venerdì 25 novembre 2011

ABBIAMO RICEVUTO E PUBBLICHIAMO

Costituzione Concilio e Cittadinanza
Per una rete tra cattolici e democratici
Roma – Domus Pacis, 20 novembre 2011
Comunicato
Al termine di un percorso preparatorio in atto da qualche tempo, nei giorni 19 e 20 novembre, si sono riuniti a Roma, presso la Domus Pacis, esponenti di un nutrito numero di associazioni afferenti all’area cattolico-democratica e provenienti da varie regioni d’Italia.

domenica 20 novembre 2011

Menzogneri, arroganti, incompetenti

Carlo Biancheri

I commenti alla caduta del Conducator, della sua parte politica e dei soci richiedono qualche riflessione.
Abbiamo passato tanti anni durante i quali i rappresentanti politici di maggioranza invece di affrontare ed approfondire  i problemi - missione impossibile per  signorine da avanspettacolo, portaborse, lenoni, burocrati piduisti e quant'altro... per lo più digiuni di qualsiasi competenza tecnica –, di educare alla riflessione e alla criticità, si adagiavano sul sentire comune, caratterizzato, lo abbiamo detto tante volte nel blog, da egoismo, furbizia, fuga dal reale e, soprattutto, da una rottura tra le parole e le cose: si parla per creare il reale, secondo i propri desideri, un reale virtuale, se poi corrisponde o meno alla realtà non rileva... Da qui i giudizi di valore nel dibattito politico, non supportati da fatti: “lei è un comunista, lei è un mascalzone e si vergogni...” oppure: “ma anche voi... (il famoso mal comune mezzo gaudio, diversamente tradotto in spagnolo...).
Se questo è il metodo, per seguire Cartesio, sotto questo cappello ci può stare qualsiasi cosa e la menzogna la fa da padrone. Nel '68 la casa editrice Paideia, nel turbine delle assemblee studentesche e delle occupazioni, le prime fino ad allora..., delle Università, pubblicò dei quaderni contenenti la descrizione dei metodi seguiti dai nazisti nei dibattiti pubblici per conquistare il potere: interruzione dell'avversario politico mentre parla, interventi  conformi e convergenti su un unico tema, squalifica di chi si oppone sul piano personale e infine, in caso di difficoltà nel corso del dibattito, buttarla 'in caciara', come si dice a Roma, cioè confondere le idee o rovesciare il tavolo...
Mi domando se il giornalista Ferrara, persuaso di esser colto, che parla con rara arroganza in televisione con un cane sulla pancia, non piccola peraltro, si sia ispirato a questi metodi.
Vediamoli un po’ questi argomenti (diciamo così...).
Prima della caduta, il giovine incauto segretario Alfano comincia col proclamare alle folle che il governo del fare, del bene operare, delle riforme (quali...?), quello che ha mantenuto la stabilità finanziaria, tra i migliori in Europa per la tenuta  dei conti pubblici non si farà dettar la linea dai mercati e men che meno dalla Goldman Sachs, alludendo al fatto che questa società d'investimento mobiliare ('Investment firm') faccia parte di una congiura mirante alla caduta di Tartarino.
E ancora altri: il governo dettato dai mercati sarebbe un colpo di Stato perché l'unto, l'eletto dal voto popolare non si può rovesciare senza tornare a votare. Il padre costituente Mortati aveva introdotto il concetto di Costituzione 'materiale', usato, ahimè, dai piduisti di gelliana memoria per stravolgere l'esistente. Va detto, peraltro, che in una democrazia parlamentare come la nostra, salvo cambiamenti..., si eleggono rappresentanti che sono giuridicamente liberi di esprimersi come meglio credono, anche di cambiar casacca: sarà moralmente riprovevole ma nessuna norma lo vieta. D'altra parte alcuni dei transfughi dell'attuale maggioranza si sono sinceramente stancati di un 'Conducator' tutto dedito ai suoi affari, alle cenette eleganti, all'acquisto di truppe e del tutto disinteressato alle sorti del paese giacché sosteneva, fino a pochi giorni fa, che le pizzerie erano piene e che non si trovavano posti in aereo: non hanno pane? Diamo loro delle brioches..., si parva licet... La crisi non c'è...
Ma i mercati finanziari hanno osato non credergli... E qui comincia il rebus.Gli avvocati, gli storici, i letterati, i giornalisti, dei mercati finanziari poco ne capiscono; si ricordano al massimo, alcuni..., che il nonno comprava le azioni Montecatini per la pensione, figurarsi comprendere il funzionamento del mercato finanziario internazionale! Non hanno la più pallida idea dei volumi trattati ogni giorno sui mercati né degli strumenti finanziari (avete notato che molti politici scambiano i milioni coi miliardi di Euro?) e quindi ignorano che vi è una impossibilità materiale a manipolare un mercato del debito pubblico delle dimensioni di quello italiano da parte di un singolo intermediario con l'intento nascosto di far cadere  il comandante in capo. Sostenere il contrario tradisce una psicologia di uno che si crede di esser re  a... Zagarolo o, come nelle bellissime vignette di Novello, uno che  impartisce lezioni sul tram del tipo: Se io fossi il Presidente del Consiglio...Infatti, l'interpretazione dei movimenti dello spread tra i titoli pubblici italiani e quelli tedeschi in televisione rasentava il teatro dell'assurdo .L'ineffabile Gasparri, ve lo ricordate a dire vedete che Monti non risolveva nulla perché lo spread non scendeva? Trascurando, l'incauto, l'andamento di altri fattori rilevanti come l'andamento dello spread di titoli di altri grandi paesi... La sobrietà e la modestia non sono propriamente tra le spiccate qualità di questi signori.
I mercati, ahimè..., dettano legge perché viviamo in un sistema capitalistico. D'altronde c'è forse nostalgia nel Pdl o tra quei personaggi della Lega  di un sistema ad economia pubblica?
Quelli delle famose vallate verdi con abitanti celti (...) sono mai stati per ragioni diverse da un certo 'turismo', diciamo così..., nei Paesi dell'Est a verificare le macerie umane lasciate  dai passati regimi?
I mercati finanziari, in modo accentuato in epoca di globalizzazione, funzionano sulla base di aspettative, di fiducia. E che fiducia volete che ispiri un parlamento che vota a maggioranza che il Presidente del Consiglio era intervenuto con la questura di Milano  per Ruby Rubacuori, convinto che si trattasse della nipote del Presidente egiziano? E quando uno dei parlamentari di punta è il dottor Scilipoti che parla di sé in terza persona...? Nani e ballerine. Se foste stranieri investireste in un paese di questo tipo? Non che negli Stati Uniti certi membri del Congresso siano migliori di Scilipoti ma esistono regole e contrappesi che impediscono la deriva: si è visto col Watergate e con Clinton.
Allora non c'è rimedio? Siamo in balia dei grandi intermediari che decidono la caduta dei governi  e che, tuttavia, funzionano da principio di realtà contro i deliri di onnipotenza, così correnti ai tempi del Conducator: sono bello/a, sono bravo/a e ho perciò il 'diritto' di esser riconosciuto da voi; in pratica, un narcisismo da strapazzo, il meccanismo del Grande Fratello. Il rimedio ci sarebbe ma il problema è che il governo di Tartarino nulla ha fatto per porvi mano: sono le regole di funzionamento dei mercati.
Il commercialista/filosofo Tremonti, che ha retto  il Ministero dell'Economia e delle Finanze così a lungo e che ha scritto libri sulla globalizzazione, nulla ha fatto in Europa per opporsi alla liberalizzazione mal costruita nel settore dei servizi di investimento, né si è minimamente preoccupato della liberalizzazione in sede mondiale, il GATS. Anzi, andava spesso da Ministro a Londra, il maggiore mercato off-shore del mondo - perché non c'è alcun controllo esercitato dalle Autorità di vigilanza, come dimostrato dal fallimento del sistema bancario inglese - a decantare la bontà delle transazioni transfrontaliere, senza sufficiente armonizzazione delle norme ed omogeneità dei controlli, aggiungiamo noi...nonché dei nuovi prodotti finanziari: l'innovazione finanziaria! Potremmo fornire il dettaglio di molti interventi sbagliati di questo signore che han contribuito a far sì che l'offerta di servizi anche nel 'mercato interno' non fosse controllata da nessuno: un quadro perfetto per favorire la crisi che c'è stata.
Il Governo Monti non sarà esente da limiti ma ha  il grandissimo merito di far sloggiare un potere corrotto, tentacolare, con improvvisatori che seguivano i diktat di incapaci come i leghisti che tanto male han fatto a noi tutti, nel silenzio complice dei vescovi, sordi ai proclami egoisti, razzisti e fondati sul populismo e non sul bene comune .Il nostro principio di realtà sono i nostri creditori, non italiani..., che ci faranno credito se saremo capaci di serietà negli impegni e competenza nelle scelte: l'opposto di quel che è successo fino ad ora.


giovedì 17 novembre 2011

GLI ANTICHI AVEVANO RAGIONE

Rosa Elisa Giangoia 

Le recenti vicende del nostro paese, che hanno portato ad un rapido cambio di governo, testimoniano ancora una volta come i classici greci e latini avessero saputo, attraverso l’osservazione acuta delle vicende dei loro tempi, teorizzare quanto sempre succede nelle vicende umane.
Nel nostro caso occorre recuperare la teorizzazione dei sistemi politici che fa Polibio, rifacendosi ad Aristotele, concezione ripresa e consegnata al pensiero moderno da Cicerone nel I libro del suo De re pubblica.
Il pensatore romano, infatti, in questo suo dialogo, muovendosi nell'ambito dello stoicismo, espone la teoria della costituzione di Roma antica, stabilendo il nesso fondamentale tra la morale dei costumi politici e le virtù morali dei comportamenti individuali.
Cicerone innanzitutto introduce la discussione mostrando come gli uomini non siano nati per uno studio meramente astratto: la ricerca della verità filosofica, egli argomenta, non dovrebbe mai prescindere da una sua concreta applicabilità, in una prospettiva che risulti utile ai grandi interessi della filantropia e dell'amore per la patria.
Passa poi ad esporre la dottrina aristotelico-polibiana delle tre forme di governo (monarchia, aristocrazia, democrazia), delle loro rispettive degenerazioni in tirannide, oligarchia e oclocrazia e del necessario passaggio dall'una all'altra di esse. Degenerazioni  che sarebbe evitabili solo grazie alla stabilità assicurata dalla costituzione mista, che contempera in sé gli elementi fondamentali delle tre forme di governo, come appunto nella Repubblica Romana del II secolo a.C., in cui i consoli, il senato e i comitia riproducevano le tre forme canoniche.
Queste teorie hanno ispirato molti di coloro che hanno operato per la realizzazione della democrazia moderna, sia a livello teorico (Charles de Montesquieu) sia nella pratica politica (Padri fondatori degli Stati Uniti d’America), per cui anche il regime di democrazia in cui siamo vissuti noi in questi ultimi sessant’anni in buona parte ne deriva.
E ora cos’è successo? La democrazia stava degenerando in oclocrazia!
Se infatti la definizione di ‘oclocrazia’ è “governo della parte peggiore del popolo”, ben si adatta al governo Berlusconi, eletto sì dal popolo, ma che per comportamenti morali e politici stava ampiamente dimostrando degenerazione ed aspetti negativi. Quindi, come saggiamente ci hanno insegnato gli antichi, non c’era altra via che ridare il potere in mano ad un “uno”, saggio ed esperto, che, facendosi aiutare da saggi ed esperti nei vari settori della vita pubblica, data anche la complessità della nostra attuale società, riporti la vita politica del paese nel solco della democrazia, quella vera, non quella degenerata.

domenica 2 ottobre 2011

Il treno ha fischiato

Carlo Biancheri


Il treno ha fischiato, Signor Cavaliere, dice l'impiegato modello Belluca, immerso in partite doppie e ristorni senza mai alzare il capo, afflitto da tre cieche, la madre, la moglie e la zia, due figlie vedove e sette nipoti in casa, che dormivano in tre letti ampi, urlando e litigandosi fintantoché si faceva silenzio, a notte fonda, proprio quando il nostro Belluca udì di lontano fischiare il treno...
Esisteva un mondo: il Congo, la Siberia, le montagne e le nevi...
Così Pirandello, da par suo, nelle Novelle per un anno... per chi se lo ricorda...
Dapprima il silenzio assordante dei capi/generali (non ha il grado di generale il vescovo Bagnasco?) sullo scandalo relativo ai comportamenti nelle cene eleganti, accuse per corruzione di minori, nipotine di Mubarak affidate a prostitute, ragazzine che in coro lo chiamano papi, lui che non ha mai fatto male a nessuno ma che invece ha fatto  sempre del bene, aiutando famiglie bisognose e desiderose di avviare attività nel settore dei servizi sociali, come quella di Tarantini, un ragazzo viziato e un po’ coglione, dice l'amico consigliere,  factotum (massone da giovane..., però subito entrato in 'sonno'...) Lavitola.
Poi, improvvisamente, il treno ha fischiato e... Bagnasco, a grande richiesta (...) ha parlato!
Per poco però... perché il povero Crociata, portavoce CEI, ha dovuto di carriera spiegare che la Chiesa italiana non fa né disfa governi e i sedicenti cattolici del Pdl hanno avuto pubblicata la loro lettera su “Avvenire” nella quale invitano i Vescovi a chiarire che i riferimenti del teologo Bagnasco non dovevano riferirsi solo a quel poveruomo... per eccellenza..., perseguitato dall'Autorità giudiziaria italiana. Anzi il garrulo Ministro Rotondi ci ha informati che il Pdl  è il maggior partito di ispirazione cristiana e... massonica, aggiungiamo noi: mirabile sintesi! A Rotondi, che si esprime come uomo di grande cultura, dice nulla la Gnosi? Il grande argomento di certi cattolici che, in perfetto contrasto con la Costituzione conciliare Gaudium et Spes, rivendicano l'autorità della Chiesa a difesa delle loro idee politiche è che i laicisti non possono  permettersi di rivendicare condanne... Ritorna  l' argomento, assai debole peraltro...,  del 'mal comune mezzo gaudio'...; non ci siamo stancati di ricordare in questo blog che in spagnolo si traduce con: mal de todos, remedio de tontos! Molto più saggi e sottili di noi, gli spagnoli...
Ma i comportamenti 'tristi e vacui' (...) che cita il Bagnasco (ricorda un po’  una espressione scritta in caratteri cirillici, comprensibile per chi ha passato un po’ di tempo nei Paesi slavi, ma non per altri...) a chi si riferiscono?
A tutti? Anche al PD? Forse la Bindi e Franceschini attuano comportamenti 'vacui'? E poi perché 'vacui'? Pieni di significato, no? Financo blasfemi, come la bestemmia che va 'contestualizzata' però... per non parlare d'altro...
Gli 'agnelli' della Chiesa di Dio auspicano un maggior livello di eticità nella vita pubblica. L'auspicio risulta difficilmente credibile se non sostenuto da un esempio forte dei vescovi stessi. Ricordano quel che dice Gregorio Magno quando nei Dialoghi vuol sintetizzare in due parole la vita del suo maestro, San Benedetto? 'Non predicò diversamente da come visse...'.
Risulta difficile capire perché il Bagnasco, invece di parlarci a piene mani del Signore 'poverello', per usare l'espressione di Francesco 'piccolino', si avventuri a pronunciarsi sulle agenzie di rating e sulla loro opacità... Di cosa è preoccupato il Presidente della CEI? Delle modalità di autorizzazione di dette agenzie? Dei conflitti di interesse insiti nella proprietà? Del mancato rispetto del codice etico cui debbono attenersi o della carenza di vigilanza da parte delle Autorità a ciò preposte? O forse se la prende col legislatore comunitario che nel calcolo dei requisiti patrimoniali degli intermediari finanziari attribuisce una diversa ponderazione ai titoli forniti di un grado di rating rispetto a quelli che non lo possiedono, senza preoccuparsi dell'indipendenza e dell'operare delle agenzie in questione? Come si vede, si tratta di problemi complessi che sconsigliano ai vescovi di pronunciarsi, anche se consigliati da membri dell'opificio/Opus Dei, che non sembrano particolarmente versati nel mercato finanziario, avendo fatto dire al Papa, nella sua enciclica sociale, che la speculazione tramite i prodotti finanziari 'derivati' costituisce un male in sé... ignorando che non c'è un capitalismo etico, ma che il problema è piuttosto quello delle regole e dei controlli che impediscano, per  quanto possibile, le posizioni dominanti che falsificano il mercato... Lo abbiamo già ricordato: Keynes diceva molto bene che un mercato senza regole è una giungla... Il Bagnasco dovrebbe prendersela allora con la direttiva Bolkestein, ultra-liberista, in materia di servizi, chiedendosi: come si fa a liberalizzare quando le condizioni di armonizzazione comunitaria ed i controlli sono diseguali da paese a paese? Non si favoriscono frodi o arbitraggi regolamentari? Le paiono questi, Eminenza, argomenti di cui debbano parlare i vescovi?
E non sarebbe molto meglio, invece, esprimersi sui temi che possono esser di ostacolo alla fede? A cominciare dagli  argomenti razzisti, egoisti e umanamente degradanti della Lega?
Non si parla del pansessualismo se non come querimonia, né si affronta il dibattito sul genere e sessualità biologica che impazza in moltissimi paesi dell'Occidente. Basta la dichiarazione dell'ex Santo Uffizio del 2005? Nessun interesse per le questioni che pone un Edgar Morin che sostiene  essersi smarrita  la nozione di natura umana (Le paradygme perdu:la nature humaine)? E la presunta rottura tra natura e cultura, dominante nel pensiero contemporaneo?
Forse uno dei motivi del disorientamento attuale risiede nel fatto che nella gerarchia onnipresente, la scelta, preconizzata dal Wittgenstein del Tractatus, tra realismo ed idealismo in filosofia è a favore del secondo. Pochi leggono San Tommaso  nell'ottica di Aristotele, come faceva il padre Chenu che ebbe tanta parte nello schema XIII al Concilio. Non si parla che di Agostino... che, come si sa, si muoveva nell'ambito del neo-platonismo del suo tempo. Dovremo dunque seguire quel che dice Plotino nelle Enneadi (Perì Kaloú, 16) e cioè “fuggire al Padre” verso la nostra cara patria? La patria nostra è là donde venimmo. Là dove è il Padre... Per noi non è così. Come dice Tommaso d'Aquino, l'uomo è in confine corporeum et incorporeum, sul limite di ciò che è esistenza sensibile e di ciò che invece è qualcosa che la trascende. Noi non crediamo, come certo platonismo (non si pensi minimamente che tutta la filosofia moderna e contemporanea, seppur scettica, sia immune da questo...) che, poiché lo spirito è superiore alla carne, allora abbandoniamo il carcere e voliamo là dove è la nostra radice più vera. Crediamo invece con il Genesi che Dio vide che tutto ciò che aveva creato era buono…

lunedì 29 agosto 2011

LA GRANDE MALATA

Rosa Elisa Giangoia

La grande malata in Italia è la scuola, ma, per capire la grave situazione in cui si trova, bisogna andare indietro di circa quarant’anni, quando è stata investita dall’ondata di richiesta d’istruzione superiore da parte di una sempre più ampia parte della popolazione giovanile. In questo momento era necessario un enorme sforzo di  innovazione culturale, pedagogica e didattica, nonché una grande progettualità organizzativa. Il passare da una scuola classista, selettiva e d'élite ad una scuola di massa, capace di fornire a tutti una cultura generale e nello stesso tempo competenze professionali, con possibilità per tutti di accedere agli studi universitari di qualunque tipo, era senz'altro un progetto complesso e molto ambizioso, soprattutto  senza modelli, né precedenti storici, per cui richiedeva un ripensamento generale dell'istruzione a tutti i livelli. Questo purtroppo non è avvenuto.  Sono state attuate solo e sempre piccole modifiche e innovazioni parziali, sovente di carattere demagogico, in particolare la liberalizzazione degli accessi alle facoltà universitarie con provenienza da qualunque tipo di scuola superiore, che ha provocato difficoltà negli studi e frequenti abbandoni, situazioni che l’introduzione dei successivi test d’ingresso ad alcune facoltà non ha certo risolto, anche per il modo in cui sono organizzati.  Accanto ai modesti cambiamenti, è stata messa in atto tutta una serie di sperimentazioni, mai verificate, mandate avanti per inerzia, nel disinteresse dei vari ministri che si succedevano al dicastero, senza un progetto pedagogico, educativo e didattico globale. E' stato messo profondamente in discussione il nozionismo, senza riuscire a costruire modalità e percorsi diversi in grado di formare davvero autonomia di giudizio e capacità critiche, al di là del possesso saldo di conoscenze e dell’ acquisizione dei testi della tradizione culturale. A questa complessa riorganizzazione dell’offerta formativa doveva provvedere lo Stato, che ormai, dopo l’unità d’Italia, si era fatto carico dell’istruzione del paese, rendendo marginale l’apporto di altre agenzie educative che storicamente avevano avuto un grande peso, come era stato per alcuni ordini religiosi, Gesuiti in primis. Ma con il conferimento del valore legale ai titoli di studio, lo Stato aveva progressivamente avocato a sé l’organizzazione dell’istruzione del paese, in quanto anche gli altri avevano dovuto uniformarsi al modello proposto dallo Stato. Ma quando l’organizzazione gentiliana della scuola italiana è stata investita dalla richiesta di scolarizzazione di massa, lo Stato non è stato in grado di far fronte alla situazione in modo adeguato ed ora, appunto a quarant’anni di distanza, si possono fare un esame ed un bilancio della situazione. Cosa è successo? Innanzitutto con la scuola media unica, diventata scuola dell’obbligo, già si era abbassato il livello di conoscenze, competenze ed abilità rispetto a chi precedentemente aveva frequentato la vecchia scuola media, e nel contempo erano state del tutto eliminate le competenze professionalizzanti che le precedenti scuole commerciali e di avviamento professionale fornivano ad una parte consistente dei  ragazzi con la possibilità di un rapido inserimento nel mondo del lavoro. Ma anche quando la massa giovanile ha iniziato ad iscriversi sempre più numerosa alle scuole medie superiori, salvo pochissime modifiche strettamente necessarie, come quelle inerenti l’insegnamento del Latino in IV ginnasio, si è conservato per parecchi anni il sostanziale impianto gentiliano.  In questo ampio e generalizzato accesso all’istruzione le preferenze sono andate polarizzandosi verso il liceo scientifico, che è diventato di fatto una sorta di liceo “moderno”, gradito per la maggior attenzione riservata alle materie scientifiche, tra le quali è andata sempre più affermandosi la Biologia, e alle lingue straniere. Il liceo classico è cresciuto di poco, mentre in una prima fase hanno avuto un forte aumento gli istituti tecnici commerciali e industriali e quelli professionali, per subire progressivamente una flessione con una sempre più ampia frequentazione da parte dei figli degli immigrati, in concomitanza con l’aumentare del fenomeno migratorio verso il nostro paese. In questo modo gli istituti tecnici e professionali, invece di continuare ad essere canali di buona formazione tecnica con la trasmissione di una cultura generale e di competenze ben spendibili sul mercato del lavoro, anche per i collegamenti che vi erano con l’industria, hanno finito per diventare di fatto scuole superiori di serie B, in cui devono essere fronteggiati soprattutto problemi di carattere sociale, con la conseguenza che l'apprendimento è limitato, per cui l’inserimento nel mondo del lavoro sempre più problematico. Tutto questo anche perché non è stato fatto nessun progetto pedagogico e didattico per gli immigrati a livello nazionale, lasciando di volta in volta la soluzione dei problemi alle singole scuole con risorse economiche sempre più limitate. Se aperture culturali e innovazioni metodologiche e didattiche sono entrate nella scuola il merito va tutto all’editoria scolastica, che, soprattutto negli anni Settanta, si è fortemente impegnata in operazioni di introduzione delle novità culturali, in tutti i campi, nella didattica, anche se non sempre supportata dalla fiducia degli insegnanti, ragion per cui successivamente anche in quest’abito c’è stato un forte ripiegamento verso la tradizione e la semplificazione.
L’elemento rilevante è che, anche nei licei, si è venuta progressivamente instaurando di fatto una facilitazione degli studi, di tipo demagogico, con una tacita riduzione dei programmi ed uno scadimento della qualità dell’apprendimento, in quanto l'ampliamento generalizzato dell'utenza scolastica non consentiva più di operare selezioni in base a criteri che potevano essere attuati e accettati solo in una scuola elitaria. Nonostante questo, le difficoltà da parte dell’utenza giovanile sono venute sempre più aumentando, con esiti scolastici ampiamente deludenti. A questo punto è stata messa in atto la quanto mai deleteria teoria del “debiti”, in base alla quale, anche con l’insufficienza in più materie (importanti e d’indirizzo) si andava avanti comunque, fino ad arrivare all’esame di maturità, che nella maggior parte dei casi, avendo avuto per parecchi anni una normativa fortemente demagogica, come quella di essere interrogati su due sole materie (per lo più scelte dallo stesso candidato), veniva superato. Ad un cero punto, di fronte al sempre più ampio dilagare dell’impreparazione, nel tentativo di ovviare a questa situazione, si è teoricamente introdotto il principio del recupero e del sostegno all'interno della scuola stessa,  secondo cui la scuola deve al suo interno farsi carico di sostenere e di recuperare gli studenti che dimostrino difficoltà e carenze nell’acquisizione delle conoscenze e delle competenze. Principio di per sé corretto e importante, ma che richiedeva ben altri mezzi finanziari di quelli messi in campo e ben altro rigore nell'attuazione.  Fino ad arrivare alla situazione attuale in cui, davanti a indicatori di ritardo, dispersione, dissipazione allarmanti,  nessuno muove un dito (se non per tagliare le risorse destinate alla scuola) al fine di rispondere significativamente dal punto di vista della scuola a queste necessità. L’attuale Ministro Gelmini, che non continua a far altro che danni nella scuola, non ha assolutamente preso in considerazione la questione.
A dequalificare la scuola ha contribuito e continua sempre più a contribuire il peggioramento delle condizioni degli insegnanti. Ad un’ondata di entusiasmo, con progetti e innovazioni, messa in atto da una generazione di insegnanti giovani negli anni Settanta, sull’onda lunga delle posizioni di don Milani, che hanno cercato di scalzare le “vestali della scuola”, madri di famiglia carducciane, imprestate a tempo molto parziale alla scuola, è succeduta una ormai lunga generazione di insegnanti sempre meno preparati culturalmente e meno motivati.  Altro che le figure di grandi maestri, come Augusto Monti, ai tempi di Pavese! Occorre rilevare che gli insegnanti italiani sono tra i meno pagati in Europa e nello stesso tempo, anche per questo, hanno perso considerazione sociale e diminuito le motivazioni professionali, soprattutto in una situazione come quella degli ultimi cinque-sei anni in cui le condizioni di lavoro (orari, numero degli studenti, carichi di lavoro, ecc.) sono notevolmente peggiorate senza una significativa contropartita salariale. A questo si aggiunge l’endemica condizione di precariato, ulteriormente aggravata dalla mancanza di criteri validi per l’assunzione in ruolo. Aboliti i concorsi a cattedre, che almeno operavano una selezione di tipo culturale, archiviata, senza motivazioni e verifiche, l’esperienza delle SSIS, ci troviamo attualmente in un vuoto normativo che vede l’immissione in ruolo unicamente sulla base di graduatorie in cui determinante è l’anzianità di servizio, a cui si aggiungono titoli acquisiti a pagamento soprattutto presso istituzioni culturali molto discutibili e la cui serietà è sovente stata messa in discussione.
Dobbiamo inoltre sottolineare quella che potremmo chiamare la solitudine della scuola. Infatti, mentre in passato esistevano altre agenzie educative di rilievo, indubbiamente di grande importanza la Chiesa con il suo tessuto delle parrocchie e il capillare associazionismo giovanile, e meno diffuse le scuole di partito (pionieri, ecc.), capaci di fornire orientamenti e chiavi di lettura della realtà, da vent'anni a questa parte la scuola si trova a dover fronteggiare, senza nessun aiuto, neppure quello delle famiglie, l'assalto diseducativo delle TV, a cui molto spesso gli stessi genitori delegano funzioni di intrattenimento-educazione dei bambini e dei ragazzi. Le conseguenze sono, da parte dei giovani, il disinteresse per la "cosa pubblica", l'individualismo, la falsa scala dei valori, fortemente legata al consumismo, il seguire modelli sbagliati, imposti dal divismo televisivo, ecc.
Per tutte queste ragioni ci ritroviamo con l'attuale ampia fascia dei diciotto-ventenni sempre meno istruiti a livello di conoscenze e competenze, meno criticamente scaltriti e, se avviati agli studi universitari, destinati ad una preparazione tecnico-scientifica sempre più settorialmente ristretta, il che diminuisce ulteriormente la capacità di valutazione della realtà nel suo insieme.
Da questo stato di cose deriva il quietismo, l’acquiescenza che i giovani d’oggi dimostrano nei confronti della grave situazione in cui si trovano a vivere, con la più elevata percentuale di disoccupazione giovanile in Europa, con un alto tasso di lavoro precario, con difficoltà a crearsi un’autonomia personale e famigliare, con prospettive a lungo termine piuttosto inquietanti per quanto riguarda aspetti importanti del loro futuro (occupazione stabile, pensioni, ecc.).  I problemi veri della loro generazione sembrano, però, lontani dal loro orizzonte, dalla loro presa di coscienza, a consolarli pare basti un cellulare ultimo tipo (magari regalato dai genitori, dagli zii o dai nonni, che con le loro pensioni sovente riescono a tamponare situazioni difficili) o un televisore ad alta definizione per vedere meglio la partita della squadra del cuore! Questo è quello che voleva e che è riuscita ad ottenere la casta al potere, anche perché la sinistra non ha saputo dare prima un indirizzo corretto alla scuola e poi non ha fatto nulla per contrastare ed impedire l’orientamento prevalente. Il fatto che nessuno tenga seriamente in considerazione che la scuola è il futuro della società fa emergere chiaramente l’atavico cinismo italico, già denunciato da Machiavelli e Guicciardini, a causa del quale non ci si preoccupa affatto del bene comune, ma si guarda solo al tornaconto individuale immediato.