venerdì 9 gennaio 2015

COSÌ PARLÒ ZARATHUSTRA: IL PAPA SBAGLIA A DIALOGARE CON L'ISLAM


 Carlo Biancheri

La misura è colma.
Abbiamo sin qui esitato in questo blog a sparare a zero sulla nuova generazione di politici portatori del nulla perché chi li ha preceduti  ha dato pessima prova: incompetenza, ignavia, inazione, proliferazione della malavita organizzata contigua alla cosa pubblica, profluvio di leggi stupide e contraddittorie, mendacio e soprattutto decisione di lasciare gli equilibri di potere invariati, quieta non movere, in una parola la filosofia del conte zio, nella migliore delle ipotesi…, dell’amato Manzoni e cioè quella del ‘sopire e sedare’…
Ci tocca adesso occuparci del segretario di una Lega che si chiamava per l’indipendenza della Padania, che apostrofava Roma come ‘ladrona’, che voleva sull’esempio della Scozia (speravano gli incauti…) e della Catalogna distaccare alcune regioni del Nord, quelle della Padania (una conoscenza della geografia approssimativa, giacché non abbiamo contezza che il Po lambisca la Liguria o il Friuli Venezia Giulia…) dal resto del Paese. Adesso però di secessione non si parla più…
Questo signore, diciamo così, che usa epiteti come ‘bastardi’ riguardo agli aggressori o dà della ‘squallida’ ad un’avversaria politica, difende il presepe e si autodefinisce cattolico e nel contempo si fa fotografare nudo, forse portatore di un’ideologia conciliare estremista (?), pelagiana? Bene, il tale in questione, dopo l’efferato vile massacro di inermi a Parigi, ne approfitta per dire al papa che non deve dialogare con l’Islam. Si sa che trasuda cultura teologica come la sua sodale francese che giustificava il ‘water boarding’; in altri termini la ‘nipotina’ dei  traditori di Vichy reputa, nel suo odio verso i suoi simili, che se uno è mascalzone, o reputato tale…, merita qualsiasi cosa, con buona pace di Voltaire, Beccaria e compagni. En vertu de leurs  bons principes…, per associazione di idee ci viene in mente il romanzo Les demi vierges, con la loro morale borghese…, quella ridicolizzata da Pirandello o da Buñuel, ma stiamo volando alto per il nostro personaggio, intervistato da tutti i conduttori televisivi che non sono molto più esperti… di lui. Vige nel tempo moderno una divulgazione della ‘dialettica’, propalata dagli idealisti, per cui la realtà è il farsi dialettico, ridotto però  a caricatura: tutte le opinioni debbono esser messe a confronto, appunto, per generare una dialettica, sostengono i sacerdoti dell’informazione. Ma, allora, perché non far dialogare Hitler e Stalin, se vivi? Dovremmo forse a loro avviso stare a sentire le bestialità di El Baghdadi o del capo di Boko Aram? Se ci fosse ancora Bokassa, nel cui frigorifero vennero trovati resti umani, in quanto praticava il cannibalismo, avrebbero preso anche lui nel dibattito? A questo ci ha portato la cultura del secolo breve… che ha smarrito valori assoluti come il rispetto per la vita umana e per l’altro da sé.
Il nostro è stato con Razzi (…) in Corea del Nord e l’ha trovata come la Svizzera: va detto che lì l’orecchino lo portava solo lui…
Strenuo sostenitore dell’uscita dall’Euro – ma… neppure la sinistra greca di Tsipras lo vuole…- senza minimamente curarsi delle conseguenze e in particolare di come sarà il tenore di vita dei suoi connazionali che dovranno ripagare un debito denominato in Euro e passeranno alla liretta. Il giovane doveva ancora nascere quando l’Italia festeggiava se riusciva a collocare sul mercato il 60% del valore di un’emissione di titoli pubblici… Ma voi venticinque lettori pensate che il contenuto  di quel che si dice conti? Non illudetevi, quel che si cerca è apparire a scapito dell’essere.
Il papa, che riempie le piazze come nessuno dei suoi predecessori e che con il coraggio di un Francesco ‘piccolino’ tenta di ‘ricostruire ‘la Chiesa, come aveva chiesto il crocifisso di San Damiano, e  predica la pace tra gli uomini, fà benissimo, come diceva il Concilio Vaticano II nella Dichiarazione alle religioni non cristiane (è al corrente il personaggio di quel che ha detto il Concilio? E ugualmente parla di quel che ignora?), a distinguere tra chi  segue una religione che insiste sulla trascendenza di Dio e che può produrre ascesi come il sufismo e certi sciagurati individui disumanizzati, divenuti tali anche a causa di una società, come la nostra, tutta centrata sull’avere, sul piacere, sul potere, sul narcisismo e quindi sull’egoismo più che sull’essere e cioè sulla capacità di stare insieme. Pochi si ricordano che Francesco andò in piena crociata a Damietta e predisse l’esito della battaglia… Voleva dialogare col saladino…
Ha bisogno di nemici il nostro su cui scaricare gli odi collettivi, come quei poveri francesi che furono accerchiati dalla folla a Milano perché avevano toccato il Duomo e per questo fatto erano considerati untori, durante la famosa peste di cui parla l’amato Manzoni.
Invece di disegnare scenari improbabili una buona esperienza di lavoro forse non gli nuocerebbe perché imparerebbe qualcosa della vita reale e acquisterebbe qualche competenza. Con lui gli altri…

mercoledì 29 ottobre 2014

M.me NOUY E I SUOI SERVI SCIOCCHI Carlo Biancheri



E così Danièle Nouy, che non ha mai messo un piede in una vera banca in vita sua, ma che le conosce  per lunga esperienza  di ‘controllore’, cioè di uno che per necessità di cose studia un ‘modello’, ma non sa minimamente come si faccia un fatturato e  quali rischi debba veramente fronteggiare chi concede un credito, l’ha fatta bella.
M.me Nouy, per chi non lo sapesse, come capo della vigilanza (Supervisory Council) alla BCE, è responsabile di aver  provocato la perdita in un giorno del 21% del valore delle azioni di Mps e poco di meno per la Banca Carige.
La decisa Sig.ra Nouy, della stessa statura di Napoleone, poco incline all’ascolto, ma dedita invece ad attaccare  con sufficienza chi non si unisca alle sue valutazioni, assai spesso bislacche, come emergeva nei lunghi anni delle sue frequentazioni del Comitato di Basilea dove sono stati disegnati i principi bancari internazionali, sotto pressione degli americani, principi che poi, a casa loro, gli americani stessi non applicavano… ha sottoposto agli stress tests le banche europee di  rilievo internazionale.
Lo scenario disegnato dalla Nouy, insieme agli scienziati dell’EBA, l’Autorità europea di vigilanza bancaria, presieduta da un italiano… che di guasti all’Italia ne ha provocati abbastanza (vi ricordate della rischiosità dei titoli di Stato italiani, comparati a quelli di altri  Stati membri, detenuti in portafoglio dalle banche italiane in piena crisi…?) prevede, come ha spiegato molto bene il professor Quadrio Curzio, uno scenario fasullo e che cioè il Pil italiano da qui alla fine dell’anno si contragga ancora e che l’anno prossimo perda 1,6% il che, essendo l’Italia, in percentuale, il 17% del Pil della zona Euro, significherebbe una catastrofe monetaria. Ma la Sig.ra Nouy ama il noir, le catastrofi, ma solo per alcuni Stati membri non per altri...
Sia chiaro, i nostri venticinque lettori sanno benissimo che non facciamo che denunciare la pessima condizione in cui si trova il nostro Paese, aggredito dalla malavita organizzata e dai populisti da osteria e governato, generalmente, da incompetenti, nella migliore delle ipotesi... per tacere  dei senesi che per decenni hanno considerato la banca una mucca da mungere ogni giorno, con progetti ambiziosissimi come il loro Duomo rimasto incompiuto…o dei genovesi che hanno consegnato la Cassa di Risparmio, con la benedizione del vescovo ad un personaggio (amico dei massoni?) arrestato… Tuttavia, non sopportiamo la prepotenza come quella di aver trascurato che ci sono fior di banche, al di là delle Alpi, piene di crediti incagliati o inesigibili o di derivati OTC, tailored made, cioè su misura… su cui, M.me la Commissaire, sarebbe il caso di fare qualche riflessione… giacché la crisi è stata provocata proprio dalla mancanza di regole come volevano i Bolkenstein, i McCreevy e persino la Bonino, come Commissario e come Ministro per le politiche comunitarie… (self-regulation a gogo, vero? Cioè il controllo lo dovevano fare gli stessi membri della cricca… e si sono visti i risultati col fallimento dell’intero sistema bancario inglese, irlandese e di grossissime banche statunitensi…) su  strumenti finanziari, carta straccia, che finivano nei portafogli dei piccoli risparmiatori per il tramite delle gestioni individuali o collettive, nell’ignavia dei ‘vigilantes’. Approfittando dell’analisi tardiva delle cause della crisi si disegnano ora per verificare la ‘resilience’ delle banche scenari apocalittici – perché non prevedere come ‘stress test’ lo scoppio di una guerra mondiale o il lancio di bombe atomiche… - che guarda un po’… «fanno cadere i colpi all’ingiù», come diceva l’amato Manzoni. È vero che se fallisce una banca dei Laender tedeschi non succede una catastrofe, ma se falliscono tante, tutte insieme? Non sono la  cinghia di trasmissione del potere locale dei partiti? Non finanziano soggetti che non rimborseranno mai il credito? Chi siede nei Consigli di sorveglianza di queste Sparkassen? Uhm…M.me Nouy, lei ci ricorda le  terribili emicranie di M.me Verdurin ne La Recherche…
Peraltro, la Sig.ra è sostenuta da quinte colonne e cioè da quegli italiani, da tempo all’estero, che  sembrano aver  rinunciato ad identificarsi , vergognandosene, con i problemi del Paese di appartenenza: loro sono ormai europei e quindi parlano con distacco di noi, infischiandosi delle conseguenze di certe ipotesi da fumetto del tipo Archimede pitagorico. Anzi, sembra che questi scenari siano applicati dalla Fed e dalla Banca Nazionale del Canada. Ma negli USA la vigilanza bancaria quotidiana non la fa soprattutto il Comptroller of the Currency?  La Fed non si occupa principalmente di politica monetaria o di scenari macroeconomici?
E ancora, a che cosa serve a proteggere dai rischi d’insolvenza un 8% di tier 1 se in un giorno una banca perde il 20% del valore delle proprie azioni? Cultura della ‘stabilità’ come la pensava Paperon de’ Paperoni quando si tuffava nella piscina di monete d’oro: ricordate? E’ il vizio di mentalità dei banchieri centrali: più capitale che si beve in un giorno di mercato aperto…
Demagogia ed obbedienza ad appartenenze, a parole d’ordine diffuse in confraternite demenziali che continuano a far danni, elaborando teorie e regolamentazioni insensate ed inefficaci, attente solo a non calpestare gli interessi del più forte… Che bella solidarietà europea!
Allora hanno ragione gli anti-euro o certe giovani signore della nostra politica che attaccano da ‘impunite ‘come si dice a Roma?
Ma niente affatto: invece di scegliere la ‘via stretta’ che consiste nel combattere in Europa con tecnici capaci e in grado di difendere, come fanno gli altri del resto, l’interesse nazionale, si fa il pianterello  lamentando che all’estero non ci stimano .Di chi è la colpa, dopo venti anni di cene eleganti, di economisti di bassa statura accademica, come diceva un ex Presidente del Consiglio? E’ una corsa in salita, ma non c’è alternativa, anche per svelare che il ‘re è nudo’ : non è il caso di applicarlo a M.me Nouy…sia chiaro!









sabato 11 ottobre 2014

COS' E' STATO? Carlo Biancheri

Così il notaio, andato all’osteria con due armati per arrestare Renzo, nel corso dei tumulti di Milano, «riscontrandosi a viso a viso con uno che lo guardava fisso, con un cipiglio peggio degli altri, lui, composta la bocca al sorriso, con un suo fare sciocco, gli domandò: ’cos’è stato?’.’ Uh corvaccio!’ rispose colui. ’Corvaccio! Corvaccio!’ risonò all’intorno. Alle grida si aggiunsero gli urtoni; di maniera che, in poco tempo, parte con le gambe proprie, parte con le gomita altrui, ottenne quel che più gli premeva in quel momento, d’esser fuori di quel serra serra» (da I Promessi Sposi, cap. XV). Assistiamo oggi in occasione dell’ennesima sciagura a Genova a comportamenti analoghi da parte della classe politica e delle autorità preposte alle emergenze. O meglio c’è un singolare silenzio, quello dei giudici amministrativi che vengono additati come partecipi a questo quadro edificante dell’insipienza generale. Dunque, le opere pubbliche di prevenzione per lo scolo delle acque non si sono fatte, sebbene ci fossero progetti approvati e soldi, e questo si giustifica; secondo molti, con i ricorsi al TAR per questioni di competenza e di merito e poi appello al Consiglio di Stato, inframmezzato da un qualche intervento dilatorio della Corte dei Conti. I ricorsi in questione sono durati qualche annetto, malgrado l’urgenza arcinota, anche ai pargoli… E per caso qualcuno ha deciso la sospensiva dell’inizio lavori in pendenza del ricorso? Sembra di no, ma sta di fatto che il ricorso amministrativo è affastellato, lento e spesso foriero di decisioni improvvide. Cominciamo a dire che la giustizia amministrativa è frutto di un misto di retaggio borbonico e sabaudo (quello dell’ottusa, ottocentesca burocrazia piemontese, focalizzata sulle procedure…): la normativa comunitaria impone che ci sia la possibilità di ricorrere avverso le decisioni dell’autorità amministrativa, ma nessuno, negli Stati membri sviluppati…, si sogna di costruire le macchine barocche delle sospensive, unitamente ai tempi biblici delle decisioni, e, soprattutto, quando mai viene fatta valere in Italia la temerarietà di un ricorso e riconosciuta come tale? Perché chi è soccombente non è condannato a sostenere spese tali da scoraggiare chi faccia ricorso tanto per provare? Prima conclusione: i responsabili dello sfascio sono innanzitutto i governi inetti ed i parlamentari degli ultimi vent’anni che non hanno messo mano ad una seria riforma della giustizia amministrativa. Se è pur vero che la formazione di molti magistrati amministrativi sembra esser quella di chi vive in un iperuranio ed esercita la funzione quasi fosse un munus ad personam, prendendosi il tempo che credono per decidere, senza nessun filtro tra le cause importanti per la collettività e quelle che riguardano pochi soggetti, va anche detto che questi applicano leggi fatte con i piedi: tutti dichiarano ciò inaccettabile, financo il cardinale di Genova (adesso…), o il discendente del Granducato di Toscana, ma… chi vi mette mano e in fretta? Aspettiamo la prossima sciagura, per rifare lo stesso discorso? E della partita fanno parte tutti, anche l’opposizione in parlamento, formata, tra gli altri, dai giovanotti e dalle signorine che seguono, a tratti…, il comico e che ci assicurano al Circo massimo che loro saranno il futuro: ma quale futuro? Quello del pianeta Gaia? Dove sono le proposte a parte le critiche di cultura amatoriale o ‘procedurale’…? Quel personaggio, pregiudicato, del villone con vista mozzafiato sulle alture di Genova: oggi ci parla di Genova, la città che lui vede da lontano, da Sant’Ilario; non ci sono alluvioni lì…, ci abitano i plutocrati. Se la messa in sicurezza della città era così urgente ed importante perché non parlarne in continuazione negli ultimi due anni, invece di dedicarsi a sciocchezze come il referendum per uscire dall’Euro che impoverirebbe il nostro Paese che ha un debito pubblico denominato, appunto, in Euro e che non si può consolidare perché nessuno ci finanzierebbe più (v. Argentina)? Ma la gente non capisce queste cose: come ricorda l’amato Manzoni, il Vicario di Provvisione Ferrer diceva alla folla, durante i tumulti di Milano, provocati dalla carestia, quel che la folla voleva sentirsi dire: pane per tutti, i fornai saranno castigati (se sono colpevoli…ma questo era solo per il cocchiere Pedro…) ecc., ecc. Se qualcuno dei nostri venticinque lettori ascolta la diretta delle sedute in parlamento, si troverà di fronte a gente che fa dell’apprendistato, nella migliore delle ipotesi... Se qualcuno si deve fare operare al fegato, sceglie forse uno che ha fatto il macellaio fino al giorno prima? Non è ugualmente importante chi siede in parlamento? Invece tutti dicono qualsiasi cosa, lanciando accuse personali, quelle sì, ma non padroneggiando, all’evidenza, l’argomento che si discute, ministri inclusi. È vero l’orgia è generalizzata, basta sentire i talk shows e i conduttori il cui compito pare essere quello di far propaganda o di difendere una tesi preconcetta: un commentatore del Tg4 sosteneva che l’attuale sindaco di Genova ha aumentato le tasse ma non ha impedito l’alluvione; qual è il nesso? La disgrazia di Genova dimostra che è ora di cambiare tutti un po’, senza difesa di potentati; il primo dovere di chi esercita una funzione pubblica è quello di ricordarsi che il suo compito è la realizzazione del bene comune. Invece c’è un gran difendersi, nel rispetto delle procedure e delle competenze: del merito… poco ci cale ed è stato così fin dall’unità d’Italia. Né la risposta consiste nel rinchiudersi in un anacronistico particolarismo (dagli scandali che vengono fuori a ripetizione, non pare proprio che le autonomie locali abbiano bene operato, anzi sono particolarmente permeabili alla corruzione, da qui la nomina di Commissari anti-corruzione ad ogni spron battuto…) in un tempo in cui è illusorio rinchiudersi nel ‘particulare’, per citare Guicciardini («gli italiani si occupano solo del particulare…»). Poca carne al fuoco ma contenuti seri: non abbiamo bisogno di piazzisti e di mestatori che, con i poteri occulti, hanno ridotto male questa Italietta, a giudicare dai risultati.


POST SCRIPTUM Abbiamo sentito alla radio un rappresentante dei giudici amministrativi dichiarare che ci sono voluti due anni per esaurire il procedimento amministrativo e che questo, per lui, è un periodo accettabile… Per lui, appunto! Se tutti i giudici amministrativi fanno queste valutazioni stiamo a posto. Si sono mai posti problemi di urgenza della collettività, specie se ci sono vite umane a rischio? O la questione è irrilevante? Oppure,come egli ha detto,l’autorità amministrativa doveva procedere comunque in pendenza di ricorso?! A suo rischio e pericolo,ovviamente? 

mercoledì 17 settembre 2014

A SCUOLA I CONTI NON TORNANO Rosa Elisa Giangoia

La scuola è iniziata da pochi giorni, ma quest’anno con la prospettiva che tutto debba andare in modo diverso, verso nuovi orizzonti… Così dice Renzi, proponendo non una riforma, ma un rinnovamento totale, uno dei tanti che ha prospettato per il paese, in un primo tempo da realizzare in cento giorni, scaduti i quali, il tempo si è allungato a mille giorni. Ma, se esaminiamo quello che Renzi propone, vediamo che per la scuola di nuovo c’è ben poco, anzi, sotto molti aspetti si torna indietro, cosa che, in molti casi, però, non è un male. Che a scuola ci siano gli insegnanti, che questi siano regolarmente assunti, che non ci sia una girandola di supplenti, sembrerebbe una cosa normale, non un progetto innovativo, così infatti era fino a qualche decennio fa…, prima che iniziassero le immissioni in ruolo ope legis, invece che in seguito a concorsi, banditi e svolti a scadenze regolari, in base ai posti disponibili. Appunto i concorsi…: strumento per il reclutamento degli insegnanti, come di tutti i dipendenti pubblici, previsto dalla Costituzione, di prammatica fino a qualche decennio fa, caduto poi in disuso per varie ragioni: la gran massa dei concorrenti, i tempi lunghi di svolgimento, ma anche la grande difficolta che nelle ultime tornate si è evidenziata da parte dei concorrenti a superare le prove proposte, con l’inevitabile conseguenza … di premiare l’ignoranza! Cosa è successo infatti? Che i candidati, respinti ai concorsi, a poco a poco, a partire dalla metà degli anni Settanta, anche per creare consenso politico, sono entrati in ruolo ope legis. Ristabilire i concorsi non sarà facile, soprattutto non sarà semplice individuare attraverso quali tipi di prove si stabiliscano i requisiti culturali, metodologici e pedagogici adatti a selezionare gli insegnanti. Temo che ritornerà in campo la questione del rapporto tra competenze disciplinari e competenze pedagogiche. Bisognerà che il Governo si renda conto che nei decenni passati i vari Ministeri della Pubblica Istruzione, sia di sinistra che di destra, hanno commesso l’errore di affidare la scuola ai pedagogisti, la sinistra, prevalentemente a quelli laici, la destra, a quelli cattolici, sempre con cattivi risultati, a tutto danno delle competenze disciplinari, mentre sarebbe da riprendere come regola aurea l’antichissimo monito di Catone rem tene verba sequentur, cioè che se una questione, e quindi una materia, la conosci bene, sai anche spiegarla, illustrarla, comunicarla opportunamente e di conseguenza farla apparire interessante… L’insegnante bravo è quello che conosce bene la sua materia, che ne è appassionato, che ama la sua professione, che l’ha scelta per passione, per cui ama anche i suoi allievi e vuole il loro bene, cioè l’acquisizione del vero sapere. A questo proposito entrano in gioco due altre questioni, la prima quella appunto della retribuzione, che deve essere per il docente adeguata e sicura, permettendogli un tenore di vita soddisfacente, in modo tale che la professione risulti attraente e non sia scelta solo come ripiego lavorativo, diventando temporaneo ammortizzatore sociale, con conseguente demotivazione e scarso attaccamento alla professione. La seconda questione è quella che ha messo in campo anche Renzi, cioè della progressione di carriera sulla base del merito e non della semplice anzianità: affermazione in teoria giustissima, ma di difficile realizzazione, che ha determinato anche le dimissioni di qualche ministro della Pubblica Istruzione, come Giovanni Berlinguer. In che modo infatti si valuteranno i meriti degli insegnanti? Con quali criteri? Chi li valuterà? I presidi? Un’apposita commissione? In quest’ultimo caso si tornerebbe al concorso “per merito distinto”, in uso fino ad una cinquantina di anni fa e poi abolito perché la meritocrazia basata sullo studio e sull’impegno nel lavoro sembrava ingiusta… Resta una questione nodale: quasi tutti questi progetti comportano spese, spese per immettere gli insegnanti in ruolo, spese per far svolgere i concorsi, spese per realizzare la progressione di carriera… E dove sono i soldi? C’è proprio da temere che si tratti solo di miraggi, di Fate Morgane, se prendiamo in considerazione la realtà, a partire dalla Provincia di Genova dove a tutte le scuole è stato imposto dall’Amministrazione Provinciale di contenere l’orario in cinque giorni settimanali, per far sì che, tenendo le scuole chiuse il sabato e la domenica, si realizzi un sensibile risparmio sul consumo di carburante per il riscaldamento e sull’energia elettrica. Questo provvedimento, che di fatto dà l’impressione di essere proprio messi male quanto a finanze, viene, però, ben accettato, perché agli insegnanti fa piacere avere il sabato libero, ai ragazzi pure, alla maggior parte dei genitori va bene che i figli restino a casa il sabato per organizzare autonomamente la vita familiare, mentre della voce dei pochi che lavorano di sabato non si tiene conto, come non si tiene conto delle ben più rilevanti esigenze didattiche. Infatti per i ragazzi rimanere a scuola ogni giorno sino alle 14, non è certo produttivo, in quanto non favorisce lo studio e l’apprendimento personale, abitua all’idea che si fa tutto a scuola, mentre oggi diventa sempre più importante imparare ad imparare, anche da soli, con una mentalità duttile e flessibile. Per apprendere prevalentemente in classe ci vorrebbe un’organizzazione delle nostre scuole completamente diversa fin dalla prima classe elementare, un’organizzazione per gruppi-classe molto meno numerosi di quelli ormai abituali da noi, una presenza di docenti e una disponibilità di strutture molto più ampia di quelle che la nostra scuola fornisce, quindi … ancora una questione di soldi, tanti soldi… Per dire che soldi non ce ne sono abbiamo un’altra spia: nell’intervista di lunedì 15 settembre, infatti, il Ministro dell’Istruzione Giannini ha presentato come innovativa la proposta di affidare gli esami di maturità unicamente agli insegnanti della classe, con un presidente esterno, ma che non venga da lontano… (non è il caso, sembra voler dire il Ministro!). È veramente maldestro il tentativo di far apparire questa novità sulla maturità come un’innovazione, da un lato perché questa forma di esame è già stata sperimentata negli anni passati, poi superata con la commissione mista (interni ed esterni), dall’altro perché risulta evidente a chiunque che si tratta di un’inutile ripetizione dello scrutinio finale o, e questo è peggio, di un suo annullamento con il conseguente affidare la valutazione degli alunni ad una casuale prova suppletiva. Resta poi l’enorme problema di che cosa oggi sia importante imparare a scuola e qui avverrà il grande confronto-scontro tra gli specialisti delle discipline e i pedagogisti, speriamo con la capacità di una visione e di una sintesi chiara, opportuna, efficace, evitando quei tira e molla, quei togli e metti tra le varie discipline che abbiamo visto in questi ultimi anni, in cui più che veri interessi didattici e culturali hanno pesato spinte corporative di gruppi e categorie. Ma tutto questo, per una demagogica parvenza di democrazia, viene dato in pasto alla rete: tutti possono dire tutto sulla scuola! Allo stesso modo allora tutti potremo dire le nostre opinioni (e pretendere di essere ascoltati!) sulla formazione della nazionale di calcio, perché pare che in Italia le competenze contino sempre meno, almeno a livello politico, surclassate dalla ricerca di acquisizione del consenso, secondo il metodo Renzi, che ieri in Parlamento sulla scuola ha sorvolato: perché?

domenica 14 settembre 2014

A ME CHE IMPORTA? Carlo Biancheri

«A me che importa?» ha detto oggi il papa nel cimitero di Redipuglia citando Caino che così risponde a Dio riguardo alla sorte di suo fratello Abele. Si riferiva il papa all’insensatezza della guerra, come più volte ribadito dal magistero ordinario e da quello solenne della Chiesa, alle vite spezzate per nulla, alle tragedie dovute alla cupidigia degli imbecilli, reggitori di popoli. La vita è, in fondo, una scelta tra la ricerca della solidarietà, del vivere insieme, e la violenza, la prepotenza , l’egoismo. ‘Me ne frego’ diceva il Mussolini e i suoi fascisti e anche oggi gli epigoni, come quella donna apportatrice di divisione, aggressiva della Le Pen, seguono lo stesso approccio: ci sono io innanzi tutto, prima di tutto ed il resto deve esser subordinato ai desiderata soggettivi. Per contrasto, si parva licet, ci vengono in mente le parole, a nostro avviso dissennate, del segretario di quel movimento leghista che auspica la fine di ‘Mare nostrum’ per lasciare chi fugge con bambini al loro destino: a me che importa? appunto… Anzi, c’è qualcuno del suo movimento che dice pure che i migranti se li deve prendere il papa in Vaticano… È mai possibile che i gestori dei mass media che spessissimo dimostrano nell’eloquio un’ignoranza crassa e la totale nescienza di ciò di cui parlano ci propinino in continuazione dichiarazioni di un personaggio politico, il Salvini, che va in viaggio col Razzi in Corea del Nord e che ce la descrive come una sorta di Svizzera? Come si formano le nuove generazioni a sentire queste sciocchezze? Non conosciamo la cultura del segretario leghista, ma se è al corrente della storia romana da cui noi continuiamo ad esser marcati (lasci perdere i celti che non hanno lasciato traccia, con buona pace del Miglio…) dovrebbe sapere: desertum fecerunt et pacem appellaverunt (hanno fatto un deserto e l’han chiamato pace…), come scrive Tacito. A me che importa… Forse è la chiave di questo tempo dell’effimero, del successo a tutti i costi, del denaro, del narcisismo, del fare senza sapere perché fare, del piacere ininterrotto, dell’angoscia e quindi della fuga, del sogno senza soluzione di continuità con la realtà. Caino è incapace di piangere, ha detto ancora il papa e, infatti, oggi quanti sono sensibili alle esigenze degli altri? Si piange per la morte dell’orsa, ma per la sorte di un povero? Che vita è questa? Non siamo per caso come al tempo dei monaci in Egitto che lasciavano Alessandria, sentina di vizi, per protesta e si rifugiavano nel deserto della Tebaide per ritrovare l’uomo. Nessun contemptus mundi come hanno scritto per secoli dei superficiali disinformati, ma protesta di fronte ad una società che aveva smarrito il volto dell’uomo. Anche noi oggi, mettendo al centro il benessere soggettivo, discettiamo di procreazione assistita per i singles o di eutanasia. Alla fine dell’impero romano, lo abbiamo già ricordato, il prete pagano Svetonio, descrive i barbari che entrano in Roma e dice che i romani con vesti sontuose «e morivano e ridevano» (et…et… in latino indica simultaneità).Ci siamo?