giovedì 10 novembre 2016

TRUMP

In America ha vinto Trump, contro tutte le previsioni e contro tutte le lobbies politico-finanziarie del mondo. In Italia abbiamo vissuto la campagna elettorale americana giorno dopo giorno, con i mass media schierati massicciamente a favore di Hillary Clinton. Ora assistiamo a delle piroette incredibili perché l'elezione di Trump, simile alla vittoria della Brexit o a quella di Virginia Raggi a Roma, dimostra l'imprevedibile voglia di vero cambiamento da parte dei Cittadini del mondo, stufi di dover obbedire ai Poteri forti che dominano la terra. 
Sovente i mass media non ce la contano giusta, e spesso parteggiano (perché "foraggiati") per chi governa la Finanza mondiale. Panico in Italia e in Francia tra Renzi e Holland, a dimostrazione (anche) che la sinistra di governo, quando continua a fare gli interessi delle Banche e del Denaro, rischia di perdere i contatti con i Cittadini. Donald e Hillary erano i peggiori candidati possibili dell'America di questi ultimi 60 anni, ma la vittoria di Trump dovrebbe essere comunque un monito per il futuro. Di fronte alle verità preconfezionate, la gente (alla fine) manda tutti a quel paese...

Marco Parigi



Carlo Biancheri


Ecco, la gente manda tutti a quel paese e si affida a Trump… Non c’è male! Mi ricorda quel marito che per dispiacere alla moglie…
Cosa ricaviamo da questo bel risultato dove un bancarottiere (due volte), showman tipo clown, ricco e desideroso di superare il padre (invece dopo tanti anni la sua fortuna resta quella iniziale…), sposato con cecoslovacche, slovene che somigliano a barbies che parlano un inglese stentato, si direbbe, con nessuna idea di politica economica – vuole fare grandi opere, diminuire le tasse ed il debito pubblico… come mago Merlino-. Essendo imprenditore di successo, dice lui…, farà grande di nuovo l’America: se viene qui glielo spieghiamo noi come è andata con un altro imprenditore che diceva la stessa cosa e che ha così ben operato, particolarmente nell’organizzazione di cene eleganti.
Il Grillo è tutto eccitato  (dove stanno gli ex sessantottini che gli hanno tenuto bordone e quelli di sinistra che lo hanno sostenuto e votato? E i professoroni coscienza morale del paese?) dal risultato, ma… per fare cosa?Non è dato saperlo: basta il vaffa. A giudicare dai risultati di Roma e financo quelli di Madamin a Torino… c’è da temere molto.
E’ stata una batosta ai poteri forti… E chi sono? La ben nota confraternita che guida le sorti del mondo da oltre duecento anni? Perché Trump non ne fà parte? E’ solo di un altro gruppo, diciamo così.
E’ un colpo alle banche… e qui cerchiamo di chiarire una volta per tutte. Le banche sono state nella gran parte, in Italia e non solo…, affidate a dirigenti affiliati, diciamo così, amici degli amici che ovviamente dovevano e debbono mantenere le relazioni, magari prestando senza merito del credito… Ma in sé le banche sono imprese come le altre che, per sopravvivere, debbono produrre utili, altrimenti diventano enti di beneficenza o i Monti di Pietà medievali. Anzi, con buona pace del papa, se falliscono possono generare crisi sistemiche e a soffrirne non sono solo i grandi azionisti ma anche i correntisti, i piccoli risparmiatori ed il fallimento di una banca può ingenerare il fallimento di un’altra che vanti crediti importanti verso la banca fallita… Con ciò non si deve garantire l’impunità, ci vogliono regole cogenti e controlli ma anche qui non bisogna farsi illusioni perché se il controllore verificasse ogni singola operazione, il che è impossibile, la banca la farebbe il controllore, come avvenuto in alcuni paesi dell’Europa orientale, subito dopo il change-over dai passati regimi socialisti.
Del resto negli stessi Stati Uniti i controlli della SEC non hanno impedito una serie di grandi scandali: da Arthur Anderson a Enron e a Worldcom,più grandi di Parmalat.
La classe media negli Stati Uniti dopo il 2008 è stata colpita duramente; le statistiche dicono che l’economia è risanata e che la disoccupazione è sotto il 5% (roba avveniristica per noi) ma a ben vedere i salari sono diminuiti, alcuni (pochi) si sono arricchiti ed il divario tra ricchi e poveri è aumentato. La scelta della Clinton come candidata senza attenzione per gli altri, ma autoreferenziale, ha scatenato la reazione, la rabbia che non si fà proposta, alternativa. E così arriva il tombeur de femmes che ora vuole la pacificazione ma se realizza il suo programma...
Noi siamo sostenitori di Tommaso d’Aquino che diceva: chi non sa governare se stesso non può neppure governare gli altri e ci domandiamo se non siamo in quella situazione descritta da Aristotele, più volte citata in questo blog, dove in un mondo di matti i savi sono considerati matti dagli altri.
Questo signore ha la valigia nucleare… mala tempora currunt.


domenica 23 ottobre 2016

NE SI NE NO


Perché qui tutto tace a proposito del referendum? Né SI né NO?
Umberto Minardini


Carlo Biancheri


Verrebbe da  risponderle che lei ha ragione, ma nella vita non ci sono vuoti e tocca giudicare e decidere ad ogni istante per il male minore o il bene maggiore.
Ecco perché, sia detto per inciso, è completamente errato il detto tanto peggio tanto meglio o  separare la pars destruens dalla pars construens, come vorrebbe Hegel: non si costruisce sulle macerie, anzi si fanno i conti con l’odio altrui; l’alternativa ad un approccio di scelte prudenziali  è: si vis pacem para bellum  e  diventa una guerra permanente, come la storia romana insegna.
Abbiamo assistito alla risibile contestazione sul quesito, tipica  di chi si è svegliato a mezzogiorno: non era forse il titolo della legge votato in Parlamento? Tralasciamo i commenti: il TAR non si è pronunciato sul merito, come dire ci ha dato ragione…, o non ci daremo per vinti oppure siamo contenti che gli italiani abbiano capito che si tratta di una truffa; un dialogo alla Ionesco, come quello di chi chiede ad un altro: dove vai? Porto ceci…
La riforma del Senato è una scempiaggine che parte dall’assunto che in Italia esistano delle serie autonomie locali. Ammesso e non concesso  che alcune regioni siano meglio organizzate di altre, restano un fiasco, perché hanno soprattutto ingenerato il reclutamento di gente senz’arte né parte, quando non si tratta, come in certe regioni, di manutengoli della malavita. Ricordate la Regione Lombardia dove sedevano in Consiglio il Trota e la Sig.ra Minetti, l’estetista organizzatrice di cene eleganti? E i calzoncini verdi - con l’assoluzione ancora non sappiamo da chi siano stati pagati…-? Bene i rappresentanti di questi enti, insieme ai sindaci, dovrebbero pronunciarsi  su questioni quali la normativa comunitaria in discussione a Bruxelles; sicuramente, data la loro competenza, apporteranno un notevole valore aggiunto… Fortunatamente la normativa regionale, prevista in Costituzione, è stata attuata con molto ritardo, perché i fatti hanno dimostrato che si è rivelata, allo stato, un costo e ha generato tanti piccoli staterelli con libertà di spesa senza imporre i costi ai residenti nella regione: vedi, da ultimo, l’azzimato Zaia che vuol farsi pagare dallo Stato non so quale ennesima bretella dalle sue parti che sarà un’altra autostrada deserta come quella che da Rovigo va nei Colli Euganei… Basti, poi, citare le rappresentanze  delle regioni italiane in giro per il mondo…: se non lo sapeste c’è anche casa Sicilia a Sofia che è un po’ più grande dell’Ambasciata d’Italia!
Tuttavia, l’eliminazione della legislazione regionale concorrente con quella statale è un’ottima cosa perché il difetto italico, irriso all’estero, è quello di sovrapporre e non saper decidere e quando poi si decide lo si fa spesso con sventatezza dopo estenuanti discussioni definitorie. Del resto, forse questo è vizio antico: nel diritto romano ciò che conta è la definizione, l’applicazione della norma è un fatto secondario… L’esatto contrario di un approccio pragmatico come quello dei paesi di Common Law dove una legge  ha senso se c’è enforcement, cioè un’applicazione efficiente; per questo nei paesi anglosassoni, una volta approvata, la norma è sottoposta ad un periodo di rodaggio, per così dire…; se non va si modifica. Sarà centralismo il nostro? Ma dopo vent’anni e più di inefficienza? Tra i sostenitori del no ci sono tanti che dicono: bisogna pensarci bene, facciamo una bicamerale (non ce ne sono già state…?), la Costituzione è bella (non stiamo parlando della prima parte…), mandiamo a casa il Governo e poi… Sorge il dubbio amletico che tra certi padri nobili la vita consista nel pensare…: non fanno che pensare, parlare… Forse come Cartesio anche loro avranno il problema del ponte tra il loro Ego e la realtà esterna?
Un uomo solo al comando per il combinato disposto con la legge elettorale. E qui il giovinotto di Rignano sembra ciurlare nel manico…
L’impatto internazionale per un paese indebitato, disorganizzato come il nostro, con la vittoria del no sarebbe negativo. Non ci riferiamo al giudizio dell’agenzia di rating che non ha alcuna credibilità ma che pure continua a contare molto sui mercati finanziari che vogliono stabilità e che si muovono come mandrie di bufali senza cervello e pesano moltissimo sulla vita quotidiana di noi tutti: non si tratta, come pensano gli adepti della setta nostrana, di un piccolo gruppo che dirige l’orchestra ma certo l’opinione di certi pezzi da novanta conta il triplo degli altri… perché quando operano sul mercato succede come se un elefante mettesse la zampa nella vasca da bagno piena d’acqua…
Dove sono tutti quelli che dicevano che la Brexit non avrebbe avuto conseguenze? I grillini non erano gli alleati di Farage? La sterlina  quanto ha perso? E l’inflazione nel Regno Unito come va? Ci si prepara ad un esodo del settore finanziario da Londra che pesa sul PIL più del 13 %,come dicono alcuni giornalisti male informati, incluse le Clearing Houses, cioè dove stanno i soldi? E le banche americane resteranno a Londra senza passaporto europeo o andranno dai massoni di Amsterdam? E poi che significa rimanere nel mercato interno? Per farlo, a parte il rispetto delle altre libertà del Trattato che sono negoziabili, checché ne dica la Commissione, occorre che gli inglesi rispettino le norme ed i controlli europei e forniscano la cooperazione. Sono disposti a farlo? Un pasticcio. Non lo avevamo scritto?
Se vince il no ci troveremo in un altro pasticcio, purtroppo, perché lo spread salirebbe e la raccolta per pagare le scadenze del nostro debito  per il 50% è internazionale e gli investitori non ascoltano quel che si dice a Gallipoli… Ci vorrebbe un po’ di saggezza, prudenza, anche senza fidarsi di Renzi, ma temiamo che i votanti preferiscano i videogiochi e non riflettano  sulle conseguenze negative per noi nel respingere una brutta riforma.







giovedì 13 ottobre 2016

DOMANDA e RIPOSTA

Renzi ha detto che se vince il NO si torna indietro di 30 anni. Ma si rende conto di come si viveva meglio allora? Va beh, lui aveva solo 10 anni, ma la storia dovrebbe conoscerla...
Allora non esistevano i contratti cococo, a progetto, lo jobact, la partita iva, i voucher, si andava in pensione ad un’ età decorosa con una pensione soddisfacente, c'era l'articolo 18 e le tutele per il lavoratore, la benzina costava £1.258 tradotto in €0,65 al litro, c'erano tanti concorsi per i posti pubblici, non c'era il ticket nella sanità pubblica, a 25 anni ci si poteva permettere di metter su famiglia perché non c’era la disoccupazione giovanile di adesso. E chi ha rovinato tutto?

Andrea Finotti
Carlo Biancheri
Guardi noi non amiamo Renzi che consideriamo espressione della decadenza del paese.
Abbiamo sentito il dibattito in Parlamento oggi e ci è parso, però, che gli altri siano molto peggio.
Se vince il no non è vero affatto  che non accadrà nulla, come dicono mentendo degli insipienti. Viviamo in un contesto eccessivamente condizionato dagli eventi internazionali – a ben vedere forse è sempre stato così nella Storia…- e la vittoria del no verrà presa all’estero come il rifiuto di cambiare o meglio come la volontà di affidarsi a dei poveretti che non conoscono neppure l’abc della gestione della cosa pubblica e che  proferiscono in continuazione propositi da  squilibrati.
Il Grillo si è persino avventurato a contestare le cifre fornite da Padoan, forte della sua cultura economica da avanspettacolo:  lui sa come si deve governare…
All’estero il pregiudizio nei confronti del paese è ormai atavico: italiano è, salvo eccezione, sinonimo di chiacchierone, superficiale, orecchiante  da tener fuori dai consessi che contano perché inaffidabile. Al massimo è un buon albergatore…
Lei ricorda gli aspetti positivi di trent’anni fa ma omette di dire che il governo si cambiava annualmente fino a Craxi, la svalutazione della lira, prima dell’aggancio al marco, per cifre superiori al 20% avveniva periodicamente ed il Tesoro non riusciva a collocare il cospicuo debito pubblico nelle aste. Il tasso d’interesse era alto e anche con l’inflazione… Inoltre, la bolla immobiliare cominciava a crescere. Negli anni Settanta la situazione era quasi insurrezionale e nel periodo successivo seguirono gli scandali, il patto stato/ malavita organizzata, un partito comunista al governo ed all’opposizione al tempo stesso (il compromesso storico…), i sindacati che  contribuivano allegramente ad aumentare il macigno del debito pubblico che ci ritroviamo ora, il cui aumento serviva ad assicurare la pace sociale. L’Europa era residuale (diversamente da come la consideravano i centroeuropei che la gestivano); la normativa della UE non la rispettavamo: eravamo il paese col maggior numero di condanne per mancato recepimento della legislazione europea. Senza far parte di  confraternite laicissime… non si faceva carriera nel paese e poi la commistione del potere politico con i servizi segreti, il parastato…,gli attentati, più tardi, contro i magistrati, le bombe a  S. Giovanni in  Laterano, agli Uffizi, alla basilica paleocristiana attigua all’arco di Giano… Gli anni ’80 ci hanno poi regalato il governo del ben operare col cavaliere cantante per ben vent’anni, dopo il fattarello di Gelli…
È difficile comparare epoche storiche anche perché il contesto varia ed oggi noi ci confrontiamo con una crisi economica superiore a quella del 1929. Dopo la crisi della finanza determinata dagli anglosassoni che hanno voluto ed imposto un mercato mobiliare senza regole e senza controlli per decenni, in sede OCSE, FMI, Basel Committe, UE, G7, G20  abbiamo subito un liberismo darwiniano scriteriato in economia che ha portato ai demenziali accordi GATS e GATT -  approvati da quel Tremonti amico della Lega che ora li disconosce! – dove in pratica si privilegiava solo il minor costo: come faceva l’Italia a competere con paesi che garantivano un salario mensile di 150 dollari? Senza pensione e senza assistenza sanitaria? Tutto ciò è stato fatto sull’altare delle multinazionali, fregandosene del futuro e dell’equilibrio dei paesi. I politici pensavano: tanto io duro per dieci anni e après moi…
Come vede non c’è da brindare né si può lodare il tempo che fu, quando in Confindustria comandava la FIAT e l’Amministrazione, sempre inefficiente…, prendeva ordini… C’era chi diceva che Gianni Agnelli dicesse sciocchezze in tre lingue e dai risultati… forse non aveva torto. Adesso noi ci troviamo in una fase di profondo cambiamento del sistema produttivo e del modo di vivere e la gente, gli investitori sono nell’incertezza sulla piega che si prenderà. In un tempo di cambiamento ci vorrebbero  degli umanisti al comando cioè gente veramente dedita a salvare ciò che è umano e invece si vedono tanti saccenti presuntuosi incapaci di sintesi, purtroppo… dei demagoghi.


martedì 4 ottobre 2016

EFEMERIDI SUI 5S

Finalmente qualcuno incomincia a capire e trova il coraggio di parlare! Speriamo che Pizzarotti abbia seguito e che il M5S si sgretoli da sé!
 
Walther Canepa

Carlo Biancheri

Sarebbe utile fare una riflessione sulla situazione complessiva delle forze politiche che ci governano e del loro rapporto con gli elettori.
Da lustri non c’è alcun rapporto tra governanti e governati, si assiste a votazioni in Parlamento ed in Assemblee elettive dove i votanti eseguono  ordini impartiti da chissà chi, mentre il dibattito, quando c’è, non è mai approfondito e non si delineano vere alternative sulle scelte di merito. Dei collegamenti col malaffare sono piene le cronache.
Si parla senza cognizione di causa dell’Unione Europea, ignorando, al di là degli insulti, che siamo vincolati da norme giuridiche che noi stessi abbiamo scelto e che ci siamo imposte: ci si potrebbe stare in modo diverso ma ci vogliono risorse, know-how, coraggio ed efficienza, in genere tutto quello che  manca ad un paese provinciale come il nostro.
Oltre ai terremoti, che si sono sempre verificati perché siamo in zona altamente sismica, abbiamo guerre vicine e, silenziosamente, continua il flusso migratorio epocale cui presto non riusciremo a far fronte. Ma è l’affabulazione - esse est percipi sostiene la cultura dominante, cioè la chiave è il valore che io attribuisco alla realtà anzi la realtà è per me - la fà da padrone: si parla e così si esorcizza il reale.
In questo quadro, si è inserito anni fa il movimento 5S con un misto di indignazione per l’esistente, di desiderio di cambiamento e di stretto comportamento da setta con capi occulti che gestivano gli attori in modo rigidissimo e senza dover rendere conto ad alcuno dell’operato. Un fai da te unito a presunzione, alla convinzione, cioè, che governare sia facile, all’invito ad aderire a molti opportunisti, spesso gente per tutte le stagioni, pronti a salire sul carro: fà impressione leggere le dichiarazioni di tecnici della Corte dei Conti che spiegano le ragioni che li avevano spinti ad aderire al governo di Roma… “per dare una mano”: ma con quei compagni di viaggio?
Nella difficoltà  l’impostura si manifesta e viene fuori che il garante non eletto ha un potere assoluto, incluso quello sprezzante, significativo del suo modo di essere, di squalificare l’avversario su un piano personale - Pizza(rotti), goditi  i tuoi quindici minuti di popolarità…-, metodo seguito da nazisti e leninisti (abbiamo già rinviato ai quaderni di Paideia al riguardo). Le regole non valgono per tutti ma si applicano a seconda delle convenienze. Verità e menzogna si alternano senza soluzione di continuità, soprattutto non c’è alcun interesse manifesto per il bene comune. La sindaca di Roma, dopo il recente crollo della palazzina a Ponte Milvio, è venuta ben tre volte in un giorno per la gioia dei fotografi, ma il Comune non ha fornito alcun supporto sostanziale alle persone colpite, come, per esempio, la decisione di abbattere l’immobile a spese del Comune stesso, di stanziare fondi per venire incontro alle esigenze dei sinistrati: è tutto nelle mani del magistrato, sembra sia stata la risposta…
Cosa se ne ricava?
Per fare politica occorre disporre di valori di riferimento; l’onestà è condizione necessaria ma non sufficiente e una qualche ideologia, senza la quale non si riesce ad interpretare il reale se non con un pragmatismo esasperato, è necessaria perché stabilisce una gerarchia nei valori. Di questo non c’è traccia nel cosiddetto movimento. Ricordo Pajetta del Pci che contraddetto dai fatti della rivoluzione di Praga sosteneva, fedele a sé stesso e con molta faccia tosta, che la “verità è rivoluzionaria”; adesso, invece, abbiamo il giovanottello, figlio di mamma, che ci dichiara che ha sbagliato, dimenticando forse che la politica è per definizione ciò che riesce e che chi sbaglia cambia mestiere.
L’importanza che ha assunto il Movimento va anche attribuita a una sinistra saccente e a molti media come “Il fatto quotidiano”, “La 7”, ecc., che vedevano un’alternativa radicaleggiante, sanculotta, al sistema politico attuale. Nei loro salotti potevano continuare, col loro sogno impotente, ad impartire lezioni di dover essere, trascurando del tutto che uno dei fondatori del gruppo era un adepto del pianeta Gaia e che, per realizzarlo, ha imposto metodi oscuri, di setta, ed il metodo non è irrilevante nel realizzare il fine…: lo pre-giudica. Soprattutto, ha influito il vizio manicheo di taluni  e cioè tutto il bene da una parte e tutto il male dall’altra e la personalizzazione della politica: non si difende più un disegno, una scelta ma la persona. Tuttavia, il diavolo fà le pentole ma non i coperchi e ci pare che stiamo assistendo alla pentola che bollendo senza coperchio crea disastri…


sabato 24 settembre 2016

DEUTSCHLAND, DEUTSCHLAND UBER ALLES...

Carlo Biancheri


"Germania, Germania sopra tutti" recita l'inno nazionale tedesco e dopo Guglielmo II e  Hitler suona in modo sinistro…; non è irrilevante ricordare che nella Germania comunista l’'esercito continuava imperterrito ad eseguire il passo dell'oca …e  anche nell’'URSS.
Il nostro giovanotto di Pontassieve scopre, come del resto la 'capretta sacrificale’ di Roma, così battezzata da  Statera  (non Madamin, a Torino, dove, a suo dire (…), tutto va benissimo, Madama la Marchesa…), quanto sia difficile la politica, in primis quella internazionale.
Così l’Italia  è in B - o meglio tra la A e la B… - per l'’ennesima volta. Quando si fà sul serio e  non ci sono  diversivi, come la gita turistica a Ventotene, il Presidente del Consiglio italiano è bene che non venga a far confusione negli incontri franco-tedeschi.
E’ sempre stato così  da quando i politici italiani non si sono più interessati  al paese ma solo agli interessi personali, in pratica da Berlusconi in poi, salvo la parentesi prodiana.
Ministri dell'economia e delle finanze debolissimi, tutta la schiera della riserva della Banca d’Italia, Ciampi incluso che ha aumentato considerevolmente il debito pubblico ed ha costruito una moneta unica zoppa con l'idea che l’inténdance suivra…, non hanno messo mano a quel che serviva al paese: un po’ di serietà.
Invece, si è costruito un regionalismo con libertà di spesa e con duplicazioni pesantissime in settori legislativi riservati in ambito nazionale, addirittura le regioni avevano (e hanno...) le loro sedi di Rappresentanza a Bruxelles dove facevano perder tempo ai funzionari della Commissione Europea, contattati da rappresentanti, per lo più incompetenti, su questioni che non erano affatto attinenti alla regione: persino in ambito nazionale, il coordinamento sulle politiche comunitarie tra Governo e regioni, previsto da una legge insipiente, nel settore finanziario  non si è mai fatto. Né si è affrontata l'illegalità dilagante, ormai nel paese, e la corruzione dovuta a mancanza di controlli efficaci. C’è qualcuno che verifichi l’operato dei carabinieri, della guardia di finanza o della famosa polizia locale?
Poi, l'attor giovine, cui non manca l'autostima, si è fatto fregare alla grande prendendo, invece di un Commissario di peso, l’Alto Rappresentante, nella fattispecie l’algida Mogherini, lodata da Juncker in quanto svolge un compito da funzionaria e cioè esegue gli ordini. Una nomina sbagliata per il paese come quella di Boeri all'Inps...
All'estero sanno benissimo come va l’Italia perché vengono informati e siccome non siamo tutti fratelli… ne approfittano. Deutschland, Deutschland uber Alles.
La ragazza dell'Est, con stile da gatta morta – per piacere le televisioni di dilettanti la piantino di invitare i famosi germanisti, cioè esperti di letteratura…, che ci ammoniscono che la Merkel è la più favorevole all’Italia e che dopo sarebbe peggio…; può pure tornare un Hitler! -– ha fatto in modo con le sue faccine di circostanza che la Germania avesse un superavit nelle esportazioni per lustri, vietato dalla normativa comunitaria e che violasse impunemente il limite del deficit. Certo noi al 60% del debito/PIL ci arriveremo alla stagion dei fiori ma non è una ragione per cui prima Barroso ora questo, che è stato per decenni primo ministro di un Paese truffa, il Lussemburgo, Granducato da operetta di cinquecentomila abitanti, stranieri residenti inclusi, si comportino (o si sono comportati) come servi sciocchi quando invece la Commissione Europea è la guardiana dei Trattati!
La ragazza dell’Est ha fatto questo di gravissimo: ha svuotato il ruolo della Commissione a vantaggio del Consiglio Europeo dove lei comanda. Lo ha potuto fare perché la Francia, con un presidente inesistente, novello Monsieur Dupond, non svolge più il ruolo di cerniera tra Nord e Sud Europa e la Spagna con tutti i suoi ministri dell’Opus Dei ha tradito lo schieramento del Club Med, come  tante altre volte nella Storia.
L'ordine del giorno, in Europa, lo detta la Germania; fino ad ora noi abbiamo beneficiato dell'Euro, in contrasto con le idiozie che si sentono dire da politici e giornalisti sulla moneta unica, perché con un debito così alto saremmo a mal partito col mercato e la speculazione internazionale e forse saremmo stati costretti a consolidarlo con conseguenze imprevedibili (si è scritto molto sul ruolo benefico svolto dalla BCE al riguardo). Persino Tsipras lo ha capito e ha deciso di restare nell'Euro, contro il parere del suo folle Ministro delle Finanze, Varoufakis. Tuttavia, se si continua così, con
una Commissione serva dei forti, dove la voce dell’Italia è del tutto inascoltata, prima di pensare ad alternative radicali –- l’uscita della moneta unica indebolirebbe il mercato interno ed i vantaggi che questo comporta per noi… -  bisognerebbe  finirla di protestare e fare la guerra nelle  decisioni, conoscendo bene gli argomenti e formulando proposte alternative credibili che possano interessare altri paesi e cercando alleanze in quegli Stati membri che non possono, non foss'altro che per ragioni storiche, subire alla lunga il dominio tedesco. Una politica che abbiamo spesso lasciato agli ambasciatori locali ma che non abbiamo mai praticato seriamente a Bruxelles e che, invece, ci avrebbe aiutato a fare massa d'urto in Consiglio. Come nella vecchia DC, in sede internazionale, i messaggi non sono mai diretti perché se si va alla conta gli interlocutori sanno benissimo di quanti voti disponiamo. E’ un cammino lungo, ci vuole resistenza ma non ci sono alternative credibili, tranne i sogni dei sanculotti a Palermo che si ispirano al pianeta Gaia dove si realizzerà il regno dell'onestà (tagliando qualche testa, si intende!).