domenica 14 giugno 2020

BASTA DIRE STIAMO LAVORANDO, CI VOGLIONO RISULTATI


Carlo Biancheri


Sembra che la politica, senza scomodare il cinico Machiavelli, sia per definizione ciò che riesce, altrimenti è un’aspirazione, un affresco ideale, una lista di desiderata ma non  un’arte pratica e questo perché non dovrebbe tendere, come si crede modernamente,  alla conquista del potere ma alla tranquillitas ordinis, cioè alla giustizia ed alla pace,e per ottenerle contano i fini quanto i mezzi adoperati per raggiungerli. Il pensiero medievale aveva elaborato il concetto sopra esposto quando si praticava ancora la metafisica e prima che un fratello incappucciato ci svegliasse dal sonno dogmatico e ci introducesse al pensiero critico: conosciamo, a suo avviso, i soli fenomeni e non la realtà, con i risultati formidabili, umanamente parlando, che oggi sono sotto gli occhi di tutti.
E così il nostro Vis-Conte con gusto da parvenu, quel gusto in cui eccelleva il suo predecessore Berlusconi che in giardino nella villa in Sardegna aveva costruito un vulcano, ci porta al casino Algardi a  villa Doria con i  giardini alla francese e, nel suo modo  affettato, da borghese gentiluomo (…) con uscite popolaresche, si esibisce in televisione in una parlata anglo-garganica che suona in inglese come  in italiano suonerebbe la seguente espressione: “io volere mangiare pastasciutta”.
Stiamo lavorando…, salviamo la bellezza dell’Italia…, riprenderemo a crescere. Faremo, daremo… tutto al futuro.
Non crederete mica con ciò che vogliamo tirare la volata al Salvini o alla piccola, piccola Meloni che si lamentano in continuazione che la pappa non sia pronta e… prima di subito (!), senza mai avventurarsi a dire come si debba preparare la pappa…: semplicemente non ne hanno la minima idea.
E, tuttavia, troppe parti in commedia non reggono anche se, nel paese di Pinocchio, la gente è pronta a credere all’albero delle monete d’oro dopo averle sotterrate, dietro consiglio del gatto e della volpe.
Stiamo ai fatti. Perché il convegno non è pubblico? Si dicono cose sconvenienti? Perché la relazione della famosa task force - non le schede…- è appena stata resa pubblica e non prima? Cosa serva al paese lo sappiamo tutti benissimo e non era forse più opportuno stilare alcuni punti di cose da fare da portare in fretta al Parlamento? A marzo si era annunciata la cassa integrazione per tutti o quasi: scopriamo adesso che l’Inps, guidato dall’amico del ministro degli Esteri che ci ricorda Metternich e che è riuscito a concludere accordi epocali con la Cina, a farci cacciare dalla Turchia in Libia, a portare in Italia ventilatori per la respirazione assistita dalla Russia che andavano a fuoco, a fare viaggi improbabili in Medio Oriente o nei paesi che prima minacciava di ritorsioni…, non è riuscito ancora ad erogarla. Colpa della burocrazia che va tagliata,si afferma! Veramente, a nostro debole parere, le leggi senza la burocrazia non si applicano e se molti burocrati si comportano in modo non adeguato è per colpa di quelle leggi che lasciano ai politici il potere di indirizzo, mentre chi le applica, come ha spiegato molto bene il prof. Di Gaspare su Sussidiario.it, dopo una famosa sentenza della Cassazione, è responsabile per le sue scelte anche con i propri beni economici col risultato che i dirigenti non firmano nulla o ritardano all’infinito fino a che non siano strasicuri di non esser perseguiti per danno erariale.
Per saltare la burocrazia, le colombelle politiche (…) hanno pensato bene di approvare leggi che si autoapplicano e che invece di semplificare il tutto creano una miriade di dubbi interpretativi, peggiorando la situazione, anche per la pessima qualità degli estensori delle leggi.
Il Vis-Conte è la guida della setta 5S o almeno di una fetta cospicua di quel gruppo che ha al suo interno soggetti che  parlano ‘per allegria’, direbbe Natalia Ginzburg, come il Dibba,puer aeternus, che dopo aver giustiziato le famiglie (…) Agnelli e Benetton ed invocato il bavaglio alla stampa che non gli sta bene – si intende non “Il fatto quotidiano”…- ha sostenuto di esser contrario alle grandi opere, vuole, invece, l’ammodernamento della ferrovia Roma-Viterbo, la manutenzione dell’esistente, in linea con una decrescita felice; secondo lui, lo Stato deve erogare a tutti per difendere la classe media ed il reddito di cittadinanza è stato un successone con due milioni e mezzo di beneficiari (…): ma… dove si prendono i soldi? E chi lo sa? Gli consigliamo di chiederlo alla Meloni che gli suggerirà il tiraggio dei diritti speciali di prelievo del Fondo monetario internazionale, ovviamente senza condizioni!
Per tutto ciò, il mediatore di professione, il Vis-Conte, ci infligge un mare di chiacchiere che non portano a nulla, mentre non si pronuncia sul fondo salvastati, MES, che ci darebbe subito 37 miliardi, riecheggiando gli argomenti degli esperti come il Dibba, Di Maio e Salvini o Meloni, che ritengono, dall’alto della loro profonda conoscenza dei meccanismi della UE, che ‘in futuro’(!) si potrebbe cambiare idea e quindi ci troveremmo ingabbiati. E così torniamo alla casella zero del giro dell’oca, ma si dà il caso che alla fine della cassa integrazione, ancora da erogare…e al blocco dei licenziamenti di fine agosto, il risveglio potrebbe essere amarissimo e quindi sono urgenti alcune cose.
La prima sarebbe quella di dire chiaramente, dopo la svolta keynesiana dei tedeschi, che gli staterelli ‘frugali’, fin qui sanguisughe della UE, che si oppongono alla solidarietà comunitaria e che minacciano di bloccare le proposte da assumere nel Consiglio europeo all’unanimità, mediante l’esercizio del diritto di veto, possono essere aggirati se i tedeschi e i francesi e gli altri che ci vogliono stare propongono un’Europa a due velocità, con minori risorse per chi sta fuori: sarebbe un fatto grave ma la sola proposta farebbe capire che o l’Europa si costruisce oppure un libero mercato, come lo volevano gli inglesi, non porta da nessuna parte,senza una casa comune e solidale.
La seconda è quella di por fine alla diplomazia ed alla trattativa con i corpi separati dello Stato, cioè i potentati che non si osa sfidare. Bisogna che la giustizia funzioni e che i giudici siano messi in grado di operare ma che rispondano a qualcuno del loro operare, pur rispettandone l’indipendenza. E quel che vale per la giustizia vale per tantissimi altri corpi dello Stato che sono legibus soluti, in quanto non ci sono controlli efficaci.
Soprattutto, bisogna favorire gli investimenti per creare posti di lavoro e smetterla di pensare che una legge risolva tutti i problemi: gli inglesi hanno ragione a porre l’enfasi sull’applicazione della legge mentre noi, eredi del diritto romano, ci fermiamo alla definizione, i risultati pratici non ci interessano! Senza investimenti non si crea ricchezza e le disuguaglianze si combattono in fasi di crescita perché altrimenti si genera una povertà diffusa in quanto la torta da distribuire diventa più piccola.
Ma il mediatore professionale le comprende queste cose o preferisce i gruppi di studio?




sabato 6 giugno 2020

NÉ DIDATTICA A DISTANZA NÉ GABBIETTE

Rosa Elisa Giangoia
  
Il Decreto Legge che sta per essere approvato in Parlamento non risolve il nodo problematico che attualmente incombe sulla scuola, in vista della ripresa dell’anno scolastico a settembre, quando, in base all’andamento del contagio, si dovranno decidere le modalità didattiche.
Preoccupa soprattutto la dichiarazione dell’improvvida e inesperta ministra Azzolina secondo cui «la didattica a distanza avrà un ruolo centrale».
Questa è stata la soluzione, speravamo momentanea e provvisoria, che il governo, preso alla sprovvista,  ha scelto a partire da marzo scorso, quando le scuole sono state chiuse, una scelta caduta sulle spalle di insegnanti del tutto impreparati e di famiglie disorganizzate.
Fin da subito se ne avvertivano i limiti, le carenze e le difficoltà, che ora, dopo mesi di pratica, emergono con tutto il loro rilievo.
Occorre innanzitutto una riflessione sull’essenza del metodo educativo, sulla paideia, che può realizzarsi solo in una condizione di reciprocità interpersonale tra educatore-educando da vivere in dialogo, in una situazione viva e reale.
Solo la mitizzazione della tecnologia, oggi quanto mai diffusa, e fatta propria soprattutto dal movimento 5stelle, può pensare che una crescita umana e intellettuale possa avvenire passando attraverso la freddezza di uno schermo che vanifica tutto quanto attiene alla sfera emotiva.
A questo vanno aggiunte molte altre considerazioni più specificamente didattiche.
Innanzitutto l’insegnamento a distanza, praticato da alcune agenzie, solo per giovani-adulti o per adulti, non per bambini, per recupero anni o conseguimento di lauree, non è assolutamente una lezione in presenza fruita tramite uno strumento tecnologico, ma è un procedimento didattico con una sua precisa caratterizzazione che comporta specifiche competenze e opportune strategie.
A tutto questo gli insegnanti italiani erano completamente impreparati e, ancora una volta, hanno dovuto fare tutto da soli, dall’avere in casa gli strumenti informatici, dal sapere usare le nuove tecnologie con le piattaforme adatte, oltre a organizzarsi per la propria didattica disciplinare con tipologia in rete.
Ma va preso in considerazione anche il versante pratico degli studenti: i bambini delle prime classi delle elementari non erano, almeno inizialmente, in grado di accedere autonomamente alle lezioni in rete, per cui si è reso determinante l’intervento dei genitori (o dei fratelli maggiori) che non sempre avevano anche loro competenze informatiche adeguate, per non parlare di quelle case in cui il computer non c’era ancora (so che in qualche paese dell’Appennino Ligure hanno portato un tablet i carabinieri, dopo qualche tempo, ai bambini perché potessero seguire le lezioni), o, ancora peggio, di quanti abitano in zone dove la connessione è debole e fragile o addirittura non è ancora arrivata… Ci sono poi le famiglie in cui i genitori fanno entrambi telelavoro in casa e magari ci sono due o tre figli che devono seguire le lezioni in rete. Tutto, ancora una volta, sulle spalle delle famiglie…
Inoltre la didattica a distanza è limitativa, perché non permette l’uso di laboratori e di altre aule speciali e attrezzature di cui hanno bisogno tante discipline. Per non parlare del danno psicofisico dello stare per molto tempo davanti allo schermo del pc e della mancanza di relazioni interpersonali tra coetanei.
Riguardo alla riapertura delle scuole la posizione del governo resta, però, al momento fluida, incerta, senza che in tutti questi mesi siano stati fatti progetti proficui di una qualche attuabilità. Purtroppo, in alternativa alla didattica a distanza, sta venendo fuori un’altra possibilità, che definirei inquietante, quella di ingabbiare i bambini e i ragazzi in divisori, capsule, cabine di plexiglass trasparente. Almeno molto inquietante mi è apparsa la fotografia di un’aula del liceo artistico Manzù di Bergamo dove queste strutture sono già state installate. Altri parlano invece di tensostrutture da predisporre nei cortili delle scuole o in altri spazi aperti, per aumentare la disponibilità di aule. A parte verificare se i divisori in plexiglass siano veramente utili per limitare la diffusione del contagio, perché ci sono anche i momenti di entrata e uscita da scuola, le ricreazioni, l’uso dei servizi igienici, ma mi chiedo se quelli che li hanno progettati pensino che i bambini e gli adolescenti stiano lì immobili per sei/otto ore. Li hanno mai visti? O sono come quei pedagogisti di cui parlava don Milani? E poi c’è da temere che li danneggino, magari infortunandosi, o li distruggano nel giro di poco tempo e ancora, quando sarà finita la pandemia, dove e come si smaltiranno, dato che non sono certo biodegradabili? Mi pare che sia tutto denaro pubblico buttato via. Peggio ancora le tensostrutture: quando in molte regioni ci sono in inverno diversi gradi sotto zero, cosa si fa? Si spendono grandi somme per il riscaldamento, di cui poco sarà usufruito e molto disperso nell’ambiente?
Che la ministra Azzolina sia incompetente e inesperta lo sappiamo, ma tutti quegli esperti che sono stati arruolati, a nostre spese, non sanno proporre proprio niente di meglio?
Una terza possibilità ci sarebbe, ma è più impegnativa. È quella ipotizzata da un gruppo di docenti di Genova in un documento inviato qualche settimana fa al ministro.
Si dovrebbero dividere le classi in due gruppi di 12/15 allievi che potrebbero essere sistemati nelle normali classi delle nostre scuole a distanza di sicurezza, uno per banco, con orari scolastici ridotti se non proprio dimezzati. In classe si dovrebbe svolgere una didattica disciplinare intensiva, incentrata sulla trasmissione delle conoscenze fondamentali, mentre molte altre attività formative potrebbero essere svolte in altre sedi, anche con modalità interdisciplinare, ad iniziare da quelle motorie e sportive da praticare nelle apposite strutture, per passare poi alle biblioteche, ai musei, agli orti botanici, agli acquari, alle fattorie didattiche, ecc. ecc. Fuori da questo orario si dovrebbe procedere alle verifiche con colloqui singoli o altre modalità, individuali o a piccoli gruppi, evitando così quei tempi “morti” in classe in cui l’insegnate interroga uno studente nel disinteresse della maggior parte della classe.
Naturalmente per tutto questo occorre aumentare il numero dei docenti, che, vanno assunti con una selezione seria, per valutare competenze e capacità, quindi con una procedura concorsuale da attuare quanto prima. Ma c’è da chiedersi perché si preferisca favorire economicamente certe categorie, come i produttori di plexiglass e di tensostrutture, piuttosto che gli insegnanti. Inoltre ci vuole un notevole sforzo di progettualità dell’organizzazione didattica, ma lo dobbiamo fare per i nostri giovani. Non possiamo permetterci di perdere scolasticamente una generazione che già quest’anno ha corso grossi rischi. Non può ripetersi quanto è accaduto durante il secondo conflitto mondiale, quando, essendo la scuola ancora una questione privatistica delle famiglie, solo un certo livello sociale ha potuto portare avanti gli studi, mentre troppi sono rimasti esclusi, ora della scuola si deve far carico lo Stato, assicurandola a tutti, come prescrive la Costituzione.

C’è anche da sperare, però, anche in un impegno attivo e partecipe da parte dei docenti, in una disponibilità che al momento, spiace dirlo, non stanno dimostrando evitando in troppi di presiedere le commissioni per gli esami di maturità. 

domenica 31 maggio 2020

UNA CRISI EPOCALE, UN GOVERNO AMATORIALE, UN'OPPOSIZIONE SOVRANISTA CHE PROPONE CIALTRONERIE


Carlo Biancheri


Il Vis-Conte, già avvocato del popolo, mediatore per tutte le stagioni, presidente del Consiglio pro-tempore del governo Conte-Franceschini- Gualtieri cui si aggiungono una manciata di burattini dalemiani e i ragazzi della setta, ci ha ‘concesso’ di uscire.
Ha seguito pedissequamente le indicazioni del Comitato scientifico, come ci ricorda il giovane  di Potenza ministro della salute: ’seguiamo la scienza’ forse scambiando, incautamente, le opinioni contrastanti dei medici per verità rivelata, un po’ come il suo amato Marx che spacciava la sua teoria filosofica  per scienza – e si è visto come è andata… Senonché i medici talora formulano diagnosi, prescrivono terapie, salvo poi accorgersi: la terapia è corretta ma il paziente è morto.
In effetti, nella seconda guerra mondiale la gente andava al lavoro sotto le bombe e con ciò non vogliamo dire che il folle virologo svedese che guida il governo femminile di Stoccolma abbia ragione, ma i latini dicevano: est modus in rebus e quel che è mancato al governo italico è senz’altro la virtù della prudenza, cardine della vita sociale, che non consiste, come abbiamo appreso da Aristotele, nel non fare, ma nello ‘scegliere’ i mezzi adeguati per raggiungere il fine. E in questo caso, lo ha ricordato, in modo intelligente, il nuovo presidente della Confindustria, la crisi economica può generare danni molto più gravi della pandemia: la fame. I due mali dovevano esser soppesati subito, non adesso. La Weltanshauung –visione del mondo- contemporanea è incentrata sul salutismo (tutti ginnasti o nei centri Spa), sulla performance narcisistica – mi è andato male l’esame ma sono soddisfatto…- sul nascondere la morte, la malattia, la vecchiaia; c’è sempre un rimedio, ad esempio l’eutanasia… per chi non ha capito nulla della vita.
Ancora una volta il governo senza una visione si è adeguato.
La prima cosa che emerge in modo lampante è quel che modestamente abbiamo scritto in questo blog da anni: il nostro paese senza l’Europa non ce la fà. Non ce la fà perché senza il ‘mercato interno’ i nostri beni a chi li vendiamo? Col debito che abbiamo, quando la Banca Centrale Europea che ha già una percentuale notevolissima dei nostri titoli si fermerà con gli acquisti, cosa capita? Avremo la decrescita felice (…) perché non si pagheranno più i pubblici dipendenti e le pensioni? I ricchi troveranno il modo di salvarsi esportando i capitali, come hanno sempre fatto, e la torta si dividerà ma non basterà per tutti perché sarà sempre più piccola.
Per la prima volta la UE vuole tornare alla solidarietà e distribuire fondi secondo criteri di necessità e non secondo quelli usuali percentuali e noi come reagiamo? Non ci basta, il MES non lo vogliamo anche se la Sanità è mal messa, nessuna condizione deve esser prevista et similia.
Tanto per aggiungere un po’ di brio alla Commedia all’italiana, apprendiamo dalla Meloni che c’è un’alternativa: i diritti speciali di prelievo del Fondo monetario internazionale, senza condizioni e per l’ammontare che ci serve… Siamo esterrefatti. Gli oppositori in un frangente del genere propongono idiozie. Vediamo il perché.
I fratelli d’Italia, che il 2 giugno, insieme ai compari della Lega no Euro e Ital-exit, volevano portare la corona all’altare della patria pronti a governare (!), ignorano del tutto che la concessione dei diritti speciali di prelievo, concessa normalmente a Stati sull’orlo di una crisi economica e finanziaria, quasi da bancarotta, devono essere deliberati dalla maggioranza degli azionisti del Fondo dove gli azionisti di maggioranza relativa sono gli Stati Uniti e il Treasurer   americano ha già detto di no; inoltre, il solo fatto di annunciare una prospettiva del genere  da parte di un esponente politico di rilievo – si fà per dire…- significa ritenere che il paese stia per fallire. E allora chi ci comprerà più i nostri titoli nelle nuove emissioni che il MEF continua ad effettuare, tenuto conto del nostro debito pubblico?
I soldi dell’Europa ci serviranno per diminuire le tasse, tuona il giovinetto di Pomigliano d’Arco, compagno di banco di Carmine America, ora nel Board di Leonardo (…), autore del condono tombale di Ischia (non di Grado…), quello che chiede alle banche di operare col cuore e che si reca in visita, come un venditore, per attirare i turisti nei paesi che ci chiudono la porta in faccia. Ma quali tasse Di Maio? Sono certo troppo alte, come ha sostenuto il Governatore per i pochi che le pagano, ma qui bisogna far ripartire il paese, investire perché torni a crescere, non continuare con gli interventi a pioggia che lasciano i problemi tali e quali. Dobbiamo aumentare la produttività del lavoro, realizzare le opere pubbliche bloccate da leggi mal fatte che aumentano in continuazione il peso burocratico. L’abbiamo già scritto: il modello Genova significa agire in deroga a quasi tutte le leggi… non c’è male, no?
I politici parlano di lotta alla burocrazia. Un momento: le leggi sono applicate dalla burocrazia e se sono fatte male in Parlamento si dà il destro alla burocrazia di adottare, mediante i provvedimenti attuativi, un atteggiamento difensivo e cioè quello di bloccare tutto; il dirigente non firma, rinvia… oppure si attribuiscono ai burocrati oneri spropositati che non sono in grado di assolvere (v. da ultimo la SACE e i finanziamenti alle imprese, o i ritardi nell’erogazione della Cassa integrazione). Ecco svelato uno dei tanti mali italici.
La lega in Lombardia ha mostrato la sua inconsistenza politica: tutta una montatura improvvisata e molto clientelismo.
A livello internazionale i loro alleati si distinguono per ostilità all’Italia e non parliamo delle connessioni con la Russia di cui non sappiamo ancora quasi niente…
Si fà il paragone col secondo dopoguerra, ma temiamo che non ci siano le premesse: la gente non è la stessa, se i nostri problemi attuali si incentrano su se si potrà andare in vacanza, sull’apericena, sulla movida, sul contributo per comprare la bicicletta (senza le piste ciclabili…), sulla distanza degli ombrelloni…
Il paese si salverà se la gente sarà capace di rientrare in sé stessa e credere che la vita meriti di essere vissuta con tutti i sacrifici e le rinunce che comporta.


lunedì 27 aprile 2020

PARIGI VAL BENE UNA MESSA, PER ROMA NON SERVE, COMANDANO LE LOGGE

Rosa Elisa Giangoia

La decisione di netta chiusura da parte del governo sulla fase 2 nei confronti delle celebrazioni liturgiche con fedeli fa veramente capire quanto poco importi della fede cattolica e come a dare le direttive siano altri centri di potere, che si possono individuare appunto nelle logge, dove sono gli affari a predominare, o ci si accodi piuttosto ai riti della chiesa di Scientolgy, stile ‘New age’ che forse il presidente Conte preferisce, essendo stato portato a ricoprire il suo ruolo da Casaleggio figlio e dagli altri adepti del pianeta Gaia.
È chiaro che al presidente del Consiglio e alla pletora di suoi esperti consiglieri di quest’aspetto del vivere non importi nulla. Meglio fare allenamenti sportivi, meglio andare per negozi…
Eppure la possibilità di partecipare a momenti di culto è un diritto costituzionale che può essere sospeso a condizione che lo siano tutte le altre attività, ivi incluse quelle ludiche. E poi, bisogna dirlo, le chiese sono grandi e (purtroppo) poco frequentate, per cui mantenere il distanziamento sociale non è certo un problema!
La Cei ha preso posizione con un comunicato che inizia in modo determinato: «I vescovi italiani non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto»,  ma non basta. Occorre mobilitarsi, protestare e usare tutti gli strumenti giuridici di cui si dispone.
Il presidente del Consiglio Conte si compiace molto di tutti questi suoi provvedimenti, atti amministrativi, derivanti da decreto legge, per nulla discussi in Parlamento. Lo stile ricorda quello del paternalismo d'altri tempi, ma anche quello grillino, un misto di prepotenza e di certezza acritica. Si vede come ne parla, lui, con un bel taglio di capelli, privilegio davvero particolare in questo momento in cui dobbiamo tutti accontentarci e arrangiarci da soli! E prende quel tono predicatorio, trattando gli italiani come fossero eterni bambini, a cui dice di stare bravi, come sono stati finora, perché così poi avranno un bel premio: la salute!
Lui, e i suoi consulenti-esperti dei troppi comitati, si riempiono la bocca del bene collettivo che sarebbe opposto a quello individuale. Nella loro cultura generica non sanno quel che dice Aristotele e cioè che chi realizza il vero bene individuale realizza nel contempo il bene della polis. A mancare è il concetto di persona. Sotto, sotto c'è Marx che oppone l’individuale al collettivo e non conosce il concetto di persona. La persona ha una sua libertà e ora molte libertà vengono violate. Così si decide che ai funerali ci siano solo 15 persone e siano parenti stretti. Ma chi preferisce gli amici, piuttosto della famiglia? E chi ha deciso per la cremazione obbligatoria? Sempre l’onnipotente comitato di esperti? Non è mica la peste… in una cassa stagna il virus chi contagia?
Tutto questo senza ammettere che la maggior colpa di questa pandemia è del servizio sanitario nazionale, che è stato preso alla sprovvista, con scarsità di posti in terapia intensiva, quasi totale mancanza di mezzi di protezione per gli addetti e gli operatori, per non parlare della criminale gestione delle RSA che, se fossero state condotte nei modi opportuni, avrebbero evitato quasi la metà dei morti…
È anche convinto (lui!) di aver ottenuto un gran successo in Europa, ma la Merkel ha dichiarato che non c’è accordo sul finanziamento del Recovery Fund… E allora cosa ha ottenuto, oltre a chiacchiere infinite? Intanto i soldi della cassa integrazione a chi non può lavorare per il blocco delle attività non sono ancora arrivati. Scusate - dice lui – tutto dipende dalle Regioni che non ci hanno ancora mandato i dati... Nel frattempo la gente sta a dieta. Nello stesso tempo ci assicurano cortesemente che ci saranno mascherine per tutti a prezzi calmierati, dopo due mesi di epidemia, intanto non si trovano più l’alcool e nemmeno i guanti monouso… E nessuno pensa a sanificare le strade…
Scusate se è poco.



sabato 18 aprile 2020

AHI SERVA ITALIA,... NAVE SENZA NOCCHIERE IN GRAN TEMPESTA (Purgatorio, Canto VI)

Un ristretto gruppo di persone, nominato senza nemmeno informare parlamento e opposizione, deciderà delle nostre libertà personali e civili. Ma va bene?
Stefano Antoniani

Autorevoli giuristi sostengono che la gestione della crisi da parte di Conte aggira il Parlamento, per cui è di dubbia costituzionalità. Ora arriva anche un comitato tecnico. E il Parlamento? Quale articolo della Costituzione consente siffatto stato di eccezione?
Massimo Fazzi

Ma Conte sta facendo bene o sta facendo male?
Perché quei 17 milioni di olandesi ce l'hanno tanto con noi?
Benedetto Fontana

La riapertura delle librerie è una perfida misura discriminatoria nei confronti di Salvini, perché è l'unico esercizio commerciale che lui non pratica!
Roberto Leoni

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Carlo Biancheri

Non è forse attuale quel che scriveva Dante sette secoli fa? C’è qualcosa nei nostri geni che genera sempre, dopo centinaia di anni, un simile bordello? Tanti solisti incapaci di cantare in coro?
La pandemia ha svelato l’inconsistenza di molti attori politici nostrani, il pressapochismo, la confusione e l’assenza di una linea chiara, coraggiosa e prudente al tempo stesso.
Ma andiamo con ordine.
Il Vis-Conte è prodigo di annunci di provvedimenti non ancora approvati e a cui seguono modifiche prima della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Costituisce una task force dopo l’altra, quasi non sapesse che pesci prendere. Le regioni reagiscono come se non si trattasse di un solo paese ma di una torre di Babele dove ognuno va avanti per conto suo. L’azzimato Zaia, un politico cui non fa difetto l’astuzia che è altra cosa dall’intelligenza, ha dichiarato che ‘i veneti si lavano’, si organizzano da soli, come se fossimo tornati alla Serenissima. Non conosce il Manzoni, anche se reputa il contrario, ma neppure le vicende di un certo Trattato di Campoformio che mise fine alle illusioni della decadente Repubblica di san Marco: senza lo Stato italiano, che paga le infrastrutture ed assicura i servizi essenziali, la regione Veneto dove va?
I reggenti delle regioni Lombardia e Piemonte, nel cuore della Padania verde – grazie agli incoscienti che li hanno votati - hanno avuto la bella pensata di mettere la volpe nel pollaio mandando i malati di Covid -19 ‘a bassa intensità’(!) nelle case di assistenza per anziani, cioè le RSA, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti. Fontana, novello Ferrer, gran cancelliere del ducato di Milano, ma molto più probabilmente Brighella (…), ha dato prova di inefficienza senza pari e di grossolanità nell’operare, tipica del sistema leghista, seguendo la strategia del capo, cioè lo stile ‘televendite’. Ricorderete il ‘chiudiamo tutto’ che diventa ora ‘riapriamo subito’ dopo però aver eseguito i tamponi ‘lombardi’, elaborati a Pavia, magari non compatibili con quelli del resto d’Italia e quindi privi di significato: quel che conta è apparire, non andare a buon fine! Se si scopre sui giornali e dalle inchieste della procura di Milano e del Ministero che la Regione ha assunto delibere folli, se non criminali, la colpa, per Fontana, è dei tecnici. Oh, questa è bella! Allora non servono gli eletti: fanno tutto i tecnici nelle decisioni importanti!
Qualche mese fa il campione del bar Sport di Milano Rogoredo ci parlava di ‘italiani’ che gli stavano sul petto di tutte le felpe che cambiava per ogni occasione, ma adesso sembra tiri aria di secessione, di ritorno agli Stati pre-unitari. L’avventata riforma del titolo V della Costituzione, fatta con i piedi, e per la quale i Democratici portano molta responsabilità, va profondamente rivista in un tempo in cui gli staterelli, magari con i granduchi, sarebbero polverizzati da altri eventi epocali come questo. Con tanti morti e tanti malati le chiacchiere stanno a zero, si dice a Roma, e le frottole dei sovranisti alla Salvini e Meloni e degli europeisti a fase alterna, come quelli della setta, vengono a galla.
Non vogliono il MES senza condizioni, perché c’è la troika, secondo loro. Se, come sembra, la sola condizione sarebbe quella di far fronte a spese sanitarie dirette ed indirette qual è la logica per opporsi? Abbiamo già versato 14 miliardi di Euro e ne potremmo ottenere 36 ad un tasso d’interesse quasi a zero, mentre ora noi paghiamo sui BTP a dieci anni 1,8% annuo e l’utilizzo del MES significherebbe un risparmio di quattrocento milioni annui rispetto a quello che spenderemmo se dovessimo andare sul mercato da soli. Vogliono il MES gli Sati che lo hanno già avuto,anche con la troika…; hanno risanato i loro conti e ci riferiamo alla Spagna, al Portogallo e alla Grecia: sono forse dei candidati suicidi o dei puri masochisti? Se uno si prende la briga di leggere il regolamento del MES, dove noi sediamo nel Board con un alto dirigente del MEF e pesiamo per il 17% del capitale, le decisioni importanti vengono prese con una maggioranza qualificata dell’85% delle quote di capitale versato: quando mai ci sarà questa maggioranza avversa all’Italia che possa cambiare le carte in tavola? Pura propaganda per i cretini che abboccano.
Il voto avvenuto ieri al Parlamento europeo sul MES, in particolare, dimostra che una grossa componente dei grillini è affine alla Lega: ciò che li accomuna è scassare tutto.
Del resto il ragazzetto Ministro degli Esteri,quello del condono tombale di Ischia nel decreto sul ponte Morandi, si sta rivelando un uomo di potere puro con una strategia sotto traccia che danneggia fortemente il paese.
Ha spostato la politica estera italiana in un rapporto privilegiato con la Cina, paese dittatoriale da prendere con le molle, senza peraltro ottenere quei risultati economici che invece hanno raggiunto quei paesi che  non hanno concluso alcun accordo. Ogni tanto dichiara – lui o uno dei suoi - che, se l’Europa non ci aiuta, cercheremo una stabilizzazione finanziaria con USA, Cina e Russia: mancano solo il pianeta Gaia e gli alieni. Ha voluto a tutti i costi il Ministero del Commercio estero sotto il MAE per mere ragioni di potere. Era già stato fatto in passato con pessimi risultati, in quanto si tratta di due settori del tutto diversi. La Francia e la Germania hanno nelle Ambasciate gli attachés commerciali o finanziari ma rispondono ai rispettivi Ministeri, perché gli ambasciatori, tranne rare eccezioni, non si intendono di economia né di commercio: è un altro mestiere. Ha voluto metter le mani sulla SACE, l’equivalente della Coface francese e di Hermes in Germania, in quanto il presidente SACE, in passato, era il direttore generale degli affari economici del MAE e nell’agenzia si valuta il rischio paese e si assicurano i crediti all’export: di nuovo ci vogliono competenze economiche ed in materia assicurativa che il MAE non ha assolutamente. E tant’è! È molto attento a piazzare i suoi uomini, compaesani, il giovanotto, come all’Inps dove abbiamo assistito ai numerosi pasticci, alle inefficienze e alle smentite del presidente in merito a sue dichiarazioni azzardate. Ora vuole i posti all’Eni e all’Enel e stiamo a posto. Il suo brillante ministro per le attività produttive o sviluppo che sia… auspica una nuova IRI, non capendo che non è un gran progresso se il capitale passa dalle mani di pochi privati a quella di pochi burocrati: nei paesi del socialismo reale, che piacciono tanto ai grillini –ad esempio, Cuba o Venezuela, oltre alla Cina-, ci sono i ‘principi’ rossi, la nomenklatura. L’IRI, come società holding, perdeva settecento miliardi di lire all’anno che lo Stato italiano doveva rifondere con le imposte che pagavamo noi, spese confluite nel debito pubblico che ci ritroviamo adesso! Alla Cassa Depositi e Prestiti vogliono far fare interventi in tutti i settori critici, dimenticando che il finanziamento deriva dalle risorse del risparmio postale che va restituito… e, imbarcandosi in capitale di rischio, il rimborso non è più tanto certo. Esser costretti a fare l’apprendistato a questa gente è un peso ma, in aggiunta, fanno danni e la situazione è grave e… seria, questa volta.
I sovranisti de’ noantri ci fanno discutere di MES, di Europa che ci deve aiutare, ma si tratta di un piccolo importo rispetto ai soldi che occorrono per non affondare. La Banca d’Italia ha ammonito che servono cinquanta miliardi di Euro di liquidità entro luglio: dove li prendiamo?
Anche se la debolezza dell’Europa consiste nell’avere in Germania una guida di una tedesca non ‘renana’ -i Romani si fermarono al Reno…- e trascurando paesi residuali, come quello degli ugonotti olandesi o i paesi nordici che,dopo la Brexit, contano solo perché fanno gioco ai tedeschi , non bisogna dimenticare che, senza gli interventi della BCE, saremmo già andati in default. E non è neppure vero che l’Europa senza l’Italia non esisterebbe, come dicono i nostri scienziati, in modo ricattatorio: sarebbe un problema, ma potrebbe sopravvivere lo stesso.
Siamo stati tutti a casa da quarantacinque giorni a studiare l’autodichiarazione, i Dpcm, le ordinanze del Ministro della Salute, i provvedimenti dei Presidenti delle regioni, il combinato disposto… et similia, arrovellandoci su questo quesito: combattiamo il virus, ma… non moriremo di fame?