economia per una parte della loro popolazione a scapito, però, dei deboli che sono forse i più.
      Gli americani preferiscono i cartoons del vacuo Andy Warhol ad un pittore come Hopper che dipinge luce, mare, angoscia e silenzio... e noi siamo tributari di questo mondo: pizza, calcio e rock and roll...

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    2. Non sono per niente d’accordo con il suo giudizio su Andy Warhol. Questo pittore, infatti, sconvolge i principi dell’unicità dell’opera figurativa e si cimenta nella produzione seriale rovesciando il concetto stesso di opera d’arte. Nello stesso tempo sa rappresentare l’America in modo solo in apparenza superficiale: con lui la vita di tutti i giorni dell’americano medio, fatta di detersivi, cereali, pollo fritto, cronaca

      nera e star dello spettacolo, osservata con occhio critico e spietato e rielaborata in maniera acuta e creativa, entra a far parte indelebilmente dell’immaginario collettivo. Il boom economico, i Beatles, lo star sytem newyorkese, i Kennedy restano nella memoria collettiva anche grazie alle sue raffigurazioni.


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    3. Evidentemente la sua estetica non coincide con la mia. Assimilo Warhol all’avanguardia che è manifesto, protesta, non proposta e per me, come per Aristotele peraltro…, ogni negazione suppone un’affermazione di una realtà diversa che nell’avanguardia è, invece, molto spesso mera negazione. Ho visto Wahrol al Moma a New York, mi pare anche a Venezia alla Guggenheim…, ma non mi sono emozionato affatto. E’ come se lei vedesse qualcosa di Manzoni… Descrive il quotidiano, ma cosa esprime? Che ci vuol fare? Io sono ancora di quelli che si aggira attorno al Sinn (senso) e al Bedeutung (significato) e… udite,udite… per me l’arte è ancora un messaggio e non è chiasso o mera impressione. Mi scusi, sono passatista…

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  7. Ma in che mondo stiamo precipitando noi qui a Roma? La sindaca Raggi il
    5 settembre elogiava De Dominicis e l'8 cambia completamente parere su
    di lui e lo licenzia, dopo averlo appena nominato assessore. Io non so
    neanche chi sia questo De Dominicis, ma mi pare che la Raggi abbia
    fatto una figuraccia. Lui poi dice delle cose sul movimento 5Stelle che
    sono quelle che pensiamo in molti. Ma non le sapeva prima di accettare
    questa nomina, farsi destituire e fare anche lui una figuraccia. Fatti
    suoi. E ora, se a quel posto nomineranno Di Pietro, la commedia
    continuerà! Si capisce che loro che volevano essere dei gran
    rinnovatori, le persone giuste da mettere al posto giusto non ce
    l'hanno e tirano fuori dall'armadio quelli che già conosciamo. E pensano che la gente ci creda?

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    1. Carlo Biancheri9 settembre 2016 15:56

      Disgraziatamente sì. Molti dicono alla sindaca...(diciamo così): non mollare (di rimembranze fasciste...). Pizzarotti, pure dissidente..., sostiene: sfido chiunque a governare una città come Roma! Ma... chi ha chiesto a questa giovinetta  di fare la candidata? Perché ha accettato se non era in grado di svolgere il suo compito? Quel che emerge  è protervia e forse un aspetto oscuro come la difesa ad oltranza della Muraro  e dei personaggini spostati ad altri importanti incarichi... Inutile parlare di democrazia quando la gente non vuol ragionare...

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  8. La questione delle Olimpiadi a Roma, al di là della situazione specifica che riguarda lo sport, ma anche molti altri aspetti della vita italiana, sta rivelando in tutta la sua pericolosità il metodo
    > decisionale dei 5Stelle. Ha deciso Grillo, l'ha gridato in piazza e
    > tutti assentono per timore di essere marginalizzati nel movimento. Senza discussione, senza alcun confronto. Ma questa non è democrazia!Si può lasciare una decisione cosi' importante per il nostro paese in mano all'improvvisazione di un comico?

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  9. Tutto il mondo dello sport italiano dovrebbe muoversi con rapidità, forza e determinazione per contrastare la decisione di Grillo di rinunciare alla candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2024. Ma chi è lui per decidere una cosa importante come questa?

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    1. Personalmente penso che Roma sia troppo fragile e malridotta per ospitare le olimpiadi. Ci vorranno anni perché acquisti un aspetto decente e si
      affrontino parte dei suoi problemi di edilizia, di viabilità, di gestione dei rifiuti ecc., ecc. Tuttavia lei ha ragione a denunciare che il metodo
      adoperato è quello di una setta. Bene comune vuol dire interesse generale che non può esser interpretato solo dal comico in disarmo ed accoliti. Ci potrebbero essere risorse economiche e probabilmente lavoro di cui si
      avvantaggerebbe la popolazione. Soprattutto non si comprende, con la mentalità da strapaese che li caratterizza, che viviamo in un contesto
      internazionale dove l'immagine conta molto con ricadute economiche importanti per l'intero paese: si può rinunciare, ma a chi spetta decidere?

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