mercoledì 19 giugno 2019

IL GOVERNO DEI DILETTANTI AVVENTURIERI E LA NEGOZIAZIONE CON L'EUROPA

Carlo Biancheri

È passato un anno da quando questo governo si è disgraziatamente insediato col risultato di un netto peggioramento della situazione economica del paese,a danno di tutti,specie dei più deboli; lo dobbiamo al voto degli analfabeti, degli analfabeti di ritorno e dei semianalfabeti.
Il Consiglio Ecofin, e cioè i Ministri economici e finanziari degli Stati membri che compongono la UE, ha ritenuto giustificata la proposta della Commissione di avviare una procedura d’infrazione per eccesso di debito, fatto inedito nella Unione Europea, se l’Italia non porrà mano subito a serie misure volte a correggere i conti per un importo richiesto di circa 10 miliardi di Euro.
Qual è la risposta del governo di Pulcinella?
Stiamo predisponendo la lettera di risposta dove dimostreremo che abbiamo ragione oppure: il primato non può essere quello della finanza, come dire, se si siamo indebitati, chi se ne frega…Vi ricordate che l’Avvocato del popolo aveva promesso che il 2019 sarebbe stato un anno bellissimo? Aspettate la seconda metà dell’anno, aveva ammonito: ci siamo… ma non migliora niente… se migliorerà sarà solo grazie a Draghi, ancora una volta.
Le regole non vanno bene e bisogna c ambiarle; non ci faremo ricattare con metodi mafiosi. Già ma questo non si chiama, per caso, fare i conti senza l’oste? Se gli altri sono di diverso avviso, che si fà? Si esce dalla UE e si adotta il modello argentino? Oppure ci si affida a Trump che è come Washington,lo ha detto lui,e che vuole spaccare la UE e promette accordi fantastici su basi bilaterali, a seguito dei quali tutti gli italiani mangeranno quegli orribili muffins e la pizza di gomma da Mc’Donalds o la carne agli ormoni. Del resto il neo-presidente della Consob, mancato Ministro dell’Economia e delle Finanze, ha fatto il discorso al mercato finanziario tutto centrato sul debito pubblico italiano e sulla sua sostenibilità fino al 200% del PIL, come in Giappone, tenuto conto della ricchezza degli italiani e del rilevante risparmio delle famiglie. La Consob non si occupa di macroeconomia - lo capì in fretta il prof. Spaventa, grande economista e di ben altra statura…- ma di microeconomia e cioè di mercati finanziari e di intermediari, oltreché di emittenti e di diritto societario ecc.  e, quindi, il discorso,come si suol dire, ci azzeccava come i cavoli a merenda o, forse, era quello preparato per il suo insediamento mancato al MEF…  Altri macroeconomisti fanno notare che il paragone col Giappone, paese ad altissima tecnologia e con una produttività non comparabile alla nostra, è del tutto incongruo anche perché il professore del Cagliaritano ha aggiunto che il debito può crescere ma sempre meno del PIL... Appunto! Da anni, da noi avviene esattamente il contrario… Peraltro, l’insistenza sulla ricchezza privata e sul risparmio degli italiani lascia presagire un retropensiero che verte su vasi comunicanti tra il risparmio privato e le finanze pubbliche… e cioè un prelievo per far tornare i conti…
Siamo in mano a degli avventurieri ed orecchianti che approfittano dell’ignoranza e della rabbia degli elettori per narrare, invece di operare con serietà.
Facciamo un esempio. È mai possibile che il paese non riesca ad utilizzare i fondi comunitari per le opere pubbliche? È dal 1983 che la Cassa Depositi e Prestiti si era posta il problema, tuttora irrisolto dopo quasi quarant’anni e che è dovuto all’incapacità delle amministrazioni pubbliche,a cominciare dai comuni,di formulare progetti adeguati. Ci fu una missione a Parigi presso la Caisse des Dépots et Consignations che aveva istituito delle filiali tecniche: la Scic e la Scet che redigevano – talora realizzavano- i progetti  dei comuni stessi… Le alture sopra Nizza sono state costruite (distrutte…) proprio con questi fondi. Dopo quasi quarant’anni da noi non succede niente, anzi chiacchiere. E poi ascoltiamo dei ministri  tromboni che  ci ricordano che siano dei contributori netti alla UE: chi è causa del suo mal pianga sé stesso, recita il proverbio.
Torno in Italia,  ha dichiarato con aria da bullo, con una carica bestiale; l’Amministrazione Trump contro tutto e contro tutti si è affermata e ciò dimostra che si può sognare alla grande: sognare… non affrontare i problemi, come con quota 100 oppure con la Flat tax (a due aliquote? Cioè mezza piatta?) che richiederà, guarda, guarda di sopprimere la gran parte delle agevolazioni fiscali e cioè risparmio energetico, lavori edilizi, medicinali, contributi per  badanti…, quantomeno un aiuto per molta parte del ceto medio. La Flat tax, cosiddetta …, nonostante i tagli, dovrebbe farsi a debito e non si riuscirà, probabilmente, a bloccare l’aumento dell’IVA: parliamo di circa 50 miliardi di Euro da trovare a fine anno. Sostenere che la ricetta europea è sbagliata perché il debito è aumentato è un’idiozia, proferita da uno che parla a vanvera perché omette di rilevare che abbiamo attraversato la più grande crisi economica del paese dalla fine della seconda guerra mondiale. E’ ovvio che si doveva spendere di più…
Il ragazzetto della setta, emulo di Robespierre alla pummarola, vuole il salario minimo e lo situa a 9 Euro; l’Ocse dice: guardate è troppo alto,molto superiore a quello previsto da tutti gli altri paesi Ocse, può ingessare il mercato e la contrattazione… Niente: debbono dare una lezione per sentirsi vivi. Come gli studenti furbetti, scopiazzano dagli altri ma ignorano il contesto e, quindi, importano pasticci, come il reddito di cittadinanza che avrà lo scopo principale di favorire il lavoro nero e di assumere i navigators. Per la procedura di infrazione, la Commissione è in scadenza e questa non conta più niente, dicono. La nuova, se tutto va bene, si insedierà a fine anno, ma nel frattempo la procedura può andare avanti benissimo e poi gli sviluppi successivi sono pressoché automatici. Inoltre, la nuova Commissione non sarà certo favorevole né ai fascio-sovranisti né alla setta 5S, ma sarà sostanzialmente basata su una maggioranza allargata, rispetto all’attuale, per nulla flessibile nei nostri confronti. Anche tra gli altri Stati membri non raccogliamo simpatie: umiliazioni continue che non spengono la bellicosità di chi ci governa.
Forse i nostri Ministri non capiscono quando parlano con gli interlocutori esteri –alcuni come il Salvini alla UE non vanno proprio…, troppo impegnati nella propaganda-; hanno difficoltà con l’italiano (e non ci riferiamo qui al turpiloquio corrente…) figurarsi con le lingue estere. Il Giorgetti, stella di prima grandezza di Cazzago Brabbia nel Varesotto, non si esprime in un italiano comprensibile, mentre in inglese, quando andò negli Stati Uniti, non lo capirono né gli americani né gli italiani presenti…
Il continuo riferimento agli italiani che pretendono di rappresentare o ai ‘cittadini’ è una mascalzonata perché il governo non fà nulla che migliori l’esistente,tranne i provvedimenti a pioggia per assicurarsi l’appoggio dei clienti, a scapito dell’interesse generale che è quello di restare nella UE a pieno titolo, anche negoziando duramente.
Del resto il Salvini - lo ha dichiarato  - ci prova e si può anche sbagliare… Già…, ma essendo lui il capocordata ci farà cadere tutti se si sbaglia. Questo volevate, no?

giovedì 6 giugno 2019

IL GOVERNO DEI FOLLI

Carlo Biancheri

Noi non ci vergogniamo affatto di scrivere che la maggioranza  che ha votato Salvini (in realtà limitata, essendo andati alle urne solo la metà degli aventi diritto al voto)  alle ultime elezioni europee in Italia, e la sua ghenga oppure la setta dei giustizieri è composta da analfabeti, analfabeti di ritorno e semi-analfabeti, per usare la classificazione di De Mauro. I giornalisti o gli esperti di bassa cultura che si ostinano a parlare in televisione, con la prosopopea di Pericle,su argomenti che spesso non conoscono, sostengono che i votanti abbiano sempre ragione perché questa è la regola della democrazia. Si dà il caso, però, che la maggioranza degli italiani abbia sostenuto il dittatore Mussolini e quella dei tedeschi il mascalzone Hitler e dei russi Stalin… e, allora?
Allora dispiace dover ricordare che ci sono dei limiti, dei diritti pre-politici che non sono attribuiti dalla società, dal vivere insieme, ma sono originari ed inviolabili perché personali. Se i Salvini e la setta mentissero, per una volta…, un po’ di meno del consueto, sarebbero costretti ad ammettere che questi diritti basilari sono contenuti nella nostra Costituzione, oltreché nella più volte ricordata Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. La maggioranza degli elettori li hanno votati? Tanto piacere! Non è questo un lasciapassare per fare qualsiasi cosa, anzi, paghiamo tutti adesso le conseguenze di pretese irrealizzabili e di un programma /contratto scritto da soggetti privi di equilibrio e di senso della realtà, a giudicare dai contenuti.
E già perché la Commissione UE propone al Consiglio (cioè ai governi nazionali, Salvini!) una procedura inedita per debito eccessivo dell’Italia, dopo esser stata sbeffeggiata e svillaneggiata da scalzacani che pretendono di rappresentarci. Le cifre sono cifre e questo governo ha peggiorato la situazione debitoria – chi spiegherà al giovanottello Di Maio che il debito si è creato a partire dai governi Andreotti e Craxi (sa chi sono?), aumentato con Ciampi e Berlusconi e Prodi, ma successivamente, diminuito? Il governo della catastrofe – altro che cambiamento!- ha più che raddoppiato lo spread con i titoli tedeschi, aumentando per noi tutti di 2,2 miliardi di Euro l’anno il costo degli interessi, e ha provocato la caduta degli investimenti, in particolare quelli esteri,inoltre, ha provocato una crisi del sistema bancario che  a seguito del minor valore dei titoli pubblici detenuti in portafoglio riduce il credito ad imprese e famiglie. Non sono questioni minori perché il 30% del nostro debito è in mani straniere e, se dall’estero non sottoscrivono, alle nuove aste, i titoli in scadenza, non si pagano più gli stipendi pubblici e le pensioni. Ma il Salvini, già comunista padano, non si preoccupa perché,sostiene, gli italiani sono ricchi. A cosa pensa questo tale? A vasi comunicanti tra la ricchezza privata e quella pubblica? Sinceramente non comprendiamo per quale altro motivo ce lo ricordi in continuazione:ha forse in mente un  prestito forzoso o la patrimoniale? È proprio valsa la pena di cambiare con questi personaggi…
Le crisi industriali si moltiplicano ed il ragazzetto con le sue fidanzate che durano mediamente un periodo semestrale non sembra in grado di gestirle: non mi faccio prendere per il c…o, minaccia: caspita! Per un ministro è un linguaggio confacente alla funzione…, specie quando non si sanno che pesci prendere. Le grandi navi vanno a sbattere contro natanti ed imbarcaderi a Venezia? Si scopre che il Ministro Toninelli, quello che vuole realizzare sui ponti autostradali un luogo di convivialità, come a Istanbul, e che scrive i decreti ministeriali col cuore, ha tenuto nel cassetto per un anno la soluzione per il passaggio delle grandi navi a Venezia (così ha dichiarato il sindaco di Venezia…) in attesa dell’analisi costi/benefici… come per la TAV, del resto; sia detto per inciso:anche uno sciocco capirebbe che un valico in più nelle Alpi non può che generare benefici ad un paese isolato dal resto dell’Europa…
Il Salvini, che ritiene di guadagnarsi lo stipendio perché si agita, invece di informarsi e  proporre cose sensate, vuole la botte  piena e la moglie ubriaca quando pretende di diminuire le tasse, affermando che ciò genererà crescita…: a lui non interessa farlo a debito e senza il governo della moneta, dal momento che siamo ancora (…) nell’Euro; glielo ha suggerito uno di quei soggetti calati dalle montagne della Bergamasca o del Varesotto che di economia al bar del paese ne masticano eccome! Naturalmente promette che avremo un Commissario di peso, in Europa, trascurando il fatto che ci vuole anche l’accordo degli altri, mentre lui, al di là delle Alpi, tranne in Russia/KGB ed in Corea del Nord (ricordate il viaggio?) non sembra riscuotere successi clamorosi,specie tra i paesi che pesano.
Ma per Salvini, a suo dire, conta fare la battaglia se poi non si vince, pazienza…Già, come per il Duce: tanti nemici,tanto onore.Disgraziatamente abbiamo ben visto come è finita e che bel risultato per il paese…
Un messaggio agli analfabeti: non votateli più!

venerdì 31 maggio 2019

DAL TEMPO ALL'ETERNO


Relazione tenuta da Carlo Biancheri in occasione della presentazione del romanzo FEBE. Dal tempo all'eterno il 16 maggio 2019 presso l'Oratorio di San Filippo a Genova.

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«Vi raccomando Febe nostra sorella che è diaconessa della Chiesa di Cencre, affinché voi la riceviate nel Signore in maniera degna dei santi e l’assistiate in tutte le cose di cui avrà bisogno perché essa pure ha assistito molti ed anche me». Così dice san Paolo nella conclusione della Lettera ai Romani  (Rm 16,1), quando invia i saluti finali ai destinatari del suo messaggio che vivono a Roma.
Febe è quindi una donna greca di cui sappiamo solo questo dalle parole di Paolo, per cui l’autrice del romanzo si impegna nell’”invenzione della verità”, immaginando l’esistenza di questa donna nello scenario del suo tempo.
È una donna  di Cencre, piccolo centro sul mar Egeo, non lontano da Corinto (il canale per attraversare l’istmo allora non c’era ancora, iniziato da Nerone e poi abbandonato, perché costava troppo, è stato costruito solo 1800 anni dopo…) che vive il suo tempo, si interroga sul senso della vita e si imbatte in un annuncio nuovo, scandaloso per la sua cultura, quello del Vangelo che le arriva attraverso le parole di Paolo.
La domanda centrale di questo romanzo è dunque quale sia l’impatto del messaggio cristiano nel contesto culturale greco-romano.
Ma, per trovare una risposta e comprenderla appieno, bisogna esaminare com’era il mondo greco-romano nei primi decenni dopo Cristo. In primo luogo, materialista e individualista, con la vita percepita come un’illusione in vista dell’eternità oppure nella perennità materiale degli atomi, secondo  Democrito. Esempi quotidiani di materialismo erano dati dalla diffusa pratica dell’aborto, dall’edonismo dilagante, dalla frequenza dei divorzi, dall’immoralità in cui erano cadute le matrone che si pagavano i piaceri con gli schiavi, dall’omosessualità diffusa, dall’abitudine di acquisire denaro con la corruzione e con altri mezzi illeciti. Comportamenti analoghi venivano anche dall’alto: basti pensare che Livia fu consegnata in moglie ad Augusto dal precedente marito, di lui incinta, o che Giulia, figlia di Augusto, accusata di immoralità, fu lasciata morire di fame nelle isole Pontine o che, tra congiure e complotti, Nerone uccise la madre Agrippina.
Va detto che  nessuna civiltà si era interrogata  così profondamente sulla vita e sull’uomo prima di quella greca. In Egitto si descriveva la vita presente e la futura senza soluzione di continuità con gli dei buoni o malvagi onnipresenti, come un doppio nel quotidiano.
Étienne Gilson nel suo saggio Dieu et la Philosophie,  ricorda che tutto ha inizio con Talete di Mileto che sostiene che il primo principio da cui è nata ogni cosa  è l’acqua, ma Aristotele  aggiunge che sosteneva  che  «Tutte le cose sono piene di dei».
Come conciliare queste due affermazioni? Il fatto è che Talete non parla che di energie fisiche, quando si riferisce agli dei, e così faranno i suoi successori, come Anassimandro che descrive l’indefinito come principio divino o Anassimene che sostiene che l’aria infinita è la causa prima di tutto ciò che è, dei ed esseri…
E allora come si definisce un dio? Bisogna rifarsi ad Omero ed Esiodo.
Nell’Iliade sembra che il termine dio si riferisca ad una serie di oggetti  differenti, moltissimi.
Quando Zeus convocava tutti gli dei sull’Olimpo non vengono solo  i capricciosi  abitanti lì residenti, ma tutti i fiumi, tranne Oceano, erano presenti, tutte le ninfe dei fiumi, delle praterie, degli stagni, delle sorgenti, e poi il Cielo e la Terra erano dei e  tutte le grandi fatalità naturali: il Terrore, la Sconfitta, la Discordia, la Morte, il Sonno, signore di tutti gli dei e di tutti gli uomini per legge universale, anche se, diversamente dai mortali, gli dei non muoiono, dormono.
Gli dei  invadono gli uomini, come dimostra la collera di Achille che tanti guai generò ai Greci, dovuta all’ingiusto comportamento di Agamennone che, però, nell’Iliade si giustifica dicendo: «l’ingiustizia non era mia, ma era colpa di Zeus, delle Erinni che hanno gettato il furore nel mio animo. Che potevo fare? Un dio ha fatto ciò».
E poi c’era il Fato, il Destino, contro cui neppure Zeus poteva nulla. Zeus temeva la moglie Hera che lo rimproverava quando si vedevano, peraltro raramente, e a Zeus non fu possibile difendere dalla Morte neppure il figlio amato Sarpédone, ucciso da Patroclo; Hera gli dice: «non puoi intervenire e mutare il destino».
Per queste ragioni un greco religioso si sentiva il campo di battaglia di influenze divine spaventose e troppo spesso in conflitto tra loro, anche se Pindaro dice che sono gli dei che procurano ai mortali tutti i mezzi per realizzare ciò che desiderano ed è grazie agli dei che gli uomini sono saggi coraggiosi ed eloquenti.
Per questo il Pantheon era venerato e, insieme agli abitanti dell’Olimpo, anche gli antenati, gli dei domestici, erano oggetto di preghiera e venerazione: se si tratterà di un viaggio per mare ci si rivolgerà a Poseidone, per una malattia ad Esculapio, ma per gli spirituali e gli intellettuali c’erano i misteri di Eleusi, che comportavano un’iniziazione e che attenevano alla vita ed alla morte, al destino dell’uomo ed all’al di là.
Febe si avvicina anche a loro, ma non trova una risposta profonda,soddisfacente.
E c’era la gnosi con cui anche Febe si confronta. Erano quelli che sostenevano (come nel romanzo, il maestro Cerinto, venuto dalla Siria) che la materia è decadenza, mentre lo spirito è liberazione, e che l’io divino è prigioniero della materia da cui lo spirito deve liberarsi mediante la conoscenza. Chi raggiungeva questo era uno pneumatico, contrapposto agli ilici, cioè agli uomini comuni materiali; solo allo spirito, frammento dell’anima del mondo, sarebbe stata assicurata l’immortalità, il ricongiungimento con il soffio vitale, primo principio creatore. La malvagità della materia dipendeva da un difetto delle sfere celesti, mentre lo spirito  aveva in sé qualcosa di divino.
L’autrice fà intervenire Paolo in questo contesto intellettuale che  aveva ormai trascurato gli dei dell’Olimpo. Lui annuncia la creazione/genesi, il peccato originale, ma  soprattutto Cristo morto e risorto. In particolare sostiene che anche gli umani risorgeranno in anima e corpo, avendo acquisito, con la vita da seguaci di Gesù, la padronanza su di sé, tanto da consentire allo spirito di esprimersi.
Il maestro gnostico sostiene la posizione dualistica con la contrapposizione tra spirito e materia, dove  la materia è sentita come malvagia, tanto che riguardo ai rapporti sessuali sostiene che non bisogna avere alcun senso di colpa, perché la materia è decadenza: quel che conta è la comprensione spirituale. Non sono per caso le tesi illuministiche elaborate nel Settecento? Di certo al tempo della Rivoluzione Francese, senza arrivare all’Essere supremo di Robespierre, si professava qualcosa di molto simile.
E poi quando l’allegra brigata dell’Olimpo era sempre meno ossequiata, e lo era solo dal popolo minuto, compare Epicuro che ritiene che gli dei siano esseri materiali che esistono dall’eternità, la cui beatitudine consiste nell’impassibilità e quindi men che meno manifestano un qualche interesse per gli uomini, e poi gli Stoici: per loro il dio è il fuoco che unifica tutto e a causa sua il mondo è uno; un’armonia che si diffonde in tutte le cose, una simpatia che tiene insieme le sue parti per cui ciascuno di noi si trova in lui come una delle sue numerose parti. La causa del mondo è un torrente che trascina tutte le cose. La natura del Tutto si sente spinta alla creazione di un universo e ciò che regge tutto è la Ragione sovrana dell’Universo. Così si arriva fino a Marco Aurelio, l’imperatore filosofo, che però non ha dei: la sua è una saggia rassegnazione disperata, dice Gilson.
Platone, invece, che ha inventato le idee come spiegazione filosofica, non divina, non ha inventato gli dei che appaiono nella sua dottrina come un’eredità venerabile degli antichi (la mitologia) e li spiega descrivendo  un essere vivente che si muove in modo intenzionale, noi diciamo che ha un’anima e questo è qualcosa di divino. E come riconoscere il movimento delle stelle? Anch’esse hanno qualcosa di divino.
Più avanti parleremo di Aristotele.
Questo il quadro delle varietà di pensiero in cui si viene a trovare Febe.
Lei parte dalla domanda se esista qualcosa che tenga conto delle sofferenze umane, se ci sia qualcuno che ascolti  il dolore dell’uomo, che raccolga  le lacrime; che fosse un dio, oppure tanti dei, non le pareva importante, purché vedesse le sofferenze, quelle nascoste di cui altri uomini ed altre donne, anche se vivono vicino a noi, di solito non si accorgono.
Il confronto con la gnosi, di cui si è accennato, oppone il dio gnostico al  Dio di Paolo. Il dio degli gnostici è un dio di amore che attira tutti a sé, tramite le particelle dello spirito che sono cadute nella materia e non castiga, né punisce… Ma sono gli stessi seguaci che non si sanno spiegare le ragioni dei dolori, delle sofferenze e delle malvagità per cui si chiedono chi le imponga, ma senza risposta.
Qui interviene Paolo con un discorso antropologico che si incentra sul fatto che nessuno deve procurare male agli altri (neminem ledere), cioè nessuno deve commettere omicidi, frodi, ingiustizie, malvagità, nessuno deve agire con cupidigia, con malizia, per invidia, di conseguenza non bisogna essere superbi né vanagloriosi; bisogna aborrire calunnia e maldicenza. Di fronte a queste parole di Paolo tutto il consesso si avvertì colpevole in qualche modo per cui la diatriba intellettuale non proseguì.
Nel romanzo si pone quindi come centrale il confronto tra le risposte del mondo greco-romano e quelle del Vangelo di Paolo ai più inquietanti interrogativi dell’uomo sul suo vivere e sul suo morire.
Dalla trama e dallo sviluppo del racconto ricaviamo che Febe è affascinata dal discorso di Paolo che le descrive la sua conversione e  quel che è avvenuto, a seguito di ciò, nel mondo giudaico, lui fariseo e figlio di farisei importanti, cittadino romano, che cerca di persuadere i suoi correligionari che il Messia atteso è giunto per cui la Salvezza è iniziata, per poi rivolgersi ai pagani, quando comprende di  non essere accolto nel mondo giudaico.
Febe si occupa dei poveri e dei malati abbandonati, il figlio Ippolito va in Oriente e trova una comunità cristiana nel sud dell’India  dove aveva predicato l’apostolo Tommaso, secondo il vangelo apocrifo di Tommaso, partecipa alla vita della comunità cristiana di Corinto, dove compare Apollo – personaggio di grande eloquio, ma senza carità…- viene incaricata da Paolo di portare la sua lettera a Roma, sbarca dopo un viaggio in mare con il figlio ad Ostia. E qui bisogna sottolineare l’abilità dell’autrice nel descrivere, con fantasiosa rielaborazione di testimonianze storiche, la vita quotidiana nella grande città cosmopolita.
A Roma Febe incontra sull’Aventino  Aquila e Priscilla che erano stati a Corinto quando Claudio aveva espulso da Roma i giudei, impara il latino con un litterator greco, maestro di scuola,  nelle cui mani erano arrivati i libri di Aristotele. Tra di loro avviene un dialogo culturale: il maestro le dà la Metafisica del filosofo greco, mentre lei, con la sua revisione, traduce in latino la lettera ai Romani.
La lettera non è incentrata solo sul problema della giustificazione per fede, e che costituisce il cuore della teoria di Lutero, privilegiando la grazia, ma grande rilievo ha anche il binomio carne/spirito, con il monito a far spazio allo spirito mediante la padronanza di sé. Questa prescrizione è centrale in Paolo e ritorna anche in altri suoi testi, come la lettera ai Colossesi (3, 1-17) in cui unisce fornicazione, impurità, passioni… all’avarizia insaziabile che è per lui  idolatria, in quanto l’avarizia è egoista e la fornicazione  usa l’altro come cosa, come oggetto. In letteratura dovremo arrivare a Justine di Sade per capire questo: Paolo l’aveva già capito, molto prima…
Tutto il racconto è sotteso da domanda e risposta, una sorta di dialogo/confronto tra la visione del mondo greco/romana ed il nuovo messaggio.
Ad esempio, Paolo nel discorso all’Areopago loda la religiosità degli Ateniesi, condivide il loro pensiero sull’inutilità dei templi e sulla paternità universale di Dio, ma quando annuncia, traendo pretesto dall’altare al dio ignoto, il Cristo morto e risorto, beh… gli uditori se ne vanno, dicendo: «su questo ti sentiremo un’altra volta!».
Il contrasto è evidente con l’invocazione ebraica, insegnata a Febe da Paolo: Marana tha, mentre nel mondo di cui aveva esperienza «Tutti parevano condannati all’eccesso, al dover godere ad ogni costo, a non avere altra regola che il proprio piacere, senza alcun senso del limite, una dimensione individualistica con le persone schiave del corpo e delle sensazioni, senza considerazione per i figli, il loro futuro, senza un progetto».
L’uomo romano si sente signore assoluto ed arbitro del suo destino, afferma il figlio di Febe, Ippolito, ma si sente anche molto solo, impotente di fronte al mistero del nascere, del vivere e del morire.
La metanoia, proposta da Paolo, si oppone allo ‘spirito del tempo’che pone al centro di tutto il proprio io.
L’affresco su Roma nel romanzo ce la fa avvicinare alla New York di oggi. Una città, allora di un milione di abitanti, esentati da servizio militare e tasse, con 200.000 persone in ozio, 80 giorni festivi, 50.000 ebrei, con frotte di schiavi, possibilità di depredare le colonie, assistenza diffusa fino alle columnae lactariae e cioè le balie ‘statali’ ed i bambini abbandonati. Intanto la religione tradizionale cadeva in desuetudine. Nessuno recitava più le preghiere redatte secondo lo stile freddo dei contratti in un latino ormai per molti incomprensibile.
Mentre nelle riunioni dei primi cristiani all’Aventino emerge che Cristo si oppone al culto esteriore, molto lontano da chi vede un serpente e lo considera cosa buona per sé, oppure reputa che i sogni del mattino siano veritieri. Anche la filosofia a Roma era da tempo in decadenza. Il Senato l’aveva interdetta  nel 161 a.C ed era tornata solo nel 70 a.C. con Lucullo che aveva portato a Roma Teofrasto, conclusa la terza guerra mitridatica.
Lido aveva trovato i libri di Aristotele e,in particolare, si interessava a quelli sulla Metafisica ( che si chiama così perché i libri non avevano nome e cioè venivano dopo quelli della Fisica…), la scienza dei principi primi, dell’Essere in quanto Essere.
Qui l’autrice opera qualcosa di comparabile a quello che fa Dante nella Commedia, quando, dopo aver letto san Tommaso, cambia il Paradiso rendendolo tutto sotteso di tomismo.
Aristotele afferma che tutti gli uomini per natura aspirano alla conoscenza e, aggiungo io, dice anche che la filosofia nasce dallo stupore, lo stupore delle cose. La scienza dell’Essere in quanto Essere si riferiva alla realtà tutta nel suo insieme. E qui nascevano il principio di identità o di non contraddizione, la potenza e l’atto, con l’interrogativo stringente se il processo potesse essere all’infinito. No! La risposta ultima è il Motore immobile: il Pensiero che pensa sé stesso, l’Atto puro. Il Motore immobile come l’oggetto amato che corrisponde al fine cui tendere: pur non muovendosi fa muovere l’amante, il quale ad esso tende.
«Ma allora è Dio!» si domanda Febe... Non lo è! -le risponde Aquila- Perché il Dio dei cristiani è misericordioso.
Nel tradurre la Lettera ai Romani incontra molta difficoltà quando deve tradurre la parola agapétois, amati da Dio, che proviene da agápe, amore sollecito, e poi legge: «Un Dio la cui perfezione invisibile, fin dalla creazione del mondo poteva essere contemplata con l’intelletto nelle opere da Lui compiute». Se il motore immobile è la perfezione suprema, è Somma bellezza e Sommo Bene, un principio immutabile, il Dio di Paolo ha qualcosa di più: la sollecitudine per gli uomini, è,appunto, un Dio misericordioso.
Febe constata però la convinzione diffusa nel suo tempo che,cioè, la sofferenza sia la legge stessa della vita.
Su questo non concordo ‘interamente’ perché la vita umana è piena di Cirenei e di doni imprevisti che fanno sperimentare gioia insieme al dolore. 
Sempre nei Colossesi (3-17) leggiamo: «Rivestitevi dunque, amati da Dio, di sentimenti di misericordia, bontà, umiltà, mansuetudine e pazienza, cantando a Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici spirituali».

Francesco piccolino, come si legge a La Verna, dove ricevette le Stimmate, disse: «La vostra pace sia nel fare la Sua voluntade» e questa è la pace cristiana.



lunedì 27 maggio 2019

UN VOTO CHE DANNEGGIA L'ITALIA

Per fortuna che hanno messo il Movimento 5stelle in mano a un incapace e incompetente come Di Maio, così si è dimezzato!

Filippo Veneziani


E gli italiani si stanno mettendo nelle mani di Salvini, senza capire niente. Poveri illusi!

Federico Riva



Carlo Biancheri

Il voto per il Parlamento Europeo in Italia, con una minore percentuale di votanti e cioè del 56%, rispetto alle ultime elezioni europee, in controtendenza con l’alta affluenza europea, indica una scelta da trogloditi per oltre il 40% degli elettori.
L’Italia è, purtroppo, un paese ignorante con percentuali bassissime di lettori di libri, con la scuola che insegna poco e molto male, affidata ad un Ministro della Pubblica Istruzione, professore di ginnastica, il quale vuole abolire l’esame di Storia alla Maturità e togliere l’insegnamento di Storia dell’Arte proprio da noi che siamo il paese con il più grande patrimonio artistico del mondo. La Lega si picca di conoscere il Manzoni con l’azzimato Zaia, ma il Bussetti non conosce neppure la biblioteca di don Ferrante e quel che il Manzoni scrive a proposito della storia senza la politica – una guida che cammina, cammina con nessuno dietro che impari la strada…- e della politica senza la storia è uno che cammina senza guida… (I Promessi Sposi, cap. XXVII). Se si studiasse la Storia in questo paese si saprebbe che rabbia, crisi economica ed analfabetismo (di ritorno) sono una miscela esplosiva che comportano la rinuncia e la fatica di pensare, affidandosi al primo funambolo di turno che pensa per tutti, raccontando frottole ed  impadronendosi dei simboli religiosi, con una religione di comodo, ‘fai da te’, del tipo di quella di Action française: cioè reverenza ai simboli, anche se si è atei, come i mafiosi, italiani o russi che siano: non si sono forse trovati i santini e le Bibbie nei covi dei capi-mafia assassini?
Siamo isolatissimi in Europa, dove l’estrema destra sovranista non ha affatto sfondato, perché le centinaia di milioni di votanti hanno capito bene che l’Europa è un valore e che gli esagitati che vogliono un’Europa delle nazioni sono degli estremisti,simili a quelli di sinistra  che Marx definiva ‘la malattia infantile del comunismo’, incapaci cioè di formulare proposte sensate e di affrontare i problemi di tutti noi.
La manipolazione dei deboli è stata grande, specie sulle televisioni/propaganda: i ‘porti chiusi’ dove, però, entra solo il 3% dei migranti complessivi in Italia (!), la sicurezza mentre si spara sempre di più per le strade con forze politiche che sdoganano la violenza privata. I pensionati che hanno votato il Salvini non hanno ben compreso che è lo stesso personaggio che ha bloccato l’indicizzazione delle pensioni per far cassa a fronte delle pensioni quota 100: sono delle vittime o degli sciocchi.
Ad Ottobre, con la legge di bilancio, il funambolo ci dovrà spiegare come fare a far tornare i conti, perché in Europa non ha alcuna forza e sarà isolato: altro che sfondamento del 3% del debito! Il suo trionfo è stato subito salutato dai mercati finanziari dove lo spread è salito ed il popolo ignorante non ha capito che senza i mercati non si pagano più gli stipendi pubblici e le pensioni. Questo non lo dicono gli economisti ‘avventurieri’ della Lega del cambiamento. L’economia va male e la cura non è l’ubriacatura del debito per dare a tutti. A meno che non torni il cigno nero e l’uscita inevitabile dall’Euro, spaccando tutto. Questo volevano i votanti? Bravi, non c’è che dire: Duce,conduci…e si è visto come è finito in passato per chi conosce ancora la storia.
Tutto questo è stato possibile anche perché c’è una gerarchia cattolica di inetti, di ‘funzionari’ che non predicano più il Vangelo o che riducono la predicazione al secondo comandamento: l’amore del prossimo, tacendo il primo che è l’amore di Dio e cioè la Trascendenza, il senso della vita. Questi don Abbondio, cappone e Perpetua, si guardano bene dal dire che chi vota Lega contraddice il messaggio cristiano a causa della violenza, del mancato rispetto per la persona, del mendacio sistematico, della blasfemia per l’esibizione dei simboli religiosi in modo strumentale, contraddicendo il Concilio Vaticano II(Gaudium et Spes).Il Bassetti, accusato di mendacio insieme al vescovo di Milano, a motivo di un caso di pedofilia di un prete condannato a sei anni, si è limitato a dire, a proposito del Salvini, che lui non giudica la fede di nessuno… Neppure quella di Hitler o Stalin? E ‘li riconoscerete dai frutti…’? E Pio XI che stava pubblicando un’Enciclica per condannare nazismo e fascismo? Ma che vescovi sono? Dei gestori preoccupati del miliardo di Euro che raccolgono con l’8 per mille?  È un tempo da piccolo gregge…
La sola buona notizia è che la setta del Pianeta Gaia/Scientology si sta dissolvendo: le bugie hanno le gambe corte…
La preoccupazione rimane per un paese malato in Europa dove le grida del soggetto trionfante in Italia non spaventano nessuno: ancora ci ricordiamo in Parlamento europeo quando veniva apostrofato come un ‘fannullone’ e si scusava, da scolaretto…
Il Pd ha tenuto: inizia la lunga marcia dove però ci vuole disinteresse e molta competenza che è mancata sin qui, insieme all’umiltà.

venerdì 24 maggio 2019

QUANDO E' MEGLIO TACERE...

Rosa Elisa Giangoia

Tante volte, per evitare brutte figure, è meglio tacere... piuttosto che dimostrare la propria ignoranza! E' il caso recente del nostro vice-presidente del Consiglio dei Ministri Luigi Di Maio che, dall'alto della sua carica, inopportunamente ricoperta, ha voluto fare il colto, esibedosi in una frasettina in latino, ma... gli è andata proprio male. Evidentemente nei tempi non troppo lontani della sua poco studiosa adolescenza aveva sentito la frase "legge ad personam", ma la ricordava solo vagamente, così l'ha trasformata, a suo uso e consumo per andare contro il partito del suo collega-avversario Salvini, in "legge ad partitum", dato che appunto nel caso ora in questione non si trattava di fare una legge per favorire solo una singola persona, poiché nella Lega gli indagati per malversazioni nell'amministrare la cosa pubblica sono parecchi. Ma gli è andata male, perché in latino il vocabolo "partitum" non esiste, per cui il suo è diventato un esempio di latino maccheronico, senza, però, la divertente componente comica tipica della creatività del Folengo! Quindi solo un esempio di ignoranza, per di più esibita come raffinatezza culturale. Magari, perché impari per un'altra volta, in caso gli servisse ancora, gli possiamo suggerire lex ad partem o anche ad partes e ricordare che Cicerone chiama perditae partes (Att. 1, 14, 6) il partito che non opera bene per la repubblica.