martedì 31 agosto 2021

LA NAVICELLA NELLA PROCELLA

 

Rosa Elisa Giangoia

Come evidenzia Andrea Riccardi nel suo recente La Chiesa brucia. Crisi e futuro del cristianesimo, facendo seguito a molte analisi di sociologia religiosa degli ultimi anni in Italia e in Europa, dobbiamo renderci conto che viviamo in una fase di crescente scristianizzazione, sempre in progressiva crescita e diffusione. La situazione è resa evidente dalla continua riduzione delle pratiche religiose (scarsa frequenza alla Messa, diminuzione dei sacramenti del battesimo, della cresima, del matrimonio, dell’estrema unzione), diminuzione della scelta dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole (a cui peraltro, né il Ministero, né le singole scuole sanno contrapporre qualcosa di valido e significativo), crollo dell’associazionismo cattolico tradizionale e anche diminuzione delle adesioni ai nuovi movimenti con una certa qual tenuta solo delle forme associative di spiritualità e carismatiche, calo crescente delle vocazioni, con conseguente problema della diffusa presenza di sacerdoti provenienti dal Terzo Mondo, differenti per mentalità e formazione culturale, sovente anche con problemi di comunicazione per scarse dimestichezze linguistiche, e ancora, sempre minore incidenza della presenza cattolica nella vita pubblica.
Abbiamo certo consapevolezza che non sia migliore la situazione nelle aree della riforma protestante, come del fatto che storicamente in passato ci siano stati momenti di forte crisi del cattolicesimo, fin dalle origini , al tempo delle grandi eresie, poi, oltre al tempo dello scisma luterano, quello del laicismo razionalista a seguito della Rivoluzione Francese, del positivismo massonico di fine Ottocento e del diffuso materialismo storico marxista del Novecento, ma in tutti questi momenti è sempre rimasto un diffuso fondo popolare di fedeltà alla fede cattolica e di adesione morale, in contrapposizione a élite ideologizzate su basi intellettuali, mentre oggi il laicismo, di matrice edonistica e amorale, è ampiamente diffuso a livello popolare, anche per l’influsso massmediatico, determinando una radicalizzazione di individualismo e di mancanza di valori profonda.
Tutto questo ha determinato l’accentuarsi di una crisi che ha le sue radici fin dal dopoguerra e di fronte alla quale è venuta a incagliarsi la volontà riformatrice di papa Francesco impossibilitato a risolvere dall’alto, attraverso una pratica riformistica, problemi di larga diffusione e profonda radicalizzazione. Il creare modifiche e riforme determina divisioni e contrapposizioni, con la rinuncia a cercare il consenso di una parte consistente della Chiesa. Come insegna san Paolo è importante evitare divisioni e contrapposizioni, per essere tutti di Cristo.
Il problema può essere sì la Curia Romana che forse noi, dal di fuori, conosciamo troppo poco nelle sue dinamiche relazionali, di organigramma e di potere, come fa da schermo alla vera realtà della Chiesa la personalizzazione di questioni e problemi che riguardano un singolo o una realtà limitata, di cui non ci è dato conoscere la specifica problematica (come per i casi recenti di Becciu o di Bose), dati in pasto all’enfatizzazione massmediatica, con la conseguenza di perdere di vista la comunità con le sue attese e le sue aspirazioni. Il vero obiettivo deve essere quello di riuscire a parlare di nuovo al popolo di Dio con parole convincenti: sono le parole che hanno convinto 2000 anni fa ad abbandonare gli dei pagani per Gesù, sono le parole che hanno convinto i popoli del Terzo Mondo a lasciare le loro divinità e i loro riti, sempre per Gesù, perché nel Vangelo ci sono le parole nuove, che sono quelle della fraternità, ma anche e soprattutto quelle della promessa nella resurrezione per la vita eterna.
Come al tempo di Agostino e delle grandi eresie (manicheismo, donatismo) si tratta di riflettere dove si trova il punto di unità dei credenti e cioè occorre capire chi siano quelli che pensano che i dogmi sono solo l’espressione di una credenza di un tempo e che il messaggio cristiano si riduca alla fraternità, alla solidarietà umana; chi crede che la vita non finisca qui e chi invece pensa che la Rivelazione non sia conclusa (in contrasto col Vaticano II), anzi che continui nella Storia che ci dice oggi che il punto Omega è l’attuazione del secondo comandamento (ama il prossimo tuo) senza domandarsi oltre.
Naturalmente in questo quadro vanno visti i sacramenti, i precetti e il ruolo delle donne (in chiave storicistica infatti si sostiene il sacerdozio a motivo della parità di genere… ma alle origini c’erano solo diaconesse, come Febe, e non sacerdotesse, nonostante Cristo avesse violato tante norme e avesse con sé donne come Marta e Maria, nonché Maddalena cui appare per primo risorto… non annovera nessuna donna tra gli apostoli).
La Chiesa inoltre oggi sembra voler abbandonare l’Europa, considerandola ormai irreparabilmente perduta, invece di farne il terreno di una rinnovata evangelizzazione in dialogo e confronto con la mentalità dominante. Bisogna riconoscere all’Europa il merito di una lunga tenuta della fede cristiana, l’aver sconfitto il materialismo storico marxista e anche l’essersi impegnata nell’evangelizzazione del mondo. Sopravvalutare il Terzo Mondo è rischioso. Chi dice che il futuro della fede cristiana sarà in Africa, in Asia e in America Latina dimostra una superficialità sconvolgente perché elude la domanda di che tipo di fede sia professata. Certo è l’opposto di quella occidentale modernista.
Forse un Vaticano III sarebbe pericoloso perché la Chiesa non è pronta, ma le divisioni provocate da un papa possibilista che lascia spazio ad una fede fai da te (libertà dottrinale alle conferenze episcopali), governa in modo dittatoriale, quasi come capo di una fazione ecclesiastica, non dà risposte ai dubbi che gli vengono presentati, lasciando nell’incertezza, si pone come divisivo per il gregge, per cui si richiede un chiarimento sul kerigma.
Probabilmente bisogna rinunciare al trionfalismo ed accettare il ‘piccolo gregge’, un insieme esemplare per fede, speranza e carità, capace di attrarre chi è al di fuori.
Ma nulla si farà se permane l’ignoranza teologica e se nelle Università pontificie i nuovi preti, i religiosi e le religiose saranno formati su una teologia scivolosa… e soprattutto con una spiritualità inesistente, prospettando loro piuttosto una carriera, quasi si tratti di un cursus honorum.

domenica 8 agosto 2021

PERCHE' A ROMA VOTARE CALENDA

 Carlo Biancheri


È il solo tra i candidati in grado di metter mano al disastro provocato dalla sindaca 5S.
Roma è in condizioni pietose, nemmeno quando era gestita da giunte contigue al malaffare si era arrivati a tanto.
Non sono soltanto l’incapacità, la mancanza di visione, le persone incompetenti scelte sulla base dell’appartenenza, la continua affabulazione, le promesse non mantenute miranti a nascondere il reale: un disastro nello smaltimento rifiuti –non ci sono impianti né si vogliono costruire;
tutto va in discariche piene o si mandano i camion carichi di spazzatura all’estero a costi esorbitanti con grave danno ecologico e tasse notevoli per i residenti-;
un’amministrazione comunale fatiscente che non è in grado di fornire i servizi essenziali in tempi ragionevoli, dal rilascio delle carte d’identità ai servizi cimiteriali; il trasporto pubblico è famoso nel mondo per gli autobus flambeau che prendono fuoco in pieno centro storico ed ancor ora a regime il servizio è pessimo, i conti della società partecipata che gestisce i trasporti sono in perdita anche perché molti utenti non pagano il biglietto e nessuno controlla malgrado gli annunci. La metropolitana si ferma spesso e le stazioni sono degradate;
la viabilità è da terzo mondo nonostante il maquillage per allocchi di questi ultimi tempi mentre il verde pubblico assomiglia alla brousse africana e gli alberi cascano su persone e cose;
i marciapiedi sono dissestati;
il rifiuto delle Olimpiadi è la prova provata del fatto che la sindaca ed i suoi amici, reputando che ogni investimento sia occasione di malaffare, hanno condannato la città all’inedia;
la partecipata ACEA ha pensato bene di far bere ai residenti l’acqua del biondo Tevere invece di 
riparare le perdite della rete pari al 40% e con la siccità si è arrivati anche al razionamento;
le periferie sono abbandonate alla loro sorte come se non si potesse migliorare la qualità di vita;
il famoso stadio della Roma è in discussione da anni, purtroppo senza esito;
il Comune ha perdite stellari nel patrimonio immobiliare, non interamente censito, e peraltro l’Amministrazione non pare che abbia a cuore l’edilizia popolare dotando le nuove aree di servizi idonei, meglio parlare di teleferica…;e potremmo continuare, per esempio, citando il numero degli assessori sostituiti nella sindacatura dalla Raggi ma si ha come l’impressione che oltre all’improvvisazione di una donna che scriveva: sta per piovere, preparate i canotti, salvo trattare le vere 
inondazioni di questi ultimi anni come ordinaria amministrazione, ci sia come un’autoreferenzialità psicologica che la lascia indifferente dinanzi alla prova provata del suo fallimento.
A sua discolpa va detto che questo è lo stile della setta 5S che preferisce raccontare che prendere atto della realtà ed operare con assennatezza e ha trovato un campione nell’Avvocato del popolo, ancora non iscritto al Movimento sebbene lo presieda (!), che, in quanto a chiacchiere, batte ogni record mondiale. E le chiacchiere sono a svantaggio del paese quando fa di tutto per ostacolare Draghi, prendendo a pretesto la riforma della giustizia o le mirabili cosiddette riforme fallimentari di un governo di dilettanti da lui presieduto: anzi due, entrambi pessimi.
Votare Raggi significherebbe essere dei masochisti.
Non va meglio col Pd romano, guidato dai guru dalemiani, strettamente rispettosi della disciplina di partito e dei gruppi storici romani su cui si appoggiano.
Non hanno assolutamente dato una svolta alla città nei loro governi e i 5S che criticano adesso, il giorno dopo l’elezione saranno i loro alleati perché la gente va guidata e loro si sentono deputati a farlo.
Hanno scelto un professore di Storia che aveva presieduto nel Parlamento Europeo il Comitato Econ: chi presiede non è necessariamente un economista perché dà la parola e svolge sostanzialmente un ruolo politico/burocratico. Come Ministro dell’Economia non passerà alla Storia, anzi sembra che ci fossero difficoltà a discutere con lui di argomenti tecnici…
Sono alla ricerca di un volto cattolico ufficiale per tenere i rapporti col Vaticano in vista del Giubileo del 2025 ma si tratta di uno specchietto per le allodole. Nello sviluppo di Roma il Pd non ha idee forti, sebbene la capitale d’Italia lo richiederebbe e la linea è sempre quella della gestione dell’ordinario, cioè mera gestione del potere, al di là delle dichiarazioni. Le truppe cammellate possono fare proseliti ed ingannare ancora una volta ma in tal caso non ci sarebbe alcun cambiamento per i mali della città.
Quanto alla destra nera di Michetti beh… il programma è quello degli antichi Romani, degli acquedotti che erano tanto belli che non è propriamente quello che occorre nell’era dei computer.
Resta Calenda che è il solo che sia in grado di cercare di gestire una macchina immensa, indebitata, con società partecipate indisciplinate e avendo bene operato come Ministro dello Sviluppo Economico e prima in Confindustria, con vasta esperienza internazionale non è privo di competenza e di passione politica per affrontare i problemi della sua città con decisione e senza appartenenze.
Lo capiranno i votanti che è nel loro interesse sostenerlo?



martedì 20 luglio 2021

IL PD DI LETTA AL CARRO DEI 5S

Carlo Biancheri

La deriva del Partito Democratico, inchiodato al 19% secondo i sondaggi, impone una riflessione.
Doveva essere simile al Partito Democratico americano con più componenti al suo interno, espressione di retroterra culturali ed ideologie diversi, in particolare, in Italia, la componente comunista e quella erede della sinistra democristiana.La sinistra democristiana aveva una sua storia ed era divisa tra Forze Nuove di Donat Cattin, prevalentemente sindacalista, e la sinistra di Base di Marcora, sostenuto a Milano dall’allora cardinale Montini, più legata all’industria, allo sviluppo e alle partecipazioni statali, tanto da avere tra i suoi componenti e leader per lungo tempo l’industriale Piero Bassetti. Dossetti era già fuori da un pezzo e giravano nelle Acli suoi adepti con taglio più che altro predicatorio, stile Labor o Dolci in Sicilia, e poi a Bologna Pedrazzi, uno dei fondatori de Il Mulino. Moro era parte del gruppone dei dorotei, salvo poi separarsi e formare una propria corrente. La degenerazione delle correnti democristiane portò ad un totale oblio del dibattito ideologico e tutto si risolse in lotte di potere, specie nel periodo di De Mita, l’intellettuale della Magna Grecia (…), fino a Tangentopoli con la fine della DC. Gli eredi della sinistra DC hanno potuto rivendicare soltanto una lontana parentela perché con l’avvento di Berlusconi non c’è stato più un vero dibattito politico ma slogans al livello di consigli alle ragazze di sposare un giovane ricco per farsi strada nella vita, ecc.
Da subito nel Partito Democratico comandavano quelli del Pc con metodi da ‘centralismo democratico’ e non bastava essere il figlio di un partigiano cattolico, con ciò etichettato come cattolico (…), per avere voce in capitolo, perché la macchina andava avanti secondo schemi di gestione collaudata: il dibattito politico che fino a Craxi aveva nel partito socialista una eccellenza in quanto si discuteva di temi reali nelle sezioni, non esisteva più negli altri partiti: i militanti erano semplicemente dei venditori di quel che era deciso al vertice e la militanza costituiva un’alternativa alla ricerca di un lavoro.
Questo l’antefatto.
La linea della scuola delle Frattocchie del PC, che identificheremo nel Bettini e compagni, ha spinto per l’abbraccio del PD col Movimento 5S. Il blocco sociale, nell’assunto che i 5S raccoglievano voti tra le classi popolari, è stato il motivo determinante, anche considerato che si prevedeva un aumento della povertà dopo la pandemia e non si immaginava un intervento massiccio come quello europeo del Recovery plan. E poi nel Movimento tanti sono espressione di un radicalismo superficiale ed estremista, ‘malattia infantile del comunismo’, secondo Marx. Non è forse vero che il Patuanelli votava Rifondazione Comunista prima di aderire al M5S? Non ci sono nemici a sinistra è sempre stato il tema dominante del Partito Comunista…
L’avvento dell’effimero Letta, radicalizzatosi, la cui tenacia nelle proprie convinzioni è pari solo alla superficialità degli argomenti addotti, ha svelato tutta la debolezza di un partito al traino delle parole d’ordine giustizialiste di un gruppo che si ispira, tra l’altro, alla setta di Scientology.
La lotta ai privilegiati è una sciocchezza se non si comprende che, invece di pensare subito a dividere la torta che si ridurrebbe sempre di più, bisogna farla crescere aumentando la produttività, la formazione, la ricerca, gli investimenti, mettendo ordine in un’amministrazione pubblica fatiscente, governata da centocinquantamila leggi, senza controlli di sorta, divisa in potentati e governata dalle varie ‘cosiddette’, secondo i media…, logge. La situazione della giustizia moribonda corrisponde al funzionamento dello Stato. Quanti mesi ci vogliono a Roma per avere la carta d’identità elettronica? Come sono gestiti i cimiteri? E le Asl funzionano bene? E la viabilità? E i trasporti? E la manutenzione? E l’ordine pubblico? La capitale d’Italia…
Letta ha esordito con quisquiglie come la rappresentanza di genere, trattando le donne da riserva indiana, seguendo i desiderata della setta anche in materie su cui avevano torto marcio come la ragionevole durata dei processi, poi l’imposta sulle successioni proposta in un momento sbagliato, il tentativo goffo di avere candidati comuni con la setta per le elezioni amministrative, la non negoziabilità del Ddl Zan anche se limita la libertà di espressione ed impone un’ideologia insensata, l’assenza di qualsivoglia proposta economica che comporti investimenti pubblici rilevanti, sempre, però, cercando di far fuori il centro, in contrasto con le sbandierate Agorà, nella pretesa di rappresentarlo da posizioni radicali. Inoltre, si è scelto come vicesegretario un giovanotto che vuole nazionalizzare i mezzi di produzione (come a Cuba per intenderci…) entro il 2026 e che non ammette economisti, nominati dal governo, che non siano ideologicamente orientati!

Puro velleitarismo quello del Segretario politico.

A giudizio di chi scrive questo governo è il parafulmine di una situazione molto difficile,per uscirne occorre un cambiamento di mentalità diffuso ed una formazione culturale che non sia fatta solo di social network ma di libri in cui si acquisisca criticità su sé stessi – so di non sapere…-,logica,prudenza, in altre parole una dimensione umana che non scambi i propri desideri per realtà.


lunedì 5 luglio 2021

IL DDL ZAN E LA POLITICA DELL'EFFIMERO

 

Carlo Biancheri


La premessa è, a scanso di equivoci, che ogni discriminazione ed aggressività porta dritto alle camere a gas come avvenuto in epoca hitleriana per il triangolo rosa o al confino del fascista Mussolini, col suo linguaggio priapeo, tanto per rifarsi a Gadda, o alla pena di morte in certi paesi islamici.
Si dà il caso, tuttavia, che non ci si limiti nel ddl a sanzionare ogni aggressività a livello animalesco ma si teorizzi il gender, cioè un concetto curioso in base al quale il sesso uno se lo sceglie a seconda del suo stato soggettivo e perciò bisogna insegnarlo ai bambini nelle scuole. È legittimo avere un’opinione diversa purché non porti alla violenza…: sic il testo amatoriale dello Zan e della Cirinnà, non propriamente una persona posata a giudicare dai suoi interventi che la fanno sembrare una Erinni.
Sull’omosessualità sono scorsi fiumi d’inchiostro e la causa è ancora ignota. In letteratura ne hanno scritto Proust (et pour cause…) allorché tratta, tra gli altri, del barone di Charlus nella Recherche, membro della ‘divina’ stirpe dei Guermantes, Thomas Mann in Morte a Venezia e Lettera sul matrimonio, Gide, Musil ne I turbamenti del giovane Torless e quanti ancora… da Commisso a Baldwin a Edmund White ecc. Ne emerge, a dire il vero, una condizione affatto diversa dall’immagine da fidanzatini di Peynet che ci viene imbandita in continuazione dalle manifestazioni Lgbt e dai media: si amano e l’amore vince su tutto.
La Cavani nel mirabile film su Nietzsche, Al di là del bene e del male- chi se lo ricorda? Chi lo conosce tra i nostri ciarlieri cosiddetti intellettuali odierni?- centra, invece, il tema sulla trasgressione come, infatti, fece Nietzsche dove la libertà, sovente confusa con licenza, vuole simboleggiare lo slancio di Icaro e così è tutta la letteratura del Novecento.
E già, trasgressione che suppone una natura, le paradygme perdu, dopo Kant che oppone natura e cultura, secondo Edgar Morin. E già…, perché il creato sta, per così dire, sotto la ragione a sentire Hegel che aveva visto Napoleone a Jena nel 1806 ‘Quest’anima del mondo cavalcare attraverso la città… un tale individuo che, concentrato in un punto, seduto su un cavallo, abbraccia il mondo e lo domina’. Profezia errata come dimostrò il ‘generale inverno’ russo e Waterloo e Sant’Elena: tornò l’Ancien Régime. Né soccorre la dialettica della Storia perché a veder bene, scendendo per li rami, nel secolo breve ci siamo trovati dinanzi alle peggiori dittature e massacri della Storia e neppur ora siamo in buona salute fisica e spirituale.
Ma da allora nel pensiero dominante, propalato dalle confraternite dei Lumi che dominano la cultura e le leve del potere, si è consolidata una tendenza al soggettivismo, cioè che il valore del reale è quello che io gli dò: Nietzsche dirà che la verità è interpretazione.
Così uno che nasce cieco o zoppo è diversamente abile perché è contento così: guai a dire che non si tratta della stessa vita di chi vede o corre.
Abbiamo detto che non si conoscono le cause ed è buona grazia fare epicheia sul rapporto omosessuale. Il problema se lo ponevano già gli etruschi: se uno visita una certa tomba a Tarquinia vedrà un toro pacifico dinanzi all’amplesso tra un uomo ed una donna ed un toro che carica di fronte ad un rapporto tra due uomini; la religione cristiana non c’entra per nulla perché parliamo di secoli prima della nascita di Cristo.
Se questo è il contesto, il dibattito nel bel paese è a livello di bassa cultura e di decadenza politica.
Abbiamo assistito per l’ennesima volta l’effimero Letta - quello che cita il personalista Mounier, espressione dell’esistenzialismo cristiano, molto meno engagé e solido di Maritain o di certi contributi apparsi su la rivista Esprit: viene dalla Francia e dalla decadenza di Sciences-Po – sentenziare che il ddl Zan va approvato così com’è. Il Letta che vuole introdurre l’imposta di successione al 20% senza capire che a quel punto dovrà pure modificare la tassazione sulla donazione, mettendo in crisi il sistema, inoltre dovrebbe esser in grado di svelare gli schermi societari per esser equo come chiacchiera di voler essere: è wishful thinking, in un regime di liberalizzazione di movimenti di capitali e di Stati non cooperativi. Con il segretario Pd concorda tutto lo stato maggiore dei democratici con i giovani lupetti da lui nominati. C’è un tale Provenzano, vice-Segretario, che ha dichiarato che vuole nazionalizzare i mezzi di produzione entro il 2026! Persino al gramsciano – memento: Gramsci era stalinista…- Cuperlo è parso eccessivo… eppure il Provenzano vuole la lista di proscrizione se gli esperti economici nominati da Draghi – ricordate: questo lo dice lei!- non sono abbastanza di sinistra…
Letta, quello dell’alleanza organica con la setta di Scientology, incapace di discutere di contenuti, ha adeguato il Pd ad un appiattimento a canoni che neppure Togliatti avrebbe sostenuto.
Non ci piace Renzi ma dobbiamo riconoscere che ancora una volta ha avuto coraggio a fermare un’idiozia dove le scuole cattoliche ma anche quelle statali (!) dovevano insegnare nella giornata anti-omofobia che il sesso uno se lo sceglie e probabilmente qualche giudice, a seguito di denunce, avrebbe dovuto far sequestrare la Bibbia e San Paolo perché non sono più politicamente corretti sull’argomento: sostengono il contrario.
È ora di finirla con l’idiozia che le ultime novità di successo debbano essere la Verità da imporre a tutti.

venerdì 7 maggio 2021

RIUSCIRA' IL PAESE AD ATTUARE LA SCOMMESSA DI DRAGHI?

Carlo Biancheri

Il rischio calcolato, annunciato dal Presidente del Consiglio che gode di stima nel mondo non solo per quel che ha fatto, come sostengono molti commentatori, ma perché sa operare, merce rara sul mercato, non consiste solo nella riapertura di alcune attività, in contrasto con la politica del giovinetto Ministro della salute, il miglior ministro al mondo a detta del suo furbo compagno di partito Bersani, in costanza del virus, ma nel cercare di far sì che l’Italia cambi e faccia le riforme che erano necessarie fin dai governi Berlusconi e che non sono mai state attuate. Parliamo della Pubblica Amministrazione e delle procedure amministrative e dei controlli, della Giustizia, del fisco, della produttività nelle aziende, della scuola che fornisce mediamente una preparazione inadeguata, delle infrastrutture mai realizzate, della digitalizzazione, della sanità, della ricerca e del quadro istituzionale. Quasi tutto.
Senza alcune riforme il paese non avrà i fondi europei, ottenuti dopo la decisione di Francia e Germania di aiutare l’Europa del Sud e, segnatamente, l’Italia. Inoltre, il paese sarebbe avviato ad un declino che lo renderebbe, come già fu la Turchia alla fine dell’impero ottomano, il malato d’Europa e metterebbe in forse lo sviluppo della stessa costruzione europea. La novità consiste nel fatto che si paga solo su quanto realizzato, non più su impegni puntualmente disattesi. Si tratta di prestiti ma, contrariamente a quel che sostengono gli ignoranti, non avremmo potuto ottenerli sul mercato a queste condizioni, per questo ammontare e con queste scadenze e poi ci sono le elargizioni che restituiremo solo pro-quota in quanto partecipanti alla UE di cui siamo divenuti beneficiari netti: questo valga per coloro che continuano a predicare un distanziamento dall’Unione Europea, operando contro gli interessi del paese e ci riferiamo ai sovranisti, ai nazionalisti d’accatto.
Il ventennio della presenza di Berlusconi sulla scena politica ha marcato una generazione perché è stato un grande imbroglio. Il paese non ha fatto alcuna riforma ed è passato il messaggio che chi ha iniziativa e sa aggirare le leggi fa fortuna e cioè la furbizia ha soppiantato l’intelligenza ed il merito. La stagione dell’Ulivo e successivamente la nascita del Pd non hanno portato a molto, perché la fusione a freddo del Pc con la sinistra di ispirazione cristiana ed altre forze è stato un amalgama mal riuscito e lo si vede adesso. Tutti si riempiono la bocca di citazioni di De Gasperi, omettendo di dire che era uomo di centro, attento alle esigenze sociali. E già quel centro politico che non condivide che oltre il 60% dell’economia italiana sia in mano pubblica, perché dai pochi monopolisti ottocenteschi, di cui parlava Marx, si passa ai pochi burocrati, alle loggette di potere dei boiardi di Stato, che gestiscono le utilities (luce, gas elettricità, strade, ferrovie, poste, trasporti, industria bellica ecc.) senza nessun vero controllo di merito. Nessuno spazio per l’iniziativa privata che potrebbe ampliare l’offerta, anche se i nostri grandi imprenditori sono abituati a privatizzare i profitti e a socializzare le perdite, invece intralci di leggi demenziali e regolamenti ostativi.
Si ha l’impressione che negli ultimi trent’anni il paese sia convissuto con una classe politica di cui non aveva alcuna fiducia e che auspicava che non facesse danni, senza mai chiedere le riforme necessarie per far funzionare bene la cosa pubblica. Il Partito Democratico e i suoi intellettuali, che ora fanno autocritica, ha avuto responsabilità colossali insieme alla Lega per la riforma del titolo V della Costituzione che con l’autonomia regionale spinta ha creato tanti piccoli staterelli: la crisi pandemica ne ha mostrato l’inefficienza ed il disordine complessivo.
In questo contesto si pone la sfida epocale di Draghi che non ha solo scritto in modo accettabile il Recovery Plan e cacciato i telepredicatori incapaci, ma ha cambiato metodo nel senso che ha imposto che la politica si giudichi sulle cose fatte, non sugli annunci di quel che si spera.
I politici che avrebbero dovuto fare tutto ciò da un pezzo come si situano?
Da Parigi è tornato ‘l’eterno adolescente’ Letta che ha subito dichiarato che vuole dare il voto ai sedicenni (…) istituire lo ius soli e che, per la parità di genere, ha cacciato i capigruppo del Pd mettendo due donne, quasi fossero la ‘riserva indiana’ da tutelare: le donne se sono brave, come Tina Anselmi, si impongono, altrimenti per quale arcano motivo debbono, d’ufficio, ricoprire incarichi? Per un merito di sesso? Mi viene in mente l’atteggiamento analogo di certi avversari del razzismo che considerano le razze diverse dalla bianca superiori: chi è scevro da pregiudizi razziali considera semplicemente gli altri uguali, senza negare le discriminazioni, che tuttora esistono, e combatterle.
Il Partito Democratico, sotto l’alta ispirazione del guru Bettini, propugna l’alleanza organica con i 5S nell’assunto di ricostruire l’unità di classe e prescindendo del tutto dalla cosiddetta proposta politica di un movimento del Vaffà, fondato dal comico in declino pregiudicato e da un visionario dedito ai testi di Scientology.
Sempre il Bettini propone un’alleanza larga di sinistra-centro e cita persino una corrispondenza di Maritain con un personaggio di sinistra negli Stati Uniti, strizzando l’occhio ai cattolici. Si dà il caso che, se il Bettini fosse meno ciarliero e più profondo, avrebbe letto del Maritain I gradi del sapere e Umanesimo integrale: saprebbe che tutta la linea maritainiana si fonda, ohibò!, sulla metafisica di san Tommaso e di Aristotele e che Maritain, di conseguenza, centra il suo discorso sul bene comune tanto sulla giustizia commutativa -a tutti lo stesso- tanto cara a Marx e alla sinistra storica, che su quella distributiva –a ciascuno secondo il merito e la necessità- che non è propriamente consona alla tradizione marxista dove manca la nozione di persona e dominano quelle contrapposte di individuo e di massa.
Per questo la linea del Letta che si butta sulle ultime novità di successo, come la difesa a testa bassa del ddl Zan, giusta nei propositi ma errata nell’ideologia e nella pedagogia che vuole imporre, è profondamente sbagliata.
Non si può proporre alcuna alleanza organica, prescindendo dai contenuti e negoziando con mediatori opportunisti che si vogliono capi di movimenti in fase di sfaldamento.
I voti si recuperano se si ha una linea politica e si sanno spiegare le ragioni dei sacrifici, invece, se si gareggia coi Salvini e coi populisti, si continua con la politica dell’auspicio e non con quella delle scelte ponderate.
Le forze morali, che hanno avuto tanto peso in questo paese perché hanno esercitato per decenni una funzione di supplenza, attraversano una crisi profonda, a cominciare dalla Chiesa.
Il papa, peronista da giovane, riscuote successi più al di fuori che all’interno della Chiesa, troppo orientata al ‘fare’ a scapito del ‘supplemento d’anima’ di cui è privo il mondo moderno, sostanzialmente materialista: la vita deve essere goduta – per chi se lo può permettere (…)- e quando finisce, beh c’è l’eutanasia, no? Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza…
La Chiesa italiana è imbelle e i movimenti tanto caldeggiati dal papa polacco non hanno prodotto nulla di serio, comparato all’elaborazione culturale precedente. Del resto in Germania, in linea con la Chiesa nazionale nel periodo nazista, si propone una Chiesa sintonizzata con la Storia e con la contemporaneità e cioè secondo le esigenze degli uomini del tempo che non è necessariamente un progresso, con buona pace di Hegel. Si tratta del modernismo di cui alcuni chiedono la rivalutazione.
Il quadro sembrerebbe negativo, ma l’istinto di sopravvivenza e la serietà della crisi economica, non compresa appieno da sinistra e 5S, impongono l’ottimismo della volontà: non c’è alternativa.