domenica 7 ottobre 2012

Nave senza nocchiero in gran tempesta

Rosa Elisa Giangoia


Nell’opinione comune sempre più si impone l’idea che la democrazia sia un valore assoluto ed indiscutibile ed i media avvalorano il concetto che solo il volere della maggioranza, risicata o qualificata che sia, possa essere proficua per il paese, in quanto garanzia di legalità. Dobbiamo però ricordarci di aver imparato dagli antichi che anche la democrazia non è immune da degenerazione, per indicare la quale sempre gli antichi avevano individuato il termine “oclocrazia”. Anche se oggi questo vocabolo è quanto mai dimenticato, questa situazione è comunque storicamente possibile e si verifica quando i cittadini chiedono privilegi allo Stato e ottengono benefici a spese di tutti gli altri, ma, dato che la maggior parte fa la stessa cosa, si crea consenso e la situazione regge per un certo tempo. Naturalmente questo stato di cose non può durare e ad un certo punto si rendono necessari provvedimenti risolutivi. E noi ne sappiamo qualcosa…
             La soluzione che si è prospettata per noi è stata quella di una temporanea sospensione della democrazia, ricorrendo all’espediente di affidare l’esecutivo ad una squadra di “tecnici”. A queste persone, però, si potrebbe dare un altro nome, cioè “filosofi”, ovvero “coloro che sanno”, in una visione di complementarietà, in quanto, essendo oggi lo scibile sempre più ampio e complesso, si richiedono competenze settoriali specifiche, pur tutte ispirate al giusto e all’onesto. L’azione di governo di questa squadra è stata prospettata come temporanea, finalizzata a risolvere un momento di crisi, la cui soluzione in realtà, anche per una serie di concause internazionali, non pare così semplice e vicina come si poteva inizialmente supporre. Ed allora all’approssimarsi della scadenza elettorale si apre una situazione completamente nuova per la politica, soprattutto  per il vuoto lasciato dal fallimento delle ideologie del secolo scorso, che vanifica la contrapposizione degli schieramenti che per lungo tempo avevano avuto posizioni consolidate e fa emergere sempre più raggruppamenti intorno a personaggi dotati di capacità di aggregare consenso. In questa situazione  ci dobbiamo chiedere chi meglio potrebbe governare. Chi ha competenza e preparazione o chi, comunque sia, sa catturare consensi e viene eletto dal popolo? Il problema non è nuovo, anzi antichissimo, per cui per una riflessione personale proporrei la lettura di quanto Platone nella Repubblica (VI 488a) fa dire a Socrate: “Immagina che su molte navi o su una sola accada un fatto di questo genere: da una parte un capitano che supera per statura e forza fisica tutto l'equipaggio, ma è un po' sordo, ha la vista corta ed è provvisto di scarse conoscenze nautiche, dall'altra i marinai che litigano tra loro per il governo della nave, poiché ciascuno è convinto di dover stare al timone anche se non ha mai imparato l'arte della navigazione e non è in grado di indicare né il proprio maestro né il periodo in cui l'ha appresa, e per giunta sostengono che quest'arte non si può insegnare, anzi sono pronti a fare a pezzi chi dica il contrario. Essi stanno sempre attorno al capitano, pregandolo e facendo di tutto perché affidi loro il timone, e se talvolta riescono a persuaderlo altri invece che loro, li uccidono o li gettano giù dalla nave, e dopo aver reso innocuo il buon capitano con la mandragora, con l'ebbrezza o in qualche altro modo, si mettono al comando della nave consumando le provviste e navigano tra bevute e banchetti, com'è logico attendersi da persone simili. Inoltre lodano con i nomi di marinaio, timoniere ed esperto di nautica chi è bravo ad aiutarli nel comando usando sul capitano la persuasione o la forza, mentre biasimano come inutile chi non si comporta in questo modo; e non hanno neanche idea che il vero timoniere deve preoccuparsi dell'anno, delle stagioni, del cielo, delle stelle, dei venti e di tutto quanto concerne la sua arte, se realmente vuole essere un comandante, anzi sono convinti che, senza sapere né in teoria né in pratica come si guida una nave a prescindere dal volere della ciurma, sia possibile imparare quest'arte nel momento in cui si prende in mano il timone. Se sulle navi accadessero fatti del genere, non pensi che il vero timoniere sarebbe chiamato dall'equipaggio di navi così combinate acchiappanuvole, chiacchierone e inutile?» «Sicuro», rispose Adimanto.
«Pertanto», proseguii, «credo che tu non abbia bisogno di analizzare l'immagine per capire che raffigura la disposizione delle città nei confronti dei filosofi, ma comprenda le mie parole».       

         Meditare su questo testo, in cui si vuole criticare la pratica politica esistente nell’Atene del tempo, dominata dai retori e dai sofisti, il cui sapere consisteva esclusivamente nell’arte di manipolare il popolo, qui rappresentato dal capitano, non cattivo, ma debole, sordo e miope, sarà senz’altro utile in vista delle prossime elezioni, quando dovremo stare attenti a scegliere non chi sappia facilmente convincere, ma chi sappia guardare lontano, al di là della nave e delle sue relazioni interpersonali. Questi sono naturalmente quegli “ottimati” (non i filosofi “acchiappanuvole”!) a cui Platone (e con lui Cicerone e molti altri nel corso dei secoli) vorrebbero affidare il governo, che non rappresentano un’aristocrazia per nobiltà di nascita o superiorità di censo, ma persone dotate di elevatezza intellettuale ed onestà morale. Deve trattarsi di uomini e donne in possesso del vero sapere, ma anche capaci di risultare convincenti per raccogliere i consensi degli elettori, ai quali dovranno rispondere nel caso la loro azione non risulti fruttuosa ed utile alla collettività. Attenzione a non identificare questi saggi col governo dei professori, che hanno pur avuto il merito di far sloggiare i saltimbanchi e le ballerine, oltre ai licantropi del Nord. Questa scelta 'elitaria' richiede che ci siano come termini di riferimento  dei limiti che sono quelli stabiliti dalle Costituzioni e che si ancorano, nei paesi europei almeno..., al rispetto del quadro istituzionale e soprattutto ai diritti fondamentali della persona umana universalmente riconosciuti.
              E’ solo il voto di tutti i cittadini che può determinare queste scelte, di qui la necessità di ri-affezionarsi alla politica, di educare in primo luogo i giovani ad una scelta consapevole, oltre all’obbligo per tutti di affrontare il voto con serietà e ponderazione, sempre sperando che la nuova legge elettorale dia agli elettori maggiori poteri reali di scelta! Ma... dove sono i plotoni di volontari preparati ad insegnare ai Renzi e ad altri giovani aitanti la criticità a proposito della faciloneria nelle proposte politiche, della politica spettacolo, e ai giornalisti la voglia di approfondire i problemi e non solo di cercare il sensazionale ad ogni costo?



lunedì 27 agosto 2012

DOVE VA L'EUROPA?

Carlo Biancheri

Si fa molto parlare e scrivere su come uscire dalla crisi europea: le 'autorità' - si direbbe in linguaggio medievale - nell'Italietta contemporanea favoleggiano di una Europa federale, mentre l'astuta ragazza della Germania dell'Est, Merkel, fa baluginare col suo Ministro delle Finanze (la cui faccia  ricorda espressioni sinistre, già viste nella seconda Guerra Mondiale...) una non meglio precisata riforma dei Trattati europei. Tutti i commentatori, come già avvenuto per  i mercati finanziari, si esprimono senza incertezze, peraltro disponendo solo di vaghe conoscenze del meccanismo dell'Unione Europea e, anche, dei termini del problema.
Siamo lontanissimi dal periodo in cui a Bruxelles avevamo  Rappresentanti Permanenti assai ascoltati  in Coreper (la Segreteria del Consiglio), se non Ministri  nel Consiglio stesso. I nostri tecnici al Governo, dei giganti al confronto di chi li ha preceduti, erano già a Bruxelles all'epoca, ma non brillavano per inventiva (al di là delle famose decisioni sulla concorrenza); erano piuttosto inclini ad un atteggiamento burocratico: Question sur la méthode...si direbbe. Quando le idee scarseggiano, si segue la procedura...: la campana del convento suona tutti i giorni per la mensa, anche in tempi di crisi, e così si ripete quel che è stato tramandato, senza vissuto o valore aggiunto.
A nostro debol parere, per usare una espressione dei Promessi Sposi, un mattone, come lo ha definito il Bossi -il vate condannato con sentenza passata in giudicato, intendo, non il trota (quante ragioni ha Dante a ricordare: “Fatti non foste a viver come bruti...”) - andrebbero considerati i seguenti aspetti che non vediamo mai citati dai commentatori.
1. L'equilibrio europeo è un equilibrio delicato. Era più facile costruire una comunità europea dopo la tragedia della seconda Guerra Mondiale e i tedeschi, all'epoca, avevano solo bisogno di solidarietà. Le varie riforme dei Trattati, da Maastricht in poi, hanno rappresentato piuttosto una velleità per la macchinosità della costruzione istituzionale, del tutto priva di  aderenza alla realtà. L'Unione è composta di popoli diversi, con tradizioni contrastanti, popoli che poco si amano: si ha l'impressione che stiano insieme per necessità più che per scelta. La fraternità massonica e il diktat americano hanno portato ad allargare l'Unione troppo presto. L'adesione del Regno Unito, seguita dai Paesi scandinavi, ha segnato l'inizio della trasformazione europea in un'area di libero scambio e non di una Unione, con normativa comune ed istituzioni comuni. Le direttive comunitarie, anche quando venivano trasposte in ambito nazionale, lo erano in modo impreciso e contrastante da Stato a Stato, anche quando correttamente adottate (il Granduca del Lussemburgo, per anni, nel suo Granducato di 350.000 persone... ha semplicemente copiato il testo delle direttive..., salvo quando c'erano opzioni...), mai veramente attuate per la mancanza di controlli e di sanzioni adeguate e armonizzate. Per ovviare a ciò, nel settore dei servizi finanziari, il cuore del mercato interno, si è elaborata  la procedura Lamfalussy, che si proponeva di eliminare normative nazionali aggiuntive ed armonizzare le prassi di vigilanza e le sanzioni; c'è stata così una cessione di sovranità a favore degli organi di controllo comunitario, a scapito di quelli nazionali, col risultato di portare parzialità in sede comunitaria invece che armonizzazione e indipendenza. Tipico esempio è l'organo di controllo sulle borse, l'ESMA, dove per scelte politiche..., duce il Commissario Barnier, l'Executive Director è un'inglese/tedesca, messa lì per non disturbare la City e Francoforte. La prova provata è il comportamento timido dell'ESMA e le rispostacce alla Consob in materia di Agenzie di rating che ESMA dovrebbe vigilare...
Allo stesso modo l'allargamento dell'Unione ha attenuato le capacità di controllo e l'elaborazione comune mettendo insieme situazioni troppo diverse.
2. Storicamente l'Italia ha avuto il ruolo di ago della bilancia nell'ambito dei quattro grandi. Era anche un membro determinante del cosiddetto Club Med (Francia, Belgio, Italia e. solo in seguito, Spagna e Portogallo), che tanto peso ha avuto nell'elaborazione delle norme e prassi comunitarie. Ma le istituzioni le fanno camminare gli uomini e noi per oltre quindici anni siamo stati guidati  da un populista con background da piazzista, che prometteva 'liberi tutti' da tasse e doveri e l'arricchimento collettivo: le ragazze erano invitate a trovarsi un ricco per risolvere i loro problemi, la malavita faceva affari, la legge era allegramente violata da quelle che poi furono definite cricche che comprendevano anche cardinali, seduttori di seminaristi e coristi delle cappelle pontificie. A Bruxelles si andava con un occhio alla rassegna stampa nazionale, mica per affrontare i problemi europei. L'astuta ragazza dell'Est europeo, cresciuta sotto il fascismo rosso di Honecker, con la complicità di un cane sciocco franco/ungherese, del tutto digiuno della Storia e del ruolo della Francia, Napoleone a parte..., ne ha approfittato per smantellare la Commissione Europea, già indebolita dalla gestione pessima del lussemburghese Santer. Ha messo a capo un portoghese prodigo di parole, esperto in niente e sempre pronto a ricevere ordini dai forti. La ragazza era  ben lieta che il  vice Presidente italiano della Commissione fosse un uomo di peso come il giornalista della cronaca di Roma Tajani, berlusconiano di ferro o uno come Frattini che imparò un inglese stentato quando era commissario europeo. Il Governo italiano esprimeva posizioni umilianti. Non parliamo poi del  Ministro dell'Economia e delle Finanze, l'inquilino del caro amico finanziere Milanesi, che teneva i conti a posto (diceva lui...), ma che si è ben guardato da proporre riforme qualsivoglia per metter seriamente mano al debito pubblico che è anzi cresciuto! Ci ricordiamo ancora delle sue cartolarizzazioni e dei numeri che dava e delle teorie sulla globalizzazione che falsa il mercato a cui, sia detto per inciso, lui non si è mai opposto quando poteva farlo nel negoziato GATS, da ministro... Questa assenza dell'Italia dalla scena europea ed internazionale è durata troppo a lungo e ha favorito un'immagine disastrosa. Sono mancate proposte di mediazione, storicamente appannaggio dell'Italia (la teoria del mercato interno fu Craxi a farla passare a Milano nel 1985). La truffa Parmalat poteva costituire per l'Italia l'occasione per buttare sul piatto  delle discussioni internazionali la necessità di regolamentare la finanza, giacché vi erano coinvolti i maggiori intermediari internazionali che hanno poi patteggiato con Bondi per più di un miliardo e mezzo di Euro... Eravamo nel 2003. Risulta che sia stato fatto alcunché? Quanto tempo e quali uomini ci vorranno per ridare credibilità al Paese in quelle sedi?
3. L'assenza di un equilibrio tradizionale nell'Unione, grazie alle sparate dei vari Berlusconi, Aznar, poi Sarkozy nell'era dell'ex alcolizzato Bush (...) ha generato un nazionalismo che non esisteva nella costruzione europea e in Germania la consapevolezza del predominio, dopo aver beneficiato dell'aiuto comunitario nell'unificazione tedesca. La ragazza ha nominato a capo della Bundesbank un saccente quarantenne che ha fatto il suo apprendistato in apparati burocratici come l'FMI o il gruppo degli Sherpa per gli inconcludenti G20, oltreché nella Banca Centrale del Rwanda... (alla Banca di Francia era uno stagiaire).Si può comparare il giovanotto con un Tietmayer? Nei Paesi dell'Est, il Capo fa quel che gli pare e la ragazza ha deciso di metter a capo di un gruppo di fanatici (bisogna aver parlato con i dirigenti della Bundesbank..., la prima impressione è quella che ci sia necessità di avvalersi di uno psichiatra) il giovanotto che fa il politicuccio e che rispetto a quel che sa Draghi è uno studentello. Risultato disastroso. A questa situazione pregiudicata dove alla ragazza, che non conosce i problemi, ma è un'opportunista politica pura, non si può rispondere né con le mediazioni datate di Monti né con le teorie dei liberisti che propongono un'Europa federale. Chi lo propone ha mai parlato a un danese? a un finlandese? a un cipriota? e... a un inglese? Tutti insieme appassionatamente? Non è il caso di esser tanto ambiziosi...
4. Forse la via, più modestamente, è quella di far proposte pragmatiche nella consapevolezza che i tedeschi non hanno mai proposto alcunché per quanto attiene all'armonizzazione comunitaria, ma si sono sempre adeguati alle proposte altrui (che prima venivano dalla Commissione, ora  inesistente...) all'ultimo momento dell'ultima ora. La sola arma dell'Italia è quella di minacciare di far saltare anche il mercato interno se l'Euro non è difeso in modo equo (Visco ha ragione da vendere sullo spread, frutto della speculazione che va veramente combattuta). Se salta il mercato interno non danneggia anche noi? Forse ma non ci sono amici, bisogna prenderne atto:...à la guerre comme à la guerre...  

martedì 7 agosto 2012

Un silenzio assordante


Carlo Biancheri


In questo tempo di crisi economica che perdura e da cui non si esce con i sistemi abituali: un po’ d'inflazione, finanziamento di opere pubbliche, diminuzione dei tassi d'interesse per favorire l'accesso al credito, ecc.,ecc., Guido Rossi ha ricordato su “Il Sole 24 Ore” che Einaudi sosteneva che non si potesse uscire dalle crisi economiche senza valori morali. Personalmente non siamo dei fanatici del pensiero liberale che parte da un assunto non corretto dell'esistenza di un libero mercato dove la regola d'oro della concorrenza favorirà il miglior prodotto al miglior prezzo. Diciamo che il mercato perfetto è un'aspirazione escatologica ,la cui realizzazione richiede continue correzioni ed interventi. Abbiamo più volte ricordato Keynes che, a ragione, affermava, con buona pace degli sciagurati neo-liberisti, che un mercato senza regole è una giungla; regole che qualcuno deve far rispettare e con sanzioni adeguate: altro che Presidenti degli organi di controllo legati al potere politico od occulto! Vale per il nostro Paese, come per il Paese dei Gentlemen, il Regno Unito, sede di una raffica di scandali nel tempo (BCCI, Barings, London Metal Exchange, la nazionalizzazione della maggior parte delle banche che investivano in prodotti tossici e da ultimo ,la manipolazione del Libor), senza che si mettesse mano a interventi e controll i(tutt'oggi sul mercato mobiliare inglese, molto più grande del nostro, gli abusi di mercato sono un numero risibile: tutti onesti?). Anzi il Governo conservatore attuale sta smantellando la FSA, l'organo di controllo, per attribuire molti compiti di vigilanza alla Bank of England (notoriamente un centro studi di macroeconomia e produttrice di 'papers', ma digiuna di cultura della vigilanza, come i fatti hanno  ampiamente dimostrato) e smantellando il resto. Considerazioni non diverse possono esser fatte per la Repubblica Federale, dove l'organo di controllo tri-partito (per i settori banche, assicurazioni e borsa... fu istituito come vigilanza consolidata per copiare gli inglesi, gli stessi che ora  smantellano il sistema, in quanto inefficiente...), il BAFIN, è silente: il leit-motiv è che gli intermediari tedeschi non rischiano la loro rispettabilità infrangendo le norme... per chi ci crede... Forse la Deutsche Bank era corretta quando concesse, come capofila di un consorzio di banche 380 milioni di Euro a Parmalat, tre mesi prima che fallisse, erogandone 50 e trattenendo il resto a garanzia o in conto commissione (7%...), senza informarne il mercato? Quest'ultimo credeva che Parmalat fosse una società ancora buona, potendo ottenere prestiti da un consorzio di banche con  un Lead Manager come Deutsche Bank... Non ha, forse, conciliato con Bondi Deutsche Bank? Per filantropia?

     Parlavamo dei valori morali. Credevamo che qualcuno avesse in mente l'adagio evangelico: se il sale diventa scipito con che cosa si salerà...? E, animato da zelo, si rivolgesse al suo gregge, per quanto piccolo, incitandolo a dar prova di solidarietà, comportandosi egli stesso da pastore, pronto a dar la vita per il gregge...
Invece tutto tace.
     L'anziano Papa, malato, che riceve Napolitano in una strabiliante villa sotto un albero secolare in un giardino curatissimo, con vista  mozzafiato sul lago, a bere bibite... Si chiama Benedetto, ma non risulta che colui di cui porta il nome, pur di nobile famiglia romana, si concedesse questi trattamenti negli eremi di Subiaco: il caldo il Santo Padre Benedetto l'avrà sentito tutto e anche il freddo. Certo San Pietro non era il migliore degli Apostoli e, a leggere il Vangelo, neppure il più fedele, ma è stato scelto a pascere gli agnelli... e occorre sospendere il giudizio. Tuttavia, resta il fatto che il popolo di Dio, quella plebe... cui il Concilio nella Costituzione Lumen Gentium attribuisce tanto peso, definendo la Chiesa un popolo e non una Gerarchia... non è particolarmente lieta che in una crisi come questa il Papa si limiti a dire che non di solo pane vive l'uomo, perché gli si potrebbero ritorcere contro cento citazioni evangeliche sulla Giustizia, sulle opere di misericordia, sull'amore del prossimo, sul fatto che uno solo è il Signore e voi siete tutti fratelli. E' possibile che un papa bavarese, malato, è vero, circondato da gente dell'Opus Dei che lo consiglia malissimo, come si è visto con Gotti Tedeschi che ha fatto scrivere nell'Enciclica Caritas in Veritate una sciocchezza sulla speculazione finanziaria, definita un male in sé..., e che contraddice, nel suo manicheismo, sia la Populorum Progressio (che critica il profitto come motore 'essenziale'!) che la Gaudium et Spes, che parla di autonomia relativa delle realtà create, non senta l'esigenza di dire ai bavaresi che si fregiano del nome di cristiani (cristiano sociali), ma anche alla CDU (cristiano democratici), che non c'è nulla di cristiano nel non essere solidali, avendo per giunta beneficiato della solidarietà altrui per molti anni: da ultimo nell'unificazione tedesca? Non pensa che vada ricordato che chi dice di amare il Dio che non vede e non ama il prossimo che vede, è falso? Non siamo  noi a dirlo è San Giovanni Apostolo... Non è forse un suo preciso dovere gridarlo? Neppure Agostino era così indifferente alle prevaricazioni e alle ingiustizie del suo tempo... O forse lui preferisce gli pseudo-teologi agostiniani alla H.I. Marrou che con la teorica delle due città e delle due Storie (della Salvezza e umana), se ne infischiano della Storia umana, quasi fosse estrinseca a quella della Salvezza. Come Plotino diranno: fuggiamo al Padre, perché la realtà creata è una decadenza da superare... E il Genesi V?
Mentre il Papa tedesco tace, lontano dal destino del Sud dell'Europa e più interessato forse a 'San' Lutero come lo ha chiamato da ultimo, in Germania..., la Conferenza episcopale italiana è scomparsa. Ci eravamo così abituati agli interventi giornalieri su come debbano organizzarsi i partiti politici e i cristiani presenti nella vita pubblica, fino a prefigurare vere e proprie alleanze, contraddicendo  quanto scrive la Gaudium et Spes sul ruolo dei laici in politica. Se si toglie questo tema diventano forse afasici? Non sono interessati al Kerygma? Non sentono l'esigenza di incontrarsi con i vescovi europei per favorire la comprensione tra i cristiani europei  e per combattere gli egoismi nazionali, peraltro ingiusti? O forse il Bagnasco discepolo di quel Siri, che soleva dire che la Chiesa è un'azienda (!), pensa che sia opportuno stare sotto-coperta?
Parlavamo dei valori. Leggiamo nell'Antico Testamento: mi servirò di Ciro (per realizzare il mio disegno...). La crisi è grave ma quella morale ancora di più. San Gregorio Magno, lo abbiamo già ricordato, fedele discepolo di San Benedetto dice di lui nei Dialoghi: non predicò diversamente da come visse. E' il tempo del silenzio... delle vesti di sacco... forse..., ma ci si allontana da una miniera/tradizione culturale enorme di cui l'attuale gerarchia cattolica è del tutto ignara per incultura ed incapacità.


martedì 3 luglio 2012

Recensione ad HABEMUS PAPAM di Paolo Farinella

Rosa Elisa Giangoia

Habemus papam (Il Segno dei Gabrielli, San Pietro in Cariano (Verona) 2012), romanzo storico-teologico, tinto di giallo, di don Paolo Farinella, sacerdote genovese che leva la sua voce da profeta biblico nei confronti  della Chiesa e del mondo politico attuale, è una rielaborazione ampliata del precedente Habemus papam, Francesco (Editoriale Delphi, Milano 1999), con l’aggiunta di numerosi riferimenti a fatti e personaggi dell’ultimo decennio, in quello spirito di lettura critica della realtà, che contraddistingue don Farinella nei suoi contributi giornalistici ed in rete.
     Ma questo romanzo è ancora una volta il tentativo di immaginare e raffigurare quel che può avvenire in un conclave, spazio interdetto a tutti coloro che non siano cardinali elettori del Pontefice. Questo luogo ed ambiente ha creato in tempi recenti suggestioni letterarie con il romanzo Conclave di Roberto Pazzi (Frassinelli, 2001, ristampato da Barbera nel 2012) e cinematografiche con la pellicola Habemus Papam di Nanni Moretti, entrambi con spirito ed intendimenti profondamente diversi dal romanzo di don Farinella. 
           La voce narrante di questo romanzo immagina di avere il privilegio di assistere al conclave, essendo stato ammesso in via eccezionale, sebbene semplice sacerdote, in quanto segretario del cardinale Passalacqua, arcivescovo di Genova, bisognoso di assistenza per le precarie condizioni di salute.  Questo prete della Chiesa genovese, alter ego di don Farinella, ha così modo di constatare, con meraviglia e stupore, che nel conclave, che si svolge alla morte del papa polacco Stanislao I, nel giorno di Natale dell’ultimo anno del secolo e millennio scorso, i cardinali, diventati inconsapevolmente strumenti di un’azione misteriosa e miracolosa dello Spirito Santo, si ritrovano ad aver riposto nell’urna tutte le schede con su scritto, indipendentemente dalla loro individuale volontà, il nome di Giovanni Battista Sciaccaluga, un povero parroco dell’entroterra genovese a tutti sconosciuto, ma che accetta ed assume il nome emblematico di Francesco I, fortemente programmatico di un totale rivolgimento e rinnovamento della Chiesa, in spirito di povertà ed aderenza al Vangelo.
     Infatti, nel primo giorno del nuovo secolo e del nuovo millennio, nella solenne celebrazione in Piazza San Pietro, con un ampio ed articolato discorso urbi et orbi, che lascia attonito il mondo e getta nello sconcerto i cardinali e tutta la Curia, il nuovo papa si spoglia di tutti gli averi ed i privilegi tradizionali, abolisce di fatto il Vaticano, per essere un semplice sacerdote, che dimorerà a Roma in una parrocchia povera di periferia, ma soprattutto percorrerà le strade del mondo, senza seguito, né pompa, né apparato, per predicare il ritorno all’autenticità delle sorgenti evangeliche.      L’illusione di rinnovamento, però, è brevissima: “il settimo giorno dopo Natale, il settimo del pontificato, il primo giorno del terzo millennio, Papa Francesco I morì, non per volontà divina né per sua responsabilità” (p. 273). In seguito a quest’evento, il segretario del cardinal Passalacqua, diventato nel frattempo segretario del nuovo Papa, si ritrova, senza saper come e perché, nel Monastero Qarantàl, nel deserto di Giuda, vicino a Gerico, scenario, secondo la tradizione, delle tentazioni di Satana a Gesù. Qui, molti anni dopo, in tarda età, scriverà le pagine di testimonianza dell’evento straordinario a cui aveva assistito, che rimarranno sepolte in un astuccio di pelle tra le pietre del deserto, finché un pellegrino non le scoprirà e consegnerà ad un editore per renderle di pubblico dominio.
    L’impianto narrativo fa sì che questo romanzo si possa annoverare nel filone del “manoscritto ritrovato”, espediente ampiamente utilizzato dal Manzoni in poi, nonché nella sequenza dei romanzi che hanno come intento il mettere in discussione il papato e l’organizzazione della Curia Romana,  tra i quali si possono ricordare L’avventura di un povero cristiano di Ignazio Silone (Mondadori, 1968), testo tra il narrativo ed i drammaturgico, ispirato alla vicenda del sofferto pontificato di Celestino V, e Roma senza papa di Guido Morselli (Adelphi, 1986), che delinea un mondo di valori capovolto con il trasferimento della sede papale a Zagarolo, ma anche tra quelli che intendono proporre un modello di profondo rinnovamento spirituale, come Il quinto Evangelio di Mario Pomilio (Rusconi, 1975).
     Ma credo che a don Farinella poco importino rapporti e parentele letterarie, anche se sovente dimostra buona memoria del Manzoni, in quanto il vero intento del suo romanzo sta nella sferzante polemica contro la Chiesa ed i recenti protagonisti della classe politica italiana, tanto da dichiarare “che ogni riferimento / a situazioni e persone / è semplicemente voluto”.
     Questo lo porta a scrivere parole di critica severa nei confronti di Papa Stanislao I e del cardinale Patzinger, dietro i cui nomi è ben chiaro chi si celi, i quali, a suo giudizio, “distrussero la Chiesa, smembrandola in riserve di caccia privilegiata a beneficio di gruppi e istituti che volevano solo cancellare il Concilio Vaticano secondo e ritornare alla Chiesa pre-tridentina, illudendosi di potere ricreare la christianitas, cioè società civili i cui governi dipendessero dalla gerarchia ecclesiastica, cioè da loro.
     Per la prima volta nella storia della Chiesa lo scisma si consumò per opera e impegno della gerarchia che si separò dal suo popolo e s’incamminò tra le braccia di satana, rappresentato dai governi compiacenti e immorali che essi sostenevano e appoggiavano. Nacque la nuova Chiesa: acèfala” (pp. 15-16).
     Questo avviene soprattutto in Italia, per l’acquiescenza della gerarchia ecclesiastica nei confronti del Presidente del Consiglio. “Il suo nome è Milvio Merlusconi, degenere e corrotto fin nel midollo delle ossa nella vita privata come in quella pubblica. Corruttore di tutto ciò che toccava, prostituì se stesso e le istituzioni che indegnamente rappresentava travolgendole nella sentina maleodorante di cui questo individuo era impregnato.
   Corruppe minorenni che usò come merce di piacere, e come Caligola nominò senatore il suo cavallo, egli fece nominare ministre e deputate, donne compiacenti, notoriamente prostitute, e uomini servili delle sua corte di satrapo vizioso.
    Tutto questo avvenne sotto gli occhi ciechi e la compiacenza della gerarchia ecclesiastica che si arrampicò sugli specchi per richiamare senza condannare, per parlare senza dire nulla” (pp. 29-30).                  Della situazione della Chiesa don Farinella attribuisce pesanti responsabilità all’attuale Pontefice: “Il cardinale Joseph Patzinger, capo dell’ex Sant’Uffizio durante quasi tutto il pontificato di Stanislao I, uomo fragile psicologicamente, parteggiò e appoggiò senza remore i “continuisti” e combatté senza esitazione i “discontinuisti”, ponendo le basi per una frattura più grande nella Chiesa di cui egli porta tutta la responsabilità sulle sue spalle e di cui dovrà rendere conto davanti al tribunale di Dio” (p. 143).
       Molte delle critiche che don Farinella muove alla Chiesa e all’assetto politico italiano degli ultimi decenni ci trovano concordi, essendo posizioni sovente già sostenute anche in questo blog, in particolare  nella prospettiva profetica di una maggiore sobrietà ed autenticità evangelica della Chiesa, che auspicheremmo veramente capace di realizzare nella storia quanto stabilito dai documenti del Concilio Vaticano II e in grado di liberarsi dalle connivenze politiche onde essere davvero “sale” per la realizzazione dei valori della pace e del bene comune.
    Meno condivisibile, invece, sul piano storico e teologico, quanto significato dall’intreccio narrativo che don Farinella costruisce per dar corpo all’intera vicenda. Innanzitutto, l’intervento miracoloso dello Spirito Santo nella Storia, che seppure invocato ripetutamente con il Veni, Creator Spiritus, dovrebbe agire in modo più sottile, coperto e lento, plasmando le coscienze e le mentalità. Ma a lasciar perplessi è soprattutto la conclusione, con l’improvvisa morte di Papa Francesco I, dovuta al fatto che “Quella notte le potenze del demonio si scatenarono e ordinarono ai loro servi cardinali e curiali di porre rimedio e di impedire che la Profezia e Vangelo ponessero la tenda di Giacobbe nella Chiesa che doveva restare il postribolo del mercimonio e il covo di ladri di sempre… Gli sventurati risposero” (pp. 272 – 273).
      Questa soluzione narrativa, infatti, pare prospettare una sostanziale sfiducia proprio nell’intervento stesso dello Spirito Santo nella Storia, la cui straordinaria e plateale azione sembrerebbe aver scombinato il corso degli eventi inutilmente, immediatamente vanificata dalle forze del male, capaci di prevalere, riportando la situazione allo status quo. A riproporsi è quindi una visione dualistica, improntata alla negatività della Storia e della Creazione, visione a cui è improntata anche la teologia dell’attuale Pontefice Benedetto XVI, dichiaratamente agostiniano, che non può essere quella positivamente costruttiva della Storia, come proprio la dinamica storica della cultura del cristianesimo ha dimostrato con la capacità costruttiva del Tomismo, a tutto svantaggio della linea agostiniana.
      Il rinnovamento della Chiesa, che auspichiamo e per cui ci sentiamo impegnati, può avvenire certamente solo attraverso un riaccostamento alle fonti evangeliche, insieme alla ripresa e alla realizzazione dei documenti del Concilio Vaticano II, ma senza attese miracolistiche, piuttosto con l’impegno in una elaborazione teologica, capace di costruire un pensiero fiducioso ed attento nei confronti della creazione, di cui si sappia mettere in luce la positiva bontà, e soprattutto in grado di insegnare all’uomo a costruire se stesso come uomo vero nella pienezza della sua natura, che solo nel bene e nel buono può trovare la sua autentica completezza e realizzazione. Questo vuol dire aver fiducia nell’uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio, dotato di ragione ed intelligenza, ma implica anche un impegno costante e capillare per far crescere la consapevolezza, far maturare nuovi orientamenti e delineare una rinnovata positiva configurazione dell’uomo stesso nella Storia.

mercoledì 27 giugno 2012

IL CONTADINO DELLA GARONNE

Carlo Biancheri

Assistiamo attoniti, nello scenario europeo, ad un balletto di incontri e iniziative talune, all'apparenza, 'amatoriali' (anche per quanto attiene all'organizzazione: alla Farnesina, sembra che non funzionasse l'aria condizionata con un caldo sahariano, malgrado l'efficientissimo funzionario Terzi...), foriere di proposte la cui   attuazione è dilazionata nel tempo e quindi inefficace.Fatto inedito, il presidente degli Stati Uniti, definito light truck da chi se ne intende..., ha telefonato al presidente Monti per avere lumi prima del vertice europeo,per eccellenza.Ai suoi occhi Monti dovrebbe essere il mediatore nell'Unione Europea...
Maritain insegnava a fare come i contadini della Garonne, cioè a metter i piedi nel piatto, a parlar chiaro, il contrario di quel che fà Monti che sembra esser un allievo dei Gesuiti, rispettoso delle gerachie (dei paesi), attendista, indiretto; come nella DC di altri tempi, chi diceva le cose direttamente era un neofita... e i  risultati li abbiamo ben visti.
Da diversi lustri, in Italia, criticare la costruzione europea - euroscettici a parte di cui parleremo in prosieguo - era come parlar male di Garibaldi nel Risorgimento. La stessa fede acritica anche dinanzi a sciocchezze che si stavano realizzando: armonizzazione di aspetti non rilevanti, compromesso che svuotava le proposte originarie, mancata attuazione della normativa comunitaria in modo uniforme negli Stati membri enforcement del tutto inefficiente, vigilanza disomogenea, burocratismo... Anche l'Euro fu costruito 'illuministicamente': facciamo la moneta e il resto seguirà... Bisogna dire che la ex ragazza dei Paesi dell'Est Merkel, cresciuta con un Honecker stalinista/ hitleriano, apprezzatissimo dall'URSS, è riuscita a formare una Commissione Europea di amebe ,con al vertice un portoghese emotivo  che non conta nulla, un francese al mercato interno, tipico funzionario  obbediente a 'vuolsi così colà dove si puote...' ,che doveva portar avanti le alte strategie per la piena attuazione del mercato interno dell' 'ungherese' Sarkozy, la Kroes obbediente  ai grandi gruppi bancari e alla  multinazionali olandesi, Tajani giornalista di vaglia per la cronaca romana, mi pare... Dalla Commissione, nei momenti difficili, non è stato proposto un bel niente... Il re del Belgio, poi,ha presentato una specie di Mr Bean,Van Rompuy, per metterlo a capo del Consiglio UE (non il Consiglio d'Europa, come lo chiama il Vice-Presidente della Camera Lupi, che non sa nulla!); questo signore viaggia in tutto il mondo, ma non si comprende bene che faccia e cosa dica e a nome di chi.
Poi c'erano gli euroscettici, che raccoglievano un'ampia platea dai liberisti ad oltranza, discepoli di quella pazza 'commerciante' della Tatcher e di Reagan, predicatori di un sistema americano malfunzionante  anche lì..., e avversari dell'Europa delle burocrazie. Come i singoli Stati di piccole/medie dimensioni avrebbero potuto affrontre lo scenario mondiale non pareva chiaro neppure a loro... Strana la sintonia di questi con tante posizioni della sinistra sindacale, ex-pciota, educata alla disciplina di partito e manichea nella critica alle banche in quanto tali: forse l'economia dovrebbe esser quella del baratto e del posto fisso anche se improduttivo...? Chi lo paga? Beh... non perdiamoci nel dettaglio ,si è già visto chiaramente con un livello del debito pubblico al 120% del PIL...
Dimenticavamo che, a grande richiesta, è ricomparso sul palcoscenico il bunga-bunghista, con le sue amazzoni gheddaffiane, per predicare l'uscita della Germania dall'Euro  o dell'Italia..., a fasi alterne! Ha fiutato aria di pasticcio: piatto ricco mi ci ficco.... e ricomincia con le sue ricette, ottime per il bunga-bunga ma per il resto, non siamo sicuri... Basti al giovanotto, considerato che vivrà fino a centoventi anni..., sapere che con un debito denominato in Euro e non propriamente piccolo... ogni uscita sarebbe esiziale...Vediamo già ora come la speculazione finanziaria ci fà ballare...
Qual è il problema? E la proposta?
Dalla crisi finanziaria globale, tutta anglosassone, ma nella quale hanno buone responsabilità intermediari globali come Deutsche Bank, ING, le principali banche svizzere e orientali ed altri..., e gli inetti governi occidentali, non è stato posto alcun serio freno ai mercati finanziari, privi di seria vigilanza..., e ai centri off-shore, pseudo-Stati, elusivi della regolamentazione prevalente in sede internazionale. Negli Stati Uniti il 'fuori borsa' è, a tutt'oggi (!), quasi del tutto de-regolamentato né vigilato (...), pur avendo un impatto fortissimo sul mercato per contanti (cash) e su quello dei prodotti derivati.
Gli strumenti finanziari tossici continuano a circolare in America ,perché ci si basa solo sulla famosa anti-fraud provision che è veramente poca cosa per controlli preventivi, come si è visto per gli scandali Enron, Worldcom, Madoff ecc..., succedutisi negli anni; non c'è controllo,  né autorizzazione allo strumento finanziario collocato tra il pubblico...: caveat emptor, altro che protezione per la parte debole nel contratto di investimento!
Il mercato dei capitali è globale grazie agli insipienti accordi OCSE e Gats sul movimento dei capitali, liberalizzazione senza controlli, in pratica...(il Tremonti ora critica quel che lui favorì ed approvò come Ministro!), senza un organo giudicante efficace ma solo arbitrati... con i giudici scelti dai litiganti...
Al G20  si parla di oves et boves et universa..., ma non si affrontano seriamente questi temi...
In Europa Monti, il professore/mediatore, non osa dire chiaramente (evidente era il nervosismo a Roma di Hollande per la posizione italiana...) alla  ex ragazza del tempo di  Honecker, abituata a considerare gli altri uno strumento per la propria affermazione e non 'persone', che la Germania trae tutti i vantaggi dalla presente situazione e che quando ci fu l'unificazione ,i tedeschi dell'Ovest furono enormemente aiutati (lei era dall'altra parte!)  da quei superficiali, vanitosi degli italiani che credevano, contro inglesi e francesi, di meritarsi la loro gratitudine eterna (esattamente come credeva il cialtrone Mussolini, entrando al loro fianco, nella seconda guerra mondiale...) per aver favorito il change-over sotto la loro presidenza UE. Non solo, i tedeschi sono stati pure finanziati coi soldi della BERD  e non han rispettato il patto di stabilità, quando hanno voluto...
Il mediatore, circondato da ministri/professoresse del tipo Archimede Pitagorico o da bancari (...) che dovrebbero valutare il merito di progetti industriali e favorire lo sviluppo (credevo che i bancari si preoccupassero principalmete di garanzie per il rientro del debito... ; forse Cuccia, soltanto, era capace di  valutare gli investimenti...) si guarda bene dal minacciare di rimettere in discussione il mercato interno e le libertà del Trattato (movimento di persone, di beni, inclusi i capitali, e servizi con controllo del Paese di origine) o di usare clausole di salvaguardia, peraltro previste per situazioni eccezionali; questo è il solo argomento da usare non la minaccia dell'uscita dalla moneta, a fronte di un paese solido come la Germania. La mancanza di coraggio consiste nell'incapacità di dire che se non c'è solidarietà (la ex ragazza a Roma ci spiegava che lei ha la Corte di Karlsruhe e che non può aiutare le banche spagnole perché non le controlla: bella idea della solidarietà comunitaria!) allora va ridiscusso l'intero meccanismo europeo. Il giocattolo si rompe? A la guerre comme à la guerre, dicevano i francesi. Non serve ricevere il bacio di Giuda quando si rappresentano milioni di persone che affidano il loro destino alla negoziazione di un accordo equo.
Forse si è attribuito troppo potere per troppi lustri alle confratenite..., alle 'persone per bene' cooptate..., alle 'scelte condivise' et similia: i gruppi chiusi ripetono le stesse litanie e riti e non si accorgono che il re è nudo.
Ha ragione Maritain bisogna mettere i piedi nel piatto come il contadino della Garonne. Ma ci vuole coraggio!