martedì 3 luglio 2012

Recensione ad HABEMUS PAPAM di Paolo Farinella

Rosa Elisa Giangoia

Habemus papam (Il Segno dei Gabrielli, San Pietro in Cariano (Verona) 2012), romanzo storico-teologico, tinto di giallo, di don Paolo Farinella, sacerdote genovese che leva la sua voce da profeta biblico nei confronti  della Chiesa e del mondo politico attuale, è una rielaborazione ampliata del precedente Habemus papam, Francesco (Editoriale Delphi, Milano 1999), con l’aggiunta di numerosi riferimenti a fatti e personaggi dell’ultimo decennio, in quello spirito di lettura critica della realtà, che contraddistingue don Farinella nei suoi contributi giornalistici ed in rete.
     Ma questo romanzo è ancora una volta il tentativo di immaginare e raffigurare quel che può avvenire in un conclave, spazio interdetto a tutti coloro che non siano cardinali elettori del Pontefice. Questo luogo ed ambiente ha creato in tempi recenti suggestioni letterarie con il romanzo Conclave di Roberto Pazzi (Frassinelli, 2001, ristampato da Barbera nel 2012) e cinematografiche con la pellicola Habemus Papam di Nanni Moretti, entrambi con spirito ed intendimenti profondamente diversi dal romanzo di don Farinella. 
           La voce narrante di questo romanzo immagina di avere il privilegio di assistere al conclave, essendo stato ammesso in via eccezionale, sebbene semplice sacerdote, in quanto segretario del cardinale Passalacqua, arcivescovo di Genova, bisognoso di assistenza per le precarie condizioni di salute.  Questo prete della Chiesa genovese, alter ego di don Farinella, ha così modo di constatare, con meraviglia e stupore, che nel conclave, che si svolge alla morte del papa polacco Stanislao I, nel giorno di Natale dell’ultimo anno del secolo e millennio scorso, i cardinali, diventati inconsapevolmente strumenti di un’azione misteriosa e miracolosa dello Spirito Santo, si ritrovano ad aver riposto nell’urna tutte le schede con su scritto, indipendentemente dalla loro individuale volontà, il nome di Giovanni Battista Sciaccaluga, un povero parroco dell’entroterra genovese a tutti sconosciuto, ma che accetta ed assume il nome emblematico di Francesco I, fortemente programmatico di un totale rivolgimento e rinnovamento della Chiesa, in spirito di povertà ed aderenza al Vangelo.
     Infatti, nel primo giorno del nuovo secolo e del nuovo millennio, nella solenne celebrazione in Piazza San Pietro, con un ampio ed articolato discorso urbi et orbi, che lascia attonito il mondo e getta nello sconcerto i cardinali e tutta la Curia, il nuovo papa si spoglia di tutti gli averi ed i privilegi tradizionali, abolisce di fatto il Vaticano, per essere un semplice sacerdote, che dimorerà a Roma in una parrocchia povera di periferia, ma soprattutto percorrerà le strade del mondo, senza seguito, né pompa, né apparato, per predicare il ritorno all’autenticità delle sorgenti evangeliche.      L’illusione di rinnovamento, però, è brevissima: “il settimo giorno dopo Natale, il settimo del pontificato, il primo giorno del terzo millennio, Papa Francesco I morì, non per volontà divina né per sua responsabilità” (p. 273). In seguito a quest’evento, il segretario del cardinal Passalacqua, diventato nel frattempo segretario del nuovo Papa, si ritrova, senza saper come e perché, nel Monastero Qarantàl, nel deserto di Giuda, vicino a Gerico, scenario, secondo la tradizione, delle tentazioni di Satana a Gesù. Qui, molti anni dopo, in tarda età, scriverà le pagine di testimonianza dell’evento straordinario a cui aveva assistito, che rimarranno sepolte in un astuccio di pelle tra le pietre del deserto, finché un pellegrino non le scoprirà e consegnerà ad un editore per renderle di pubblico dominio.
    L’impianto narrativo fa sì che questo romanzo si possa annoverare nel filone del “manoscritto ritrovato”, espediente ampiamente utilizzato dal Manzoni in poi, nonché nella sequenza dei romanzi che hanno come intento il mettere in discussione il papato e l’organizzazione della Curia Romana,  tra i quali si possono ricordare L’avventura di un povero cristiano di Ignazio Silone (Mondadori, 1968), testo tra il narrativo ed i drammaturgico, ispirato alla vicenda del sofferto pontificato di Celestino V, e Roma senza papa di Guido Morselli (Adelphi, 1986), che delinea un mondo di valori capovolto con il trasferimento della sede papale a Zagarolo, ma anche tra quelli che intendono proporre un modello di profondo rinnovamento spirituale, come Il quinto Evangelio di Mario Pomilio (Rusconi, 1975).
     Ma credo che a don Farinella poco importino rapporti e parentele letterarie, anche se sovente dimostra buona memoria del Manzoni, in quanto il vero intento del suo romanzo sta nella sferzante polemica contro la Chiesa ed i recenti protagonisti della classe politica italiana, tanto da dichiarare “che ogni riferimento / a situazioni e persone / è semplicemente voluto”.
     Questo lo porta a scrivere parole di critica severa nei confronti di Papa Stanislao I e del cardinale Patzinger, dietro i cui nomi è ben chiaro chi si celi, i quali, a suo giudizio, “distrussero la Chiesa, smembrandola in riserve di caccia privilegiata a beneficio di gruppi e istituti che volevano solo cancellare il Concilio Vaticano secondo e ritornare alla Chiesa pre-tridentina, illudendosi di potere ricreare la christianitas, cioè società civili i cui governi dipendessero dalla gerarchia ecclesiastica, cioè da loro.
     Per la prima volta nella storia della Chiesa lo scisma si consumò per opera e impegno della gerarchia che si separò dal suo popolo e s’incamminò tra le braccia di satana, rappresentato dai governi compiacenti e immorali che essi sostenevano e appoggiavano. Nacque la nuova Chiesa: acèfala” (pp. 15-16).
     Questo avviene soprattutto in Italia, per l’acquiescenza della gerarchia ecclesiastica nei confronti del Presidente del Consiglio. “Il suo nome è Milvio Merlusconi, degenere e corrotto fin nel midollo delle ossa nella vita privata come in quella pubblica. Corruttore di tutto ciò che toccava, prostituì se stesso e le istituzioni che indegnamente rappresentava travolgendole nella sentina maleodorante di cui questo individuo era impregnato.
   Corruppe minorenni che usò come merce di piacere, e come Caligola nominò senatore il suo cavallo, egli fece nominare ministre e deputate, donne compiacenti, notoriamente prostitute, e uomini servili delle sua corte di satrapo vizioso.
    Tutto questo avvenne sotto gli occhi ciechi e la compiacenza della gerarchia ecclesiastica che si arrampicò sugli specchi per richiamare senza condannare, per parlare senza dire nulla” (pp. 29-30).                  Della situazione della Chiesa don Farinella attribuisce pesanti responsabilità all’attuale Pontefice: “Il cardinale Joseph Patzinger, capo dell’ex Sant’Uffizio durante quasi tutto il pontificato di Stanislao I, uomo fragile psicologicamente, parteggiò e appoggiò senza remore i “continuisti” e combatté senza esitazione i “discontinuisti”, ponendo le basi per una frattura più grande nella Chiesa di cui egli porta tutta la responsabilità sulle sue spalle e di cui dovrà rendere conto davanti al tribunale di Dio” (p. 143).
       Molte delle critiche che don Farinella muove alla Chiesa e all’assetto politico italiano degli ultimi decenni ci trovano concordi, essendo posizioni sovente già sostenute anche in questo blog, in particolare  nella prospettiva profetica di una maggiore sobrietà ed autenticità evangelica della Chiesa, che auspicheremmo veramente capace di realizzare nella storia quanto stabilito dai documenti del Concilio Vaticano II e in grado di liberarsi dalle connivenze politiche onde essere davvero “sale” per la realizzazione dei valori della pace e del bene comune.
    Meno condivisibile, invece, sul piano storico e teologico, quanto significato dall’intreccio narrativo che don Farinella costruisce per dar corpo all’intera vicenda. Innanzitutto, l’intervento miracoloso dello Spirito Santo nella Storia, che seppure invocato ripetutamente con il Veni, Creator Spiritus, dovrebbe agire in modo più sottile, coperto e lento, plasmando le coscienze e le mentalità. Ma a lasciar perplessi è soprattutto la conclusione, con l’improvvisa morte di Papa Francesco I, dovuta al fatto che “Quella notte le potenze del demonio si scatenarono e ordinarono ai loro servi cardinali e curiali di porre rimedio e di impedire che la Profezia e Vangelo ponessero la tenda di Giacobbe nella Chiesa che doveva restare il postribolo del mercimonio e il covo di ladri di sempre… Gli sventurati risposero” (pp. 272 – 273).
      Questa soluzione narrativa, infatti, pare prospettare una sostanziale sfiducia proprio nell’intervento stesso dello Spirito Santo nella Storia, la cui straordinaria e plateale azione sembrerebbe aver scombinato il corso degli eventi inutilmente, immediatamente vanificata dalle forze del male, capaci di prevalere, riportando la situazione allo status quo. A riproporsi è quindi una visione dualistica, improntata alla negatività della Storia e della Creazione, visione a cui è improntata anche la teologia dell’attuale Pontefice Benedetto XVI, dichiaratamente agostiniano, che non può essere quella positivamente costruttiva della Storia, come proprio la dinamica storica della cultura del cristianesimo ha dimostrato con la capacità costruttiva del Tomismo, a tutto svantaggio della linea agostiniana.
      Il rinnovamento della Chiesa, che auspichiamo e per cui ci sentiamo impegnati, può avvenire certamente solo attraverso un riaccostamento alle fonti evangeliche, insieme alla ripresa e alla realizzazione dei documenti del Concilio Vaticano II, ma senza attese miracolistiche, piuttosto con l’impegno in una elaborazione teologica, capace di costruire un pensiero fiducioso ed attento nei confronti della creazione, di cui si sappia mettere in luce la positiva bontà, e soprattutto in grado di insegnare all’uomo a costruire se stesso come uomo vero nella pienezza della sua natura, che solo nel bene e nel buono può trovare la sua autentica completezza e realizzazione. Questo vuol dire aver fiducia nell’uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio, dotato di ragione ed intelligenza, ma implica anche un impegno costante e capillare per far crescere la consapevolezza, far maturare nuovi orientamenti e delineare una rinnovata positiva configurazione dell’uomo stesso nella Storia.

6 commenti:

  1. Don Farinella è forte nella pars destruens, ma debole nella costruens. L'hai messo in luce in modo molto efficace e convincente.

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  2. La questione della positività della creazione andrebbe ampiamente pensata ed elaborata, soprattutto in quanto nella tradizione cristiana la creazione è sempre stata vista in relazione alla caduta nel peccato originale, facendo sì che sull'uomo creato si proiettasse soltanto la colpa e non si facesse emergere il fatto stesso di essere stato creato a immagine e somiglianza di Dio, più recentemente la creazione è stata messa quasi unicamente in relazione all'evoluzionismo, senza procedere ad una costruzione sistematica di una teologia della creazione, capace di guidare l'uomo nel suo essere creatura creata in cammino nel mondo verso la salvezza sua ed universale.

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  3. Non sono d'accordo sul senso "negativo" che mi si attribuisce sulla Storia. La morte del papa è indispensabile nella trama narrativa perchè l'obiettivo del libro non era descrivere 30 anni di un nuovo pontificato, ma che questi sia stato possibile. E' accaduto e questo è il "kairòs". Inq eusto modo si pongono le premesse di un nuovo romanzo il cui protagonista potrebbe essere un papa donna, per esempio. E molto altro. Ho in mente una rilettura del peccato originale e una proposta totalmente nuova che mette in evidenz ala positività della Storia. Infine non sono un agostiniano, anzi. A tutti un caro abbraccio festoso. Paolo Farinella, prete

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  4. Angelo Cifatte7 luglio 2012 08:53

    Mi piace questa recensione: mi ha aiutato a capire certi passaggi del romanzo di Paolo.
    Il tema del rinnovamento ecclesiale vede diversi approcci: la conclusione di Rosellina mi pare convincente. Le segnalo altri due testi utili: il romanzo di Luigi Sandri CRONACHE DAL FUTURO Zeffirino II e il dramma della sua Chiesa, Gabrielli Editori 2008; L'AGENDA DEL NUOVO PAPA Da cinque continenti ipotesi sul dopo Wojtyla a cura di Luigi De Paoli e Luigi Sandri, Editori Riuniti 2002. Personalmente sono impegnato in tal senso con NOISIAMOCHIESA.org - Grazie

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  5. ho letto con gusto la tua ottima recensione sul libro di don Farinella e senz'altro lo leggerò - Anche gli articoli seguenti mi hanno trovata d'accordo e, se posso aggiungere qualcosa che ho in gola da molto tempo è la domanda "come mai la Chiesa di Roma, così sollecita a scomunicare i divorziati (meno quelli che contano...su questa terra martoriata dalle ingiustizie e violenze) non ha mai scomunicato o anatemizzato un mafioso, un capo ndrangheta, camorra o "sacra" corona unita che sia? A me non risulta - che ne dici? Ancora grazie per il tuo impegno! saluti.

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  6. Ho letto, apprezzato e condiviso la tua recensione. Grazie e saluti cordiali.

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