domenica 18 agosto 2013

LA LINEA DEL COMPASSO Carlo Biancheri

Se voi andate ad Alexandria, raggiungibile con la metropolitana da Washington DC, troverete il Masonic Temple, aperto al pubblico, edificio lugubre sin dall’esterno; dentro ci sono le foto di molti fratelli americani con ruolo pubblico, tra cui quelle di tutti i presidenti degli Stati Uniti, Kennedy incluso! Se, per avventura, aveste mai partecipato a riunioni internazionali con rappresentanti di US Treasury o FMI o altri organismi internazionali a carattere economico, vi sareste immediatamente accorti che l’odg era già stabilito altrove (…) e che vigeva una gerarchia tra i partecipanti perché gli interventi di alcuni erano decisivi, per così dire… Il mondo è stato retto così e non dal 1950 in poi, ma da prima. Bisogna risalire all’epoca dei lumi, del regicidio, della trasgressione teorizzata, della filosofia del boudoir, della lotta a tutte le superstizioni, Chiesa inclusa, e della religione del progresso. Su cosa si fondava il progresso? Sulla ragione che coi suoi lumi avrebbe ricreato una sorta di Eden, elaborato dal Rousseau, in un periodo successivo, con lo stato di natura e col mito del buon selvaggio. Non si vogliono qui disconoscere i meriti acquisiti che hanno dato luogo alla definizione dei diritti e alla nascita dello Stato moderno e ad un uso meno arbitrario del potere. Ma, come Marx ebbe ad osservare, più che la democrazia, cioè il governo del popolo, si era introdotto il ‘democraticismo’, ben guidato da un gruppo di compari appartenenti ai vari circoli (del tennis, per caso?) che trasformarono il tutto in associazione di mutuo soccorso tra ricchi o carrieristi… Pensiamo all’unità d’Italia, fatta da un ristretto gruppo di politici, a tavolino, e sostenuta da un milione di uomini che per censo od altre ragioni avevano il diritto di voto… A centocinquant’anni di distanza si può affermare che sia stata realizzata? Lega a parte, non sembra proprio: continuano a sussistere comportamenti quotidiani diversissimi che si fondano su culture ancora patriarcali e contadine, da un lato,e commerciali o gianseniste/calviniste dall’altro, per rappresentare i due estremi. Se si guarda il rapporto con la cosa pubblica, sia lo Stato sia gli enti locali, tale diversità di atteggiamenti, fatte le debite proporzioni, salta agli occhi e si potrebbe continuare per ciò che attiene alla nozione stessa di legalità e come essa è percepita e il suo ambito (in molte aree d’Italia una violazione di norme è considerata tale solo all’interno di un contesto familiare, in senso allargato…). Eppure si è voluto fare l’unità perché gli italiani sarebbero stati fatti in un secondo momento: bravi! Non diverso è l’approccio col problema che sta vivendo l’Egitto. La nostra Bonino, grande esperta di mondo arabo avendo vissuto (un anno?) al Cairo per motivi personalissimi…, dove ha appreso l’arabo (non solo a dire Choukran, sia chiaro…) è per definizione un’autorità nella crisi medio-orientale. Questa signora aveva già pasticciato non poco come Commissario europeo, in una Commissione di chiara matrice massonica, sostenendo il Commissario Bolkenstein e la sua sciagurata direttiva sulla liberalizzazione dei servizi dove ne hanno beneficiato solo i paesi esportatori e non quelli importatori di servizi come l’Italia…; ha insistito su un approccio liberista ad oltranza, tipo Thatcher, come Ministro delle politiche comunitarie, gettando i presupposti, in ambito comunitario, per la piccola (…) crisi finanziaria che ha fatto fallire il sistema bancario inglese ed americano e di svariati altri paesi, come l’Irlanda, e messo in crisi il resto del mondo. Ci informa adesso che in Egitto i militari devono smettere di usare la forza e debbono accordarsi coi fratelli musulmani… usando il lume della ragione… La linea della Bonino è conforme a quella del Rappresentante dell’UE che si occupa di rapporti esterni, lady Ashton, quella gentile Sig.ra che fece persino arrabbiare il sedicente Ministro Frattini (c’è chi lo ricorda?) perché non diede alcun posto di rilievo all’Italia tra i diplomatici europei: Frattini l’aveva votata e pensava che la ‘sorella’ avrebbe trattato bene i suoi connazionali, superando il disprezzo che gli angli nutrono per noi… La Ashton, che sta in posizione chiave nell’UE, come quinta colonna di Washington, secondo la costante linea inglese, non assume mai una posizione diversa da quella degli Stati Uniti. Questi ultimi con Obama avevano sostenuto ampiamente Morsi perché aveva bloccato il confine con Hamas nella striscia di Gaza: il resto era irrilevante. Per chi ragiona, sembra che per stare insieme bisogna esser d’accordo…: come si fa ad andar d’accordo con chi si prefigge di introdurre nella legislazione la stretta applicazione della Sharia, islamizza le istituzioni e non è imparziale, che ha tra le sue fila terroristi, uno dei quali nominato governatore a Luxor, che dà fuoco agli edifici di culto di altre religioni (secondo il nostro vice-ministro degli Esteri Marta Dassu’, che è della partita,’ questo è una conseguenza dello scatenamento della violenza…’. Veramente, Sig.ra Dassu’, né i copti né i cattolici o protestanti c’entrano un fico secco con queste sollevazioni di masse di contadini che vengono dal basso Egitto e si accampano nei quartieri borghesi del Cairo o di Alessandria…, provocando reazioni di gruppi armati costituiti localmente…). Questa linea è ampiamente strombazzata dai giornalisti impreparati e settari: ci ha colpito in particolare quella di Rai-news che continuava ad ogni piè sospinto a ricordarci che Morsi era il presidente democraticamente eletto… Ma quali elezioni, Signora mia? Va bene che anche qui le elezioni… visto che la gente vota Berlusconi quali che siano atti di governo e gli altri… che compie…, però, prima di parlare di elezioni democratiche (!) in Egitto, bisognerebbe farsi un giretto per il paese, magari non adesso… Come volete esportare il sistema democratico in un contesto che segue naturalmente il ‘capo’…, a tutti i livelli…? La democrazia in tantissimi paesi del mondo riguarda una ristrettissima èlite e non le masse i cui comportamenti sono determinati da ben altri fattori. Torniamo alla Grecia. Nell’Assemblea dei cittadini, pochi partecipanti…, chi proponeva una legge che non fosse stata votata dalla maggioranza veniva sanzionato con la morte… La democrazia non è fatta di proclami, di disegni a tavolino, di scelte logico/matematiche, ma di ‘comportamenti’ quotidiani, di rispetto per l’altro, di obiettivi comuni, di solidarietà, di confronto: queste cose suppongono cultura… Prima di lanciare certi slogans, si consiglia di riflettere ed ascoltare…

mercoledì 7 agosto 2013

FETICISTI

COMMENTO
Penso che serva poco rinvangare situazioni del passato e fare delle sterili contrapposizioni. La situazione che il Papa ha davanti è davvero molto difficile, in quanto la sfida da vincere è quella della secolarizzazione, che ha ormai pervaso l’Europa, soprattutto nelle aree prima legate all’URRS di tradizione ortodossa e in quelle del nord protestanti, e che si sta progressivamente infiltrando anche nell’area cattolica, soprattutto attraverso una serie di atti legislativi che separano e allontanano fortemente la legalità dalla morale cattolica. Infatti è stata secolarizzata la trasmissione della vita con la legalizzazione dell’aborto e con la possibilità della fecondazione assistita e dell’uso di embrioni umani, a scopo terapeutico, è stata secolarizzata la famiglia con la legalizzazione del divorzio e con la sua equiparazione ad altre forme di unione tra persone anche dello stesso sesso, è stata secolarizzata la sessualità, liberandola da ogni conseguenza procreativa e da ogni vincolo morale, è stata secolarizzata la morte con l’esclusione di ogni assistenza religiosa, con l’eutanasia ed il suicidio assistito. Tutto questo rappresenta una novità assoluta nella tradizione della civiltà europea, dato che si è imposta una frattura radicale tra ciò che è legale e ciò che è morale. Questo passaggio da un mondo cristiano a un mondo secolarizzato è in Europa un avvenimento talmente nuovo per l’avvenire del cristianesimo da esigere, da parte della Chiesa, una riflessione approfondita e creativa sui metodi di evangelizzazione che, in larga misura, sono ancora quelli del passato. Su queste tematiche penso sarebbe necessario un nuovo concilio ecumenico.
 Valerio Colonna



RISPOSTA
Credo che questa lettera meriti una risposta perché per troppi anni posizioni come questa hanno svolto una funzione di leadership nella Chiesa, complice prima un papato da spettacolo e povero teologicamente, poi una linea debole e conservatrice, ad un tempo, che ha permesso a vescovi incolti e prepotenti di allearsi, in Italia, pervicacemente col Berlusconi e i suoi accoliti, in spregio agli ‘ambiti’ chiaramente definiti, tra l’altro, nella Costituzione conciliare Gaudium et Spes. Di questo i cardinali e vescovi in questione, per i credenti, dovranno render conto… Lo scandalo è stato grande e, soprattutto, ha annientato per lungo tempo lo spirito profetico nella Chiesa, postulato dal Concilio c.d. pastorale…, incentivando movimenti pasticcioni ed integralisti che cioè non avevano contezza della distinzione tra fede e costruzione del bene comune nella società, tutta imperniata sulle scelte di prudenza: bene maggiore/male minore, senza pretendere di raggiungere una perfetta coincidenza tra la città di Dio e la città degli uomini nel tempo storico. Questo è l’abc del tomismo che, diciamolo chiaro, ha avuto una rinascita in terra francese, specie negli anni Cinquanta/Sessanta, mentre in Italia conservatori alla Siri conoscevano il tomismo tramite pessimi manuali e, in pratica, sostenevano posizioni oscillanti tra una linea suareziana ed il volontarismo giansenista. E questi sono i maestri degli odierni campioni, spazzati via dall’elezione di papa Francesco… Tra bontadiniani (il povero San Tommaso ridotto ad un platonico per conciliare le cretinate idealiste…), rosminiani/sciacchiani, personalisti d’accatto, cripto-heideggeriani, il cattolicesimo italiano non ha riletto, in anni cruciali, San Tommaso in modo forte, e cioè nella dimensione aristotelica - come un Chenu, ad esempio - e specie di quell’ Aristotele del libro VII della Metafisica. L’esito è stato pessimo perché si è tradotto, per fare un esempio, nell’incapacità di dare risposte serie al fine vita (abbiamo più volte ricordato che le posizioni di Giovanni Paolo II, sollecitato dall’attivista Ruini, contraddicono quelle di Pio XII, molto più fondate e circonstanziate, v. il discorso agli anestesisti cattolici), di portare argomenti congrui in merito all’equiparazione dei generi nella famiglia (ci fosse uno che avesse rilevato la differenza tra una scelta istintuale e la scelta che caratterizza l’uomo! Quest’ultima si configura sempre come scelta di beni che impattano naturalmente sulla vita sociale… L’uomo è un animale ‘razionale’, dice Aristotele, e San Tommaso parla di governo di sé tramite l’habitus, il comportamento costante…, che favorisce la pienezza dell’uomo, il suo ‘attuarsi’... Se io, per soddisfare l’istinto, non cesso di mangiare, che mi succede dopo due ore?), di contrastare in modo argomentato la diffusione dell’aborto che spesso si riduce ad un metodo contraccettivo: a parte le foto dei feti, c’è chi ha proposto argomenti (non gli slogans cretini) a favore della vita che vuol dire solidarietà, che vuol dire giustizia sociale, che vuol dire soprattutto accoglienza e speranza insieme...? Le critiche al papa Francesco dei tradizionalisti, da un lato, para-scismatici, come quelli del blog messa in latino, fiancheggiatori dei lefevriani, quelli sì scismatici, nella sostanza, nonostante il ritiro della scomunica da parte del debole papa Benedetto, e dei massoni, dall’altro, che lo qualificano demagogo, interpellano i cattolici consapevoli, se ve ne sono rimasti… I primi si rifiutano di guardare in faccia la realtà: vogliono che il papa indossi il camauro, usi pastorali d’oro, crocioni, scarpette rosse e anelloni d’oro, perché il papa rappresenta il successore di Pietro che per la verità era un pescatore illetterato… il cui Maestro diceva di non avere neppure una tana come le volpi dove dormire… Sapete cosa risponde San Domenico al papa che, indicandogli il suo fastoso palazzo, gli dice: “Pietro non potrà più dire: non ho né oro né argento?” “Ma nemmeno potrà più dire: alzati e cammina…!” Come la mettiamo, signori feticisti, attaccati ai fiocchi e ai filatteri, con San Domenico nemico degli albigesi? Questi erano dei manichei, perché pensavano che il mondo fisico fosse male… e, come Plotino, volevano fuggire al Padre, perché la realtà attuale è ‘samsara’… E così i calvinisti, più tardi. Sostengono, infatti, sulla stessa linea, che l’uomo fa la volontà di Dio dannandosi, cioè seguendo il male inevitabile…: c’è chi si salva e c’è chi si danna: è già scritto. Quell’agostinismo oltre Agostino, cioè Plotino, da noi criticato, è portato a svalutare grandemente la Creazione e quindi il Genesi V. Il sesso è male (ma il matrimonio??? Il Cantico dei Cantici?); la storia umana è votata all’insuccesso e solo la fede può salvarci: ma la ragione, dono di Dio, resta una luce naturale o no? Conta solo l’intelletto che ha già inscritto in sé le Verità necessarie? C’è dell’idealismo ante-litteram in questo… A parte doni speciali che non neghiamo…, normalmente la conoscenza non avviene a partire dai sensi o invece la natura è ‘samsara’? I sensi sono un mero accidente? O il Signore ‘poverello’ ha assunto ‘questa’ natura (seppur decaduta) nella sua bontà, nelle sue potenzialità? Vien da ricordare l’Agostino che diceva che i peccati dello spirito sono ben più gravi di quelli della carne perché fondati sull’orgoglio, sull’amor proprio come il primo peccato, quello di origine… I feticisti della messa in latino (ma il Signore ‘poverello’ parlava in aramaico e non consta che Pietro conoscesse il latino…, senza fare dell’archeologismo…) non sono interessati al kerygma, al convertirsi, al dono della fede ma al rito, al loro rito che diviene un fine in sé: jam recepisti mercedem tuam, verrebbe da dir loro. Degli altri la critica è connessa alla preoccupazione di salvare la loro ‘gnosi’: se questo papa fa sul serio è un problema… Quanti lo seguiranno? Ma lo Spirito soffia dove vuole e i segni dei tempi di cui ci parlano il Concilio e il magistero di questo papa, un dono di Dio, costituiscono le tracce… del compiersi della Storia della Salvezza.
Carlo Biancheri

domenica 28 luglio 2013

UN ALTRO MONDO

Carlo Biancheri

Abbiamo letto finalmente qualcuno segnalare la distanza stellare tra i talk shows salottieri che  subiamo sui media sulla visita di papa Francesco in Brasile ed il linguaggio autentico del papa stesso.
Va detto che nella maggior parte dei casi e in conseguenza del mezzo televisivo che non sopporta silenzi, i giornalisti debbono parlare in continuazione, dicendo però fior di sciocchezze e lanciandosi in argomenti che non conoscono, non padroneggiano e che si traducono alla fine in messaggi del tutto falsi. Uno diventa autorità nel mondo immaginario odierno per il solo fatto di parlare in televisione: esce dall’anonimato, è uno che vale… Quel che dice è meno rilevante… Basta esserci, esistere… che consiste nell’ affermare il proprio io...
Dai resoconti emergono, a nostro debol parere, i seguenti aspetti per chi approfitta della visita del papa:
  1. La fede diviene propaganda di apparato :il papa trascina tanti giovani, ne consegue che l’organismo di cui io faccio parte ne beneficerà. Chi parla, nella maggior parte dei casi, si tratti di preti o di laici, descrive la fede come qualcosa che va conosciuta e spiegata e venduta come un prodotto: vieni con noi…; del mistero, dell’indicibilità di Dio non c’è traccia: sembra che sia sufficiente fare un po’ di bene…,come esigenza morale, finché dura la fantasia…, dicono a Roma. Quel che conta è l’appartenenza. Ritroviamo lo stesso schema nelle omelie delle chiese, frequentate da ambienti borghesi: grandi esortazioni morali, parafrasi delle Scritture e tira a campare…A voglia il papa a dire, citando Francesco piccolino, che bisogna predicare ‘anche’ con le parole, che vuol dire predicate in primis con la vita! Abbiamo citato più volte il discepolo di San Benedetto, il papa San Gregorio Magno, che sintetizza la vita del Santo, nei Dialoghi, con queste parole: “non predicò diversamente da come visse…” Avete l’impressione di sentir questo nelle liturgie domenicali? E nel sacramento della penitenza vi è mai capitato di sentirvi ringraziare, se mai vi confessate, dal sacerdote per il dono che gli fate riconoscendovi peccatori dinanzi a lui che rappresenta il Cristo poverello, come diceva Francesco piccolino? Nella Chiesa ortodossa la Confessione si fa in fila dinanzi all’icona: prima si prega insieme con il pope, poi questi legge un foglietto che gli dà il penitente dove ha scritto i peccati;  strappa il foglietto e poi gli mette la propria grande stola sulle mani e traccia il segno della croce: libera le mani, lo libera…Questo è quello che i cristiani chiamano Tradizione…cioè la fede vissuta e un simbolismo riconosciuto, significativo.
  2. Giovanni Paolo II, con la sua teologia che osiamo dire debole, cui è seguito un agostinismo che va persino al di là di Agostino con Ratzinger, si è appoggiato troppo ai ‘movimenti’ che spesso confondono la fede con l’affettività, che dura poco e si trasforma nel ‘fare delle cose’…Non c’è chi si chieda nelle folle di ragazzi festanti che vediamo in tv e di preti agit-prop, quando dice ‘Padre nostro’, se veramente creda che il Dio che sta pregando esista…o quando si comunica che vi sia presenza reale in quel pane, come il prete di Bolsena… e cosa voglia dire il Dio con noi, sempre ripetuto...Han mai letto  nella Histoire d’une âme di Teresa del Bambin Gesù, quella che scriveva di sentirsi come una palla abbandonata tra i giocattoli dismessi perché Gesù bambino non giocava più con quella palla, cioè con lei…,l’oscurità  degli ultimi momenti? Sanno che significa ‘fede nuda’ e non gioco perenne, evasione…,auto-gratificazione? Incentivare questa formazione attivistica, incentrata nel far numero, stile CL, o sulla mera volontà…  genera  spostati o persone insincere; pensiamo ai  tanti preti reclutati dai vescovi (per far carriera?)che poi si sono scoperti incapaci di mantenere i voti o addirittura malati…e soprattutto genera una piattezza e una filosofia di vita  fatta di luoghi comuni e di pseudo-buonsenso.
  3. Certo l’imperfezione umana, a cominciare dalla nostra, è l’esito del peccato di origine per un credente…,ma questo non esime dal  prendere in considerazione la grande tradizione dei santi, dei testimoni veri, presenti nella memoria di chi cerca. Prendete Filippo Neri, “Pippo bono” come lo chiamavano in una Roma violenta dove un Orsini poteva uccidere impunemente il marito della propria amante in un crocicchio, sotto il suo palazzo, per andarsene con lei; dove i colti, come Vittoria Colonna, erano cripticamente filo-riformati… o comunque indipendenti come i francesi…, anche in dottrina: da non dimenticare che il fondatore dei cappuccini andò a morire vicino a Ginevra dov’era Calvino e per questo non è santo….Ignazio coi suoi amici intellettuali e nobili tirava tardi la sera per pianificare, organizzare come conquistare il mondo alla fede. Pippo no: anche lui portava in giro per Roma migliaia di persone con un panino e una fiaschetta di vino ciascuno che cantavano nel loro cammino per le sette chiese, le sette basiliche: Vanità, vanità, tutto il mondo è vanità. I ragazzi di strada, all’epoca, quando c’era un giovane predicatore andavano in Chiesa per beffeggiarlo e ci provarono con lui, ma rimasero ammutoliti perché quando parlava diceva quel che viveva; era lieto Pippo. Non va dimenticato che un giorno, da giovane, uscendo dalla messa a piazza Santi Apostoli a Roma fu circondato da un gruppo di giovani che volevano violentarlo(il mondo gay non è una scoperta del secolo scorso…):era biondo e un bell’uomo come si vede ancora nella maschera mortuaria alla Chiesa Nuova a Roma: lui parlò loro di Cristo e i giovani se ne andarono vergognandosi…Non di solo pane vive l’uomo…, ce lo ricorda Dostojevski, nella Leggenda del Grande Inquisitore nei Fratelli Karamazov. Volevano farlo cardinale ma sempre rifiutò e ai suoi che gli dicevano di esser stati nominati arcivescovi rispondeva: e poi? E poi?
  4. Il papa emerito criticava il relativismo, ampiamente sviluppatosi nel pensiero tedesco di cui lui, peraltro, era tributario ed estimatore…,ed è probabilmente qui un aspetto non insignificante della crisi contemporanea. L’esistenza precede l’essenza e ne costituisce la natura diceva Heidegger… e le idee, come nelle classi sociali scendono  a vari livelli fino a giungere all’uomo della strada…Così, in televisione un seguace di Morsi, in Egitto, non fa che ripeterti che lui difende la ‘democrazia’, la ‘sua’ democrazia…che deve imporre a tutti: ricordate ‘Il bene si sa bisogna farlo per forza…’?.Il grillino deputato, adepto di Scientology, nella sostanza…,dirà che deve liberare il sistema dal letame per introdurre il sistema buono: il suo; o bisogna dare il reddito di cittadinanza (con quali soldi? Boh…);o bisogna togliere le pensioni troppo alte (si… ma così si fa come Robespierre  - lo conoscono?- in quanto non c’è certezza del diritto: si cambiano le regole ad libitum…);o bisogna abolire i partiti (per convertire tutti in adepti?);oppure, tutta la colpa è dei mercati finanziari (si…ma bisogna tornare al baratto?).Per secoli si è discusso sui fini e sui mezzi per intervenire nella società. Per ottenere un fine buono è giusto usare un mezzo cattivo? Per esempio mentire, come vediamo fare dai più in televisione? Siamo sicuri che i mezzi non pre-giudichino il fine, il risultato? E che quindi risultino inefficaci, per usare la categoria dell’efficacia di cui parlava Marx? Asserire equivale oggi ad ’esistere’ (cioè ad ‘essere’ per Heidegger…) perché il ‘reale’ è per te…
La fede è un dono, insistono i riformati, non può esser trasformata in propaganda ma comporta adesione vissuta. Come papa Francesco, appunto, e non come i suoi sciocchi commentatori.


mercoledì 17 luglio 2013

PANE AL PANE


Carlo Biancheri

Il  vice-presidente del Senato della Repubblica degli incivili ci informa  che chiede scusa  al Ministro Kyenge per averla paragonata ad un orango, in quanto nera, ma che non se ne va perché queste cose possono succedere in un comizio di millecinquecento focosi  sostenitori ‘motivati’: una parola di troppo… ma va là…cosa vuoi che sia… Sia chiaro che lui non è razzista: basta la parola, la sua! Parla poi un gruppo di compari da ‘piola’ sordida, si direbbe in Piemonte, che ribadiscono l’alto pensiero di una testa capace fondamentalmente di fare falò di leggi, salvo  esser obbligato successivamente a ripristinarne molte a causa di scelte sconsiderate, o, invece, di fare leggi da suini, il ‘porcellum’, appunto. Il capo manipolo di Varese, eletto a furor di popolo presidente della Lombardia da lombardi che con l’amato Manzoni non hanno nulla a che vedere, anche perché lo ignorano visto il livello culturale dei più…, ci informa che il caso è chiuso: si è scusato, cosa volete di più? E già,s ignor Avvocato  batterista, fosse così semplice! Le scuse sono flatus vocis se non si accompagnano a comportamenti conseguenti. Alle città bibliche veniva consigliato dai profeti di vestirsi di sacco e cospargersi il capo di cenere per evitare l’ira di Dio…
Vent’anni di sciocchezze dei berlusconidi, tutti appiattiti sull’avere, sui piaceri, sull’apparire piuttosto che sull’essere:in Parlamento si va per fare il ‘pareo’ si dice in Sud America, la sfilata, non per dire cose sensate(ma con quale preparazione?) e agire di conseguenza; non si va nelle Assemblee per rappresentare la gente:  tanto è il popolo bue... Si è avvertita, peraltro, l’assenza, nella società, di una qualsiasi autorità morale credibile, giacché, duce Ruini e compari, la Chiesa  era ‘pappa e ciccia’ col peccatore che si fingeva cattolico, a tratti, e si comunicava persino… piazzista, perenne intrattenitore da bar e uccellatore degli italiani, direbbe il Boccaccio. La Chiesa dei preti funzionari e peggio non suppliva alle gravissime carenze della società civile. A ciò si aggiungano un mondo virtuale che vive di face-book, un’economia finanziarizzata, da speculazione perenne, incapace di  creare  posti di lavoro; niente futuro, niente progetto, niente speranza, niente cultura che non sia quella sportiva: la proiezione negli altri, il sogno per fuggire dalla realtà che forse… è anche la vera libertà…
Certo il Calderoli che parla un italiano stentato, non privo di strafalcioni (e se ne vanta…), non conosce né Platone né Aristotele (a cosa serve?) e, quindi, ignora che, in polemica coi sofisti, i due sostenessero che rende umano (e non animale…) sviluppare la parte più nobile di sé. Invece, negli ultimi venti anni, più che altrove, in Italia si è dato libero sfogo ai bassi istinti (circenses più che panem a dire il vero…), tanto la gestione della baracca era lasciata al manovratore… coadiuvato dai fratelli delle confraternite  oscure. E’ così in molti luoghi del mondo ma qui si passa il segno perché si va oltre le righe: l’eccesso…
Agli sconfortati diremo: coraggio! Il futuro non lo costruiranno i giovanotti politici e le signorine azzimate che vediamo su tutti i media perché parlano prescindendo dal pensiero: lo scopo sembra esser quello di vedere l’effetto che fa, come dice la canzone…
Il nuovo papa sostiene che bisogna predicare ‘anche’ con le parole… quindi occorre agire in primis... e stabilire una coerenza tra il dire e il fare. Ecco, stabiliamo una solidarietà tra chi ama la vita e vuole costruire un futuro umano a partire dal reale: l’età non conta, ci vuole speranza.

venerdì 12 luglio 2013

L'ORGOGLIO DELLA PELLE NERA

La lettura di Prendi quello che vuoi, ma lasciami la mia pelle nera (Jaca Book, Milano 2013, pp. 121, € 10,00) di Cheikh Tidiane Gaye, poeta e narratore di origine senegalese con cittadinanza italiana, che ha scelto la nostra lingua come strumento espressivo per affrancarsi dal francese, sentito come lingua del dominio coloniale sul suo paese d’origine, scuote senz’altro a fondo le nostre coscienze, riguardo alla situazione degli immigrati in Italia e più in generale in Europa, anticipando le raccomandazioni morali espresse da papa Francesco in occasione della sua recente visita a Lampedusa. Lo scrittore, infatti, attraverso una serie di lettere all’amico fraterno Silmakha, anch’egli emigrato lontano dal Senegal, analizza con accorata acutezza la condizione di chi, come lui e tanti altri, dal suo e da altri paesi dell’Africa nera, si sono trasferiti in Italia, sperando in un futuro migliore, ma hanno dovuto affrontare le durezze della vita in un ambiente poco accogliente ed anche con componenti politiche di aperta ostilità, in cui crearsi una buona condizione di quotidiana esistenza è molto difficile, tanto che parecchi non ci riescono e precipitano nelle oscure sacche della clandestinità. Così Gaye sfaccetta la sua narrazione in tante storie, ognuna con un uomo o una donna protagonista di una vicenda difficile, resa ancora più dura dall’indifferenza, dalla mancata accoglienza e soprattutto da una pesante cappa di prevenzioni e pregiudizi nei confronti di chi viene dall’Africa ed è nero di pelle, ma anche di altri, soprattutto dei rom, degli zingari, degli albanesi… Sono storie che l’autore fa vivere davanti ai nostri occhi con le sue capacità narrative, venate di un afflato poetico, che gli derivano dalle sue radici nella lingua e nella cultura wolof, in cui il griot, il poeta, il cantastorie è il custode della tradizione orale. Ma la situazione sua, che è quella di chi, seppure con fatica, è riuscito ad inserirsi pienamente nella vita italiana con un buon lavoro, una bella famiglia ed un certo successo letterario, a cui si aggiunge anche l’impegno politico, e quelle degli altri emigrati lo portano a porsi delle domande che scuotono soprattutto le nostre coscienze. L’interrogativo di fondo verte sul concetto stesso di “civiltà”, quella che solo i popoli europei o da essi derivati ritengono di possedere e in passato hanno cercato di imporre con azioni di brutale violenza, come la tratta degli schiavi dall’Africa per incrementare il benessere del nord America. A questo proposito l’autore rievoca la sua visita a Gorée, alla Casa degli Schiavi, posto che gli “è rimasto nell’anima”, luogo simbolo di quella deportazione di migliaia di “africani portati in America, schiavizzati e poi trasformati in animali per fertilizzare le terre”. Le accuse che Gaye rivolge alla storia dell’Occidente sono forti: «Non si può uccidere in Vietnam, in Africa, malmenare innocenti, rubare loro le materie prime, prosciugare i loro pozzi di greggio, inquinare l’ambiente, sfruttare il lavoro minorile, stuprare le donne, incendiare villaggi, complottare per capovolgere regimi eletti democraticamente, abbattere gli altrui luoghi di culto, seppellire credenze, umiliare dignitari, vendere armi, incitare alla guerra, sacrificare il destino di molti giovani, discriminare, infangare, e poi osare definirsi CIVILI!». Tutto questo, purtroppo, non riguarda solo il passato, la storia, ma molto continua anche nel presente, nelle nostre città, nella Milano in cui l’autore vive, dove la pelle nera è guardata con sospetto, dove chi arriva dall’Africa non viene accolto e neppure accettato, ma continua ad essere oggetto di discriminazione, in quanto non gli viene riconosciuto il ruolo che la sua preparazione culturale e professionale comporterebbe, ma viene relegato a svolgere i lavori più pesanti, talvolta anche pericolosi, confinandolo sempre in fondo alla scala sociale, sovente mettendo in difficoltà o addirittura calpestando la sua dignità di persona umana, come si è visto per gli stagionali di Sarno. Ma quello che più interessa all’autore, come significativamente indica anche il titolo del libro, è mantenere la sua pelle nera, i suoi legami culturali con la sua terra, non spogliarsi della sua identità, fatta di tradizioni antiche della cui validità egli è fermamente convinto. A suo giudizio, infatti, e questo è il messaggio politico, di carattere profetico, che lancia con questo libro, solo una società in cui persone con tradizioni culturali diverse possano vivere, senza sopraffazioni, senza rancori, né odi, ma secondo regole di piena giustizia, basate sull’amore, potrà garantire a tutti una vita serena e felice. Questa è l’eredità che lascia nella lettera conclusiva che scrive a suo figlio mulatto, per aiutarlo «a diventare uomo», cioè a «saper convivere, accettare, accogliere e amare la vita». Lascia a lui e ai lettori un’ultima raccomandazione: «la fiamma dell’uguaglianza deve illuminare ogni stanza buia e sofferta; a te il mio sostegno, a te il compito di svegliare l’alba dei nuovi tempi, ma non odiare perché tu sei “perdono”».