giovedì 28 novembre 2019

LA LEGA, MELONI E L'ALTO TRADIMENTO

Carlo Biancheri

L’articolo 90 della Costituzione prevede il reato di alto tradimento e di attentato alla Costituzione, limitatamente alla figura del Capo dello Stato, mentre l’articolo 241 del codice penale  si riferisce ad atti violenti diretti e idonei a sottoporre il territorio dello Stato o una parte di esso alla sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare l’indipendenza o l’unità dello Stato… In entrambi i casi l’accusa lanciata dal capitano del bar Sport di Milano Rogoredo e dalla piccola Meloni di alto tradimento al Presidente del Consiglio per non aver informato, secondo loro  (…), il parlamento italiano sulle modifiche al Trattato relativo al Fondo c.d. salva Stati, negoziato in sede europea da oltre un anno, si fonda su allucinazioni soggettive non su fondamenti giuridici.
Oggi alla Camera, in preda a crisi isterica, un gruppo di gente della Lega e la piccola Meloni hanno inscenato una vergognosa gazzarra rilanciando l’accusa di tradimento e qui le ipotesi sono due: o sono degli ignoranti ed allora è gravissimo che siedano su quei banchi, o mentono sapendo di mentire e allora agiscono contro l’interesse del paese e loro sì che tradiscono il bene dell’Italia.
I fomentatori di quest’atteggiamento sedizioso sono i soliti pseudo-economisti del capitano che continuano pervicacemente a lavorare per mettere il paese in situazioni tali da esser sbattuto fuori dalla moneta unica.
Il fondo, grazie al cielo, non serve all’Italia e non è servito neppure nel 2011 quando abbiamo rischiato parecchio, e ciò è dovuto anche all’alto risparmio delle famiglie che gioca – imparino i commentatori delle varie televisioni con una preparazione da somari- in quanto i mercati finanziari giudicano la situazione di uno Stato nel suo insieme: debito pubblico, debito privato, tasso di crescita, produttività ecc. che consentono di valutare la sostenibilità del debito pubblico.
Per giunta la piccola, piccola Meloni ha affermato che il nostro contributo al fondo/MES, peraltro già versato da anni (ciò di cui stiamo parlando è una modifica di qualcosa che già esiste) servirà a salvare le banche tedesche che dovranno affrontare catastrofi dopo la Brexit: ha la palla di cristallo!
Come al mercato rionale questi ragionano così: se mi conviene lo prendo, altrimenti no; non pensano minimamente che quando si fa parte di un condominio, occorre sostenere le spese, ripartite tra tutti i condomini, anche quando il danno si verifica  ad un altro condomino, perché il palazzo è unico.
In realtà, l’esistenza del MES è un’opportunità per l’Italia e, come abbiamo scritto, saranno i contenuti successivi, le procedure su cui bisognerà essere attenti.
Alla destra, incluse le signorine di Forza Italia senza un capello fuori posto e trucco perfetto, basta gridare: il contenuto di quel che dicono non rileva, ma il guaio è che chi non conosce queste cose li segue, salvo accorgersi a cose fatte del disastro  in cui li hanno condotti.

martedì 26 novembre 2019

LE PRODEZZE DEL CAPITANO

Carlo Biancheri

In Agosto dell’anno in corso abbiamo scampato un pericolo grave: il soggetto che ringrazia per gli applausi a mani giunte -un gesto del tipo paccottiglia orientale perché fuori contesto– voleva andare al voto per ‘avere i pieni poteri’ (sic), non sapendo come trovare ventitré miliardi di Euro per disinnescare le clausole di salvaguardia che avrebbero fatto aumentare l’IVA. Le spese che aveva imposte al governo Conte I, insieme al ragazzetto di Pomigliano d’Arco, erano troppe ed improduttive: quota 100, il reddito di cittadinanza, senza contare gli annunci da paese del bengodi, come tasse al 15% per tutti, e chi se ne frega del debito e dell’Europa; anzi, ottenuto il plebiscito, avrebbe sfidato l’Europa stessa, realizzando quel disordine che alcuni all’interno ed all’esterno della UE auspicano. Questa sceneggiata non era molto apprezzata dai mercati finanziari, dove gli analisti, facendo due conti, vedevano il rischio di un’uscita del paese dalla moneta unica, lasciando l’Italietta in balia degli uragani col presunto supporto della Russia di Putin, in ben altre faccende affacendato. Lo spread era di cento/centocinquanta punti superiore all’attuale, con dispendio di alcuni miliardi di Euro per tutti noi.
Ma gli italiani hanno nei geni quello di interessarsi soprattutto dei fatti loro – gli italiani si occupano solo del particulare, scrive Guicciardini ben cinquecento anni fa…-, con la conseguenza  di non  capire che ci sono interessi generali che riguardano tutti; il buon governo, illustrato negli affreschi di Siena di Ambrogio Lorenzetti, suppone  giustizia, prudenza, rinunce, rispetto, perché i cittadini possano vivere nell’ordine e nell’armonia; l’affresco è una divulgazione del pensiero di Tommaso d’Aquino, attualissimo peraltro, anche se misconosciuto da molti  degli odierni uomini di Chiesa che gli preferiscono Heidegger e l’intuizione dell’Essere, peraltro ineffabile e che, a ben vedere, si riduce all’esistente. C’è anche un affresco del cattivo governo con una città in rovina…, sempre a Siena. Un’attrazione fatale per il cupio dissolvi, una sorta di masochismo suicida, fa sì che una pletora di analfabeti di ritorno o di rabbiosi sostenga ancora il Salvini, il quale compare su tutte le televisioni e, soprattutto, nei canali RAI/EIAR che siamo costretti a pagare! Passi per gli Osci, ma ora anche in Emilia Romagna si vuol cambiare, per vedere l’effetto che fa… È fin troppo facile  comprendere che affidarsi ad un uomo solo significa immaturità, infantilismo, rifiuto di divenire adulti e cioè di scegliere. E certo la candidata leghista ha il dono di non essere simpatica e di fare proposte inconsistenti (quando le fa) eppure…
Dopo la visita all’anziano Ruini, responsabile di aver portato la Chiesa italiana a sostegno di Berlusconi oltre a numerose altre scelte sciagurate di tipo dottrinale, in combutta con i movimenti cristiani a cominciare da CL, apprendiamo che il Capitano è sempre più cattolico anche se si definisce ‘divorziato e peccatore’: andrà a Medjugorie, ha annunciato. È la nuova evangelizzazione che consiste nell’aderire ad una religione come si fa iscrivendosi al Club Milan (magari alla curva…): sono credente e peccatore, felice di esserlo. Purtroppo si dà il caso che nel Vangelo ci venga spiegato che non si possono servire due padroni (in questo caso Dio e la ricchezza): o amerà uno o odierà l’altro. Così il peccatore è accolto, come il figliuol prodigo, quando ‘vuole’ tornare alla casa del padre e chiedergli di esser trattato come uno dei suoi servi…, un po’ diverso dal dire: sono cattolico, viva la Madonnina, bacio il rosario, ma non prego, vado a Medjugorie – perché poi lì?- e mi comporto come sempre: non funziona così, Salvini; sarebbe come costruire una casa sulla sabbia o gettare un seme tra le spine… Per chi non è stolto come Pinocchio, ingannato dal gatto e dalla volpe, si capisce che si tratta di mera strumentalizzazione della fede altrui.
Sempre questo soggetto si scandalizza che il comico in disarmo si sia intrattenuto per oltre due ore con l’Ambasciatore cinese in Italia ma…, all’evidenza, non conosce il proverbio di quel bue che dà del cornuto all’asino… Grazie alle lungaggini della giustizia italiana non sappiamo ancora cosa ci facesse da ministro a Mosca, con un tal Savoini –chi lo conosce?- e, tuttavia, siamo informati da lui che ci stava meglio che a Bruxelles… Come chiamiamo tutto ciò?
E poi il MES che dovrebbe sostituire il fondo salva-Stati nella UE e le minacce al Conte, ormai Vis-Conte, di denuncia per altro tradimento – da che pulpito viene la predica…- per non avere informato il Parlamento. Ancora una volta i suoi consiglieri non lo hanno preparato bene perché hanno idee confuse: il problema non è il MES, ma i criteri per giudicare la sostenibilità del debito, le clausole che verrebbero imposte se venisse avanzata una richiesta del genere da parte dello Stato, la non estensione alle  banche di minori dimensioni, oltre a quelle definite sistemiche del meccanismo, in caso di crisi, e, soprattutto, la ponderazione sulla rischiosità dei titoli di Stato se passasse, per caso…, la proposta del ministro dell’economia tedesco… Tutta roba da negoziare che richiede non solo  gente preparata, ma anche avvezza alle trattative internazionali dove ha maggior peso chi rappresenta uno Stato membro credibile, non un paese con dei ragazzini come ministri o guidato da politici piazzisti che contano frottole a spron battuto. Non hanno forse detto in plenaria al Parlamento europeo:’Salvini, lei si prende impegni che non rispetta, lei è un fannullone!’?
Ne deriva che i professionisti della politica sono una iattura, così come quelli che si improvvisano statisti e pretendono di decidere per tutti senza le necessarie competenze.



giovedì 21 novembre 2019

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO


i dieci punti fondanti che stanno circolando in queste ore sui gruppi social delle Sardine:
1. I numeri valgono più della propaganda e delle fake news, per questo dobbiamo essere in tanti e far sapere alle persone che la pensano come noi che esiste questo gruppo;
2. È possibile cambiare l’inerzia di una retorica populista. Come? Utilizzando arte, bellezza, non violenza, creatività e ascolto;
3. La testa viene prima della pancia, o meglio, le emozioni vanno allineate al pensiero critico;
4. Le persone vengono prima degli account social. Perchè? Perchè sappiamo di essere persone reali, con facoltà di pensiero e azione. La piazza è parte del mondo reale ed è lì che vogliamo tornare;
5. Protagonista è la piazza, non gli organizzatori. Crediamo nella partecipazione;
6. Nessuna bandiera, nessun insulto, nessuna violenza. Siamo inclusivi;
7. Non siamo soli ma parte di relazioni umane. Mettiamoci in rete;
8. Siamo vulnerabili e accettiamo la commozione nello spettro delle emozioni possibili, nonché necessarie. Siamo empatici;
9. Le azioni mosse da interessi sono rispettabili, quelle fondate su gratuità e generosità degne di ammirazione. Riconoscere negli occhi degli altri, in una piazza, i propri valori, è un fatto intimo ma Rivoluzionario;
10. Se cambio io, non per questo cambia il mondo, ma qualcosa comincia a cambiare. Occorrono speranza e coraggio.

domenica 17 novembre 2019

IL CRISTIANESIMO E GLI ALTRI


Rosa Elisa Giangoia

 Il recente episodio della presenza della divinità inca Pachamama in alcune celebrazioni durante il sinodo per l’Amazonia ha riportato l’attenzione sul rapporto tra l’evangelizzazione e le culture su cui la predicazione cristiana si innesta.
Problema ricorrente nella storia del Cristianesimo che trova la sua radice nella predicazione del messaggio cristiano da parte di San Paolo. Anche papa Francesco nell’udienza pubblica del 6 novembre u.s. ha evidenziato lo «straordinario esempio di inculturazione del messaggio di fede», compiuto dall’apostolo ad Atene, non «aggredendo gli adoratori di idoli, ma facendosi “pontefice”, costruttore di ponti». Papa Francesco si riferisce ovviamente a quanto si legge negli Atti degli Apostoli (17, 16-34) in cui Paolo richiama l’attenzione dei suoi ascoltatori su un altare presente sull’Areopago a “un dio ignoto” al cui riguardo dice: «Colui che, senza conoscerlo, voi adorate, io ve lo annuncio».
Per capire a fondo questo testo, occorre fare alcune precisazioni. Questo “dio ignoto” non ha connotati, è un omaggio ad una divinità non definita, nello spirito sincretistico del mondo greco, un mondo che nel suo politeismo si sforzava di annoverare tutto il sovra-umano, avvalendosi dell’inclusività per mappare sempre più completamente il divino, pur consapevole dell’impossibilità di completezza. Per questo si aggiunge un “dio ignoto” per evitare di lasciar fuori qualcuno. Paolo, estraneo alla mentalità e alla tradizione devozionale del paganesimo, ne cambia profondamente il senso, in quanto supera l’idea di “un dio ignoto” e presenta “il dio ignoto”, cioè il vero Dio, che non si affianca e unisce agli altri, ma che, superando il limite del pluralismo panteista, diventa il Dio unico e vero, diversificandosi completamente dalle divinità del politeismo.
Poi Paolo continua il confronto e la discussione «nella sinagoga con i giudei e gli adoratori», ma anche «nell’agorà, giorno dopo giorno, con quelli che incontrava».
Da quest’azione missionaria di Paolo, che fin dall’inizio ha come linea guida la κρίσις, ovvero il giudizio e il discernimento, hanno preso avvio i Padri della Chiesa per riflettere sul difficile rapporto con il mondo pagano di cui progressivamente è stato recuperato e accolto solo quanto poteva essere accettabile dal Cristianesimo, privilegiando quanto riconosciuto pienamente umano e quindi propedeutico alla rivelazione cristiana, sempre senza sincretismi o condiscendenze politeistiche.
Di questo sono soprattutto testimonianza i martiri, la maggior parte dei quali nella Roma imperiale hanno subito il martirio per non aver voluto accettare la divinità dell’imperatore accanto a quella di Dio.
Nel lungo corso dei secoli il diffondersi dell’evangelizzazione ha dovuto entrare in rapporto con molte visioni antropologiche e culturali, prima in Europa e poi nel mondo. Anche la cristianizzazione dell’Europa è stata lenta e difficile, nel suo lungo progredire durato circa mille anni, durante i quali ha prevalso l’assimilazione della più alta cultura filosofica classica, prima con il predominio della linea platonica, successivamente eclissata dall’affermazione della metafisica aristotelica, che più faticosamente si è fatta strada nel tempo per la sua mancata acquisizione da parte della cultura latina classica. Ma anche le varie visioni antropologiche e culturali delle diverse aree europee, da quella celtica a quella germanica a quella slava, sono entrate in rapporto con la predicazione evangelica e, sottoposte alla κρίσις, hanno innervato il cristianesimo, sempre con l’accettazione di quanto fosse congruente con il messaggio evangelico.  Facciamo solo due esempi. Il cristianesimo ha fatto sparire in Gallia la pratica druidica dei sacrifici umani di cui ci dà testimonianza Cesare (De bello gallico, VI 16: «coloro che sono affetti da gravi malattie, e coloro che si trovano a rischio in battaglia, offrono vittime umane o fanno voto d’immolarne. […] credono che se non paghi la vita di un uomo con quella di un altro uomo, non si possa placare la maestà degli dei immortali. […] hanno fantocci di enorme grandezza le cui membra intessute di vimini vengono riempite di uomini vivi, incendiatili, gli uomini periscono tra le fiamme»), ma ha acquisito e valorizzato cristianamente il culto delle cime montane, ampiamente diffuso in Europa. Infatti i santuari sovente sono stati costruiti in alto. Esempio significativo è la straordinaria linea retta che lega Mont-Saint Michel in Francia (in cui il culto dell’Arcangelo avrebbe sostituito quello della divinità solare celtica Beleno) con la Sacra di San Michele in Piemonte (già prima castrum Romano con probabile culto di Mercurio) e con il Santuario di San Michele Arcangelo in Puglia, in cui il culto micaelico si sostituisce a credenze norreniche con l’attribuzione all’arcangelo di alcune virtù del dio germanico Odino.
Quello che storicamente il Cristianesimo ha determinato è stata, quindi, un’azione di purificazione e di raffinamento delle modalità delle varie culture in cui si è innestato.
Queste sono le linee guida dell’evangelizzazione che dalla elaborazione Patristica si sono imposte, senza concessioni al politeismo, nonostante le persecuzioni e i martiri, grazie anche alla scarsa contrapposizione che il politeismo pagano ha saputo elaborare a livello concettuale.
L’unica voce significativa che si è levata è stata quella di Simmaco, ultimo intellettuale difensore del politeismo pagano, che si contrappone alla fede nell’unico vero Dio di Sant’Ambrogio, dicendo: «Che cosa importa per quale via ciascuno ricerchi, secondo il proprio giudizio, la Verità? Non per una sola strada si può giungere a un così grande mistero».
Quest’idea, a lungo minoritaria e sotterranea, che tutte le religioni siano a loro modo espressione del “divino”, ha trovato emergenze storiche nella novella dei tre anelli di derivazione medio-orientale, presente nel Decameron, e riproposta nel Settecento dal massonico Lessing (Nathan il saggio), con la teorizzazione di una forma superiore di “sapienza religiosa” o di “religione profonda”, in cui troverebbero concordanza tutti i monoteismi storicamente venuti alla luce (ebraismo, cristianesimo, islam), ma soprattutto che accamperebbe quella religione senza nome né dogmi affermatasi con il Dio Romito dell’Illuminismo, ovviamente insidiata dal politeismo dell’arbitrio. 
Di qui è iniziata quella tendenza, che oggi trova sempre più rilievo, a mettere sull’altare un essere supremo, misterioso e indeterminato, che ha con l’uomo un rapporto vago e impreciso, a differenza del Dio personale del Cristianesimo, capace di indicare il Bene e il Male necessari per la costruzione dell’uomo nel raggiungimento della sua pienezza umana.
Questa tendenza si insinua nel Cristianesimo, soprattutto per l’accentuazione che si dà alla Natura, per cui si tende ad accusare il Cristianesimo di aver tolto alla Terra il suo incanto, di aver privato l’uomo di un rapporto religioso con la Natura che andrebbe recuperato, anche per facilitare l’inculturazione del Cristianesimo con le varie culture del mondo. E qui ritorna la necessità di eliminare il rischio del politeismo, ma anche quello di avallare la superiorità della cultura europea che spesso per motivi politici e di sfruttamento, ha inficiato l’azione missionaria in varie aree del mondo.
A mettere in crisi l’etnocentrismo europeo è stata soprattutto la lezione di Claude Lévi-Strauss che, partendo da un’analisi approfondita della nozione di cultura come sistema simbolico e semiotico, ha criticato la superiorità della mentalità occidentale rispetto alle mentalità indicate come primitive a cui il filosofo conferisce logicità, pari dignità e rispetto, giungendo a quel relativismo culturale per cui i vari gruppi etnici dispongono di culture diverse, le quali hanno però tutte valenze e pari dignità in quanto tali.
Tutto questo va tenuto in considerazione, ma nel rapporto del Cristianesimo con le varie culture deve essere recuperata la lezione dell’antica linea della κρίσις, teorizzata dai Padri della Chiesa, per cui, estremizzando, possiamo dire che non possano essere accettate culture che ammettono la poligamia, la poliandria, l’infanticidio, il sacrificio rituale, l’incesto e altri comportamenti palesemente contrari al Cristianesimo, né sono benedette da Dio, pur consapevoli che «annunciare la Buona Novella di Gesù significa riconoscere i semi della Parola presenti nella cultura» (DF 55), come è avvenuto anche alle origini del Cristianesimo, in cui soprattutto l’humanitas, teorizzata a Roma da Terenzio, Cicerone Virgilio e Seneca, è stata riconosciuta “seme” dell’evangelizzazione.