venerdì 6 aprile 2012

SIC TRANSIT GLORIA MUNDI

Carlo Biancheri

La caduta ingloriosa del vate malato non merita troppo spazio. Uno che insulta gli altri per il semplice fatto di un'appartenenza geografica o di un'etnia, pur circondandosi di immigrati doppiogiochisti (v. i rapporti con la malavita organizzata) o neo-convertiti alla pseudo-causa razzista propalata da alcuni abitanti del Nord del paese; che si vanta della sua ignoranza - "fatti non foste a viver come bruti..." - e sfrutta la psicologia della folla in modo deteriore e cinico; uno che per auto-definizione ('chi si loda s'imbroda'..., a casa mia) è una persona 'per bene' che i soldi li ha sempre regalati e che però vive in una bella villa ristrutturata senza preoccuparsi di chi l'abbia pagata..., come le macchine dei figli 'intellettuali' da bar Sport, che rivestono cariche politiche per diritto di sangue...; uno che si permette di fare il vice-presidente del Consiglio senza portare alcun apporto tranne favorire leggi Porcellum o raccontarci che la crisi non c'è..., o che la colpa è di chi manovra i mercati  finanziari internazionali (visto che ha avuto tanto peso politico... ci spieghi, dica come stanno le cose... giacché le conosce!); uno che ha portato col suo compare... quello dell'innocente 'bunga,bunga' con le infermiere e le poliziotte o le Crudelie/Santanché... il paese allo sfacelo; uno che ha predicato l'onestà ma è stato condannato con sentenza passata in giudicato per tangenti: il perito tecnico  il Principe di Machiavelli lo ha capito veramente poco...; uno che pensa che i soldi pubblici dati ai partiti, trasformati in centri di potere legittimo e non..., possano esser usati come  meglio creda, anche in Tanzania, tradisce una mentalità da 'cosa nostra' e soprattutto di abbindolatore.
Se basta...
Quel che fà specie è che il Papa abbia conosciuto un personaggio come lui e che gli dia del tu (all'inizio del Pontificato, in un incontro pubblico ebbe a dire vedendolo: 'ci sei anche tu'? Il Signore frequentava prostitute e pubblicani perché cambiassero vita non perché continuassero impunemente nel meretricio o nell'operare il male..., chiariamo...).
Che uno pseudo-professore di destra, non propriamente compos sui, abbia teorizzato la scempiaggine della Padania, favorendo i rigurgiti razzisti delle sacche di incultura veneto-lombarda generando dei  quarantenni/cinquantenni che parlano come dei ragazzi dinanzi a problemi più grandi di loro, fà riflettere.
E questo è il punto.
E' ben noto che il potere italiano rappresentato per anni dagli Agnelli e da tutte le massonerie riunite..., dagli industrialotti, pronti alla corruzione di un apparato pubblico fatiscente on purpose..., verrebbe da dire, hanno avuto tutto l'interesse ad avere una classe politica di incompetenti...: i più colti si occupavano di un Moretti, di Woody Allen o, mi voglio rovinare..., di Luther King. Siamo ormai nelle mani di quarantenni o cinquantenni che nella migliore delle ipotesi, quando non sono lestofanti, non controllano il linguaggio che adoperano, non hanno criticità su quel che dicono.
Facciamo qualche esempio.
Il Salvini leghista ci assicura in tv che lui ha studiato al Manzoni a Milano (post-sessantotto, ahimé...) e che è stato folgorato da Bossi su cui mette la mano sul fuoco. Ma quale fuoco, giovanotto, non siamo al bar... Tu rivesti una carica politica e devi render conto di quel che proponi e come amministri e se hai migliorato o peggiorato l'esistente che riguarda tutti: i tuoi 'giudizi di valore' non interessano  nessuno, anche se vivi nella civiltà di face-book in cui ognuno fà l'altare di sé stesso... (disgraziatamente non va lontano perché i problemi della vita restano tutti: nella tragedia dei suicidi, di questi giorni, oltre alla disperazione, emerge anche un vuoto umano, un deficit di motivi per vivere..., per stabilire una gerarchia di valori... la difesa della propria immagine non è la vita stessa...).
Un altro esempio: il giornalista Mentana. Con fare drammatico ci dice che lo spread è salito di 20 punti in un giorno... (non precisa che dipende da fattori indipendenti dall'Italia...) oppure che la propensione al risparmio degli italiani è scesa al 12%. Non spiega  che valore abbia la sua affermazione perché sembra non saper bene di cosa parli.
La propensione al risparmio  al 12% è percentuale ancora molto elevata rispetto a quel che in media si risparmia in altri Paesi. Quanto è il risparmio degli inglesi? Molto, molto di meno. Poi in un  periodo di prodotto interno lordo calante è fatale che  ciò avvenga... Tutti parlano per sentenze..., determinando una pubblica opinione disinformata...
Lo stesso vale per la giovane signora Marcegaglia: 'una legge pessima' quella sul lavoro... Bastava dicesse che in un Paese come l'Italia dove i giudici spesso dan prova di  incompetenza (si veda come han trattato gli scandali sui mercati finanziari...), il ricorso al magistrato può scoraggiare chi timidamente abbia in animo di investire. Per esser onesti, anche i magistrati tedeschi, perlomeno in materia di mercati finanziari han preso degli svarioni colossali, quindi cauti col tanto decantato sistema tedesco... In Francia, sono più efficaci nell'Amministrazione, peraltro da noi copiata in buona parte..., e hanno stabilito una giurisdizione speciale per i mercati finanziari..., non sappiamo in materia di lavoro...
Non c'è chi svolga un compito di supplenza, almeno con un'indiscussa autorità morale come Sant'Ambrogio, al tempo dei barbari, quelli veri... La Chiesa gerarchica, invece, ormai fà politica a tempo pieno. Bagnasco si occupa delle banche che debbono erogare  liquidità e ci racconta che il problema è lo sviluppo; Fisichella 'contestualizza' le bestemmie o disputa sull'otto per mille e sulle tasse alla Chiesa; Bertone non si sa...; si conoscono gli amici alla Profiti o ragazzotti faccendieri coinvolti in parecchie inchieste penali. Filippo Neri, il santo dell'allegria, quando il papa Aldobrandini gli mandava il cappello cardinalizio lo buttava in aria e cantava nei palazzi Vaticani: “Paradiso, paradiso!”. E' il Venerdì Santo, forse qualche esame di coscienza in più per i peccati di omissione, se non altro...

Post -scriptum

Dicevamo nel post che il problema di fondo non è l'irrilevante vate di Gemonio che non passerà alla Storia neppure per motivi opposti a quelli attesi, come don Gonçalo Fernandez de Cordoba..., ma l'incultura, la dappocaggine di certi quarantenni/cinquantenni opinion makers che cercano di approfondire i problemi.
Abbiamo così appreso dal Belpietro o dalla signora che dirige quell'insulto all'intelligenza che ha nome "Padania" che la problematica sollevata da Bossi resterà e cioè il malessere degli onesti per lo sfruttamento del Nord da parte di Roma ladrona... (omettendo di dire che il resto del Paese ha largamente contribuito ad arrichirlo..., analogamente a quanto ha fatto il resto dell'Europa con la Germania); non dimentichiamo che  gli 'onesti' specchiati sono quelli delle truffe delle quote latte alla UE... o  gli imprenditori che dichiarano meno dei dipendenti...
Il giornalista berlusconiano che dirige il dibattito a La7, con l'altro che non sappiamo qualificare..., avendo passato poco tempo a leggere, non sanno che la politica, marxianamente, è ciò che riesce per definizione... se non riesce, diceva anche il Machiavelli, è sbagliata perché inefficace...
Come ha ricordato giustamente Cacciari, il vate ha fallito politicamente, non solo umanamente. L'idea leghista è una baggianata e i sindaci leghisti non sono affatto gli stinchi di santo che vengon dipinti!Cretini gli elettori a non accorgersi che è tutta panna montata: l'attacco costante ai terroni e poi... la  'zarina', seconda moglie del Bossi, da dove viene? Convertita sulla via di Gemonio? E il tesoriere? E  Rosy Mauro? Li avete sentiti parlare gli irriducibili sostenitori? Le inflessioni calabresi non dicono nulla? Non si cambia uno Stato ingiusto e inefficiente se non con la solidarietà di tutti coloro che sono animati da buona volontà. Alla buon'ora che l'arcivescovo di Milano, sostenitore da lustri di CL ..., abbia ammesso che la politica deve occuparsi di bene comune e non di gestire  il potere!

 

martedì 3 aprile 2012

PER CONTINUARE A LEGGERE DANTE

Rosa Elisa Giangoia 

In un romanzo appena uscito (Antonio Monda, L’America non esiste, Mondadori, Milano 2012), ambientato a New York agli inizi degli anni Cinquanta del secolo scorso, il protagonista rievoca suo padre dicendo: “Come quando gli aveva recitato il suo verso preferito: “L’alba vinceva l’ora mattutina che fuggia innanzi, sì che di lontano conobbi il tremolar de la marina” . Faceva sempre una pausa prima di aggiungere che chi non riusciva ad apprezzare la bellezza di quel verso, senza tante spiegazioni, non avrebbe mai capito cos’è la poesia” (p. 213). Certo cosa sia la poesia è difficile da capire e senz’altro non l’ha capito Valentina Sereni, direttrice di Gherush92, organizzazione di ricercatori e professionisti che gode dello status di consulente speciale per il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite e che svolge progetti di educazione allo sviluppo, in relazione a diritti umani, risoluzione di conflitti ed eliminazione dei razzismi, secondo cui la lettura della Divina Commedia di Dante andrebbe eliminata, o comunque ampiamente ridimensionata e criticamente illustrata nelle scuole italiane per le sue posizioni ideologiche razziste, antisemitiche e islamofobiche, oltre che per la condanna degli omosessuali. Questo tipo di posizione può essere solo di chi conosce poco il poema di Dante, di chi non ha saputo leggerlo ed apprezzarlo nella complessità  del suo insieme, cosa per altro molto difficile, se pensiamo che per vari secoli (dal Cinquecento all’Ottocento Dante è stato completamente messo da parte nel canone letterario, proprio per la sua difficoltà e arditezza, a tutto vantaggio del più facile e psicologicamente vicino Petrarca) e che ci sono volute menti acute di grande valore letterario, non italiane, come Auerbach e Singleton, o capaci di grandi innovazioni poetiche, come Th. S. Eliot ed Ezra Pound, per riproporlo nel Novecento, in tutte le sue valenze, e farlo comprendere al pubblico mondiale e soprattutto italiano, in cui ci si dibatteva nelle strettoie crociane della contrapposizione tra “poesia” e “struttura”. Leggere la poesia assolutizzando i suoi contenuti e valutandola in base ad essi, decontestualizzandola dal momento storico-culturale in cui è nata, è senz’altro l’errore più imperdonabile che si può fare nei confronti della produzione letteraria. Errore che in parte nella storia è stato fatto e che avrebbe potuto privarci di opere straordinarie: mi riferisco al momento cruciale dell’imporsi del Cristianesimo sullo sfondo del mondo classico morente, quando si accese tra gli intellettuali, i migliori dei quali erano ormai cristiani, il dibattito se si dovessero continuare a leggere le opere degli autori precedenti improntate al paganesimo o se fossero da accantonare in blocco, per far dimenticare al più presto e in modo definitivo le divinità pagane. Per fortuna ci furono menti illuminate, che proposero la continuità di lettura, nello spirito e nella convinzione che il mondo pagano altro non fosse stato che un’umana preparazione alla rivelazione cristiana. E così Omero e i tragici greci si sono salvati, si è salvato Platone ed anche Aristotele, anche se per lui un grosso aiuto è venuto dagli Arabi, ma, per le sue idee, ha rischiato di non salvarsi (non tanto per colpa dei cristiani, ma degli stoici) il De rerum natura di Lucrezio, rimasto del tutto sconosciuto per molti secoli e di cui solo nell’Umanesimo sono stati fortunosamente recuperati i due manoscritti che oggi ci permettono di leggerlo.
Certo che se si  parte da questo criterio di valutazione dei contenuti, la mannaia eliminatoria cadrà su buona parte della produzione letteraria, e non solo italiana, ma per ora limitiamoci a pensare che anche l’atteggiamento di distaccata ironia con cui Ariosto guarda il mondo musulmano e la fiera contrapposizione religiosa che ispira il Tasso potrebbero essere sanzionate.
La Commedia di Dante è un grandissimo affresco dell’avventura umana in tutte le sue sfaccettature. Non ci sono tabù: se uno come Nietzsche crede che Gesù sia un debole o un mito è libero di dirlo. Se uno crede che Maometto sia un mero umanista e ancora..., bisogna forse censurarlo come vogliono gli integralisti?
Il fatto gravissimo della cultura contemporanea è una nuova intolleranza, che neppure riesce a contestualizzare i linguaggi.
Speriamo che queste posizioni non vengano prese sul serio in sede ministeriale, ma restino a livello di opinioni in un ampio dibattitto in cui ci auguriamo che prevalga l’intelligenza, anche se le  revisioni del programma ministeriale di Letteratura italiana per gli istituti medi superiori, riguardo al Novecento, decise dall’infausta Gelmini nel 2010, ma non modificate dal successivo ministro Profumo, non lasciano ben sperare. Con queste indicazioni ministeriali spariranno dai programma, e probabilmente anche dalle antologie scolastiche, autori come Quasimodo, Sciascia, Vittorini, Silone e molti altri, tutti (ma sarà un caso?) meridionali di origine e fortemente rappresentativi di questa realtà italiana nelle loro opere.
Quanto all'accusa di omofobia - più volte ritenuta in questo blog come un atteggiamento incolto, razzista, indice di insicurezza psicologica e foriero di violenza, come dimostrato dal trattamento riservato dai nazisti agli omosessuali - nei confronti di Dante si rasenta il ridicolo.
Innanzitutto, Dante omofobo non è, in quanto tratta con grandissima riconoscenza e rispetto il suo maestro Brunetto Latini, 'sodomita'. E' vero, mette gli omosessuali all'inferno e parla di “mal protesi nervi”. Anche la Bibbia, peraltro messa all'indice  per i cattolici 'non avvertiti' per lustri..., dovrebbe avere analogo trattamento. Per tutti basti la connotazione ritenuta 'razzista', immaginiamo, dalla signora Sereni, che “uomo e donna li creò”... o l'episodio di Lot  e delle figlie... Non parliamo del Corano, dove la sanzione è la morte, quando il rapporto si consumi in presenza di quattro o cinque testimoni adulti maschi (!)...
A nostro debol parere ... siamo in una nuova Arcadia dove vigono convenzioni, topoi indiscussi: politically correct ...e continuando così arriveremo a chiamare, acriticamente, i piedi 'i cari sofferenti' (v. Molière, Les précieuses ridicules). Dante, poveretto, discepolo di Tommaso d'Aquino, che aveva incorporato Aristotele, osa parlare di 'natura umana', quel paradigma perduto, secondo Edgar Morin, scettico contemporaneo. La sua visione di natura umana  non pone al sommo la istintualità, l'affettività, pure legittima – attenzione, ci sono istintualità che legittime non sono come la pedofilia o la zoofilia...-  ma la 'convenienza' ontologica, una sorta di 'intenzionalità' dell'essere umano, come si direbbe in linguaggio moderno in filosofia. Senza scomodare l'omosessuale, grande scrittore Thomas Mann, che nell' Elogio del matrimonio ritiene che l'amore tra generi diversi ha un plus perché  'potenzialmente'... in grado di generare vita, mentre il rapporto omosessuale resta a livello di specchio, cioè narcisistico. Il povero Dante reputa che  l'amore tra generi diversi è il solo in grado di compiere un gesto definitivo, che rimarrà... che va oltre l'istante, perché si inscrive nella  vita stessa degli esseri umani. E' lecito crederlo, pur rispettando il diverso? O i censori intendono ottenere una pronuncia di condanna da un'Alta Corte, politically correct?

sabato 10 marzo 2012

GLI IMBECILLI

Carlo Biancheri


Al tempo di Moravia, Gli indifferenti' o  Bonaventura Tecchi, Gli egoisti... esprimevano una temperie culturale, riflettevano un modo di essere degli uomini di quel tempo, il loro porsi dinanzi alla vita. Ancor più radicale, il sentire di  Camus  con Lo straniero, un'estraneità alla vita stessa. Eravamo ancora tra gli ultimi fuochi di un post-romanticismo caratterizzato dalla centralità del soggetto che 'dà valore' al mondo, una weltanshauung totalizzante, in cui l'io esistente 'attribuisce senso al reale'...
Si parva licet, quale atteggiamento diffuso si può riscontrare nella contemporaneità? L'imbecillità, purtroppo...
E chi sono gli imbecilli? Sono soggetti caratterizzati da debole quoziente mentale, come i beoti al tempo dei Greci.
Non vogliamo qui gratificare come imbecilli questo o quel signore/signora, anche se diversi di loro per il ruolo pubblico che svolgono o per il peso che hanno come opinion maker se lo sono ampiamente guadagnato, ma segnalare comportamenti che si caratterizzano, a nostro debol parere, da imbecillità.
E' moneta corrente  parlare di tematiche che non si conoscono tranciando giudizi con una sicurezza che sarebbe meglio riposta per altre cause.
Vi ricordate qualche mese fa certi signori che dicevano: vedete lo spread non scende, non era colpa di Berlusconi, ve l'avevamo detto? Sono trascorsi tre mesi  e siamo a più di due punti e mezzo di tasso d'interesse in meno rispetto a quel 581 di differenza dai Bund tedeschi decennali... un ammontare considerevolissimo, in così  poco tempo, per chi abbia almeno un'infarinatura dei mercati finanziari. E  chi lo ha provocato? E' successo da sé? Quei mentecatti che teorizzano la superiorità di un Nord che non conoscono, se non negli aspetti di degrado e di incultura, corrotti e corruttori, come emerso chiaramente dalle ultime vicende, comparse sui giornali, se mai vanno all'estero, ci vanno col cappello in mano, incapaci come sono di stabilire  quel 'ponte culturale' che consente il dialogo con gente diversa da sé, senza complessi di inferiorità o di superiorità... cioè da uguali. Ma ci vuole coraggio e questi ce l'hanno solo quando sono in branco o nei bar Sport delle zone degradate del Nord. Difficile poi comunicare quando non si padroneggiano le lingue. Il Monti, che abbiamo pur criticato in tempi non sospetti, ha una marcia in più rispetto ai molti 'nani e ballerine' che ci hanno rappresentato nei decenni a livello internazionale, non tanto perché si esprime nella koiné attuale ma perché capisce come ragionano gli interlocutori e quindi è in grado di far passare il messaggio: l'esatto contrario di un Maroni, che oltre a far dichiarazioni chiaramente razziste, da ministro, si fa per dire..., si lanciava in interpretazioni spericolate degli Accordi internazionali sottoscritti dall'Italia o del diritto comunitario, regolarmente smentito! Persino con Malta eravamo soccombenti, ricordate?  Ora il suonatore di pianola ci racconta che Terzi deve dimettersi perché il Paese non conta nulla... Sì, contava con lui, che nessuno ascoltava al di fuori del Varesotto!
Ci sono i solerti che si premurano di dirci che è ora di finirla di deificare il professore e che sui giornali americani non si è dato spazio alla sua visita, tutto sommato non così importante. Ecco dove casca l'asino. L'Italia è un'economia inferiore a quella della California, presa da sola... e chi è stato e ha lavorato negli Stati Uniti sa benissimo che in un paese così vasto l'attenzione per gli aspetti internazionali, al di là della stampa specializzata, rileva solo nella misura in cui impatta sulla politica interna. Cosa volete che interessi, fuori dai circoli politici di Washington DC o degli ambienti di Wall Street, la visita di un Presidente del Consiglio di un paese comunemente definito 'spaghetti' o 'mafiosi', da ultimo 'bunga bunga' (leggasi 'banga banga' in inglese...), membro del G7/G8 che conta ormai pochissimo grazie all'affermarsi del G20 e all'emergere dei Brics? A Washington DC c'è una visita a settimana di un primo Ministro di paese straniero e secondo i nostri esperti-mentori i mass media americani avrebbero dovuto dar lo stesso rilievo che hanno dato i giornali dello stivale? Perché mai? Eppure la visita è stata importante perché ha ricreato una fiducia che non c'era più verso il Paese. Come qualificare chi auspica il ritorno al Governo dei Brunetta, dei Bondi, di Nitto Palma che può finalmente andare in vacanza in Polinesia..., di Romani, di Scajola, delle girls, ‘tacco 20 e minigonne' (peccato che al tavolo delle riunioni internazionali contino di più le racchione che sanno quel che dicono...), del Frattini, già ministro degli Esteri, peso piuma, ancor oggi con un inglese pedestre, associato secondo i giornali al Bisignani..., o del coinquilino del deputato/finanziere Milanese, Ministro scrittore che ha trascinato l'Italia in questa situazione economica?
Imbecilli sono quelli che individuano le cause nella crisi internazionale, quasi fosse una calamità come la peste e non qualcosa che ha cause ben precise ed è determinata da comportamenti umani. Imbecilli sono, appunto, i parolai, cioè quelli che invece di individuare le cause, usano le parole in modo persuasivo ed insensato.
Altro comportamento idiota è quello di difendere le corporazioni che hanno sin qui bloccato il paese. Tornano le dispute di bandiera: l'articolo 18, peraltro quasi disapplicato, liberismo contro statalismo... Abbiamo già detto che non è un gran progresso se il capitale passa dalle mani di pochi privati a quelle di pochi politici come dimostrano le macerie tuttora visibilissime nel fattore umano dei paesi dell'Est, di cui la cancelliera Merkel, con la sua durezza e cocciutaggine è un visibile prodotto..., e che la produzione e la vendita non avvengono a comando..., come se fosse un'esigenza etica. Se le macchine di una casa automobilistica non si comprano perché sono un ferro vecchio, chi paga gli operai? Ma non si può neanche lasciare che il mercato si regoli da sé, come dimostrato dalla giungla finanziaria e dalla de-regulation all'origine della crisi, come ha riconosciuto, tardivamente, lo stesso Monti; peraltro, come Commissario Europeo al Mercato interno, incline al liberismo senza troppi ostacoli...
E' da imbecilli mantenere un sistema di finanziamento/rimborso dei partiti, inclusi quelli defunti, che consentono a scapito di noi tutti di comprarsi ville per la famiglia o realizzare in un giorno plusvalenze a seguito di una compravendita di immobili di diciotto milioni di Euro...
E' da imbecilli non capire che il vivere insieme comporta sacrifici equi per tutti e combattere il malaffare organizzato. La Storia mostra che gli stessi briganti, una volta conquistato il potere, han cercato di restaurare l'ordine. Se uno prende come modello un bordello...., difficilmente potrà governare un Paese senza che si scatenino disordini e guerre. Giustamente nel Medio Evo si definiva la pace Tranquillitas ordinis: se non c'è ordine nelle cose non c'è pace.
Chi non lo capisce è un imbecille: sono in tanti, ahimé!

sabato 11 febbraio 2012

LE PAROLE SONO PIETRE

 Rosa Elisa Giangoia

Le parole sono pietre, così Carlo Levi intitolava un suo libro di denuncia della situazione siciliana alcuni decenni fa, ma quest’espressione può essere colta in tutta la sua polisemia per dire che le parole devono avere un loro peso, una loro gravità, cioè una loro forza ed efficacia, quindi devono avere una corrispondenza biunivoca con la realtà, cioè con dei concetti e con delle cose. Oggi invece si fa un uso molto diverso delle parole, soprattutto da parte dei politici, degli opinionisti e di tanti altri che in situazioni professionali anche molto diverse fanno un uso strumentale delle parole. Sempre più le parole vengono usate con leggerezza, sfruttandone tutte le valenze semantiche, per cui vengono gettate verso gli ascoltatori, si scruta il loro effetto, subito pronti a cogliere la possibilità di modificarne il valore ed il senso, per dirottare altrove il discorso. Tutto questo vuol dire che dietro alle parole non c’è un pensiero, un’opinione sicura da perseguire, un’idea da realizzare, ma c’è solo l’attenzione all’effetto, il miraggio di raggiungere dei risultati a proprio vantaggio, attraverso il tentativo di provare ed eventualmente modificare o addirittura smentire in caso che si veda che il discorso non va verso dove si vorrebbe, adducendo sovente la scusa di essere stati fraintesi. Potremmo riprendere i versi di Emily Dickinson : "Alcuni dicono che / quando è detta / la parola muore. /Io dico invece che/ proprio quel giorno / comincia a vivere" (Silenzi: 1212). Ormai è sempre più diffuso questo orientamento verso una parola che appena detta «muore», perché, appena detta, si sa che la si può cambiare. Invece, se la parola è una “pietra”, se ha un suo intrinseco valore, appena pronunciata acquista tutto il suo peso, tutta la sua efficacia e vive nell’operatività. Come una pietra, infatti, una parola può colpire e lasciare il segno, sia in senso positivo che negativo, se dietro ad essa c’è un pensiero, un’idea. Ma dietro la parola ci deve essere una certezza: oggi le parole sono sempre più finalizzate a se stesse, sempre più svolgono unicamente una funzione fàtica, cioè non mezzo di espressione di un concetto,  non poggiano su  sicurezze, per cui servono a chi parla piuttosto che a chi ascolta. Infatti, come dice il Manzoni «Le parole fanno un effetto in bocca, e un altro negli orecchi», per questo, appena vengono pronunciate, si guarda all’effetto che fanno negli orecchi dell’interlocutore ed eventualmente si aggiusta il tiro… E così le parole diventano un eccesso, un fiume in libertà, perché chi molto parla, pensa poco, mentre l’importante è avere delle idee, degli obiettivi da raggiungere ed impegnarsi a perseguirli, perché, come dice Wittgenstein «Le parole sono azioni» e così devono essere. E’ attraverso la parola che noi delineiamo il nostro spazio interiore, il quale a sua volta costruisce la realtà esterna, in base alle nostre idee, purché queste ci siano nella mente … e purché si abbiano degli obiettivi da raggiungere.
Quest’uso capzioso e distorto della parola è anche quel che ci resta da oltre diciassette anni di degrado leghista, berlusconide e fascista che si è adagiato e ha incarnato la civiltà immagine/istante, senza futuro, senza fatica e senza criticità, come metodo: è un abissale narcisismo. Il punto di riferimento, il parametro di ogni cosa è il proprio piccolo io, che diventa smisurato e ridicolo: il conducator non accetta di esser piccolo di statura e allora porta i tacchi oppure vuol vivere fino a centovent'anni circondato da amici, servi, lenoni e teen agers.
Tutto è competizione per dimostrare che ciascuno  è il più bravo, il più furbo, salvo drogarsi per sfuggire al reale: troppa realtà l'uomo non la sopporta, diceva Aristotele. Ecco, le parole sono clave per imporsi - coi bei risultati a tutti evidenti...- non per esprimere il Vero.


domenica 5 febbraio 2012

Chi colpisce per primo, colpisce due volte

Carlo Biancheri

Così si dice a  Roma, manifestando una tradizione antica, intrisa di violenza: uomini de' panza... che tiravano fuori il coltello in fretta...
Il giorno dell'incoronazione di Sisto V, che ha ridisegnato l'urbanistica di Roma in pochi anni, il francescano ...conventuale, neo-eletto papa, non trovò di meglio che far giustiziare quattro briganti di Cori...
Così l'attuale sindaco di Roma, prodigo di promesse al tempo della campagna elettorale e dimostratosi  incapace nell'amministrare la città, ha seguito la tradizione romana attaccando la protezione civile, a freddo, per trovare un capro espiatorio alla sua insipienza.
Abbiamo letto in questi anni del suo pseudo-governo della città, tutto intento ad inseguire il sensazionale, come la storia dei lucchetti di Ponte Milvio (sono uno sconcio... ma il sindaco che ha tra i suoi elettori
dei minus habentes che, appunto, li attaccano, tirando giù in passato i lampioni per il carico eccessivo..., si oppone alla loro rimozione...) o le scorrazzate notturne per identificare le donne di vita e i clienti,
vestito da centauro, rigorosamente di nero... In compenso la violenza a Roma è a livelli gravissimi, le strade dissestate, il degrado diffuso: tavolini abusivi dappertutto, anzi, a Ponte Milvio, la via Flaminia
vecchia è stata ristretta per ampliare lo spazio dei locali, amici del nostro... immaginiamo... E cosa voleva fare all'EUR? Una pista di formula uno per rivaleggiare con Monza? E quali quartieri voleva abbattere? Tor Bella Monaca? Uhm... la cosa è sospetta...
Che è stato  fatto per la nevicata? Rigorosamente nulla. Ancora adesso, malgrado il sole di oggi, è pericolosissimo camminare per le strade ghiacciate. Dove sia stato sparso il sale è un mistero... E i suoi sostenitori taxisti, così efficienti, dove stavano venerdì e sabato? Senza catene poveretti? E il trasporto pubblico non funzionante? E gli ingorghi mostruosi con attese di otto ore sul raccordo anulare? No
grazie, avrebbe detto il sindaco, facciamo da soli... Forse, diciamo noi, se si fosse laureato un po’ prima avrebbe avuto il tempo di prepararsi meglio... e di non far pagare a tutti i cittadini romani i suoi errori!
La vita non è propriamente una partita di football come sembra pensar Lei, una performance... E' qualcosa di più serio...
Si legge sulla stampa che  per farsi rieleggere il sindaco si è  preoccupato di  far assumere parenti ed amici o ex picchiatori fascisti nei posti chiave delle municipalizzate...
Bene comune? Sì, se si dimette dopo l'ultima performance... senz'altro sì.
Ma la cosa peggiore della faccenda è, a mio avviso, l'arroganza, con cui Alemanno e la sua parte politica sovrastano la verità con la violenza (commissione d'inchiesta) al solo fine di salvare la propria pelle
(politica). Ed è anche grave che l'opinione pubblica si separi non in base a diversa valutazione dei fatti, ma in virtù dell'appartenenza o della simpatia (politica). In Italia è così da secoli; è per questo che l'elettorato per decenni si è immobilizzato nella bipartizione dc/pci: qualunque cosa questi partiti facessero, potevano contare sull'indiscriminata protezione del loro elettorato. Come sempre, il male è sì più grave quando si radica in alto, ma viene dal basso perché né Hitler né Mussolini, né Berlusconi né Cirino Pomicino, Alemanno sono stati imposti con le baionette, ma sono stati votati dal popolo sovrano.