venerdì 30 ottobre 2015

METTETECI ALLA PROVA

Carlo Biancheri


   Questo è lo slogan ricorrente degli adepti del comico in disarmo e del guru cultore di Scientology, una setta, come noto, dove proliferano i "fideisti"; del resto non è un invito a credere e basta lo slogan del titolo?
   Per la verità non vorremmo tediare i nostri venticinque lettori facendo un'analisi del pensiero, diciamo così..., del Grillo, del Casaleggio, o del giovane Di Maio, della Lombardi, di Di Battista - quello che vuole capire le ragioni dell'Is...- o del Tominelli: c'è poco da analizzare perché i contenuti sono poverissimi; manca una strategia complessiva al di là del "decidono i cittadini" (lo rispettano sempre?) e, soprattutto, non c'è una proposta seria, articolata che vada oltre un mero gioco di rimessa, la sola cosa che sembrano fare. Perché non proporre una legge di stabilità alternativa che ci spieghi, tra l'altro, con quali risorse finanziare il reddito di cittadinanza? Perché non indicano come affrontare l'emergenza immigrati? Perché non ci parlano del funzionamento della Pubblica Amministrazione?        Del processo di riduzione e semplificazione delle norme? Del funzionamento della Giustizia? Quando si avventurano sugli aspetti tecnici, le sciocchezze abbondano. Per esempio, continuano a sostenere che, siccome nell'azionariato di Banca d'Italia ci sono i vigilati, la vigilanza è di parte. Lo hanno letto lo Statuto della Banca d'Italia, o meglio, hanno capito come funziona? Lo sanno quante sono le Banche centrali quotate in borsa nel mondo? Citiamo solo la Bank of England, la Banca Centrale del Giappone, la National Bank australiana: forse non esercitano la vigilanza perché gli azionisti sono dei privati? E tutti i Regulators del mondo, Consob inclusa, non sono, per caso, finanziati dai vigilati? Non sono indipendenti? Conoscono i ragazzi direttive/regolamenti comunitari del settore? O i principi della IOSCO, la International Organization of Securities Commissions, cioè i vigilanti borsistici? O quelli di Basilea, cioè quelli bancari? Precludono, forse, in assoluto la presenza dei vigilati per evitare i conflitti d'interesse? Non si parte per caso dal presupposto manicheo, da parte di alcuni del gruppo, diciamo così..., che la banca sia un male in sé? Parliamo dell'a, b, c, per chi voglia pronunciarsi in queste materie ed invece, ahimè, in Parlamento, sentiamo degli esagitati aggredire il Ministro Padoan, ripetendo, come un mantra, assunti insensati, senza che il Presidente di turno, all'oscuro di tutto, ovviamente..., riprenda il parlamentare facendogli notare che l'aggressione è immotivata perché basata su aria fritta.
   Abbiamo già scritto che dedicarsi alla cosa pubblica è una vocazione che suppone qualità morali e competenza, altrimenti si cade nella oclocrazia, nel populismo; diversamente da quello che scrivono certe cassandre sui giornali, il disordine attuale non è solo un problema tecnico, di formazione della classe dirigente: quello a cui assistiamo è il risultato di qualcosa che viene da lontano, provocato da cause molteplici ed che ci ha portato ad un malessere, ad una confusione totale.
Si dice spesso che le ideologie sono finite. Noi diremmo "certe ideologie", autoreferenziali, incapaci di confronto: si può forse operare nella vita sociale senza avere una visione del mondo, un'antropologia? E dunque un'ideologia, intesa come un insieme di valori di riferimento? Privilegio la vita rispetto alla non vita; tutti gli uomini sono uguali indipendentemente dal colore della pelle o dalle credenze... Cos'è questo? Come lo chiamiamo? Weltanschauung? Sono italiano e la chiamo ideologia.
   Aristotele è stato sbeffeggiato fino alla fine dell'Ottocento dalle truppe cammellate dei conformisti del 'pensiero critico', cioè da Kant in poi, che ci avrebbe svegliato, pensava lui, dal sonno dogmatico, poi i fenomenologi, poi i cultori dei sentieri interrotti... nel bosco... che cioè non conducono da nessuna parte (Chemins qui ne mènent nulle part... o Holzwege). Con quali esiti? L'egolatria..., il soggettivismo.
   I realisti - non ci stancheremo di ringraziare Wittgenstein del Tractatus logico-philosophicus che in due parole sostiene che in filosofia o si è realisti od idealisti, tertium non datur...- si rifanno, come Marx del resto, ad Aristotele. Ed Aristotele, come scrive magistralmente Francesco Calvo in Cercare l'uomo. Socrate Platone Aristotele (Il Mulino), dice che l'atomo costitutivo dello Stato è l'individuo, nel presupposto che lo Stato sia una koinonia di individui, ma per Aristotele l'individuo considerato isolatamente è un'astrazione, non potendo neppure sussistere se non inserito in una più vasta comunione di individui; la nozione di autarchia non deve mai esser interpretata in modo anarchico, quasi che l'individuo potesse ritirarsi da tutti in una completa solitaria soddisfazione di sé: chi vive solo o è un dio o è una bestia, sostiene Aristotele...
   L'individuo si accoppia come gli animali ma con coloro che gli sono affini per natura (v. Etica Eudemia). Da questa tendenza ha origine la famiglia, la oikia, la casa, la forma minima di koinonia che Hegel definirà la prima forma dell'eticità concreta dove i due "esercitano l'essere presso di sé nel proprio altro" - e qui siamo nel mondo come rappresentazione.. aggiungerà dopo qualcun altro...
Nella famiglia si manifesta subito il koinon, la casa che costituisce la prima comunità. Tutto il primo libro della Politica è dedicato ai rapporti che si stabiliscono all'interno della casa: padrone-schiavo; marito-moglie; padre-figlio, e l'economia domestica in vista del bene comune. Ogni forma di koinonia per Aristotele si sviluppa nella direzione contraria a quella di un livellamento e di una omogeneità forzosa dei membri della comunità. Sia detto per inciso, per Platone, al contrario, il Bene è estrinseco all'individuo cui non resta altra scelta che aderirvi: perciò lo Stato sarà il governo degli ottimati e al limite di un unico saggio... Per Aristotele, invece, ogni unione politica, che si tratti di famiglia, di villaggio o di Stato deve costituirsi in modo da preservare la diversità dei suoi membri perché solo questa diversità e la cooperazione che la cementa sostiene all'interno della comunità l'integrazione del benessere proprio e di quello comune, fino al riconoscimento che il vero benessere comune è quello che si realizza nell'identificazione dell'interesse proprio come il ridondare dell'uno sull'altro.
   Se si applicassero queste categorie al dibattito sulla step child adoption, a quali conclusioni si perverrebbe? La sig.na Cirinnà sostiene, come una Erinni, che si tratti di un diritto... ma che soddisfa chi? I partners dello stesso sesso? E non viene privilegiato un diritto, escludendo quella cooperazione di cui parla Aristotele, dove deve trovar spazio anche il diritto del bambino e di tutti quelli con cui si vive in koinonia e cioè la Società? Gli uomini non sono isole... e questa è la prova provata che la filosofia di Locke e compagni è solo l'espressione di un egoismo borghese che costruiva la società come un insieme di individui , con regolamento dei confini.
   Aggiungiamo che il mito rousseauiano del buon selvaggio ha fatto il resto perché, contrariamente a quel che pensava il nevrotico svizzero, già ospite del Lazzaretto di Genova, l'uomo vive naturalmente in comunità... e si realizza solo in essa.
   Quel che manca è un'antropologia che vada oltre l'anomia e il piatto materialismo: dice nulla che nella crisi solo i centri estetici non ne abbiano risentito? E questo è progresso nella Storia? 

sabato 19 settembre 2015

LA BUONA SCUOLA DI RENZI E' DAVVERO BUONA?

Rosa Elisa Giangoia

     Innanzitutto bisogna dire che, dopo decenni di politica del risparmio che ha danneggiato la scuola pubblica in Italia, questa riforma, fortemente voluta dal Presidente del Consiglio, che già nel suo primo discorso in Senato aveva affermato di pensare che «non ci sia politica alcuna che non parta dalla centralità della scuola», stanzia per la scuola 3 miliardi di euro e assume 102.700 insegnanti precari. Questo dato positivo, però, non è altro che la necessaria normalizzazione di una incancrenita situazione di negligenze e ingiustizie che aveva fatto sì che laureati che avevano compiuto tutto il percorso professionalmente formativo, di volta in volta in vigore, per diventare insegnanti fossero utilizzati dal governo in condizione di precariato. La situazione negli anni era diventata estremamente confusa, con concorsi statali bloccati, insegnanti “stabili” con contratti da precari, decine di migliaia di contratti di supplenza annuale: di conseguenza è risultato difficile stabilire le priorità e le garanzie dei diritti, per cui sono esplose, all’interno della categoria dei docenti, tensioni e conflitti.
    Nello stesso tempo riemergevano situazioni difficili da tempo presenti nella scuola: condizioni strutturali ed edilizie a rischio per molti edifici scolastici, la mai realmente attuata autonomia scolastica, la necessità di ammodernare le strutture e la didattica, tutte in gran parte determinate dai tagli di circa 8 miliardi di euro e dalla soppressione di circa 120.00 lavoratori della riforma del ministro Gelmini.
    Quando si inizia a delineare questa attuale riforma (settembre 2014) il Presidente del Consiglio avvia un dialogo diretto con la cittadinanza, attraverso forme di democrazia partecipata che (un po’ demagogicamente) vorrebbero coinvolgere docenti famiglie e studenti, tramite un questionario on-line e position-papers. I risultati sono senz'altro deludenti: le risposte al questionario sono solo 207.000!
    Ma nell'itinerario di elaborazione della riforma il momento di svolta avviene il 26 novembre 2014, quando la Corte Europea del Lussemburgo obbliga il governo italiano a regolarizzare i contratti precari degli insegnanti prorogati dopo 36 mesi di lavoro. Da quel momento si avvia, attraverso gli opportuni atti legislativi, il piano di stanziamento dei 3 miliardi di investimento per le procedure di assunzione. Nel disegno di Renzi avviene però un deciso cambiamento: dalla riforma scompare l’attenzione ai problemi educativi e prevale l’elaborazione tecnico-politica di un piano teso più a risolvere le situazioni dei docenti che a garantire una nuova formazione agli studenti.
    A questo punto l’iter della riforma procede veloce: il 24 giugno il Governo blinda il testo e pone la fiducia al Senato e il 9 luglio la riforma è approvata alla Camera. Di fatto la prospettiva iniziale di elaborazione condivisa della riforma è stata completamente capovolta: si è arrivati all'approvazione di un testo blindato al quale non è stato possibile porre emendamenti o discuterlo in Aula!
     Esaminiamo le innovazioni salienti
     Innanzitutto viene fortemente modificata la figura del dirigente scolastico, a cui è data la facoltà di scegliere i docenti rendendo pubblici i criteri seguiti, non solo per coprire l’organico, ma anche senza una loro classe, da utilizzare per supplenze e nel monte ore del 30% per potenziare alcune materie caratterizzanti l’offerta formativa. Se applicato con assoluta correttezza e trasparenza questo criterio di avere gli insegnanti migliori per raggiungere gli obiettivi prefissati dal P.O.F. potrebbe essere ottimale, ma c’è da fidarsi dell’assoluta correttezza e trasparenza? Saranno i fatti a dircelo.
   Inoltre il dirigente scolastico avrà a disposizione fondi per premiare i docenti che più si impegneranno e potrà scegliere un gruppo di insegnanti “collaboratori” per far funzionare e governare la scuola, cosa che, per la verità, già avveniva con le “funzioni obiettivo”. Ma resta aperto un problema: quello di individuare chi controllerà i dirigenti scolastici.
    Altre presunte innovazioni sono in realtà un ritorno al passato.
    Si dice infatti che entro il 1° dicembre dell’anno corrente verrà bandito un concorso per insegnanti a cui potranno accedere i precari non assunti, di cui entreranno in ruolo il 60%, mentre gli altri formeranno una specie di fascia di esodati che dovrebbero iniziare nuovi percorsi di formazione per partecipare a futuri concorsi, fino a quando non risulteranno vincitori. In questo modo si ripropone la situazione anteriore al 1974, quando si entrava in ruolo solo per vincita di concorso. Ma in quegli anni ci fu un enorme aumento della popolazione scolastica, specie alle superiori, che costrinse all'utilizzo generalizzato di precari (non selezionati o reduci da diversi insuccessi nei concorsi) che dopo qualche anno vennero indiscriminatamente immessi in ruolo ope legis con un notevole abbassamento del livello culturale e professionale dei docenti che fu l’inizio del decadere della scuola e del crollo di considerazione da parte dell’opinione pubblica nei confronti della categoria. Anche nel caso attuale sarà la realtà dei fatti a determinare l’evolversi della situazione, in quanto non è prevedibile il fabbisogno di docenti nel prossimo decennio, date le variabili demografiche dovute a natalità e immigrazione.
    Anche la card di 500 euro l’anno che verrà data ai docenti da spendere per “consumi culturali” ricalca i rimborsi e le detrazioni fiscali che si erano varate qualche decennio fa per gli stessi fini, ma che hanno avuto vita e attuazione brevissima per la mancanza di fondi rapidamente sopravvenuta. Speriamo che questa volta la storia non si ripeta… Allo stesso modo, dopo i corsi di aggiornamento semi-vacanze-premio degli anni ’60, negli anni ’70 e ’80 grande sviluppo ha avuto la pratica dei corsi di aggiornamento per insegnanti che ha tenuto in piedi associazioni culturali e professionali a cui erano demandati e che gli insegnanti frequentavano, con più o meno profitto, ma senza alcuna verifica, con il miraggio di scatti di carriera. Poi tutto si è dissolto… e non se n’è più parlato, come se la necessità di aggiornare gli insegnanti non fosse costante. Ora la Buona Scuola prevede una “formazione comunitaria” in servizio per i docenti a cui vengono destinati 40 milioni di euro da ripartire tra tutte le scuole. Vedremo chi li organizzerà, come verranno gestiti e soprattutto se questa volta la positività dell’aggiornamento verrà in qualche modo verificata.
   Centrale vorrebbe essere nella Buona Scuola il rapporto tra la scuola e il mondo del lavoro, in quanto prevede 400 ore di stage  in aziende o enti pubblici per gli studenti degli istituti tecnici o professionali, mentre per i liceali, 200 facoltative.  Gli stage, con tempi più ridotti e organizzati in modo piuttosto dilettantesco, li abbiamo già sperimentati, con scarsi risultati soprattutto per la futura occupazione dei giovani che continua ad essere al 44%. Speriamo che ora tutto venga organizzato in modo ottimale, utile per trovare lavoro  dopo il diploma, nonostante i soli 100 milioni di euro stanziati.
   Resta comunque irrisolto il problema che i ragazzi italiani escono a 19 anni, mentre in altri paesi europei e non la soglia è di 18.
   Di nuovo la riforma prevede la detrazione fino a 400 euro per chi iscrive i propri figli in scuole paritarie, che in genere hanno rette piuttosto alte, per cui la detrazione copre una minima parte, mentre stanzia per il funzionamento delle scuola da 111 a 200 milioni di euro, che comunque non eviteranno i contributi (più o meno) volontari delle famiglie al momento dell’iscrizione ad una scuola pubblica.
   In questa riforma manca però qualcosa di molto importante. Mancano completamente la dimensione didattica, pedagogica e antropologica, nonché l’attenzione sociale. Innanzitutto non si considerano i problemi del disagio, degli alunni e degli studenti poveri, non si considera che, mentre nei paesi del nord Europa l’istruzione è completamente gratuita, in Italia ogni studente costa mediamente 700 euro all'anno alla famiglia, che sovente non è in grado di sostenerlo. Inoltre non si affronta in modo globale il problema dell’insuccesso scolastico (17%) e dell’abbandono che nel nostro paese si aggira intorno al 20%, ponendoci tra i paesi fanalini di coda dell’Ocse. Queste dinamiche si correlano anche alla condizione stipendiale degli insegnanti, se pensiamo ai premi che possono dare i dirigenti scolastici in netto contrasto con il programma di Obama (Teaching for America) che assegna stipendi più alti ai docenti che scelgono scuole difficili, socialmente disagiate e periferiche, in somiglianza con quanto era stato fatto in Italia alcuni decenni fa riguardo ai magistrati, categoria privilegiata dallo Stato a tutto danno dei docenti.
   Completamente eluso rimane l’interrogativo di fondo su quali persone e soprattutto quali cittadini vogliamo che la scuola formi e attraverso quali percorsi culturali, cosa che era ben chiara a Giovanni Gentile nel delineare il liceo classico e la sfaccettatura degli istituti tecnici. A questa domanda inoltre dovrebbe precedere l’interrogarsi sul fatto che nel nostro paese l’analfabetismo è ancora intorno al 3,5 %, mentre la percentuale dei laureati sul totale degli occupati è un sesto di quella degli USA e un terzo di quella della Francia, senza contare il fatto che la maggior parte dei nostri migliori laureati trovano lavoro all’estero, per cui noi li prepariamo per gli altri…
   Nella riforma manca uno specifico insegnamento sulla cittadinanza, inoltre le forme di partecipazione alla gestione della scuola non sono incentivate e non si promuove l’educazione ad un loro corretto uso. Manca, in definitiva, l’educazione ai valori del bene comune, ai valori del vero, del bene e del bello.
   A questo riguardo occorrerebbe affrontare la questione in profondità, con saggezza e competenza.


domenica 6 settembre 2015

LA FOIRE AUX CANCRES

  Carlo Biancheri


 "Al Cara di Mineo non ci sono richiedenti asilo perché nessuno viene dalla Siria e tutti gli altri vengono da paesi dell’Africa dove non ci sono guerre".
   Così il Maroni, già votato dalla decadenza lombarda a Governatore: delle due l’una, o è un attore consumato o è tragicamente disinformato e quindi politicamente inadeguato. Ignora forse la situazione in Eritrea? E in Mali dove i francesi han dovuto combattere con le loro truppe? La Nigeria nord orientale è tranquilla? La Somalia è il bengodi? E il Sud Sudan un’oasi di pace? Il Ciad, tutto ok? In Egitto, in Tunisia c’è andato? E i rifugiati secondo le convenzioni internazionali, sottoscritte anche dal governo del "ben operare" di cui lui ha fatto parte, debbono essere i soli siriani? Gli Afgani, no? Gli iracheni, neppure?
   Quando lui era ministro (si fà per dire, disse una volta Scalfari…) non c’erano problemi con l’emigrazione. Che paragone denso di significato! E il contesto…? Le stesse guerre? L’Isi?
   Questo signore  ci vuol far credere che il ‘peccatore’ che di cattolico non ha neppure l’infarinatura, cioè il Salvini, sia un leader! "La Merkel è stata furba a prendersi i siriani che sono tutti dottori, avvocati, esperti di tecnologia e a noi ha lasciato il resto…", dice il Salvini…:  sulle qualifiche della popolazione siriana che emigra occorre un approfondimento  a giudicare dalle immagini in tv… ma il resto, nella sua testa, cos’è? Feccia?
   Il Maroni è quel personaggio che sostiene che la Lombardia deve trasformarsi in regione a statuto speciale come  la Val d’Aosta, come la Sicilia, per intendersi… "così può tenersi i soldi che paga in più allo Stato rispetto a quello che riceve…"  Uhm…nel calcoletto il Governatore con gli occhiali rossi ha tenuto conto di quel che lo Stato ha investito per le infrastrutture, negli anni, nella sua regione, oppure no? Malpensa, tutta la miriade di aeroporti inutili e dannosi della Lombardia, voluti in primis dalla Lega…? Le autostrade inutilizzate? Questo non conta o non si calcola nel dare e nell’avere?
   E questa gente dovrebbe fare l’opposizione?
Insieme al Grillo che reputa che l’ungherese Orban, pluricondannato dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo, abbia ragione sull’immigrazione, rispetti le norme comunitarie, la Convenzione di Dublino…
   L’attor giovine, così si chiamavano nelle compagnie di giro, è tutto soddisfatto che l’Italia sia rientrata nel ‘gruppone’ e pensa che si prepari per la maglia rosa o gialla… Attenzione, nel gruppone c’è pieno di gregari e fà male vedere che le proposte non vengano dalla Commissione (Juncker esiste ancora?) ma dalla coppia franco-tedesca, dove il marito, macilento peraltro, sembra quel Monsieur Dupond di Tintin, e segue a ruota… la moglie imponente. La coppia consulta di tanto in tanto l’altezzoso Cameron che ha già un piede fuori della UE ma impartisce consigli e lezioni e che l’attor giovine chiama l’"amico David"… (siamo certi che capisca quel che dice giacché ha studiato a Pontassieve non ad Oxford…?). Sui migranti? noi l’avevamo detto…
   Quel che preoccupa è che in questo paese ormai ciò che conta è l’effetto, non il contenuto di quel che i politici dicono, sostenuti, peraltro, dagli impareggiabili fabbricanti di notizie.
   I paesi dell’Est sono stati improvvidamente (anzi, troppo in fretta) accolti nella UE (con l’eccezione della Romania e della Bulgaria che erano sotto pressione americana per rimanere fuori…: l’Europa, all’epoca, era percepita come un competitor a livello mondiale…), dopo la caduta del muro, per impulso tedesco; la Germania  voleva spostare  ad Est l’equilibrio geopolitico nella regione, grazie anche alle intese con gli egolatri come Sarkozy o   i trafficanti come Aznar;  noi avevamo il Cavaliere che si disinteressava a tutto ciò, probabilmente perché troppo assorbito dagli affari di famiglia e dalle sue cene eleganti… Gli Stati membri dell’Est  hanno ottenuto un lungo periodo transitorio per adattarsi alla normativa europea ed hanno  utilizzato i fondi strutturali come un bancomat per modernizzarsi …s empre attenti  a non assumersi alcun impegno. Inoltre, quando emersero differenze di vedute con gli Stati Uniti, sotto la sciagurata presidenza dell’ex alcolizzato Bush, in  politica estera... seppero subito con chi schierarsi. La durezza degli ungheresi, degli slovacchi, dei cechi e dei polacchi sugli immigrati si può spiegare solo con l’eredità del sistema sovietico che ha creato macerie culturali ed umane, tuttora visibili per chi conosca queste popolazioni; l’istinto di sopravvivenza spesso porta all’insensibilità per le esigenze altrui e ad  una difesa ostinata di quel che si è conquistato, oltre al nazionalismo.
   Oggi ci rallegriamo del cambiamento germanico (alla buon’ora…), scopriamo  la doppiezza inglese e la callidità francese ma non si può adottare una terapia sugli effetti se non si curano le cause e qui forse, l’ Europa, nel suo insieme, non è  pronta a farlo anche se l’inazione comporterà un disordine permanente (venti anni per il Pentagono…) e a nulla varranno i cannoni, i militari; gli innocenti continueranno a morire per responsabilità dei mascalzoni e degli ignavi.
   Certo ci saranno interventi, qualche bombardamento in più… ma fino a che non si deciderà di prendere di petto le cause delle guerre nel vicino Oriente e quelle della fame in Africa, in paesi governati da lestofanti in molti casi, fino a che non si interverrà con un ‘piano Marshall’ economico e culturale, non certo del tipo ‘Buy US’ come fa l’organizzazione US Aid…, si continuerà con l’emergenza. Viviamo davvero la globalizzazione e non si torna indietro.
   Il richiamo del papa alle parrocchie d’Europa all’accoglienza ai profughi provocherà una interessante verifica di quel che resta del nome cattolico (ma anche cristiano perché i protestanti non brillano!) oltre alle  mura delle Chiese.
Siamo nell’epoca delle ‘conseguenze’.

martedì 25 agosto 2015

CHI HA MANGIATO PANE E VOLPE ?

Carlo Biancheri
      Si fa un gran parlare dell'arrogante richiamo della Cancelliera Merkel, la ragazza cresciuta sotto il regime di Honecker che ha anche ottenuto il primo premio tra gli studenti della  DDR per la conoscenza della lingua russa (...), roba da figli della nomenklatura..., all'Italia ed alla Grecia per istituire ad horas i centri di identificazione dei migranti per i quali detti Stati membri si sono impegnati a giugno 2015, nella riunione dei capi di governo UE.
      L'Italia sembra sostenere che lo farà quando verranno effettivamente ripartite le quote dei richiedenti asilo, decise su base volontaria... obbligatoria e, nel contempo, chiede la riapertura della Convenzione di Dublino sulla famosa clausola accettata dall'ex impareggiabile Commissario Frattini, esperto di sci e di diritto amministrativo (professore di quale fascia?), poi Ministro degli Affari Esteri di quel Governo Berlusconi che ha così ben operato! Detta clausola prevede che il migrante debba richiedere asilo nel primo Stato membro di arrivo della UE. Che capolavoro per il Ministro che passerà alla Storia: forse pensava che i nostri confini nazionali fossero con Germania, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia? Uno svarione del genere passa indisturbato in questo Paese senza sanzioni anche se lo stiano pagando noi? E il Parlamento che ha ratificato questa sciocchezza capiva quel che votava? La Lega, i forzaitalioti, i fratelli di cosa?
       Volete che Germania e Francia non continuino a decidere per tutti con dei partners così imbelli che non sanno rovesciare il tavolo e dire di no? A chi temeva di dispiacere il Frattini? A certe fratellanze, con notevoli armi di ricatto, che preparano gli accordi bell'e fatti a Bruxelles e che predicano un'appartenenza comunitaria chiarendo bene che alcuni sono più uguali degli altri?
       Non abbiamo i soldi per turare le buche nelle strade, per far funzionare gli ospedali, per far fronte alle calamità naturali, per assicurare molti servizi essenziali e ora dobbiamo istituire centri di identificazione efficienti con schedatura per circa mille arrivi al giorno, con tanti migranti che si rifiutano di farsi identificare: se uno è nato nella provincia di Kanu in Nigeria come si fa a verificarne l'identità, in caso di incertezza? La polizia federale nigeriana risponderà prontamente ad una richiesta magari formulata in italiano o in un inglese out of order (...)? Oppure l'Afghanistan o il Bangladesh o il Pakistan... o l'Eritrea, la Somalia o tanti Stati sub-sahariani o la Siria, con chi si parla? Anche la scannerizzazione delle impronte digitali, la ricerca della provenienza e le motivazioni dell'espatrio con così tanta gente dovrebbe esser sulle spalle delle amministrazioni italiana e greca, note per essere efficienti...? Si tratta forse di una battuta... ma la ragazza, che è furba, sa benissimo che questo è impossibile e così per spegnere i fuochi alle case destinate ai migranti in Germania dà la colpa ai mafiosi, nel nostro caso, ed agli incapaci del Sud oppure propone di mandar lei la sua polizia (quella che dopo la seconda guerra mondiale è succeduta alla Gestapo) a fare l'identificazione... Un piccolo vulnus al principio di sovranità degli Stati, mascherato come solidarietà europea.
       Sostiene, poi, che bisogna stabilire una lista di 'Stati certi' dove rimandare indietro i migranti per motivi economici e qui bisogna dire che la Sig.ra è una fine umorista oltreché una faccia tosta. Secondo lei, il Mali si prende chi proviene dal Burkina Faso o dal Tchad o dalla Nigeria? E il Ghana gli espatriati dal Senegal o dalla Costa d'Avorio? Ha mai viaggiato in quei paesi? Sarebbe come dire che gli Ucraini si prendono gli italiani che emigrano... Invece di riconoscere che l'Africa (L'Afrique étranglée era il titolo di un libro di molti anni fa, sponsorizzato da Jeune Afrique), abbandonata al suo destino dall'Occidente per decenni, si è rivolta alla Cina che sta drenando tutte le ricchezze in molti paesi, aumentandone la povertà..., malgrado la crescita di altri.
         Il flusso migratorio si risolve con i centri d'identificazione o con i rimpatri?
         O  ci è o ci fa... si dice a Roma.
         Ma l'attor giovine, sempre ansioso di successi, per tornare a Pontassieve a raccogliere la 'ola', dormiva quando si è parlato in riunione dei centri di identificazione? Tutto concentrato sulle quote volontarie/obbligatorie (...) ha pensato che 'de minimis non curat praetor'?
          Non da oggi sosteniamo che l'apprendistato dell'attor giovine ci sta costando troppo perché ora il tema dei centri di identificazione diverrà centrale per chissà quanto... con un presidente francese che ricorda uno dei due Monsieur Dupond, personaggi del cartoon Tintin; ride sempre ma è Pilato.
          L'Italia ha un bel chiedere la modifica di Dublino che fa comodo agli Stati membri del centro-nord Europa, ma... ne ha la forza? Dove sono gli alleati? Neppure tra gli Stati membri dei Balcani per i quali peraltro si è molto battuta sembra esserci sostegno...? Fino a che non si comprende che la ricreazione è finita e che bisogna impedire (se ci si riesce...) la commistione tra politica e corruzione e che non si può vivere perennemente con l'arte del Michelaccio, che ci vuole coraggio e competenza, specie in sede internazionale, dove anche se si è custodi di un passato illustre, si è ugualmente tagliati fuori se non si è capaci di interagire. Dire e fare debbono tendere a coincidere.
          Guardate con quale semplicità tre americani ed un inglese hanno rischiato la loro vita per fermare un terrorista: dovrebbe farci riflettere, al di là di tante parole...
 


mercoledì 19 agosto 2015

L'EPOCA DELLE CONSEGUENZE

Carlo Biancheri
 
 
Così Churchill dopo la seconda guerra mondiale.
Si parva licet, quel che vediamo accadere adesso in questo povero paese è l'esito di quanto avvenuto almeno negli ultimi venti o trent'anni.
Un economista serio spiegherà tutti i fattori che hanno portato alla degenerazione attuale: nuove tecnologie, ripartizione del lavoro a livello internazionale, inefficienza strutturale del paese: scarsi investimenti nella ricerca, nelle infrastrutture, livello di educazione mediocre, pubblica amministrazione autoreferenziale e, spesso, fatiscente, assenza di controlli e di sanzioni efficaci, inefficienza della giustizia, pletora di leggi male attuate, corruzione sistematica, regionalismo che ha ottenuto l'effetto contrario di quel che si prefiggeva (tanti piccoli statarelli, forieri di illeciti, con ambizioni internazionali (...) Bruxelles inclusa!), ingessamento del lavoro, ostacoli alla libertà d'iniziativa, sindacati custodi dell'esistente (cioè apparati mastodontici, portatori di interessi in voga negli anni 60 e 70 del secolo scorso), capitalismo di relazione..., impresa individuale legibus soluta..., informazione di basso livello della pubblica opinione perché, normalmente, prodotta da soggetti impreparati o asserviti...
L'economista in questione trascurerà, forse, un fattore che, "a nostro debol parere", ha un peso non indifferente: la scarsa disponibilità al sacrificio, la volontà di affermare il proprio io come totalizzante, una sorta di ideologia del tipo: "a me tutti i diritti e... i doveri che reputo congrui...".
Ricordate lo slogan delle femministe: "l'utero è mio e me lo gestisco io?" Un proclama che non ha tenuto in alcun conto la collettività; il comportamento individuale è quello di una monade leibniziana e lo stesso vale per il diritto alla droga, al sesso sganciato da un contesto umano, cioè il piacere a tutti i costi.
Aristotele, diversamente da Platone, dove il bene (agathòn) è al di fuori dell'individuo e ciascuno deve essere soddisfatto della parte che gli è data, da ciò la delega e la Repubblica degli ottimati..., fa coincidere l'ìdion, l'interesse personale, con il sunòn, cioè il 'comune' che è sì più alto dell'ìdion ma non gli è estrinseco...
Noi però viviamo in un'epoca di sofisti dove ciò che conta è il solo interesse personale, l'ìdion, la performance individuale...
E' detto molto bene nel paragrafo 122 dell'Enciclica Laudato si', a proposito del relativismo pratico: "Quando l'essere umano pone sé stesso al centro finisce col dare priorità assoluta ai suoi interessi contingenti e tutto il resto diventa relativo... tutto diventa irrilevante se non serve i propri interessi immediati."
Come pensare ad uno sviluppo? Quali le priorità come si chiedeva un De Gasperi, a suo tempo?
E' indubbio che il mare di leggi fatte con i piedi dai referendari delle Camere e da parlamentari incompetenti e cooptati sono per la gran parte inapplicabili o stravolte da giudici che vogliono a tutti costi trovare il loro momento di gloria: adesso ti faccio vedere io di cosa sono capace...
I posti di rilievo sono occupati, per lo più, da persone che non eccellono nell'ambito che sono chiamati a trattare; un piccolo esempio: un politico, esperto di contabilità dello Stato o una professoressa di diritto commerciale possono ricoprire un compito complesso come quello di presidente o commissario della Consob che si occupa, soprattutto, di diritto dei valori mobiliari e di servizi finanziari? E quanti, quanti altri casi del genere? Bisogna riformare le istituzioni: certo, ma non in qualsiasi modo... perché ciò che rileva è il contenuto del cambiamento, non cambiare per cambiare...
Ogni settore richiede una specializzazione, a meno che uno sia disposto a farsi operare da chi faceva il macellaio fino al giorno prima... Ogni opinione è messa sullo stesso piano grazie alla panzana che ci propalano che la verità è dialettica, a prescindere da quel che si dice.... e, infatti, ci ricordiamo di quel tale dei 5 stelle che voleva capire le ragioni dell'Isis... Perché non di Hitler, dovremmo chiedere ai fabbricanti di notizie che si impancano a sapienti? E perché ci si ferma sempre, come retaggio della tradizione romana, alla definizione di una norma e non si cura mai la sua applicazione? Esistono controlli in questo paese? A giudicare dagli scandali a ripetizione a tutti i livelli, inclusi quelli comunali e regionali, non parrebbe... Siccome non vi sono controlli nessuno paga e nessuno è responsabile... Succede un cataclisma? Gli ingegneri deputati alla vigilanza del territorio sovente ammettono che non sanno di chi fossero le competenze...: si aspetta l'intervento supremo della magistratura, a babbo morto... Sembra che chi eserciti una funzione pubblica, in molti casi, si guardi bene dall'assumersi responsabilità.
I trasporti locali, le ferrovie, gli aeroporti e i porti funzionano male? Ci sarà qualcuno responsabile? Le concessionarie pubbliche non fanno investimenti come da atto di concessione? Chi lo verifica? Ci sono le buche nelle strade? A Roma la procura ha aperto un fascicolo solo a seguito dell'impressionante numero di incidenti... provocati dalle buche. E gli ospedali? E il fisco? E la scuola, al cui riguardo si sbandiera come una grande riforma l'immettere in ruolo il personale, compresi i vincitori di pubblici concorsi banditi dallo Stato, per troppo tempo (volutamente!) dimenticati? Ecc., ecc.
Cos'è che non va? Siamo costretti a correr dietro agli annunci ad effetto dell'attor giovine e di suoi ministri sempre soddisfatti del loro operato... o di un'opposizione che sa solo sbraitare sciocchezze.
Galantino ha ragione da vendere se afferma che la classe politica è un giro di cooptati, specie di certe fratellanze aggiungiamo noi..., inefficienti e poco capaci. Le sue prese di posizione e le sue parole rappresentano l'esercizio della profezia in senso biblico, cioè il diritto/dovere di dire la verità, di distinguere il giusto dall'ingiusto. Questa naturalmente è una prospettiva troppo alta, estranea alle ristrette ed autoreferenziali visioni dei nostri politici, che si contrappongono a Galantino con la miopia delle loro abituali, inutili, diatribe, come i cosiddetti cattolici adulti, cioè quelli del fai da te: questo lo accetto e questo no... Di conseguenza... apriti cielo: un diluvio di critiche da chi sa come va il mondo... e, ne vediamo gli esiti! Ci viene poi presentato come maestro di teologia e di cultura politica il segretario del bar Sport che farebbe impallidire il barone di Munchausen con le sue sparate e insulsaggini. Una per tutte: si definisce cattolico e peccatore e questo gli dà diritto di predicare il suo 'dover essere' al mondo cattolico; è peccatore e contento di esserlo, non contrito! La dottrina sociale della Chiesa, la solidarietà umana sono corollari del messaggio evangelico che suppone un'antropologia corretta.
Nell'Ottocento la Chiesa italiana si è opposta ai massoni che hanno costruito uno Stato unitario il cui funzionamento è sotto gli occhi di tutti..., poi c'è stato il regime concordatario e ora tira il vento, nuovamente, di libera Chiesa in libero Stato, in altri termini nessun sostegno per una parte rilevante di cittadini che vuol vivere secondo propri ideali, compatibili con la Costituzione che sancisce la libertà religiosa e di culto come diritto fondamentale... Inoltre bisogna considerare che "libera Chiesa in libero Stato" si traduce di fatto in cesaropapismo, perché è lo Stato che determina i confini di quel che la Chiesa può dire...
Il papa ha ragione a sostenere che una società che non si preoccupi di far sì che ognuno possa avere un lavoro dignitoso non ha futuro e allora, invece, di fare programmi mirabolanti cominciamo da subito a capire che abbiamo un destino comune e che la legalità è un bene che interessa tutti e chi ha di più, più deve dare... Di qui nasce la questione della giustizia distributiva che comporta rinunce per qualcuno a ingiustificati privilegi, la lotta seria all'evasione fiscale e ad altre situazioni indebite, per dare a tutti la possibilità di una vita accettabile, grazie anche ad un welfare compatibile con le risorse. Ma i cattolici in politica sono dei solisti, anzi adulti...