domenica 16 aprile 2017

VEGLIA PASQUALE



Auguriamoci tutti vicendevolmente che lo Spirito della Pace soffi a spazzare i venti di guerra che animano gli animi dei folli che hanno in mano le armi più pericolose.
Dario Longhi

Vi auguro di proseguire a lungo in serenità e felicità su questa strada di verità che avete intrapreso.
Tommaso Volpe

Grazie per il lavoro di discernimento che sapete fare e auguri di ogni bene in occasione della Pasqua.
Marcello Benzi

Con i più fervidi auguri per una Santa Pasqua serena e felice.
Oscar Rivanera

Carlo Biancheri

Santa Maria in Vallicella a Roma è una chiesa strepitosa non solo perché ci sono Rubens, Guido Reni, Pietro da Cortona, il Barocci, la copia della deposizione di Caravaggio, l’intervento del Maderno e l’attiguo oratorio opera del Borromini con la facciata ondulata, curva verso l’esterno, ma perché marca un uomo, degli uomini e donne, un tempo. Il contesto storico era quello del sacco di Roma, nel 1527, quando Carlo V aveva dato mano libera ai lanzichenecchi- da qui l’espressione: mamma, li lanzichenecchi!- contadini tedeschi luterani, venuti nella città eterna a regolare i conti con l’Anticristo, cioè Satana, il papa, ma anche a far soldi: ebbero trenta giorni di impunità per compiere qualsiasi misfatto e per dar fuoco ad una cospicua parte dell’abitato, dopo averlo depredato di quanto potesse esser trasportato: era la loro paga. Lo sgomento fu tale che persino Clemente VII, un altro Medici…, dedito alla caccia, si fece crescere la barba in segno di penitenza. Ma Pippo bono, come era chiamato dal popolo, rimaneva senza strepito nelle sue Indie, cioè Roma, con una pastorale nuova, gioiosa, accogliente e consapevole: umana. Per questo alternava la musica alla predicazione, quel suo parlare autentico, che lasciava sbalorditi persino i giovinastri che si prefiggevano di dileggiarlo in Chiesa. La Riforma cattolica era iniziata fin dal tempo di Savonarola e soltanto la prepotenza della storiografia protestante e tedesca ci ha obbligati a ragionare in termini di Riforma e Contro-Riforma, anche nell’arte: mera propaganda.
Sotto Paolo IV Carafa, ma anche sotto San Pio V, Pippo stava attento a come muoversi: la linea era durissima dinanzi alla mondanità della Chiesa – i preti vestivano come gli altri, erano soprattutto interessati a far carriera, la castità era poco rispettata e le celebrazioni liturgiche erano rare - e, nel centro della cristianità, non era ammesso sgarrare. Filippo era un irregolare, non voleva accettare un inquadramento in un ordine di quelli esistenti, né si fece mai gesuita, malgrado avesse redatto una domanda; voleva libertà per i suoi seguaci, dei sacerdoti che vivevano insieme fraternamente, senza voti, ma con uno spirito comune, quello di annunciare la speranza, la Buona Novella. Non aveva pensato al sacerdozio e fu ordinato, su consiglio del suo confessore Rosa, anche per esser tutelato: si comunicava giornalmente e questo, al tempo, era considerato un esibizionismo, in quanto i cristiani accedevano  all’eucarestia a Pasqua e a Natale…  C’era la riforma francescana dei cappuccini il cui fondatore andò a morire vicino a Ginevra… dove era Calvino…, i Teatini, i Barnabiti, i Camilliani, movimenti riformatori che nascevano da una tradizione laicale e non ecclesiastica.
Era fiorentino Pippo, amava il bello; per questo l’oratorio si avvalse di compositori come Animuccia, il maestro di Palestrina e nella storia della musica si tratta di una pietra miliare, specie per lo sviluppo della polifonia. Gli oratoriani hanno conservato il senso liturgico e l’amore per la musica e nella notte di Pasqua la liturgia è accompagnata a  Palestrina, al gregoriano e a Handel, nella tradizione di san Filippo. Papa Giovanni fece benissimo, nell’indire il Concilio, a voler un aggiornamento della Chiesa, nell’annuncio del messaggio evangelico e anche nella liturgia: la messa in latino non era una vera partecipazione anche per i pochi che lo capivano, con il sacerdote che era quasi un  mediatore separato dal popolo, ma l’espressione liturgica nuova dopo cinquant’anni è ancora di là da venire. Per ciò che attiene alla musica, a parte la misa criolla, alcune messe africane o la messa gitana, andalusa, non c’è nulla, e in Chiesa ormai si canta: Gesù,Gesù riposati anche tu…: da deficienti… Del resto Maritain lo aveva profeticamente scritto ne  Le paysan de la Garonne: il tempo a venire sarebbe stato caratterizzato dai montoni di Panurgo che si buttano dietro al capo-montone nel burrone, i progressisti, e i ruminanti della Santa Alleanza, quelli, cioè, che si oppongono a qualsiasi novità continuando, come ‘la gallina in su la via’ del Leopardi ne La quiete dopo la tempesta a ripetere il suo verso.
La liturgia della Pasqua inizia, nelle letture, con il Genesi, la creazione, la separazione delle acque dalla terra, la luce, il tempo, le specie viventi, l’uomo, maschio e femmina li creò… e Dio vide che tutto ciò era buono… o il profeta Baruc con le stelle che hanno brillato nei loro posti di guardia ed hanno gioito… (Bar. 15,34)… Dove siamo finiti con l’idolatria del soggetto? Stiamo discutendo se un bambino cresciuto da due padri o da due madri sia la stessa cosa di un bambino che vive in una famiglia felice, si intende…, con mamma e papà…, oppure se sia lecito o meno scrivere libri di storie di pedofili raccapriccianti, di cui non vogliamo neppure parlare, che sono al limite della necrofilia e al cui confronto Justine del matto Sade è un libro da educande… Libertà/licenza dell’arte… è il grande dibattito di gente che non sa come ammazzare il tempo e finge di affrontare i problemi.
Quando è cominciato questo delirio dell’io,del soggetto totalizzante? Clamorosamente  con Cartesio. Il Discours sur la méthode doveva esser il prologo a Trattati scientifici mai scritti, mentre si è finiti a discettare sui problemi del ‘ponte’ con la realtà esterna al soggetto, sulla ghiandola pineale dove ha sede l’anima (!) per poi, avanti  con Kant,  sostenere che il noumeno è inconoscibile e che l’atto morale è quello in cui la volontà dà a sé stessa la sua legge e, cioè, è scevra da ogni condizionamento, libera dalle circostanze – ciò che importa per Kant non è che cosa voglia una persona e cioè che voglia ciò che è giusto,come lo voglia e quando lo voglia…- e,perciò, vuota nel contenuto, ’formale’: come se un bambino volesse una volizione! Perché hai rubato la marmellata? Secondo voi, risponderà perché mi piaceva oppure perché così ha scelto la mia volizione, come direbbe Kant?  Wittgenstein e gli analisti di Cambridge hanno giustamente ridicolizzato tutto ciò.
Non penserete mica che questo virus non sia entrato nel mondo cristiano anzi cattolico…: c’è entrato alla grande. All’Università del Laterano insegna una professoressa, che si rifà allo sciagurato Bontadini,protetto da padre Gemelli, il persecutore di padre Pio, che inizia la lezione di filosofia dicendo: io sono certa di esistere perché penso; beccate stà sassata, si direbbe a Roma, e poi ne parliamo… Alla Gregoriana si insegna Heidegger, il logos e lo smarrimento dell’Essere da parte dell’occidente… il che porta a dire che se l’uomo è il pastore dell’Essere e tocca (…) l’Essere con il bastone… nella nebbia…, non lo può mai definire e tutto è apofatico. Ma la vita non è questo e la musica di Palestrina  rimanda alla vita stessa, quella della creazione, quella vita che Filippo Neri amava e tutelava  e che trasmetteva ai condannati a morte che si avviavano a Roma per via del pellegrino a Campo de’ fiori dove avvenivano le esecuzioni: questa  è soprattutto la Pasqua.
Il resto è elucubrazione soggettiva e anche perversione.


3 commenti:

  1. Caro Carlo, fai molto bene a riprendere e proporre la figura di San Filippo Neri che oggi potrebbe rappresentare uno stimolo all’azione e un modello anche pedagogico in molte realtà del nostro paese e non solo. Il suo insegnamento si può riassumere in quattro punti: una singolare tenerezza verso il prossimo, la prevalenza delle mortificazioni spirituali, in particolare quelle contro la vanità, su quelle corporali, allegria e buon umore per potenziare le energie spirituali e psichiche e infine la semplicità evangelica, di cui si fece testimone. Durante le preghiere del suo Oratorio, Filippo Neri amava, infatti, fare piccoli intermezzi cantati per rendere più piacevole la lettura del Vangelo e, di conseguenza, l'incontro con Dio. Egli stesso amava cantare alcuni sonetti che aveva composto. L'Oratorio divenne così anche un laboratorio musicale e dalla sua particolare sensibilità estetica derivò direttamente e indirettamente,un nuovo modo di indirizzare a Dio l'arte, nelle sue più svariate forme, e scaturirono nuovi strumenti di catechesi e pedagogia cattolica, però poi si imposero i gesuiti nella Chiesa post-tridentina e i suoi insegnamenti vennero messi da parte, in qualche modo li riprese don Bosco nell’Ottocento. Oggi bisognerebbe riprendere questa sua creatività pedagogica, secondo le necessità dei nostri tempi, per recuperare i giovani (e non solo...) alla Fede cristiana. Noi abbiamo una grande responsabilità, quella di trasmettere la Fede alle prossime generazioni, come è avvenuto per 2000 anni, ma non so se ce la faremo...
    Ti ammiro e seguo con interesse, perché mi sembri una delle poche persone che si occupa davvero di problemi seri. Grazie.
    Paolo Piras

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  2. Emilio Flamini17 aprile 2017 15:42

    Leggo sempre i suoi post con interesse cercando riposte al mio disorientamento. Io sono disorientato sul senso del peccato. Nella mia educazione mi è stato inculcato il senso del peccato come responsabilità di me singolo, che ho fatto o non fatto una cosa, che ho fatto qualcosa bene o male. Adesso il papa parla solo più di peccati collettivi: dobbiamo provvedere e salvare gli uomini e le donne sfruttati e violentati, perseguitati, ecc. ecc. e io mi sento impotente, perché quelli sono problemi che può risolvere solo una ristretta cerchia di persone potenti e importanti in ambiti e situazioni a cui io non ho nemmeno lontanamente accesso. E allora io che non posso fare nulla per queste folle di oppressi del mondo, anche se nel mio piccolo cerco di vivere da buon cristiano, secondo la morale che mi è stata insegnata in gioventù, che è quella dei 10 comandamenti, non mi salverò?



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    1. Carlo Biancheri17 aprile 2017 15:50

      Fossi in lei, comincerei a leggere la Regola di san Benedetto per quel che lei chiama il disorientamento. Inizia con quell’"Ausculta, fili praecepta magistri,et inclina aurem cordis tui…",cioè ascolta, apri il cuore, e troverà lo stesso nei "Detti e fatti dei padri del deserto", nella "Filocalia", in certi personaggi di Dostojevskj, come Aliosha dei "Karamazov", il padre Zosima, il principe ne l’"Idiota". Non si turbi il cuor vostro…, leggiamo nella Scrittura. Filippo Neri ci insegna a vivere insieme, in comunità, in allegria, non nell’ossessione attivistica di Ignazio, nell’introspezione. Per Filippo Neri la confessione è accoglienza, ricerca comune del Signore – i penitenti appoggiavano la testa sul suo cuore che batteva come un tamburo…-, Maran Athà (Vieni Signore…), non casistica, giudizio, imposizione moralistica dei giansenisti: devi… Devi fare una volta alla settimana un’azione buona, devi leggere la Scrittura una volta la settimana, devi fare gli esercizi spirituali: è un programma tuo, non quello di Dio. Allora chi è caduto vorrebbe che quel che ha fatto non fosse mai successo e desidera riparare, se fosse possibile…; in antico si parlava del dono delle lacrime… Per questo è del tutto erroneo opporre la misercordia al desiderio di ripristinare la giustizia: una vittima c’è stata per il nostro agire –fosse anche noi stessi- e va curata, reintegrata anche per la gioia di chi ha provocato il male. L’assassino di Maria Goretti, in carcere, un analfabeta, si raccomandava sempre alla ‘sua Marietta’ che aveva uccisa… e lui accettava di essere un assassino. Solo così si riacquista la dignità umana. Il peccato individuale esiste eccome e leggiamo nel Vangelo: li riconoscerete dai frutti o sarebbe meglio che non fosse mai nato... Era Marx e con lui certi ignoranti teologi della liberazione che sostenevano che l’unico peccato fosse quello di opporsi alla liberazione degli oppressi…: ma come si liberano gli oppressi? Non ha forse ragione San Tommaso a scrivere che chi non è capace a governare sé stesso non può neppure governare gli altri? E’ un’antropologia ben meschina e smentita dalla Storia nel secolo scorso quella che separa individuale e collettivo… Basta fare un viaggetto in certi paesi dell’Est Europa per vedere le macerie umane lasciate da sistemi che volevano reintegrare l’Eden in terra, una pseudo-sapienza umana.
      Il papa forse sente troppo il fascino della scuola tedesca, come spesso è avvenuto per la sua generazione nei paesi ispanici, quella di Tubinga che, come sempre nella cultura germanica, è eccessiva. I teologi protestanti, foreste di alberi tagliati…, ma "parvus error in principio magnus in termino…" per citare l’amato Manzoni –per inciso rinviamo al dialogo tra l’Innominato ed il cardinale Federigo, per noi fortissimo, perché emblematico dell’accoglienza cristiana, quella interiore… - ‘a nostro debol parere’ il grande affresco dell’idolatria del soggetto sta finendo, un affresco come il fiume della musica wagneriana che per Verdi era ‘confusa’… Lo è anche il cosiddetto Romanticismo che scambia il sentire con il reale… Ma tenga conto che il papa deve parlare a miliardi di persone… e che si preoccupa che non ci siano guerre di religione che sarebbero funeste per l’umanità. Per il resto: non si turbi il cuor vostro, nessuno ha cancellato i dieci comandamenti, chi lo facesse, come chi interpreta troppo disinvoltamente le Scritture in modo storico, diciamo così, è eretico.

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