domenica 17 marzo 2019

Memorandum of Understanding con la Repubblica popolare cinese: non preoccupatevi, non è vincolante...

Carlo Biancheri

È noto che nel Governo del Vis-Conte dimezzato c’è gente con approfondita conoscenza delle lingue e del contesto internazionale, sviluppata nelle scuole di San Giovanni Rotondo e di Canicattì, salvo il caso del funzionario facente funzione di Ministro degli Esteri, privo di ogni visione internazionale, ma che si esprime correttamente in inglese ed in un francese pedestre, nonostante i molti anni trascorsi a Bruxelles.
La disquisizione adesso è sul significato di Memorandum of Understanding, altrimenti detto Memorandum d’intesa. Il Vis-Conte dimezzato si è avventurato incautamente, come i ragazzini, nel quadro internazionale, senza capirlo, senza conoscerlo e si trova in ambascia per le minacce reali americane in merito alla firma dell’intesa con la Repubblica Popolare Cinese ed i richiami della UE che ricordano le competenze dell’Unione in materia di accordi commerciali con paesi terzi. Abituato com’è a svincolarsi con le parole – spesso a vanvera - si è affannato a sostenere che si tratta di un accordo non vincolante, cioè di acqua fresca. Si dà il caso che nel mondo anglosassone, retto, se Conte non lo sa, da un sistema di Common Law, la maggior parte degli Accordi Internazionali sono redatti nella forma di Memoranda of Understanding dove è labile il confine tra impegno giuridico e politico, come del resto in tutto quel sistema giuridico, fondato sul caso concreto, sul precedente e sull’ethos.
Non ci sono sanzioni in caso di inadempimento del MoU, ma dove sono le sanzioni in sede internazionale se non nei casi di adesione ad una Organizzazione Internazionale, fondata su un Trattato, ratificato dal Parlamento? Sul piano bilaterale, in un’ultima istanza, la sanzione è la guerra, eventualmente dopo aver esperito tutte le forme di retaliation possibili, incluse le sanzioni economiche. Anche se non ci sono vincoli giuridici, per quel che valgono nel diritto internazionale…, si tratta pur sempre di accordo politico a tutti gli effetti, il cui mancato rispetto verrebbe giudicato negativamente dall’interlocutore che non subirebbe l’inadempienza passivamente: il principio che regge il contesto internazionale è quello della buona fede nel concludere gli accordi. Immaginarsi se Mr. Ping, come lo chiama il ragazzetto di Pomigliano d’Arco che forse pensa, come al suo paesello, che ciò che conta è il cognome, quello che segue il nome (…), viene a Roma tra le strade dissestate e la spazzatura dovunque e pochi mesi dopo la firma si sente dire dal governo italiano: abbiamo scherzato… Troverà il modo di farcela pagare in ogni sede internazionale, perché ci tiene alla reputazione di un paese in crescita, di oltre un miliardo di abitanti, che diverrà la prima potenza economica mondiale, ecc., ecc.
Altri paesi europei si sono mossi ben prima di noi, ma lo hanno fatto discretamente, con esperienza diplomatica consumata, senza pestare i piedi, mentre noi ci siamo avventurati col ragazzetto che vuole che i cinesi ci comprino il debito pubblico per poi, in caso di controversia, farci giochetti come quello che ci fece Deutsche Bank quando liquidò d’un botto le posizioni sui titoli italiani e lo spread superò i 500 punti rispetto ai Bund tedeschi… Non conoscendo quasi nulla, ha ampliato a dismisura l’ambito dell’accordo, rendendolo di difficile gestione.
Naturalmente gli USA, come di consueto, non conoscono confini territoriali ai loro interessi e quindi hanno fatto pressioni a non finire; bisogna resistere alla prepotenza, ben sapendo, però, che gli americani hanno la memoria lunga e la fanno pagare e sono quelli che assicurano la nostra difesa, perché il nostro esercito ha ancora, come nella ritirata di Russia, gli scarponi di cartone, forse di plastica adesso…, e senza gli USA quanto saremmo in grado di resistere ad un attacco? E la tecnologia? È made in Italy? Ecco il contesto.
La lezione che ne traiamo è quella che siamo in mano ad un governo di dilettanti che raccontano un mare di frottole ai gonzi e che non sono in grado di affrontare la crisi economica con un’iniziativa chiara; i soli provvedimenti che adottano sono quelli di propaganda e lo fanno a debito. E questo è il punto, perché hanno varato iniziative pasticciate, finanziate con ‘pagherò’ a scadenza a fine d’anno quando si approverà la nuova legge di bilancio; nel mentre hanno occupato tutte le poltrone, bloccato tutte le opere pubbliche – altro che opere in ritardo di quarant’anni!- per fare l’analisi costi benefici, affidata agli amici, con dei ministri che credono che la loro funzione sia quella di ispezionare i luoghi e non di sedersi alla scrivania e di farsi portare le carte e decidere. L’informazione pubblica è cosa loro e la RAI, pagata da noi, è come l’EIAR fascista, perché è solo propaganda. Le voci libere e di qualità vengono messe a tacere, tagliando i finanziamenti pubblici.
Ci avviciniamo alla boa dell’anno di governo con risultati pessimi: eravamo in crescita e siamo in recessione, le agenzie di rating continuano a graziarci per l’impatto che avrebbe sull’intera Europa un giudizio serio sul paese, l’occupazione non aumenta affatto e lo spread è stazionario: il doppio di quello col governo precedente.
Si vede benissimo che non sanno che fare e che aspettano il voto europeo per decidere come atteggiarsi.
Bisogna salvare il paese e mandarli a spasso…


sabato 9 marzo 2019

MA QUALE CRISI DI GOVERNO!

gufiamo, gufiamo che cada il governo...
forse Salvini pensa che sia il momento buono...
Dario Fabbri



Farò di tutto perché l’opera si faccia! Così si è espresso l’esponente dei comunisti padani, formatosi al bar Sport di Rogoredo e non certo alle Frattocchie, Vicepresidente del Consiglio pro-tempore, nonché Ministro dell’Interno e del latte sardo, a proposito della TAV.
Novello Cuor di leone, giura che l’opera si realizzerà, ma non adesso…; c’è il voto in Parlamento che dovrebbe scagionarlo da un piccolo impiccio: l’aver privato della libertà esseri umani senza alcun provvedimento dell’Autorità giudiziaria, in violazione della Costituzione italiana…
Abbiamo scritto più volte che anche un cretino capirebbe che un nuovo valico nelle Alpi che hanno isolato da millenni il territorio della penisola dal resto dell’Europa non può che essere un vantaggio per l’Italia tutta,  ma è arrivato lo strafamoso prof. Ponti che, con sguardo spiritato, ha esordito in Parlamento  assicurando che lui è esperto qualificato presso la Banca Mondiale e la Commissione Europea e che l’opera non si deve fare perché non conviene. Si dà il caso che molti siano al corrente, compreso lo scrivente, di che razza di carrozzone sia la Banca Mondiale dove perfino Ivanka Trump è in predicato per diventarne presidente (!), reclutando esperti free-lance, trombati dalle istituzioni di provenienza, spesso incompetenti, che mettono insieme papers e linee guida politicamente corrette e secondo i desiderata di Washington DC. Quanto alla Commissione Europea per questo tipo di analisi,considerate una perdita di tempo, nel gruppo di esperti, convocati dalla Commissione stessa, arrivano solitamente dei ‘pellegrini’ che elaborano criteri, in certi casi comici, come l’inclusione tra i costi  della perdita di guadagno sulle accise relative alla benzina (ora  prontamente cancellato), quando si tratti di passare dal trasporto su gomma a quello su ferro, assai meno inquinante, nel totale disinteresse degli Stati membri.
E non c’è solo Ponti, ma  anche un politico di vaglia ad esser contrario: il prof. Cacciari – ma non era filosofo del nulla anzi gentiliano?- che passerà alla Storia per l’incendio del teatro La Fenice di Venezia del  Settecento, ora ricostruito stile Disneyland… L’incendio avvenne sotto la sua sindacatura e lo si vede ridente nel film di Woody Allen sulle rovine del teatro. Il Cacciari sostiene anche lui che, per carità, queste grandi opere sono come il Mose di Venezia che  ha cercato di bloccare, infischiandosene delle periodiche alluvioni (…), e che la pubblicazione dei bandi non vuole dire nulla: si potranno fermare in ogni momento con ricorsi al TAR… Oh… ma qui casca l’asino… La Telt, che sta realizzando la TAV, è una società mista di diritto francese… e il TAR non c’entra, professo’, bisogna ricorrere ai tribunali amministrativi francesi. La sua è una monata, si direbbe a Venezia, ciò…
L’Avvocato del popolo, alias Vis-Conte dimezzato, che riesce a parlare fino alla noia senza esprimere un bel nulla, tranne auspici, dilemmi, traguardi futuri, assicurazioni, un misto della tecnica del mediare, del sopire e sedare, e dell’arroganza populista: nessuna crisi perché hic manebimus optime! Ottimamente ci starà lui, ma non il paese che è isolato politicamente come non è mai avvenuto nell’ambito internazionale, con un giovanotto che in televisione ci vuol far capire che ha studiato e che sostiene un mare di castronerie, ad esempio, sul Venezuela; probabilmente si sarà informato dalla Sicilia, terra di provenienza, e ha fatto sì che lo Stato italiano rimanga equidistante tra il dittatore Maduro, guidato dai cubani, e che ha ridotto il paese alla fame, e Guaidò, riconosciuto come rappresentante del paese da tutti i vicini e dalla UE, tranne noi! Non c’è male.
Ma siamo contro tutti anche su accordi internazionali come il Global compact migration ,accordo patrocinato dall’Onu, su cui noi siamo contrari perché ne sappiamo di più di tutti gli altri: tanti nemici tanto onore, no?
L’economia va male non solo per il quadro internazionale che non è in recessione, ma per il caos che questi sono riusciti a combinare in nove mesi.
Il Salvini ha anche la faccia tosta di sostenere che è stato fatto tanto!...e lo vediamo quel che è stato fatto, bravo.
Una cosa però va detta: se il Salvini pensa di cavarsela dicendo che l’opera va fatta, però votando con i suoi in Parlamento per il rinvio dell’opera, o accettando che il mediatore Vis-Conte dimezzato faccia fare al paese la figura dei peracottari, chiedendo l’ennesimo rinvio, alla luce del famoso studio costi/benefici dell’esimio prof. Ponti che cambierebbe radicalmente il quadro, si sbaglia di grosso.
La Lega è complice: fà finta di sostenere l’opera mentre il Governo di cui fà parte la boicotta, danneggia il Nord Italia in primis e tutto il paese.
Nun c’è trippa pe’ gatti, si dice a Roma, Salvini!

Carlo Biancheri

sabato 23 febbraio 2019

MARANATHA!

Da tanto tempo non scrivete più nulla sulla Chiesa. Forse siete anche voi, come me, senza parole di fronte a tutto quel marciume che sta venendo fuori
con queste questioni sulla pedofilia e l'omosessualità? Certo che questa assemblea che si sta svolgendo in Vaticano è tutto quello che mai avremmo voluto sentire, che mai avremmo immaginato... Fa bene papa Francesco a far emergere la verità, a stabilire regole e sanzioni, ma temo serva a poco. E poi la desolazione nei nostri cuori...

Elvira Bisso

“Siamo a Siviglia, al tempo più pauroso dell’Inquisizione, quando ogni giorno in Spagna ardevano i roghi per la gloria di Dio: con grandiosi autodafé si bruciavano gli ereticiEgli scende verso le vie roventi della città meridionale… Il popolo piange e bacia la terra dove Egli  passa. I bambini gettano fiori davanti a Lui, cantano e Lo acclamano: ”Osanna!”. ”E’ Lui, è Lui”, ripetono tutti… Egli si ferma  sul sacrato della cattedrale di Siviglia e – dopo aver risuscitato una bambina – ecco, in quello stesso momento, passare accanto alla cattedrale, sulla  piazza il cardinale grande inquisitore in persona: E’ un vecchio quasi novantenne, alto e diritto, dal viso scarno, dagli occhi infossati, ma nei quali, come una scintilla di fuoco, splende ancora una luce… ”Sei tu? Sei tu?”- Ma non ricevendo risposta aggiunge rapidamente: ”Non rispondere, taci. E che potresti dire? So troppo bene quel che puoi dire. Del resto non hai diritto di aggiungere nulla a quello che Tu già dicesti una volta. Perché sei venuto a disturbarci? Sei infatti venuto a disturbarci, lo sai anche Tu…”
Cosi Dostoevskij ne I fratelli Karamazov, La leggenda del Grande Inquisitore (lb V, cap V).

La questione della pedofilia nella Chiesa cattolica, invece di essere trattata in termini  del mistero del male nel mondo, del peccato e dello scandalo dei consacrati per la contradizion che nol consente…, è piuttosto considerata in termini organizzativi, amministrativi. Il papa Francesco, che viene dai confini del mondo, ha in gran concetto la cultura tedesca che è l’esatto opposto della sua e che reputa, all’evidenza, cultura superiore. Infatti, si affida al cardinale Marx, presidente della Conferenza episcopale teutonica,o al teologo Kasper, intento a santificare Lutero, ad esponenti, cioè, di una Chiesa ricca, senza fedeli,molto attenta a corrispondere allo spirito del tempo, Zeitgeist, come a Tubinga, dove al posto di Tommaso d’Aquino è stato messo Hegel.
La relazione di Marx è parsa quella di un membro del Board di Volkswagen; a parte una spolverata iniziale di Lumen Gentium, dove si  raffigura la Chiesa, modello per l’umanità, qualcosa di simile all’Incarnazione del Verbo, il problema sembra esser quello di rinnovare il procedimento giuridico canonico,  introducendo la trasparenza e la tracciabilità, temi di gran voga.
Non una parola sull’essere preti oggi e sul reclutamento.
Non bisogna credere che i fatti raccapriccianti accaduti siano una novità del nostro tempo che pure è caratterizzato da materialismo e da licenziosità diffusa. Basti prendere un manuale di casistica dei gesuiti nel Settecento per vedere la retribuzione di colpe quali i peccati compiuti dal confessore in confessionale! Né è il caso di fare l’elogio di altre confessioni cristiane perché per i protestanti ed i loro pastori l’atmosfera de Il posto delle fragole è piuttosto illuminante del clima; quanto agli ortodossi si tratta, senza generalizzare, di Chiese cesaropapiste con tutto quel che ne consegue; è molto diffuso che i pope sposati si accompagnino, specie nei paesi, con le parrocchiane generando un grande scandalo, non denunciato; la gerarchia, del resto, fa parte della cinghia di trasmissione del governo- nel periodo comunista tutti i patriarchi erano parte dei servizi segreti, come quello bulgaro ad esempio- e gli scandali, compresa la pedofilia, ci sono eccome. Non è da credere che in altre religioni, quelle non cristiane, al di là delle proibizioni, come nell’Islam, questi eventi non accadano. Non c’è purtroppo una formula magica, ma certo si può ben riflettere sull’essere Chiesa.
Il celibato è un dono grande perché segno di povertà e di generosità, di apertura del cuore, ma come chiedere a dei ragazzi di impegnarsi tutta la vita senza verifiche serie sulla loro personalità e senza esigere da loro l’impegno a lasciare subito la vita consacrata quando si accorgano, a qualsiasi età, di non poter più vivere la castità? Nelle Fonti francescane apprendiamo che san Francesco in questi casi era drastico: lasciate subito l’abito, tornate nel mondo, diceva. Non c’è nulla di male a riconoscere di aver fallito, anzi è un segno di forza e di fede perché significa accettare la volontà di Dio: la vostra pace sia ne la Sua voluntade (san Francesco).
Il problema della pedofilia nella gran percentuale dei casi è connesso all’omosessualità, maschile o femminile, che (come tendenza) non è  in sé una colpa, ma che dovrebbe essere una condizione dirimente per la vita religiosa. Perché omosessualità e paternità/maternità, a nostro debol parere…, non sono compatibili, in quanto l’omosessuale è capace di grande fraternità ma la paternità, il generare vita è altra cosa, è proteggere la vita fisicamente e psicologicamente in vista della sua perpetuazione. Ci soccorre l’amato Dostoevskij, sempre ne I fratelli Karamazov che nella requisitoria dell’avvocato in difesa del parricida Dimitri parla del padre come di colui che “ mi ha generato ed amato ,…mi ha prodigato la sua esistenza ,e fin dalla mia infanzia si è afflitto per le mie malattie, ha sofferto tutta la vita per la mia felicità, e non è vissuto che delle mie gioie e delle mie fortune!” (Ibid. cap. XIII). E ancora aggiunge “chi ha procreato non è ancora  padre, padre è colui che ha procreato ed ha meritato il proprio nome” (Ibid.). Sacerdozio, episcopato e consacrazione femminile sono soggette alla stessa domanda dei figli che è il popolo di Dio: ”Dimmi babbo, perché devo amarti? Provami babbo che io devo amarti!”(Ibid.).
Non ci sono più anime ardenti che siano disposte a lasciare tutto per la “sequela”? Pazienza, riconosciamo che siamo piccolo gregge e non Chiesa trionfante, cercando di interpretare i segni dei tempi, senza soluzioni facili, quelle del tempo presente, se crediamo che la vita non finisca  qui. Siamo preoccupati del destino delle generazioni future, allo stesso modo, però, in cui lo siamo per il dolore senza apparente risposta… di quella presente. La Storia della Salvezza e la Storia umana  non coincidono: resta il mistero della Trascendenza.
Qualsiasi cosa si faccia per impedire il fenomeno della pedofilia e della doppia vita dei consacrati sarà poca cosa se la domanda non diviene più radicale: come riusciamo a vivere oggi il Vangelo senza ferire i piccoli, senza dare scandalo? La Chiesa è sì l’arca dei peccatori perdonati ma… pentiti.
La chiave non è una soluzione tecnica, è l’umiltà. San Filippo Neri insegna che non si va in Paradiso - scusate, ci crediamo ancora, perché non pensiamo che sia una glossa: Oggi sarai con me in Paradiso”…- senza umiltà e forse la Chiesa dovrebbe riflettere su questo e su quel che san Gregorio Magno scrive della vita  di san Benedetto: non predicò diversamente da come visse.

Carlo Biancheri

mercoledì 20 febbraio 2019

UN PAESE ALLO SBANDO


Carlo Biancheri

Abbiamo da più di otto mesi un governo che ha peggiorato notevolmente il quadro d’insieme italiano. Siamo in recessione tecnica ed essendo ultimi per crescita nella UE, ciò significa che la recessione non è dovuta soltanto al peggioramento degli scambi a livello internazionale o ad una frenata dell’economia dei grandi paesi, ma in buona parte agli errori ed alla sfiducia generata da un governo di dilettanti. Lo spread con i Bund tedeschi decennali è sopra i 270 punti base ed è troppo elevato per essere sostenibile. Il fatturato delle imprese su base annua è sceso di oltre il 7% e non succedeva dal 2009… Gli investimenti sono in caduta libera, le grandi opere pubbliche sono per la gran parte ferme, in quanto oggetto di analisi costi/benefici svolte, spesso, da personaggi che hanno dimostrato carenza di equilibrio ed un’infantile parzialità: sulla TAV solo un minus habens può continuare a sostenere che non vada fatta e che dobbiamo tenerci il tunnel di Cavour! È intuitivo che il blocco tagli fuori l’Italia, trattandosi di corridoio europeo ed essendo il nostro un paese esportatore, senza considerare le penali, la richiesta europea di restituzione di fondi e l’impossibilità di ottenerne dei nuovi per cinque anni, i costi di ripristino per le opere iniziate e dismesse…
L’ Alitalia verrà nuovamente nazionalizzata e, considerati i precedenti storici, sarà un probabile salasso per il contribuente.
Manca un disegno di sviluppo.
Va avanti l’autonomia delle regioni ricche che spaccherà il paese. A parte le manipolazioni sul costo storico pro-capite che comporterà a regime maggiori trasferimenti al Nord, per quel che abbiamo capito da un Ministro/a che ogni due parole dice Siori, come se fossimo in una bettola del veneziano, tra le altre competenze rivendicate ci sono i rapporti internazionali e con la UE, nonché il commercio estero. Questa bella trovata dell’azzimato Zaia – presumiamo-, conoscitore de I Promessi sposi che, però, situa nella seconda metà del Seicento, quando i protagonisti del racconto erano già tutti morti come Urbano VIII, il Conte Duca de Olivares, don Goncalo Fernandez de Cordoba ed il cardinale Federico Borromeo… è una vera ‘baggianata’, per usare i termini manzoniani. Dovete sapere che le regioni in questione hanno una rappresentanza a Bruxelles, in competizione con quella italiana. Si avvalgono di consulenti che naturalmente conoscono i dossiers approssimativamente e, non partecipando alle riunioni internazionali, non hanno dimestichezza con i termini di un’eventuale negoziazione, svolgendo al massimo una funzione di lobbying di scarsa efficacia. I rapporti internazionali sono un lavoro a tempo pieno che richiedono personale altamente qualificato – lo stesso dicasi per il commercio estero – e, considerato che l’Italia conta molto poco, come si è visto negli sciagurati otto mesi del governo del cambiamento, immaginiamoci che peso possa avere uno staterello, rappresentato da un consulente. Puro velleitarismo e spreco di risorse pubbliche, oltreché danno agli interessi generali del paese se… resta unito.
La questione Diciotti ed il voto on line della setta che vuol cambiare il sistema di democrazia rappresentativa con una democrazia diretta, anzi etero-diretta dal Rousseau e di tipo maoista, imporrà ai parlamentari grillini di votare per ‘disciplina di partito’, e già un partito come gli altri…, cioè sostenere che per ragioni di interesse generale (la difesa dei confini dall’invasione dei neri…)  si possono impunemente sequestrare le persone (magari torturarle?).
Non c’è una visione, anche perché nella recessione i numeri dei conti pubblici non tornano e bisognerà fare una manovra aggiuntiva… Il governo è attivissimo nella lottizzazione dei posti di potere, nell’interessarsi all’oro ed alla governance di Banca d’Italia – per fargli fare la fine dell’oro di Dongo?- e già la RAI/EIAR è un puro megafono di propaganda, come lo è Sky e per certi versi La 7, con la differenza che la RAI  vive perché la paghiamo noi…, siamo obbligati a farlo.
A fine anno ci saranno le coperture delle clausole di salvaguardia e i 23 miliardi necessari ad evitare un grosso aumento dell’IVA, misura pro-ciclica in recessione, da dove verranno? Una patrimoniale?
Nel frattempo la sola azione di governo che non sia distruttiva è la continua campagna elettorale: che si tratti di elezioni regionali od europee.
L’annuncio è quello di voler cambiare l’Europa, anche se non si capisce affatto come e soprattutto con chi.  Hacer lio si dice a Buenos Aires e cioè far casino, questo sì, lo sanno fare benissimo.
La costruzione europea ha avuto pecche rilevanti dovute all’egoismo degli Stati più forti ed all’ideologia che, a tratti, l’ha sin qui guidata, ispirata da gruppi di pressione internazionali, ma nel quadro mondiale in cui siamo, una crisi seria dell’Europa sarebbe una catastrofe, specie per noi, che abbiamo scarsa produttività, un apparato pubblico pletorico ed inefficiente, una giustizia bloccata e la mancanza di controlli efficaci. Al momento della creazione della moneta unica abbiamo fatto carte false per entrarci, perché non avremmo mai potuto avere il controllo dell’inflazione e la stabilità dei tassi d’interesse, anche se la gestione della moneta per un certo periodo ci ha penalizzati. Tuttavia, senza lo scudo della Banca Centrale Europea dove saremmo ora dopo la crisi economica epocale del 2011?
Eppure un votante su due in Italia sembra sostenere ancora l’amico della Le Pen, cioè una fascista, o gli amici dei gilets gialli che vogliono l’insurrezione…
C’è speranza per un paese che non vuol sentire ragioni anche dinanzi all’evidenza come a Roma che non è più come il Cairo, ma come Caracas?


mercoledì 13 febbraio 2019

NON SONO UN BURATTINO!

Carlo Biancheri

Il Vis-Conte dimezzato da san Giovanni Rotondo, presidente del Consiglio  pro-tempore, è andato in gran spolvero a Bruxelles al Parlamento Europeo non senza aver prima incontrato il Presidente della Commissione, infilando una prima gaffe diplomatica,  perché, quando si va in visita al Parlamento Europeo, non si incontra prima la Commissione giacché, in forza dei Trattati Europei, gli organi legislativi sono il Consiglio Europeo ed il Parlamento e non la Commissione la quale propone i testi normativi da approvare ed  è una sorta di potere esecutivo, con talune competenze proprie, in primis è custode dei Trattati. Ma che giurista è se non conosce queste cose?
Con cravatta  a tinta unita, azzurro chiaro, come quella che indossano i massoni, riconoscibili nelle foto ufficiali degli incontri intergovernativi - memorabile quella rosso fuoco di Trump -  quasi una captatio benevolentiae per quegli ambienti… e che strideva, tuttavia, con l’abito blu scuro, si è presentato in Parlamento. Forse ispirato dai notabili di paese che voglion far capire agli altri la loro autorevolezza, pensava di portare il verbo del cambiamento al popolo europeo: prima delusione, l’aula era quasi deserta e ciononostante ai pochi parlamentari presenti il nostro eroe ha voluto subito spiegare che in quanto rappresentante della stragrande maggioranza degli italiani – quanti i votanti che si sono astenuti? 40% circa?-  che il problema principale del mondo attuale consiste nella contrapposizione tra élite e popolo e che è ora di finirla con la conservazione; un messaggio,il suo, rivolto al popolo europeo, di certo in trepida attesa.
Tenuto conto che non si dimentica mai di essere avvocato, che verosimilmente considera essere una professione ‘superiore’, si è espresso con la prosopopea di Pericle chiedendosi amleticamente quale fosse in Europa la ‘domanda di senso’…, quale Europa vogliamo?
E poi, dopo un annuncio di una serie di viaggi in Africa da lui effettuati: Algeria e Tunisia, prossimamente in Marocco, Niger, Chad e Corno d’Africa, ha spiegato che l’Europa deve collaborare con l’Africa ed investire e bisogna esser grati all’Italia che ha sollevato la questione dei migranti e che ha fatto tanto per questo (il suo governo?!).
Se ci sono dissidi in Europa,a suo giudizio, va benissimo perché consentono di rappresentare il popolo. Il primo è quello del seggio al Consiglio di sicurezza dell’ONU che deve esser europeo (leggi: non tedesco…) e poi sulle sanzioni alla Russia l’Avvocato del popolo non  riesce ad individuarne il vantaggio, come dire della Crimea e dell’Ucraina chi se ne importa?…
I dissidi tra Stati (leggi: il ritiro dell’Ambasciatore francese a Roma per la prima volta dopo 70 anni!) sono dovuti all’incapacità della Unione Europea di trovare soluzioni: la colpa è sempre degli altri…
I flussi migratori non si governano da soli e bisogna tener conto di vite umane: abusate, vendute e spezzate.Il libro Cuore di De Amicis gli fà un baffo e, infatti, segue l’esortazione del tipo: smettiamo di essere divisi ma cerchiamo un’autentica solidarietà.
Ne consegue che occorra il completamento  della unione economica e monetaria, cioè  i famosi  bonds che  garantiscano il debito di alcuni Stati membri  e che i paesi del Nord non vogliono perché non si fidano di noi.
Come argomento ha citato l’impegno  riformatore del suo governo con la legge di bilancio del 2019, una meraviglia; infatti, l’Italia ha rispettato i conti ed ha aiutato chi è rimasto indietro.
Ispiratevi anche voi perché così si costruirà l’Europa sociale che si occuperà di giovani, istruzione, innovazione, con costi a carico dell’Europa, si intende…!
La ricetta noi italiani la conosciamo: bisogna coniugare in maniera adeguata responsabilità e solidarietà… E allora la lotta alla disoccupazione va fatta con un’assicurazione europea contro la disoccupazione e l’Europa deve essere più equa e solidale ed il commercio mondiale più equo e più tutelante per i consumatori… E’ mancato, va detto, un riferimento alla suocera che deve esser meno intrusiva.
Alla presentazione di questo vasto programma il nostro eroe si aspettava forse un sincero corale applauso ma, purtroppo, è stata invece una gragnuola di sassi.
Ha cominciato un socialista tedesco a ricordargli che l’Italia che è amata in Europa è quella di De Gasperi, di Spinelli, di Draghi,  ma non un governo che si  è astenuto sul Global compact sull’immigrazione  o che ha bloccato la dichiarazione sul Venezuela (nell’interesse di Putin…).
Poi il fiammingo Verhofstadt – Salvini che controlla anche gli elettori belgi, giura che non ci sarà più!- che si è espresso in buon italiano, in quanto poliglotta, – forse nel Gargano non si conoscono bene le Fiandre, descritte nei quadri di David Teniers, tra gli altri, con quei personaggi sdentati come il parlamentare in questione- per nulla tenero e molto informato che ha cominciato col ricordare che le manovre economiche del  governo (Vis-)Conte sono del tutto sbagliate perché aumentano il debito in modo strutturale, invece di fare una riforma strutturale. Poi il blocco della TAV, che è un progetto di coesione europeo, il blocco della riforma di Dublino che dovrebbe, invece, interessare l’Italia, perché cambierebbe la situazione attuale che impone al paese di prima accoglienza, cioè noi, di prendersi carico dei migranti. Infine  l’opposizione a Frontex che dovrebbe tutelare le frontiere europee e, giacché i fiamminghi, come dimostrato in Congo, non sono teneri (…): lei è un burattino nelle mani di Salvini e di Di Maio!
Ahimé, anche Guy Verhofstadt ha pensato a Calvino ed al Visconte dimezzato della serie I nostri antenati.
Colpito dall’insolita accoglienza, il Vis-Conte ha replicato che l’offesa fosse rivolta a tutti gli italiani che lui rappresentava ma… si sbaglia, perché anche noi, che siamo italiani, crediamo che il fiammingo - non  cortese,  ma  animato dal furore della giustizia, come spesso avviene nei paesi nordici – abbia ragione, politicamente parlando.
E’ per questo che lei è per noi il Vis-Conte dimezzato.