sabato 25 dicembre 2021

LA POLITICA DELLA TATTICA A SCAPITO DELLA STRATEGIA


Carlo Biancheri

Il lamentevole quadro delle posizioni che assumono le principali forze politiche presenti in Parlamento, sia nell’imminenza dell’elezione del Capo dello Stato che nel disegno complessivo delle azioni da intraprendere per affrontare i mali italici, pongono la questione se questa classe politica non sia affatto la selezione dei migliori ma corrisponda perfettamente al decadimento dei molti nel paese che rivendicano diritti senza porsi i problemi dei doveri della vita comune.
«La DC è un partito di centro che guarda verso sinistra»: si tratta della famosa definizione di De Gasperi, criticata da don Sturzo, ma ripresa da Moro, prima del compromesso storico. C’era un centro nella vita politica italiana che poi ha perso la sua ispirazione cristiana, essendo permeabile ad ingressi di personaggi di puro potere, spesso affiliati alle logge e non a quelle deviate, come si affrettano a precisare sui media ad ogni piè sospinto. Il centro corrispondeva ad un modo di sentire comune della maggioranza degli elettori che avevano ben capito che i regimi ad economia centralizzata portavano dritti a dittature che riducevano la popolazione a soldatini e ad un livello di vita di sopravvivenza. Tanti frequentatori di salotti, intellettuali di letture mirate, di sinistra, hanno disegnato per anni scenari di giustizia sociale che ignoravano completamente le malefatte del socialismo storico e non c’è bisogno di aver letto quel che è uscito sui gulag per sapere quali macerie umane abbiano provocato coloro che volevano restaurare l’Eden in terra, teorizzato da Marx; basta aver vissuto in uno dei paesi dell’Europa dell’Est. Occorre assicurare la libertà del mercato che, tuttavia, come diceva Keynes, deve esser controllato per non diventare giungla (v. Thatcher e Blair).
Il Pd, ancor prima del ritorno dalla Gallia dell’effimero Letta, aveva cannibalizzato i suoi centristi, tornando all’insegnamento impartito a suo tempo dalla scuola delle Frattocchie del Pc con discepoli come D’Alema o il guru Bettini e giù per li rami. Secondo questa scuola di pensiero l’obiettivo principale della vita politica è la conquista del potere, separando mezzi e fini. Una volta conquistato il potere si deciderà che farne per realizzare la giustizia sociale, incentrata, sia chiaro, sul concetto di giustizia commutativa: a ciascuno lo stesso, indipendentemente dal merito; in Marx non esiste la giustizia distributiva e cioè quella che prevede che ad ognuno venga dato ciò che gli spetta in base ai bisogni e al merito, si preferisce l’ugualitarismo.
In questo contesto si capisce la scelta di proporre ‘campi larghi’ dove però il manovratore è chi condivide questa impostazione che poi discende da quel Lenin che sosteneva che la vita politica è come la corsa su un tram: ad ogni fermata la gente sale e scende ma noi (comunisti) saremo gli ultimi a scendere perché l’obiettivo è la gestione del potere e cioè l’opposto di una visione liberale o se si vuole di libera iniziativa di mercato.
Tornando da Parigi l’effimero Letta ha dichiarato di essersi radicalizzato avendo letto Mounier, un personalista cristiano che nessuno cita più perché si è finalmente compresa l’inconsistenza dell’esistenzialismo e cioè il primato dell’esistenza a scapito dell’essenza delle cose: c’è un ritorno al realismo, ad Aristotele, per fortuna. Non ha letto il Maritain de L’umanesimo integrale (troppo difficile?) che forse avrebbe delineato un quadro più complesso, in quanto realista e, ohibò (…), tomista, come Chenu peraltro…, estensore della famosissima costituzione conciliare Gaudium et Spes.
È adesso il teorico del campo largo, delle agorà, cioè dibattiti guidati…, e, soprattutto, dell’alternanza destra/sinistra e cioè Letta-Conte, Salvini-Meloni: una magnifica prospettiva…
Per noi questa impalcatura è profondamente errata perché la politica consiste nel formulare proposte (non solo proteste) e la prima scelta da fare è quella di decidere se togliere ad alcuni per dare ad altri o invece cercare di far crescere la torta con investimenti e produttività il che comporta scuola e formazione, ricerca, amministrazione pubblica efficiente e non potentati senza controlli che si trasformano in centri di potere, come le società pubbliche dove la proprietà del capitale passa alla gestione di gruppi di affiliati, talora tecnici, legati a politici: da decenni non si sono visti i successori di un Mattei, per intenderci.
Non si possono creare gruppi o, se preferite, unione di partiti che dovrebbero rappresentare classi sociali omogenee semplicemente per ragioni tattiche. Se il Pd si allea con un gruppo di incapaci che si ispira a Scientology (v. Casaleggio), quando mai potrà riuscire a formulare delle proposte serie? L’unità si fonda sui programmi e il M5S propone solo pasticci.
Ora che è chiaro a tutti che il ‘nonno’ vuole andare al Quirinale anche perché con un altro Presidente della Repubblica sarebbe durissima tenere insieme una maggioranza come l’attuale, in grado di portare avanti i progetti epocali del Pnrr: il grosso dei soldi non è arrivato e con Bruxelles sarà dura con la nostra amministrazione tenere i tempi, gli stati di avanzamento lavori; la pubblica amministrazione non è ancora in grado di pagare a tempo i fornitori!
Senza il ‘nonno’ c’è il panico e nessun Presidente del Consiglio sarebbe in grado di dire di fronte alle sciocchezze di certi ministri: adesso basta. E poi c’è il quadro internazionale, giacché siamo in un regime di liberalizzazione dei movimenti di capitali e quindi gli investimenti sono volatili, non solo con le delocalizzazioni ma anche con la propensione ad investire da parte estera, giacché i campioni nazionali sono per lo più privi di visione e di propensione al rischio: socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti.
In Italia l’evasione fiscale da sempre è uno scandalo eppure i nostri tenori della sinistra fanno proposte di redistribuzione, partendo dall’assunto che la dichiarazione dei redditi corrisponda alla ricchezza reale del paese; ora mi dovreste dire se è mai possibile che i ricchi in Italia siano solo l’1% che dichiarano oltre centomila Euro! E i Suv che vediamo, le barche, le ville appartengono tutte a quei ricconi attivissimi a comprare che dichiarano oltre centomila Euro? Questo è il mendacio e la mistificazione: si deve redistribuire sapendo esattamente dove si va a colpire, non rendendo responsabili magari gli onesti di mali di un sistema che non funziona.
Ecco perché i personaggi alla Letta nel Pd sono utili… ad alcuni e sono responsabili perché incapaci di formulare proposte che non siano solo quelle della difesa ad oltranza di diritti civili con ddl fatti con i piedi.

LETTERE

 Caro Biancheri,


la spero bene in questi tempi difficili, anche se vedo che da tempo non scrive più nulla sul blog e devo dire che in verità le sue riflessioni e considerazioni mi mancano! Ora vorrei confrontarmi con lei su una
questione: il papa Francesco, anche nella Messa di Natale (chissà perché anticipata?) ha pregato per tanti infelici e sofferenti, ma non ha detto una parola per chi, come me, ha perso persone care per il covid, non ha detto una preghiera perché il Signore ci liberi da questo male, come mai se ne dicono nelle Preghiere dei fedeli alla domenica nelle varie chiese. Neppure una parola sul covid, neppure un accenno, nemmeno
nominato. Eppure è un problema, una ragione di ansia, di soffrenza, di preoccupazione che al momento ci travaglia tutti in tutto il mondo. Lei ha qualche idea riguardo a questo silenzio?

Auguri di felicità in questo Natale.

Renato Santoro



Grazie per le sue parole e anche a lei un augurio di Buon Natale con buona pace dell'ideologia massonica della Commissione europea che suggeriva di dire buone feste... Buone feste di che? Perché  il tempo passa? E c'è  un nuovo anno? Noi abbiamo una speranza diversa e cioè che il dolore cessi e che il velo cada... Ricorda? Il lupo e l'agnello si abbracceranno,pace e giustizia regneranno... e  poi beati coloro che piangono perché  saranno consolati .. .non qui nell'Eskaton...
Per comprendere questo papa bisogna conoscere i gesuiti, molti dei quali col loro volontarismo prometeico rischiano l'eresia pelagiana: ci si salva con il solo sforzo umano e la grazia di Dio è una superfetazione. Il papa cita la leggenda del grande Inquisitore ma non dice che Dostoevskij scrive, non a caso, che il cardinale, che rinfaccia a Cristo di essere tornato, è un gesuita e gli dice: ci pensiamo noi a questa gente che ci ubbidirà... Se la prende col clericalismo ma lui forse non è clericale col suo autoritarismo e l' autoreferenzialità?
Predica il secondo comandamento e cioè  l'amore del prossimo ma dimenticando spesso il primo e cioè  l'amore di Dio; il secondo comandamento da solo non si regge e, infatti, tutti i modernisti predicano l'amore con l'odio per gli avversari, esattamente come gli immanentisti che promettono l'utopia, cioè  l'Eden in terra.
Ciò  detto, non dobbiamo diventare donatisti o catari o bogomili (che è la stessa cosa...): nessuno è perfetto perché  siamo umani anche se il popolo di cui io faccio parte e che non conta nulla nella Chiesa vorrebbe  pastori come san Benedetto che parla della vita di Dio e cioè  al cuore e non delle cose da fare  trasformando  la religione in etica: i gesuiti il Vangelo di Giovanni non lo citano quasi mai, papa incluso.
San Filippo Neri, il secondo apostolo di Roma, diceva ai suoi di non predicare con lo stile 'parisino', cioè  gesuitico, e metteva al centro della vita spirituale degli oratoriani l'umiltà (non la volontà...) come Francesco piccolino sposava Madonna povertà.
Ma di grandi santi ce n'è  uno per secolo, se va bene, e, quindi, ci basti ricordacene e frequentarli con quello che ci hanno lasciato.

Carlo Biancheri



venerdì 29 ottobre 2021

SUPERMARIO, ATTENTO ALLA CRIPTONITE!

Carlo Biancheri

Educato dai gesuiti e quindi al volontarismo, alla razionalità, all’astuzia, alla dissimulazione, senza spazio per sentimenti, allo scopo di raggiungere il risultato prefissato ad ogni costo.
Abituato ad un atteggiamento atarassico, tipico dei banchieri di alto profilo, sostenuto fin da giovane assistente universitario da ambienti andreottiani, successivamente entrato nell’inner circle che ne ha tracciato la carriera: Executive Director alla Banca Mondiale per l’Italia, Direttore generale del Tesoro, Governatore della Banca d’Italia, presidente del Financial Stability Board e della BCE, con parentesi a Goldman Sachs.
Deciso nelle scelte, ha in breve tempo raggiunto risultati di tutto rilievo al governo del paese, come la vaccinazione in pochi mesi di una percentuale di italiani molto elevata che consente, al momento, di contenere una malattia sconosciuta. Se il ciarliero avvocato del popolo avesse continuato la sua corsa saremmo ancora qui a discutere di primule nelle piazze, dell’utilità del vaccino, col telepredicatore ora indagato per certe mascherine non a norma arrivate dalla Cina e strenuamente difeso dal giornaletto ‘Il fatto quotidiano’.
A ciò aggiungasi la fiducia dei mercati finanziari in Draghi e nel suo governo, il che è fondamentale per il paese non solo per lo spread dei titoli di Stato o per il rating delle agenzie, ma perché favorisce i flussi in entrata cioè gli investimenti, in contrasto col manicheismo corrente che reputa la finanza un male in sé. I nuovi manichei, numerosi tra i cattolici insieme ai fideisti del socialismo reale, ignorano quanta parte abbiano avuto i francescani nel creare il sistema finanziario, dall’istituzione dei Monti di pietà e quindi il pegno, l’interesse…, alla partita doppia di Paciolo, ecc. La pletora di incompetenti che parlano nei talk shows televisivi sono all’oscuro del fatto che si lotta contro la povertà in primo luogo facendo crescere la torta/paese e mettendovi ordine, in un regime di liberalizzazione di movimenti di capitali nel quale viviamo, piuttosto che porre tutta l’enfasi sulla redistribuzione interna: nessuno di coloro che parlano hanno, all’evidenza, mai visto un sistema socialista da vicino ma a ciò supplisce l’immaginazione, fervida in Italia.
Senza Draghi al timone i fondi del Pnrr non saranno utilizzati e neppure arriveranno e, quindi, SuperMario è indispensabile ma deve stare attento come Nembo Kid alla criptonite.
Questa pietra che indebolisce Superman consiste nel sottovalutare l’arretratezza del paese: in pratica occorre evitare il vizio illuministico delle riforme a tavolino o se vogliamo fare un esempio quello di voler guidare una Ferrari col motorino di una 500.
Nel prendere contezza della realtà va riconosciuto che la nostra classe politica è, per essere gentili, dilettantesca.
La sinistra celebra le vittorie alle recenti elezioni amministrative facilitate da candidati della destra pescati, in alcuni casi, alla maniera di quei concorrenti della trasmissione televisiva La corrida. Omette di riconoscere che il partito vincente è stato, ahimé, quello degli astenuti anche se l’affermazione dei suoi eletti fà tirare un respiro di sollievo per chi voglia qualcosa che assomigli alla normalità.
L’effimero Letta, peraltro, non ne azzecca una e continua con la parità di genere, indipendente dal merito, forse non capendo che mettere una donna cortese all’apparenza, come capogruppo, e tuttavia incapace di ascoltare le ragioni altrui, convinta che la propria verità sia assoluta tanto da voler imporre, come nel caso del ddl Zan, norme stupide al paese – v. la teoria del gender da insegnare ai bambini o l’incertezza delle definizioni legislative lasciate alle decisioni giurisprudenziali- fa pensare che il Segretario Pd preferisca apparire piuttosto che Essere. Inoltre privilegia il metodo – le Agorà- rispetto ai contenuti da discutere – Cartesio docet con le sue false geometrie…-né sembra che il nuovo Ulivo abbia qualche spazio perché l’alleanza con la setta 5S risponde semplicemente al vecchio adagio che discende dalla tradizione leninista (o milazziana?) e cioè che quel che conta è la gestione del potere con chicchessia a prescindere da quel che si crede: sembra che il centro non abbia alcuna intenzione di stare con l’armata di Brancaleone populista e allora?
D’altronde la destra porterebbe il paese in una situazione analoga a quella in cui ci trovavamo con l’Avvocato del popolo alla guida del governo giallo-verde, e cioè isolati dal mondo, sostenitori (allora) di Maduro, dei sovranisti, di Putin e, successivamente, dei gilets gialli in Francia…: purtroppo la gente dimentica in fretta.
La giovine Meloni, descritta da taluni come intelligentissima, è digiuna di qualsivoglia idea economica oltre ad essere alleata con soggetti come Trump o il gruppo strafascista di Vox in Spagna e poi Orbàn…, senza menzionare Le Pen in Francia, appannaggio del giovanotto cresciuto al bar Sport di Milano Rogoredo; entrambi aspirano a guidare il governo: le monde à l’envers, direbbero i francesi.
In generale, sia le forze politiche che i sindacati pensano che la spesa pubblica sia una variabile indipendente e, quindi, c’è una gara a chi chiede di più, salvo poi cercare di far pagare il conto alla UE.
Ma la criptonite non si ferma al materiale umano ed ai partiti che seguono l’ultimo conformismo di successo privi di visione, di un’idea propria sensata, c’è anche la Pubblica Amministrazione in senso lato.
Risponde a logiche autoreferenziali che prescindono il più delle volte dal risultato ottenuto nel proprio operare. La dirigenza si prefigge di non assumere responsabilità personali che i politici cercano di scaricare… Tutto si risolve, di conseguenza, nel rispetto della procedura mentre il merito delle scelte è residuale. Solo così si spiegano le perdite colossali dello Stato, la mala gestio di tanti interventi che si tratti di banche o di strade e ponti o di ordini di forniture, la costante è quella di rispettare il procedimento e poi vada come vada. Ne consegue la lentezza esasperante nella realizzazione dei progetti, l’inefficienza degli interventi, regolamenti fatti per rendere impossibile ai cittadini un accesso agevole alla PA, leggi inapplicabili ed inapplicate, assenza di controlli efficaci degli organi a ciò preposti ed una pletora di enti inutili come quelli di ricerca del lavoro o di formazione professionale.
Tutto ciò premesso, ci viene in soccorso l’amato Manzoni che nel descrivere la biblioteca di don Ferrante ed i vari argomenti di cui trattavano i volumi in essa contenuti, scrive che il suddetto don Ferrante diceva spesso: Cos’è mai la storia senza la politica? Una guida che cammina, cammina, con nessuno dietro che impari la strada e per conseguenza butta via i suoi passi…
Per evitare il pericolo della criptonite sarà bene controllare chi segue il cammino…

 

 

mercoledì 22 settembre 2021

ANCORA SUL PAPA...

Ora nel "bar sport" c'è entrato anche il papa Francesco che ha messo in piazza tutti i gossip del Vaticano con le manovre contro di lui. Ma si è mai sentito un papa che voli così basso? Abbiamo capito: il Vaticano è in predaa una lotta tra bande!

Eugenio Belmonte


Forse c'è da ampliare la visione e cercare di verificare in che cosa crede la Chiesa oggi.
C'è fede nella Chiesa o prevale l'istituzione fine a sé stessa e lo stuolo di funzionari chierici in carriera? Questo papa sembra un tipico prodotto gesuitico: vuole conquistare il mondo con i mezzi del mondo, cioè piacere al mondo. Basta leggere le Lettres provinciales di Pascal, quello che Scalfari, amico di Bergoglio, vuole santificare (!), per accorgersi che aveva capito molto bene la logica pastorale: i gesuiti vengono descritti come relativisti o quasi pelagiani cioè, col loro volontarismo e con l'ansia del risultato da ottenere a qualsiasi costo, appaiono credere che l'uomo di salvi senza l'aiuto della Grazia...: in pratica, un approccio immanentista. E lo aveva capito benissimo anche Dostoevskij nella Leggenda del Grande Inquisitore ne I Karamazov, proprio quella che, curiosamente, il papa ha citato di recente come esempio da seguire, omettendo di dire che il cardinale che rinfaccia a Cristo di essere tornato nel mondo è un gesuita! Manca l'umiltà -non basta l'obbedienza- e infatti san Filippo Neri, amico di Ignazio, gesuita non lo divenne mai e raccomandava ai suoi: 'guardatevi dalle omelie parisine', cioè con mille citazioni universitarie... quelle, appunto, dei gesuiti del tempo.
Pascal nelle Lettres succitate scriveva che i gesuiti consideravano la gente così corrotta da dover proporre una etica minima, relativa (il bene possibile? v. Amoris Laetitia...) e per questo quel che è proibito 'al di qua di un fiume, è consentito dall'altra parte' (il papa più volte ha auspicato che le Conferenze episcopali decidano in autonomia anche su questioni che hanno una portata generale...).
La cultura proveniente dalla 'fine del mondo' di cui è tributario l'attuale papa, su certi temi è pasticciata: così cita nelle sue encicliche Teilhard, un evoluzionista, già condannato dalla Chiesa e seguace di una teoria ottocentesca considerata dogma ed insegnata come plausibile nelle scuole: discendiamo dalla scimmia, manca un anello... ma non importa..., e, soprattutto, il pensiero teilhardiano confonde i piani: progresso umano e salvezza cristiana.
Il papa ha dichiarato che in teologia san Tommaso va bene ma non comprende che il tomismo è come un grande dormitorio pubblico dove la gente entra ed esce ad ogni ora: ti addormenti vicino a san Tommaso e ti svegli la mattina con Hegel accanto. Bontadini alla Cattolica docet...
Nella Chiesa di oggi si pensa che il progresso storico sia, comunque, positivo ma anche i nazisti la pensavano così, come la Chiesa nazionale tedesca, quella protestante (di Bonhoeffer ce n'era uno...), che vedeva nel nazismo la religiosità moderna...
San Carlo Borromeo fu l'ideatore dei seminari poi istituiti dal Concilio di Trento perché i preti della sua diocesi li trovava nelle bettole, la sera... e non c'era formazione né selezione: si diventava preti dopo un paio d'anni..., tuttavia l'insegnamento dei seminari attuali è pessimo, salvo eccezioni. Non che tutti i preti debbano essere degli intellettuali ma per capire problemi complessi occorre che la teologia si fondi su una filosofia corretta, come insegna Maritain, altrimenti sbanda e la fede si riduce ad affettività, ad esperienza, a psicologismo, diffusissimo oggi.
E allora la seconda venuta di Cristo in che consiste? Si recita nel Credo ma chi lo aspetta ed agisce di conseguenza nella Chiesa?
Responsabile quindi non è solo il papa ma soprattutto tutti coloro che lo hanno eletto e chi pedissequamente segue la linea in modo burocratico: si pensi alle banali preghiere cosiddette dei fedeli nella liturgia domenicale, preparate non si sa da chi e che propugnano giustizia sociale, assistenza ai governanti, tutela del creato... insomma un servilismo che non ha nulla a che fare con la preghiera.
Altro che chi vuol essere primo sia l'ultimo! 
Comunque, come insegna san Giacomo, la cartina di tornasole della fede sono le opere..., con buona pace di Lutero.

Carlo Biancheri

martedì 31 agosto 2021

LA NAVICELLA NELLA PROCELLA

 

Rosa Elisa Giangoia

Come evidenzia Andrea Riccardi nel suo recente La Chiesa brucia. Crisi e futuro del cristianesimo, facendo seguito a molte analisi di sociologia religiosa degli ultimi anni in Italia e in Europa, dobbiamo renderci conto che viviamo in una fase di crescente scristianizzazione, sempre in progressiva crescita e diffusione. La situazione è resa evidente dalla continua riduzione delle pratiche religiose (scarsa frequenza alla Messa, diminuzione dei sacramenti del battesimo, della cresima, del matrimonio, dell’estrema unzione), diminuzione della scelta dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole (a cui peraltro, né il Ministero, né le singole scuole sanno contrapporre qualcosa di valido e significativo), crollo dell’associazionismo cattolico tradizionale e anche diminuzione delle adesioni ai nuovi movimenti con una certa qual tenuta solo delle forme associative di spiritualità e carismatiche, calo crescente delle vocazioni, con conseguente problema della diffusa presenza di sacerdoti provenienti dal Terzo Mondo, differenti per mentalità e formazione culturale, sovente anche con problemi di comunicazione per scarse dimestichezze linguistiche, e ancora, sempre minore incidenza della presenza cattolica nella vita pubblica.
Abbiamo certo consapevolezza che non sia migliore la situazione nelle aree della riforma protestante, come del fatto che storicamente in passato ci siano stati momenti di forte crisi del cattolicesimo, fin dalle origini , al tempo delle grandi eresie, poi, oltre al tempo dello scisma luterano, quello del laicismo razionalista a seguito della Rivoluzione Francese, del positivismo massonico di fine Ottocento e del diffuso materialismo storico marxista del Novecento, ma in tutti questi momenti è sempre rimasto un diffuso fondo popolare di fedeltà alla fede cattolica e di adesione morale, in contrapposizione a élite ideologizzate su basi intellettuali, mentre oggi il laicismo, di matrice edonistica e amorale, è ampiamente diffuso a livello popolare, anche per l’influsso massmediatico, determinando una radicalizzazione di individualismo e di mancanza di valori profonda.
Tutto questo ha determinato l’accentuarsi di una crisi che ha le sue radici fin dal dopoguerra e di fronte alla quale è venuta a incagliarsi la volontà riformatrice di papa Francesco impossibilitato a risolvere dall’alto, attraverso una pratica riformistica, problemi di larga diffusione e profonda radicalizzazione. Il creare modifiche e riforme determina divisioni e contrapposizioni, con la rinuncia a cercare il consenso di una parte consistente della Chiesa. Come insegna san Paolo è importante evitare divisioni e contrapposizioni, per essere tutti di Cristo.
Il problema può essere sì la Curia Romana che forse noi, dal di fuori, conosciamo troppo poco nelle sue dinamiche relazionali, di organigramma e di potere, come fa da schermo alla vera realtà della Chiesa la personalizzazione di questioni e problemi che riguardano un singolo o una realtà limitata, di cui non ci è dato conoscere la specifica problematica (come per i casi recenti di Becciu o di Bose), dati in pasto all’enfatizzazione massmediatica, con la conseguenza di perdere di vista la comunità con le sue attese e le sue aspirazioni. Il vero obiettivo deve essere quello di riuscire a parlare di nuovo al popolo di Dio con parole convincenti: sono le parole che hanno convinto 2000 anni fa ad abbandonare gli dei pagani per Gesù, sono le parole che hanno convinto i popoli del Terzo Mondo a lasciare le loro divinità e i loro riti, sempre per Gesù, perché nel Vangelo ci sono le parole nuove, che sono quelle della fraternità, ma anche e soprattutto quelle della promessa nella resurrezione per la vita eterna.
Come al tempo di Agostino e delle grandi eresie (manicheismo, donatismo) si tratta di riflettere dove si trova il punto di unità dei credenti e cioè occorre capire chi siano quelli che pensano che i dogmi sono solo l’espressione di una credenza di un tempo e che il messaggio cristiano si riduca alla fraternità, alla solidarietà umana; chi crede che la vita non finisca qui e chi invece pensa che la Rivelazione non sia conclusa (in contrasto col Vaticano II), anzi che continui nella Storia che ci dice oggi che il punto Omega è l’attuazione del secondo comandamento (ama il prossimo tuo) senza domandarsi oltre.
Naturalmente in questo quadro vanno visti i sacramenti, i precetti e il ruolo delle donne (in chiave storicistica infatti si sostiene il sacerdozio a motivo della parità di genere… ma alle origini c’erano solo diaconesse, come Febe, e non sacerdotesse, nonostante Cristo avesse violato tante norme e avesse con sé donne come Marta e Maria, nonché Maddalena cui appare per primo risorto… non annovera nessuna donna tra gli apostoli).
La Chiesa inoltre oggi sembra voler abbandonare l’Europa, considerandola ormai irreparabilmente perduta, invece di farne il terreno di una rinnovata evangelizzazione in dialogo e confronto con la mentalità dominante. Bisogna riconoscere all’Europa il merito di una lunga tenuta della fede cristiana, l’aver sconfitto il materialismo storico marxista e anche l’essersi impegnata nell’evangelizzazione del mondo. Sopravvalutare il Terzo Mondo è rischioso. Chi dice che il futuro della fede cristiana sarà in Africa, in Asia e in America Latina dimostra una superficialità sconvolgente perché elude la domanda di che tipo di fede sia professata. Certo è l’opposto di quella occidentale modernista.
Forse un Vaticano III sarebbe pericoloso perché la Chiesa non è pronta, ma le divisioni provocate da un papa possibilista che lascia spazio ad una fede fai da te (libertà dottrinale alle conferenze episcopali), governa in modo dittatoriale, quasi come capo di una fazione ecclesiastica, non dà risposte ai dubbi che gli vengono presentati, lasciando nell’incertezza, si pone come divisivo per il gregge, per cui si richiede un chiarimento sul kerigma.
Probabilmente bisogna rinunciare al trionfalismo ed accettare il ‘piccolo gregge’, un insieme esemplare per fede, speranza e carità, capace di attrarre chi è al di fuori.
Ma nulla si farà se permane l’ignoranza teologica e se nelle Università pontificie i nuovi preti, i religiosi e le religiose saranno formati su una teologia scivolosa… e soprattutto con una spiritualità inesistente, prospettando loro piuttosto una carriera, quasi si tratti di un cursus honorum.