sabato 22 dicembre 2018
giovedì 13 dicembre 2018
IL GOVERNO HA BLOCCATO IL PAESE PERCHE' OSTACOLA LA CRESCITA
Carlo Biancheri
A
Roma il deposito rifiuti Salario, limitrofo al centro città, sta
bruciando: è stato raccomandato di chiudere le finestre, ma le
conseguenze dell’inquinamento, specie sulle zone attigue, peraltro
abitate, non si conoscono. I residenti del quartiere ed il presidente
del Municipio III avevano richiesto ripetutamente la chiusura della
struttura in questione e da ultimo c’era stata una manifestazione in
Campidoglio.
La
sindaca, al solito, ha dichiarato che i carabinieri stanno indagando
sulle cause dell’incendio, come se il problema fosse solo quello di
cercare i colpevoli, mentre le autorità amministrative non sarebbero
tenute a preoccuparsi di por mano alle cause di pericolo imminente per
la gente che pretendono di governare. L’assessore all’ambiente, spedita a
Roma da Genova (!) –a scià de gatti de Ravecca…-
dall’elevato, ex comico pregiudicato, ha assicurato che è stata
istituita la cabina di regia, il che in chiaro significa: abbiamo
attivato le procedure, sul buon esito
dell’operare non possiamo garantire. La gente comune al comando non sa
dove andare, perché non sa fare alcunché: la lista delle malefatte della
Raggi sarebbe lunghissima, come l’inefficienza dell’amministrazione
comunale, la gestione dei rifiuti, il disastro delle società
controllate, sempre sull’orlo del fallimento, in particolare i
trasporti, dove gli autobus continuano ad incendiarsi, oltre a non
passare, mentre le scale mobili crollano – crollo strutturale- per
mancati controlli, le buche stradali, la viabilità, l’emergenza ogni
volta che piove, la telenovela dello stadio, la rinuncia alle Olimpiadi,
il degrado urbano, combattuto con dichiarazioni ed apparenza come le
sfilate all’Opera della sindaca che sfoggia vestiti pacchiani mentre la
città è al buio, le periferie in abbandono, l’edilizia pubblica, il
verde; in sintesi, governare equivale a non fare o fare male.
Roma è paradigmatica di quel che succede nel governo del paese.
Abbiamo ascoltato le dichiarazioni del Presidente del Consiglio pro-tempore, Vis-Conte dimezzato, in vista del prossimo summit europeo che prevede un’agenda molto importante per il futuro dell’Europa e del paese.
Chi ci rappresenta ne ha trattato come farebbe qualcuno proveniente da un altro pianeta.
Ha parlato di confronto serrato, di auspicio che le soluzioni siano
basate su equilibrio e convergenza, di crisi di senso e di deficit di
rappresentanza, di percezione di abbandono, registrato in altre
democrazie europee, facendone discendere che logorare l’efficace azione
riformatrice del governo italiano è miope, perché potrebbe succedere di
peggio. Ha menzionato la persona e i suoi diritti insopprimibili a
scapito di altro… e poi ha elencato tutti i punti in discussione a
livello europeo senza indicare con chiarezza quale debba essere la
posizione italiana.
Il
punto su cui l’avvocato del popolo di san Giovanni Rotondo continua ad
insistere è la separazione tra la politica e la tecnica, facendo
intendere che lui è un gran tecnico, come non ha mancato di ricordare
nel disinteresse generale nelle sedi internazionali. Qui casca l’asino
in quanto le proposte politiche sono anche e sempre tecniche altrimenti
sono mere aspirazioni. Ogni scelta politica impatta sulla realtà e
provoca conseguenze - se ne stanno accorgendo i membri della setta che
col decreto dignità hanno accentuato la mancanza di lavoro, scoraggiando
le imprese ad assumere – e, se le conseguenze sono negative, significa
che erano tecnicamente sbagliate, in quanto miravano al miglioramento
dell’esistente. Nulla sul contenuto della legge di bilancio in
gravissimo ritardo e che ci riguarda tutti, né sulla procedura
d’infrazione europea e neppure sull’isolamento internazionale del paese,
come mai accaduto in passato.
La
povertà esiste e non solo in Italia, come dimostrano gli eventi in
altri paesi europei, purtroppo in gran parte dovuta ai cambiamenti
tecnologici, ma non si combatte con l’assistenzialismo, bensì con
investimenti che creino lavoro, a cominciare dalle opere pubbliche, e il
governo che fà? Blocca la TAV mentre anche un cretino capirebbe che un
tunnel costruito da Cavour nel 1860 e non sicuro vada sostituto per
favorire la connessione del paese che è circondato da una barriera
invalicabile di montagne, le più alte di Europa. Lo stesso valga per il
tunnel del Brennero, per il terzo valico per impedire che Genova muoia e
per la gronda: è mai possibile che si blocchino i fondi e si perdano
mesi semplicemente per difendere posizioni stupide, sostenute in
campagna elettorale da un gruppo di insipienti? Ma dove va questo paese?
Abbiamo
ascoltato, nel dibattito che ha fatto seguito alle dichiarazioni, il
rappresentante della setta di governo sostenere che non è accettabile
che l’Europa si comporti in un modo o nell’altro…, omettendo di
aggiungere che l’Europa è governata da maggioranze e minoranze ed uno
può gridare finché vuole ma non ottiene alcunché senza il sostegno degli
altri. Abbiamo, altresì, appreso che la speculazione finanziaria è il
prodotto dei poteri forti ed è un male in sé, per dirla come i manichei:
disgraziatamente il mercato finanziario si fonda sulle aspettative di
guadagno e non di perdita, altrimenti il sistema non funzionerebbe.
L’equità salariale, auspicata a livello europeo, come pensano di
imporla? Ed equità che significa? Il salario uguale per tutti
indipendentemente dalle mansioni? E chi si prende la responsabilità di
assumere compiti direzionali o ad alto rischio, senza contropartita? Non
vale più la legge della domanda e dell’offerta? Segue una serie di
auspici e cioè che gli investitori esteri con la legge anticorruzione si
precipiteranno ad investire in Italia come i conigli e poi le piccole
imprese ed il Blockchain che produrranno risultati mirabolanti, in
futuro si intende…
La
filosofia è la seguente: ce lo chiedono gli italiani – non si comprende
bene cosa…- e ciò confligge con le richieste dell’Europa, però in
Europa ci vogliamo restare… alle nostre condizioni. E gli altri europei
concordano?
mercoledì 12 dicembre 2018
CHI E COME EDUCARE?
Rosa Elisa Giangoia
La recente tragedia nella discoteca di Corigliano merita altre considerazioni e approfondimenti diversi, oltre a tutto quanto si è detto e ridetto nei media sulla questione della sicurezza, forse disattesa, come in molte altre occasioni, e sul cordoglio, umanamente doveroso, per le vittime.
Occorre leggere il testo (prossimo alla pornografia) che si cantava forse da parte dei ragazzi, che sarebbe stato (forse) cantato dal trapper Sfera Ebbasta (se fosse arrivato in quella sala e per godere della cui esibizione in molti avevano pagato…).
E i genitori, cosa dicono? Molti erano insieme ai figli... La dialettica generazionale tra genitori e figli non esiste più? Certo, è più facile essere permissivi e condividere...
Ma allora chi educa? La scuola dà delle competenze, delle conoscenze, delle abilità operative e delle capacità critiche.
La famiglia deve soprattutto educare ad una scala di valori. Ma se i valori non li hanno più neanche i genitori?
C'erano altre agenzie educative che si facevano carico di grandi responsabilità educative: la Chiesa, i partiti, l'associazionismo, ma oggi sono in crisi o si sono dissolte.
E allora resta solo più il mercato che, soprattutto tramite i media e i social, strumentalizza i giovani con proposte pseudo-educative o diseducative, all'unico scopo di guadagnare.
C’è qualcuno, come facevano i Greci che sono la culla della nostra civiltà, che insegni che la vita val la pena di essere vissuta non a livello animale, ma umano, e cioè di sentimenti e di ragione, di creatività?
Oppure la vita si riduce ad una ‘grande abuffata’ o ad anoressia o solipsismo, cioè ad immaturità dinanzi al reale?
Dove porterà tutto questo?
La recente tragedia nella discoteca di Corigliano merita altre considerazioni e approfondimenti diversi, oltre a tutto quanto si è detto e ridetto nei media sulla questione della sicurezza, forse disattesa, come in molte altre occasioni, e sul cordoglio, umanamente doveroso, per le vittime.
Occorre leggere il testo (prossimo alla pornografia) che si cantava forse da parte dei ragazzi, che sarebbe stato (forse) cantato dal trapper Sfera Ebbasta (se fosse arrivato in quella sala e per godere della cui esibizione in molti avevano pagato…).
Un testo che esalta il sesso, lo sballo (a base di alcool e droga), il maschilismo e il vivere al momento, senza progetti di vita: cosa può dire questa proposta di vita sbandierata a bambini e ragazzini dagli 11 ai 17 anni?Eccolo:Quanto sei porca dopo una vodka
me ne vado e lascio un post-it sulla porta
Le more, le bionde, le rosse, le mechesate
vestite da suore o con le braccia tatuate
le alternative, le snob pettinate,spettinate sotto le lenzuola ubriache
Le tipe che ho avuto, le tipe che avrò
So che mi vuoi non dire di no
Lasciami il numero e se mi ricordo
magari un domani ti richiamerò
io non lo so cosa ti faccio
però mi cerchi lo so che ti piaccio
sono una merda ragiono col cazzo
oggi ti prendo, domani ti lascio.
Forse che la vita non è una cosa seria, ma solo un'occasione per dar sfogo alle proprie pulsioni del momento...
E i genitori, cosa dicono? Molti erano insieme ai figli... La dialettica generazionale tra genitori e figli non esiste più? Certo, è più facile essere permissivi e condividere...
Ma allora chi educa? La scuola dà delle competenze, delle conoscenze, delle abilità operative e delle capacità critiche.
La famiglia deve soprattutto educare ad una scala di valori. Ma se i valori non li hanno più neanche i genitori?
C'erano altre agenzie educative che si facevano carico di grandi responsabilità educative: la Chiesa, i partiti, l'associazionismo, ma oggi sono in crisi o si sono dissolte.
E allora resta solo più il mercato che, soprattutto tramite i media e i social, strumentalizza i giovani con proposte pseudo-educative o diseducative, all'unico scopo di guadagnare.
C’è qualcuno, come facevano i Greci che sono la culla della nostra civiltà, che insegni che la vita val la pena di essere vissuta non a livello animale, ma umano, e cioè di sentimenti e di ragione, di creatività?
Oppure la vita si riduce ad una ‘grande abuffata’ o ad anoressia o solipsismo, cioè ad immaturità dinanzi al reale?
Dove porterà tutto questo?
lunedì 26 novembre 2018
UN GOVERNO CHE ODIA IL PAESE
Carlo Biancheri
A
poco a poco la nebbia si sta diradando e dal biancore indistinto si
cominciano a vedere le intenzioni, le politiche di un governo di
incapaci che ha già danneggiato seriamente il paese.
Per
incominciare la narrazione, le dichiarazioni dilettantesche, ma anche
volute, sono riuscite a creare la sfiducia verso l’Italia da parte di un
attore importantissimo per la nostra soppravvivenza: il mercato
finanziario che non è, propriamente, quel che pensano le ragazzette
‘imparate’, come si dice a Roma, o i giovanotti aspiranti al ‘Nobel’
dell’Economia, divulgatori di nuove teorie economiche con pochi
seguaci, e cioè una stretta cerchia di gnomi che decidono tra loro,
tramite accordi, quali debbano essere i corsi dei titoli offerti sul
mercato, che si tratti di Bund o Btp o Bonos o Treasury bonds. I
gestori di patrimoni collettivi o individuali decidono in base alla
convenienza ed al rischio che un investimento comporta. Certo, se
possono manipolano, sperando di non esser scoperti, perché questo dà
loro il destro di far guadagnare il veicolo che gestiscono, ma non è
poi così facile farlo, quando i volumi sono colossali, come nel caso del
debito sovrano di un paese come l’Italia: bisognerebbe aprire una
posizione investendo una quantità enorme di denaro per un’operazione
molto rischiosa su un mercato secondario che opera come mercato
all’ingrosso, in via telematica, più facilmente controllabile rispetto
ad un mercato cosiddetto over the counter,in pratica off-market (fuori
mercato). Che cosa allora determina i corsi? I fattori sono diversi a
cominciare dalla liquidità e l’asta di una nuova emissione di titoli
pubblici italiani, andata quasi deserta per un piccolo importo, pari a
cinque miliardi di Euro, è molto preoccupante perché può facilmente
ripercuotersi sulla liquidità del mercato secondario, in quanto indice
del fatto che gli investitori dubitano della solidità dell’emittente
dei titoli in questione. È la dura legge della domanda e dell’offerta
che stanno sfidando gli scriteriati governanti italiani che proclamano
che l’Italia e i sessanta milioni di abitanti debbono essere trattati
con rispetto: da chi, di grazia? Non c’è fiducia perché il programma
di questa gente è da clinica psichiatrica ed è stato sostenuto a lungo
da giornalisti, anch’essi bisognosi di cure od opportunisti, e da
imprenditori agnostici che si accorgono, adesso che l’economia rallenta,
in quale pasticcio ci siamo cacciati.
Se
la prendono con il fatto che il paese versa al bilancio europeo più di
quanto riceve. Si dà il caso che noi siamo ormai uno dei tre grandi
paesi dell’Unione, dopo la Brexit, e che l’Europa si regge sul
principio, di matrice evangelica peraltro…, che chi ha di più è solidale
con chi è piccolo e ha necessità di sostegno; perciò i contributi sono
calcolati in base alla dimensione del paese, al PIL, ecc.
Il
Salvini pensa e vuole far da solo, abituato com’è a confrontarsi con
amici colti come quelli del famoso bar di cui abbiamo scritto più volte.
Si dà il caso, come ha ricordato Prodi, che da soli contiamo come il
Ghana, dinanzi a Cina e Stati Uniti e conteremo sempre di meno se
seguiremo le teorie demenziali del ragazzetto che proclama onestà e,
nel contempo, fà il condono tombale ad Ischia, o di quelli che vogliono
bloccare ogni forma di sviluppo per starcene tra noi a discutere sui
cambiamenti che sta mettendo in opera un programma di governo che
rivoluziona il paese: sic il Vis-Conte dimezzato alias Cavaliere inesistente di san Giovanni Rotondo.
Questa
rivoluzione non l’abbiamo ancora vista ma la trasformazione della RAI,
che dobbiamo pagare noi, in EIAR fascista la constatiamo ogni giorno.
Abbiamo anche assistito alla lottizzazione selvaggia dei posti
importanti nelle società pubbliche ed abbiamo subito la narrazione
martellante sulle difficoltà che impediscono ai comuni, da loro
amministrati, di decollare: per colpa altrui, si intende! A dire il vero
in molti di questi comuni, a cominciare da Roma, si sta molto peggio di
prima.
I
primi atti di governo, che si tratti del decreto chiamato ‘dignità’ o
di quello del ponte Morandi con condono e sversamento di fanghi tossici
annessi, sono stati disastrosi perché dannosi, pasticciati o
controproducenti. Non parliamo poi dello spazzacorrotti in discussione al Parlamento
o del decreto che di sicurezza ha solo il nome con conseguenze
deleterie sulla vita quotidiana di tutti o della ri-nazionalizzazione,
di fatto, di Alitalia.
Il paese regredisce, lo spread sui titoli pubblici è più che raddoppiato in pochi mesi, manca una direzione politica chiara,
c’è solo pubblicità. In politica internazionale si fà un convegno sulla
Libia? Un flop totale perché chi conta arriva all’ultimo minuto e non
partecipa alle riunioni oppure altri se ne vanno prima del temine, in
polemica…, nulla di serio come la manovra economica che la Commissione
europea ha bocciato perché gli scenari sono sbagliati e le cifre sono
prese dal libro dei sogni: da ultimo le privatizzazioni per diciotto
miliardi!
Siamo completamente
isolati in Europa e questo aumenta la sfiducia. Il tizio del bar Sport
pensa che gli giovi in vista delle elezioni europee nell’assunto che
dopo troverà tanti amici: per quanto sia furbo e giochi sul fatto che
troppi elettori sono afflitti da analfabetismo di ritorno e si atteggi a
novello Mussolini, con continue citazioni, non avrà quel che spera,
anche perché a livello europeo il nucleo duro resiste.
L’ incapacità di formulare una proposta di governo in grado
di favorire lo sviluppo e di rispondere ai problemi del paese deriva da
crassa ignoranza ed immaturità e porta all’improvvisazione.
È
triste che un paese con una grande tradizione culturale ed economica,
con tante persone di qualità, peggiori perché il potere è occupato da
gente plebiscitata dalla rabbia e dal risentimento.
Non abbiamo bisogno di uno Stato etico che ci rieduchi, specie se gli educatori sono ‘maestri’ terrificanti che insegnano quello che non vivono.
Contiamo sui nostri venticinque elettori che, come noi, amano il Manzoni, per una inversione di tendenza…
martedì 20 novembre 2018
FINE DELLA RICREAZIONE PER IL GOVERNO CIALTRONE
Carlo Biancheri
Siamo
stati facili profeti, purtroppo, quando abbiamo scritto in
tempi non sospetti
che i mercati l’avrebbero fatta pagare a questo governo di
dilettanti ed
affabulatori che ha avuto una colpa gravissima: ha interrotto
il processo di
recupero dell’economia che bene o male i governi precedenti
avevano innescato e
ha creato un regime di instabilità. Oggi lo spread dei
titoli di
Stato italiani con quelli tedeschi ha superato i 330 punti
base, cosa mai
avvenuta da anni e, soprattutto, nel primo giorno di
collocamento della
tranche di cinque miliardi di BTP, destinati al pubblico
di piccoli
risparmiatori, diversamente dal passato, ne sono stati
collocati solo 400
milioni circa, segno che i risparmiatori non credono a questo
governo. Inoltre,
nel mese di settembre c.a. gli investitori esteri hanno
disinvestito 1,6
miliardi sui titoli italiani. Lo spread a questi
livelli mette in crisi
il sistema bancario che deve ricapitalizzarsi a motivo dei
titoli pubblici che
detiene in portafoglio e anche le assicurazioni; se il sistema
bancario va in
crisi la concessione del credito si restringe e l’economia
arretra, specie
per un paese ancora troppo ‘bancocentrico’. Aumenterà anche il
costo per chi
vuole accendere un mutuo e così via… Infine, se il debito non
si rinnova alle scadenze, non
si pagano più i pubblici dipendenti
e le pensioni: scusate se basta! Credete che la cosa sia
considerata seriamente
al di là dei timidi lamenti di Mattarella? Il Salvini ha detto
che lo spread
scenderà: che abbia avuto una visione? Lo sa quali sono i
volumi e cosa
significhi manipolare un mercato come quello del debito
pubblico italiano?
Ormai siamo
al livello in cui il ragazzetto steward allo stadio
san Paolo di Napoli
può dire che concorda con Draghi: perché non spiega in che
senso concorda, tanto
per rallegrarci se avessimo bisogno di una comica? Anche io
concordo con
Einstein… ma non vi so dire il perché.
Salvini, con
la sua cultura del bar Sport, e drogato dal consenso degli
allocchi, sostiene
che la Unione Europea non si deve azzardare a sanzionarci
perché altrimenti
sessanta milioni di italiani… Noi siamo italiani ma ci ha
calcolati in un
gruppo virtuale, un po’ come fanno quelli della setta quando
conteggiano
maggioranze e minoranze. Tornano alla mente i discorsi di
Mussolini e, se
il Salvini avesse studiato un po’, non tanto…, di storia forse
saprebbe quali
danni ha causato a questo disgraziato paese il capo del
fascismo e come è
finito.
L’ideologo
della faccenda è il ministro del Cagliaritano il quale si è
stupito della
reazione dell’ Europa alla sua bella teoria. Si è formato in
Banca d’Italia
e il metodo dell’Istituto è quello di sentirsi
autoreferenziale: ‘to
play God’ dicono gli anglosassoni e cioè la loro teoria
è incontrovertibile
anche quando è manifestamente erronea. Ha mandato allo
sbaraglio il piccolo
tenacissimo Tria, giurista più che economista, che continua a
sostenere che la
manovra non si cambia e che anche gli altri paesi hanno
sforato il limite del
3% del debito, omettendo però di menzionare il nostro debito
pubblico e compararlo
a quello di ciascun altro Stato membro e non solo: il
confronto
spiegherebbe il motivo del niet europeo e, del resto,
Draghi non ha
forse detto che occorre diminuire il debito in essere?
Fin de non
recevoir, dicono i
francesi, più banalmente si può tradurre: fanno finta di non
capire. Nel
frattempo noi paghiamo i costi sempre più salati
dell’apprendistato i cui termini chiave sono: punire qualcuno (mai quelli giusti a
giudicare dai SUV di
alta gamma che circolano e dell’evasione fiscale si parla in
modo criptico o
non se ne parla affatto…), cacciare i clandestini – ma non ci
riesci Salvini, non
ci sono gli accordi di rimpatrio o non funzionano…- bloccare
le opere pubbliche
perché fonte di malaffare, come le case chiuse di un tempo,
uccidere i
malavitosi –per ora solo annunci…- superare la democrazia
rappresentativa
perché i poveri cittadini devono potersi esprimere anche se
poi uno – non uno
vale uno…- si incaricherà di interpretare qual è la volontà
popolare (…).
Questo è il
quadro. Che altro debbono fare per convincere chi li ha
sostenuti di
essersi sbagliato clamorosamente?
Iscriviti a:
Post (Atom)
