venerdì 7 settembre 2018

UN GOVERNO DEL CAPPELLAIO MATTO


Carlo Biancheri


Gli elettori di Lega e M5 erano veramente consapevoli che votando questi partiti l’Italia sarebbe andata in rotta di collisione con la UE e, segnatamente, con gli Stati che contano come la Germania che rappresenta da sola il 40% del Pil europeo e la Francia, il doppio della superficie del nostro paese e con, più o meno, lo stesso numero di abitanti? Pensavano che fosse meglio stringere alleanze con l’Ungheria  che ha 9,8 milioni di abitanti, o con la Repubblica ceca, 10 milioni di abitanti, paesi satelliti dell’economia tedesca, entrati nella UE per ragioni geo-politiche, dopo il crollo del muro di Berlino, soprattutto, per ottenere  soldi senza sottostare ai principali obblighi previsti  dai Trattati? Le loro politiche estere si oppongono agli interessi italiani  ma chi se ne importa… quel che conta è apparire, persuadere, lanciare messaggi ai sostenitori nella asfissiante propaganda sempiterna, sostenuta dalla RAI/EIAR.
Arrivano i migranti in Italia: è colpa dell’Europa che non ci dà solidarietà – come se fosse obbligata a farlo, aggiungiamo noi-. Bisogna cambiare l’accordo di Dublino che condanna l’Italia ad accogliere i richiedenti asilo? Ma… chi lo ha votato e proposto? Un governo cui partecipava la Lega, per caso? E il Frattini che ogni tanto si riaffaccia grazie alle ‘appartenenze’ (…) non è il principale responsabile? Una menzogna, al solito, come i soldi oggetto di truffa che debbono tornare allo Stato che non sono della Lega perché la Lega non è più la Lega del ‘Senatur’ ma quella della ramazza…,anche se il ‘Senatur’ è stato rieletto…Tutte balle per i bamba.
Il Salvini non rispetta le leggi? Sono medaglie. E’ condannato a risarcire lo Stato per la truffa dei contributi? Ma…gli italiani sono con lui… che tradotto vuol dire:ho il sostegno popolare  che conta di più del rispetto delle leggi…Bisognerà stare attenti se mai gli venisse in mente di girare per strada con la pistola...Dopo cento giorni,  oltre ad avere aumentato lo spread, senza fare nulla e questo è un costo che ormai si pagherà, è riuscito a bloccare il paese nel contesto internazionale in un momento delicatissimo: ha rotto con gli alleati tradizionali, svillaneggiandoli come si fà al bar Sport – scusatemi io sono fatto così…-, ha spinto il Vis-Conte dimezzato da uno squilibrato acclarato come Trump, senza nessun esito come era ovvio, ha lavorato sotto traccia per Putin che è il maggior avversario della UE per ragioni fin troppo evidenti ma, soprattutto, non ha proposto nessuna linea di crescita e di sviluppo serio per il paese che non fosse, con i suoi improbabili economisti, l’uscita dall’Euro et similia, la dual tax in deficit, il cambiamento della legge Fornero, dolorosa ma necessaria per non far saltare i conti pubblici che, a casa nostra, che non è il manicomio…non sono un’opzione. Aveva annunciato che avrebbe rimpatriato in quindici giorni 600.000 immigrati ma…ha scoperto che abbiamo solo 4 accordi con Stati esteri per riprenderseli su 193 Stati aderenti all’ONU. Doveva   andare in Niger per una visita risolutiva volta a bloccare la rotta sub-Sahariana dei migranti ma non c’è andato… e così via.
Il ragazzetto di Pomigliano d’Arco, vice-presidente del Consiglio pro-tempore, parla ormai come uno scugnizzo e cioè a ‘schiovere’, come si dice a Napoli. Tra le agenzie di rating che non si fidano del suo governo e gli italiani lui sceglie questi ultimi: come è stato giustamente detto, sarebbe come dire se uno è malato la scelta giusta è quella di buttar via il termometro.
Il ponte a Genova è crollato? Nazionalizziamo tutto senza minimamente porsi il problema se convenga allo Stato e se lo Stato stesso, che non ha personale sufficientemente qualificato sia in grado di gestire questo servizio ed eventualmente in quali tempi. L’assegnazione ad Arcelor Mittal dell’ILVA era palesemente illegittima, secondo lui, ma non si può annullare perché manca l’interesse generale – quindi va bene, penserete voi…-  pur essendo una schifezza il Vice-presidente del Consiglio pro-tempore è stato in grado di migliorare l’accordo in modo ‘sostanziale’ –  in realtà, poche modifiche rispetto a quel che aveva fatto il governo precedente, anzi gli assunti sono 10.700 invece di 11.500…,tenuto conto dell’altra società coinvolta- anche se in campagna elettorale era stato annunciato che l’ILVA sarebbe stata chiusa: un parco giochi per il comico pregiudicato dove i  14.000 dipendenti più l’indotto avrebbero potuto rilassarsi. Ma si può affidare il paese a gente del genere?
Sui vaccini i nostri venticinque lettori ci hanno capito qualcosa? L’intreccio si infittisce ma è significativo di un dilettantismo pernicioso che susciterebbe una reazione immediata se un comportamento del genere si verificasse in sede medica, ad esempio.
È lo spirito del tempo e, probabilmente, si tratta di una risposta irrazionale quella del sostegno a questa gente da parte di molti angosciati per il proprio futuro che sfogano la  frustrazione affidandosi ai sogni.
Il rischio qual è?
Non riusciranno a mantenere le promesse ma non vorranno lasciare il potere e quindi mostreranno un altro volto col sostegno degli allocchi.




lunedì 27 agosto 2018

LA PROSSIMA ALLEANZA CON LA TRANSNISTRIA?



Carlo Biancheri


Il Vice- Presidente del Consiglio pro-tempore, nonché Ministro dell’Interno, ha consentito, bontà sua, a far sbarcare dopo dieci giorni il resto di quei disgraziati che già erano in territorio italiano, la nave militare, non senza aver fatto loro visitare  il Mediterraneo e il molo di Catania dove sono rimasti prigionieri a bordo, con restrizione alla libertà di movimento senza la convalida da parte del magistrato. È indagato, il poveretto…, per reati gravi, ma interpreta, a suo dire, la volontà degli italiani –non la nostra, si vede che ci ha tolto la nazionalità…- che debbono tutti aver ripudiato la Costituzione se consentono alla violazione di leggi, come reputa il Pm di Agrigento.
Siccome l’UE non ha tempo da perdere con uno che vuole favorire  l’autocrate Putin a livello internazionale e che vuol portare l’Italia sulle posizioni di alcuni paesi dell’Est Europa, già comunista, non ha accolto l’ultimatum della ripartizione dei profughi, nell’assunto che gli arrivi in Italia sono diminuiti dell’80% rispetto allo scorso anno e che dei settecentomila arrivati una cospicua parte se ne è già andata dal paese: qui non ci vogliono stare. Per inciso, sia la Convenzione di Dublino sia la missione Sofìa sono testi approvati rispettivamente dal Frattini e da Maroni, come Ministro dell’Interno… non dall’opposizione a questo cosiddetto Governo.
Con blandizie e minacce, il Ministro che brandisce rosari e Vangeli come corpi contundenti, è riuscito a trovare nientemeno che… l’appoggio dell’Albania che ne ha accolti venti, mentre l’Irlanda, il cui Governo sarà stato sollecitato  dalla Chiesa, in occasione del viaggio del papa, ne ha preso alcuni. Gli altri sono a carico della Conferenza Episcopale Italiana, quindi, ’senza costi per lo Stato…’, ha tuonato l’esperto di quiz televisivi, come se si trattasse di moltitudini.
Questo modo di agire, irrispettoso delle leggi, da parte di un Ministro che sfida continuamente il mondo intero, comincia ad essere un caso psicologico. Non paghiamo i contributi previsti dai Trattati? La Corte  di Giustizia ci condannerà e con gli interessi. Non paghiamo nuovamente? Allora usciamo dalla UE e da tutti i benefici del mercato interno e dall’ Euro. Niente paura, avremo per un po’ – non per sempre (!)- il sostegno dell’Albania, cui si aggiungeranno, forse…, la Transnistria, il Montenegro con cui potremo stabilire proficui rapporti commerciali in materia di vendita di armamenti, di ricotte e di malavita organizzata.
‘La situazione è grave ma non è seria’ diceva Flaiano, ma qui diventa serissima anche perché non Draghi, come dicono i cerebrolesi, ma la BCE, cioè il Board (sapete cos’è?), hanno deciso di chiudere col programma c.d. ‘quantitative easing’ e l’Italia con la fuga di investitori esteri, come il fondo pensione dei minatori del Canada e molti altri, dai nostri titoli pubblici come farà a coprire le scadenze che attengono ad un terzo del debito pubblico? La decrescita non sarà felice...
L’altro dioscuro ragazzetto, Vice-Presidente del Consiglio pro-tempore, ci ha informato che nel parere dell’Avvocatura dello Stato sul caso ILVA  emergono profili di criticità sulla gara che configurano eccesso di potere e che, quindi, fanno sì che l’aggiudicazione sia sostanzialmente illegittima e ciò a motivo del male operare dei delinquenti (?) del Governo che ha preceduto quello del cambiamento (in pejus). Però, la gara non si può annullare per l’astuzia diabolica dei predecessori, occorre anche l’interesse generale per farlo o che si presenti un concorrente danneggiato: delitto perfetto. Il parere in questione verrà reso noto solo il 6 di settembre p.v., perché non è adatto a noi poveretti: è a luci rosse! Non sia mai che risulti dalla lettura che lui non lo ha capito, deve servirgli per la sua particina quotidiana che consiste: come sono cattivi gli altri ma noi stiamo lavorando per rimediare…
Ha frequentato due anni di giurisprudenza e non può aver dato l’esame di Diritto Amministrativo, almeno secondo l’antico ordinamento degli studi giuridici…, ma anche a gente poco esperta come noi risulta che un atto amministrativo in essere, se viziato, o è nullo o è annullabile, a meno che il vizio non sia di scarso rilievo. Se ricorrono i presupposti, incluso l’interesse generale, il Ministro lo deve annullare, altrimenti si configurerebbe una omissione di atti di ufficio sanzionabile ecc…, ecc… No, non lo annulla, anzi… poi ci ripensa e dichiara che la questione è aperta…: ’stiamo approfondendo’… Dopo novanta giorni di riflessioni tramite la lettura di migliaia e migliaia di pagine…, il giovinotto vorrebbe che le castagne dal fuoco gliele tirassero fuori i sindacati e l’aggiudicatario della gara, trovando un accordo ‘ tra loro’ sugli esuberi (ma se l’aggiudicatario non è nemmeno certo di esserlo?), di talché  il Ministro potrebbe  dire: ecco si è trovato l’accordo, è una schifezza ma non si può fare diversamente. In altre parole, essendo ormai acclarata la sua incapacità a decidere, il nostro non fà che fuggire ed inventarsene una ogni giorno, ma… il diavolo fà le pentole ma non i coperchi e  sembra che stiamo arrivando al capolinea. Uno vale uno, divulgato dall’ex comico, pregiudicato, quello della favoletta sulla caduta del ponte a Genova…, o la cuoca che può dirigere un Soviet, secondo Lenin, non sembrano trovare riscontro nella realtà.
La perfezione del delitto consiste, ad avviso di chi scrive, nell’aver consegnato il paese a gente che sta facendo un danno grosso alla collettività , isolando il Paese e facendo dell’incompetenza un valore:  come dire? Affidiamoci agli asini…



lunedì 20 agosto 2018

MANIPOLARE LA FOLLA



 Rosa Elisa Giangoia

Dai comportamenti tenuti in questi giorni dagli uomini di governo di fronte agli eventi conseguenti al crollo del ponte Morandi a Genova appare chiaro che di  fronte ad una tragedia e ad un enorme problema che può avere un impatto economico e sociale molto negativo su una città di oltre 500.000 abitanti, primo porto italiano con un peso rilevantissimo per movimentazione passeggeri e merci, con ricadute e conseguenze che riguardano non solo l’intero paese ma anche il centro Europa, i ragazzi che hanno vinto all’Enalotto e che governano pro-tempore non perdono occasione per  esibire un atteggiamento ludico pronunciando con grande enfasi frasi prive di un ubi consistam nella realtà: «toglieremo la concessione autostradale ad Atlantia», proclama ad effetto, ma pronunciato senza valutare chi sarà in grado di sostituire questo gestore (pensano forse all’Anas?) e quali potranno essere i costi del ritiro della concessione; a questo si aggiunge « facciano pure ricorso», leit motiv frequente, come dire “campa cavallo che l’erba cresce!”,  oppure proclamano «non vogliamo elemosine», senza valutare che la cifra offerta di 500.000 milioni di Euro è una somma cospicua per uno Stato disastrato come il nostro, e poi «consegnare le case subito agli sfrattati», avendo a disposizione per ora 11 appartamenti  a fronte di oltre 600 persone da sistemare. Infine la solenne proclamazione: «i colpevoli saranno puniti!» che suona tanto come le parole del Ferrer ne I promessi sposi, durante i tumulti di Milano: «Giustizia per i colpevoli, sì, sì pane per tutti a buon mercato».
Chiaramente tutto questo è la messa in atto di un copione fàtico, cioè fatto di sole parole, da usare nei confronti delle folle, ben stigmatizzato da Le Bon nel suo famoso La psycologie des foules (1895), manuale comportamentale di Mussolini e Hitler.
Poiché le folle pensano poco, esse sono facilmente influenzate da frasi semplici, ma di grande effetto, da slogan, da idee-immagini che suscitano forti sentimenti, coinvolgono emotivamente e nello stesso tempo interpretano ed esprimono l’ovvio a cui tutti istintivamente aderiscono. È quindi necessario che colui che vuole conquistare e trascinare la folla (le meneur) utilizzi un linguaggio semplice e colorito per far comprendere facilmente il suo messaggio ed ottenere consenso.
Queste dinamiche sono messe in scena con grande efficacia rappresentativa dal Manzoni che aveva orrore per le reazioni della folla. L’«ammazza, ammazza» del vecchio  malvissuto che agitava un cappio per impiccare e le cui parole nel romanzo non danno seguito ad un’azione concreta sono l’esempio della condanna dell’autore nei confronti della violenza che sovente nella storia ha fatto seguito ai moti della folla. Gli esempi sono innumerevoli, da quanto avvenuto a piazzale Loreto o attorno alla ghigliottina durante la Rivoluzione Francese, alle foibe ecc., e non fanno che confermare che in gruppo si sviluppano le reazioni semplici, animalesche, i giudizi sommari, l’identificazione col  padre punitivo, la soluzione finale, manichea: o di qua o di là, ma anche la reazione della folla di fronte ad un problema come quello della carestia: la carestia non c’è; la colpa è dei fornai che per guadagnare fanno incetta di grano, quindi… la soluzione è assaltare i forni dove è nascosta la farina. E ancora: la peste è colpa degli untori che vanno ad ungere i portali delle case e fanno morire la gente… Se si mettono in giro delle idee semplici, facilmente accettabili, con un fondo di ovvietà, quelle si diffondono e lievitano… Così già succedeva in antico, quando non c’era altro che il flatus vocis ad alimentare la Fama mirabilmente tratteggiata da Virgilio.
Oggi i mezzi a disposizione per dar corso al flatus vocis sono enormi e tutti vengono abilmente sfruttati in un gioco di sopraffazione reciproca, senza esclusione di colpi.
Anche i funerali di Stato, imposti  ai parenti delle vittime (ma solo una minoranza ha accettato!) sono stati una manifestazione tristissima perché i poveri parenti erano circondati da gente che non c’entrava nulla, come quella che va a piangere sulla bara di un uomo famoso per poter dire c’ero anch’io, anzi sono stati un’occasione per un evento politico di esaltazione per  Di Maio e Salvini!
E poi molti avranno dovuto accettare (o subire?) il sostegno psicologico: qual è la tecnica della consolazione in simili casi? Non riusciamo ad immaginarla…
La fiera della banalità sono state le interviste della RAI/EIAR nuovo corso  del tipo «cosa ha provato?» con risposta più che scontata!  Ma vanno anche a chiedere al capo di un sedicente Comitato sfollati cosa pensasse della gronda: «ero contrario e lo sono ancora per impedire che altri vivano in una situazione di inquinamento, rumori ecc., simile a quella che abbiamo vissuto noi», impressioni soggettive, prospettiva personale, mancanza di visione globale delle questioni  e delle possibili soluzioni: non ci si pone minimamente il problema che in una città moderna da qualche parte le macchine debbono pur passare… Tutto all’insegna della superficialità e dell’improvvisazione fino al culmine della giornalista che chiede a un signore «Ma lei è di Genova?», senza riconoscere che è il sindaco Bucci!
La crisi economica che, in un paese disordinato come il nostro dove lo Stato esiste solo nominalmente ed è forte con i deboli e debole con i forti, dove il formalismo ed il burocratismo la fanno da padrone, dove lo Stato di polizia del Bodin che corrisponde all’organizzazione di uno Stato  borbonico – il cittadino per lo Stato (sei tu che devi dimostrare che sei in regola, non hai violato le leggi e non viceversa) e non lo Stato per il cittadino- detta ancor oggi il comportamento della Pubblica Amministrazione, delle forze dell’ordine e della Magistratura, ha messo in ginocchio gran parte della media e piccola borghesia a fronte di cambiamenti epocali dei sistemi di lavoro dovuti allo sviluppo tecnologico, tutto ciò si è tradotto in rabbia, in voglia di una soluzione foss’anco sognata, ipotetica, ma che esca da una realtà reputata troppo dura. Anzi più la gente è incolta, più aumenta il lasciarsi trascinare dai miraggi…, ma anche  l’aggressività.
Questo il quadro. Le risposte bisogna trovarle. Possono essere due:  o si strumentalizza la situazione come fanno i gaglioffi, soffiando sul fuoco (come la scala del Manzoni, nei tumulti di Milano, che correva sulle teste per avvicinarsi o allontanarsi dal palazzo del Vicario di Provvisione nell’intento di arrivare alla finestra al primo piano, entrare ed impiccarlo) o ci si prende veramente a cuore il bene collettivo e si cercano delle soluzioni da adulti… risolutive.  Questo dev’esser chiaro a chi sta al governo: il consenso che oggi riscuotono non è per quello che finora hanno fatto (praticamente nulla), ma per quello che la folla spera, presume e si augura che facciano sull’onda emotiva delle tante promesse.  I castelli di carta (e quelli di parole) cadono facilmente…





giovedì 16 agosto 2018

Il Vis-Conte dimezzato e suoi dioscuri e l'art. 187 ter del TUF (manipolazione del mercato)

Carlo Biancheri



Le dichiarazioni dell’Avvocato del popolo a Genova  e del giovinetto Di Maio, vice Presidente del Consiglio pro-tempore, spalleggiato dal corpulento Salvini, legato a Putin, alla Le Pen et similia, in merito al ritiro della concessione autostradale ad Atlantia, a seguito del crollo del viadotto  a Genova, hanno provocato una caduta in borsa della società quotata molto consistente con danno per tutti gli investitori/risparmiatori, inclusi i piccoli azionisti, e hanno bruciato in un sol giorno circa quattro miliardi di capitalizzazione della società stessa, estendendo la perdita ad altre società del comparto che con il crollo del ponte non c’entrano affatto. Gli investitori stanno, infatti, valutando l’impatto del rischio c.d. regolamentare sulla società in questione per verificare se esista ancora il  going concern  e cioè la capacità di continuare ad operare, a fronte delle minacce governative in merito al ritiro della concessione.
Come rilevato da parecchi commentatori, i ragazzi ed il Vis-Conte dimezzato sono stati un po’ precipitosi perché il ritiro della  concessione da parte dello Stato è una procedura complessa che comporta, tra l’altro, la verifica dei presupposti per il ritiro ed il pagamento di penali – il Vis-Conte più prudentemente ha parlato di ‘avvio’ della procedura…- e l’annuncio è stato dato prima ancora che siano stati accertati i fatti e cioè la causa del crollo, nell’assunto che la procedura penale sia troppo lenta e che loro non possono aspettare, come dire: intanto giustiziamo, poi vedremo chi ha ragione, come insegna Robespierre che introdusse il terrore nella Rivoluzione Francese.
Ora l’Avvocato del popolo, non foss’altro che per la sua frequentazione col prof. Guido Alpa, suo mentore, che conosce la materia borsistica, dovrebbe sapere che esiste un articolo,  il 187/ter del TUF, Testo Unico della Finanza, il quale prevede, tra l’altro, che chiunque  diffonde informazioni… (omissis) fuorvianti che forniscano o siano suscettibili di fornire indicazioni… (omissis) fuorvianti in merito agli strumenti finanziari (leggi: le azioni quotate di Atlantia ) sia punito ecc., ecc. Il Vis-Conte ha parlato d’«avvio della procedura …» ma il giovinetto di Pomigliano d’Arco, Vice-Presidente del Consiglio, ha invece detto che «verrà ritirata» la concessione ad Atlantia non senza aver chiesto le dimissioni dei membri del Consiglio di Amministrazione, cosa che può avvenire, trattandosi di un soggetto privato, solo nella Repubblica Popolare Cinese o a Cuba.
A giudizio di chi scrive, l’informazione è fuorviante, in quanto è stata recepita come una certezza da parte del mercato che ha, infatti, venduto in modo massiccio i titoli della società in questione e quelli del comparto autostradale. Premesso che i politici che dovrebbero occuparsi del bene comune ignorano il mercato finanziario, che pure è uno dei motori dell’economia, e che questi annunci si fanno a mercati borsistici chiusi, nella smania di raggiungere l’effetto-annuncio ci si è ben guardati dal precisare che il ritiro avverrà alle condizioni previste dalla Convenzione stessa e a condizione che l’onere a carico dello Stato sia compatibile con l’interesse generale, cosa che avrebbe reso l’informazione meno generica e fuorviante. Infatti, in serata è stato corretto il tiro, e l’ottimo Toninelli, di professione Saint-Just, si è accorto che esiste anche la Magistratura che dovrà accertare i fatti e che, ove ricorrano i presupposti, la concessione verrà ritirata!
Il Presidente della Consob, minacciato di incompatibilità nella carica, per conflitti di interesse, dal Vis-Conte dimezzato, probabilmente sarà «in altre faccende affaccendato», ma gli uffici non dovrebbero porsi il quesito se dette informazioni siano corrette oppure fuorvianti ai sensi dell’articolo succitato?
Intanto il guaio è stato fatto, come con lo spread che continua a salire…, e questi dilettanti, oltre a non imbroccarne una, non fanno quel che servirebbe veramente al paese: porre in opera strategie di sviluppo invece di propalare sciocchezze e favorire l’odio sociale.





mercoledì 15 agosto 2018

IL PONTE CROLLATO E LA GRONDA

Rosa Elisa Giangoia

La responsabilità per il crollo del ponte Morandi a Genova è indubbiamente della politica, di tutti quelli che sono stati al governo negli ultimi 30 anni. Così almeno si evince dalle relazioni tecniche che hanno fatto sì che già vent’anni dopo l’inaugurazione del ponte si evidenziassero i suoi difetti strutturali e si cercasse di sopperire con continui monitoraggi e lavori di manutenzione, con costi enormi, che non sono serviti ad evitare l’odierna tragedia. La vera responsabilità è stata quella di non aver avuto il coraggio, per non creare disagi e svantaggi ai troppi utenti, di chiudere quel ponte e provvedere altrimenti allo scorrimento del traffico. Nel 2009 si sosteneva che il ponte Morandi dovesse essere abbattuto e si dovesse trovare una soluzione alternativa per la viabilità del Ponente genovese e l’architetto Calatrava già nel 2006 si era candidato per disegnare e realizzare un nuovo ponte in acciaio. Si calcolava che la demolizione avrebbe richiesto dagli 8 ai 12 mesi con evacuazione temporanea di alcuni palazzi. La soluzione doveva essere radicale e poi  era stata individuata nella famosa gronda di Ponente di cui a Genova si parla da 10 anni e che mai è stata attuata. A questo punto le cose si fanno più chiare. Perché il progetto della gronda è sempre rimasto in sospeso? Perché c’era chi lo contrastava con movimenti di tipo populistico delle cui voci e istanze si è appropriato il M5S a chiari fini elettorali e anche per scarsa competenza sull’aspetto tecnico della  questione.
La Gronda avrebbe rappresentato un’alternativa, almeno temporanea, per tutti i veicoli e una via di transito costante per alleggerire il passaggio dei veicoli su ponte Morandi, aumentati nei decenni in modo esponenziale. Ma la Gronda non si è fatta per non scontentare quei movimenti di opposizione, sempre più cavalcati dai 5stelle, fin da quando Grillo riteneva tale opera un inutile spreco di denaro e incitava a gran voce con il suo fare da istrione il pubblico, gridando “Dobbiamo fermarli con l’esercito!”.
Con i governi Renzi e Gentiloni sembrava che il progetto Gronda potesse andare in porto, tanto che i lavori pareva dovessero partire entro la fine di quest'anno, ma pochi giorni fa il ministro delle Infrastrutture, il grillino Danilo Toninelli, aveva inserito la Gronda tra le opere che sarebbero state sottoposte a «una revisione complessiva, che contempli anche l'abbandono del progetto». Sulla stessa identica linea anche il vicepremier Luigi Di Maio, che a un'autostrada proponeva l'alternativa di mezzi più ecologici, come i reciproci passaggi in auto: «Bisogna soprattutto investire sulla mobilità sostenibile, utilizzando i soldi della Gronda per potenziare il trasporto pubblico, per potenziare la mobilità condivisa, soprattutto quella elettrica, per permettere il trasporto dei passeggeri su ferro».
Prontamente ieri Toninelli ha smentito se stesso e ha cambiato posizione, dicendo a chi lo intervistava: «Chi pensa che il M5S sia contro le grandi opere si sbaglia di grosso, noi siamo contro quelle che sono una mangiatoia di soldi pubblici. Bisogna fare quelle utili, vogliamo impiegare le risorse prima di tutto per la manutenzione. Faremo nuove opere che siano alternative a quelle presenti che sono troppo vecchie». Il ministro delle Infrastrutture ha poi ribadito che la priorità del governo sarà quella della «manutenzione e messa in sicurezza di ponti e viadotti che sono stati costruiti negli anni 60».  Lui pensa che noi non ricordiamo…, ma ricordiamo anche altro. Ricordiamo che nel 2013 sul blog del Movimento comparivano le tesi di chi liquidava come pretestuose le segnalazioni sui problemi di stabilità del ponte Morandi: era un comunicato del comitato “No Gronda” leggibile fino a ieri pomeriggio, quando improvvisamente è stato rimosso dal blog. Ad osteggiare la gronda erano gli illustri esponenti del grillismo ligure, capeggiati da Alice Salvatore, che dall’alto della loro incompetenza tecnica bollavano come insostenibili le tesi di chi metteva in guardia sullo stato di pericolo del viadotto sul Polcevera. Ad essere presi di mira erano gli allarmi di chi, come l’allora Presidente di centro-sinistra della Provincia, Alessandro Repetto, sulla base di precise relazioni tecniche, denunciava l’instabilità del ponte, cosa che veniva indicata dagli avver
sari come un semplice pretesto per ribadire la necessità della gronda. Sulla questione il dibattito negli anni scorsi è stato serrato. Basta ricordare lo scontro tra Paolo Putti del M5S e l’allora presidente della Confindustria che nel 2012 disse: «Quando tra dieci anni il Ponte Morandi crollerà, e tutti dovremo stare in coda nel traffico per delle ore, ci ricorderemo il nome di chi adesso ha detto no». A dire un imperioso no alla gronda era stato appunto Putti che aveva anche affermato che il modo di pensare degli avversari fosse «connaturato alle democrazie immature dove la prevalenza dei diritti forti di pochi, rispetto agli interessi collettivi, prevale agli interessi collettivi di molti». Purtroppo non si trattava di far prevalere gli interessi di pochi…, ma di salvare la vita di molti.
Purtroppo solo all’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, non risulta «che il ponte fosse pericoloso e che andasse chiuso», come ha affermato ieri in un’intervista. Questa dichiarazione può essere facilmente smentita dalle foto che circolano in rete dello stato del ponte una settimana fa che mostrano sfilacciamenti e danni all’infrastruttura. Ma già nel 2016 l’allora senatore di Scelta Civica Maurizio Rossi denunciava la pericolosità del ponte per cui si rendevano necessari interventi di manutenzione straordinaria. Ora pare chiaro che lavori di manutenzione non fossero sufficienti, in quanto il problema era strutturale e andava affrontato in modo radicale.
La vicenda di Genova, chiaramente una “tragedia annunciata”, diventa esemplare della negatività di quei “comitati del NO” che hanno prosperato in questi ultimi anni in Italia e hanno fatto da piedestallo elettorale al M5S, composti da malati di protagonismo che non capiscono che le priorità di un gruppo di persone non possono essere quelle di tutto il paese e soprattutto fanno prevalere le loro chimere sulla solidità tecnica e scientifica. È la linea pericolosa dell’incompetenza al potere che il M5S sta portando avanti, miseramente crollata di fronte a questa «immane tragedia» che dovrebbe almeno rappresentare un monito ed aprire gli occhi riguardo ad altre questioni, in primis quella dei vaccini.
Per questo Genova oggi non ha bisogno dell’invasione dei ministri, capeggiati dal presidente del consiglio Conte in tenuta da soccorritore, oggi Genova non deve diventare il palcoscenico di una campagna elettorale e nemmeno il luogo di additamento di colpevoli tanto per dare qualcuno in pasto all’opinione pubblica, come urla Salvini nella sua smania di protagonismo, ma piuttosto il luogo di riflessione sull’assunzione di responsabilità di chi si impegna in politica e sul giusto peso da dare alle acquisizioni della scienza e della tecnica da parte di tutti, dei politici, ma anche dei cittadini che non devono improvvisarsi tuttologi di fronte alla complessità del sapere attuale.

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Ciao professoressa, ho letto con interesse quello che hai scritto sul blog "Amicus Plato...".  In queste ore di tragedia ed ancor più leggendo il tuo  articolo, ho fatto molte riflessioni in qualità di cittadino ma anche di addetto ai lavori; le scrivo solo a te perché ho visto che in queste ore ogni parola suscita polemiche:
  1. Questo ponte è lo specchio di un paese decrepito, che non ha la forza la voglia e le risorse culturali per risollevarsi
  2. In molti hanno cavalcato il ronzino dell’ambientalismo, che tanto ha rovinato e rovina il paese. Questo è stato possibile grazie alla storica refrattarietà e diffidenza degli italiani verso il sapere scientifico e tecnologico. Certo oggi il M5S, capendo bene che siamo nell’era della rabbia e della paura, ha proficuamente cavalcato questo ronzino usando la voce virulenta, ma in passato altri schieramenti più “democratici” e “colloquiali” lo avevano fatto. A tal proposito ricordo che quando ero ragazzino si approfittò del disastro di Chernobyl per istituire un referendum contro l’energia nucleare, nella quale l’Italia era in posizione di avanguardia almeno in Europa: le sette sorelle se ne giovano tutt’ora.
  3. Questo ronzino è stato cavalcato anche nei confronti della cosiddetta “Gronda”, con l’istituzione ad esempio di un dibattito pubblico. Io mi domando: siamo sicuri che i dibattiti pubblici ed i comitati di quartiere siano luoghi di democrazia? Secondo me no, per il semplice fatto che non rappresentano la popolazione e nemmeno una sua media statistica: sono formati prevalentemente da pensionati passatisti ed egoisti che credono di avere più esperienza ed intelligenza degli altri, e che ovviamente non guardano verso il futuro e verso il nuovo.
  4. Si può sempre dire che la realizzazione della “Gronda” non avrebbe impedito il crollo di questi giorni. Io non so se è così (giova ricordare che un primo progetto già finanziato venne accantonato parecchi anni fa), ma di sicuro le stesse persone che negano l’indispensabilità della “Gronda” sono anche quelle che consideravano il ponte Morandi sicuro e sufficiente per lo smaltimento del traffico. Le grandi opere sono e saranno sempre inutili agli occhi di chi non le vuole fare o di chi non le capisce.
  5. Trovo che la diffidenza verso il costruire, verso la tecnologia, verso la scienza, sia un vero e proprio tabù culturale.
  6. Nel mio lavoro vivo spesso situazioni che mi fanno capire come il sapere tecnologico sia disprezzato: troppe volte ho sentito frasi del tipo “io non ho competenze, io la teoria non la conosco, però mi sembra che…”. Solitamente a questa frase fa seguito un’affermazione tecnicamente sbagliata. Questo accade perché usare il buon senso senza il supporto di una conoscenza specifica porta a cantonate incredibili. E’ ovvio che questi comportamenti accadono perché chi li mette in atto non percepisce la presenza o l’importanza di una conoscenza specifica da avere e da coltivare con anni di studi, professione ed aggiornamento.
  7. E’ paradossale vedere quante persone si cruccino per il fatto che i nostri giovani laureati siano costretti ad espatriare ed al tempo stesso vedere in quanti disprezzino o disconoscano il valore della conoscenza.
  8. Ho visto molta emotività, molto offerte di solidarietà, persone disposte a donare il sangue, anche se l’emergenza sanitaria è minoritaria rispetto a quella civile, trasportistica ed economica. Chiedendomi il perché di questa stranezza mi do una possibile risposta inquietante: in questo paese siamo capacissimi ad offrire carità ma non siamo capaci di rimboccarci le maniche e fare con ostinazione e coerenza le cose utili. Ed allora io temo che accada ciò che è accaduto per i più recenti terremoti: spenti i riflettori sono rimaste le macerie. Forse non andrà così, forse ora correrà ai ripari, così come si è corso ai ripari tardivamente per la sistemazione del torrente Bisagno.
Grazie per la pazienza
Enrico